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GENOVA 10 anni dopo

Genova 20-21 luglio 2001

carlo

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SAN GIORGIO DI NOGARO/ Programma festa degli indiani

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Teepee in tal parco/ Festa degli indiani 2011

Programma + piantina e info

Venerdi 22 luglio
Ore 21.00 Rito-performance tradizionale degli indiani d’america, attorno al fuoco, con il Gruppo di Canti del Cojote Danzante (Trieste)

Ore 22.00: Musica folk-psichedelico con i Salici (dall’isontino)

Sabato 23 luglio
Pomeriggio: introduzione al didgeridoo degli aborigeni australiani con Martin O’Loughlin che spiegerà la cultura da cui deriva lo strumento e le tecniche per creare suoni. (durata intervento 1 ora)
Sera: concerto-performance di musica aborigena con i Toma (vedi di seguito la presentazione del gruppo).

Domenica 24 luglio
Interventi politici.

Venerdì, sabato e domenica
Proiezione in continuo di Voices of the Canadian Holocaust di Kevin Annett.
Si tratta di un film-documentario sulla violenza delle scuole residenziali canadesi per nativi e lo sterminio degli indiani d’america.
Selezione di pezzi del film curata da Dumbles

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NO TAV/ Presidio anti-D’Alema a Selz

Foto (prima della pioggia) segue il Report. Rassegna stampa

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Il CIE non paga!

Mentre sul Carso sono state fermate 13 persone di origine afghana di cui 6 bambini e giornalisti, associazioni e parlamentari protestano per reclamare il diritto agli operatori dell’informazione di entrare per far conoscere le condizioni di vita in queste strutture i lavoratori del CIE-CARA di Gradisca sono di nuovo senza stipendio.

 

da bora.la

Cie e Cara di Gradisca: lavoratori senza stipendio

“Situazione insostenibile al Cie e Cara di Gradisca, con i lavoratori ancora una volta senza stipendio, come già accaduto nei mesi scorsi”.

La denuncia arriva dalla Fisascat Cisl isontina: “Non è possibile – tuona la segretaria, Elisa Minai – che ogni volta i dipendenti debbano subire questa incertezza. I pagamenti sono in ritardo e i lavoratori non sanno quando vedranno i loro soldi”.
E a nulla – si legge in una nota della categoria – è valsa la richiesta mossa alla ditta di comunicare una data possibile.
“Questa condizioni sono inaccettabili – rincara Miani – soprattutto considerando che i dipendenti lavorano per un appalto pubblico e una delle regole per le ditte che vincono questo tipo di gare è proprio la garanzia del credito”.

Ma a peggiorare la già incerta situazione si aggiunge anche, come una “spada di Damocle”, la questione del cambio di appalto, ancora da definire. “Ad oggi – spiega la segretaria della Fisascat – ci è dato solo sapere che l’attuale gestore ha la proroga fino alla fine del mese”. “Siamo di fronte – aggiunge – a molte difficoltà e se intanto la ditta non provvederà a saldare il dovuto, come Fisascat penseremo ad azioni di lotta”. Per Miani, l’obiettivo non è di certo lo sciopero, ma garantire le condizioni di lavoro ai dipendenti. “Non possiamo più accettare delle non risposte” – conclude la sindacalista. “Ovviamente terremo anche conto della particolare situazione interna al Cie e al Cara, che devono garantire il servizio agli ospiti, ma ci batteremo perchè vengano garantiti anche i diritti dei lavoratori”.

 

da Il Piccolo

GRADISCA I lavoratori del Cie e del Cara sono ancora senza stipendio. A denunciare per l’ennesima volta la “situazione insostenibile” che si è creata nella struttura di via Udine è la Cisl Fvg. «Lavoratori ancora una volta senza stipendio, come già accaduto nei mesi scorsi – scrive la Fisascat Cisl isontina in una nota. «Non è possibile – tuona la segretaria, Elisa Miani – che ogni volta i dipendenti debbano subire questa incertezza. I pagamenti sono in ritardo e i lavoratori non sanno quando vedranno i loro soldi». «A nulla – si legge nella nota della categoria – è valsa la richiesta mossa alla ditta di comunicare una data possibile. «Questa condizioni sono inaccettabili – rincara Miani – soprattutto considerando che i dipendenti lavorano per un appalto pubblico e una delle regole per le ditte che vincono questo tipo di gare è proprio la garanzia del credito». Secondo il sindacato, a peggiorare la già incerta situazione dei lavoratori si aggiunge anche, come una “spada di Damocle”, la questione del cambio di appalto, ancora da definire. «Ad oggi – spiega la segretaria della Fisascat – ci è dato solo sapere che l’attuale gestore ha la proroga fino alla fine del mese. Siamo di fronte a molte difficoltà e se intanto la ditta non provvederà a saldare il dovuto, come Fisascat penseremo ad azioni di lotta». Per Elisa Miani, l’obiettivo non è di certo lo sciopero, ma garantire le condizioni di lavoro ai dipendenti. «Non possiamo più accettare delle non risposte – conclude la sindacalista -. Ovviamente terremo anche conto della particolare situazione interna al Cie e al Cara, che devono garantire il servizio agli ospiti, ma ci batteremo perché vengano garantiti anche i diritti dei lavoratori».

