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New York/ Cresce la mobilitazione degli indignados
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
In Piazza contro i tagli all’istruzione e gli squali della Finanza
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Jobs, il padre del software libero “Contento che se ne sia andato”
Marzo 17th, 2017 — General, Scienza e tecnologia
È morto Steve Jobs Cofondatore di Apple Inc. con tutto il clamore mediatico e informatico che ne è seguito.
Sinceramente questa visibilità mediatica per una persona che non era nient’altro che un imprenditore forse è fuori luogo ed esagerata. È macabro far diventare la morte di un uomo un gigantesco spot ad un’azienda.
Riguardo l’etica che molti gli attribuiscono: forse ignorano il caso foxconn.
Era un genio? Del marketing probabilmente: sapeva vendersi e sapeva vendere. Tra le sue eredità c’è il feticismo digitale: se se ne va con lui, più che da dispiacersi c’è da rallegrarsene.
Detto questo, era un uomo con i suoi pregi ed i suoi difetti.
P.S. Stay hungry, stay foolish non è una sua frase ma era il motto di “ the whole Earth Catalog“.
qui il post originale di Stallman
TECNOLOGIA
Jobs, il padre del software libero
“Contento che se ne sia andato”
Dichiarazione polemica di Richard Stallman, presidente della Free Software Foundation.”Tutti ci meritiamo la fine della sua influenza maligna sul computing”. E continua: “Apple ha fatto in modo che la gente non sappia più quali sono le sue libertà, e se lo sa, pensa di non meritarsele” di ALESSANDRO LONGO
Richard Stallman
(07 ottobre 2011)
Monfalcone / Operai schiavi
Marzo 17th, 2017 — General, Nocività
da Il Piccolo
Operai schiavi a Monfalcone, 3 arresti
Ai dipendenti dell’impresa coinvolta nella vasta indagine condotta dai carabinieri, era un lusso perfino fare la doccia: i bengalesi, infatti, dovevano pagare 30 euro. Ma le circostanze “anomale” erano le più diverse: estorsioni nei confronti dei lavoratori, falsità e omissioni nell’ambito delle registrazioni e delle denunce obbligatorie, truffa allo Stato. Lavoratori, per lo più bengalesi, sottopagati, a fronte di trattamenti economici non corrispondenti alla contrattazione sindacale collettiva. Si parla di paghe globali, di monte-ore denunciate diverse da quelle effettivamente lavorate, di straordinari non riconosciuti, come le indennità. Il tutto in difformità rispetto alle previsioni contributive stabilite per il comparto. Per chi si ribellava arrivava inesorabilmente il licenziamento. Secondo le forze dell’ordine si tratta solo della punta dell’iceberg di un fenomeno molto vasto.
MONFALCONE Due imprenditori monfalconesi di origine campana, Pasquale e Giuseppe Commentale, 30 e 33 anni, e un’operaio bengalese, A.R., 46 anni: in qualità di amministratori e di dipendenti di una ditta impegnata all’interno dei cantieri navali di Panzano, hanno messo in piedi una vera e propria organizzazione criminale. Reati gravi: si va dall’estorsione all’omissione e falsità in registrazioni e denunce obbligatorie, alla truffa ai danni dello Stato. Compresa la violazione della normativa sul lavoro (legge Biagi), attraverso l’assunzione fittizia, previo pagamento in denaro. Il meccanismo si traduceva nella costituzione di imprese che si occupavano di carpenteria succedutesi nel tempo, e che, pur sotto denominazioni diverse, erano riconducibili alla stessa compagine societaria. I due imprenditori e il bengalese sono stati arrestati a Monfalcone, San Canzian d’Isonzo e Trieste. Sono ritenuti responsabili di questo sistema imprenditoriale illecito, che si avvaleva della manodopera di extracomunitari, per lo più provenienti dalla comunità asiatica presente in città, sottopagata e costretta a condizioni di lavoro deteriori. Un trattamento che chiama in causa anche la sicurezza, in ordine al rispetto delle norme antinfortunistiche. Uno dei due imprenditori, assieme all’operaio bengalese, è ora detenuto nel carcere di Gorizia, mentre l’altro campano è stato sottoposto agli arresti domiciliari. Pasquale Commentale non è solo un nome noto nell’Isontino, ma anche un volto noto. Già calciatore del Fogliano, aveva partecipato al reality calcistico “Campioni” e poi, sempre in televisione, tronista a “Uomini e donne” con Maria de Filippi. Sono state, inoltre, denunciate a piede libero altre sei persone, cinque