STUDENTI: foto e report del corteo di Trieste

Alcune centinaia di studenti delle superiori hanno partecipato al primo corteo di questa stagione indetto a livello nazionale, purtroppo la pioggia battente ha sfoltito durante il percorso i partecipanti.Oltre alle “classiche” rivendicazioni, da segnalare la contestazione al piano di installazione di telecamere nelle scuole (che ha visto anche una lunga sosta sotto la Provincia che promuove la cosa) e dei badge informatici agli ingressi. Infine c’è stata una lunga sosta sotto la sede della Lega Nord con numerosi slogan e interventi. Erano presenti una decina di compagn* anarchici e libertari che hanno diffuso un volantone di dibattito sul 15 ottobre e Umanità Nova.

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Dal Piccolo dell’8 ottobre

A Trieste nel mirino badge e telecamere

TRIESTE «Articolo 34 della Costituzione: a tutti è garantita la pubblica istruzione», urlano gli studenti delle scuole superiori triestine, scesi in piazza per protestare contro la manovra finanziaria e le politiche scolastiche, contro i tagli indiscriminati e la condanna alla precarietà. La manifestazione – organizzata dall’Unione degli studenti, in concomitanza con la mobilitazione nazionale lanciata dalla Rete della Conoscenza – ha preso vita ieri in piazza Goldoni, riunendo, in partenza, circa seicento ragazzi. Numeri che parlano di una protesta che fatica a decollare, per quanto gli appuntamenti in piazza si susseguano senza soluzione di continuità da diverse stagioni. La pioggia incessante non ha scoraggiato i presenti, le prime capitolazioni si sono avute soltanto all’arrivo in piazza Verdi: «La partecipazione è alta – racconta Alberto Rigo, studente del liceo Oberdan e rappresentante dell’Uds – la rabbia e la frustrazione sono ai massimi livelli: le nostre rivendicazioni risalgono, infatti, agli anni passati. Siamo stanchi di rimanere inascoltati». Rivendicazioni comuni agli studenti di tutta Italia che dicono “no” ai tagli e pretendono il rispetto del diritto allo studio, ma anche richieste di carattere locale: un maggiore impegno da parte della Provincia per sanare la situazione dell’edilizia scolastica e la mancanza di spazi adeguati e sicuri. Ma anche l’immediato ritiro del progetto che prevede l’installazione di telecamere all’interno degli istituti, considerato uno strumento di controllo autoritario e lesivo della privacy; una continuità didattica garantita dalla presenza a lungo termine dei professori, ora sostituiti di anno in anno perché non ottengono l’assegnazione delle cattedre. Contestato anche il “badge”, la tesserina elettronica che dovrebbe esser consegnata agli studenti dell’istituto Volta e che registrerà entrate, uscite, ritardi e assenze dei ragazzi. «Protestiamo contro le scuole-carceri», dicono tre studentesse dell’istituto Nordio, mentre Marta Iernetti, coordinatrice regionale dell’Uds, sottolinea a piena voce: «Ci hanno tolto le prospettive e il futuro, ora ci levano gli spazi e la libertà, presto ci toglieranno anche le mutande». L’assessore provinciale all’Edilizia scolastica Mariella De Francesco replica che le telecamere «servono soltanto a controllare che non ci siano atti di vandalismo nelle scuole». Vanessa Maggi

MEMORIA STORICA: rassegna stampa sul nuovo libro su Tommasini

Da Il Piccolo

L’anarchico Tommasini e quel sogno di libertà dentro l’inferno del ’900

NEL 1984

PERSONAGGIO»L’ANTICIPAZIONE

Arriva in libreria una nuova edizione delle memorie del militante morto nel 1980 pubblicata dalla casa editrice Odradek

La versione originale in dialetto triestino Quando uscì la prima volta, pubblicata dalle Edizioni Antistato, Claudio Venza e Clara Germani si posero subito il problema. Mantenere la forma originale del fluviale racconto fartto da Umberto Tommasini, rigidamente in dialetto triestino, oppure trasformare il tutto in un italiano leggibile da tutti? Decisero di rispettare la forma originale: infatti il testo dell’«Anarchico triestino», questo il titolo dell’edizione del 1984, era in vernacolo. Adesso, invece, per la nuova edizione de «Il fabbro anarchico», pubblicato da Odradek, il dialetto triestino sarebbe stato di difficile lettura per i lettori del resto d’Italia. Così si è deciso di tradurre in italiano l’autobiografia dell’anarchico Tommasini.

