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NO ALL’ ECO-TECNOCRAZIA

Sabato 06 Novembre 2010 09:05

A proposito del libro “Una cura per la Terra” del sedicente eco-pragmatista Stewart Brand

Commento

Ma quale cura !?

I negazionisti sono più seri di questi falsi ecologisti. Infatti se si ammette l’esistenza di un effetto serra e di un “global warming” antropogenico che ha una determinante influenza sui mutamenti climatici in atto, allora la conclusione è che non serve fare nulla perchè, qualsiasi cosa si faccia per ridurre i gas serra, il sistema climatico collasserà comunque e lo stiamo vedendo. Allora se vale la pena di fare qualcosa è applicare correttamente la termodinamica cioè l’efficienza energetica spinta e di sistema, cioè l’analisi exergetica generalizzata di tutte le fasi del flusso dell’energia e della materia, all’interno delle organizzazioni sociali. E’ questa scienza che  Stewart Brand, come molti altri pseudo-esperti, conosce poco e male. Questo approccio, termodinamico-exergetico, è utile e necessario perchè comunque vadano le cose rispetto all’intensità e alle modalità della catastrofe ecologico-climatica già iniziata, avremo almeno in mano gli strumenti corretti per riorganizzare la società. Si tratta anche di un problema politico: la tecnocrazia centralizzata da un lato e la possibilità della gestione diretta dei processi dell’organizzazione sociale dall’altro. La cura proposta da Stewart Brand invece è come darsi martellate sui coglioni, non cura nulla e ci rende definitivamente impotenti per il futuro.

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Repressione/ Napoli Manifestazione + comunicato Comidad

Rassegna Stampa

Anarchici in piazza a Napoli – video
vetrine danneggiate, chiuso il metrò

foto

Anarchici in piazza a Napoli -  video  vetrine danneggiate, chiuso il metrò -  foto

Tensione in centro per il corteo partito da piazza Mancini. Sassate contro banche, serrata dei commercianti. Chiusa la stazione della Linea 1 in piazza Dante, meta della manifestazione

LA MANIFESTAZIONE

Corteo anarchici, sassi contro banche
chiusa una stazione del metrò

Oltre 1500 manifestanti in corteo da piazza Mancini a piazza Dante.

Lancio di pietre contro le vetrine degli istituti di credito, tagliati i fili delle telecamere

Anarchici e appartenenti ai centri sociali in corteo nel centro di Napoli per la manifestazione nazionale “contro la repressione” indetta dalla Federazione anarchica, con l’adesione di numerose sigle dell’estrema sinistra. Il corteo (1500 persone, secondo le forze dell’ ordine, 3 mila secondo gli organizzatori) è partito da Piazza Mancini, nei pressi della Stazione centrale diretto in piazza Dante, dove si è sciolto in serata.

Alla testa, dietro uno striscione sul quale è scritto “Le lotte non si processano”, si sono collocati diverse decine di manifestanti vestiti di nero e con il volto coperto da caschi. Diversi i manifestanti mascherati con fumogeni tra le mani. In corso Umberto un sasso lanciato da un manifestante ha infranto una vetrina dell’agenzia “Unicredit”, altri hanno preso di mira il “Monte dei Paschi di Siena”. Anche qui, una vetrina è stata infranta e la telecamera esterna è stata messa fuori uso.

I commercianti di Corso Umberto hanno abbassato le saracinesche per paura. Tra i gruppi presenti il “Sindacato lavoratori in lotta” ed i “Carc”, “Comitati di appoggio alla resistenza comunista”. Lungo il percorso del corteo, in piazza Borsa, alcuni manifestanti hanno tagliato i fili delle telecamere incontrate per non farsi riprendere. Contro l’agenzia di Unicredit sono stati lanciati sanpietrini, che hanno infranto l’insegna luminosa. La stazione di Piazza Dante della linea 1 della Metropolitana.

In serata il corteo è giunto in Piazza Dante. Qui la manifestazione si è sciolta senza ulteriori incidenti, ma gruppi di manifestanti, provenienti da Pistoia ed altri centri della Toscana, Torino e Roma, sono rimasti ancora in piazza.
Tre le banche prese di mira lungo il percorso, con danni ad insegne luminose e vetrine, una decina le telecamera di vigilanza di istituti di credito ed edifici messe fuori uso recidendone i fili elettrici, ma i manifestanti più minacciosi, vestiti di nero e con i caschi, che avevano fumogeni tra le mani, si sono limitati ad una dimostrazione di forza senza attacchi alle forze dell’ ordine.

