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Alluvioni, ghiacciai, ondate di calore, incendi …

Ia rivolta del clima

L'iceberg che si è staccato dalla Groenlandia

TRENI/ Sempre peggio

MV 9 agosto

L’estate nera dei treni regionali
In 21 giorni 98 corse soppresse

trasporti, esodo

Ad essere maggiormente colpita è stata la Udine-Trieste, dove le corse soppresse sono state complessivamente 33. Coincidenze sfortunate? No, insufficienza di materiale rotabile adeguato


 

ACQUA/ Bollette: rassegna stampa dell’assemblea di San Giorgio di Nogaro

Messaggero Veneto MARTEDÌ, 18 MAGGIO 2010

Pagina 12 – Udine

Bollette Tubone altra assemblea infuocata

SAN GIORGIO. «Lucio Cinti, quale responsabile dell’Autority regionale di vigilanza sarà l’ago della bilancia sulla questione degli “allacciabili”, ma, nonostante qualche anno fa abbia sottoscritto una petizione contro l’obbligo agli allacciamenti al sistema fognario doppio, oggi pare indirizzato a dare ragione agli enti gestori lavorando quindi contro la gente». Un centinaio di persone ha partecipato all’assemblea di venerdì sera sulla situazione delle bollette del Consorzio di Depurazione, i rimborsi e gli allacciamenti, nonostante non siano ancora arrivate a San Giorgio le bollette, nel corso della quale, l’ambientalista Paolo De Toni, non ha lesinato di lanciare pesanti accuse e frecciate a nessuno. Ha spiegato perché a San Giorgio, Cervignano e Torviscosa, comuni dove sono state fatte le autoriduzioni (oltre 200 cittadini hanno pagato solo lo scarico fognario) non siano ancora arrivate le bollette del Tubone, mentre in altri comuni sì, «segno evidente che non ha ancora deciso – ha affermato – cosa fare sul problema degli sfioratori e degli allacciabili, per i quali è in corso un’inchiesta della Procura di Udine che vede indagati la presidente del Consorzio, Luisa De Marco, il  direttore, Alessandro Florit e la responsabile dell’Ufficio Tributi, Claudia Cattaruzzi. É stato infatti ormai verificato dai Noe, Arpa e dalla Capitaneria di Porto di San Giorgio, che lo sfioratore sangiorgino non funziona e si blocca da solo (mostrando foto che lo documentano), per cui mi costituirò parte civile nel processo che seguirà». Delusione ha espresso per l’amministrazione di Torviscosa «che sta deludendo i suoi elettori e Settimo, dopo venti anni di battaglie oggi si è dileguato e non capiscono e non intendono ascoltare: non sono neppure andati a chiedere chiarimenti all’Ato». In merito all’Ato, ricordando che una legge nazionale ne prevede la chiusura, resta però l’organo deputato, insieme alla Provincia, per la notifica dell’obbligo agli allacciamenti, mentre sui rimborsi dimostra di avere «premura di chiudere la partita e ciò mi insospettisce. Intanto ha posto dei quesiti in merito, ma non ho ancora avuto risposta». Infine ha affermato che la fusione Cafc-Cdl rappresenta una mossa politica per evitarne la chiusura e ha espresso perplessità sul ruolo “tiepido” di Fontanini e della Provincia. Molte le domande, da parte dei presenti, soprattutto di quelli interessati agli allacciamenti, per i quali a Torviscosa stanno arrivando le prime notifiche. (f.a.)

 

 

Il Piccolo

 

 

DOMENICA, 16 MAGGIO 2010

Pagina 11 – Gorizia

AFFOLLATA ASSEMBLEA A SAN GIORGIO DI NOGARO INDETTA DAL COMITATO DIFESA AMBIENTALE

Tubone, resta il caos-bollette nella Bassa

Sotto accusa il ruolo della Autorità regionale per la vigilanza sui servizi idrici

