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AMIANTO/ Vertici Italcantieri a processo

La vicenda dell’amianto è la cartina di tornasole di rapporti sociali basati sullo sfruttamento, la violenza, la morte.

La stagione dei processi non potrà chiudere la partita. Non è un punto di arrivo ma un traguardo da cui ripartire.

Fincantieri, nuovo maxi-processo per l amianto

di FRANCO FEMIA GORIZIA Il tribunale di Gorizia sarà duramente impegnato nei prossimi anni sul fronte dei processi legati all’esposizione all’amianto. Da sei mesi è stato avviato il mega-processo per 85 morti da amianto tra i lavoratori del cantiere di Panzano con 41 imputati, e si profila all’orizzonte un nuovo procedimento per altre 35 vittime sempre per l’assunzione del minerale killer. La Procura della Repubblica ha in questi giorni informato gli indagati – sono sempre i vertici dell’ex Italcantieri – della chiusura dell’indagine. Ora i difensori hanno tempo 40 giorni per presentare memorie, nuova documentazione o chiedere l’interrogatorio degli indagati. Successivamente i magistrati chiederanno il rinvio a giudizio degli indagati per omicidio colposo. Spetterà poi al gup fissare l’udienza preliminare e fissare, nel caso di rinvio a giudizio, il processo che si celebrerà sempre dinanzi a un giudice monocratico. Ma il lavoro della Procura della Repubblica – la vicenda amianto è seguita dai pubblici ministeri Luigi Leghissa e Valentina Bossi – non finisce qui. Ci sono altre due o tre inchieste che procedono e che saranno presumibilmente completate entro il 2011. D’altra parte le denunce per presunta morte causata dall’asbestosi continuano a giungere sul tavolo della Procura goriziana e secondo alcune statistiche ogni anno muoiono nel Friuli Venezia Giulia 60 persone per mesetelioma della pleura legato all’assunzione di amianto. E si ritiene che tra gli ex lavoratori dei cantieri si avranno decessi fino al 2020 come scriviamo a parte. Alla Procura, diretta dalla dottoressa Caterina Ajello, per sveltire le inchieste sull’amianto è stato creato un pool di dieci persone che è costituito dai sostituti procuratori Luigi Leghissa e Valentina Bossi, da sei appartenenti alla forze dell’ordine (in gran parte carabinieri), due dirigenti del servizio di prevenzione e sicurezza sull’ambiente del lavoro dell’Azienda sanitaria isontina. C’è poi a disposizione un consulente informatico e, grazie a un server fornito dalla Regione, la Procura sta informatizzando tutto quanto è necessario per snellire il lavoro legato all’esposizione all’amianto. Si tratta di ricostruire 40 anni di storia dei cantieri, dal tipo e dalle modalità di costruzione delle navi, dai vertici apicali che si si sono succeduti in questi anni nello stabilimento di Panzano. E si tratta poi di memorizzare e incrociare migliaia di dati riferiti ai lavoratori e allo loro mansioni, il materiale documentale in possesso dei magistrati. Si stanno raccogliendo e informatizzando anche le testimonianze fornite dai familiari e dai colleghi degli dipendenti deceduti divise anche per periodi di lavoro. Una mole di lavoro notevole che si sta dimostrando utile nelle udienze del maxi-processo in corso al tribunale di Gorizia e che oggi prevede una nuova udienza con nuovi testi.