Monfalcone / Amianto confermata l’assoluzione dell’ex direttore Fanfani

Senza entrare nei dettagli della sentenza (alcuni dei quali a quanto riferito ci paiono sinceramente quasi offensivi non solo dei morti ma anche della nostra intelligenza seppur non siamo né medici né giuristi) lo sapevamo che i tribunali non avrebbero mai confermato quanto tutti sanno e cioè che la strage per amianto è stata perfettamente consapevole.

Le vite e la salute di migliaia di operai sono state comprate in cambio di un salario per massimizzare i profitti.

Tutti sappiamo che nonostante questa sentenza la strage continua nel silenzio, nell’indifferenza e nel cinismo.

Fuori i colpevoli!

 

da Il Piccolo

Amianto, confermata in Appello l’assoluzione di Fanfani

La Corte d’Appello di Trieste ha confermato la sentenza di assoluzione nei confronti dell’ex presidente degli stabilimenti navalmeccanici Italcantieri – oggi Fincantieri – di Monfalcone, Vittorio Fanfani, nel maxiprocesso sui decessi e le malattie legate all’esposizione all’amianto. Fanfani, 92 anni, fratello dell’ex leader Dc Amintore, aveva diretto l’azienda metalmeccanica per un decennio, dal 1974 al 1984. Assieme ad altri dirigenti era stato rinviato a giudizio nel 2009 dal Tribunale di Gorizia per l’ipotesi di reato di negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza delle norme per la tutela fisica dei lavoratori, facendo svolgere – si legge nell’ordinanza di rinvio a giudizio – mansioni di saldatore comportanti l’uso di amianto in ambienti saturi della pericolosa polvere. La sentenza di assoluzione si riferisce al procedimento avviato da un lavoratore dei cantieri navali ancora in vita, al quale sono state diagnosticate lesioni pleuriche asbestosiche tipiche, secondo l’accusa, dell’esposizione all’amianto. La difesa di Fanfani, sostenuta dall’avvocato triestino Giovanni Borgna, ha sostenuto che, qualora non compromettano l’apparato respiratorio, le placche pleuriche asbestosiche non costituirebbero malattia. Sia Vittorio Fanfani, sia Giorgio Tupini, sia Manlio Lippi, questi ultimi in passato direttori dello stabilimento di Monfalcone erano stati già assolti in primo grado in tribunale a Gorizia dall’accusa di lesioni legata all’impiego dell’amianto nei cantieri di Monfalcone, non essendo stato accertato con chiarezza se la malattia contratta da ex dipendenti fosse stata causata principalmente dall’esposizione all’amianto o da altre patologie. In un processo in particolare Tupini, Vittorio Fanfani e Lippi erano stati assolti dall’accusa di lesioni seppure con la formula dubitativa dal giudice monocratico di Gorizia Emanuela Bigattin. Ed era stato lo stesso pubblico ministero Luigi Leghissa a chiederne l’assoluzione dopo che il perito aveva sostenuto che la parte lesa registrava un’alterazione della funzionalità respiratoria che poteva derivare da cause diverse da quella dell’asbestosi.

 

 

da Il Gazzettino

Amianto, processo Fincantieri: confermata l’assoluzione dell’ex direttore Fanfani

TRIESTE – La Corte d’Appello di Trieste ha confermato la sentenza di assoluzione nei confronti dell’ex direttore degli stabilimenti navalmeccanici Italcantieri – oggi Fincantieri – di Monfalcone, Vittorio Fanfani, nel maxiprocesso sui decessi e le malattie legate all’esposizione all’amianto.