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SAN GIORGIO Aggiornamento sull’iter giudiziario nei confronti del presidente del Consorzio depurazione laguna (il cosiddetto ”Tubone”), Luisa De Marco, del responsabile della rete fognaria, Alessandro Florit, e della responsabile amministrativa dell’ente, Claudia Cattaruzzi. I rilievi tecnici, condotti a San Giorgio, Cervignano e Torviscosa da parte dei carabinieri del Noe, Guardia costiera e Arpa, il ruolo dell’Autorità regionale per la vigilanza sui servizi idrici, presieduta da Lucio Cinti, dopo che la Corte dei conti si è espressa escludendo che agli “allacciabili” possa essere richiesto il canone di depurazione sono stati alcuni degli aspetti di cui si è parlato l’altro ieri sera a San Giorgio di Nogaro nell’assemblea organizzata a Villa Dora dal Comitato difesa ambientale della Bassa friulana. In sala oltre cento persone, riunite con l’obiettivo di fare chiarezza sugli aspetti legati alla vicenda del Tubone e che rimangono ancora oscuri. Il caos-bollette era tornato alla ribalta una settimana fa dopo che il Comitato aveva fatto sapere che gli abitanti di Cervignano e San Giorgio non avevano ricevuto le richieste di pagamento del 2009. Una conseguenza che, secondo il Comitato, sarebbe da imputarsi proprio al contenzioso in corso. E se il 12 maggio scorso al Tribunale di Udine, il Gip Paolo Alessio Vernì ha nominato il perito tecnico, Eva De Marco, che avrà il compito di fare un valutazione generale sulla correttezza della gare di appalti per la realizzazione dei sistemi fognari, al centro della discussione è finito il ruolo dell’Autorità regionale di vigilanza. Il portavoce del Comitato, Paolo De Toni, ha fatto sapere di aver inviato una lettera a Lucio Cinti per chiedere «di esprimersi in maniera chiara in merito alla volontà di fare propria la posizione espressa della Corte dei Conti che esclude in modo tassativo che agli “allacciabili” possa essere richiesto il canone di depurazione».
«Cinti – riprende De Toni – continua a ragionare come “politico” piuttosto che come organo di controllo dell’operato dei gestori e degli amministratori, e con questo  comportamento rappresenta una controparte per la popolazione». L’altra novità riguarda le notifiche sull’obbligo di allacciamento. Secondo il Comitato, «allo stato attuale il Tubone non è legittimato ad emettere le notifiche di obbligo di allacciamento perché, come dice il regolamento del 2 ottobre 2009, il potere di notifica spetta all’“ente competente”, rappresentato da Provincia, Ato o da un soggetto da essa delegato. Ma il Tubone non ha ancora nessuna delega in questo senso».
Elena Placitelli

 

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UDINE/ Fascismo ed omofobia, quasi un’equivalenza e molto pericolosa

MV 17 maggio

 

A Udine spuntano adesivi omofobi

di Domenico Pecile

 

UDINE. Non si placa la polemica sull’affissione dei 100 manifesti di Arcigay e Arcilesbica in città. E non è soltanto polemica sulle idee, sui contenuti, sull’opportunità dell’i nizitiva, ma anche contrapposizione che definire di cattivo gusto è un eufemismo.

Ieri mattina, in diverse parti della città sono comparsi alcuni adesivi incollati ai muri o alle colonnine dei parcometri con la scritta “Froci, la natura e il mondo vi ripudierà”. In alcuni casi la scritta era accompagnata anche da immagini sconce. Ma l’Arcigay preferisce la consegna del silenzio.

«Non possiamo commentare nè replicare ad atti così incivili – commenta uno dei loro portavoce – perché il nostro obiettivo non è lo scontro ma generare un franco dibattito su un problema di stretta attualità qual è l’omofobia, un problema che ha sancito una giornata di carattere mondiale. Resta il fatto che questi adesivi confermano che l’omofobia è un problema reale, vero, e non un’i nvenzione delle nostre associazioni. E che dunque chi ha voluto dedicare il 17 maggio a questo problema lo ha fatto sicuramente a ragion veduta».

Gli organizzatori dell’iniziativa – al di là dello slogan contenuto sul manifesto (i manifesti approderanno anche a Friuli doc, proprio per l’abbinamento che si è voluto provare con i prodotti tipici enogastronomici della piccola Patria – assicurano dunque che il loro unico obiettivo è il dialogo. Nell’interesse di tutti.