Picco di decessi tra il 2015 e il 2020

Di amianto si continua e si continuerà a morire. Una strage destinata a salire ancora, almeno fino al 2015-2020, periodo in cui, ritengono gli studiosi, arriverà il picco delle malattie asbesto-correlate. I rapporti sanitari in materia parlano da soli sulla portata del fenomeno. Secondo i dati del Registro tumori del Friuli Venezia Giulia, infatti, l’incidenza del mesotelioma maligno, forma tumorale legata all’esposizione da amianto, non accenna a fermarsi. Nel biennio 2004-2005 sono stati registrati 30 casi nell’Isontino e 45 nel Triestino. Il tasso di incidenza grezza è di 16 casi ogni 100mila uomini e di 5,5 casi ogni 100mila donne nell’Isontino, mentre nella provincia di Trieste sono 18,8 casi ogni 100mila maschi e 1,2 casi ogni 100mila donne. Per quanto riguarda gli uomini, si tratta di un’incidenza, rispettivamente, di 8 e 9 volte superiore rispetto alla provincia di Pordenone. In assenza di esposizione all’amianto, il rapporto sarebbe di un caso per milione di abitanti. Stando ai dati relativi al biennio 2006-2007, l’incidenza dei casi di mesotelioma per gli uomini è stata stimata da 7 a 15 volte superiore nelle province di Gorizia e Trieste, rispetto a quelle di Udine e di Pordenone. Il territorio continua dunque a pagare in modo drammatico la pesante esposizione da amianto vissuta non solo dai lavoratori di cantieristica e metalmeccanica, ma anche da mogli, madri o sorelle che ne lavavano le tute, come pure da lavoratrici dell’industria tessile. E ancora, secondo gli epidemiologi, negli ultimi 30 anni sono circa 900 i decessi collegabili all’esposizione della ”fibra killer” a Monfalcone, e altri 900 casi a Trieste. Quindi 1800 persone decedute, 60 ogni dodici mesi per ognuno di questi trent’anni. In regione, inoltre, sono 8.400 gli iscritti al Registro degli esposti amianto, di cui 5.032 per motivi professionali. Di questi, i cittadini della provincia di Trieste sono 2.877, mentre dell’Isontino sono 1321.

Il Piccolo, 13 ottobre 2010 

MAXI-PROCESSO AMIANTO

Ascoltati altri quattro testimoni
Stabilito il calendario delle udienze fino alla fine dell’anno

Sono stati ascoltati dalla 10 alle 17 senza sosta i quattro testimoni chiamati a deporre ieri al maxi-processo avviato dal Tribunale di Gorizia per stabilire la responsabilità di 85 morti per amianto. Sul banco degli imputati si trovano 41 persone che a vario titolo negli anni hanno lavorato per il cantiere di Panzano. L’udienza di ieri, e l’intero procedimento, rappresentano un vero e proprio tour de force per il giudice Matteo Trotta. E sarebbe stata ancora più lunga, se uno dei testimoni non fosse stato assente. Ciascuna con le sue peculiarità, le testimonianze sono tutte molto simili tra loro. Anche se le une somigliano alle altre, come ha fatto notare uno dei legali di parte civile, l’avvocato Francesco Donolato, «nel susseguirsi dei racconti, si aggiungono particolari sempre nuovi».
Il volume di informazioni da gestire è mostruoso. Per capire quanto lo sia, è sufficiente prendere in considerazione il numero di testimoni chiamati in aula dal pubblico ministero Luigi Leghissa: quasi 400.
Tra le altre cose, ieri le parti hanno stilato le date delle prossime udienze. La prima sarà quella del 26 alle 9.30. Da qui alla fine dell’anno se ne terranno quattro in novembre e altre quattro in dicembre. È plausibile che solo per ascoltare i testimoni ci vorrà un altro anno e mezzo. «È un processo faticosissimo – assicura l’avvocato Riccardo Cattarini, uno dei difensori -, forse è il più faticoso mai affrontato dal Tribunale di Gorizia e il giudice Trotta sta approfondendo moltissimo dedicando molte energie a questo procedimento. Siamo fiduciosi». (s.b.)