Nel centro di Napoli, dal corso Umberto a piazza Dante è scattato il coprifuoco. Dalle 18, con un rapido passa parola, tutti i negozi hanno abbassato le saracinesche e spento le insegne luminose. Da un furgone attrezzato con altoparlanti, uno dei manifestanti ha accusato le forze dell’ ordine di aver diffuso la paura tra i commercianti.

Nel corteo, aperto dallo striscione “Le lotte non si processano”, tante bandiere nere dell’ anarchia, e la presenza dei disoccupati. Quelli dei “Banchi nuovi”, hanno sfilato con cinque gabbie. Su ciascuna una scritta: “operaio”, “precario”, “disoccupato”,”immigrato” “studente”.Uno striscione chiedeva libertà per “Tonino”, Antonio Mescia, arrestato il 26 luglio per il ferimento di un giovane aderente a “Casa Pound” durante il corteo per il primo maggio a Napoli.

(06 novembre 2010

 

COMUNICATO COMIDAD

TONINO LIBERO, LIBERI TUTTI

In riferimento alle notizie di stampa apparse
 sui giornali di domenica 7 novembre,
si precisa che la manifestazione per
 la liberazione di Antonio Mescia che si è
svolta a Napoli il pomeriggio di sabato 6 novembre,
 non è stata indetta dalla FAI,
ma compagni e gruppi della FAI ne hanno condiviso
 gli obiettivi e vi hanno
partecipato.

Alla manifestazione hanno partecipato
 non solo anarchici, ma anche compagni
di varie aree politiche, a testimonianza
 del fatto che il caso di Tonino viene
avvertito come un momento di una generale
 politica repressiva che vuole
criminalizzare e soffocare ogni espressione
 di dissenso.

La manifestazione si è svolta senza incidenti,
 e le tendenziose esagerazioni
della stampa circa le "tensioni" che vi
 sarebbero state, risultano in linea
con le esigenze della propaganda allarmistica
 e vittimistica del governo.

Comidad
www.comidad.org

CIE DI GRADISCA: non si placano i disordini al CIE

Da Il Piccolo del 07/11/10

 

Non si placano i disordini al Cie

 

GRADISCA. Resta alta la tensione al Cie (Centro d’identificazione ed espulsione) di Gradisca, dove, dopo l’aggressione a un operatore (rimasto fortunatamente soltanto contuso) e il tentativo di fuga di massa attuato da una quarantina d’immigrati nella prima serata di giovedì, ieri mattina si sono registrati nuovi disordini, culminati nell’incendio di alcuni materassi e nell’autolesionismo di un ospite della struttura, che si è procurato una profonda ferita al braccio. Stando a quanto si è potuto apprendere, la situazione ha cominciato a degenerare già verso le 11, subito dopo il rimpatrio di cinque immigrati tunisini (trasportati a Roma e Milano per essere poi imbarcati su due voli charter con direzione il Paese nordafricano). Praticamente in contemporanea si sono registrati sei nuovi ingressi nel centro di via Udine (per gran parte afgani). La scintilla sarebbe scoccata nel momento in cui un gruppo d’immigrati che aveva già goduto del permesso di uscire nei cortili esterni (che, su direttiva della Prefettura, è di un’ora per gruppi di 40 persone) si è rifiutato di rientrare nelle stanze, pretendendo l’intervento del medico. Gli ospiti hanno quindi “bloccato” i lucchetti dall’interno, impedendo agli operatori dell’ente gestore di entrare nel reparto notte. Un immigrato si è anche procurato (con un frammento di vetro di una finestra rotta durante i disordini della sera prima) una profonda ferita al braccio, schizzando sangue sul personale e cospargendo alcuni lucchetti. Una situazione che ha costretto gli operatori a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine mentre, nel frattempo, gli ospiti di otto stanze hanno trascinato nei corridoi esterni alcuni materassi, dandogli fuoco. Focolai prontamente spenti con gli estintori dagli stessi operatori, mentre solo una volta forzati i lucchetti da parte delle forze dell’ordine il personale medico della struttura ha potuto prestare le cure all’immigrato feritosi al braccio. Un taglio profondo, ma che, tuttavia, non ha richiesto il trasporto al pronto soccorso. La situazione è tornata sotto controllo solamente verso le 15, quando gli operatori hanno potuto somministrare il pranzo a una sola delle due sezioni del Cie teatro dei disordini. Marco Ceci