Dialogo che hanno proposto anche ai vertici della Diocesi friulana che ha condannato il modo in cui l’iniziativa è stata condotta e, soprattutto, il “sostegno” morale che ha ottenuto dall’a mministrazione comunale di Udine e in primis dal sindaco Furio Honsell. L’impressione è che l’eco di questo 17 maggio sia destinato ad amplificarsi e creare uno strascico polemico anche nei prossimo giorni.

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E nelle pieghe delle tante prese di posizione, c’è da registrare un distinguo all’interno di Sinistra ecologia e Libertà. Ieri, Alessandro Zan, assessore a Padova e responsabile nazionale dei Diritti civili di Sinistra ecologia e libertà ha dichiarato senza mezzi termini di appoggiare l’iniziativa udinese. Una precisazione, questa, nei confronti del consigliere udinese, Federico Pirone, che aveva definito la vicenda una provocazione che non aiuta.

«Per noi – sostiene Zan – il presupposto del dialogo consiste soprattutto nelle idee diverse. Altrimenti rischiamo la dittatura delle idee medesime». Per Zan, «il manifesto è sicuramente positivo perché oltre a essere creativo denota anche la volontà di aprirsi al confronto». Come dire che «campagne come queste sono le benvenute. Perché anche esplicitare un bacio casto tra due persone che si vogliono bene esprime il desiderio di far riflettere».

TRIESTE: contro il Rigassificatore

Da il Piccolo

MARTEDÌ, 18 MAGGIO 2010

 

18maggio10trieste_14SIT-IN DI PROTESTA IN PIAZZA UNITÀ

«Soltanto elementi negativi per il territorio e i cittadini»

Nesladek: «Oggi qui in pochi perché ci hanno avvisati tardi, la prossima volta saremo almeno in duemila a dire no»

«Stavolta non siamo tanti perché ci hanno avvisato all’ultimo momento. La prossima, prometto che saremo almeno 2mila a dire di no al rigassificatore a Trieste». Ha avuto il tono di un proclama questa frase pronunciata ieri sera dal sindaco di Muggia, Nerio Nesladek, sotto le volte del palazzo della Camera di commercio, mentre all’interno si stava svolgendo il primo incontro, a porte rigorosamente chiuse, di Gas Natural Fenosa con le imprese della Provincia.

Nell’ambito della manifestazione di protesta – organizzata da Associazione nazionale assistenza pensionati, Lista Cittadini, Comitato salvaguardia del golfo, Comune di Muggia, Comune di San Dorligo della Valle-Dolina, Gruppo Beppe Grillo Trieste, Greenaction Transnational, Italia dei Valori, Legambiente, NoSmog, Partito dei Verdi, Uil Vigili del Fuoco, Wwf – Nesladek ha parlato di «mandato della gente ai rappresentanti istituzionali, a cominciare da noi sindaci di Muggia e Dolina, a combattere con tutte le nostre forze contro un progetto che presenta solo elementi negativi per il nostro territorio e la popolazione che ci vive». Accanto a lui Fulvia Premolin, sindaco di Dolina. «Assieme – ha proseguito Nesladek – portiamo il no al progetto di decine di migliaia di persone».

Si sono alternati in tanti a parlare, con la gente stretta attorno ai rapidi relatori, sotto le bandiere del Wwf, mentre una leggera pioggia ha avvolto il gruppo. Alfredo Racovelli, capogruppo in consiglio comunale a Trieste dei Verdi per la pace, ha severamente criticato «la scelta del presidente della Camera di commercio, Antonio Paoletti, di far svolgere l’incontro con i rappresentanti di Gas Natural a porte chiuse, lasciando così fuori i cittadini che sono i primi interessati dall’evolversi della situazione».

A dare maggiore evidenza alla volontà di opporsi al progetto, davanti alla piccola folla di persone, si sono schierati alcuni esponenti dei vari movimenti presenti, creando un cordone umano a formare la scritta “No gas”. Continuando a denunciare «l’assoluta inadeguatezza» delle valutazioni sui grandi rischi ambientali che l’impianto potrebbe avere, Adriano Bevilacqua, coordinatore regionale della Uil dei Vigili del fuoco, ha ricordato che «gli enti preposti alla sicurezza non sono attrezzati per i necessari controlli. In questa occasione – ha proseguito – abbiamo voluto dare spazio alle forti preoccupazioni legate alle conseguenze per lo sviluppo economico locale, rispetto al quale non sembra emergere alcuna prospettiva vantaggiosa per la comunità».

