L’iniziativa di venerdì pomeriggio non è stata l’unica di questo weekend. Questa mattina gli attivisti del Comitato primo marzo sono tornati a far sentire la propria voce. In una ventina siamo andati in molo audace dove sono stati messi in mare sagome umane a simboleggiare i migranti morti in mare…
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ANTIRAZZISMO/ Trieste: Barcolana contro i respingimenti
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni locali
RASSEGNA STAMPA/ Studenti Trieste
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
NO TAV/ Dichiarazioni di Castelli sulla TAV
Marzo 17th, 2017 — General, Loro
NOTA: Stralci da articoli del Piccolo e del Messaggero Veneto (il resto delle interviste fa troppo schifo per essere pubblicato), le notizie sulla TAV invece ci servono
Messaggero Veneto SABATO, 09 OTTOBRE 2010 Pagina 2 – Attualità
Castelli: definito il tracciato Tav condivisione di Italia e Slovenia
L’intervista
MERETO DI TOMBA. La Tav veneto-friulana? Il tracciato è definito – passerà nel territorio di bonifica tra Musile-San Donà e Jesolo, toccando Caposile, la zona tra Chiesanuova e Passarella per poi risalire verso l’interno dopo aver superato il Piave -, ma «è importante che si superino le contrarietà degli enti locali al progetto veneto».
A che punto è la situazione dell’Alta velocità a Nord-Est?
«L’accordo per la Trieste-Divaccia è il primo gradino di una scala, ma lo ritengo importantissimo perché siamo riusciti ad avere la condivisione di Italia, Slovenia ed enti locali su una soluzione che è addirittura meno costosa della precedente».
E il tratto veneto friulano?
«Non si sa nulla del tracciato veneto… Ne ho parlato in commissione Trasporti qualche giorno fa. Il tracciato veneto passerà tra l’autostrada e la costa: in uscita dalla stazione dell’aeroporto il tracciato piega in direzione est, mantenendosi a nord del cordone litoraneo fino alla località di Caposile (Venezia). Da qui prosegue poi verso l’interno, nella bassa pianura, per affiancarsi all’autostrada A ad ovest di Portogruaro. Sembra però che ci sia la contrarietà di alcuni Comuni».
Questo potrebbe ostacolare la presentazione del preliminare entro fine anno?
«Il progetto può essere presentato comunque, ma sarebbe meglio cercare di appianare prima possibile le divergenze con il territorio. Abbiamo visto cosa è successo in Val di Susa: si rischia di fare un lavoro e dover disfare tutto».
Il Piccolo sabato 9 ottobre
La Tav veneta fiancheggerà la laguna Castelli: «Va cercata l intesa con i sindaci»
di MARCO BALLICO UDINE In commissione trasporti, a Montecitorio, Roberto Castelli squarcia il velo. E, dopo mesi di indiscrezioni, silenzi e timori, ”svela” il tracciato veneto della Tav. Il più sofferto: ebbene, come la Regione chiede sin dai tempi di Giancarlo Galan, quel tracciato non affianca l’autostrada A4 ma corre in basso, fiancheggiando la laguna, e strizzando l’occhio alle spiagge. Adesso, al suo arrivo in Friuli Venezia Giulia per un weekend all’insegna di Lega, politica e Barcolana, il viceministro alle Infrastrutture premette: «È un progetto preliminare». Ammette la necessità di superare le resistenze delle amministrazioni locali. Al tempo stesso, però, diffonde fiducia: il Nordest non perderà i fondi comunitari e nemmeno l’ultimo treno… per la Tav. IL TRACCIATO «In uscita dalla stazione dell’aeroporto il tracciato piega in direzione est, mantenendosi a nord del cordone litoraneo fino alla località di Caposile. Da qui prosegue verso l’interno, nella bassa pianura, per affiancarsi all’autostrada A4 a ovest di Portogruaro». Sono le parole con cui Castelli, in commissione Trasporti, risponde nei giorni scorsi a un’interrogazione del Pd. Alla fine, secondo le indicazioni della Regione Veneto ed escludendo l’affiancamento all’autostrada scelto dalla Regione Friuli Venezia Giulia, si privilegia dunque il tracciato ”basso”, quello che passa nel territorio di bonifica tra Musile-San Donà e Jesolo, toccando Caposile, la zona tra Chiesanuova e Passarella per poi risalire verso l’interno dopo aver superato il Piave. «Una ferita pesantissima al sistema ambientale del Veneto Orientale per consentire una fermata ferroviaria a Passarella che dista dal centro di Jesolo 14 chilometri» reagisce, a caldo, il deputato del Pd Rodolfo Viola. Sin qui i lavori in commissione. L’OSTACOLO Ma Castelli, arrivando nella serata di ieri alla festa leghista di Pantianicco e premettendo che si tratta per ora di un «progetto preliminare», non nega che il prossimo ostacolo è proprio il confronto con le amministrazioni locali: «C’è il nodo locale di chi si vedrà attraversato il proprio territorio e ha conseguentemente qualche perplessità. Ma non credo serviranno pressioni particolari, parlando con i sindaci cercheremo di trovare una mediazione». I FONDI UE Visti però gli avvertimenti del coordinatore europeo del Corridoio V, Jan Brinkhorst, che chiede il rispetto della scadenza del 31 dicembre, c’è il rischio di perdere i finanziamenti? Castelli rassicura e sparge ottimismo: «A un primo accordo siamo arrivati, non credo ci saranno problemi legati ai fondi». In ogni caso c’è un sostanziale via libera all’ipotesi commissario avanzata da Renzo Tondo e Luca Zaia, tra l’altro con un nome già condiviso dai due governatori, quello di Bortolo Mainardi, membro del cda dell’Anas. «Il commissario è senz’altro utile – sottolinea Castelli -, se verrà considerato necessario, procederemo». TRIESTE-DIVACCIA Martedì il viceministro, presenti anche il ministro dei Trasporti Altero Matteoli, l’omologo sloveno Patrick Vlacic e il coordinatore Brinkhorst, sarà nuovamente a Trieste. E parteciperà all’incontro interministeriale per l’accordo transfrontaliero sul tracciato della Trieste-Divaccia che, bypassando la Val Rosandra, risolve il nodo di un territorio fortemente contrario. Una soluzione, spiega ancora Castelli, «che scongiura un’altra ”Val di Susa” e che, tra l’altro, costa meno».
