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ANTIFASCISMO/ AIELLO: è meglio non fidarsi

Sembra che il proprietario del Bar di Joannis

nel Comune di Aiello abbia annullato

il concerto dei nazisti di merda di “Ultima Frontiera”,

ma potrebbe essere solo un banale trucco,

per cui è meglio non abbassare la guardia

 

ilpiccolo3marzo

ANTIRAZZISMO e SANATORIA: i giochi sporchi delle questure e del governo

Da Repubblica del 04/03/10

 

In gran segreto il governo ordina: via chi ha chiesto la sanatoria ma ha un’espulsione alle spalle
La linea dura applicata a Trieste, Riimini  e Perugia. Clemenza a Milano, Venezia e Bologna
L’ultima beffa agli immigrati spunta la sanatoria trappola
Input contraddittori dal  Viminale. Prima rassicura gli stranieri, poi avalla il giro di vite

dal  nostro inviato PAOLO RUMIZ

TRIESTE – Come criminali comuni,
magnaccia o spacciatori di droga. Gli immigrati che hanno fatto domanda
di sanatoria ma in passato non hanno rispettato un decreto di
espulsione vanno rispediti a casa.Non ovunque, ma così, come gira agli
uffici stranieri delle questure. Qua e là, alla chetichella, partendo
dalla provincia, che nessuno mangi la foglia in anticipo. Uno sì e
l’altro no, in modo che tutti restino col fiato sospeso. Funziona così
la sanatoria Maroni: inflessibile in alcune province, a maglie larghe
altrove. Una dicotomia interpretativa che colora la carta d’Italia come
le chiazze del morbillo.

Durezza a Trieste, Rimini, Perugia. Clemenza
a Milano, Venezia, Bologna e in altre province. Incertezza ovunque, di
conseguenza. La voce si è sparsa e gli immigrati si scoprono a
bagnomaria, con un contratto regolare in mano ma senza sapere ancora se
saranno espulsi o no. In gran parte africani, gli stessi che la mafia
ha preso a fucilate a Rosarno. I più visibili, quelli espulsi più di
frequente, dunque più ricattabili e di conseguenza a costo più basso
sul mercato del lavoro. L’incertezza del diritto in Italia la vedi
sulla pelle degli stranieri.

La storia si gioca negli ultimi sette
mesi, da quando parte la sanatoria Maroni. A monte, la contraddizione
insita nella precedente legge Bossi-Fini, che all’articolo 14 individua
nella mancata ottemperanza all’espulsione l’unico reato veniale del
codice per il quale è previsto l’arresto obbligatorio. Come dire: non
hai fatto niente, ma ti ficco dentro lo stesso. Di fronte a questa
incertezza del diritto, molte organizzazioni vogliono vederci chiaro. I
condannati per mancata obbedienza al decreto di espulsione possono fare
domanda, sì o no?

La Confartigianato di Rimini per esempio, città
che in seguito vedrà espulsioni, pone il quesito al Viminale. Ottiene
circostanziata risposta ufficiale via mail in 48 ore: la richiesta si
può fare. Data: 23 settembre 2009. Anche il buon senso dice che non può
essere altrimenti. Che cosa si deve sanare se non una precedente
illegalità? Che senso avrebbe impedire la legalizzazione di coloro che
sono stati illegali? Insomma: lasciate che le pecorelle vengano a noi
con fiducia.

Tutto sembra mettersi bene. Il ministero raccomanda alle
prefetture, che devono istruire le domande, di lavorare con larghezza.
Ovunque si instaura un clima di efficienza ecumenica. Traduttori,
mediatori culturali, rispetto. L’Italia sembra improvvisamente un altro
Paese. Ma attenzione: la raccomandazione del Viminale non avviene per
iscritto ma con telefonate dirette a ogni prefetto d’Italia. L’elettore
medio non deve sapere che questo governo tratta gli immigrati come
persone.

Ma i prefetti non si formalizzano e la macchina s’avvia.
Scatta l’emersione. Decine di migliaia di stranieri escono dalle
catacombe, trovano datori di lavoro per un contratto, spesso minimale
ma sufficiente. Pagano l’Inps e le varie tasse di regolarizzazione.
Firmano montagne di carte. Fanno lo stesso i cittadini italiani che li
hanno assunti. Ma l’ultima parola spetta alla questura, che deve
controllare la fedina degli stranieri.

