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Andare a vedere e portare solidarietà alla Libera Repubblica della Maddalena è un’esperienza che rimane nel cuore. Non è “solo” un presidio di resistenza alla TAV, ma è molto di più. E’ un pezzo di territorio liberato e sottratto alle logiche dello stato e del profitto. E’un esperimento di autogestione e condivisione dal basso. (continua …)
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Entries Tagged 'General' ↓
NOTAV: report e foto dalla Val Susa in lotta/1
Marzo 17th, 2017 — General, Val Susa
NOTAV: report e foto dalla Val Susa in lotta/2
Marzo 17th, 2017 — General, Val Susa



LUCIANO GIORGI attivo ambientalista colpito da grave malattia
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
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Luciano Giorgi, monfalconese, è conosciuto da tutti in Regione, in particolare ha dato importanti contributi al decollo della lotta No Tav nella Bassa Friulana fin dalla prima iniziativa che si è svolta a San Giorgio di Nogaro nel gennaio 2006 con la conferenza di Luca Mercalli. Al di là delle differenti impostazioni politiche Giorgi è sempre stato unitario, attivo e presente in tutti i presidi No Tav, compreso quello del blocco della trivella il 1 settembre dello scorso anno a Castions delle Mura, che ha segnato un duro colpo per i Tavisti ed RFI. Comitati No Tav della bassa friulana |
DOPO FUKUSHIMA/ Fuga dall’atomo?
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Rubbia: il nucleare costa troppo
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Lo sapevamo già, ma se lo dice Carlo Rubbia ci va anche bene
“Il nucleare
costa
troppo”
CIE DI GRADISCA: non ci sarà il ridimensionamento
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Da Il Piccolo del 30/11/10
«Non ci sarà il ridimensionamento del Cie»
GRADISCA Nessun ridimensionamento del Cie. E tantomeno una chiusura. Non hanno regalato false illusioni ai gradiscani il prefetto Maria Augusta Marrosu e l’assessore regionale alla Sicurezza Federica Seganti, intervenute all’inaugurazione del nuovo impianto di illuminazione a beneficio della periferia cittadina, finanziato dal Viminale con 640mila euro. «Un segnale importante di vicinanza parte del Governo – ha affermato la Marrosu nel corso della cerimonia – che conosce e capisce il disagio dei gradiscani, dimostratisi peraltro maturi nel convivere con questa struttura. Ma purtroppo non ho buone notizie da dare loro: il Cie esiste ed esisterà ancora, contiamo allora sulla comprensione della popolazione». Sulla stessa linea anche l’assessore Seganti, che ha portato il saluto del governatore Renzo Tondo: «La sicurezza del territorio gradiscano è al centro della nostra attenzione – ha affermato – come dimostrano i recenti finanziamenti per il potenziamento dell’illuminazione anche in centro e per la nuova sede operativa della Polizia municipale». Secondo la Seganti «il Cie non è stato calato dall’alto sulla testa dei gradiscani. Non va dimenticato, infatti, che a suo tempo il Comune si era espresso favorevolmente sull’apertura del centro. Adesso si tratta di gestire in maniera seria la convivenza con questa struttura e di intervenire ove possibile. Ad ogni modo – ha concluso – la soppressione nel 2008 dell’ala di prima accoglienza (Cpa, ndr) ha già costituito un significativo miglioramento, trattandosi della struttura maggiormente impattante per il territorio». Alla cerimonia di accensione delle luci ha presenziato un fitto parterre di autorità: oltre alla Seganti e al prefetto Marrosu, fra gli altri i consiglieri regionali Brandolin e Brussa, la vicepresidente provinciale Demartin, il questore Piovesana. Al parroco don Maurizio Qualizza il compito di impartire la benedizione al nuovo impianto. Sono in tutto 314 i punti luce installati nelle borgate gradiscane, fra potenziamento dei lampioni esistenti e collocazioni ex novo. «Quello venuto dal ministero dell’Interno