UNIVERSITA’/ Trieste: gli studenti occupano Fisica

Link al sito degli studenti

Università. Novanta studenti “occupano” Fisica

Con gli studenti il preside, Rinaldo Rui, che dall’1 alle 3 ha tenuto un improvvisato seminario. Il rettore Peroni: “Stare dentro un edificio pubblico la notte è una occupazione”. I ricercatori di Scienze hanno tenuto lezione in piazza Unità. Slitta intanto il dibattito alla Camera: mancano i fondi e la riforma Gelmini è a rischio
di Gabriella Ziani

 

Una novantina di studenti di Fisica l’altra notte hanno presidiato la facoltà, cioé sono rimasti dentro. E anche ieri notte si sono (pacificamente) insediati in notturna, fra le guardie giurate, nonostante la clamorosa notizia che il decreto Gelmini è rimandato, e dunque non va oggi alla Camera: manca la copertura finanziaria. I ragazzi sono rimasti in ateneo per scrivere documenti in vista dell’ assemblea di oggi, e comunque per completare una piattaforma che contenga il loro punto di vista. Non è un’occupazione, dicono. Con loro l’altra notte il preside, Rinaldo Rui, che dall’1 alle 3 ha tenuto un improvvisato seminario. «Sono rimasto per convincerli a desistere – dice – ma poi hanno deciso diversamente, con pacatezza e serenità».
Il rettore Peroni attende di aver chiaro il quadro ma avverte: «Stare dentro un edificio pubblico la notte è una occupazione. E se è un’occupazione non è un atto lecito. Si rischia di segare il ramo su cui si sta seduti».

Mentre per stamani era prevista la sosta di mezz’ora, dalle 11 alle 11.30, per protesta contro la riforma, ieri i ricercatori di Scienze (dove un terzo dei corsi, dicono gli studenti, ha per docenti ricercatori che si astengono dalla didattica), attorniati da ragazzi ma pochi cittadini di passaggio, erano in piazza Unità per lezioni all’aperto, attorno alla fontana. «Una generazione è in strada davvero – dicevano a margine -, ragazzi già ben formati dovranno andarsene altrove, e c’è anche una caterva di pensionamenti: chi sostituirà i professori?». I docenti raccontano degli scatti di stipendio che diventano triennali e di liquidazioni «date in due rate» a chi va in pensione. Nessuno poi sa come si tornerà alla didattica dalla prossima settimana.

Peroni è netto: «Due settimane di libero confronto, da lunedì tutto deve tornar normale». Vedremo l’evoluzione, dopo la decisione del governo. Oggi alcuni rappresentanti dei ricercatori saranno in ogni caso a Roma davanti alla Camera, e a una riunione di Rete29aprile. «È successa una cosa importante – commenta Luca Bortolussi, ricercatore a Scienze -, ma non è che la riforma sparisce, è solo rimandata».

Alle 10 a Scienze c’è un’assemblea; domani alle 14 si riuniscono tutti i ricercatori, alle 16 c’è Consiglio di facoltà sempre a Scienze, il 22 la preside di Lettere Cristina Benussi incontra i «suoi» ricercatori per sentire che intenti manifestano, il 25 indice un Consiglio di facoltà «e solo a quel punto – afferma – saprò come andremo avanti». C’è l’ipotesi che, dopo ampia protesta e lungo dibattito, e forse anche di fronte alle novità di ieri, gli «astensionisti» ritengano soddisfatte le loro ragioni e tornino alle cattedre come prima.

(14 ottobre 2010)

NO TAV/ Report Assemblea di Porpetto

Grande successo di partecipazione e soprattutto politico, ieri sera a Porpetto per il confronto sulla TAV con Riccardi e la Serracchiani

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Nessuno dei due ha risposto alle domande, che erano semplici ed essenziali:

1) Cos’è oggi, dal punto di vista progettuale, la tratta AV/AC, del Corridoio 5, Venezia-Trieste? 2) A cosa serve?  3) Quanto costa?  4) Quando verrà fatta?

dimostrando in questo modo l’assoluta debolezza del progetto. La Serracchiani non ha risposto, probabilmente perchè non ne sa molto, nonostante sia membro della Commissione Trasporti e Riccardi perché probabilmente ha ragionato così: “mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Una facoltà che non ha, ma della quale si è avvalso lo stesso.

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La manifestazione di Roma della Fiom

Rassegna stampa sulla

manifestazione della Fiom

+ critica del sindacato concertativo

operai

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NO TAV/ Rassegna stampa: un vero golpe dell’informazione

A proposito di informazione, fra l’altro sapevi che in Val Susa sabato 9 ottobre hanno manifestato 40/50 mila persone (clicca qui  12 ) contro la TAV??