E qui il clima cambia di colpo.
Alcune questure convocano gli immigrati, comunicano il respingimento
della domanda e, contestualmente, il decreto di espulsione. Il pollo è
lì, si è autoconsegnato con i documenti in mano, e viene caricato su un
aereo. La sua colpa è appunto quella individuata dalla Bossi-Fini:
avere ignorato la condanna all’espulsione. Il tutto gli viene spiegato
senza preavviso prefettizio e senza dar tempo al malcapitato di
consultare un legale. Via subito. Il caso di Trieste.

La voce gira, e
gli immigrati si organizzano, cercano patrocinio legale. Alcuni
consegnano i passaporti ai loro datori di lavoro, non si sa mai. Tutti
fiutano il trappolone, temono che la larghezza iniziale sia stata
propedeutica alla chiusura successiva. E intanto partono nuove domande
al Viminale. Il giornale di Trieste, per esempio, segnala la cosa al
ministro, il quale risponde, ma con un appunto anonimo, cioè senza
firma, compilato dalla stessa questura.

C’è scritto: la condanna per
mancata obbedienza all’espulsione è da considerarsi reato grave, tant’è
vero che comporta arresto obbligatorio. La cacciata dall’Italia è
dunque legittima. L’esatto contrario di quanto sostenuto ufficialmente
il 23 settembre. Ora nemmeno al ministero ci capiscono più niente. Gli
uffici cui fanno capo le prefettura ignorano quanto pensano e fanno al
piano di sopra gli uffici delle questure. Il marasma è tale che le
stesse questure chiedono istruzioni, vedi Pavia e Alessandria. E il
ministro risponde con appunti senza firma perché non può sostenere un
nonsenso e contraddirsi.

“Noi applichiamo la legge” dichiara il
questore di Trieste, il quale peraltro aggiunge subito dopo che il
reato in questione “può rientrare” tra quelli ostativi alla concessione
della sanatoria. “Può rientrare”, si badi bene: non “rientra”. Dunque
quell’interpretazio

ne è, per sua stessa ammissione, facoltativa. Ed è
quanto avviene, per l’appunto, in giro per l’Italia. Chi vuol mostrare
i muscoli col ministro espelle; gli altri no. E le prefetture, laddove
subalterne alle questure, si adeguano all’anarchia interpretativa.
Sulla quale sarebbe ora che il ministro si pronunciasse in prima
persona, in nome dello stato di diritto.

ANTIRAZZISMO e SANATORIA: i giochi sporchi delle questure e del governo

Da Repubblica del 04/03/10

 

In gran segreto il governo ordina: via chi ha chiesto la sanatoria ma ha un’espulsione alle spalle
La linea dura applicata a Trieste, Riimini e Perugia. Clemenza a Milano, Venezia e Bologna
L’ultima beffa agli immigrati spunta la sanatoria trappola
Input contraddittori dal Viminale. Prima rassicura gli stranieri, poi avalla il giro di vite

dal nostro inviato PAOLO RUMIZ

TRIESTE – Come criminali comuni,
magnaccia o spacciatori di droga. Gli immigrati che hanno fatto domanda
di sanatoria ma in passato non hanno rispettato un decreto di
espulsione vanno rispediti a casa.Non ovunque, ma così, come gira agli
uffici stranieri delle questure. Qua e là, alla chetichella, partendo
dalla provincia, che nessuno mangi la foglia in anticipo. Uno sì e
l’altro no, in modo che tutti restino col fiato sospeso. Funziona così
la sanatoria Maroni: inflessibile in alcune province, a maglie larghe
altrove. Una dicotomia interpretativa che colora la carta d’Italia come
le chiazze del morbillo.

Durezza a Trieste, Rimini, Perugia. Clemenza
a Milano, Venezia, Bologna e in altre province. Incertezza ovunque, di
conseguenza. La voce si è sparsa e gli immigrati si scoprono a
bagnomaria, con un contratto regolare in mano ma senza sapere ancora se
saranno espulsi o no. In gran parte africani, gli stessi che la mafia
ha preso a fucilate a Rosarno. I più visibili, quelli espulsi più di
frequente, dunque più ricattabili e di conseguenza a costo più basso
sul mercato del lavoro. L’incertezza del diritto in Italia la vedi
sulla pelle degli stranieri.