RASSEGNA STAMPA/ Studenti Pordenone
Marzo 17th, 2017 — General, Generale
SABATO, 09 OTTOBRE 2010 Messaggero Veneto Pagina 3 – Pordenone

In piazza contro tagli e disservizi
Protesta degli studenti delle superiori: nel mirino la riforma Gelmini

In via Poffabro prefabbricati «umidi e puzzolenti» per i liceali del Leo-Major Mattiussi senza mensa e trasporti adeguati, Isa Galvani con orari “impossibili”

«Liceo Leopardi-Majorana uguale “favela” di via Poffabro». Voci contro dal popolo della scuola: «L’Istituto artistico Galvani subisce lezioni di 60 minuti in via Scalvons e via Interna, caso unico in Italia». E ancora: «Mancano mensa e trasporti per la ragioneria Mattiussi in via Rive Fontane». Duri e puri, ieri, gli studenti in sciopero a Pordenone. «No Gelmini day – No riforma”, hanno scandito e parcheggiato bandiere e slogan in piazzetta Calderari.
Dalle aule alla piazza: 15-20 per cento di assenze, nella media provvisoria, nelle superiori. Dopo il corteo partito alle 9 dal Concordia, 300 ragazzi e “friend” dell’università e delle cattedre hanno denunciato le scuole-disastro, sotto le finestre del sindaco Sergio Bolzonello. Una delegazione di Portogruaro ha siglato l’asse veneto-friulano della resistenza in aula: protesta bipartisan, con qualche docente in corteo.
«Insieme con i ragazzi per coerenza – ha dichiarato Maria Carmela Salvo, la precaria di Fanna che ha fatto lo sciopero della fame –. Con gli studenti andrò a Roma il 16 ottobre, nella manifestazione con gli operai della Fiom». Alleanze strette con i Giovani comunisti di Pordenone in testa, che dedicheranno alla scuola un affondo nel Deposito Giordani oggi, alle 17. «Ci siamo stancati di tagli, disservizi e sacrifici – ha riassunto Giulio Vianello, leader della contestazione –. La riforma Gelmini non va: c’è il disastro nelle nostre scuole. Le cose che non vanno: le sedi-baracca, le mense-fantasma, gli orari di lezione che non coincidono con quelli dei pullman per i pendolari». Per Benedetto, del classico, «fanno pagare a noi la crisi, quelli al governo – ha detto –. Ci fregano».
Protesta multietnica: presenze massicce di ragazzi che hanno radici nel mondo. Luigina Perosa, che ha cattedra nel Centro territoriale per adulti, ha abbracciato Mohamed fasciato dalla bandiera rossa. «Sono a Pordenone da 7 mesi – ha lasciato l’Algeria – e frequento l’Itg Pertini. Chiedo diritti, come i miei compagni».
Tra i diritti rivendicati: quelli della scuola asciutta e con la luce del sole al posto dei neon rumorosi. «Freddo, infiltrazioni d’acqua, bagni con le porte bucate, tre computer che funzionano per 25 studenti della nostra classe»: al microfono in piazza c’erano Chiara e Ariola della quarta classe del Leopardi-Majorana. Hanno traslocato il 13 settembre nell’ex sede dell’Ipsc Flora e non si danno pace. «La baracca puzza. Abbiamo scioperato 3 ore – hanno aggiunto i liceali di quarta alloggiati in via Colvera – per ottenere di aprire la finestra: ci mancava l’aria. Le tubature esalano odore di marcio».
Problemi di rancio, per i ragazzi del professionale trasferiti nella nuova sede di via Ferraris a Torre Nord. «Chiediamo mense». Richieste fotocopia dei compagni di Cordenons. «Mangiamo un panino all’aperto alle 13 e torniamo a casa dopo le 19: che scuola è?». Noemi e Mattia hanno aperto la due giorni di sciopero: oggi aule vuote, o quasi, nell’Isa Galvani.
Chiara Benotti
RASSEGNA STAMPA/ Studenti Gorizia
Marzo 17th, 2017 — General, Generale
Messaggero Veneto SABATO, 09 OTTOBRE 2010 Pagina 3 – Gorizia

Slogan contro il ministro Gelmini, sit-in davanti alla Provincia e all’incrocio di via Diaz
Allestiti ai Giardini pubblici
Cinquecento ragazzi hanno manifestato in centro per il diritto allo studio
WORKSHOP
Chiesta anche la valorizzazione delle strutture: molte sono fatiscenti

In 500 secondo l’Unione degli studenti, la metà secondo la Questura nel picco di massima affluenza, gli studenti delle scuole superiori della Provincia di Gorizia sono scesi in piazza, ieri mattina, per manifestare contro il ddl Gelmini e a favore di una riforma del sistema scolastico che metta al primo posto il diritto allo studio, la qualità della didattica e la valorizzazione delle strutture (nella maggior parte dei casi fatiscenti, lamentano i ragazzi). Una protesta, organizzata a livello nazionale in 60 città italiane, che non rimarrà isolata: sono annunciate altre manifestazioni a fine ottobre e in novembre.