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Riccardi ha capito la rovinosa sconfitta subita a Porpetto venerdì 15 ottobre e così il giorno dopo, alle ore 12.28 di sabato 16 ottobre, è corso ai ripari ed ha emesso un comunicato stampa per imporre la sua linea ai giornali, che sono usciti praticamente all’unisono nel dare informazioni di fondo depistanti e con tanto di locandine nelle edicole (Messaggero Veneto: “Tav Percorso ancora da decidere”, Il Piccolo ,”nella bassa la Tav ancora lontana”).  Fra l’altro l’assemblea organizzata dai “Comitati NO TAV della Bassa Friulana” diventa, nel comunicato della Regione, un incontro pubblico organizzato dal locale Comitato di persone contrarie all’opera”. Non parliamo poi della RAI-venduta, che, come al solito mette la sordina a quasi tutte le iniziative NO TAV.

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L’occupazione anarchica a Milano

L’occupazione anarchica a Milano

Milano, gli anarchici Bottiglieria hanno occupato un’altra palazzina

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UNIVERSITA’/ Grande successo delle inizative degli studenti a Trieste

Comunicato Stampa 19/10

19 ottobre 2010

Ottavo giorno di presidio: grandissimo successo per il seminario di Margherita Hack, seguito da più di millecinquecento studenti, sia nell’aula magna dell’edificio H3, che in streaming.
Durante la conferenza la professoressa ha manifestato la sua solidarietà alla protesta messa in atto da studenti e ricercatori, e la sua personale preoccupazione nei confronti delle condizioni in cui versa oggi l’università italiana. L’emerita astrofisica si è poi trattenuta con gli studenti del presidio, nel dipartimento di fisica, per una festosa conclusione dell’incontro.
In serata si è svolta un’assemblea durante la quale sono state dibattute ulteriormente le modalità di sviluppo della protesta, incentrando la discussione sugli obbiettivi finora perseguiti e su quelli ancora da ottenere.

 

Allego la lettera inviata al piccolo riguardo agli errori nell’articolo riguardante la conferenza di ieri dell’emerita professoressa Margherita Hack:

Salve.

Siamo gli Studenti di Scienze presidianti il dipartimento di Fisica. Scriviamo in merito all’articolo a pagina 15 de Il Piccolo di oggi (19 ottobre 2010) sulla conferenza di Margherita Hack.

Siamo “allibiti” da una serie di imprecisioni presenti del testo.

In primo luogo è strano notare come sia sfuggito che la conferenza in questione sia stata organizzata totalmente dalla macchina organizzativa del presidio degli studenti, dal contattare la professoressa alla pubblicità e volantinaggio, dal gestire gli spazi al curare la diretta in streaming che è stata seguita sia da altre aule dell’università sia da spettatori in tutta Italia e da ricercatori che seguono il nostro movimento dal resto del mondo (ci viene in mente l’intervento del ricercatore della NASA sul sito della diretta streaming).

Non abbiamo avuto nessun tipo di aiuto da terzi, men che meno l’appoggio del Magnifico Rettore Peroni, che era stato invitato all’evento come semplice spettatore.

Vero è che a fine dell’intervento della professoressa Hack è stato aperto lo spazio alle domande del pubblico e il Rettore è subito intervenuto con sue considerazioni che hanno portato via una ventina di minuti alla vera protagonista dell’evento (cfr. nostra registrazione).

L’intervento del rettore è stato criticato da alcuni studenti presenti in aula con alcune domande che hanno messo in difficoltà lo stesso, di cui non è stata fatta menzione alcuna nell’articolo. Troviamo inappropriato citare il Professor Peroni come “collante” della parti (studenti, ricercatori, professori) presenti all’evento, sebbene ci teniamo a precisare che la sua presenza sia stata una gradita sorpresa a noi del presidio, in quanto interpretiamo la sua partecipazione come appoggio del cittadino Peroni.