Per Paolo Bassi, coordinatore regionale dell’Italia dei Valori, «con questo progetto si vuole privilegiare l’interesse di pochi a scapito della sicurezza di tutti». «Non assisteremo da esclusi – si è letto su un comunicato diffuso nel corso della manifestazione dai Verdi – alle speculazioni che hanno già prodotto decenni di disastri ambientali, perché qui ci va di mezzo la salute dell’intera collettività».

Ugo Salvini

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IL PROGETTO PRESENTATO DAGLI SPAGNOLI ALLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA

«Rigassificatore, nessun intralcio al traffico portuale»

Gas Natural: minimo il raffreddamento dell’acqua. Confartigianato: restano i dubbi

 

di SILVIO MARANZANA

 

 

«Si tratta di un impianto all’avanguardia dal punto di vista tecnologico che garantisce la piena compatibilità con il traffico portuale esistente». Lo ha affermato ieri Ciro Garcia Amesto, project manager del rigassificatore progettato per il sito di Zaule da Gas Natural Fenosa a una platea composta da una trentina di rappresentanti di imprese triestine e di associazioni di categoria. «Il raffreddamento dell’acqua della baia di Zaule – ha precisato – sarà minimo e le immissioni di cloro saranno dieci volte sotto il limite di legge».

L’incontro si è svolto a porte sprangate nella Sala maggiore della Camera di commercio interdetta anche ai fotografi già prima dell’inizio della riunione, il che un’altra volta non ha favorito la comunicazione con la città, già considerata da molti versanti carente. Tutto ciò mentre davanti al portone di piazza della Borsa il gruppo dei contestatori, di cui riferiamo a parte, aveva un vivace scambio di battute con il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia casualmente di passaggio. Con gli incontri divulgativi ristretti si replicherà lunedì prossimo sempre in Camera di commercio, mentre una terza riunione si terrà poi in Assindustria.

Un’esposizione che ha comunque soddisfatto Vittorio Pedicchio, vicepresidente di Assindustria: «Per Trieste il rigassificatore è un’opportunità da non perdere – ha affermato – nella prospettiva dello sviluppo economico del territorio anche se il progetto, ancora alla fase iniziale, va ora portato avanti nella massima chiarezza per quanto riguarda la sicurezza dell’impianto, i rischi per la popolazione e la salvaguardia dell’ambiente». Anche sotto questi aspetti secondo Pedicchio, Gas Natural Fenosa è partita in modo corretto. «E poi – spiega – mi hanno impressionato alcuni numeri che sono stati ribaditi da Garcia Amesto. Il rigassificatore infatti costerà 550 milioni di euro di cui 400 milioni andranno a vantaggio delle imprese di costruzione e di servizi locali. Durante i tre-quattro anni in cui si portrarranno i lavori è stato detto che opereranno 1.500 persone e inoltre Gas Natural impegnerà 30-40 milioni di euro per la bonifica del sito».

Quasi diametralmente opposto invece il parere di Sergio Burlin del direttivo della Confartigianato: «Un’esposizione molto lacunosa che non ha chiarito i dubbi né dal punto di vista della sicurezza, né da quello delle ricadute economiche. Oltretutto è stato riferito che il primo rigassificatore costruito in Italia, quello in provincia di La Spezia, chiuderà nel 2013 dopo che la popolazione si è opposta al suo raddoppio». Gli ultimi dubbi fatti affiorare inoltre riguardano la possibilità di convivenza con un traffico portuale rinforzato dal progetto Unicredit e con l’incognita della cosiddettà overcapacity, cioé un surplus di produzione che sarebbe indotto dal compimento dei vari progetti in fase di realizzazione.

Garcia Amesto non ha inteso fare dichiarazioni affidandosi a un comunicato stilato congiuntamente con la Camera di commercio che ha reso noto di aver accolto la richiesta della multinazionale spagnola per la realizzazione di alcuni incontri nei quali far emergere e spiegare all’economia del territorio i contenuti del progetto con un approfondimento sulle sue caratteristiche tecniche e del suo inserimento nel contesto produttivo del territorio. «Una richiesta – ha commentato il presidente camerale Antonio Paoletti – che l’ente quale casa dell’economia non poteva che accogliere ben volentieri per consentire alle imprese di conoscere meglio i contenuti di un progetto che nella sua completezza non è mai stato presentato fin nei particolari».

