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NO TAV / Richiesta rettifica articolo de Il Piccolo da parte dei comitati

Al Direttore Responsabile
de “Il Piccolo”
TRIESTE

Oggetto: richiesta di pubblicazione di rettifica ai sensi dell’articolo 8 della legge sulla
stampa n. 47 del 1948 e dagli artt. 42 e 43 della legge 416 del 1981.

I sottoscritti cittadini, quali organizzatori e partecipanti alla manifestazione di
sensibilizzazione contro il progetto dell’Alta velocità ferroviaria svoltasi a Selz il 21
luglio scorso, in concomitanza con la presenza dell’onorevole D’Alema alla festa del
locale PD, avendo letto l’articolo a firma Giulio Garau pubblicato sul numero di sabato
23 luglio del quotidiano da Lei diretto, precisano quanto segue.
Da parte nostra c’è stata esclusivamente la volontà di sensibilizzare i cittadini del luogo
ed i partecipanti alla serata, di cui sopra riportato, attraverso la diffusione di materiale
informativo e l’esposizione dei simboli No Tav
dato che l’argomento viene
costantemente evitato e taciuto sia dai politici che dai mass media: chi ha cercato da
subito lo “scontro” è stato il gruppo organizzatore che ha riposto nell’attacco la sua
miglior difesa, intimorito da ipotetici atteggiamenti disturbatori e lesivi dell’operato del
gruppo del PD locale, incaricato del buon svolgimento della serata, già all’ingresso
esterno ha inveito contro la presenza del gruppo.
Il termine “scontro”, ancorché virgolettato, come fatto dal giornalista, può prestarsi ad
interpretazioni fuorvianti relativamente al nostro modo di agire politico che è
dichiaratamente pacifista: durante tutta la serata abbiamo assunto atteggiamenti
composti ed anche nel richiamare l’attenzione dell’on. D’Alema i toni ed i contenuti
esposti sono stati sì risoluti ed esplicativi delle perplessità sui motivi politici ed i dettagli
tecnici in merito al progetto Tav ma civilmente corretti ed appropriati allo scopo della
nostra presenza.
Abbiamo volutamente evitato, nel modo più assoluto, di provocare o disturbare il buon
andamento della festa, né è stato tenuto alcun “assedio” a chicchessia. Ci siamo limitati
ad una presenza davanti all’ingresso della strada che portava al sito della festa, con
striscioni, bandiere e volantinaggio, senza bloccare nessuno e, aggiungiamo, le “forze
dell’ordine presenti in maniera discreta ma massiccia” non avrebbero avuto alcun
motivo per farci “desistere”, come insinua l’articolo, quando dice che sarebbe stato il
temporale a farci “desistere”. Desistere da che? Ci siamo spostati, a causa della pioggia,
all’interno del comprensorio della festa, ed una parte di noi è salita nella sala per
ascoltare il discorso di D’Alema. Dato che a causa del temporale c’era un ridottissimo
afflusso di persone, non aveva alcun senso rimanere a bagnarsi senza poter comunicare
con la cittadinanza, fatto che appare del tutto ragionevole per chiunque pensi senza
preconcetti.
Così poi nella descrizione dell’intervento di un nostro aderente al movimento (fatto
correttamente alla fine del discorso di D’Alema, per non interrompere la sua iniziativa
con argomenti che esulavano dal tema annunciato, e non per “dare sfogo alla protesta
che covava”, ma solo per porre una domanda di attualità ad un uomo politico italiano di
una certa importanza): Garau parla di “tensione”, di “accerchiamento”, di “evolversi
dell’atmosfera” che avrebbe “suggerito alla sicurezza di interrompere il colloquio”.
Basta guardare il video in http://www.youtube.com/watch?v=bwgD2nVhvI4 per vedere
che non c’è stata da parte nostra tensione (bisogna precisare invece che molti tra gli
organizzatori della serata si sono comportati in modo piuttosto aggressivo nei nostri
confronti, insultandoci e cercando di impedirci di entrare) né alcun “accerchiamento”,
ma uno scambio di battute tra alcuni manifestanti, D’Alema e Serracchiani, dove i due
politici hanno dichiarato la loro volontà di attuare il progetto tav (perché ce l’hanno
Francia, Germania e Cina: e sarebbero queste motivazioni del tutto sufficienti, secondo
il leader democratico, per giustificare una tale spesa ed un tale danno ambientale?) e
poi si sono negati ad altri scambi di vedute.
Ricordiamo infine che il gruppo della Digos, presente sin dall’inizio del volantinaggio, si è
complimentato con il nostro per aver resistito dignitosamente alle provocazioni degli
organizzatori.
I contenuti dell’articolo mistificano i fatti realmente accaduti e possono lasciare
intendere che vi sia stata da parte nostra l’intenzione di prevaricare e di agire al di là
delle regole del civile dibattito democratico, mettendo in cattiva luce l’attività di
informazione dei nostri comitati, e pertanto, con la presente, chiediamo la
pubblicazione delle nostre precisazioni, in modo da ristabilire la veridicità dei fatti ed
evitare un ulteriore clima di tensione in un momento così delicato come quello che
viviamo.
Gruppo No tav isontino
notav.isontino11@yahoo.it
Comitato No Tav di Trieste e del Carso
notavtrieste@inventati.org