italiani e un bengalese che avevano partecipato, in circostanze e ruoli diversi, alla commissione dei reati contestati. Un’associazione a delinquere rodata e radicata, nell’ambito dell’appalto e subappalto in Fincantieri. Per i dipendenti era perfino un “lusso” fare la doccia, ai quali veniva chiesto il pagamento di 30 euro. Bengalesi tenuti in scacco con la paura di venire licenziati. Una comunità, quella asiatica in particolare, «aggredibile, facile preda di atteggiamenti intimidatori». Ma un fenomeno che non sembra isolato: la Procura ritiene che il “modus operandi” sistematico e consolidato, fatto di metodiche raffinate e ricorrenti, possa essere più esteso nel settore dell’appalto. Il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Gorizia, Caterina Ajello, infatti, ieri mattina, durante la conferenza stampa, ha spiegato: «Contiamo di andare avanti con l’indagine. Verosimilmente si tratta di un fenomeno esteso, che si propaga anche al di là della società in questione». Ajello ha poi precisato: non c’è alcuna responsabilità da parte di Fincantieri. L’indagine è partita a febbraio, anche se non sono mancati segnali pregressi. L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Michele Martorelli, si è avvalsa della «preziosa e altamente professionale» attività condotta dal Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Gorizia, assieme al Nucleo operativo della Compagnia dei carabinieri di Monfalcone e al Nucleo dei carabinieri presso l’Ispettorato del Lavoro goriziano. Il tutto è stato innescato da una discovery info investigativa, ha spiegato il procuratore Ajello, incentrata sulla comunità bengalese residente a Monfalcone. «Sono state acquisite fondate indicazioni – ha aggiunto il procuratore -, comprovate dalle numerose deposizioni testimoniali e denunce-querele, che indicavano l’esistenza sul territorio monfalconese di un’articolata organizzazione a delinquere non autoctona». Determinante è stato l’apporto della Bimas (Bangladesh Immigrants Association) di Monfalcone, che ha convinto i lavoratori in difficoltà a formalizzare le denunce.
da ll Piccolo
Appalti gestiti dai caporali attacco a Rsu e sindacati
Pordenone: Gli indignados sbarcano in città contro banche e norme sui cortei
Marzo 17th, 2017 — General, Internazionale
| MESSAGGERO VENETO | |
Gli indignados sbarcano in città contro banche e norme sui cortei |
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di Stefano Polzot Spuntano gli indignados, o meglio gli incazzados, anche a Pordenone e lanciano una doppia sfida: alle istituzioni bancarie e a Comune e Prefettura. Sabato della prossima settimana, infatti, in occasione della manifestazione nazionale a Roma, sarà allestito, in piazzetta Cavour a Pordenone, dalle 16, un accampamento di protesta. La decisione è stata assunta in occasione dell’assemblea delle realtà attive sul territorio, che fanno riferimento per l’appunto ai gruppi di protesta, che si è tenuta alla Casa del popolo di Torre. Una manifestazione che sarà “disobbediente” anche rispetto alle disposizioni prese dal comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, a fronte delle indicazioni di prefetto e sindaco, vincolanti per la Questura, che vietano la sosta in piazzetta Cavour. «Misure – denunciano gli indignados – avanzate contro i partecipanti ai cortei dei migranti per rabbonirsi i commercianti infastiditi e i benpensanti pordenonesi, così come testimoniano le deroghe (pressochè totali) concesse all’ultimo corteo sindacale in città e che stabiliscono immediatamente un precedente a cui il questore non potrà che adeguarsi, pena confermare la natura discriminatoria dei nuovi “limiti”». Secondo i gruppi che si sono mobilitati «in un periodo di crisi che sta portando sempre più miseria, sfruttamento e affossamento di diritti una risposta come quella a Pordenone non è solo miope ma totalmente inaccettabile. Le mobilitazioni di varia natura non potranno certamente essere messe al guinzaglio perché nascono dall’ingiustizia sociale che sta causando licenziamenti di massa, impoverimento e indebitamento dei lavoratori e dalla necessità di cambiamento reale e di partecipazione diretta, di una concezione del territorio in un’ottica ecologica e di cooperazione solidale fra tutti». Gli “incazzados” promettono anche blitz contro sedi bancarie, Equitalia e Prefettura.