La storia si gioca negli ultimi sette
mesi, da quando parte la sanatoria Maroni. A monte, la contraddizione
insita nella precedente legge Bossi-Fini, che all’articolo 14 individua
nella mancata ottemperanza all’espulsione l’unico reato veniale del
codice per il quale è previsto l’arresto obbligatorio. Come dire: non
hai fatto niente, ma ti ficco dentro lo stesso. Di fronte a questa
incertezza del diritto, molte organizzazioni vogliono vederci chiaro. I
condannati per mancata obbedienza al decreto di espulsione possono fare
domanda, sì o no?

La Confartigianato di Rimini per esempio, città
che in seguito vedrà espulsioni, pone il quesito al Viminale. Ottiene
circostanziata risposta ufficiale via mail in 48 ore: la richiesta si
può fare. Data: 23 settembre 2009. Anche il buon senso dice che non può
essere altrimenti. Che cosa si deve sanare se non una precedente
illegalità? Che senso avrebbe impedire la legalizzazione di coloro che
sono stati illegali? Insomma: lasciate che le pecorelle vengano a noi
con fiducia.

Tutto sembra mettersi bene. Il ministero raccomanda alle
prefetture, che devono istruire le domande, di lavorare con larghezza.
Ovunque si instaura un clima di efficienza ecumenica. Traduttori,
mediatori culturali, rispetto. L’Italia sembra improvvisamente un altro
Paese. Ma attenzione: la raccomandazione del Viminale non avviene per
iscritto ma con telefonate dirette a ogni prefetto d’Italia. L’elettore
medio non deve sapere che questo governo tratta gli immigrati come
persone.

Ma i prefetti non si formalizzano e la macchina s’avvia.
Scatta l’emersione. Decine di migliaia di stranieri escono dalle
catacombe, trovano datori di lavoro per un contratto, spesso minimale
ma sufficiente. Pagano l’Inps e le varie tasse di regolarizzazione.
Firmano montagne di carte. Fanno lo stesso i cittadini italiani che li
hanno assunti. Ma l’ultima parola spetta alla questura, che deve
controllare la fedina degli stranieri.

E qui il clima cambia di colpo.
Alcune questure convocano gli immigrati, comunicano il respingimento
della domanda e, contestualmente, il decreto di espulsione. Il pollo è
lì, si è autoconsegnato con i documenti in mano, e viene caricato su un
aereo. La sua colpa è appunto quella individuata dalla Bossi-Fini:
avere ignorato la condanna all’espulsione. Il tutto gli viene spiegato
senza preavviso prefettizio e senza dar tempo al malcapitato di
consultare un legale. Via subito. Il caso di Trieste.

La voce gira, e
gli immigrati si organizzano, cercano patrocinio legale. Alcuni
consegnano i passaporti ai loro datori di lavoro, non si sa mai. Tutti
fiutano il trappolone, temono che la larghezza iniziale sia stata
propedeutica alla chiusura successiva. E intanto partono nuove domande
al Viminale. Il giornale di Trieste, per esempio, segnala la cosa al
ministro, il quale risponde, ma con un appunto anonimo, cioè senza
firma, compilato dalla stessa questura.

C’è scritto: la condanna per
mancata obbedienza all’espulsione è da considerarsi reato grave, tant’è
vero che comporta arresto obbligatorio. La cacciata dall’Italia è
dunque legittima. L’esatto contrario di quanto sostenuto ufficialmente
il 23 settembre. Ora nemmeno al ministero ci capiscono più niente. Gli
uffici cui fanno capo le prefettura ignorano quanto pensano e fanno al
piano di sopra gli uffici delle questure. Il marasma è tale che le
stesse questure chiedono istruzioni, vedi Pavia e Alessandria. E il
ministro risponde con appunti senza firma perché non può sostenere un
nonsenso e contraddirsi.

“Noi applichiamo la legge” dichiara il
questore di Trieste, il quale peraltro aggiunge subito dopo che il
reato in questione “può rientrare” tra quelli ostativi alla concessione
della sanatoria. “Può rientrare”, si badi bene: non “rientra”. Dunque
quell’interpretazio

ne è, per sua stessa ammissione, facoltativa. Ed è
quanto avviene, per l’appunto, in giro per l’Italia. Chi vuol mostrare
i muscoli col ministro espelle; gli altri no. E le prefetture, laddove
subalterne alle questure, si adeguano all’anarchia interpretativa.
Sulla quale sarebbe ora che il ministro si pronunciasse in prima
persona, in nome dello stato di diritto.

