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Marzo 17th, 2017 — General, Uncategorized
L’Authority spinge il rigassificatore di Zaule
il Piccolo — 24 luglio 2010 pagina 09 sezione: REGIONE
di MARCO BALLICO UDINE «Auspico almeno un rigassificatore nell’Alto Adriatico. Italiano». Anche la Slovenia vuole un impianto? Una sfida con Trieste o ci sarà spazio per la convivenza? Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, ”tifa” per tutte le infrastrutture «utili» ma, nello specifico, non ha dubbi: «Serve un rigassificatore italiano». La preferenza, anche della giunta regionale conferma Luca Ciriani, è per il terminal a terra di Zaule. A Udine, dopo un incontro con Renzo Tondo, gli assessori Ciriani e Federica Seganti, il direttore del settore tariffe dell’Autorità Egidio Fedele Dell’Oste, il friulano Ortis incontra i giornalisti sui vari temi dell’energia annunciando anche, con la Seganti, che l’Agenzia per la cooperazione dei regolatori europei, operativa a Lubiana dal prossimo anno, sarà diretta dal triestino Alberto Pototschnig, «candidatura sostenuto con successo dall’Autorità assieme al governo, al vicepresidente della Commissione Tajani e ai nostri parlamentari europei». Tra i compiti dell’Agenzia «promuovere l’armonizzazione delle regole a livello di Ue e facilitare gli investimenti, anche per meglio integrare i mercati dell’energia elettrica e del gas, per ampliare e rendere più efficienti gli scambi transfrontalieri, a beneficio dei consumatori finali». L’Agenzia potrebbe anche aiutare le imprese regionali a pagare di meno l’energia. Problema chiave in un Friuli Venezia Giulia «per cui si prevede un aumento dei consumi che imporrà la necessità d’importazione». In una regione strategica per posizione geografica due sono le conseguenti priorità, rimarca quindi Ortis, «il rafforzamento delle linee, per scongiurare qualsiasi rischio di blackout, e la convenienza economica, che si ottiene attraverso lo sviluppo delle reti sia dell’energia elettrica che del gas. Lo stesso sviluppo delle energie rinnovabili dipende dall’avere reti adeguate che devono guardare non solo al trasporto dell’energia, ma anche alla capacità di ricevere e distribuire quella prodotta pure da piccole fonti». Un deciso appoggio, dunque, a rigassificatori, potenziamento dei metanodotti e degli stoccaggi: «In regione ci sono progetti che mi auguro trovino rapida attuazione – afferma Ortis – dato che Friuli Venezia Giulia e l’intero Paese hanno bisogno di aumentare le capacità di importazione per approfittare di quello che sta succedendo sui mercati internazionali del gas dove è comparso il gas cosiddetto non convenzionale a prezzi interessanti». Di qui l’importanza delle opere infrastrutturali. Il rigassificatore italiano nell’Alto Adriatico ma anche gli elettrodotti: si attendono i via libera statali per l’impianto Udine Ovest-Redipuglia e regionali – con Ciriani che assicura che «quello energetico è un tema centrale per lo sviluppo del territorio» – per la linea Somplago-Würmlach, «collegamenti elettrici sicuramente importanti», dice Ortis. Meglio l’elettrodotto interrato o quello aereo? «La soluzione interrata costa di più e pone problematiche di sicurezza maggiori». «Come presidente dell’Autorità – conclude – posso d ire che sul mercato e sulla borsa elettrica abbiamo inserito prodotti interessanti, che riguardano i contratti a lungo termine per l’energia elettrica, per favorire qualsiasi iniziativa industriale dal lato della produzione».