Fanfani, 92 anni, fratello dell’ex leader Dc Amintore, aveva diretto i cantieri monfalconesi per un decennio, dal 1974 al 1984. Assieme ad altri dirigenti era stato rinviato a giudizio nel 2009 dal Tribunale di Gorizia per l’ipotesi di reato di negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza delle norme per la tutela fisica dei lavoratori, facendo svolgere – si legge nell’ordinanza di rinvio a giudizio – mansioni di saldatore comportanti l’uso di amianto in ambienti saturi della pericolosa polvere.

La sentenza di assoluzione si riferisce al procedimento avviato da un lavoratore dei cantieri navali ancora in vita, al quale sono state diagnosticate lesioni pleuriche asbestosiche tipiche, secondo l’accusa, dell’esposizione all’amianto. La difesa di Fanfani, sostenuta dall’avvocato triestino Giovanni Borgna, ha sostenuto che, qualora non compromettano l’apparato respiratorio, le placche pleuriche asbestosiche non costituirebbero malattia.

VALSUSA/ Chiomonte: attaccato il cantiere

“La Valsusa

paura

non
ne ha”

Via libera al terminal off-shore nel golfo di Trieste

da bora.la

Via libera al terminal off-shore nel golfo di Trieste. Lo annuncia la stampa slovena

L’annuncio arriva dalla stampa slovena: “L’Italia ha approvato la valutazione di impatto ambientale relativa al terminal off-shore e al gasdotto Trieste-Grado-Villesse”. Nessun notizia in merito, invece, sul sito del Ministero dell’Ambiente, dove ad oggi la pubblicazione delle Via è aggiornata al 5 luglio scorso.

Questo il testo dell’agenzia battuta oggi dalla Sta: “L’Italia ha approvato la costruzione di un terminal off-shore nel golfo di Trieste e del gasdotto Trieste-Grado-Villesse. All’opera si sono opposti gli ambientalisti sloveni e italiani. La Slovenia deciderà per un eventuale azione contro il rigassificatore una volta esaminata la documentazione completa”.

NO TAV/ Rassegna stampa sul presidio di Selz

L’articolo de Il Piccolo non merita neppure un commento visto che il video postato su youtube dimostra ampiamente quanto la protesta NO TAV sia stata pacifica e come i sinistri non abbiano risposto non per l’ora ma per mancanza di argomenti in merito.

E’ chiaro che si continua a cercare di criminalizzare un movimento a difesa del territorio mentre i criminali vanno cercati altrove.

NO TAV! NO MAFIA!

 

da Il Piccolo 23 luglio 2011 —   pagina 24

 

D’Alema, assedio No Tav alla Festa dell’Unità di Selz

Fin dall’inizio è stato scontro con il presidente del Copasir che li ha ghiacciati: «L’Alta velocità è giusta e porta progresso, voi volevate solo fare la sceneggiata»

 

D’Alema: sì all’Alta velocità, assedio No Tav

di Giulio Garau

RONCHI DEI LEGIONARI Hanno cercato lo “scontro” fin dall’inizio gli attivisti del Comitato No Tav in occasione dell’intervento del presidente del Copasir e leader del Pd, Massimo D’Alema, invitato a parlare giovedì sera alla Festa dell’Unità di Selz. Prima all’esterno dei cancelli, schierati con gli striscioni ad attendere il leader Pd prima che entrasse. Ma ci ha pensato il temporale a farli desistere più che le forze dell’ordine presenti in maniera discreta, ma massiccia. Una volta entrati con il pubblico, solo alla fine dell’incontro-intervista, hanno dato sfogo alla protesta che covava.Erano passate le 22.30, i No Tav erano in piedi tra il pubblico stipato nella sala, ogni tanto venivano alzati gli striscioni mentre altri attivisti, dietro al tavolo dove D’Alema parlava, con accanto l’europarlamentare Debora Serracchiani, filmavano con telecamere. A intervento concluso, con il pubblico che si alzava, ecco la scintilla. «Presidente D’Alema – ha scandito ad alta voce uno dei No Tav alle sue spalle – non dice proprio nulla sull’Alta velocità?». C’era un po’ di tensione e a un certo punto gli attivisti hanno letteralmente accerchiato il leader Pd, assieme alla Serracchiani, che dopo un attimo di esitazione ha risposto: «Mi avevano detto che volevate un incontro per parlare dei problemi della Tav, in realtà era solo una scusa per fare la sceneggiata», li ha letteralmente ghiacciati il leader Pd. «Se volete che parli dell’Alta velocità lo faccio volentieri, penso che sia una cosa giusta e che si debba realizzare. Non possiamo isolare questi territori dai collegamenti internazionali ed escluderli da un progetto che porta sviluppo economico e progresso. Sul progetto non c’è nulla da discutere, semmai si può trattare sui percorsi e i tracciati». Dai No è partito allora serrato l’assedio con domande, qualcuno alzava la voce per farsi sentire, un’attivista ha chiesto a D’Alema che cosa risponde alle critiche di qualche esponente europeo. D’Alema ha cercato di replicare, ha passato la palla alla Serracchiani: «Avete qui una deputata europea che è anche della Commissione trasporti, chiedetelo a lei», ma subito dopo l’ora tarda e l’evolversi dell’atmosfera hanno suggerito alla sicurezza di interrompere il colloquio che non portava da nessuna parte e D’Alema è stato fatto uscire. I No Tav si sono precipitati all’esterno e si sono radunati in gruppo con gli striscioni per gridare «vergogna vergogna, vattene, sei anche tu della casta». Acuni hanno tentato invano pure un assalto alla macchina di D’Alema, ma le forze dell’ordine hanno bloccato gli attivisti stroncando la protesta sul nascere..