Ribadiamo che la conferenza è stata organizzata nell’ambito del progetto di informazione che il nostro presidio sta compiendo, per rimediare a quella ignoranza “pressocchè generale” che anche il rettore ha citato nel suo intervento.

Sperando, per amor dell’onestà d’informazione, di ricevere un vostro riscontro positivo a questa lettera, magari a mezzo stampa, vi salutiamo cordialmente.

Gli studenti di Scienze in presidio

 

Il Piccolo

Università, Margherita Hack
‘Regaliamo ricercatori all’estero’

 

università, ricercatori

 

“Siamo masochisti, spendiamo per formare i ricercatori e poi li regaliamo agli altri paesi: è segno di imbecillità”. Questo il parere dell’astrofisica Margherita Hack sulla riforma del sistema universitario espresso nel corso di un’assemblea di studenti e ricercatori all’Ateneo giuliano. La Hack ha inoltre dichiarato: “Se oggi fossi uno studente occuperei le università”

 


CIE DI GRADISCA: rassegna stampa del 16 e 20 ottobre

Messaggero Veneto del 20/10/10

Cie, interventi da 1,6 milioni

 

GRADISCA. È fissata per il 28 ottobre l’apertura delle buste contenenti le offerte relative al bando di gara per l’appalto dei lavori di adeguamento e potenziamento della sicurezza nel Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di via Udine. Interventi di natura edile, in primis il ripristino degli “offendicula” (le sezioni con spuntoni ricurvi) in cima alle recinzioni, ed elettronica, con il previsto aggiornamento dei vari sistemi di telecamere a circuito chiuso e di rilevamento a infrarossi: per un importo complessivo che sarebbe di circa 1 milione 600 mila euro. Un preventivo rigorosamente non confermato dalla Prefettura di Gorizia, ente appaltante dei lavori, anche se le specifiche dell’intervento sono già state rese note nelle scorse settimane dall’assessore regionale alla sicurezza, Federica Seganti, nel corso della tavola rotonda svoltasi a Gradisca proprio sui temi inerenti al Cie e al Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo): innalzamento delle recinzioni e rivestimento delle stesse, almeno nei tratti di maggior criticità, con appositi pannelli in plexiglas per privare di punti d’appoggio i fuggitivi, ripristino delle cosiddette gabbie di parcellizzazione (le paratie divisorie che consentono di parzializzare l’uscita degli immigrati nel cortile esterno), implemento del numero delle telecamere interne e utilizzo di apparecchiature in grado di offrire una risoluzione d’immagine superiore, adozione di sensori e sistemi di rilevamento a infrarossi di ultima generazione. Di fatto una bocciatura integrale della cosiddetta politica di umanizzazione dei centri per immigrati italiani voluta nel 2007 dalla commissione interministeriale guidata al tempo dall’ambasciatore Onu Staffan de Mistura, che portò alla rimozione di diverse specifiche tecniche contenitive della strutture. Un procedura “ristretta” quella decisa dalla Prefettura di Gorizia per appaltare i lavori al Cie di Gradisca e al cui bando, fino a ora, si sarebbero presentate già quatro ditte. La scadenza del 28 ottobre, tuttavia, lascia intendere come già a novembre potrebbe partire l’intervento alla struttura isontina. Lavori che, salvo nuove disposizioni, consentiranno di “sbloccare” la capacità del Cie di via Udine che, una volta messo in sicurezza, dovrebbe andare a pieno regime, con la capienza complessiva che salirebbe dagli attuali 195 a 248 posti. A ieri, invece, erano ospitati nella struttura poco meno di 120 ospiti dopo l’uscita, nella mattina di lunedì, di una quindicina di immigrati: tra questi cinque i rimpatriati mentre gli altri dieci sono stati trasferiti in altre strutture. È tornato al lavoro già nello scorso fine settimana, infine, l’operatore che a fine luglio era stato denunciato per favoreggiamento (e di conseguenza sospeso) in occasione della fuga di un immigrato del Cie dall’ambulanza, che lo stava trasportando al pronto soccorso di Gorizia. Dopo la denuncia da parte delle forze dell’ordine, per l’uomo è stata disposta l’archiviazione del procedimento e il suo reintegro in organico, anche se con dirottamento al Cara. Stessa sorte potrebbe toccare all’operatore algerino, anche lui denunciato per favoreggiamento, ma, in questo caso, per aver ritardato la chiusura dei cancelli di uno dei due campetti di calcio presenti all’interno della struttura in occasione della fuga di massa del 15 agosto scorso. Marco Cec