è un segnale importante di attenzione, anche se non basta a risolvere i problemi. Il Cie ha sconquassato la nostra cittadina, oscurando la sua vitalità culturale e ricreativa. Di certo– ha precisato il sindaco – quello odierno non è un risarcimento a Gradisca. Qualcuno ci ha accusati di avere mercanteggiato l’esistenza del Cie con il nuovo impianto di illuminazione, ma si tratta di sterili polemiche. Noi siamo contrari da sempre al Cie, per la sua filosofia e il suo impatto, ma dobbiamo essere realisti. Il centro non verrà chiuso, ma come amministratori dobbiamo fare tutto quanto nelle nostre possibilità per attutirne l’impatto sulla cittadinanza». Luigi Marciano
e intanto da dentro continuano a filtrare notizie drammatiche, questo è tratto da indymedia nordest
Gradisca d’Isonzo. Proprio mentre l’assessore regionale alla Polizia locale e alla Sicurezza, la leghista Federica Seganti, stava inaugurando i nuovi lampioni istallati con i soldi del ministero dell’Interno per far luce intorno al Cie di Gradisca, dentro al Centro un recluso si è tagliato le vene. Da cinque giorni era in sciopero della fame ignorato dal personale sanitario del Centro, e pure quando ha cominciato ad urlare pieno di sangue i soccorsi si sono fatti attendere: quando alla fine si sono accorti di lui, gli operatori di Connecting People l’hanno fatto portare via in tutta fretta. Ora è all’ospedale di Gorizia, in gravi condizioni. All’interno del Centro, anche altri reclusi stanno portando avanti uno sciopero della fame: ma non sappiamo quanti siano, e da quanti giorni non mangino.
UNIVERSITA’/ Pubbliche rivolte
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
STUDENTI TRIESTE: blocco dei binari e corteo spontaneo
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
I numeri della protesta a Trieste continuano a non essere alti, ma la voglia di mobilitarsi in modo più determinato degli scorsi anni fa da contrappeso.
Anche ieri un corteo non autorizzato e -dopo oltre 10 anni che non succedeva- un blocco dei binari alla stazione.
Clima allegro ma determinato in corteo, ovviamente il Piccolo da fin troppo spazio alle prevedibili dissociazioni.
infoaction reporter
Da Piccolo
MERCOLEDÌ, 01 DICEMBRE 2010
MA LE RAPPRESENTANZE UFFICIALI SI DISSOCIANO: «GESTO NON AUTORIZZATO DECISO DA POCHI»
Studenti in corteo, un gruppo occupa i binari
Sit-in davanti alla Regione, fissato per domani un incontro. Presidio alla Prefettura, disagi al traffico
di GABRIELLA ZIANI
Civilmente, con calma e gesto improvvisato, anche gli studenti di Trieste hanno invaso ieri i binari della stazione ferroviaria: lo stavano facendo in tutta Italia per protestare contro la riforma universitaria in pieno dibattito alla Camera, e dunque un gruppetto al grido di ”Binari! Binari!” si è a un certo punto staccato dal corteo che già in mattinata era sceso da piazzale Europa per unirsi al sit-in davanti al Consiglio regionale, e si è diretto in stazione, e da lì ha deviato verso l’ingresso, presidiato da poliziotti con scudo antisommossa.
I tabelloni orari sono stati modificati, introducendo l’avviso di 20 minuti di ritardo, ma pare che solo un treno abbia dovuto attendere un po’. «Dopo circa una mezz’ora, in cui siamo stati sui binari zitti e fermi, senza bandiere e senza slogan, i poliziotti hanno cominciato a dirci – racconta uno dei partecipanti – che in fondo avevamo fatto abbastanza, che a insistere ci sarebbe arrivata una denuncia, con rischio di pagare danni, e allora ci siamo allontanati, in fondo era stato sufficiente».
Da lì il gruppo si è spostato in piazza Unità, sotto la Prefettura, e ha chiesto di parlare con il prefetto Giacchetti, che infatti è sceso a incontrarli. I ragazzi hanno preannunciato l’invio di una lettera di dissenso e chiesto che il rappresentante del Governo la inoltrasse a Roma. Il prefetto ha chiarito di non poter essere solidale con le proteste, ma di essere a disposizione per inoltrarle. E questo avverrà oggi.