Pendolari incazzati bloccano un “Freccia Rossa”

Buona questa

Paralisi dei treni, rivolta di pendolari:su binari a Orte, bloccato Frecciarossa

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VALSUSA/ Lacrimogeni sparati in faccia

Violenza brutale da parte della polizia contro i No Tav

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CIE/ Quell’imbecille, falsa e ipocrita, di Livia Turco

Robe da non credere. La Turco e Napolitano hanno inventato i CPT!

Filmato

http://tv.repubblica.it/edizione/roma/i-parlamentari-nei-cie-chiudeteli-e-cambiamo-la-bossi-fini/73346/71637?pagefrom=1

liviaturco

I parlamentari nei Cie: ”Chiudeteli e cambiamo la Bossi-Fini”

(25 luglio 2011)

stella votostella votostella votostella votostella voto

Sono peggiori delle carceri e dentro ci sono persone che non hanno fatto niente di male. Dunque vanno chiusi e va rimossa la censura imposta su tutti i centri per migranti dal ministro dell’Interno Roberto Maroni che li ha vietati alla stampa. E’ questo il messaggio che arriva dalla mobilitazione “LasciateCIEntrare 1″con manifestazioni davanti a 13 centri in tutt’Italia, di cui la maggior parte sono luoghi di detenzione ma ci sono anche Cara e centri di prima accoglienza. A Roma, al Cie di Ponte Galeria, c’era l’on. Livia Turco

CIE DI GRADISCA: rassegna stampa del 26 e 24 luglio

Il piccolo

26/07/11

Presidio al Cie di Gradisca Monai: il mio cane vive meglio

 