Gas Natural, gruppo multinazionale nel settore del gas che ha recentemente acquisito Union Fenosa, altro colosso spagnolo dell’energia, è il secondo operatore mondiale di gas naturale liquefatto con oltre 30 miliardi di metri cubi di gnl movimentati ogni anno da 13 navi metaniere. Propone a Zaule un impianto della capacità di 8 miliardi di metri cubi di gas all’anno con un investimento pari a 550 milioni di euro che prevede anche l’intervento di bonifica di un’area attualmente contaminata. Ciro Garcia Amesto ha sottolineato che «la priorità del rigassificatore è la sicurezza».

CSA/ Alerta Antifascista Report serata benefit per studenti di Tor Vergata

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SCIENZA/ E adesso?

Mentre il Pianeta Terra muore ecco che degli “idioti bio-tecnologici” hanno creato la cellula artificiale.

Articolo contro le mistificazioni

Costruita la prima cellula artificiale

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CIE DI GRADISCA: un’altra fuga di massa!

LIBERI TUTTI!!!!

LIBERE TUTTE!!!

 

 

Dal Messaggero Veneto

21-05-10

 

Clandestini in fuga dal Cie: diciannove sono ripresi

 

Gradisca GRADISCA. In 36 tentano la fuga, in 17 riescono a far perdere le proprie tracce. Dopo i nove nordafricani riusciti a scappare dalla struttura a inizio maggio nuova evasione di massa al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di via Udine, per giunta con la stessa dinamica. Stando alle prime ricostruzioni, il piano di fuga sarebbe scattato poco prima delle 3 di ieri mattina, quando gli immigrati clandestini hanno forzato una delle grate in ferro posizionate nell’atrio di una delle camere. Una volta aperto il varco, il rapido e agevole accesso al tetto della struttura, lo scavalcamento della prima recinzione e, dopo pochi metri, quello della recinzione esterna. Per 17 clandestini, come detto, tentativo riuscito mentre per altri 19 il sogno di libertà è stato vanificato dal repentino intervento delle forze dell’ordine impegnate nel servizio di vigilanza, riuscita a bloccarli proprio mentre questi si apprestavano a scavalcare la recinzione perimetrale della struttura. Tra i 17 fuggiaschi riusciti a dileguarsi nella campagna retrostante al Cie risulterebbe anche il tunisino che, dopo essersi reso protagonista di diversi atti di autolesionismo, lo scorso 8 maggio si era cucito la bocca con ago e filo reperiti in un magazzino della struttura, rendendo necessario il suo trasporto al pronto soccorso di Gorizia. Non ancora confermata, invece, la notizia che la fuga sarebbe partita da una camera che, in quel momento, ospitava ben 39 immigrati, di varie etnie, a fronte di una capienza predisposta di otto persone. (ma.ce.)

 

Dal Piccolo

21/05/10

In 40 salgono sui tetti del Cie, 17 fuggono

 