La giornata di dimostrazioni si era aperta al mattino nella sede centrale dell’ateneo, dove già l’altra sera la statua di Minerva che sovrasta lo scalone di piazzale Europa era stata drappeggiata di giallo, mentre all’interno striscioni gialli appesi nell’ampio varco delle scale recitavano: «Units appesa a un filo».
Il corteo si è dapprima snodato per i corridoi interni, poi all’aperto, dove è stato raggiunto dal rettore Francesco Peroni, solidale col dissenso che gli studenti stavano per rappresentare in città. Circa 500 ragazzi sono scesi fino in piazza Oberdan, dove il Consiglio degli studenti aveva organizzato un sit-in soprattutto per chiedere il ripristino delle borse di studio, attualmente (a graduatoria definitiva) tagliate della metà. Volevano parlare con esponenti della maggioranza di governo e e ripetere la richiesta già inoltrata di essere ricevuti dalla commissione capigruppo. Sono scesi a incontrarli tre esponenti dell’opposizione: Corazza (Italia dei valori), Codega (Pd) e Kocjancich della Sinistra arcobaleno che ha fatto da portavoce: l’appuntamento in Regione è per domani alle 13. All’incontro parteciperanno il Consiglio degli studenti, il Movimento Units, rappresentanti della Casa dello studente.
Ma la coda «ferroviaria» della protesta, non preventivamente organizzata, non ha trovato sostegno nelle rappresentanze ufficiali di studenti e ricercatori. Cesare Buiatti, rappresentante del Consiglio degli studenti in Consiglio di amministrazione, lo afferma esplicitamente: «Il corteo non era autorizzato, noi abbiamo ottenuto l’obiettivo che ci eravano prefissati sol sit-in in Regione, e ci dissociamo dall’iniziativa di occupare i binari, anche se siamo contrari alla riforma Gelmini». La Rete 29 Aprile dei ricercatori altrettanto non è stata promotrice della pacifica invasione, e qualche suo esponente se ne dissocia. Intanto ieri assemblea a Scienze politiche e presidio a Lettere, con interventi dei professor Claudio Venza e della ricercatrice Tullia Catalan.
STUDENTI UDINE/ La fucilazione dell’Università
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti
MV
Università: la protesta s’infiamma
A Udine un’assemblea in piazza
Gli universitari hanno interrotto l’occupazione del rettorato, ma si sono appropriati della città. Hanno esposto striscioni in piazza Libertà, a palazzo D’Aronco e sulla specola del castello. A Udine, come in altre città italiane, la protesta studentesca si è infiammata a tal punto da mandare in scena, sotto la Loggia del Lionello, in stazione e in galleria Bardelli, la fucilazione dell’università pubblica.
Gli studenti occupano il rettorato a oltranza
Il rettore: «Un presidio responsabile» | Una mozione anti-Gelmini
GUARDA La fotogallery delle esequie
Università: la protesta s’infiamma. A Udine un’assemblea in piazza

UDINE. Gli universitari hanno interrotto l’o ccupazione del rettorato, ma si sono appropriati della città. Hanno esposto striscioni in piazza Libertà, a palazzo D’Aronco e sulla specola del castello. A Udine, come a Roma e in altre città italiane, ieri la protesta studentesca si è infiammata a tal punto da mandare in scena, sotto la Loggia del Lionello, in stazione e in galleria Bardelli, la fucilazione dell’università pubblica. Tutto questo mentre una delegazione seguiva, da un maxi schermo allestito sotto la Loggia, il voto alla Camera. L’approvazione del ddl però non zittisce i manifestanti decisi a far sentire le loro voci anche nei prossimi giorni, magari il 14 dicembre in occasione della fiducia al Governo.
Quella di ieri è stata una lunga giornata di protesta tant’è che neppure il freddo pungente è riuscito a fermarla. Alle 10 gli studenti si sono ritrovati sotto la Loggia del Lionello per seguire da un maxi schermo i lavori dei parlamentari alla Camera. Qui i manifestanti hanno preso possesso dei monumenti dove hanno esposto striscioni che recitavano: “Atenei come Pompei”, “Senza ricerca non c’è futuro, senza università non c’è Friuli”.