Villesse, il metanodotto frena il rigassificatore
il Piccolo — 23 luglio 2010 pagina 07 sezione: GORIZIA
di PIERO RAUBER Da quali labbra deve pendere Gas Natural se vuole la benedizione per fare il rigassificatore a Zaule? Da quelle dello Stato, della Regione o del Comunedi Trieste? Sostanzialmente da tutte e tre, se si considera ciò che è uscito ieri dall’audizione dell’attuale assessore regionale all’Ambiente, Elio De Anna, e del suo direttore centrale Roberto Della Torre, promossa dal presidente della Quarta commissione del Consiglio regionale competente in materia, Alessandro Colautti, su proposta di Sergio Lupieri del Pd. Il consigliere triestino di piazza Oberdan aveva infatti chiesto di sapere a che punto fosse l’iter autorizzativo. Ma le risposte, a quanto si è sentito, non si sono limitate a tale quesito, che si è rivelato forse, a conti fatti, il meno soddisfatto. Vaga, molto vaga, è stata anzitutto la risposta numero uno, quella sui tempi. «Alla Regione – così De Anna – una volta arrivato il parere di Via dal ministero dell’Ambiente compete l’attività di autorizzazione. Il ministero dello Sviluppo economico ci ha comunicato che la Regione non avrebbe potuto procedere finché non fosse arrivato dal ministero dell’Ambiente l’altro parere di Via sul metanodotto della Snam per lo snodo di Villesse». Ebbene, la seconda Via sarebbe sì vicina, ma di quanto gli uffici regionali non lo sanno proprio. «L’iter – la puntualizzazione di Della Torre – sembrerebbe a buon punto. Se la Via si fosse già conclusa, ma di questo non abbiamo ancora avuto notizia, a breve potremmo riprendere il percorso autorizzativo come Regione». Una Regione che, però, più per indirizzo politico che istituzionale, ora sarebbe pronta ad alzare la voce con il Governo amico, interfacciato oltretutto da un sottosegretario all’Ambiente che è triestino: Roberto Menia. «Ieri (mercoledì scorso , ndr ) – l’ammissione dello stesso De Anna – in giunta si è aperta una discussione. Quando lo Stato ci dice ”non potete autorizzare niente fino a quando non vi diamo la seconda Via sul metanodotto”, a me suona come un ”l’autorizzazione finale ve la diamo noi”. Per questo faremo azioni concrete, nelle sedi giuridiche e istituzionali, per rivendicare questa competenza che, formalmente, peraltro ci viene già riconosciuta». Ma a rivendicare non è mica solamente la Regione. Pure il Comune di Trieste reclama un ruolo decisivo. Lo fa con il consigliere comunale e soprattutto regionale, del Pdl, Piero Camber, ieri presente alla parte finale dell’audizione. Pesante il suo ammonimento: «Ricordo che il Consiglio comunale ha già votato contro il rigassificatore due volte. La Regione potrà dare certo la sua autorizzazione, ma poi servono altre cose, a partire dalle concessioni edilizie». Che spettano a chi? Al Comune, ovviamente. «E allo stato attuale – rincara la dose l’esponente berlusconiano – queste sono cose che non si intendono dare dal momento che non si capisce quali possano essere i benefici per la nostra città. Avevamo chiesto una quota di partecipazione del 30% per AcegasAps, ci hanno offerto un misero 8%. E le royalties? Non hanno mai voluto rispondere. Finora abbiamo avuto a che fare con un soggetto che non conosciamo affatto». E qui Camber ha incrociato l’approvazione di Lupieri, che era stato precedentemente contestato, invece, dall’altro consigliere triestino d’area forzista, Maurizio Bucci, secondo cui «la richiesta di audizione di oggi (ieri ndr ) è sostanzialmente inutile e dettata da opportunità partitiche in vista della campagna elettorale del 2011». Lupieri però ha incassato e rilanciato, proponendo a De Anna una giornata d’approfondimento con tutti gli assessori coinvolti, alla presenza delle associazioni ambientaliste e civiche: «La Regione – ha detto il rapppresentante del Pd – deve riconoscere una determinata competenza al territorio. È giusto che questo possa dare il proprio assenso, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà».