Sap: la situazione rischia di esplodere

 

Gradisca GRADISCA. Il Cie di Gradisca «manifesta alti livelli di pericolosità» e la situazione è tornata a essere “calda” a causa «dei rimpatri che avvengono da Milano e da Roma, in cui gli immigrati devono essere accompagnati in assenza di direttive e modalità specifiche, con gravi rischi». È la nuova denuncia della segreteria provinciale del Sindacato autonomo di Polizia (Sap), il quale in una nota ha ricordato che «i rimpatri a piccoli gruppi attuati in questi giorni hanno alzato pericolosamente la tensione nel Cie gradiscano. Nella mattinata odierna (ieri, nd r) sono stati nuovamente bloccati i lucchetti di accesso a otto stanze, così da non permettere ad alcuno di entrarvi e in tre di queste sono stati incendiati materassi. Gli operatori, coadiuvati dalle forze dell’ordine prontamente intervenute, hanno dovuto spegnere, da fuori, i piccoli incendi posti in essere. Il sistema di vigilanza si palesa inadeguato a fronteggiare i disordini interni e andrebbe urgentemente rinforzato. Episodi di autolesionismo, infatti, si verificano con sistematicità per evitare il prossimo rimpatrio e con il blocco delle serrature è impossibile intervenire in soccorso». Fra le criticità operative evidenziate dal Sap anche quelle derivanti dagli accordi internazionali fra l’Italia e gli altri Paesi. «Il problema è che la Tunisia, da cui proviene la maggioranza degli immigrati ristretti al Cie isontino, consente il rimpatrio di sole quattro unità da tutta Italia, costringendo quindi alla duplicazione dei viaggi e aumentando i rischi connessi con le attese, costringendo, quindi, una Questura “piccola” come quella di Gorizia a un costante impiego di personale. Chi rimane ha la coscienza del fatto che, prossimamente, toccherà anche a lui e pertanto gioca la carta della disperazione»

 

AMIANTO/ Colpiti !!

Anche nel MV online

Un piano anti-amianto
per l’ex Frigorifero di Udine

amianto, ex frigorifero

di Cristian Rigo

Un intervento straordinario per bonificare l’area dall’amianto nell’ex Frigorifero di via Sabbadini è stato messo a punto dal Comune con l’intenzione di salvare lo storico edificio. Un piano necessario per risolvere due emergenze diverse: quella ambientale e quella architettonica.
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MV LUNEDÌ, 08 NOVEMBRE 2010 Pagina 7 – Udine

Ma resta sempre l’incognita legata ai 9,6 milioni di euro

Ex Frigo, un piano contro l’amianto

Il Comune vuole bonificare l’area e poi procedere al restauro

LE RISORSE

IL PROGETTOx

Una risposta della giunta dopo le recenti proteste del Csa sulla questione ambientale Timori anche per le infiltrazioni d’acqua che stanno minacciando lo stabile da recuperare

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di CRISTIAN RIGO

Un intervento straordinario subito per isolare l’amianto e garantire la massima sicurezza in tutta l’area dell’ex Frigorifero e poi un unico appalto integrato per assegnare progettazione definitiva ed esecuzione dei lavori. Questo il piano messo a punto dal Comune per salvare lo storico edificio di via Sabbadini dal degrado.
Un piano in doppia mossa, che si è reso necessario per risolvere due emergenze diverse: la prima, sollevata dal Centro sociale autogestito (che nei giorni scorsi ha organizzato anche una manifestazione di protesta con tanto di volantinaggio), di natura soprattutto ambientale vista la presenza di una tettoia in eternit fatiscente; la seconda, invece, di tipo architettonico perché le infiltrazioni d’acqua stanno mettendo a rischio la sopravvivenza stessa di quello che nei piani di palazzo D’Aronco dovrebbe diventare il “Centro culturale per la Mitteleuropa”.
Il condizionale però è d’obbligo perché, dopo la mancata assegnazione dei 9,6 milioni di euro per recuperare l’immobile in vista delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, promessi da Roma e poi mai arrivati, il futuro dell’ex Frigo è adesso di nuovo in discussione. Ma non la volontà del sindaco Furio Honsell di recuperare uno dei più importanti esempi di archeologia industriale presenti in provincia.