 

Messaggero Veneto del 16/10/10

Siulp: dimezzare gli ospiti del Cie

 

GRADISCA. Si è parlato della carenza numerica dell’organico di polizia in provincia di Gorizia, problema legato anche e soprattutto all’“ingombrante” presenza del Cie, nel corso dell’assemblea che ha visto protagonista l’altra mattina alla caserma Massarelli di Gorizia il segretario generale del Siulp, il Sindacato unitario dei lavoratori di polizia, Felice Romano, impegnato proprio in questi giorni in un giro di assemblee in tutta Italia per illustrare i contenuti del contratto di lavoro e della previdenza complementare. Proprio la questione del Centro immigrati di Gradisca è stata in primo piano nell’ambito della riunione con Romano. Preoccupa l’insufficienza numerica dell’organico: Romano ha convenuto sul fatto che la provincia di Gorizia sia in estrema difficoltà a gestire quello che è il secondo Cie in Italia per dimensioni e che paradossalmente è ubicato in una cittadina di 6 mila abitanti mentre gli altri Centri per immigrati, che pure sono più piccoli, sono collocati in grandi città che così ne possono assorbire meglio la presenza “ingombrante”. «In questo modo – è il concetto evidenziato nell’incontro con il segretario generale del Siulp – è impossibile gestire la situazione con il numero attuale di agenti. Si rischia infatti di impoverire in maniera evidente il presidio sul territorio. La Questura di Gorizia fa fatica a reggere questa situazione». Nell’ambito dell’assemblea con il segretario generale è stata ribadita dal Siulp la necessità di ridurre significativamente il numero di ospiti del Cie gradiscano, «il numero di immigrati nella struttura – è stato auspicato – andrebbe almeno dimezzato». In questo modo secondo il Siulp sarebbe possibile poi gestire meglio il controllo del territorio. Al momento, peraltro, non sono attesi potenziamenti dell’organico.

TRIESTE: la guerra del comune contro i suonatori di strada

Piccolo del 19/10/10

Concertino di protesta in via delle Torri

 

Dapprima un paio di timidi e dolci flauti, poi un tamburello, un contrabbasso, un fischietto. Alla fine è stata un’orchestra, improvvisata finché si vuole, ma numerosa, sorridente, soprattutto grintosa, che non ne vuole sapere di sottoporsi all’ordinanza con la quale il sindaco, Roberto Dipiazza, vorrebbe cancellare dal centro cittadino “suonatori ambulanti, cantanti, cantastorie e similari”, come recita il testo del provvedimento. Nata sul tam tam di internet, col passa parola, stimolato dalla nuova associazione Arci di Andrea Neami, ma capace di travalicare subito i confini di uno schema per diventare “spontanea, coinvolgente, libera”, la manifestazione che si è svolta ieri nel tardo pomeriggio, in via delle Torri, ha ottenuto l’effetto opposto a quello che auspicava il sindaco. La curiosità per una musica inedita e non annunciata ha spinto molti dei passanti a fermarsi, per informarsi, capire, valutare e, in molti casi, ad appoggiare la protesta, firmando la petizione «con la quale – hanno spiegato gli organizzatori dell’incontro – chiederemo a Dipiazza di ritirare l’ordinanza». E per confermare che sono decisi ad andare avanti, i musicisti di ieri hanno già fissato il prossimo appuntamento: sabato alle 18 in piazza Cavana, dove è probabile che la cinquantina di manifestanti di ieri si moltiplichino. Il più esplicito ieri è stato Fabio Zoratti, triestino, che si definisce un «quasi diplomato in fisarmonica». Rinunciando per qualche istante a soffiare nel flauto, ha spiegato così le ragioni del gruppo: «Siamo musicisti di vario tipo, alcuni diplomati, altri no, ma tutti sinceramente appassionati di musica, un’arte che ci piace vedere come elemento di contatto con la gente – ha detto – per questo andiamo per le strade, ma con dignità. Certo – ha aggiunto – abbiamo il cappello in mano, perché la musica ci serve per vivere. In qualche caso si riesce a tirar su una cinquantina di euro al giorno». I vigili urbani, intervenuti sul posto, sono rimasti a debita distanza, limitandosi a osservare. Del resto, quando l’orchestra ha intonato “Besame mucho”, l’imporre il “buonanotte ai suonatori” non sarebbe stato capito. Ugo Salvini