di Luigi Marciano wGRADISCA Naviga a vista il Cie di Gradisca d’Isonzo. La struttura isontina ospita 59 migranti, un quarto della sua capienza potenziale, ma 7 in più rispetto a quella massima attuale, ridotta a 52 posti. Tornerà a regime, forse, entro dicembre, quando saranno completati i lavori di ristrutturazione. Dopo i gravi danneggiamenti di febbraio e marzo la struttura per migranti ospitata nell’ex caserma Polonio è a dir poco ridimensionata: l’unica ala pienamente agibile è la zona verde che ospita gli immigrati mentre la zona blu “offre” una sola camerata. In corso i lavori di ripristino della zona rossa. Non è l’unico problema. Non vi sono notizie precise sul cambio della guardia nella gestione fra il consorzio trapanese Connecting People e la cordata franco-italiana capeggiata dalla transalpina Gepsa. La gestione attuale, scaduta già in dicembre, viene prorogata di mese in mese. Nel frattempo gli operatori del centro lamentano continui ritardi nel pagamento degli stipendi e le forze dell’ordine denunciano da sempre carenze di organico e la necessità di dispositivi di sicurezza più moderni ed efficaci. Cosa sta succedendo, dunque, nel “supercarcere” per migranti costato 17 milioni? Hanno provato a capirlo anche politici e giornalisti che ieri mattina hanno aderito all’iniziativa nazionale “LasciateCientrare” promossa da Federazione nazionale stampa italiana, Assostampa, Ordine dei giornalisti e alcuni parlamentari. A Gradisca c’erano il deputato Carlo Monai (Idv), il segretario regionale di Assostampa Gianni Martellozzo, il consigliere regionale Antonaz (Prc) e quelli provinciali di Trieste Morena e Bergamini (Sel). Agli operatori dell’informazione l’accesso è stato negato e solo Monai ha dunque varcato, dopo aver atteso il nullaosta della Prefettura goriziana, la soglia del Cie. La sua visita è durata un’ora. Monai ha consegnato agli ospiti una lettera di associazioni che si occupano di offrire assistenza culturale, legale ed informativa ai migranti. «Le condizioni delle carceri, ma anche quelle del mio cane – ha affermato il deputato – sono certamente migliori del trattamento riservato a queste persone, molte delle quali non hanno commesso reati. Qui non esiste l’ora d’aria, al massimo pochi minuti in una gabbia esterna, si dorme praticamente senza materassi, i migranti non possono interagire con i propri legali e i contatti sono limitati esclusivamente ai familiari e ad una telefonata ogni due settimane»

 

Il Piccolo 24/06/11

Assostampa, manifestazione per il Cie di Gradisca

 

TRIESTE L’Assostampa Fvg aderisce e invita giornalisti e cittadini a partecipare alla manifestazione che si terrà domani alle 11 dinanzi al “Cie” (Centro di identificazione) di Gradisca, in provincia di Gorizia. “Cie” e “Cara” (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) sono da tempo off limits per l’informazione, luoghi interdetti alla società civile e in cui soltanto alcune organizzazioni umanitarie riescono ad entrare. Una circolare del ministro dell’Interno, la n.1305 emanata il 1 aprile 2011, ha reso ancora più inaccessibili tali luoghi, fino a data da destinarsi, in nome dell’emergenza nordafricana. Giornalisti, sindacati, esponenti di associazionismo antirazzista umanitario, presenti nel territorio in cui sono ubicati, sono considerati secondo questa circolare “un intralcio” all’operato degli enti gestori e per questo tenuti fuori. Nel comitato promotore ci sono fra gli altri Fnsi, Ordine nazionale dei giornalisti, Articolo 21, e i parlamentari Jean Leonard Touadi, Rosa Villecco Calipari, Savino Pezzotta , Livia Turco, Fabio Granata, Giuseppe Giulietti, Furio Colombo, Francesco Pardi. A Gradisca sono previsti gli interventi dei parlamentari Monai (IdV) e Strizzolo (Pd).

 

 

Messaggero Veneto del 26/07/11

Visita di Monai al Cie «Si vive meglio in carcere»

 