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NO TAV/ Banchetto a Mortegliano 7 e 8 ottobre: foto
Marzo 17th, 2017 — General, Noi
Il 7 ed 8 ottobre si è tenuto un banchetto informativo No Tav con diffusione di volantini in un’iniziativa dentro il tendone di festintenda a Chiasiellis di Mortegliano


STUDENTI: foto e report del corteo di Trieste
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
Alcune centinaia di studenti delle superiori hanno partecipato al primo corteo di questa stagione indetto a livello nazionale, purtroppo la pioggia battente ha sfoltito durante il percorso i partecipanti.Oltre alle “classiche” rivendicazioni, da segnalare la contestazione al piano di installazione di telecamere nelle scuole (che ha visto anche una lunga sosta sotto la Provincia che promuove la cosa) e dei badge informatici agli ingressi. Infine c’è stata una lunga sosta sotto la sede della Lega Nord con numerosi slogan e interventi. Erano presenti una decina di compagn* anarchici e libertari che hanno diffuso un volantone di dibattito sul 15 ottobre e Umanità Nova.
info-action reporter




Dal Piccolo dell’8 ottobre
A Trieste nel mirino badge e telecamere
MEMORIA STORICA: rassegna stampa sul nuovo libro su Tommasini
Marzo 17th, 2017 — General, Storia
Da Il Piccolo
L’anarchico Tommasini e quel sogno di libertà dentro l’inferno del ’900
NEL 1984
PERSONAGGIO»L’ANTICIPAZIONE
La versione originale in dialetto triestino Quando uscì la prima volta, pubblicata dalle Edizioni Antistato, Claudio Venza e Clara Germani si posero subito il problema. Mantenere la forma originale del fluviale racconto fartto da Umberto Tommasini, rigidamente in dialetto triestino, oppure trasformare il tutto in un italiano leggibile da tutti? Decisero di rispettare la forma originale: infatti il testo dell’«Anarchico triestino», questo il titolo dell’edizione del 1984, era in vernacolo. Adesso, invece, per la nuova edizione de «Il fabbro anarchico», pubblicato da Odradek, il dialetto triestino sarebbe stato di difficile lettura per i lettori del resto d’Italia. Così si è deciso di tradurre in italiano l’autobiografia dell’anarchico Tommasini.
Da “Il fabbro anarchico” di Umberto Tommasini pubblichiamo l’inizio dell’intervista di Claudio Venza a Claudio Magris, per gentile conmcessione della casa editrice Odradek. Magris: La cosa che colpisce anzitutto in Tommasini è la sua straordinaria capacità di pensare prima agli altri che a se stesso, di dedicare la vita alla libertà propria e degli altri. Non è una cosa molto frequente. Inoltre ha una notevole lucidità politica, chiare idee sui rapporti di forza, forse anche grazie all’esperienza fatta sulla pelle delle brulatità comunista. Ha una coscienza profonda, rara, della terribilità della storia contemporanea. Contemporaneamente, vive con assoluta spontaneità e semplicità, si esprime nel suo dialetto perché è l’espressione della sua persona. Non è affatto vernacolo né dialettale, perché ha una reale cultura che guarda al di l di ogni angusto orizzonte di campanile. Venza: In che senso “cultura”? Magris: Quanto alla cultura, ricordo che una volta Vidali mi aveva detto che, negli anni della sua giovinezza, non sapeva nemmeno che esistesse Svevo, tutto preso come era, della lotta politica. Naturalmente io adoro Svevo, lo considero uno dei grandissimi della letteratura mondiale, ancora da scoprire nonostante tutto ciò che si è detto e scritto su di lui; inoltre, per la mia formazione, mi interessa più Svevo di Vidali, mi interessano le straordinarie e demoniche intuizioni di Svevo più ancora di quelle, che pure mi interessano moltissimo, che riguardano la politica. Ma non considero affatto Vidali o Tommasini meno “colti” di Svevo. Spesso noi identifichiamo erroneamente la cosiddetta cultura con alcuni campi del sapere; importantissimi, a me molto cari, ma non certo gli unici né i più importanti. Se Vidali non aveva la capacità di capire Svevo, probabilmente nemmeno se avesse avuto tempo e modo di leggerlo (incapacità del resto condivisa, in quegli anni, da quasi tutti i critici letterari…), aveva però una capacità di capire la politica molto di più di quanta ne avesse Svevo. Come dimostra il suo atteggiamento di medio borghese rispetto alla ascesa del fascismo. Svevo capiva, forse senza nemmeno rendersene bene conto, i più profondi, inquietanti, demonici sommovimenti della civiltà, ma non capiva la dialettica politica, mentre per Vidali (o anche per Tommasini) era il