ENERGIA/ La bici ad idrogeno

La Repubblica 4 marzo

Così la bicicletta va a idrogeno Foto

Alla Acta Energy di Crespina (Pisa) si preparano a rivoluzionare la mobilità. Con mezzo litro d’acqua si fanno cento chilometri alla velocità di 25 all’ora
ENERGIA VERDE

La bici scopre l’idrogeno

Crespina: alla Acta Energy si preparano a rivoluzionare la mobilità. Con mezzo litro d’acqua si fanno cento chilometri alla velocità di 25 all’ora

dal nostro inviato Stefano Bartoli

CRESPINA. Sposti la levetta di un potenziometro e parti veloce, fendendo l’aria senza il minimo rumore, con i pedali che servono tuttalpiù per una piccola spinterellina iniziale. Certo, ci vuole qualche minuto a prenderci un po’ la mano, e qualcuno dirà anche che somiglia tanto a quelle “sorelle” ormai vecchiotte che si ricaricano con la spinta. Ed invece ti muovi a cavallo di un concentrato di tecnologia che vuole dimostrare una cosa ben precisa: grazie all’idrogeno si può viaggiare davvero, in piena sicurezza ad a costi praticamente irrisori.

GUARDA Le immagini

Sì, perché mentre ti muovi nel piazzale di Acta Energy, società con sede a Lavoria, frazione di Crespina, in provincia di Pisa, a due passi dalla superstrada Livorno-Firenze, i conti li fai rapidamente: con circa mezzo litro di acqua distillata tipo quella dei ferri da stiro e cinquanta centesimi scarsi di elettricità necessari per produrre il carburante, si percorrono la bellezza di cento chilometri alla velocità di 25 all’ora. Non serve la calcolatrice per scoprire che, ogni mille metri, si spendono appena 0,005 euro.

I miracoli possibili. E’ bene chiarire subito che questa bici (costerà sui tremila euro) che potrebbe essere parcheggiata nel cortile volante dei Pronipoti, la famiglia spaziale resa famosa dai cartoni animati di Hanna e Barbera, non è un semplice esercizio tecnologico, ma l’antipasto di qualcosa di ancora più interessante. Ovvero una specie di minicilindro (16 centimetri per 5 di altezza) che potrebbe veramente rivoluzionare il modo di viaggiare di chi usa auto, bus e camion alimentati da un motore diesel. Si monta in una ventina di minuti, costa un migliaio di euro nella versione minima (cioè quella per le vetture private) e permette, sempre grazie all’uso intelligente dell’idrogeno, risparmi fino al venti per cento per quanto riguarda il carburante e le relative emissioni nell’atmosfera.

Una soluzione che ci fa pregustare ancora di più il generatore di corrente portatile ed un altro piatto forte: motori fuoribordo da dieci cavalli che, a costi irrisori e senza il minimo inquinamento, grazie ad un progetto comune con un marchio storico come Callegari, cominceranno a far muovere alcuni gommoni in una serie di regate in giugno a Viareggio, per poi essere presentati ufficialmente in ottobre, al Salone Nautico di Genova.

Innovazione verde. Dunque, biciclette, fuoribordo e sistemi in grado di farci risparmiare carburante su vetture che sono già in nostro possesso. La vocazione verde è alla base di tutto il lavoro di questa azienda di appena quaranta dipendenti (chimici, ingegneri, informatici e naturalmente amministrativi) che ha ha fatto delle idee rivoluzionarie la sua vera “mission”. Nata nel 2004 per iniziativa di un ricercatore di Collesalvetti, Acta ha subito incontrato i favori di un imprenditore lombardo, Paolo Bert, che ricopre attualmente il ruolo di amministratore delegato, mentre risale al 2005 la quotazione al London Stock Exchange.

«All’inizio avevamo sedi anche a Milano e a Cambridge, in Inghilterra, – spiegano Valeria Zannoni e Francesca Salusti, rispettivamente responsabile della comunicazione e dell’ufficio acquisti -. Poi è stato deciso di concentrare tutto proprio in Toscana. Per i primi anni siamo andati avanti moltissimo nel settore della ricerca, dopo abbiamo concentrato l’attenzione nel settore dell’idrogeno e, nel dicembre scorso, abbiamo deciso di passare al commerciale creando appunto Acta Energy e tutti i progetti relativi alla mobilità».