Rigassificatore, via libera al metanodotto
il Piccolo — 23 luglio 2010 pagina 14 sezione: TRIESTE
di PIERO RAUBER Da quali labbra deve pendere Gas Natural se vuole la benedizione per fare il rigassificatore a Zaule? Da quelle dello Stato, della Regione o del Comune? Sostanzialmente da tutte e tre, se si considera ciò che è uscito ieri dall’audizione dell’attuale assessore regionale all’Ambiente Elio De Anna, e del suo direttore centrale Roberto Della Torre, promossa dal presidente della Quarta commissione del Consiglio regionale competente in materia, Alessandro Colautti, su proposta di Sergio Lupieri del Pd. Il consigliere triestino di piazza Oberdan aveva infatti chiesto di sapere a che punto fosse l’iter autorizzativo. Ma le risposte, a quanto si è sentito, non si sono limitate a tale quesito, che si è rivelato forse, a conti fatti, il meno soddisfatto. Vaga, molto vaga, è stata anzitutto la risposta numero uno, quella sui tempi. «Alla Regione – così De Anna – una volta arrivato il parere di Via dal ministero dell’Ambiente compete l’attività di autorizzazione. Il ministero dello Sviluppo economico ci ha comunicato che la Regione non avrebbe potuto procedere finché non fosse arrivato dal ministero dell’Ambiente l’altro parere di Via sul metanodotto della Snam per lo snodo di Villesse». Ebbene, la seconda Via sarebbe sì vicina, ma di quanto gli uffici regionali non lo sanno proprio. «L’iter – la puntualizzazione di Della Torre – sembrerebbe a buon punto. Se la Via si fosse già conclusa, ma di questo non abbiamo ancora avuto notizia, a breve potremmo riprendere il percorso autorizzativo come Regione». Una Regione che, però, più per indirizzo politico che istituzionale, ora sarebbe pronta ad alzare la voce con il Governo amico, interfacciato oltretutto da un sottosegretario all’Ambiente che è triestino: Roberto Menia. «Ieri (mercoledì scorso , ndr ) – l’ammissione dello stesso De Anna – in giunta si è aperta una discussione. Quando lo Stato ci dice ”non potete autorizzare niente fino a quando non vi diamo la seconda Via sul metanodotto”, a me suona come un ”l’autorizzazione finale ve la diamo noi”. Per questo faremo azioni concrete, nelle sedi giuridiche e istituzionali, per rivendicare questa competenza che, formalmente, peraltro ci viene già riconosciuta». Ma a rivendicare non è mica solamente la Regione. Pure il Comune reclama un ruolo decisivo. Lo fa con il consigliere comunale e soprattutto regionale, del Pdl, Piero Camber, ieri presente alla parte finale dell’audizione. Pesante il suo ammonimento: «Ricordo che il Consiglio comunale ha già votato contro il rigassificatore. La Regione potrà dare certo la sua autorizzazione, ma poi servono altre cose, a partire dalle concessioni edilizie». Che spettano a chi? Al Comune, ovviamente. «E allo stato attuale – rincara la dose l’esponente berlusconiano – queste sono cose che non si intendono dare dal momento che non si capisce quali possano essere i benefici per la nostra città. Avevamo chiesto una quota di partecipazione del 30% per AcegasAps, ci hanno offerto un misero 8%. E le royalties? Non hanno mai voluto rispondere. Finora abbiamo avuto a che fare con un soggetto che non conosciamo affatto». E qui Camber ha incrociato l’approvazione di Lupieri, che era stato precedentemente contestato, invece, dall’altro consigliere triestino d’area forzista, Maurizio Bucci, secondo cui «la richiesta di audizione di oggi (ieri ndr ) è sostanzialmente inutile e dettata da opportunità partitiche in vista della campagna elettorale del 2011». Lupieri però ha incassato e rilanciato, proponendo a De Anna una giornata d’approfondimento con tutti gli assessori coinvolti, alla presenza delle associazioni ambientaliste e civiche: «La Regione – ha detto il rapppresentante del Pd – deve riconoscere una determinata competenza al territorio. È giusto che questo possa dare il proprio assenso, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà».
Marzo 17th, 2017 — Gas, General
L’Authority spinge il rigassificatore di Zaule
il Piccolo — 24 luglio 2010 pagina 09 sezione: REGIONE
