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STUDENTI TRIESTE: occupata la biblioteca

GIOVEDÌ, 02 DICEMBRE 2010

Riforma, occupata la Biblioteca generale

Seconda notte di presidio negli spazi di piazzale Europa Striscioni di protesta alla Sissa

Si allarga il fronte della protesta contro la riforma universitaria. Agli studenti e ricercatori dell’ateneo – che martedì, dopo aver occupato i binari della Stazione, hanno anche ”invaso” pacificamente la Biblioteca generale di piazzale Europa, trascorrendovi la notte -, si sono uniti ieri gli iscritti della Sissa. Gli studenti hanno esposto sulla facciata della sede di via Bonomea due striscioni: “Sos Ricerca” e “Tagli=Bagagli”. Una scelta, spiegano i promotori dell’iniziativa, fatta «per sottolineare quella che riteniamo essere l’emergenza principale che affligge l’istruzione superiore italiana. I tagli promossi dal ministro Tremonti sottrarranno all’università e alla ricerca pubblica quasi un miliardo di euro il prossimo anno. A questi tagli si sommano poi il blocco del turn over, applicato senza distinzione a sedi virtuose e sedi con il bilancio in rosso, il taglio delle trasferte all’estero per partecipare a convegni e, da ultimo, il taglio del numero delle borse di dottorato».

Critiche già illustrate con forza anche dagli iscritti dell’ateneo, che intendono continuare a tenere accesi i riflettori sulla protesta. Con quali modalità e attraverso quali azioni tuttavia, al momento, non si può e non si vuole prevedere. «Benvenuti nella precarietà, anche dei programmi», rispondono ironicamente i promotori della mobilitazione. Una battuta che mette bene a fuoco però la natura magmatica, fluida e autonoma dell’agitazione degli universitari, decisi a trovare di qui ai prossimi giorni forme sempre diverse per dire il loro dissenso. Unico dato certo, per ora, la decisione di proseguire ancora l’occupazione notturna della Biblioteca generale, dove ieri sera è stata organizzata un’assemblea aperta alle tante voci e anime del movimento.

TRIESTE/ «Rigassificatore, annientato l’ecosistema del golfo»

Dal Piccolo GIOVEDÌ, 02 DICEMBRE 2010

 

AMBIENTE ED ECONOMIA

«Rigassificatore, annientato l’ecosistema del golfo»

Uno studio di cinque docenti: con l’impianto sottratti ogni anno 1451 ettari di habitat marino

Si tratterebbe di 1.451 ettari di habitat marino sottratti ogni anno all’ecosistema del golfo di Trieste, con una perdita economica compresa fra i 3.270.329 e i 5.271.120 euro, nei settori della pesca, dei processi di auto depurazione e del turismo subacqueo.

Queste le conseguenze della realizzazione del rigassificatore di Zaule da parte di Gas Natural, in base a uno studio compiuto da Donatella Del Piero, docente di Biologia marina, Ranieri Urbani della facoltà di Chimica, Marina Zweyer della Facoltà di Medicina dell’Università cittadina, e da Marina Cabrini dell’Ogs e Carlo Franzosini della Riserva marina di Miramare, con l’approvazione del Tavolo tecnico rigassificatori Trieste.

«Una cospicua parte del danno ambientale – è stato detto – sarà dovuta all’utilizzo di acqua di mare, in un anno dai due ai tre ricircoli di quella presente nella baia di Muggia e circa il 4-5 per cento dell’intero bacino del golfo di Trieste, il cui ricambio idrico è inferiore rispetto ad altre località che ospitano simili impianti, come Barcellona e Tokyo. La combinazione di cloro, utilizzato per impedire l’intasamento delle tubazioni da parte di organismi marini, lo shock termico e lo stress meccanico, rappresentato dal passaggio attraverso le pompe – hanno aggiunto – comporterebbe una sostanziale sterilizzazione e la denaturazione di quanto presente nelle acque marine. Tutto questo – hanno sottolineato – non appare nelle relazioni di Gas Natural».

In base agli studi fatti, «tutto quello che sarà introdotto nell’impianto sarà poi espulso in una forma quasi sterile, con l’annientamento di gran parte delle forme di vita presenti, l’ossidazione dei sali minerali cosiddetti nutrienti e la restituzione di sostanze chimiche tossiche. Così come per gli aspetti di sicurezza antropico-industriale, più volte evidenziati negli scorsi mesi dallo stesso Tavolo tecnico – hanno concluso – anche riguardo gli studi di impatto ambientale, il progetto di Gas Natural si dimostra incompleto e inadeguato». (u. s.)