Da “Il fabbro anarchico” di Umberto Tommasini pubblichiamo l’inizio dell’intervista di Claudio Venza a Claudio Magris, per gentile conmcessione della casa editrice Odradek. Magris: La cosa che colpisce anzitutto in Tommasini è la sua straordinaria capacità di pensare prima agli altri che a se stesso, di dedicare la vita alla libertà propria e degli altri. Non è una cosa molto frequente. Inoltre ha una notevole lucidità politica, chiare idee sui rapporti di forza, forse anche grazie all’esperienza fatta sulla pelle delle brulatità comunista. Ha una coscienza profonda, rara, della terribilità della storia contemporanea. Contemporaneamente, vive con assoluta spontaneità e semplicità, si esprime nel suo dialetto perché è l’espressione della sua persona. Non è affatto vernacolo né dialettale, perché ha una reale cultura che guarda al di l di ogni angusto orizzonte di campanile. Venza: In che senso “cultura”? Magris: Quanto alla cultura, ricordo che una volta Vidali mi aveva detto che, negli anni della sua giovinezza, non sapeva nemmeno che esistesse Svevo, tutto preso come era, della lotta politica. Naturalmente io adoro Svevo, lo considero uno dei grandissimi della letteratura mondiale, ancora da scoprire nonostante tutto ciò che si è detto e scritto su di lui; inoltre, per la mia formazione, mi interessa più Svevo di Vidali, mi interessano le straordinarie e demoniche intuizioni di Svevo più ancora di quelle, che pure mi interessano moltissimo, che riguardano la politica. Ma non considero affatto Vidali o Tommasini meno “colti” di Svevo. Spesso noi identifichiamo erroneamente la cosiddetta cultura con alcuni campi del sapere; importantissimi, a me molto cari, ma non certo gli unici né i più importanti. Se Vidali non aveva la capacità di capire Svevo, probabilmente nemmeno se avesse avuto tempo e modo di leggerlo (incapacità del resto condivisa, in quegli anni, da quasi tutti i critici letterari…), aveva però una capacità di capire la politica molto di più di quanta ne avesse Svevo. Come dimostra il suo atteggiamento di medio borghese rispetto alla ascesa del fascismo. Svevo capiva, forse senza nemmeno rendersene bene conto, i più profondi, inquietanti, demonici sommovimenti della civiltà, ma non capiva la dialettica politica, mentre per Vidali (o anche per Tommasini) era il contrario. Ora non è che l’una cosa sia più “cultura” dell’altra; sono due modi diversi di accostarsi al mondo, due culture, entrambe con la loro grandezza e il loro limite, entrambe degne del più profondo rispetto. Se dovessi dare una definizione di cultura, direi che è, in primo luogo, non la conoscenza di determinati saperi, bensì l’organica, spontenea unità tra quello che si sa, quello in cui si crede e quello che si è. E tutto questo lo troviamo in Tommasini. Quello che affascina in quest’ultimo è anche la calda umanità ottocentesca, che coesiste col suo impegno radicalmente novecentesco; talora sembra uscito da un romanzo di Tolstoi. Venza: O di Zola? Magris: Tommasini ha questa umanità classica, grazie alla quale con la stessa naturalezza rischia la pelle e passa serate in osteria, con una generosità completamente fusa col carattere. Questo è’ un aspetto della sua classicità, di umanità classica che la civiltà del Novecento lamenta – come testimoniano tante grandi opere letterarie – di aver perduto. Inoltre c’è la sua grande libertà; non solo libertà politica, lotta contro il fascismo e ogni autoritarismo e così via, ma anche la libertà nei gesti d’ogni giorno, la capacità di dire “va in mona” all’intellettuale persuntuoso. Tutto questo dà a Tommasini una straordinaria simbiosi di vicinanza alla terra, di sanguigna, picaresca umanità plebea e insieme di grande signorilità. È questo che gli ha permesso di andare a rischiare la vita, a combattere, a vederne di tutti i colori, e ad essere sempre e fino all’ultimo se stesso. Questa generosità è scevra di ogni buonismo, perché egli si rende perfettamente conto che in certi momenti storici c’è la tragica necessità di combattere e di colpire.