GRADISCA Rinchiusi in 40 in una stanza da otto, sono riusciti a fuggire dal Cie. È iniziata così la seconda evasione di massa dalla struttura per immigrati in appena due settimane. L’episodio si è verificato nella notte fra mercoledì e giovedì, attorno alle 3. Ancora una volta gli immigrati rinchiusi nel Cie – in larga parte tunisini – sono riusciti ad arrampicarsi sul tetto del complesso e a tentare la fuga lanciandosi oltre il muro di cinta, nel vuoto, da oltre 4 metri d’altezza: questa volta è andata bene a 17 di loro, riusciti a far perdere rapidamente le proprie tracce nella campagna circostante avvolta dall’oscurità. Le ricerche che ne sono seguite non hanno prodotto risultati. Più o meno altrettanti, 19, sono stati invece immediatamente ripresi dalle forze dell’ordine. Nella notte fra il 5 e 6 maggio erano riusciti a darsi alla macchia in nove. Ma questa volta, oltre che per i numeri, l’evasione è clamorosa anche per la ricostruzione che ne è stata fatta nel primo pomeriggio di ieri. Un folto gruppo di clandestini, sembra in tutto 39, di etnia maghrebina e apparsi particolarmente “caldi” nelle ore precedenti, sarebbe infatti stato rinchiuso in una stanza da appena 8 posti allo scopo di limitarne le velleità di rivolta e – chissà – le possibilità di fuga. E invece la scelta si è rivelata un’arma a doppio taglio. I nordafricani – altro fatto incredibile – sono riusciti a raggiungere il tetto forzando la stessa, medesima grata utilizzata nella fuga di due settimane prima. Si tratta di un pertugio collocato in una sorta di atrio d’ingresso della cella vera e propria. Quella grata l’hanno forzata facendo leva tutti assieme, a turno, probabilmente anche grazie a qualche spranga nascosta con cura nella stanza. A quel punto, hanno agevolmente avuto accesso al tetto della struttura e hanno potuto portarsi in un attimo davanti all’ultima barriera, lasciandosi andare nel vuoto prima di correre a perdifiato nella notte. Fra loro anche l’immigrato che nei giorni scorsi si era cucito per protesta la bocca con ago e filo, venendo ricoverato d’urgenza al nosocomio goriziano. A differenza di altre occasioni, nessuno ha rimediato conseguenza nel volo oltre il muro di cinta. Solo l’immediato intervento della vigilanza, invece, ha scongiurato un’evasione più massiccia. «Essere riusciti a riprenderne la metà è già un ottimo risultato per come si era messa la situazione», riflette il segretario provinciale del Sap, Angelo Obit. Che pone l’accento sulle responsabilità dell’ente gestore, il consorzio Connecting People: «Non solo la scelta di rinchiudere 40 immigrati in una stanza da otto persone si è rivelata un autogol, anche perchè il tutto è avvenuto nello stesso atrio di due settimane prima – afferma – ma la decisione non era neppure stata comunicata al personale deputato alla sorveglianza esterna. Solo la prontezza delle forze dell’ordine ha limitato i danni: bloccare tutti i fuggitivi sarebbe stato fisicamente impossibile». (l.m.)

 

NO TAV/ Report da Strasburgo

NO TAV. Le 1500 firme raccolte in Regione, a sostegno della Petizione presentata al Parlamento Europeo, sono state consegnate a Strasburgo. Il bello è che …

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CIE DI GRADISCA: groviera o colabrodo?

Dal Piccolo del 24/05/10

Cie meno sicuro, terza fuga in pochi giorni

 

di LUIGI MURCIANO GRADISCA Cie-groviera, terza fuga in pochi giorni al centro immigrati di Gradisca. E i lavori che dovrebbero scongiurarle latitano da un anno. A soli tre giorni dalla maxi-evasione di 17 clandestini, l’altra notte il copione dietro il muro della ex Polonio si è ripetuto. Questa volta sono riusciti a darsi alla macchia in sette, tutti nordafricani, mentrte 14 sono stati ripresi dalla forze dell’ordine subito allertate. Le modalità più o meno sono sempre le stesse: viene forzata una grata nell’atrio della stanza, si accede al tetto, e da quel punto scavalcare le barriere e fare un volo di quattro metri prima di dileguarsi nella campagna circostante borgo Trevisan è un gioco da ragazzi. Possibile che una struttura costata ai contribuenti 17 milioni di euro sia così vulnerabile? Secondo Angelo Obit, segretario del Sap – il sindacato autonomo di Polizia – la situazione è gravissima. Non bastavano le mille tensioni interne, le continue sommosse, gli operatori della Connecting People tenuti praticamente in ostaggio dai clandestini, la totale anarchia di alcuni padiglioni della struttura. Ora si prospetta un’estate di fughe continue. «Tutti da piccoli abbiamo giocato a guardie e ladri – sorride amaro Obit – ma nessuno di noi pensava, in età adulta, di dover anche rincorrere il clandestino arrampicatore in fuga. È lo sport che sta prendendo piede al Cie. La realtà – prosegue – invece vede una struttura che opera con una riduzione del 36% rispetto alla capienza ufficiale e con i sistemi di sicurezza accecati, con “leggerezze” nella gestione da parte di qualcuno che invece dovrebbe coadiuvare le Forze dell’ordine e con barriere che non si è ancora fatto nulla per rendere invalicabili». «Siamo al paradosso – denuncia Obit – quelle barriere si scavalcano al massimo in sette secondi. Nel frattempo gli operatori delle forze di polizia in servizio nella parte più esterna della struttura cercano di bloccare quanti più fuggitivi possono, ma è fisicamente impossibile quando i numeri sono elevati». Eppure è da mesi che il Sindacato autonomo di polizia suggerisce di alzare le barriere rivestendole internamente di plexiglass così da non consentire il loro scavalcamento. «In alternativa, internamente, prima delle barriere potrebbe essere scavato un fossato da rivestirsi in gomma così da evitare che qualcuno si faccia male». Ma c’è anche di peggio. I lavori di ripristino dei sistemi anti fuga sono congelati da oltre un anno. L’iter mancherebbe dell’approvazione del Capo dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno, a causa del trasferimento del prefetto Mario Morcone a direttore dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità. Insomma, a Roma non c’è più chi decide. Obit prosegue: «Forse si sta aspettando che qualcuno si faccia veramente male per prendere atto delle condizioni del Cie?» e rilancia: «Perché non si pensa ad utilizzare la struttura interamente come Cara, specializzandolo nell’accoglienza dei richiedenti asilo?».