GRADISCA «Francamente vivono in condizioni migliori il mio cane e anche i carcerati». La battuta che il parlamentare Carlo Monai regala ai giornalisti al termine della sua visita al Cie è eloquente. Il deputato dell’Italia dei Valori ha fatto il suo ingresso nella struttura governativa di via Udine in occasione della manifestazione nazionale (coinvolti anche i centri per immigrati di Roma, Modena, Torino, Milano, Bari e Trapani) “LasciateCIEntrare”, promossa contro il divieto di ingresso nei centri immigrati ai rappresentanti della stampa e delle associazioni, da Federazione nazionale della stampa (Fnsi), Ordine dei giornalisti, Articolo 21, Asgi, Primo marzo, Open Society Foundation, European Alternatives e dai parlamentari Jean Leonard Touadi, Rosa Villecco Calipari, Savino Pezzotta, Livia Turco, Fabio Granata, Giuseppe Giulietti, Furio Colombo, Francesco Pardi. L’onorevole Monai ha fatto il suo ingresso al Cie alle 11.40, dopo un’attesa dell’ok da parte della Prefettura durata oltre mezz’ora. «Non mi aspettavo di trovare condizioni così disastrate – ha raccontato Monai ai giornalisti al termine della visita –. Gli immigrati che si trovano all’interno del Cie dormono per terra, senza neppure un materasso, in ambienti asfittici. La loro ora d’aria si riduce a dieci minuti di libertà per due volte al giorno in spazi di pochi metri quadrati, dove è consentito loro di fumare due sigarette al mattino e altrettante alla sera. Una sola stanza è stata ritenuta agibile dai Vigili del Fuoco dell’ala interessata negli ultimi scontri, ospita dieci persone». Il parlamentare ha illustrato la situazione attuale all’interno del Cie: 59 gli immigrati trattenuti nel centro, tutti arrivati nel corso del 2011, a fronte di una capienza di 52 persone. La maggioranza è di nazionalità tunisina, ma vi sono anche un uomo proveniente dal Bangladesh e uno proveniente dall’Iraq. «Si tratta di persone che non c’entrano nulla con le contestazioni – ha aggiunto Monai – e meriterebbero un minimo di decoro, a cominciare da materassi ignifughi su cui dormire». «Ritengo che servirebbe un’operazione trasparenza – ha concluso il parlamentare dell’Italia dei Valori – per far vedere a tutti i cittadini italiani come viene gestita l’emergenza immigrazione dal punto di vista amministrativo». Giuseppe Pisano

FUKUSHIMA/ il Governo scarica la popolazione

Fukushima. il Governo dice: arrangiatevi!

Video
Japanese government killing its own people in Fukushima

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TRIESTE: iniziativa sulla Val Susa


VALSUSA
L’autogestione, la resistenza, la dignità, la solidarietà
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VENERDI’ 29 LUGLIO ORE 20.30

Presso la Casa del Popolo di Sottolongera

V.Masaccio 24 (bus n.35)

 

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Capodistria e Pirano: «No al rigassificatore nel golfo di Trieste»

da Il Piccolo

 

Capodistria e Pirano: «No al rigassificatore nel golfo di Trieste»

E i Verdi chiedono al governo sloveno di impedire che la Barcolana, sponsorizzata da Gas Natural, sconfini

di Franco Babich

CAPODISTRIA

«Il rigassificatore off-shore a Trieste non s’ha da fare». I sindaci di Capodistria e Pirano hanno reagito duramente alla notizia del via libera definitivo dell’Italia al progetto del terminal nel golfo e a quello del gasdotto Trieste–Grado–Villesse. In attesa che Lubiana decida le contromosse ufficiali – il ministro dell’Ambiente Roko Zarnic non ha escluso la possibilità di citare l’Italia a giudizio di fronte alla Corte europea – i primi cittadini delle due città costiere hanno fatto capire molto chiaramente che continueranno con la loro battaglia per impedire la costruzione del rigassificatore.

«Il Comune di Capodistria è stato molto chiaro: non ci devono essere rigassificatori né nel golfo di Capodistria né in quello di Trieste. Non abbiamo nessuna intenzione di cedere e faremo anche in futuro tutto quello che sarà possibile per bloccare la costruzione dei terminal, sia in mare sia sulla terraferma» ha dichiarato il sindaco di Capodistria Boris Popovic, secondo cui il parere positivo ai rigassificatori è la conferma che le cose vengono decise da Roma senza tener conto del parere delle autorità locali e della contrarietà espressa dalla stessa regione Friuli-Venezia Giulia. «Il turismo è la nostra principale risorsa, per cui non possiamo in alcun modo accettare la costruzione di una bomba ecologica davanti alla nostra costa», si legge invece nel comunicato sottoscritto dal sindaco di Pirano Peter Bossman.