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«Abbiamo già assegnato la progettazione preliminare (a disposizione per il recupero dell’area ci sono 6,5 milioni di euro) e – spiega l’assessore alla Gestione urbana, Gianna Malisani –, visto l’esito del sopralluogo con il Soprintendente Luca Rinaldi, che ha evidenziato la necessità di procedere quanto prima al recupero per evitare che le infiltrazioni compromettano definitivamente l’edificio, stiamo facendo il possibile per ridurre i tempi di attesa prima di avviare il cantiere. In quel contesto – assicura l’assessore – era già previsto anche un intervento per risolvere l’emergenza-amianto, ma il degrado della pensilina ci ha convinto a separare i due interventi».
Prima di tutto quindi il Comune farà partire una bonifica. «Stiamo verificando con gli uffici la possibilità di reperire i fondi necessari – dice ancora la Malisani – perché si tratta di interventi costosi che devono seguire una procedura ben precisa. In attesa della bonifica vera e propria, amplieremo l’area di sicurezza che è stata transennata per evitare qualsiasi possibilità di contatto, ma tengo a precisare che quella zona non faceva parte del parcheggio».
Risolto il problema amianto, si procederà con il recupero dell’immobile e si discuterà sulla possibile destinazione. Ecco perché il Comune ha dato all’associazione temporanea di imprese costituita dalla Progettazione tecnica organizzata scarl di San Donà di Piave, dallo studio Novarin di Udine e da Bulfone Francesco di Tavagnacco, l’indicazione «di recuperare la struttura lasciandola open-space». Un pezzo di storia da salvare e uno spazio vuoto da “abitare” che sarà dunque restituito alla città.

NO TAV nell’isontino

Il Piccolo del 07/11/10

Nasce il Coordinamento dei comitati popolari contro il Corridoio 5

Forse, almeno nella Bisiacaria, la tensione si è un po’ allentata. Ma l’emergenza appare ancora giustificata se, come ben si sa, entro il prossimo 31 dicembre, Rfi dovrà presentare il progetto preliminare per la tratta ferroviaria del Nordest che riguarda l’ormai famoso Corridoio 5 e l’Alta velocità. Il punto della situazione è stato fatto venerdì sera, a Ronchi dei Legionari, in occasione di un’iniziativa promossa dal circolo cittadino di Rifondazione comunista e dai Giovani comunisti della provincia di Gorizia. «Lo scenario appare inquietante – ha esordito Luigi Bon – in quanto proprio a Ronchi dei Legionari si delineano tre prospettive che andranno a mutare il volto del territorio, vale a dire l’alta velocità, il polo intermodale dei trasporti e la variante generale del piano regolatore. Tre aspetti che ci preoccupano non poco». E’ più che mai attivo, invece, il comitato “No Tav” della Bassa Friulana che, per voce di Giancarlo Pastorutti, sottolinea come dalla Regione tutto venga fatto passare sotto silenzio e senza che nessuno abbia la possibilità di vedere le “carte” che sono state prodotte in merito. Ad evidenziare ciò anche Dario Predonzan, responsabile settore trasporti ed energia del Wwf regionale. Il tracciato dell’alta velocità, però, interessa anche Monfalcone. Esso, infatti, prevede una galleria ai piedi della Gradiscata, a qualche centinaio di metri dall’ospedale di San Polo: 28 chilometri sotto il monte Hermada sino a Opicina. «Un’opera ciclopica – ha dichiarato il consigliere provinciale Fabio Del Bello – con un impatto ambientale che appare davvero molto preoccupante». E se, poi, il progetto iniziale prevedeva l’ingresso della galleria sotto la collina dello Zochet e il passaggio sotto i laghetti delle Mucille, la strenua battaglia del comitato locale ha avuto partita vinta. Il tracciato è stato infatti abbassato e passa dietro le colline monfalconesi, con un sensibile peggioramento dell’impatto proprio ai danni della città dei cantieri. Ma, sempre secondo Del Bello, va fatto rispettare ciò che ha deliberato il Consiglio comunale nel 2008, quando venne chiesta una revisione del progetto. E questa mattina, alle 11.30, nel parco della Rocca, verrà presentato il Coordinamento zonale per la difesa del Carso e del Timavo, il quale punta alla realizzazione del parco naturale del Carso.