 

 

MARTEDÌ, 11 OTTOBRE 2011

Pagina 37 – Cultura e spettacoli

IL LIBRO

Lotte, pensieri e disillusioni di un uomo che ha vissuto

di Alessandro Mezzena Lona

Non aveva ricchezze, Umberto Tommasini. Non poteva vantare titoli accademici, meriti in campo industriale. Però, come il poeta Pablo Neruda, gli era concesso dire ad alta voce: «Confesso che ho vissuto». Perchè nel corso della sua lunga vita, iniziata sul finire del Diciannovesimo secolo, nel 1896, e terminata nel 1980, ne aveva viste di tutti i colori. Guerre, dittature, massacri, grandi sogni politici, gigantesche disillusioni. Normale che una vita come quella di Umberto Tommasini si trasformi in un libro. E visto che la prima edizione di questa autobiografica, registrata e poi trascritta con grande attenzione da Clara Germani, è sparita dalla circolazione ormai un bel po’ di tempo fa, non si può non accogliere con grande gioia l’idea di riproporla. Questa volta a pubblicare “Il fabbro anarchico. Autobiografia tra Trieste e Barcellona” è la casa editrice Odradek di Roma (pagg. 237, euro 18). A introdurre e curare il volume, ovviamente, è Claudio Venza, docente all’Università di Trieste, oltre che mente e motore di questo progetto. Che ha consegnato alla Storia la straordinaria microstoria dell’anarchico triestino. Per Tommasini, essere anarchico significava «pensare, ragionare e lottare». E lui, figlio di povera gente, nato a Trieste ma vissuto per una parte della sua infanzia, e poi della sua vecchiaia, nella friulana Vivaro, ha lottato molto in giro per l’Europa. Soldato nell’inferno della Prima guerra mondiale, dove i superiori ti sparavano addosso se osavi alzare la voce contro quel lurido scannatoio, volontario nella guerra civile di Spagna, dove i comunisti pensavano quasi più a fare fuori gli anarchici che a combattere contro i franchisti, non ha smesso di sognare un mondo migliore nemmeno quando è rientrato a Trieste dopo la caduta del fascismo. Una Trieste piena di problemi. E in queste memorie, che Claudio Magris ha definito «uno dei libri più vivi degli ultimi anni», non risparmia nessuno. Soprattutto quelli come Vittorio Vidali che, secondo Tommasini, avrebbero potuto davvero costruire un’Italia, un’Europa più vicine ai poveri, ai lavoratori. E che, invece, si sono perduti dentro complicati giochetti politici.

15 ottobre: Udine, Pordenone, Roma, Slovenia…

Udine

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Pordenone

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Criminalità di Stato

Bologna. Una manganellata della polizia in faccia: 4 denti rotti e il labbro spaccato

NO TAV/ Presidio questa sera (giovedì 13 ottobre) a San Giorgio di Nogaro

Per dare il benvenuto a Riccardi

 

Oramai si è raggiunta

 

 

la completa dimostrazione

 

 

che una nuova

 

 

linea ferroviaria

 

 

TAV- TAC

 

 

(Treno ad Alta Velocità –

 

Treno ad Alta Capacità),

 

 

NON SERVE.

 

Dopo circa sette anni di battaglie, il movimento NO TAV ha visto pienamente confermate tutte le sue critiche a quest’opera, formulate già a partire dal 2004-2005 quando sono iniziate a circolare le prime informazioni sui progetti. Da allora il tracciato è già stato cambiato varie volte per superare l’ostilità delle realtà locali e per tentare di giustificare la propria esistenza. In questo lungo braccio di ferro è emersa sempre più chiara la verità sull’inutilità di quest’opera e su tutta la questione del trasporto ferroviario. L’ultimo tassello, con tanto di quantificazione dei costi e dei benefici, per il trasporto merci nella tratta Venezia-Trieste, è emerso meno di un mese fa.

Vediamo alcuni passaggi significativi che hanno portato alla completa delegittimazione di quest’opera costosissima (ha oggi raggiunto il costo previsto di 7,4 miliardi di euro, ma aumenterà ancora) e devastante sul territorio, sia per decenni di cantierizzazione che come risultato urbanistico ed ambientale finale.