Per Bossman, il via libera del Ministero dell’ambiente italiano è assolutamente incomprensibile, considerata la posizione dei comuni che si affacciano sul Golfo di Trieste e tutto quello che è stato detto sui rischi ambientali legati al terminal. Per Popovic, la cosa che ora deve essere fatta è coinvolgere anche altri soggetti, compreso il comune di Trieste, nella causa contro il Ministero dell’ambiente italiano che ha dato parere positivo ai due progetti, terminal off shore e gasdotto. Sugli sviluppi della vicenda si è pronunciata pure l’organizzazione ambientalista Alpe Adria Green. Il suo presidente Vojko Bernard ha annunciato che inviterà il governo sloveno a impedire che la Barcolana – sponsorizzata da Gas Natural, la società spagnola interessata a investire nel rigassificatore – sconfini nelle acque territoriali slovene. «Se l’esecutivo non raccoglierà questo invito, ha aggiunto Bernard – invieremo lo stesso appello agli abitanti dei comuni circostanti e fermeremo la Barcolana da soli». Gli attivisti di Alpe Adria Green invieranno inoltre alla Commissione europea un nuovo ricorso contro la costruzione di un rigassificatore nel golfo di Trieste.

STUDENTI UDINE: blitz contro il videocontrollo nelle scuole

no-telecamere
Dal MV del 28 luglio 2011
UDINE. Raid dimostrativo del Movimento studentesco udinese contro l’installazione di 93 telecamere nel Centro studi. Nella notte fra martedì e mercoledì, i giovani hanno esposto striscioni davanti alla sede della Provincia, all’ex deposito Saf, ai licei Copernico e Marinelli chiedendo che i 900 mila euro stanziati dall’amministrazione provinciale per gli occhi elettronici siano invece destinati al restauro delle sedi scolastiche definite “fatiscenti”.

In calce alla nota il Movimento sposta l’attenzione sulla mancanza di spazi sociali e assicura di essere pronto «a occupare e liberare una nuova area dopo il sequestro, nel 2009, del Centro sociale di via Scalo nuovo».

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VALSUSA: cronache dalla Maddalena occupata