Luca Perrino

CAOS CLIMATICO/ Anche la bassa friulana sott’acqua

MV MARTEDÌ, 09 NOVEMBRE 2010

martedì 09.11.2010 ore 09.26

Ancora allagamenti in Friuli
Forti danni causati dai fulmini

maltempo, allagamenti

L’emergenza non è rientrata e lo stato d’allerta resta alto: le tante ore di pioggia hanno ingrossato i corsi d’acqua di tutto il Friuli e del territorio isontino. Critica la situazione nelle Valli del Natisone, provate dall’abbondanza delle precipitazioni, ma anche nella Bassa Friulana, mentre a Gorizia vengono allagate case e strade.

 

 

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TRIESTE: 15 scuole + lettere occupate!

Da Il Piccolo

 

MARTEDÌ, 09 NOVEMBRE 2010

Studenti in rivolta, occupate 15 scuole

L’«insurrezione» innescata, oltre che dalla riforma Gelmini, dagli edifici fatiscenti e dai tagli ad alcuni corsi

di ELISA COLONI

 

Studenti triestini in rivolta. Scuole superiori occupate. È stata un’insurrezione di massa, quella scoppiata ieri in quasi tutti gli istituti superiori della città: 15 scuole su 17.

Dai licei agli istituti tecnici, dai commerciali alla scuola d’arte: i ragazzi si sono presentati in centinaia ben prima delle 8, striscioni e volantini alla mano, molti con il viso coperto da sciarponi e bandane; e la mattinata è trascorsa tra concitate assemblee e un tam-tam di notizie ”messaggiate” con i telefonini da un’aula all’altra della città. Risultato: portoni incatenati, scalinate e corridoi interni blindati da poderose barricate, dirigenti e docenti in strada, lezioni cancellate. In alcuni casi i presidi hanno tentato di ”ribellarsi” agli insorti usando la mano pesante, ed è finita, come all’istituto Nautico, a finestre sfondate dai vigili del fuoco (ma senza riuscire a impedire la protesta).

Era dal 2008 che a Trieste non si assisteva a un’occupazione di massa come quella di ieri. Un’iniziativa organizzata capillarmente dagli studenti nelle scorse settimane. Increduli i dirigenti scolastici (fuori dalle scuole sotto la pioggia per ore, in attesa di capire il da farsi), che hanno definito la protesta «del tutto inaspettata».

Gli istituti Carducci, Galvani, Da Vinci-Sandrinelli, Nautico, Carli, Max Fabiani, Nordio, i licei Oberdan, Dante, Petrarca e Galilei, e le quattro scuole slovene Slomsek, Stefan, Zois e Preseren: questa la mappa del dissenso studentesco. Solo in due scuole – Volta e Deledda – le lezioni si sono svolte regolarmente. A scatenare la protesta motivi di portata nazionale – riforma Gelmini, tagli delle risorse, paventata privatizzazione delle università – ma soprattutto alcune vicende triestine: edifici scolastici fatiscenti e cancellazione di alcuni corsi e laboratori.

La rivolta è montata nel corso della giornata, segnata da costanti colpi di scena, con tira e molla che, come spesso accade in queste circostanze, hanno dato vita a situazioni di incertezza. Al Petrarca, ad esempio, per tutta la mattinata si è svolta un’assemblea permanente, che solo nel primo pomeriggio ha deliberato l’occupazione della struttura. Al Galilei invece solo la sede centrale è stata occupata, non la succursale di via Battisti. Al Dante la mattinata è stata contrassegnata dall’«anarchia»: alcune classi hanno fatto lezione, altre no; poi un’assemblea straordinaria ha sancito la definitiva ”presa” dell’edificio. Il Nordio ha dichiarato aperta la rivolta solo nel tardo pomeriggio, contagiato dall’ondata di protesta.