di MARCO BALLICO UDINE «Auspico almeno un rigassificatore nell’Alto Adriatico. Italiano». Anche la Slovenia vuole un impianto? Una sfida con Trieste o ci sarà spazio per la convivenza? Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, ”tifa” per tutte le infrastrutture «utili» ma, nello specifico, non ha dubbi: «Serve un rigassificatore italiano». La preferenza, anche della giunta regionale conferma Luca Ciriani, è per il terminal a terra di Zaule. A Udine, dopo un incontro con Renzo Tondo, gli assessori Ciriani e Federica Seganti, il direttore del settore tariffe dell’Autorità Egidio Fedele Dell’Oste, il friulano Ortis incontra i giornalisti sui vari temi dell’energia annunciando anche, con la Seganti, che l’Agenzia per la cooperazione dei regolatori europei, operativa a Lubiana dal prossimo anno, sarà diretta dal triestino Alberto Pototschnig, «candidatura sostenuto con successo dall’Autorità assieme al governo, al vicepresidente della Commissione Tajani e ai nostri parlamentari europei». Tra i compiti dell’Agenzia «promuovere l’armonizzazione delle regole a livello di Ue e facilitare gli investimenti, anche per meglio integrare i mercati dell’energia elettrica e del gas, per ampliare e rendere più efficienti gli scambi transfrontalieri, a beneficio dei consumatori finali». L’Agenzia potrebbe anche aiutare le imprese regionali a pagare di meno l’energia. Problema chiave in un Friuli Venezia Giulia «per cui si prevede un aumento dei consumi che imporrà la necessità d’importazione». In una regione strategica per posizione geografica due sono le conseguenti priorità, rimarca quindi Ortis, «il rafforzamento delle linee, per scongiurare qualsiasi rischio di blackout, e la convenienza economica, che si ottiene attraverso lo sviluppo delle reti sia dell’energia elettrica che del gas. Lo stesso sviluppo delle energie rinnovabili dipende dall’avere reti adeguate che devono guardare non solo al trasporto dell’energia, ma anche alla capacità di ricevere e distribuire quella prodotta pure da piccole fonti». Un deciso appoggio, dunque, a rigassificatori, potenziamento dei metanodotti e degli stoccaggi: «In regione ci sono progetti che mi auguro trovino rapida attuazione – afferma Ortis – dato che Friuli Venezia Giulia e l’intero Paese hanno bisogno di aumentare le capacità di importazione per approfittare di quello che sta succedendo sui mercati internazionali del gas dove è comparso il gas cosiddetto non convenzionale a prezzi interessanti». Di qui l’importanza delle opere infrastrutturali. Il rigassificatore italiano nell’Alto Adriatico ma anche gli elettrodotti: si attendono i via libera statali per l’impianto Udine Ovest-Redipuglia e regionali – con Ciriani che assicura che «quello energetico è un tema centrale per lo sviluppo del territorio» – per la linea Somplago-Würmlach, «collegamenti elettrici sicuramente importanti», dice Ortis. Meglio l’elettrodotto interrato o quello aereo? «La soluzione interrata costa di più e pone problematiche di sicurezza maggiori». «Come presidente dell’Autorità – conclude – posso d ire che sul mercato e sulla borsa elettrica abbiamo inserito prodotti interessanti, che riguardano i contratti a lungo termine per l’energia elettrica, per favorire qualsiasi iniziativa industriale dal lato della produzione».
Villesse, il metanodotto frena il rigassificatore
il Piccolo — 23 luglio 2010 pagina 07 sezione: GORIZIA
di PIERO RAUBER Da quali labbra deve pendere Gas Natural se vuole la benedizione per fare il rigassificatore a Zaule? Da quelle dello Stato, della Regione o del Comunedi Trieste? Sostanzialmente da tutte e tre, se si considera ciò che è uscito ieri dall’audizione dell’attuale assessore regionale all’Ambiente, Elio De Anna, e del suo direttore centrale Roberto Della Torre, promossa dal presidente della Quarta commissione del Consiglio regionale competente in materia, Alessandro Colautti, su proposta di Sergio Lupieri del Pd. Il consigliere triestino di piazza Oberdan aveva infatti chiesto di sapere a che punto fosse l’iter autorizzativo. Ma le risposte, a quanto si è sentito, non si sono limitate a tale quesito, che si è rivelato forse, a conti fatti, il meno soddisfatto. Vaga, molto vaga, è stata anzitutto la risposta numero uno, quella sui tempi. «Alla Regione – così De Anna – una volta arrivato il parere di Via dal ministero dell’Ambiente compete l’attività di autorizzazione. Il ministero dello Sviluppo economico ci ha comunicato che la Regione non avrebbe potuto procedere finché non fosse arrivato dal ministero dell’Ambiente l’altro parere di Via sul metanodotto della Snam per lo snodo di Villesse». Ebbene, la seconda Via sarebbe sì vicina, ma di quanto gli uffici regionali non lo sanno proprio. «L’iter – la puntualizzazione di Della Torre – sembrerebbe a buon punto. Se la Via si fosse già conclusa, ma di questo non abbiamo ancora avuto notizia, a breve potremmo riprendere il percorso autorizzativo come Regione». Una Regione che, però, più per indirizzo politico che istituzionale, ora sarebbe pronta ad alzare la voce con il Governo