NOTAV: report dell’iniziativa a Opicina

Buona la presenza di gente all’iniziativa di ieri sera

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Milano: sulla torre dal 5 novembre al 2 dicembre

Il fascista De Corato non si smentisce

Per una cronaca dai compagni:

http://senzafrontiere.noblogs.org/post/2010/12/02/senza-pieta-dalla-torre-al-cie/

 

MILANO 2 dicembre Corriere

Via Imbonati, finisce la protestaImmigrato ricoverato in ospedale

Finita la protesta degli immigrati sulla torre

Foto

17:57 CRONACA Il 32 enne marocchino cede per una colica renale. De Corato: ora sia espulso

CIE DI GRADISCA: scritta sul comune

scrittacomunegradisca Continue reading →

Sviluppiamo la campagna per la chiusura del CPT-CIE di Gradisca d’Isonzo

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ACQUA/ Finita l’era del Tubone ma i problemi restano

MV MARTEDÌ, 07 DICEMBRE 2010

Pagina 14 – Udine San Giorgio di Nogaro. Chiesti chiarimenti per lo “sfiatatore” all’ecopiazzola e sulla mappatura degli scarichi

I comitati al Cafc: anomalie da risolvere

SAN GIORGIO DI NOGARO. Paolo De Toni, portavoce dei Comitati della Bassa Friulana, ha inviato al direttore generale del Cafc spa, Massimo Battiston, un invito/diffida in merito alle vertenze rimaste ancora aperte dell’ex Consorzio depurazione laguna, società fusasi per incorporazione con il Cafc di Udine.
L’invito è «a porre immediatamente rimedio alla nutrita serie di anomalie messe in atto in passato dal Cdl spa, sia in merito ai canoni di depurazione, che in merito alla questione tecnica ed impiantistica», facendo anche riferimento al recente incontro avuto con il direttore dell’Aato, ingegner Canali. In tale occasione, infatti, sono state discusse varie tematiche che «costituivano o costituiscono materia di contenzioso fra l’utenza e l’ormai ex gestore del servizio idrico integrato. In particolare – sottolinea De Toni – si invita, ma nello stesso tempo si diffida, la nuova Società Cafc, a porre immediatamente fine all’attività di diluizione delle acque reflue convogliate verso l’impianto di depurazione centralizzato di San Giorgio di Nogaro, attraverso un presunto “sfioratore” posizionato nella Ecopiazzola comunale di via dell’Istria».
«Con questo atto di diffida, si intende dare continuità e coerente applicazione a quanto accennato nell’incontro con il dirigente Aato – continua il portavoce dei comitati – Vorrei inoltre rilevare che la Provincia di Udine ha intimato l’ex Cdl spa di realizzare la grigliatura degli scarichi della fognatura comunale mista con oltre 100 Ae entro 18 mesi dalla notifica (agosto 2010), della quale non mi risulta a tutt’oggi, sia neanche iniziata l’attività di progettazione delle opere imposte».
Dunque, i Comitati, attraverso il loro portavoce, non si fermano e intendono chiarire subito con la nuova società, che nla “battaglia” prosegue sia per i rimborsi, sia e soprattutto per i canoni di depurazione, per gli allacciamenti alla doppia rete fognaria, per le opere previste dalla Provincia e ancora non realizzate.
Francesca Artico

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il Piccolo — 03 dicembre 2010   pagina 12   sezione: GORIZIA

Comitato ambiente: «È superato il regolamento sulle fognature»

CERVIGNANO Primo giorno dalla fusione Cafc-Tubone. L’operazione aziendale è avvenuta l’altro ieri, e Paolo De Toni, portavoce del Comitato difesa ambientale, ha reagito con una lettera-diffida, inviata ieri a Massimo Battiston, direttore generale del Cafc, il Consorzio che ha assorbito il Tubone. De Toni invita Battison a «porre immediatamente rimedio alla nutrita serie di anomalie messe in atto in passato dal Tubone, in merito ai canoni di depurazione e alla gestione tecnica ed impiantistica. Si esorta la società a smettere di diluire le acque reflue convogliate verso l’impianto di depurazione di San Giorgio attraverso il presunto sfioratore dell’ecopiazzola di via dell’Istria. Con questo atto – continua la lettera – vogliamo dare continuità a quanto protocollato dall’Aato nella riunione del 12 novembre. La Provincia ha intimato all’ex Tubone di realizzare la grigliatura degli scarichi della fognature comunali miste entro 18 mesi dalla notifica, avvenuta lo scorso agosto. Eppure ad oggi la progettazione delle opere non pare neanche iniziata». Intanto nell’assemblea del Comitato, tenutasi martedì a Cervignano, è emerso il problema di come verrà trattata la questione degli allacciamenti dopo la fusione. «L’assorbimento tra i Consorzi – insorge De Toni – implica che il regolamento fognatura esistente debba decadere. Quali procedure verranno applicate per gli allacciamenti? Attendiamo delucidazioni, in vista delle assemblee del Cafc e dell’Aato, il 14 e il 21 dicembre. Per la salvaguardia degli utenti, serve chiarezza sia sui rimborsi che sugli allacciamenti». «Faremo in modo che non ci siano aumenti sostanziali – replica Paviotti –. Eviteremo ripercussioni negative, valutando eventuali modifiche da apportare in base al piano di investimenti. Per il nuovo regolamento, è probabile che verrà aggiornato e riproposto quello del Tubone. Vedremo anche di chiarire la questione degli allacci e i tempi di emissione dell’ordinanza comunale. In linea di principio l’allacciamento sarà obbligatorio, concedendo deroghe nei casi di reale impossibilità». (el. pl.)