 

da La Repubblica

 

La presenza di una cinquantina di aderenti al movimento No Tav non è stata apprezzata dagli organizzatori della Festa dell’Unità di Selz, a Ronchi dei Legionari. Nonostante l’iniziativa, promossa in concomitanza con la presenza alla serata di Massimo D’Alema, fosse stata comunicata per tempo alla Questura e declinata all’insegna del silenzio. I manifestanti, con magliette e striscioni, hanno distribuito volantini all’esterno dell’area delle feste per poi entrarvi più o meno nel momento dell’arrivo dell’ex presidente del Consiglio. «Eppure alcuni organizzatori ci hanno preso a insulti e spintoni – spiegano i portavoce dei No Tav locali -, anche se al segretario provinciale del Pd Omar Greco abbiamo ribadito che la nostra era una protesta silenziosa e che, in ogni caso, saremmo stati contenti se l’onorevole D’Alema avesse voluto ascoltare le nostre ragioni». I No Tav, affiancati anche da rappresentanti dei comitati di Trieste e della Bassa Friulana, affermano di aver constatato in seguito come da parte di D’Alema e dell’eurodeputata Deborah Serracchiani non ci fosse molta voglia di affrontare la questione. «La Serracchiani ci ha risposto che ormai tutti i confronti con i cittadini sono stati fatti – proseguono i portavoce – e che rispetto la diversità della posizione della sinistra italiana da quella del resto della sinistra europea andrà trovato un punto d’incontro. D’Alema, invece, ha affermato che, se qua i Comuni sono tutti d’accordo, non c’è niente da discutere ormai. La posizione del Pd sulla Tav ci pare sia emersa con chiarezza a Selz giovedì sera. Per chi volesse documentarsi di persona ci saranno i filmati che metteremo in rete nei prossimi giorni». L’azione di sensibilizzazione ha però consentito di aprire un confronto diretto con alcune delle persone intervenute alla festa per ascoltare Massimo D’Alema, riconoscono i No Tav, sempre fermamente contrari a un progetto e a un’opera ritenuti impattanti dal punto di vista ambientale, sociale e finanziario. «Ricordiamo fra l’altro – hanno detto – che il progetto preliminare è tuttora bloccato al ministero dell’Ambiente in quanto la Valutazione di impatto ambientale è stato divisa in 4 tratte invece di essere racchiusa in un procedimento unico per la linea tra Venezia e Trieste». Quella di giovedì non sarà un’iniziativa isolata, perché i No Tav del Monfalconese vogliono mantenere alta l’attenzione tra i cittadini, invitati a uscire dall’individualismo e a informarsi e partecipare.(la.bl.)


da Il Piccolo

 

«Non c’è stata violenza contro i No-Tav a Selz»