 

Dal Messaggero Veneto del 24/05/10

Cie colabrodo , altri sette clandestini in fuga

 

GRADISCA. Sette fuggiti, 14 ripresi, di cui 5 mentre cercavano di dileguarsi nella campagna limitrofa. È il bilancio dell’ultima fuga di massa dal Cie di Gradisca, la terza negli ultimi 10 giorni, che ha fatto salire a 33 il numero degli immigrati clandestini riusciti a far perdere le proprie tracce. Coinvolti, stavolta, quasi una quarantina di extracomunitari irregolari che, intorno alle 18.45 di sabato, sono riusciti a guadagnare il tetto della struttura di via Udine adottando la stessa strategia dei precedenti tentativi, ovvero arrampicandosi nell’atrio di una stanza e forzando una grata posizionata a protezione del soffitto. Dalla copertura della struttura in 21 sono riusciti a saltare la prima inferriata e raggiungere la recinzione perimetrale del Cie, ultimo ostacolo prima della libertà superato da 12 immigrati. Immediato, però, l’intervento delle forze dell’ordine che sono riuscite a bloccarne 14 proprio mentre si accingevano a scavalcare la recinzione. Reazione tempestiva che ha fatto desistere una ventina di clandestini, che hanno preferito rinunciare e rientrare dal tetto nelle loro stanze. Immediate anche le perlustrazioni da parte delle forze dell’ordine nella campagna limitrofa che, nel giro di pochi minuti, ha consentito la cattura di altri 5 extracomunitari. Una fuga, al di là dei numeri, arrivata a confermare la fragilità del sistema anti-evasione della struttura di via Udine, come ha ricordato in una nota la segreteria provinciale del Sap (Sindacato autonomo di Polizia). «Tutti, da piccoli, abbiamo giocato a guardie e ladri, ma nessuno di noi pensava, in età adulta, di dover anche rincorrere il clandestino arrampicatore in fuga. È lo sport che sta prendendo piede al Cie di Gradisca, che qualcuno ancora definisce struttura per il trattenimento. La realtà, invece, vede una struttura che opera con una riduzione del 36% rispetto alla capienza ufficiale e con i sistemi di sicurezza accecati, con “leggerezze” nella gestione e con barriere che non si è ancora fatto nulla per renderle invalicabili. Il risultato è chiaro agli immigrati temporaneamente ospitati nella struttura i quali, senza nemmeno troppo ardire, tentano la fuga. Come? Traendo beneficio dall’assenza di correttivi efficaci o da inspiegabili “errori umani”: salgono sui tetti per poi lanciarsi direttamente su uno dei lati e raggiungere così le barriere per scavalcarle, e siamo al paradosso, in massimo sette secondi. Nel frattempo gli operatori delle forze di Polizia in servizio nella parte più esterna della struttura ne trattengono quanti possono, guardando altri andarsene. È da mesi che il Sap suggerisce di alzare le barriere, rivestendole internamente di plexiglass, così da non consentire il loro scavalcamento ma nulla è stato fatto anche per ripristinare il sistema anti-intrusione, le telecamere non funzionanti e la revisione delle altre». (ma.ce.)