Galan vuole gli OGM/ Alto Adige OGM Free

Repubblica 4 dicembre

IL CASO

Il ministro dell’Agricoltura attacca l’Alto Adige che li ha messi al bando. Ma gli agricoltori minacciano di scendere in piazza: “Così si inquinano le altre colture”

di ANTONIO CIANCIULLO

ORMAI tra governo e Regioni è scontro frontale. Accanto alla sempre più visibile frattura sul nucleare, si sta aprendo un’altra faglia: quella sugli Ogm. Anche in questo caso le Regioni, in maniera sostanzialmente bipartisan, fanno muro contro le decisioni di Palazzo Chigi e Roma aumenta il pressing. È una tensione che sta raggiungendo livelli molto alti. Come testimonia l’ultimo scambio di stoccate.

Ieri l’Alto Adige si è dichiarato Ogm free: con una norma provinciale l’utilizzo dei prodotti transgenici è stato messo al bando. Una decisione che l’assessore all’Agricoltura Hans Berger ha collegato a un quadro più generale: “Il parere negativo della gran parte dei consumatori e di un numero sempre maggiore di Regioni ha convinto la Commissione europea a cambiare la propria strategia, delegando ai singoli Stati la competenza sulle decisioni in materia di Ogm”.
Contro l’asse Regioni-Bruxelles è sceso subito in campo Giancarlo Galan, il primo ministro delle Politiche agricole italiane a decidere una vistosa apertura ai prodotti transgenici nei campi. Galan ha detto che le dichiarazioni di Berger “ricordano molto una campagna promozionale dal sapore turistico”. E ha aggiunto che la “la legislazione attuale consente di vietare la coltivazione solo se si ha motivo fondato di ritenere che un Ogm rappresenti un rischio per la salute umana e per l’ambiente”, cosa l’Italia non è “in grado di dimostrare in maniera inequivocabile”.
Ma gli Ogm possono convivere con i prodotti

tradizionali o rischiano di far saltare il già precario equilibrio dell’agricoltura e del paesaggio? Le Regioni, che propendono per il no, hanno bloccato le linee guida sulla coesistenza. E su questo punto è ancora più esplicita la pressione di Galan in una lettera inviata al presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani: “Ove non si riuscisse ad adottare le linee guida sulla coesistenza, per interrompere uno stallo che dura ormai da anni, si porrebbe l’obbligo di valutare tutte le possibili ipotesi alternative per adempiere alla sentenza del Consiglio di Stato n. 183/2010”. Quella che, all’interno di un quadro giuridico molto articolato, spinge in favore degli Ogm.

Una sfida diretta alle Regioni e alle associazioni degli agricoltori. “La nostra è una posizione molto concreta”, spiega Stefano Masini, responsabile ambiente della Coldiretti. “Guardiamo come sono fatti la nostra agricoltura e il nostro territorio: ci sono più di 500 prodotti doc e igp; una rete molto estesa di siti protetti a vario titolo; proprietà estremamente frammentate, con una grandezza media di 5-6 ettari contro i 240 degli Stati Uniti. Imporre gli Ogm vorrebbe dire creare un sistema costosissimo e inutile: una doppia filiera che vada dai campi ai sistemi di trasporto nel tentativo, destinato a fallire, di evitare l’inquinamento dei prodotti tradizionali”.
Di fronte all’ipotesi di colture Ogm imposte dal governo, gli agricoltori hanno deciso di rispondere con ogni mezzo: dalla mobilitazione di piazza ai referendum locali fino alla battaglia legale in base agli articoli del codice civile che vietano “l’esercizio di attività pericolose”. Anche perché il rischio economico per il settore di punta del made in Italy alimentare è consistente. “Negli Stati Uniti il 15 per cento del territorio coltivabile ha problemi con una contaminazione da erbicidi legata all’uso degli Ogm”, conclude Masini.