 

di Luca Perrino
RONCHI DEI LEGIONARI Respingono le accuse. Non c’è stata alcuna violenza, nessun atto intimidatorio nei confronti di chi, durante la presenza di Massimo D’Alema alla Festa dell’Unità dei Democratici a Selz, ha colto l’occasione per manifestare contro il progetto dell’alta velocità ferroviaria. Gli organizzatori dell’evento in corso di svolgimento a Ronchi dei Legionari non ci stanno ad essere additati come violenti o fautori di scontri fisici e verbali. «C’è stata concitazione, l’atmosfera era calda – sono le parole di Umberto Cettul – ma da parte nostra non c’è stata alcuna provocazione. Certo, il cordone di sicurezza creato dalla forze dell’ordine attorno a D’Alema ha fatto il suo dovere e non c’era da aspettarsi altro. Sappiamo bene ciò che vuol dire alta velocità e l’argomento è stato più volte sviscerato qui a Selz. Da Selz è nato il movimento No Tav nella bisacaria e da qui sono partire critiche e proposte. Ma sempre in modo civile e pacato. Com’è sempre stato nel nostro stile». Un’occasione “ghiotta” quella della presenza in città dell’esponente del Pd per far capire ancora una volta che non si vogliono progetti faraonici sul territorio. E ieri, su “Youtube”, il “Comitato contro il territorio cinque” ha diffuso un video sulla loro presenza alla festa di via Monte Cosich. Si vede l’attesa in vista dell’arrivo di D’Alema, il discorso dello stesso esponente politico e la protesta di chi lo “sprona” a parlare sulla Tav. E c’è anche un vivace scambio di battute tra le parti. Quando D’Alena afferma che è giusto attuare questo progetto, la gente ascolta e si leva qualche fischio. Ma non si vedono segni di violenza. «Penso che ci sia stata la massima disponibilità tra le parti – commenta Omar Greco, segretario provinciale del Pd – e coloro i quali mi hanno contattato o con i quali ho parlato nel corso di quella serata erano persone civili e senza alcuna voglia di caricare gli animi. C’era stata la disponibilità di un incontro riservato con D’Alena proprio su questo argomento, ma alla fine non c’è stata la volontà di una parte dei manifestanti a farlo. Decisamente non c’era un leader con il quale parlare e concordare il tutto ed è qui, forse, che è nato tutto l’equivoco in quella serata che è stata una grande occasione per la gente di sentire le parole di Massimo D’Alema». Certo è che l’alta velocità ferroviaria, sulla quale si parla ormai da parecchi anni anche nella Bisiacaria, continua ad infiammare il dibattito. Si continua a ribadire l’inutilità di un progetto che devasterebbe il territorio e sul quale ci sono perplessità anche sul futuro utilizzo in termini di traffico passeggeri e merci.

 

 

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TG3 Regionale

edizione delle 14.00 del 22.07.2011 (vai al minuto 06.20)

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Commento: D’Alema porta sfiga all’alta velocità cinese (l’aveva nominata nello scontro verbale con i No Tav a Selz, vedi questo Filmato)

Qui il disastro ferroviario in un treno AV appena inaugurato in Cina del 24 luglio 2011

Disastro ferroviario in Cina
Anche una italiana tra i morti

Le autorità di Pechino lo hanno riferito alla Farnesina. L’incidente ieri, vicino alla città di Wenzhou, nella provincia orientale di Zhejiang. Sono morte almeno 43 persone. 211 feriti

http://tv.repubblica.it/mondo/cina-deraglia-l-alta-velocita-2-vagoni-giu-dal-ponte/73232/71523?ref=HREV-2

SAN GIORGIO DI NOGARO/ Report + foto Tepee in tal parco, pioggia, pioggia, pioggia, ..

La festa stava andando bene, poi verso mezzanotte è arrivato il vento, un brusco calo di temperatura e poi pioggia, ma non tanta;  ci siamo chiesti chissà dove avrà colpito pesantemente il maltempo (vedi sotto) …

Nulla da dire le previsioni del tempo anche per i giorni successivi sono state rispettate, anzi peggiorate, purtroppo …

Lo spettacolo principale cioe quello dei Toma, previsto per sabato sera, ovviamente non si è svolto e quello con i Salici è stato sospeso poco dopo  la mezzanotte di venerdì.

 

Foto di venerdì 22 luglio

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Dettagli della mostra sul “genocidio canadese” QUI

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Lo striscione che ha accompagnato le manifestazioni dal 1° maggio 2011

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Il fuoco ed il Teepee: simboli della festa

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Il canto del Coyote

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Una bicicletta … contro la TAV

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Sono ritornate le mitiche magliette

 

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Pubblico

 

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Pubblico

 

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Pubblico

 

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Pubblico

 

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Pubblico

 

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Gazebo per i Paesi Baschi

 

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Balli

 

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Il Gruppo musicale dei Salici: Folk-psichedelico

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Arriva il vento e poi la pioggia … finita la festa.