Negli istituti in autogestione via libera a corsi d’arte, cineforum, dibattiti su come dovrebbe essere la scuola a misura di studente. Fitti i preparativi in vista della prima nottata tra i banchi, con scorta di viveri e sacchi a pelo, come al liceo Oberdan, una delle strutture in cui la protesta ha avuto maggiore eco (con circa 200 studenti coinvolti), e dove i ragazzi hanno lanciato una sfida forte e chiara: «Non molleremo. Vogliamo occupare per tutta la settimana. Resisteremo a qualsiasi tentativo di sgombero». «Però vogliamo uscirne a testa alta – ha commentato uno studente, Stefano Pitacco – e per questo motivo saremo corretti: la nostra è una protesta seria».

Marta Pacor, studentessa dell’Oberdan e rappresentante dell’Unione degli studenti, ha spiegato: «Siamo stufi di assistere a continui tagli alle risorse. In alcuni istituti, come il Galvani, è stata cancellata la sezione audiovisivi per mancanza di fondi, mentre al Nordio le prime classi di quest’anno non potranno più seguire alcuni laboratori. Per non parlare degli edifici in cui siamo costretti a fare lezione: obsoleti e vetusti. La Provincia aveva promesso una serie di controlli sullo stato di salute degli immobili, in particolare sotto il profilo della sicurezza, e noi non abbiamo visto nulla di concreto».

 

Ragazzi dietro le barricate al ”Dante” e al ”Galilei”

«Istituzioni immobili, allora i bagni e le pareti li dipingiamo noi»

Appeso qua e là lungo gli interminabili corridoi del Dante Alighieri c’è il ”decalogo”, un vademecum ideato dagli studenti del liceo classico che elenca le regole da rispettare durante l’occupazione della scuola: niente alcolici e sostanze stupefacenti, ingresso vietato agli esterni ma aperto a tutti coloro che devono seguire i corsi dell’Università popolare e poi, ancora, vietato rovinare o distruggere gli arredi. I ragazzi del Dante hanno optato per un’occupazione ”politically correct”: barricate sì, ma con una porta aperta al dialogo.

Uno degli organizzatori, Tommaso Gandini, però avverte: «Per ora restiamo così. Ma se cominciano a crearci dei problemi, allora chiudiamo il portone e da lì non entra più nessuno. La nostra situazione è particolare: condividiamo l’edificio con la scuola media e con l’Università popolare. Per questo motivo abbiamo deciso di non incatenare l’entrata, ma di fare solo le barricate ai piani superiori, per dividere a metà i corridoi e impedire l’ingresso di eventuali alunni della media».

Ieri, a dare il proprio sì all’occupazione, è stata la stragrande maggioranza dei presenti all’assemblea straordinaria organizzata in mattinata. «A partire da domani (oggi, ndr) organizzeremo vari corsi di tipo artistico e le letture comparate dei giornali».

Se questa è la situazione al liceo Dante, le barricate continuano anche in un altro lieceo, lo scientifico Galilei. Due studentesse della V C, Zoe Nemec e Ludovica Buri, ieri hanno raccontato: «Stiamo facendo noi quello che dovrebbero fare le istituzioni. Abbiamo pulito alcuni bagni della scuola e domani (oggi, ndr) ci armeremo di pittura e dipingeremo i muri. Noi stiamo protestando per il bene di tutti, anche dei professori, costretti a lavorare in condizioni assurde, con stipendi inadeguati rispetto ai colleghi europei. Per non parlare dei problemi del sovraffollamento, con classi che arrivano ormai anche a 32 alunni». (el. col.)

 

 

PER UNA CURIOSA COINCIDENZA TEMPORALE

”Ribellione” anche alla facoltà di Lettere

Presidio notturno nella sede di via Economo contro le decisioni del governo

Zaini usati come cuscini, sacchi a pelo gettati a terra, banchi trasformati in giacigli di fortuna. Ieri sera il Dipartimento di Storia dell’Università ha assunto le sembianze di una sorta di dormitorio collettivo. Gli studenti della facoltà di Lettere hanno dato vita ad un presidio che, per tre giornate di seguito, si tradurrà nell’occupazione notturna delle aule e dei corridoi della sede di via Economo, sul modello di quanto accaduto nelle settimane scorse a Scienze.