Se in piazzale Martiri della Libertà, dal quale è partito il colorato corteo, aperto dallo striscione “Si raccoglie democrazia seminando cultura. Pensa al futuro con la scuola spazzatura”, il gruppo era numeroso, in poco più di 150, invece, sono arrivati fino al traguardo, i giardini pubblici di corso Verdi, dove sono stati allestiti workshop che hanno affrontato i temi del razzismo nella scuola e della tutela degli studenti in stage e laboratori creativi. «Qui sono rimasti coloro che ci credono veramente, oltre che quelli interessati alla musica techno», ironizza Sara, del D’Annunzio, indicando con un cenno del capo il furgone circondato da ragazzi in festa dal quale promana la musica a tutto volume, nei giardini. Gli altri si sono persi per strada. Chi è stato intravisto a scolarsi birre camminando, chi seduto al bar davanti a un cappuccino. «Comunque la partecipazione è stata maggiore e più sentita rispetto all’anno scorso», osserva Greta. Dopo il fermento di occupazioni e autogestioni del 2008, quando l’indignazione e la rabbia da parte degli studenti nei confronti del ddl Gelmini erano molto vive, anche per via del tamtam mediatico, la protesta aveva infatti ceduto il passo al silenzio.
«Molti ragazzi sono rimasti delusi, dicono che i cortei non servono a niente», spiegano gli studenti. Ora le cose però stanno cambiando. Ieri alla manifestazione si respirava grande entusiasmo nei partecipanti.
C’erano studenti di Gorizia e di Monfalcone, ma anche da Gradisca e da Cervignano. Sulle note degli evergreen “Quarant’anni” e “Contessa” dei Modena City Ramblers, gli studenti hanno attraversato a passo di marcia e anche di corsa le vie principali della città (corso Italia e corso Verdi) e improvvisato due sit-in, davanti al palazzo provinciale e all’incrocio fra via Diaz e via Garibaldi, con momenti di riflessione e discussione e slogan scanditi con i megafoni (“Ma quale pacifismo, ma quale non violenza. Ora e sempre, Resistenza!” e un motto sarcastico nei confronti della Gelmini e di Berlusconi). Seduti per terra, i manifestanti hanno spiegato meglio alla città le ragioni della manifestazione. «Diritto allo studio sono tre parole che racchiudono però un sacco di proposte – è entrata nel dettaglio Greta –. La scuola pubblica dovrebbe permettere a tutti d’istruirsi, ma questo diventa difficile quando i libri costano 500 euro all’anno e altrettanti soldi bisogna spendere per l’abbonamento ai mezzi di trasporto. Noi contestiamo i tagli ai fondi per l’istruzione e l’università (che sono stati spesi invece per altre cose, come il pacchetto sicurezza). Depauperando il sistema d’istruzione pubblico le istituzioni vogliono creare il popolo bue, più facile da governare. Senza cultura si accetta tutto acriticamente».
Nei giardini è stata costruita in legno una cella a grandezza naturale. Soci delle Officine culturali di Monfalcone e della Comunità Arcobaleno intendevano sensibilizzare i giovani sul tema dell’indulto e sul fatto che si stia abbassando l’età media della popolazione carceraria. «Viviamo in un clima preoccupante. A Monfalcone alla fine dello scorso anno ha fatto una retata a casa di un ragazzo una quarantina di carabinieri alle 5 del mattino per controllare se ci fosse droga», ha raccontato una ragazza.
Ilaria Purassanta
SABATO, 09 OTTOBRE 2010
Pagina 3 – Gorizia
«Ecco tutti i cambiamenti che ci danneggiano»

Le lamentele
«Al D’Annunzio non ci hanno fatto vedere “Videocracy” soltanto perché parlava di Berlusconi». Dalle parole degli studenti che hanno partecipato ieri alla manifestazione traspare tanta amarezza mentre raccontano come l’istruzione secondaria superiore stia cambiando.
Obiezioni che riportiamo qui di seguito. Al Liceo linguistico le matricole fanno appena due ore di latino nel biennio e non per cinque anni, all’indirizzo turistico hanno soppresso in terza le ore di conversazione in lingua inglese e si studia geografia appena al quinto anno, all’artistico hanno tolto i rientri pomeridiani con i laboratori.
Al Cossar «vogliono accorparci all’alberghiero di Grado e non potremo più fermarci al terzo anno, nonostante sia una scuola professionale.
Siamo una specie in via di estinzione», lamenta Ana Maria. I ragazzi sciorinano tutti i cambiamenti a loro avviso dannosi per la qualità della didattica ed elencano le necessità logistiche: gli edifici cadono a pezzi in molti casi. Elia è scappato dall’Agrario di Gradisca al D’Annunzio con indirizzo biologico: «Ci hanno tagliato le ore di laboratorio. Noi vendevamo all’esterno i prodotti dei campi per trovare i finanziamenti per pagare le spese dei laboratori. Se poi sul lavoro ti chiedono: fammi un’analisi del terreno, non sei capace di farla, perché non hai avuto una preparazione pratica. è una cosa inaccettabile». Insomma questi ragazzi scendono in piazza con cognizione di causa, per cambiare davvero la realtà in cui vivono, senza annegare l’azione politica nell’utopia. Qual è il senso di questo impegno politico? Risponde Yannick, liceale del classico: «Credo che sia un obbligo morale, quello di acquisire i problemi presenti nella società e interiorizzarli». «Io faccio politica perché è così che si capisce il mondo in cui viviamo. Non accetto che mi dicano che sono piccola e quindi non capisco. Noi giovani capiamo eccome come vanno le cose. Io una capra che segue il branco non voglio esserlo», spiega decisa Sara. (i.p.)