 

Comune, parte la caccia ai musicisti di strada

 

di GABRIELLA ZIANI Vietato suonare in strada perché ne va di mezzo il decoro. Specie poi se uno suona male. E se i suonatori sono troppi, attirati dai tavolini di bar e ristoranti. Che ormai in verità sono più sulla pubblica via che tra quattro pareti. Dopo le panchine segate da un assessore per dissuadere i senzatetto, e le multe tremende per la pipì del cane, il Comune allontana i musici molesti. Ci sono fisarmoniche «che sembrano pneumatici», spiega l’assessore alla Vigilanza, Enrico Sbriglia, strimpellatori stonati che perseguitano i cittadini per spillare soldi. Ci sono «comportamenti che possono causare scadimento della qualità della vita e del decoro urbano», recita l’ordinanza che fa piazza pulita di violinisti improvvisati, chitarristi senza diploma e col cappello in mano. E che promette («prima che a qualche tavolo si arrivi a usare il coltello della pizza per azioni violente» dice Sbriglia) uno sgombero di legge per «mestieri di strada di suonatore ambulante, cantante, cantastorie e similari». Interdetti Canal grande, piazza Saant’Antonio e viale XX Settembre fino al Politeama Rossetti, via San Lazzaro tra le vie delle Torri e Mazzini incluse, via Dante, Corso Italia, piazza della Repubblica, via del Teatro Romano e del Forno, in Cavana (via e piazza), nelle piazze Hortis e Venezia e in via Torino, e sulle Rive. L’ordinanza è entrata in vigore il 15 ottobre, i primi sgomberi sono avvenuti ieri, ma senza scrittura di alcun verbale. La protesta è andata in scena subito dopo. Chi ieri ha organizzato il raduno orchestrale in via delle Torri reagisce malamente: «L’idea che siano gli artisti di strada a compromettere la qualità della vita nella città, e non speculatori e inquinatori vari, il proliferare di gazebo, ingorghi del traffico e bancarelle, che la sicurezza dei cittadini sia minacciata da uno strumento musicale e non dalla desertificazione degli spazi urbani provoca ripugnanza e rabbia verso questo provvedimento». Sbriglia dice che in Comune sono arrivate moltissime lamentele di persone «disturbate da suoni molesti, chi ha competenze musicali viene a chiedere il permesso per suonare in strada, e lo ottiene, e invece siamo bersagliati da pseudo-suonatori, da queste fisarmoniche che sembrano copertoni d’auto, costoro dopo aver maltrattato la tastiera non si schiodano dai tavolini senza aver intascato i soldi». Invece adesso al primo sgarro sono allontanati, al secondo avranno il sequestro dello strumento, al terzo una multa di 100 euro. I musicanti improvvisati potranno dirottarsi sulle zone senza ristoranti, nelle periferie dove l’ordinanza non arriva (ma se il fastidio si estende, arriverà). L’esercente al quale tuttavia «non dà fastidio la mazurca stonata – sottolinea l’assessore – semplicemente non chiamerà la polizia municipale, l’ordinanza serve per le zone e per le situazioni indicate, e anzi nessuno chiami in maniera impropria perché i vigili sono pochi e i problemi tanti». Il provvedimento è stato esteso proprio ieri anche ai raccoglitori di firme ai banchetti, 500 euro di multa nel caso si verifichi che «dietro quella richiesta di firma contro la droga si nascondono interessi diversi ed è un raggiro». E verrà presto allargato (l’ordinanza è approvata) ai giovani extracomunitari che vendono cose per strada: «Irragionevole vedere dei marcantoni che vendono libri illeggibili per via, perché non vanno a lavorare, a un’agenzia interinale, o alla Caritas?»