Una protesta, quella degli iscritti di Lettere, che si salda solo idealmente a quella dei ragazzi degli istituti superiori. Dietro alle due azioni, si affrettano a precisare i rappresentanti di facoltà, non esiste infatti alcuna regia comune, bensì una semplice coincidenza temporale. Per quanto autonome, però, entrambe le mobilitazioni nascono da un’identica convinzione: la necessità di accendere i riflettori sulle conseguenze pesantissime e drammatiche che le manovre partorite dall’attuale governo rischiano di produrre sulla qualità dell’istruzione pubblica.

Del resto se le scuole superiori cadono a pezzi, gli spazi a disposizione degli universitari non sono poi messi tanto meglio. «Nel Dipartimento di Storia le scale puzzano, le sedie sono perennemente sporche e i banchi non si trovano in tutte le aule – spiega Vanja Macovaz, uno dei rappresentanti di facoltà -. Ecco perchè abbiamo scelto di dar vita al presidio proprio in questa struttura: via Economo è la sede più disastrata ed è quindi una sorta di simbolo dello sfacelo a cui l’università sta andando incontro a causa dei continui tagli, che penalizzano prima di tutto la didattica».

Didattica che però, gli studenti di Lettere, non intendono assolutamente bloccare. Fino a mercoledì, infatti, l’occupazione interesserà solo la fascia oraria 19-8, in modo da non interferire con lo svolgimento dei corsi. «Non intendiamo passare per studenti lavativi che puntano solo a saltare le lezioni – continua Macovaz -. Al contrario intendiamo promuovere una mobilitazione costruttiva e non autoreferenziale, attorno alla quale far convergere studenti e professori».

E alcuni docenti, in effetti, ieri sera hanno fatto visita ai manifestanti esprimendo piena condivisione con le motivazioni del presidio. Tra di loro non c’era però la preside di Lettere, Cristina Benussi, che attende ancora di conoscere le richieste degli occupanti. «Parlerò con i ragazzi domani (oggi ndr). Solo dopo potrò fare considerazioni sulla protesta». (m.r.)

BRESCIA: cariche contro immigrati e antirazzisti

Brescia: cariche e fermi al presidio solidale

Lunedì 8 novembre. La polizia arriva in forze alle 6 del mattino per sgomberare il presidio solidale sotto la gru, sulla quale da sei giorni resistono sei immigrati in lotta contro la sanatoria truffa.
Violentissime cariche si susseguono per l’intera mattinata. 
Numerosi i feriti e i fermati. Il centro della città è sotto assedio.
La violenza dello Stato in armi è la risposta di Maroni al grande corteo di sabato scorso.
Ore 16. Una trentina i fermati dalla polizia con l’accusa di resistenza e incitamento alla disobbedienza alle leggi. In via S. Faustino si è riformato un presidio di circa 300 persone. Gli immigrati sulla gru – uno si è legato un cappio al collo ed è seduto sospeso sul vuoto – resistono ma sono sotto assedio.

Ore 19. Il bilancio della giornata è molto pesante: sei arresti – due italiani e quattro immigrati – 12 stranieri senza carte sono stati rinchiusi nei CIE, in attesa di espulsione. Tre a Milano, cinque a Torino, degli altri non si sa: potrebbero persino essere già stati deportati.

Ore 21. Tensione al presidio in via S. Faustino tra i cinquecento immigrati e antirazzisti e la polizia in assetto antisommossa: qualche spintone poi cala una calma tesa. Il presidio prosegue tutta la notte.
Aggiornamenti su Indymedia e su radio Onda d’urto.

 

Repubblica

Brescia, così nasce una carica

 Brescia, così nasce una carica

IL VIDEO A Brescia, al presidio per gli immigrati che protestano sulla gru, un funzionario di polizia invita i manifestanti ad andare “in qualche locale, ma non qui”. E poi…

Berlusconi contestato in Veneto e all’Aquila

Tu bunga bunga, noi macerie

TRIESTE: tutte le scuole occupate!!!

 

Il Piccolo MERCOLEDÌ, 10 NOVEMBRE 2010

SI ESTENDE LA PROTESTA NELLE SCUOLE CITTADINE

Studenti sulle barricate, occupati anche Volta e Deledda

Il motto è resistere a oltranza. Ieri sera riunione al Dante tra i rappresentanti dei ”ribelli”

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