NOTAV: il tempo passa…
Marzo 17th, 2017 — General, Loro
Da Il piccolo del 11/10/10
Tav a rischio, Tondo e Zaia al summit con l Ue
di MARTINA MILIA TRIESTE Il conto alla rovescia per il progetto dell’alta Velocità a Nordest è partito. Se domani a Trieste sarà il giorno della firma dell’accordo italo-sloveno per la Trieste Divaccia, mercoledì sempre a Trieste ci sarà il faccia a faccia tra il coordinatore del progetto prioritario 6 Laurens Brinkhorst e i governatori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto Renzo Tondo e Luca Zaia. Brinkhorst vuole vederci chiaro, vuole capire se le due Regioni siano pronte a presentare il progetto preliminare della linea ad alta velocità-alta capacità entro fine anno. Ma se il Friuli Venezia Giulia lavora da due anni per smussare gli spigoli del tracciato e arrivare alla piena condivisione con il territorio, in Veneto si rischia lo scontro tra Regione e Comuni. Un rischio che pesa anche sul Friuli Venezia Giulia perché il destino della linea ferroviaria e del corridoio V vede strettamente legate le due regioni. TRIESTE DIVACCIA Il nuovo tracciato della Trieste Divaccia, quello che bypassa la val Rosandra e così facendo la contrarietà delle popolazioni, sarà recepito formalmente martedì a Trieste alla presenza del ministro Altero Matteoli, del vice Roberto Castelli, del Ministro sloveno Patrick Vlacic e del coordinatore Laurens Brinkhorst. A fare gli onori di casa sarà la Regione Friuli Venezia Giulia che ha lavorato in prima linea per arrivare all’accordo. Se il tracciato “alto” (trenta chilometri di cui venti in galleria lungo l’asse Aurisina-Opicina-Sesana-Divaccia) trova l’accordo dei due Stati e, come ha evidenziato il viceministro Castelli, «è più economico», i tempi di realizzazione – comprensivi di quelli per la progettazione definitiva e le autorizzazioni – sono stimati in 8-9 anni: la progettazione deve essere conclusa entro il 2012 e i cantieri dovranno essere aperti entro il 2013. VENEZIA-TRIESTE E se la tratta transfrontaliera sembra avere, almeno sulla carta, tutti i requisiti per essere portata avanti, l’alta velocità in Friuli Venezia Giulia e Veneto fa i conti con forti ritardi e con due visioni diverse che rischiano di mettere in pericolo la realizzazione dell’opera. Se il Friuli Venezia Giulia ha confermato il tracciato parallelo alla rete autostradale e da due anni lavora a un confronto serrato con le amministrazioni locali per cercare di superare le perplessità e gli ostacoli posti dalle comunità sul passaggio di un’opera che, per quanto indispensabile, sarà impattante, in Veneto il confronto non è ancora partito e rischia di trasformarsi in uno scontro aperto. La Regione ha dato indicazioni a Rfi di progettare un tracciato che corra a metà strada tra la linea dell’autostrada e la costa. Un tracciato che le ferrovie hanno elaborato, ma che la Regione ancora non ha in mano materialmente per cui – almeno così riferiscono gli uffici competenti – non ha avviato il confronto con gli enti locali. Il caso vuole, però, che il viceministro Castelli intervenendo in commissione Trasporti abbia già fornito le indicazioni della linea – il tracciato prescelto è quello «basso», che dalla stazione dell’aeroporto di Venezia correrà a ridosso delle spiag ge fino a Caposile per poi risalire verso l’interno dopo aver varcato il Piave e affiancarsi all’A4 ad ovest di Portogruaro, dove si congiungerà con il tratto friulano – scatenando le preoccupazioni dei comuni interessati. Il progetto preliminare dell’opera va consegnato prima di Natale e se la Regione Veneto ha tutta l’intenzione di rispettare la scadenza, le contrarietà del territorio rischiano di mettere in pericolo questa volontà. IL COMMISSARIO I presidenti Zaia e Tondo dovranno, quindi, essere convincenti mercoledì prossimo nel confronto con Brinkhorst. I governatori puntano a giocare una carta in più: un commissario che acceleri le procedure di realizzazione. In una lettera inviata al governo, Tondo e Zaia hanno chiesto la dichiarazione dello Stato di emergenza e la nomina di Bortolo Mainardi, attuale consulente del commissario della terza corsia e già commissario per le infrastrutture del Nordest. Una nomina che le Regioni contano di ottenere in tempi celeri
Rivolta a Cagliari
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Rivolta di immigrati al Cpa chiuso per alcune ore l’aeroporto di Cagliari
NOTAV: scoppia la polemica anche in veneto
Marzo 17th, 2017 — General, Loro
Mentre in Veneto scoppia la bagarre a causa del previsto cambio di tracciato, il PD si conferma nel nord-est il partito più fortemente pro-tav….
Dal Piccolo del 12/10/10
Il sindaco leghista si ribella
TRIESTE «Nessuna infrastruttura calata dall’alto sulle nostra teste». Gianluca Forcolin, sindaco di Musile e deputato della Lega, aspetta i documenti ufficiali sul tracciato Tav da ministero delle Infrastrutture e Regione Veneto. Ma, nonostante il viceministro e il governatore siano del suo stesso partito, si dice pronto alla battaglia in difesa del territorio. Le anticipazioni di Roberto Castelli hanno creato subbuglio tra i sindaci interessati dal tracciato? Mi sono informato con ministero e Regione e ancora non c’è nulla di certo. Quindi è meglio aspettare la documentazione ufficiale per poi valutare le ricadute. Quale atteggiamento intende tenere? Ritengo opportuno chiedere un tavolo tecnico con Governo e Regione per conoscere nel dettaglio le cose. Nel contempo ci deve essere spazio di manovra per i sindaci di proteggere il proprio territorio. C’è preoccupazione sui tempi e sulla perdita dei finanziamenti. Lo capiamo ma se ci sono esigenze territoriali bisogna tenerne conto. Se verranno ascoltati i sindaci sono convinto che potremo rispettare i tempi. In caso contrario? Daremo battaglia per veder rispettati l’ambiente e, nel caso del mio Comune, le attività agricole. Ci sarà battaglia anche con Castelli e Zaia? Qui si parla del territorio, al di là del fatto che il viceministro e il presidente sono del mio stesso partito. E d’altra parte la difesa dei propri cittadini è il credo principale della Lega. (r.u.)