 

Foto domenica

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Il fiume Corno, che passa attraverso il parco, quasi straripava

 

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Mai vista erba così verde in luglio

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MV 24 luglio 2011

Vigneti distrutti, danni per milioni

Grandine e pioggia hanno messo in ginocchio gran parte delle coltivazioni nella zona del Collio e del Gradiscano.

di Piero Tallandini

GORIZIA.  E’ una grandinata da record quella che si è abbattuta poco prima della mezzanotte di venerdì sulla provincia di Gorizia e in particolare sulla zona del Collio. Un evento meteorologico che ha determinato ripercussioni gravissime sui vigneti che rappresentanto la pregiata materia prima dei celebrati vini locali, famosi in tutto il mondo, distruggendo le uve bianche proprio a poche settimane da una vendemmia che si annunciava tra le più qualitative degli ultimi anni. I danni sono ancora da quantificare in via definitiva ma le prime stime lasciano intendere che il totale potrebbe superare i dieci milioni di euro e i Comuni colpiti sono pronti a chiedere il riconoscimento dello stato di calamità.

Il settore vitivinicolo, orgoglio del territorio isontino e insostituibile motore per l’economia, è in ginocchio: la vendemmia rischia di essere in buona parte azzerata e la mancata produzione vinicola determinerà un danno commerciale che si annuncia drammatico anche perchè, visto il costo delle polizze, molte piccole aziende non sono assicurate. «I danni, oltre alla zona del Collio, si registrano in un’area che va da Gradisca fino al capoluogo – spiega il presidente della Coldiretti di Gorizia Antonio Bressan –. Nel Gradiscano, oltre ai vigneti, hanno subito danni gravi anche numerose colture di mais e soia che sono proprio in questo periodo dell’anno in fase di fioritura.

Nel Cormonese e a Dolegna molti vigneti sono stati compromessi fino al 100%. I tecnici dell’ispettorato agrario hanno già effettuato i primi sopralluoghi e per una quantificazione definitiva dei danni dovremo aspettare le giornate di lunedì e martedì quando le uve si saranno asciugate. In diversi siti sono stati compromessi anche i tralci, non solo i grappoli. Questo significa che le conseguenze di questa calamità si ripercuoteranno per anni. E’ un rammarico doppio perchè le valutazioni sulle uve erano ottimali e lasciavano presagire una vendemmia straordinaria. Temo che, complessivamente, i danni prodotti da questa grandinata record in provincia di Gorizia possano superare i dieci milioni di euro. Erano almeno vent’anni che non vedevamo una cosa del genere». «La grandinata è durata almeno mezz’ora – rimarca Luigi Soini, direttore della Cantina Produttori Cormòns –. I vigneti sono stati danneggiati a macchia di leopardo, in un’area di circa 300 ettari ce ne sono alcuni persi fino al 30 %, in altri si arriva al 100%. Ci saranno perdite significative sulla produzione». Particolarmente colpite le località di Brazzano e Plessiva con danni mediamente tra l’80% e il 100%. Situazione gravissima a Dolegna del Collio: «la grandinata ha flagellato i vigneti soprattutto nelle località di Vencò e Ruttars – spiega il sindaco Diego Bernardis –. Là le uve sono state compromesse al 70-80 % e stiamo parlando di zone che si caratterizzano per la propria produzione d’eccellenza. Nel nostro territorio comunale ci sono danni per milioni di euro. Inoltre la pioggia successiva alla grandine ha determinato sommovimenti preoccupanti del terreno oltre a problemi sulle strade, invase dal terriccio».

Danni significativi, anche alle abitazioni e alle grondaie, si sono registrate inoltre a Mossa e Capriva. Nelle zone colpite dalla devastante grandinata effettueranno i sopralluoghi anche i tecnici della Provincia. Proprio l’ente provinciale, come ha sottolineato ieri l’assessore all’agricoltura Mara Cernic, è pronto «a sostenere le aziende agricole colpite dall’evento meteorologico, promuovendo in accordo con la Regione le previste misure d’aiuto». A certificare l’eccezionalità dell’evento che ha caratterizzato la serata di venerdì, infine, hanno provveduto gli esperti dell’Osservatorio meteorologico regionale (Osmer) parlando di «una delle peggiori grandinate mai viste negli ultimi anni nel Friuli Venezia Giulia».

Genocidio Canadese

Mostra sul genocidio canadese curata dalle Dumbles estratta dai Voices of the Canadian Holocaust di Kevin Annett.

Si tratta di un film-documentario sulla violenza delle scuole residenziali canadesi per nativi e lo sterminio degli indiani d’america.
Selezione di pezzi del film curata da Dumbles

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