amico, interfacciato oltretutto da un sottosegretario all’Ambiente che è triestino: Roberto Menia. «Ieri (mercoledì scorso , ndr ) – l’ammissione dello stesso De Anna – in giunta si è aperta una discussione. Quando lo Stato ci dice ”non potete autorizzare niente fino a quando non vi diamo la seconda Via sul metanodotto”, a me suona come un ”l’autorizzazione finale ve la diamo noi”. Per questo faremo azioni concrete, nelle sedi giuridiche e istituzionali, per rivendicare questa competenza che, formalmente, peraltro ci viene già riconosciuta». Ma a rivendicare non è mica solamente la Regione. Pure il Comune di Trieste reclama un ruolo decisivo. Lo fa con il consigliere comunale e soprattutto regionale, del Pdl, Piero Camber, ieri presente alla parte finale dell’audizione. Pesante il suo ammonimento: «Ricordo che il Consiglio comunale ha già votato contro il rigassificatore due volte. La Regione potrà dare certo la sua autorizzazione, ma poi servono altre cose, a partire dalle concessioni edilizie». Che spettano a chi? Al Comune, ovviamente. «E allo stato attuale – rincara la dose l’esponente berlusconiano – queste sono cose che non si intendono dare dal momento che non si capisce quali possano essere i benefici per la nostra città. Avevamo chiesto una quota di partecipazione del 30% per AcegasAps, ci hanno offerto un misero 8%. E le royalties? Non hanno mai voluto rispondere. Finora abbiamo avuto a che fare con un soggetto che non conosciamo affatto». E qui Camber ha incrociato l’approvazione di Lupieri, che era stato precedentemente contestato, invece, dall’altro consigliere triestino d’area forzista, Maurizio Bucci, secondo cui «la richiesta di audizione di oggi (ieri ndr ) è sostanzialmente inutile e dettata da opportunità partitiche in vista della campagna elettorale del 2011». Lupieri però ha incassato e rilanciato, proponendo a De Anna una giornata d’approfondimento con tutti gli assessori coinvolti, alla presenza delle associazioni ambientaliste e civiche: «La Regione – ha detto il rapppresentante del Pd – deve riconoscere una determinata competenza al territorio. È giusto che questo possa dare il proprio assenso, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà».
Rigassificatore, via libera al metanodotto
il Piccolo — 23 luglio 2010 pagina 14 sezione: TRIESTE
di PIERO RAUBER Da quali labbra deve pendere Gas Natural se vuole la benedizione per fare il rigassificatore a Zaule? Da quelle dello Stato, della Regione o del Comune? Sostanzialmente da tutte e tre, se si considera ciò che è uscito ieri dall’audizione dell’attuale assessore regionale all’Ambiente Elio De Anna, e del suo direttore centrale Roberto Della Torre, promossa dal presidente della Quarta commissione del Consiglio regionale competente in materia, Alessandro Colautti, su proposta di Sergio Lupieri del Pd. Il consigliere triestino di piazza Oberdan aveva infatti chiesto di sapere a che punto fosse l’iter autorizzativo. Ma le risposte, a quanto si è sentito, non si sono limitate a tale quesito, che si è rivelato forse, a conti fatti, il meno soddisfatto. Vaga, molto vaga, è stata anzitutto la risposta numero uno, quella sui tempi. «Alla Regione – così De Anna – una volta arrivato il parere di Via dal ministero dell’Ambiente compete l’attività di autorizzazione. Il ministero dello Sviluppo economico ci ha comunicato che la Regione non avrebbe potuto procedere finché non fosse arrivato dal ministero dell’Ambiente l’altro parere di Via sul metanodotto della Snam per lo snodo di Villesse». Ebbene, la seconda Via sarebbe sì vicina, ma di quanto gli uffici regionali non lo sanno proprio. «L’iter – la puntualizzazione di Della Torre – sembrerebbe a buon punto. Se la Via si fosse già conclusa, ma di questo non abbiamo ancora avuto notizia, a breve potremmo riprendere il percorso autorizzativo come Regione». Una Regione che, però, più per indirizzo politico che istituzionale, ora sarebbe pronta ad alzare la voce con il Governo amico, interfacciato oltretutto da un sottosegretario all’Ambiente che è triestino: Roberto Menia. «Ieri (mercoledì scorso , ndr ) – l’ammissione dello stesso De Anna – in giunta si è aperta una discussione. Quando lo Stato ci dice ”non potete autorizzare niente fino a quando non vi diamo la seconda Via sul metanodotto”, a me suona come un ”l’autorizzazione finale ve la diamo noi”. Per questo faremo azioni concrete, nelle sedi giuridiche e istituzionali, per rivendicare questa competenza che, formalmente, peraltro ci viene già riconosciuta». Ma a rivendicare non è mica solamente la Regione. Pure il Comune reclama