Il Pd fa squadra e boccia la Tav lagunare
TRIESTE «Il tracciato della Tav a ridosso delle spiagge? Fossimo stati noi al governo non sarebbe andata così». Il Pd del Friuli Venezia Giulia e del Veneto boccia l’ipotesi di un’alta velocità lungo il litorale in provincia di Venezia. E annuncia un’azione congiunta per far cambiare idea a Luca Zaia e all’assessore Renato Chisso: «Facciano dietrofront perché, altrimenti, c’è il rischio di ulteriori ritardi se non di uno stop». Il tracciato migliore? Secondo il Pd quello parallelo alla A4 Trieste-Venezia. Lo dice Debora Serracchiani. Lo ribadisce il capogruppo del partito nel Consiglio regionale del Veneto Laura Puppato che mette nel mirino soprattutto Chisso: «La variazione è stata imposta da un assessore che non ha mai riservato adeguata attenzione per il trasporto ferroviario». All’incontro di ieri a Udine c’era anche Rodolfo Viola, deputato del Pd che ha presentato un’interrogazione sulla Tav dopo che in commissione il viceministro Roberto Castelli ha reso nota l’opzione del tracciato ”basso”, quello che passa nel territorio di bonifica tra Musile-San Donà e Jesolo, toccando Caposile, e nella zona tra Chiesanuova e Passarella per poi risalire verso l’interno dopo aver superato il Piave. Un’ipotesi che, secondo Serracchiani, «vede le amministrazioni locali, nemmeno informate della novità, completamente contrarie». «È l’ennesima prova – aggiunge il segretario del Pd Veneto Rosanna Filippin – del centralismo regionale che sta dietro il vuoto federalismo sbandierato dalla Lega Nord». Non manca il veleno di Serracchiani: «I governatori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto si vedono in trattoria, noi ci incontriamo alla luce del sole». Oggi intanto a Trieste, su un altro fronte della Tav, al termine di un incontro che vedrà presenti il coordinatore europeo del Progetto prioritario n.6 Jan Laurens Brinkhorst e l’assessore ai Trasporti Riccardo Riccardi, è in programma la firma (contestata all’esterno dai No Tav di Trieste e del Carso) del viceministro Castelli e del segretario di Stato sloveno Igor Jakomin sull’intesa per la progettazione della tratta tra Trieste e Divaccia. Dopo mesi di trattative, Italia e Slovenia si sono hanno accordati sulla linea ”alta”, che sull’altipiano carsico da Aurisina raggiunge Opicina, seguendo la traccia della rete esistente, e poi si dirige verso il confine. Domani invece, sempre a Trieste, si terrà l’incontro tra Tondo e Zaia con Brinkhorst per approfondire le novità sul tracciato veneto. E proprio il governatore veneto, a ridosso dell’incontro, assicura che «c’è la volontà di chiudere la partita». E aggiunge: «Non c’è un tracciato che non abbia conflitto territoriale. Partiamo dal presupposto che ovunque passi, avrà comunque un comitato contro». (m.b.)
Dal Messaggero Veneto del 12/10/10
Tav, Pd di Fvg e Veneto contro il nuovo tracciato
di ANNA BUTTAZZONI UDINE. Le infrastrutture, dalla Tav al super-porto tra Trieste e Monfalcone, e il federalismo. Il Pd di Friuli Venezia Giulia e Veneto fanno squadra per dar forma a iniziative comuni sottolineando ciò che i governi, regionali e nazionale di centro-destra, non stanno facendo. Un’azione congiunta del Pd che verrà allargata anche ad altre regioni, per creare una sorta di blocco democratico e riconquistare il Nord. Debora Serracchiani, europarlamentare e segretaria regionale del Pd, comincia dal progetto Unicredit del super-porto. «Lo stop al finanziamento della piattaforma logistica di Trieste è l’ennesima occasione perduta e la riprova – afferma Serracchiani – che di questa regione non interessa più nulla a nessuno a livello di governo italiano. Mi auguro che l’amministrazione comunale di Trieste e la Regione prendano una posizione forte perché sostenere che il problema dipende dal fatto di attendere il rinnovo dell’Autorità portuale, è un’offesa all’intelligenza di chi ha lavorato per il porto di Trieste, di chi vuole bene a questa regione e di chi vorrebbe vederla veramente presente in modo centrale in Europa». Con lei a presentare la comune azione democratica c’è la segretaria regionale del Veneto, Rosanna Filippin, ma anche i parlamentari e i consiglieri regionali democratici di Fvg e Veneto. Dopo il porto è la volta della Tav, perché in Veneto il tracciato originario potrebbe cambiare. Un’ipotesi che trova l’opposizione dei democratici. «Il percorso – afferma Serracchiani – dovrebbe restare quello a nord, che corre parallelo all’autostrada A4 Venezia-Trieste, ma l’amministrazione veneta vuole spostarlo a sud, rendendo molto più costosa e probabilmente irrealizzabile questa infrastruttura fondamentale per il Nord-Est e per l’Italia. Con il rischio concreto che l’opera, il cui progetto preliminare dev’essere presentato entro il 31 dicembre, abbia ulteriori ritardi, se non addirittura uno stop». I democratici di Fvg e Veneto, quindi, chiederanno verifiche sull’impatto ambientale e sull’effettiva utilità di questo nuovo tracciato, denunciando anche il mancato coinvolgimento delle comunità locali, contrarie – a detta del Pd – alla nuova ipotesi. Il deputato Rodolfo Viola fa sapere di aver