Cronache dalla Maddalena occupata

Assedio

Venerdì 22 luglio. Al presidio della centrale, dopo il ponte sulla Dora, è
il giorno dell’accerchiamento. Zaini, limoni, bottigliette di acqua e
malox, maschere antigas di tutte le fogge spuntano da ogni parte. Da una
settimana la polizia asserragliata dietro i due sbarramenti che chiudono
l’accesso alla strada dell’Avanà, spara lacrimogeni ai No Tav che cingono
d’assedio il fortino messo su dallo Stato alla Maddalena occupata.
Basta un battitura più intensa, un pezzo di rete tagliata per scatenare la
rappresaglia con idranti e gas nocivi. Ma i No Tav hanno la testa dura. Il
tam tam di movimento diffonde le notizie sulle maschere che costano meno,
su quelle che durano di più, sui posti dove comperarle. Quelle per il
verderame, mi dice una compagna, dovrebbero tenere 8 ore ma con i gas CS
dopo solo 20 minuti il filtro è da cambiare.
I più incoscienti e temerari usano mascherine da ospedale o fazzoletti
bagnati.
Alcuni passano da Giaglione, altri si incamminano sul sentiero No Tav, che
collega la “centrale” con la zona della Baita, girando intorno al piazzale
occupato. Il sentiero con tanto di segnavia “No Tav” è stato aperto,
pulito e segnato nei giorni precedenti.
Un breve scroscio di pioggia apre la serata che torna presto limpida. In
ogni angolo partono ritmiche le battiture: c’è gente sulla strada che
scende alla centrale come su quella che porta al bivio per la Ramats. Sul
sentiero “No Tav” lampeggiano centinaia di luci: un serpentone che
picchietta la montagna di lievi brillii. Alla centrale, lungo la strada e
nel fortino/pollaio in cima ci sono fari potentissimi, che illuminano a
giorno il filo spinato, i container, parte delle vigne.
La potenza debole e arrogante degli occupanti frantuma la notte, nasconde
il cielo, come nel set di un film di guerra. La guerra dichiarata dallo
Stato italiano alle popolazioni ribelli di quest’angolo di nord ovest.
Dal lato Giaglione viene acceso un falò sotto i piloni dell’autostrada,
mentre il gruppo partito dalla centrale raggiunge la gabbia. Gli uomini in
divisa sparano: una pioggia di lacrimogeni si abbatte sui No Tav, volano
sassi e scoppia qualche bomba carta. La polizia decide per l’ennesima
volta di chiudere la A32 tra Susa e Oulx.
Dalla strada che scende a Chiomonte e dal paese il fragore delle battiture
sale sempre più forte. Tutti gli sguardi sono diretti verso l’altro
versante della montagna da cui si leva un fumo denso bianco, come un
calderone.
Chi è lì ma lontano dalla mischia guarda con partecipazione e affetto. “Ma
quelli chi sono?” Saranno i poliziotti?” “No, No! quelli non escono dal
pollaio!” “Tua figlia è là? L’hai sentita?” “No, meglio di no, chiamo
dopo”.
Sento un compagno: “come stai? Tutto bene?” “Sì, adesso va bene: ci
eravamo persi, ma poi ho ritrovato il sentiero. Per poco non ruzzolavo
giù: fortuna che un altro compagno mi ha pescato al volo. Ci hanno
ammazzati di gas”.
Un fuoco d’artificio spezza la notte.