un ruolo decisivo. Lo fa con il consigliere comunale e soprattutto regionale, del Pdl, Piero Camber, ieri presente alla parte finale dell’audizione. Pesante il suo ammonimento: «Ricordo che il Consiglio comunale ha già votato contro il rigassificatore. La Regione potrà dare certo la sua autorizzazione, ma poi servono altre cose, a partire dalle concessioni edilizie». Che spettano a chi? Al Comune, ovviamente. «E allo stato attuale – rincara la dose l’esponente berlusconiano – queste sono cose che non si intendono dare dal momento che non si capisce quali possano essere i benefici per la nostra città. Avevamo chiesto una quota di partecipazione del 30% per AcegasAps, ci hanno offerto un misero 8%. E le royalties? Non hanno mai voluto rispondere. Finora abbiamo avuto a che fare con un soggetto che non conosciamo affatto». E qui Camber ha incrociato l’approvazione di Lupieri, che era stato precedentemente contestato, invece, dall’altro consigliere triestino d’area forzista, Maurizio Bucci, secondo cui «la richiesta di audizione di oggi (ieri ndr ) è sostanzialmente inutile e dettata da opportunità partitiche in vista della campagna elettorale del 2011». Lupieri però ha incassato e rilanciato, proponendo a De Anna una giornata d’approfondimento con tutti gli assessori coinvolti, alla presenza delle associazioni ambientaliste e civiche: «La Regione – ha detto il rapppresentante del Pd – deve riconoscere una determinata competenza al territorio. È giusto che questo possa dare il proprio assenso, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà».
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General


COORDINAMENTO LIBERTARIO REGIONALE CONTRO I CIE
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Solare batte nucleare
Marzo 17th, 2017 — Gas, General
Da Il Piccolo prima pagina

MERCOLEDÌ, 28 LUGLIO 2010
Pagina 11 – Trieste
Popovic: «Mai un rigassificatore a Capodistria»
Il sindaco sloveno si ribella: «A Lubiana sono tutti matti, vanno contro la gente»
di GABRIELLA ZIANI
«Sono malati in testa tutti quanti. Non lascerò mai che questi cretini di Lubiana si comportino così». Un rigassificatore dietro il porto di Capodistria? Usato come merce di scambio tra Slovenia e Italia per acconsentire a quello di Gas natural nella baia di Zaule? Il sindaco di Capodistria, Boris Popovic, è scandalizzato per l’idea in se stessa, che vuol combattere con ogni mezzo, dai tribunali in su e in giù. Ma si dimostra anche indignato per il comportamento della politica, dei partiti, del suo governo.
Così cade anche sulla sua testa come una pietra aguzza la notizia che ci sarebbe un accordo scritto, ma non firmato e dunque ancora informale, fatto arrivare da Lubiana a Roma. Nel quale Lubiana detta nuove condizioni per cambiar parere rispetto al pervicace «no» fin qui espreso in ogni sede, anche europea, al rigassificatore triestino. Chiede il nulla osta italiano a un pari impianto, da posizionare appunto a Capodistria, dietro il porto. Chiede che il gasdotto verso Villesse passi non per mare, ma per terra. Promette e chiede in cambio «non belligeranza» sull’ampliamento dei rispettivi porti. Fa intendere che da qui nasceranno fruttuose collaborazioni future in campo energetico.
Il sindaco di Capodistria trasecola. «Io ho sempre sospettato che dietro quelle proteste si nascondesse qualcosa. Ma non avrei mai pensato che qualcuno avrebbe parlato, che sarebbe venuto allo scoperto. L’ex sindaco di Capodistria e l’ex ministro dell’Ambiente, oggi presidente del Parlamento – afferma Popovic – erano da sempre favorevoli a un rigassificatore a Capodistria, ben prima che ci pensasse l’Italia. Ma finché sindaco sono io, questo non accadrà. Naturalmente faranno di tutto perché io non resti sindaco, tutti i partiti vogliono farmi fuori, perché non mi controllano. Io sono onesto».
Popovic ancora non ha digerito quello che considera il voltafaccia del presidente della Regione Renzo Tondo, appoggiato in campagna elettorale contro Illy solo perché aveva promesso «niente rigassificatori in golfo». Il precedentemente favorito Illy aveva perso il sostegno proprio per la sua politica in questo senso. Ma l’indignazione va oltre, assume un aspetto morale: «Non puoi – afferma accalorato il primo cittadino di Capodistria – batterti contro l’Italia parlando di pericoli per l’ambiente, e poi dire che il rigassificatore lo fai tu. I cittadini in Slovenia saranno contrari, su una cosa come questa può anche cadere il governo. E sarebbe quasi ora. Non gioca contro gli altri Stati, ma contro la propria gente. E questo è davvero troppo».