presentato un’interrogazione al viceministro Roberto Castelli, mentre Laura Puppato, capogruppo del Pd nel Consiglio regionale del Veneto, svela: «Il nuovo percorso è stato imposto dall’assessore veneto Renato Chisso». E sulla Tav immediata è stata la replica di Luca Zaia, governatore del Veneto. «C’è la volontà di chiudere la partita. Non c’è un tracciato che non abbia conflitto territoriale. Partiamo – ha detto Zaia – dal presupposto che ovunque passi avrà comunque un comitato contro». La partita-federalismo per il Pd si gioca invece assegnando centralità ai Comuni. «La Tav è l’ennesima prova – commenta Filippin – del centralismo regionale che sta dietro il vuoto federalismo sbandierato dalla Lega, e cioè l’esatto contrario del federalismo basato sulle autonomie che, come Pd del Nord, vogliamo sviluppare». I Comuni sono dunque lo snodo. «Quello che invece sta proponendo il governo – attaccano Filippin e il senatore Marco Stradiotto – è clientelare, fondato sul centralismo e rischia di rompere il Paese». Il vicecapogruppo del Pd in Consiglio regionale del Fvg, Mauro Travanut, parla invece di miopia politica. «Sul Federalismo partiamo da due posizioni diverse, la specialità del Fvg e l’ordinarietà del Veneto. È assurdo – spiega Travanut – pensare di abbassare il livello più alto. Va fatto il contrario»
Italia-Slovenia, oggi la firma per il tracciato Domani l incontro Tondo-Zaia con Ue
TRIESTE. Il nuovo tracciato della Tav nel tratto Trieste-Divaccia (Slovenia), parte del Corridoio V, sarà formalizzato oggi a Trieste dal viceministro per le Infrastrutture Roberto Castelli e dall’omologo sloveno Igor Jakomin. La firma dei due governi sull’accordo di cofinanziamento del progetto transfrontaliero e sul nuovo tracciato va a modificare il percorso individuato negli scorsi anni. Dopo mesi di dialogo e trattative, i due stati hanno raggiunto l’intesa sulla cosiddetta linea alta, che sull’altipiano carsico da Aurisina raggiunge Opicina, seguendo la traccia della rete esistente e poi si dirige al confine. Il nuovo percorso sostituisce la variante cittadina che avrebbe attraversato la città di Trieste ed era contestato dagli ambientalisti. In questo modo, con il finanziamento da 50,7 milioni di euro per la progettazione stanziato dalla Commissione europea nel dicembre 2008, potranno cominciare gli studi per la realizzazione del tratto transfrontaliero che è lungo poco meno di 40 chilometri. La firma dell’accordo è prevista nella sede della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia, protagonista nell’opera di mediazione con l’assessore ai Trasporti Riccardo Riccardi. Domani, sempre a Trieste, si terrà l’incontro tra i presidenti di Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, e Veneto, Luca Zaia, con il coordinatore del progetto prioritario numero 6 Laurens Jan Brinkhorst. Obiettivo della riunione è trovare l’intesa sul tracciato veneto da Mestre a Portogruaro dell’alta velocità. I due presidenti hanno già mandato al Governo italiano una lettera in cui chiedono la nomina di un commissario, in particolare di Bortolo Mainardi, per accelerare i tempi dell’alta velocità a Nord-Est.
NOTAV: presidio a Trieste
Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Rassegna stampa: Il Piccolo e il Messaggero Veneto del 13 ottobre
Una trentina di persone hanno partecipato quest’oggi (martedì 12 ottobre alle ore 13.30) al presidio in piazza Unità sotto il palazzo della Regione. L’occasione era la firma dell’intesa per il nuovo tracciato della Trieste-Divaccia fra Italia e Slovenia.

NO TAV/ Rassegna stampa 13 ottobre
Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Il Piccolo 13 ottobre
MERCOLEDÌ, 13 OTTOBRE 2010 Pagina 10 – Regione
INTESA SULLA TRIESTE-DIVACCIA ALLA PRESENZA DI BRINKHORST.
OGGI IL VERTICE TRA TONDO E ZAIA
Italia e Slovenia firmano l’accordo sulla Tav
Via libera al tracciato ”alto”: Opicina stazione passante, 101 milioni per i progetti. Il nodo dei porti

di ROBERTA GIANI
TRIESTE Trieste e Divaccia, almeno sulla carta, sono più vicine. E la Val Rosandra è ”salva”. Alle 15.57, con due ore di ritardo, la benedizione del coordinatore europeo Laurens Jan Brinkhorst e l’applauso liberatorio a favore di telecamere, Italia e Slovenia firmano in piazza Unità l’accordo quasi impossibile. Quello che, dopo anni di baruffe e ripensamenti, ”disegna” la tratta italo-slovena del corridoio ferroviario che deve unire, all’insegna di treni più veloci e capaci, l’Ovest e l’Est europeo. Lione al confine ucraino.
L’INTESA «Accordo storico» esultano i viceministri alle Infrastrutture Roberto Castelli e Igor Jakomin. È stata dura e il tracciato ”basso”, finito in un cestino, ne è la riprova. «Ma il passato è passato» sorride Brinkhorst. Il futuro, però, va ancora scritto: dove passerà esattamente il tracciato ”alto” che, schivando la Val Rosandra e le proteste, toccherà Aurisina, Opicina, Sesana e Divaccia? Che fine faranno i sei chilometri per ora fantasma che dovrebbero unire i porti di Trieste e Capodistria? Chi pagherà un’infrastruttura che dovrebbe costare un po’ meno di 2,4 miliardi? Ma, soprattutto, quando partiranno i primi treni?