Da Kabul a Chiomonte: via gli alpini!
Sabato 23 luglio, Baita Clarea. I No Tav della rete “torino&cintura sarà
dura” si sono dati appuntamento per una giornata antimilitarista. Prima di
pranzo facciamo un giro alle gabbie e raccogliamo due borsate di bossoli
di lacrimogeni. Incrociamo forestali e poliziotti che stanno facendo lo
stesso lavoro, per far sparire le tracce della notte precedente. Insistono
per vedere le nostre carte di identità e poi si allontanano.
Intorno alle gabbie hanno sbancato con le ruspe per rendere più difficile
avvicinarsi: all’interno stazionano all’ombra dell’autostrada una
cinquantina di poliziotti e finanzieri. Un cingolato sposta qualche
jersey.
Gli alpini della Taurinense, gli ultimi arrivati nel fortino della
Maddalena, se ne stanno lontani dalle reti.
Il governo, dopo lungo tergiversare, ha deciso di impiegare l’esercito in
Val Susa. Ospitare in albergo poliziotti, carabinieri, finanzieri e
forestali costa troppo: gli alpini dormono in caserma. Dopo la guerra in
Afganistan, nei CIE della penisola o nelle periferie delle nostre città
sono pronti per la Maddalena.
Nel pomeriggio andiamo alle gabbie per un rumoroso saluto ai nuovi
arrivati: collane di fiori, bombe di coriandoli, uno striscione con la
scritta “Da Kabul a Chiomonte: via gli alpini!”.
Attacchiamo alle reti carta e plastica trasparente, dove ciascuno scrive
il proprio messaggio ai nuovi arrivati “Soldà fora d’le bale!”, “Gli
alpini attaccano la gente delle alpi”, “No a tutte le guerre!”.
Poi parte la battitura sul cancello. Una buona mezz’ora e poi si va.
Lungo la recinzione hanno chiuso col filo spinato il camminamento che
consentiva di salire alla strada asfaltata ma il modo di salire lo
troviamo lo stesso: arriviamo sulla strada dell’Avanà, apriamo lo
striscione e partiamo in corteo verso la centrale. A metà strada ci viene
incontro la polizia in assetto antisommossa, che ci spiega a gesti che non
possiamo andare oltre. Gli argomenti sono rozzi ma inequivocabili.
Arriva anche la digos: sono nervosi ed incazzati. È la seconda volta in
due settimane che, in barba a divieti e cancelli, filo spinato e guardie
armate, torniamo sulla strada che porta alla Maddalena.
Alcuni poliziotti ci scortano indietro… sul sentiero sbagliato! Quando i
tutori dell’ordine costituito decidono di salutarci, torniamo sui nostri
passi ed imbocchiamo l’erto cammino dell’andata.
Non hanno abbastanza filo spinato, né guardie armate per serrare la
montagna in una morsa: c’è sempre chi si inventa il modo di passare.
Qui trovi qualche foto della giornata:
http://www.flickr.com/photos/58952321@N07/sets/72157627299981218/show/
I No Tav al corteo storico con la Gemma di Susa
Sabato 23 luglio, Susa. È in programma la sfilata storica per le strade
della città. Questa volta ci sono anche i No Tav con tanto di bandiere e
l’ultima creazione di Piero Gilardi: la sindaca di Susa in gommapiuma con
in braccio tutti i doni malefici del Tav. Assisa su un baldacchino
partecipa anche lei alla sfilata: la sindaca originale alla vista del
proprio doppio si allontana in tutta fretta.
Al termine della sfilata si accodano anche i No Tav. Sfiliamo gridando
“giù le mani dalla Valsusa!” “via le truppe di occupazione”. Molti
applaudono, gli unici fischi vengono da un gruppetto vicino ai Lazzaro e
ai Martina i due imprenditori che per soldi stanno erigendo le
fortificazioni alla Maddalena.
Si chiude in bellezza con foto ricordo davanti al palazzo del Comune.
Qui puoi vedere alcune foto della serata segusina:
http://www.flickr.com/photos/58952321@N07/sets/72157627300037244/show/
Alpini del popolo, gas, un ferito grave
Domenica 24 luglio, presidio No Tav alla Centrale. I No Tav che hanno
fatto l’alpino sono tanti in Valsusa: hanno partecipato alla difesa della
Maddalena e sono presenti all’assedio, veri “alpini del popolo”. Come gli
ex arditi della prima guerra mondiale, che scelsero di opporsi al
fascismo, hanno deciso di schierarsi contro l’occupazione militare della
loro valle.
Discorsi, canti, e poi la marcia per il sentiero No Tav sino alla al
piazzale. Dall’altra parte della gabbia ci sono i reduci dell’Afganistan,
i secondini dei CIE, mercenari che hanno scelto il mestiere delle armi.
Come ogni sera, nell’area del presidio ci sono incontri, chiacchiere,