Popovic, eletto per due volte con una sua lista indipendente, non digerisce. «Mai, mai e poi mai i nostri politici hanno parlato bene di Berlusconi, adesso si fanno fotografare con lui, amici qui e amici là». Cavolate a non finire, dice Popovic, e in realtà lo dice peggio.
Quanto agli amici, Popovic mette una linea retta anche tra sè e l’«amico Dipiazza». «Su questo argomento non sono amico neanche un po’, glielo dico sempre ma non serve. Anche a Tondo ho rinfacciato le mancate promesse, mi ha risposto: ”Devi capirmi, tu hai gli elettori in Slovenia, e io li ho qui”».
I conti son dunque tutti aperti, e anzi comincia una battaglia nuova. Mentre sull’intenzione di costruire a Capodistria il Parco del mare che Trieste ha cassato, Popovic conclude: «Lascio passare ancora agosto, poi chiedo un appuntamento al presidente della Camera di commercio, Paoletti. E vediamo che cosa fare. Dò tempo. Così che nessuno possa dire ”Capodistria ci ha portato via questo e quello”».
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Dal Messaggero Veneto del 29/07/10
Nuova fuga dal Cie di via Udine: 6 immigrati riescono a scappare
GRADISCA. Sei immigrati clandestini sono riusciti a fuggire, in pieno giorno, dal Cie di via Udine. Un bilancio ancora ufficioso considerando che, a ieri sera, erano ancora in corso sia gli accertamenti interni sia le ricerche nella campagna limitrofa alla struttura da parte delle forze dell’ordine. A quanto si è potuto apprendere, l’ennesimo tentativo di fuga di massa dal centro di identificazione ed espulsione isontino sarebbe scattato nel primo pomeriggio, poco dopo le 15, coinvolgendo circa una ventina di immigrati, riusciti a raggiungere il tetto della struttura forzando alcune grate in ferro posizionate sul soffitto di una camera. Un’azione fulminea che, sfruttando il mancato ripristino dei sistemi elettronici di sorveglianza (telecamere e sensori di passaggio a infrarossi erano stati pesantemente danneggiati nel corso della rivolta della scorsa settimana), avrebbe consentito ai clandestini di cogliere inizialmente di sorpresa le forze dell’ordine impegnate nel servizio di vigilanza. Nel corso dell’azione sei immigrati sarebbero riusciti a scavalcare le recinzioni esterne e dileguarsi nei campi retrostanti al Cie mentre per altri ospiti della struttura di via Udine il sogno di libertà si è infranto proprio a un passo dalla meta, grazie all’intervento delle pattuglie di vigilanza, riuscite a bloccarli proprio mentre stavano scavalando il reticolato. Un’altra decina di clandestini, invece, avrebbe desistito facendo autonomamente ritorno nelle camerate. (ma.ce.)
Marzo 17th, 2017 — General, Sequestro e futuro
Marzo 17th, 2017 — Disastri vari, General
Dopo la tromba d’aria del 22 luglio, nel medio Friuli,
con danni da milioni di euro
e tonnelate di eternit sparse per il territorio,
ci siamo messi a guardare con un po’ di attenzione
agli eventi climatici
e stiamo assistendo ad un crescendo
di eventi improvvisi e devastanti …
Fra l’altro questo è ben poca cosa rispetto a quello che è successo in Pakistan, in India, in Europa centrale, in Russia …
22 luglio 2010
La Regione chiederà al governo lo stato di calamità per le zone colpite dalla sfuriata di maltempo nella notte fra venerdì e sabato. Lo annuncia l’assessore regionale alla Protezione civile Riccardi. Mercoledì terrà una relazione alla giunta regionale. “Danni sono ingenti, interessati 35 comuni quasi tutti nella provincia di Udine. La zona più colpita va da Codroipo a Manzano”
Decine i Comuni interessati. Agricoltura e molte aziende in ginocchio.