(04 dicembre 2010)

Alle origini del Punk e del CSA di Udine/Friuli

Superate le 1000 visite

Oggi, ad un anno dallo sgombero-sequestro del CSA di Via Scalo Nuovo (continuazione di quello di Via Volturno 1987-2006), vale proprio la pena di ricordare le origini di questa avventura. Lo spunto ci viene fornito dalla recentissima pubblicazione sul web del concerto di 28 anni fa (fu un evento storico) che ha dato origine localmente alla lunga incubazione per il CSA poi concretizzatasi con l’occupazione del maggio 1987. La prima era del Punk si concludeva poco dopo. Poi c’è stato il Rap,  gli Sharp ed altre cose ed ancora altre generazioni Punk fino all’attuale renaissance. Oggi la situazione è decisamente diversa. Alle origini il Punk era respinto ed anticommerciale e ciò lo rendeva intrinsecamente antagonista ed irrecuperabile dal sistema, oggi molti locali commerciali sono ben disposti ad accogliere i concerti punk. La vicenda recente del Piper Club di Grions di Povoletto ha in sè qualcosa di terribile. Nello stesso locale, per ragioni commerciali e di cassa, i titolari ospitano di tutto, anche gruppi neo-nazisti come recentemente il tour degli zetazeroalfa, (quelli della cinghiamattanza) con spalla gli ultima frontiera ed altre bande naziste. Su questo e sul ruolo di facebook interverremo successivamente, con un approfondita analisi, per porre concretamente il problema dell’antifascismo militante, nell’era della mescolanza globale  dove il binomio consumismo+internet ha dato origine ad una miscela velenosa dalla quale ci si deve disintossicare. Ricordiamo contestualmente che il processo per il CSA riprende venerdì prossimo (ore 15.00), il 10 dicembre 2010, cioè proprio nell’anniversario esatto dello sgombero. Dobbiamo dire che l’avventura del CSA non è affatto finita e riprenderà la prossima primavera-estate, sulla base indelebile della propria storia e con l’indispensabile apporto di una nuova lucida analisi della svolta epocale in  atto nella comunicazione e nelle prospettive che abbiamo di fronte. Oggi il “No future”, anticipato nel 1977, è effettivamente un fatto reale e di massa, come dimostra la crisi globale in atto e come, proprio in questa fase,  viene ben percepito ed espresso dagli studenti che mettono “il futuro” al centro delle loro manifestazioni. E’ quindi necessaria una nuova sintesi politica e teorica per dare forma e forza ai nuovi movimenti che fanno dell’autogestione la loro pratica politica e sociale: autogestione desiderio del presente, necessità del futuro.

Firmato. Uno che ha organizzato il concerto del 1982.

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TRIESTE: Blitz degli ambientalisti, letame sui rigassificatori

Da Il Piccolo del 05/12/10

Blitz degli ambientalisti, letame sui rigassificatori

 