Generatore casalingo. Il meccanismo che ruota attorno all’uso dell’idrogeno è molto complesso, ma è Alberto Valli, ingegnere e project manager a cercare di tradurlo in parole semplici. Il cuore è un’apparecchiatura domestica molto simile ad un classico computer fisso da scrivania, monitor escluso. Si tratta di una soluzione a basso costo (circa 2.800 euro) ed è il prodotto di punta, visto che riesce a produrre in poco più di cinque ore, partendo da meno di un litro d’acqua distillata, l’idrogeno che fa muovere la “famosa” bicicletta per i previsti 100 chilometri. O che invece può essere magari usato per fare il pieno ai gommoni che viaggeranno in mare aperto in un silenzio talmente irreale che si avrà la sensazione di navigare a vela.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

(04 marzo 2010)

NOTIZIE FLASH/ Moretti CREPA!

Ecco a  che razza di fetenti siamo in mano

Mauro Moretti

Mauro Moretti

ELETTROSMOG/ Niscemi in lotta contro il radar dell’esercito americano

 

Preoccupazione per le emissioni elettromagnetiche “già al limite con le antenne esistenti”
In arrivo a Sigonella i droni che potranno volare no-stop dalla Sicilia al Sudafrica e ritorno

Niscemi sfida gli Stati Uniti
abitanti in lotta contro il radar

di GIAMPAOLO CADALANU

Niscemi sfida gli Stati Uniti abitanti in lotta contro il radar

A NISCEMI il cancro fa più paura di Al Qaeda. Poco fuori da questo paese, 26mila abitanti nel sud della Sicilia, le forze armate americane vogliono installare un nuovo potentissimo sistema radar, all’inizio previsto per Sigonella e poi spostato, anche per non togliere spazio ai nuovi aerei senza pilota, così da trasformare il lembo estremo d’Italia in un pilastro del controllo globale.

Se in passato la Sicilia era il fronte e Sigonella il baluardo contro i sommergibili sovietici, con la fine della Guerra fredda dal mare sembra poter arrivare tutt’al più un’invasione di affamati. Così l’entusiasmo dei locali per la presenza degli apparati militari oggi è a livelli molto modesti. La minaccia vera, dicono a Niscemi, sono proprio i radar: la Us Navy ha scelto la piccola base aperta nel 1991 in contrada Ulmo per piazzare le parabole del sistema satellitare “Muos”. L’incubo sono le emissioni elettromagnetiche: la gente teme tumori e malformazioni genetiche. Dopo un primo via libera delle istituzioni locali, il comune di Niscemi ha revocato il suo nulla osta, necessario anche per la valutazione di impatto ambientale: la base sorge nel mezzo di una riserva naturale protetta. “Finora nessuno controllava le antenne già esistenti. Adesso abbiamo fatto fare delle rilevazioni, e abbiamo scoperto che già ora l’impianto sfiora spesso i limiti di legge per le emissioni elettromagnetiche”, spiega il sindaco Giovanni Di Martino.

Revocato il via libera, il comune di Niscemi ha fatto controllare ai suoi periti le relazioni tecniche prodotte dalle Forze armate americane. E il giudizio degli esperti è stato secco: la documentazione è insufficiente e inadeguata. In parole povere, non ci sono garanzie per la salute degli abitanti. La rabbia della gente di Niscemi si è rapidamente diffusa anche nei centri vicini: nel maggio scorso migliaia di persone hanno sfilato chiedendo che i radar finissero altrove. Persino l’amministrazione regionale si è schierata apertamente contro la realizzazione dell’impianto.

“Per ora la questione sembra sopita”, dice il sindaco, “ma non ci facciamo illusioni”. In realtà l’intera questione può essere risolta d’imperio dal ministero della Difesa, che ha il potere di scavalcare le amministrazioni locali, imponendo la costruzione dell’impianto sgradito. Ma non sarebbe una decisione facile: se la giunta di Niscemi è di centrosinistra, anche molte amministrazioni di centrodestra, dei centri vicini, si sono opposte al nuovo radar.
Per gli Usa la sostituzione del sistema satellitare lanciato nel 1993 è urgente. Le esigenze sono cambiate dopo l’11 settembre, e l’attuale rete satellitare continua a perdere colpi. Il Muos in più garantisce ai militari canali sempre aperti, anche perché prevede la possibilità per “utenti speciali” di bloccare gli altri utilizzatori, in modo da disporre di una banda di comunicazione molto ampia in caso di necessità. Insomma, la Marina Usa, responsabile del sistema, voleva averlo pronto già per questo mese, ma l’allestimento dei satelliti è in ritardo e ci sono problemi di compatibilità con la vecchia rete.