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Da Il Piccolo del 30/07/10
Nuova fuga dal Cie di Gradisca Scappati 12 nordafricani
GRADISCA Si fa chiamare Mustafa. Ha 26 anni. Dice di venire dalla Tunisia. Sarebbe lui il regista delle due azioni che mercoledì hanno portato alla fuga di 11 immigrati trattenuti al Cie di via Udine. Mustafa era già riuscito a scappare dal Centro di identificazione ed espulsione di Milano prima di venire ripreso e riportato a Gradisca. Sì, perché nella struttura ricavata all’interno dell’ex caserma “Ugo Polonio” c’era già stato e in occasione dell’altro suo “soggiorno” non era riuscito a dileguarsi per questioni di centimetri. Nell’occasione gli agenti di guardia lo avevano preso per un piede quando si trovava praticamente oltre la recinzione, quando la libertà era ormai a portata di mano. Questa volta ce l’ha fatta. Lui e altri dieci nordafricani si sono dati alla macchia. Il dodicesimo fuggitivo è stato intercettato nel corso della giornata dalle forze dell’ordine che poi lo hanno riaccompagnato al Cie. I disordini sono iniziati nel pomeriggio di mercoledì. Gli stranieri sono riusciti a scardinare delle grate e in massa hanno superato la prima recinzione, quella interna. In numero inferiore agli immigrati, i poliziotti e i militari di guardia hanno potuto fermare e respingere la fuga solo di una parte del gruppo. Una manciata di extracomunitari è stata così in grado di superare anche la recinzione esterna. A un pomeriggio di tensione con gli ospiti della zona blu raccoltisi sui tetti, è seguita una seconda evasione alle 21. La modalità di questa seconda azione ha ricalcato quella del pomeriggio e ha permesso la fuga di altri cinque immigrati. Alla fine, a far perdere le proprie tracce sono stati tre marocchini, un egiziano, tre algerini e quattro tunisini. A parte Mustafa, nessuno di loro parlerebbe italiano. La quiete all’interno del Cie di Gradisca è tornata solo intorno alle 2 di notte, dopo che gli agenti di guardia hanno controllato le camerate e sequestrato oggetti di metallo potenzialmente pericolosi. Nel corso dei due tentativi di fuga di mercoledì nessuno sarebbe rimasto ferito. Voci non confermate raccontano però di immigrati che avrebbero tentato atti di autolesionismo per essere poi trasferiti in ospedale. Stefano Bizzi
Dal Messaggero Veneto del 30/07/10
Altri 12 immigrati fuggiti dal Cie
GRADISCA. È di 12 immigrati clandestini fuggiti il bilancio di una nuova giornata ad alta tensione nel Centro di identificazione ed espulsione di via Udine dove, mercoledì, sono stati due i tentativi di evasione di massa, che hanno coinvolto complessivamente una cinquantina di ospiti della struttura. Una sequenza anomala rispetto al passato e cominciata già nel primo pomeriggio, quando poco dopo le 15 una trentina di immigrati erano riusciti a salire sul tetto, forzando una delle grate in ferro posizionate sul soffitto di una camerata della cosiddetta “zona blu” del Cie, una delle due sezioni in cui è suddivisa la struttura. Nell’occasione 9 i clandestini riusciti a dileguarsi nella campagna retrostante mentre una decina erano stati ripresi dalle forze dell’ordine proprio mentre si accingevano a scavalcare la recinzione perimetrale. Poche ore di calma apparente e nuova iniziativa, stavolta con protagonisti una ventina di ospiti del Cie. Un piano di fuga pressoché identico al precedente quello scattato verso le 22, con gli immigrati riusciti a forzare un’altra grata di contenimento posizionata in una camerata. Sfruttando, stavolta, la copertura offerta dal buio, gli immigrati si sono appostati sul tetto della struttura attendendo il passaggio delle ronde delle forze dell’ordine impegnate nel servizio di vigilanza. Pochi secondi sono stati sufficienti a quattro immigrati per scavalcare il reticolato perimetrale del centro per immigrati di via Udine e dileguarsi nei campi mentre per una decina di altri ospiti il sogno di libertà si è infranto subito dopo la discesa dal tetto, bloccati dall’intervento della Polizia. Sono immediatamente partite le ricerche e i pattugliamenti nelle aree limitrofe al Cie che, nella notte, hanno consentito alle forze dell’ordine di individuare e identificare uno dei fuggiaschi nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Sagrado. Un doppio tentativo di fuga che, stando a quanto si è potuto apprendere, non ha provocato feriti. All’origine delle due azioni messe in atto dagli immigrati ci sarebbe l’imminente avvio delle procedure di espatrio per diversi clandestini del Cie isontino. (ma.ce.)
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