LE INCOGNITE Domande, tante, in attesa di risposta. «Un passo alla volta. Quello di oggi è un punto di partenza essenziale e ci consente di evitare una nuova Val di Susa» afferma, nei panni di padrone di casa, l’assessore regionale alle Infrastrutture Riccardo Riccardi. «Abbiamo siglato un accordo che definisce irreversibilmente un tracciato condiviso dagli enti locali e più economico di quello iniziale» dà man forte Castelli. E già che c’è, fresco com’è di ”Barcolana”, assicura: «Trieste è in cima ai pensieri del governo». Jakomin, al suo fianco, evidenzia lo spirito di collaborazione mentre Brinkhorst, fedele al suo ruolo, incita a far in fretta: chi primo arriva, più chance ha di ottenere i (pochi) fondi europei.

IL TRACCIATO Ma adesso, firmato l’accordo, che succede? Mentre un gruppo di No-Tav manifesta sotto il Palazzo, definendo «distruttiva, inutile e costosa» un’opera «che non porterà nemmeno l’alta velocità», i tecnici delle ferrovie occupano la scena: devono definire il tracciato, gallerie annesse, e si mettono al lavoro già da ieri nella sede della Regione. «È presto per dire dove passeranno esattamente i binari. Vanno fatti gli approfondimenti e i rilievi» spiega Riccardi. Ribadendo i punti fermi: Opicina, e non Trieste, sarà la stazione passante e i treni raggiungeranno Divaccia «affiancando più o meno la linea esistente». Sempre da Opicina partirà il collegamento con il porto di Trieste: «Valorizzeremo al massimo la rete esistente e quindi useremo la linea di cintura». Pendenza massima: 12,5%. Era del 17% nel tracciato iniziale.
I COSTI L’accordo appena firmato blinda l’intera progettazione: il costo totale ammonta a 101,4 milioni di euro, di cui 50,7 a carico dell’Unione europea, 22 a carico dell’Italia e 28,7 della Slovenia. Castelli e Jakomin garantiscono sui fondi: i due paesi apriranno i portafogli. Subito dopo, rassicurano sui tempi: le scadenze imposte da Bruxelles saranno rispettate e, entro tre anni, le ”carte” saranno ultimate.
I CANTIERI E dopo? Per costruire la Trieste-Divaccia servono risorse ben più ingenti. «Ma siamo sotto i 2,4 miliardi di euro. Nulla di paragonabile ai 15 miliardi del Frejus» afferma Castelli. Dove trovarli, però? L’Europa può coprire sino al 30% del costo e, come ricorda Brinkhorst, nulla è scontato: «Dovete agganciare la programmazione 2013-2020 rispettando i tempi di progettazione esecutiva. E quindi dovete fare in fretta». I primi cantieri? Jakomin azzarda un pronostico: entro cinque anni. I primi treni? Castelli fa altrettanto: entro il 2020 «ma è solo un’ipotesi visto che si parla di un contesto difficilissimo come il Carso».
I DUE PORTI Il collegamento tra i porti di Trieste e Capodistria, di sicuro, rimane un ”mistero”: l’Italia lo vuole, la Slovenia no. Come finirà? «La priorità è chiaramente la tratta tra Trieste e Divaccia. Ma non deve ostacolare, anzi, la futura collaborazione tra Trieste e Capodistria» media Brinkhorst. Una grana ancora aperta, non certo l’unica. Oggi alle 10.30 il coordinatore europeo incontra Renzo Tondo e Luca Zaia, i governatori cui è appesa la tratta Venezia-Trieste, con la Regione Veneto che vuole la Tav ”lagunare”, mentre i sindaci protestano, e Castelli non si sbilancia. Come uscirne? «Vediamo…». Ottimista? «Sempre» sorride Mr Corridoio V.
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COLLEGAMENTI CON ROMA E MILANO, UDC IN PRESSING
Vertice sui treni soppressi
ROMA «L’Italia non può finire a Mestre». Angelo Compagnon, deputato friulano dell’Udc, si è fatto portavoce, con un’interrogazione al ministro dei Trasporti discussa ieri alla Camera, del grido di dolore di quanti scelgono di utilizzare il servizio ferroviario sulle tratte Trieste-Roma, Udine-Roma e Udine-Milano. Una vera odissea, dopo la decisione di Trenitalia, nel giugno scorso, di sopprimere gli Eurostar che effettuavano il servizio veloce con collegamenti diretti in poco più di cinque ore, e che costringe oggi i viaggiatori su rotaia a lunghe ed estenuanti attese per il cambio alla stazione di Mestre, o a rassegnarsi all’unico collegamento diretto, un Intercity con tempi di percorrenza pari ad otto ore e venti minuti. Senza contare l’eliminazione del treno notturno che arriva e parte non più dalla centrale stazione Termini di Roma ma dalla meno servita e periferica Roma Tiburtina. Tempo di arrivo dal via del capostazione, nove ore e trenta minuti. Un’offerta inadeguata e disdicevole, a giudizio di Compagnon, che ha ottenuto l’impegno a promuovere un incontro, la prossima settimana, con i vertici di Trenitalia per discutere la questione. Derivata, ha spiegato il sottosegretario Bartolomeo Giachino, dalle basse frequentazioni riscontrate sulla tratta Venezia- Trieste. «Da troppo tempo – ribatte Compagnon – a Mestre si bloccano tutti i collegamenti ferroviari diretti. Ma l’estremo Nord Est è un passaggio cruciale non solo per i rapporti commerciali, ma anche per quelli economici con i paesi dell’Est». (m.n.)