Una cosa è certa: la Loggia del Lionello è diventata il luogo simbolo della protesta studentesca. Da piazza Libertà, infatti, gli studenti hanno fatto sentire le loro voci per dire «no» alla riforma Gelmini che oltre a penalizzare il diritto allo studio, prevede lo «sfruttamento» dei ricercatori, apre le porte degli atenei pubblici ai privati, ma soprattutto non garantisce un futuro ai giovani. Concetti, questi, sintetizzati in un’ironico spettacolo teatrale messo in scena per giustiziare l’università pubblica italiana.
Sul banco degli imputati la ricerca, il diritto allo studio, il futuro, il diritto al lavoro e la cultura accusati di «sprecare denaro per mantenere ruderi decadenti come Pompei ben sapendo che con la cultura non si mangia, di difendere il diritto al lavoro nonostante sia chiaro a tutti che i ricercatori devono essere sottopagati e sfruttati» oppure di determinare «un’eccessiva preoccupazione per il futuro quando tutti sanno che il futuro non esiste».
In men che non si dica gli imputati sono stati condannati e sottoposti al plotone di esecuzione obbligato a «caricare, puntare e sparare». Chiaro il messaggio: «La riforma Gelmini uccide l’u niversità pubblica». In serata, la scenetta è stata riproposta anche in stazione e in galleria Bardelli.
«Sono qui perché sono stufo delle prese in giro» ha affermato Lorenzo Passilongo, mentre Joshua Cesa, uno dei rappresentanti dell’� osservatorio indipendente “Osserva”, spiegava che le ricadute dei tagli all’università non pesano solo sugli studenti e sulle loro famiglie, bensì sull’intero territorio. Ecco perché il centro è stato tappezzato di manifesti con lo slogan «delitto allo studio».
Questo è successo in mattinata perché nel pomeriggio, mano a mano che i colleghi delle altre città italiane bloccavano treni e autostrade, la rabbia saliva anche tra gli studenti dell’ateneo friulano trasferiti nella sala convegni di palazzo Antonini. Non a caso, intorno alle 17, un gruppo si è diretto verso la stazione ferroviaria dove i convogli provenienti da Trieste accumulavano minuti di ritardo proprio a seguito delle proteste studentesche in corso nel capoluogo giuliano. Qualcuno ha temuto che anche i friulani potessero sedersi sui binari, ma invece ancora una volta tra gli universitari è prevalsa la prudenza. E così gli studenti si sono limitati a coinvolgere i viaggiatori nella fucilazione dell’u niversità pubblica italiana.
«Siamo stufi – hanno ripetuto i manifestati – delle promesse non mantenute, della mancanza di dialogo visto che nessuno ha pensato di confrontarsi con noi prima di scrivere la riforma». Tutto questo mentre un altro gruppo partecipava all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Accademia Nico Pepe. Altri, invece, invitati dagli studenti del liceo scientifico Copernico e artistico Sello hanno preso la parola nelle rispettive assemblee d’istituto.
Su quel dialogo mancato fanno leva gli studenti intenzionati a proseguire con la protesta, magari in occasione della fiducia al Governo in calendario per il 14 dicembre. Prima però una delegazione parteciperà al convegno “Il futuro dell’università. Coloreremo ancora la materia grigia?» organizzato dall’ateneo in sala Ajace. L’iniziativa si svolgerà domani, alle 17. Il confronto, insomma, proseguirà dentro e fuori le aule universitarie senza escludere nuovi blitz in centro.
WIKILEAKS
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Wikileaks. Che pensare? Che dire? 7 dicembre Assange arrestato. 6 dicembre Il pensiero di Odifreddi. 5 dicembre. La disfatta degli USA. 4 dicembre Assange tratta l’arresto. 3 dicembre. Oscurato Wikileaks (importante: l’evidenza della mafia Italo-russa). 2 dicembre. Dipartimento di Stato Usa: “Assange un anarchico”