bambini che giocano. Sul primo dei due cancelli che serrano la strada
dell’Avanà comincia la battitura. Un pezzo di cancello viene giù. La
reazione dei poliziotti è immediata: sparano centinaia di cartucce di gas
CS, incuranti dei bambini, degli anziani, della folla domenicale che
mangia e beve.
La gente reagisce con composta calma. I genitori portano i bimbi lontano
lungo il fiume: ne vedo uno sui sei sette anni, il fazzolettino davanti
alla bocca, che guarda con occhi larghi il fumo denso ed acre, che poco a
poco raggiunge l’area del presidio, si insinua tra le tende, invade la
cucina. Chi l’ha indossa la maschera antigas, prende un fazzoletto
bagnato, afferra un limone. Nessuno scappa.
I ragazzi corrono, afferrano i lacrimogeni e li buttano nella Dora o nelle
bacinelle sempre pronte al presidio.
Qualcuno va sulla statale e blocca il traffico.
Un No Tav si avvicina al cancello per scattare qualche foto: gli sparano
un candelotto in faccia rompendogli il naso e la mandibola, tagliandogli
labbra e palato. Lo soccorre un medico No Tav, poi va all’ospedale di Susa
dove lo ricuciono.
Il giorno dopo La Stampa oserà scrivere che i No Tav hanno usato i bambini
come scudi umani. Dell’uomo con la faccia spaccata non farà parola.
La testimonianza di Alessandro, l’uomo ferito dal candelotto:
http://www.youreporter.it/video_FERITO_GRAVE_DA_LACRIMOGENO_IN_VAL_DI_SUSA
Carabinieri e sassi
Lunedì 25 luglio, presidio No Tav alla centrale. Una serata fredda e calma.
La notizia del giorno è l’attacco subito dalla Italcoge la notte
precedente: un camion distrutto, altri danneggiati. Naturalmente i
giornali puntano subito il dito sui No Tav, dimenticando che spesso le
ditte bollite come quella segusina subiscono attentati, che, grazie alle
assicurazioni, garantiscono loro denaro liquido.
Il giorno dopo è previsto un presidio davanti all’Italcoge: se qualcuno
spera che i No Tav rinuncino si sbaglia. Di grosso. L’assemblea del
presidio conferma l’iniziativa.
Nella notte i carabinieri sono schierati come statuine del presepe
sull’alto muraglione accanto agli sbarramenti.
Chi prova a passare sul ponte rischia una sassata: i militari ammazzano il
tempo giocando con le pietre. Niente di speciale, solo sassolini. Chi ha
l’auto al di là del ponte lo attraversa di corsa.
Collaborazionisti
Martedì 26 luglio, viale Couvert, Susa. Dalle sei del mattino circa
duecento No Tav salutano in ingresso e in uscita i mezzi dell’Italcoge,
una delle ditte che dal 27 giugno collabora con le forze del disordine
statale nel costruire il fortino della Maddalena.
Slogan, bandiere, un tappo della benzina che parte e poi torna. Su tutto
una cantilena orecchiabile che diventa subito contagiosa. “Come mai, come
mai, vi chiamate operai? Siete servi degli sbirri e non vi lamentate mai!”
Una sorta di forca caudina dove camion ed auto sono obbligate a passare,
senza tuttavia che vi sia un blocco delle partenze.
Chi collabora con gli occupanti la deve trovare dura.
Una bandiera No Tav viene issata sul pennone che svetta all’ingresso del
piazzale dell’Italcoge.
La mattinata prosegue con un presidio informativo nella limitrofa piazza
del mercato. Su un banchetto piazzato sotto lo striscione “prodotti del
Tav” vengono esposti centinaia di bossoli di gas CS. Volantini e brevi
comizi informano chi passa.
Una goccia nel mare dell’informazione al servizio del Si Tav. Una goccia
corrosiva.
Qui alcune foto scattate all’Italcoge e al mercato:
http://www.flickr.com/photos/58952321@N07/sets/72157627175929541/show/
Le storie raccontate dai giornali del giorno dopo sono molto diverse.
Da mesi provano senza successo a dividere i buoni dai cattivi, i
valligiani dai facinorosi di pianura. Al di là delle diverse posizioni
politiche tutti hanno le idee chiare: i violenti, i devastatori, chi lucra
sulle vite di tutti per il profitto di pochi siede sui banchi del governo
e su quelli dell’opposizione.
Chi ordina di gasare i bambini in Val Susa è lo stesso criminale che ha
appena deciso il rifinanziamento della “missione” militare in Afganistan.
Lì i bambini non hanno scrupoli ad ammazzarli.
Maria Matteo
(questi testi, in versione riveduta, compariranno sul mensile “A”, ma
possono essere fatti circolare liberamente da chi lo desidera)
Per info:
fai_to@inrete.it
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