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Messaggero Veneto 13 ottobre

Italia e Slovenia hanno firmato l’accordo sul tracciato dell’alta velocità fino a Divaccia e il cofinanziamento della progettazione I presidenti di Fvg e Veneto si incontrano per decidere sul percorso della linea
Tav, ok al tracciato Trieste-Divaccia Venezia-Trieste, vertice Tondo-Zaia
L’INCONTRO

TRIESTE. L’accordo con la Slovenia c’è, ora tocca al Veneto. Il percorso per la Tav a Nord Est procede, un passo alla volta. Oggi a Trieste arriva il governatore del Veneto Luca Zaia (Lega) e la palla è nelle sue mani. Ad aspettarlo, in piazza Unità, non ci sarà soltanto il collega-presidente del Friuli Vg Renzo Tondo, ma anche mister Corridoio 5, l’olandese mandato da Bruxelles, Laurens Jan Brinkhorst, coordinatore del progetto prioritario 6 della Commissione europea. È proprio lui ad attende una posizione chiara della Regione Veneto sul tracciato.L’accordo. Prima le buone notizie: ieri Italia e Slovenia hanno condiviso ufficialmente a Trieste, con la firma di un trattato di cooperazione, il tracciato della Tav tra Trieste e Divaccia (Slovenia) e il relativo cofinanziamento della progettazione, che verrà realizzata nei prossimi tre anni. A siglare l’accordo sono stati i viceministri Roberto Castelli e Igor Jakomin, che hanno definito «storica» la firma dell’accordo e sottolineato che il tracciato scelto è meno impattante dal punto di vista ambientale e meno costoso di quello ipotizzato in un primo momento. Nei prossimi anni la Commissione intergovernativa lavorerà sul progetto. La progettazione, per un costo complessivo di circa 100 milioni di euro, sarà sostenuta per 50,7 milioni da fondi europei e per la parte restante sarà divisa tra i due Governi, che ieri hanno confermato l’impegno finanziario. Il tracciato scelto, il costo del quale è stimato in 2,3 miliardi di euro – secondo quanto ha riferito Castelli – è la cosiddetta «variante alta» che non attraversa il territorio urbano di Trieste, ma da Ronchi dei Legionari (Gorizia) raggiunge le località di Aurisina e Opicina, sul Carso, e poi il confine di Stato, sfruttando in parte la rete ferroviaria esistente.
I comitati. Ai piedi del palazzo della Regione un piccolo gruppo di No Tav manifestava contro l’alta velocità, ma l’assessore regionale Riccardo Riccardi ha evidenziato che «con il nuovo tracciato siamo riusciti ad evitare una nuova Val Susa». La firma di ieri, ha aggiunto Riccardi, che è riuscito a portare a casa la sede esecutiva del Board della progettazione, che sarà a Trieste, «è un punto di partenza essenziale che ci consente di guardare al futuro con maggiori certezze».
L’Europa. Brinkhorst ha aggiunto che farà «tutto il possibile per arrivare all’accordo. Non sono italiano, non sono sloveno – ha detto alla vigilia dell’incontro -, lavoro solo per l’Europa e sarebbe bizzarro se Veneto e Friuli Venezia Giulia non trovassero l’accordo, avendo già raggiunto l’intesa con la Slovenia». Le regioni sono obbligate a premere l’acceleratore sull’alta velocità a Nord Est e consegnare la progettazione a Bruxelles entro l’anno – sui vari tracciati sono già al lavoro i tecnici di Italferr – per evitare di perdere i finanziamenti comunitari.
Venezia-Trieste. Fino a Portogruaro, la Regione Friuli Venezia Giulia ha parlato chiaro, la Tav correrà in parallelo all’autostrada a tre corsie. I dubbi si concentrano tra Portogruaro e Mestre. Ma la questione è ancora accesa: dopo le dichiarazioni al Senato di Castelli, che, citando una delibera dell’allora giunta regionale di Giancarlo Galan, aveva indicato la variante Sud attraverso Caposile, dalle amministrazioni locali e dal Pd è arrivata la netta contrarietà a tale soluzione. Ieri è stato poi lo stesso Castelli a spiegare che «la scelta spetta alle amministrazioni locali», e dunque alla Regione di Zaia. «Magari – ha proseguito Castelli – perdiamo tre o sei mesi per discutere, ma poi guadagniamo cinque anni per non dover rifare tutto come prima».
Le regioni sono obbligate a premere l’acceleratore e consegnare la progettazione a Bruxelles entro l’anno – sui tracciati sono già al lavoro i tecnici di Italferr – per evitare di perdere i finanziamenti comunitari.
Beniamino Pagliaro
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La beffa sulla prima pagina del Piccolo
Sulla prima pagina del Piccolo del 13 ottobre, sotto l’articolo riguardante la firma dell’accordo Italia-Slovenia compare quello tutt’altro che esaltante sul porto di Trieste.
Infatti negli speakeraggi sotto il palazzo della Regione avevamo proprio evidenziato come Capodistria avesse fregato anche le banane al Porto di Trieste.
Perchè è rilevante questo fatto?
Perchè, come ha affermato lo stesso responsabile del progetto della tratta Venezia-Trieste, Carlo Comin di RFI:
«Prima criticità non è la linea ferroviaria,
prima criticità è il porto di Trieste»
Esporremo nei dettagli le dichiarazioni di Comin, filmate suo malgrado, il 9 giugno, in Consiglio Comunale a Duino-Aurisina, nell’Assemblea del 15 ottobre nel confronto a Porpetto con Riccardi e la Serracchiani
Il Piccolo 13 ottobre 2010

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