Va invece avanti rapidamente lo schieramento degli aerei senza pilota “Global Hawk”, presto in arrivo in Sicilia. Questi droni, fratelli maggiori dei “Predator”, possono volare senza rifornimento per distanze enormi “da Sigonella a Johannesburg e ritorno”, dicono i tecnici della Northrop Grumman. Le forze Usa li schierano già in Arabia Saudita e presto anche a Guam, nel Pacifico. Le date le ha confermate a Defense News il colonnello Ricky Thomas, responsabile dei Global Hawk: “I progetti prevedono l’arrivo dei droni nell’ottobre 2010, l’operatività nei primi mesi del 2011”. E non sarà una presenza da niente: “Sigonella ha il potenziale per diventare una base grandissima di Global Hawk”, dice l’ufficiale.

© Riproduzione riservata (05 marzo 2010) Tutti gli articoli di Cronaca

ANTIFASCISMO/ AIELLO/ La situazione non pare mica chiara …

Messaggero Veneto SABATO, 06 MARZO 2010 Pagina 13 – Udine

Band neonazista ad Aiello I baristi: era soltanto un’idea

AIELLO. Tanto rumore per nulla: sembra questo l’epilogo del concerto degli “Ultima frontiera” annunciato a Joannis il 20 marzo. «L’idea del concerto è stata una delle tante proposte che mi vengono fatte sia da amici e frequentatori abituali del locale sia da chi promuove band e gruppi – ha spiegato Massimiliano Fontanini, titolare del Desmobar di Joannis, il cui giardino avrebbe dovuto ospitare la band triestina – la manifestazione non era ancora stata organizzata, né tantomeno ancora autorizzata, si tratta di un’idea lanciata da dei ragazzi ed abbozzata e il tam tam è arrivato fino in Regione. Accetto le proposte dei clienti e degli amici, le valuto e le pondero, e questa valutazione non era ancora stata fatta anche perché il 20 marzo collaboreremo all’organizzazione della festa “Club Tropicana per una notte” a Mereto di Capitolo».
Anche il capogruppo di minoranza consigliare, Roberto Festa, commenta l’accaduto: «La preoccupazione per un ritorno di fiamma verso la destra estrema, preoccupa quanto una malsana educazione di estrema sinistra. Gli estremismi – prosegue Festa – da qualsiasi parte vengano devono sempre essere isolati e combattuti. La levata di scudi della filosofia culturale, con riferimenti al rogo dei libri durante il Ventennio sembra, nel 2010, assolutamente fuori luogo. Sembra quasi che nel più profondo di ognuno si celino sopite, ma sempre pronte a riemergere, vampate di ideologismo che non porta da nessuna parte. Se si vuole fare demagogia, allora va tutto bene, se al contrario si vogliono superare gli steccati e le barriere mentali e ideologiche, facciamo uno sforzo tutti insieme e si valorizziamo scientemente le cose serie, non una band sconosciuta. Qualora qualcuno ravveda ipotesi di reato faccia intervenire i Carabinieri e non i politici».
Gessica Mattalone

REPRESSIONE/ Genova 2001/ Un pizzico di giustizia (il Governo pagherà un po’ di danni) ma con i reati prescritti

Genova 2001:

violenze,

sevizie,

torture

(di Stato)

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8 marzo

fem8marzo10

Quelle dei terremoti, quelle di questo paese tritacarne senza vergogna che calpesta, sporca, sbriciola e fagocita l’acqua come l’aria, le menti come la terra e infine i corpi. E infine le donne.
Eccoci qua in prossimità di questo otto marzo a fare il punto della situazione; e, come sempre; non abbiamo che l’imbarazzo della scelta.

8 MARZO 2010

fem8marzo10

 

Quelle dei terremoti, quelle di questo paese tritacarne senza vergogna che calpesta, sporca, sbriciola e fagocita l’acqua come l’aria, le menti come la terra e infine i corpi. E infine le donne.
Eccoci qua in prossimità di questo otto marzo a fare il punto della situazione; e, come sempre; non abbiamo che l’imbarazzo della scelta. Continue reading →