di GIUSEPPE PALLADINI La contestazione non è arrivata nella sala del seminario sull’impatto sociale e la sicurezza dei rigassificatori, ieri mattina all’Hotel Savoia. Si è comunque manifestata in maniera plateale nella hall dell’albergo, dove alcuni sacchi di terriccio misto a letame sono stati sparsi da tre persone incappucciate che poi sono fuggite. Con un comunicato anonimo, firmato ”Sardoni nostrani e canoce rabiose”, gli autori del gesto hanno precisato di aver gettato ”cinquanta chili di ottimo letame equino contro il progetto del rigassificatore e contro il convegno”. Un incontro, quello di ieri, organizzato da Nomisma Energia, che ha prodotto una messe di dati tecnici sui rigassificatori, ad opera di esperti e docenti universitari di diversi atenei, ma dal quale non sono emerse novità sullo stato di avanzamento del progetto che Gas Natural intende realizzare a Zaule. Interpellato a margine del seminario, Ciro Garcia Armesto, project manager di Gas Natural Rigasificazione Italia, si è limitato a dichiarare: «Stiamo lavorando con la Regione, che si è espressa in modo positivo sul progetto, per arrivare quanto prima alla conferenza dei servizi. Stiamo discutendo su aspetti tecnici, e restiamo in attesa che si definisca il programma della conferenza». Nella sua relazione, che ha concluso il convegno, Garcia Armesto è ritornato su aspetti già noti, a cominciare dai 30-40 milioni per la bonifica dell’area e dai 550 milioni di investimento (il 70% si riverserà sull’economia locale durante la costruzione), per proseguire con i 1.500 posti di lavoro nei tre anni di lavori e con i 130 milioni di entrate fiscali che l’investimento produrrà. A regime i posti di lavoro saranno invece 70-80, più 300 per l’indotto, e l’impatto economico e fiscale ammonterà a 30 milioni l’anno. In tema di sicurezza il project manager di Gas Natural ha precisato che l’azienda ha effettuato tutti i passi necessari con il comitato tecnico regionale. «Per noi che lavoriamo da tanti anni nel gas – ha sottolineato – la sicurezza è una priorità». Quanto ai paventati effetti negativi sulla pesca e sulla temperatura della baia di Muggia, Garcia Armesto ha spiegato che la concentrazione del cloro nell’acqua di mare sarà dieci volte inferiore al limite di legge, «con un impatto tracurabile sull’ambiente marino», e ha poi smentito un possibile raffreddamento delle acque della baia perchè «avrebbe un impatto negativo anche sul funzionamento del rigassificatore». Se a Trieste il rapporto (scarso) che Gas Natural ha con la popolazione è stato più volte criticato, non altrettanto sta accadendo a Porto Empedocle, dove l’Enel sta per avviare la costruzione di un rigassificatore di capacità analoga a quello progettato per Zaule (8 miliardi di metri cubi di gas all’anno). «Fin dall’inizio – ha rimarcato Giuseppe Luzzio, responsabile per l’Enel dei grandi progetti infrastrutturali – va costruito il rapporto con il territorio. Il problema è essere accettati, e lo si risolve con trasparenza e informazione. Il consenso – ha agg iunto – va creato dal basso. Bisogna scordarsi che, avute tutte le autorizzazioni, si possa partire calando il progetto dall’alto». Restando in tema di impatto sociale, Massimo Nardini, sindaco di Porto Venere (La Spezia), nel cui territorio sorge il rigassificatore di Panigaglia, di proprietà dell’Eni e di cui si sta progettando il raddoppio, ha parlato di «esperienza negativa». Un impianto sorto 40 anni fa (e fino a pochi mesi fa l’unico operante in Italia), partito con una logica diversa da quelle attuali, che negli anni è rimasta tale. «Una logica nazionale – ha osservato Nardini – che ha trasformato il rigassificatore in un business per la società, senza la minima ricaduta per il territorio. Anche 40 anni fa si parlava di catena del freddo e di cogenerazione, ma sono rimaste lettera morta».

 

«Solo uno spot pubblicitario per il progetto di Zaule»

 

«Pubblicità indiretta per sponsorizzare il progetto del rigassificatore di Gas Natural a Zaule». Un giudizio senza appello quello di Wwf, Legambiente e Uil-Vigili del fuoco, espresso in una conferenza stampa al termine del seminario svoltosi all’Hotel Savoia. «E’ quantomeno curioso – hanno rilevato le tre associazioni – che una società con un passato prestigioso come Nomisma promuova a Trieste un seminario sui rigassificatori, di valenza nazionale, senza che nello stesso sia previsto un solo intervento sul progetto presentato da Gas Natural per il sito di Zaule. Ancor più singolare – hanno aggiunto – è che il seminario sia patrocinato dal Comune, ”con il contributo (finanziario) di Gas Natural”, ma che sul progetto che interessa la città non sia stata prevista alcuna discussione». La spiegazione di ciò, sempre secondo Wwf, Legambiente e Uil-Vigili del fuoco, sta nel fatto che fatto che «Gas Natural e i suoi sponsor politici, in primis il sindaco di Trieste, non se la sentono di affrontare un contraddittorio sul rigassificatore, conoscono le obiezioni tecniche sul progetto ma non sono in grado di controbatterle, e preferiscono deviare l’attenzione sugli asseriti benefici economici e sui casi di impianti operanti in altri contesti ambientali, del tutto diversi e non paragonabili con quello triestino». Le tre associazioni criticano poi l’uso che la Provincia ha fatto del nome delle più prestigiose istituzioni scientifiche triestine (Università, Ogs, Area Science Park e Sissa) per il ”processo informativo” sul rigassificatore, «promosso oltre tutto molto tempo dopo la conclusione della procedura di Via (valutazione d’impatto ambientale) sul progetto. È stato inventato un meccasismo assurdo – sottolineano – in base al quale i cittadini formulavano le domande, che dovevano poi essere ”tradotte in linguaggio scientifico” da un gruppo di lavoro ad hoc, e quindi trasmesse a Gas Natural per le risposte. Un po’ come chiedere all’oste, ma in linguaggio scientifico, se il suo vino è buono».