 

NOTAV: rassegna stampa del 20 ottobre

Piccolo del 20 ottobre

«Tav in Veneto tutto da decidere»

 

VENEZIA «Non è stato ancora stabilito nessun tracciato, specie per quanto riguarda il Veneto, altrimenti lo avremmo proposto alla condivisione dei sindaci». Lo ha precisato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, al termine della seduta di ieri della giunta regionale riferendosi alla Tav tra Venezia e Trieste. «Al vertice di una settimana fa a Trieste con il presidente Renzo Tondo e il coordinatore europeo del progetto 6 – ha precisato Zaia – non si era parlato di tracciati specifici. Io avevo semplicemente osservato che, considerati i 32 milioni di turisti presenti sulle spiagge della nostra costa, la Tav avrebbe dovuto privilegiare un percorso in grado di essere più vicino al mare». Saranno le società Rfi e Italfer a perfezionare lo studio progettuale. E lo faranno – come ha annunciato Zaia – entro il 16 dicembre, quando a Trieste sarà convocato un secondo vertice con il coordinatore europeo Ian Brinkhorst. Da ricordare che la scorsa settimana è stato siglato l’accordo sul tracciato transfrontaliero fra Trieste e Divaccia, in Slovenia.

 

Messaggero Veneto del 20/10/10

No Tav pronti a tornare a Bruxelles

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PORPETTO. I comitati No Tav del Friuli Venezia Giulia, dopo l’incontro di Porpetto, passano al contrattacco, affermando che in quell’occasione «Riccardi ha capito la rovinosa sconfitta!» Nel ricordare che l’incontro è stato organizzato dai comitati No Tav e non solo “da persone contrarie”, attaccano anche le televisioni locali, ree a loro dire, di «voler mettere la sordina a tutte le iniziative No Tav»! In un comunicato, il portavoce, Paolo De Toni, rilancia chiedendosi cosa «faranno adesso? Come potranno far finta di dimostrare all’Europa che, già tramite il Commissario Brinkhorst fino ad ora ha lasciato passare tutte le cose propinate in loco, che esiste un tracciato completo possibile, della tratta Venezia-Trieste? Vorrei ricordare che l’accordo siglato tra Zaia e Tondo, cioè quello sulla tratta bassa in Veneto (per incentivare il turismo nella località balneari venete), è stato letteralmente demolito dalla Commissione per la salvaguardia di Venezia. Noi vigileremo e segnaleremo alla Commissione Petizioni del Parlamento europeo se gli iter procedurali del nuovo progetto Av/Ac, presenteranno passaggi poco chiari, come la Commissione Petizioni di Bruxelles ci ha invitato a fare durante la discussione della petizione presentata dai comitati No Tav del Friuli Venezia Giulia sulla tratta Trieste –Divaccia, con la quale abbiamo aperto una corsia preferenziale e sulla quale faremo affidamento. Ricordiamo che in quell’occasione, al relatore firmatario della petizione, Gian Carlo Pastorutti, la presidente della Commissione, l’onorevole Mazzoni, ha risposto che essendo l’iter per il nuovo progetto appena iniziato, non ci sono le premesse per l’ispezione da noi richiesta e comunque che provvederà ad inviare una nota per invitare le autorità locali a promuovere una partecipazione democratica nelle decisioni che si andranno ad assumere. Ha inoltre ribadito- conclude De Toni- che il sottoscrittore della petizione potrà ripresentarla se ci saranno elementi concreti di valutazione». Ricordiamo che il percorso nel Veneto e del Fvg, seppur il termine ultimo per la presentazione del progetto sia il 31- 12- 2010, non è ancora stato presentato. (f.a.)

 

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