contrario. Ora non è che l’una cosa sia più “cultura” dell’altra; sono due modi diversi di accostarsi al mondo, due culture, entrambe con la loro grandezza e il loro limite, entrambe degne del più profondo rispetto. Se dovessi dare una definizione di cultura, direi che è, in primo luogo, non la conoscenza di determinati saperi, bensì l’organica, spontenea unità tra quello che si sa, quello in cui si crede e quello che si è. E tutto questo lo troviamo in Tommasini. Quello che affascina in quest’ultimo è anche la calda umanità ottocentesca, che coesiste col suo impegno radicalmente novecentesco; talora sembra uscito da un romanzo di Tolstoi. Venza: O di Zola? Magris: Tommasini ha questa umanità classica, grazie alla quale con la stessa naturalezza rischia la pelle e passa serate in osteria, con una generosità completamente fusa col carattere. Questo è’ un aspetto della sua classicità, di umanità classica che la civiltà del Novecento lamenta – come testimoniano tante grandi opere letterarie – di aver perduto. Inoltre c’è la sua grande libertà; non solo libertà politica, lotta contro il fascismo e ogni autoritarismo e così via, ma anche la libertà nei gesti d’ogni giorno, la capacità di dire “va in mona” all’intellettuale persuntuoso. Tutto questo dà a Tommasini una straordinaria simbiosi di vicinanza alla terra, di sanguigna, picaresca umanità plebea e insieme di grande signorilità. È questo che gli ha permesso di andare a rischiare la vita, a combattere, a vederne di tutti i colori, e ad essere sempre e fino all’ultimo se stesso. Questa generosità è scevra di ogni buonismo, perché egli si rende perfettamente conto che in certi momenti storici c’è la tragica necessità di combattere e di colpire.
MARTEDÌ, 11 OTTOBRE 2011
Pagina 37 – Cultura e spettacoli
IL LIBRO
Lotte, pensieri e disillusioni di un uomo che ha vissuto
di Alessandro Mezzena Lona
Non aveva ricchezze, Umberto Tommasini. Non poteva vantare titoli accademici, meriti in campo industriale. Però, come il poeta Pablo Neruda, gli era concesso dire ad alta voce: «Confesso che ho vissuto». Perchè nel corso della sua lunga vita, iniziata sul finire del Diciannovesimo secolo, nel 1896, e terminata nel 1980, ne aveva viste di tutti i colori. Guerre, dittature, massacri, grandi sogni politici, gigantesche disillusioni. Normale che una vita come quella di Umberto Tommasini si trasformi in un libro. E visto che la prima edizione di questa autobiografica, registrata e poi trascritta con grande attenzione da Clara Germani, è sparita dalla circolazione ormai un bel po’ di tempo fa, non si può non accogliere con grande gioia l’idea di riproporla. Questa volta a pubblicare “Il fabbro anarchico. Autobiografia tra Trieste e Barcellona” è la casa editrice Odradek di Roma (pagg. 237, euro 18). A introdurre e curare il volume, ovviamente, è Claudio Venza, docente all’Università di Trieste, oltre che mente e motore di questo progetto. Che ha consegnato alla Storia la straordinaria microstoria dell’anarchico triestino. Per Tommasini, essere anarchico significava «pensare, ragionare e lottare». E lui, figlio di povera gente, nato a Trieste ma vissuto per una parte della sua infanzia, e poi della sua vecchiaia, nella friulana Vivaro, ha lottato molto in giro per l’Europa. Soldato nell’inferno della Prima guerra mondiale, dove i superiori ti sparavano addosso se osavi alzare la voce contro quel lurido scannatoio, volontario nella guerra civile di Spagna, dove i comunisti pensavano quasi più a fare fuori gli anarchici che a combattere contro i franchisti, non ha smesso di sognare un mondo migliore nemmeno quando è rientrato a Trieste dopo la caduta del fascismo. Una Trieste piena di problemi. E in queste memorie, che Claudio Magris ha definito «uno dei libri più vivi degli ultimi anni», non risparmia nessuno. Soprattutto quelli come Vittorio Vidali che, secondo Tommasini, avrebbero potuto davvero costruire un’Italia, un’Europa più vicine ai poveri, ai lavoratori. E che, invece, si sono perduti dentro complicati giochetti politici.
15 ottobre: Udine, Pordenone, Roma, Slovenia…
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
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Udine
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Pordenone
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Criminalità di Stato
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Bologna. Una manganellata della polizia in faccia: 4 denti rotti e il labbro spaccato