 

Comin. Fra il giugno e il settembre 2010 il responsabile della progettazione della tratta Venezia-Trieste del Corridoio 5 il dott. Carlo Comin, dipendente di RFI ha rilasciato, in sede di presentazione del nuovo progetto, dichiarazioni di questo tenore: assurdità della tratta in galleria Trieste-Divaccia come voluta da Illy; inesistenza di un’utenza per giustificare il trasporto passeggeri ad Alta Velocità in FVG con il risultato che Trieste addirittura scompare dalla progettazione strategica e trans-frontaliera; il Porto di Trieste non genera traffico verso est; l’opera in realtà non serve neanche per il traffico merci; forse si potrà realizzare fra 50-70 anni, ma bisognerà vedere quali saranno allora le esigenze dell’economia e le modalità di trasporto. Per il responsabile del progetto quindi si trattava solo di una progettazione teorica ed accademica in attesa di futuri e lontanissimi sviluppi. Invece nel gennaio 2011 è comparso il crono-programma della realizzazione con tempi non immediati, ma abbastanza vicini dei lotti della tratta Venezia Trieste del Corridoio 5.

Fonti. Su youtube si trova il filmato (http://www.youtube.com/watch?v=MQ1kfBeLnFg) che contiene anche le analisi fatte dal Comin (basta anche digitare “TAV Ronchi Trieste youtube” su google e si trova immediatamente il link).

 

Moretti. L’amministratore delegato di FFSS, Ing. Mauro Moretti, in due interviste al Piccolo di Trieste nel mese di aprile, dichiarava che la TAV in Friuli VG non serve e che sulla Pontebbana viaggiano solo 30 treni al giorno mentre ne potrebbero viaggiare 300. Gli articoli si trovano facilmente sull’archivio del Piccolo online con la chiave di ricerca “Mauro Moretti”

· Treni, l’ad Moretti gela Trieste: “Tav solo fino a Mestre”

Paolo Possamai 29 aprile 2011

 

· Trenitalia, l’ad Moretti: “In Fvg c’è poco mercato e non investiamo”

Piercarlo Fiumanò e Nicola Comelli 16 aprile 2011

 

Goliani. L’ingegner Mario Goliani ex – RFI (ora è in pensione) che è stato responsabile della progettazione della tratta VE-TS del Corridoio 5 prima di Comin, in uno studio “per conto dell’Istiee (Istituto per lo Studio dei Trasporti nell’Integrazione Economica Europea), a sua volta incaricato da parte di Unicredit” ha concluso che con una serie di interventi sulla rete ferroviaria esistente si possono in breve tempo movimentare fino a 1,4 milioni di Teu, senza aspettare l’Alta capacità. In questo studio sono stati presentati tre scenari:

1) Utilizzando nuovi locomotori e carri merci di tipo più efficiente e con interventi sul sistema elettrico di alimentazione, i 37 treni al giorno potrebbero portare fino a 800.000 Teu all’anno.

2) Per un costo di massima di 160 milioni (compresa Monfalcone), si potrebbero raggiungere i 57 treni al giorno e quasi 1,2 milioni di Teu l’anno.

3) Con un costo di massima attorno ai 330 milioni di euro: Trieste arriverebbe a 68 treni al giorno per 1,44 milioni di Teu all’anno.

Nota 1. TEU significa container da 20 piedi cioè circa 6 metri di lunghezza. Nota 2. Questo articolo si trova su il Piccolo del 19 settembre (Chiave di ricerca “Goliani”).

Diamo questo riassunto di informazioni con tanto di riferimenti consultabili, perché riteniamo che si debba riaprire completamente il problema e che tutti i Sindaci dei Comuni interessati al tracciato devono togliere la testa dalla sabbia e dire a Tondo, Riccardi, Galasso, Travanut, ed alla deputata europea Debora Serracchiani che NON CI STANNO, che NON ACCETTANO di tradire il territorio e che vogliono ridiscutere completamente la necessità dell’opera.

Il movimento NO TAV andrà all’attacco in tutta la Regione ed in particolare nei Comuni lungo il tracciato di questa opera assurda, denunciando con forza il tradimento che i Partiti politici e i Sindaci, stanno realizzando ai danni del territorio, delle future generazioni e delle tasche dei contribuenti.

Attendiamo risposte alle domande che naturalmente sorgono di fronte a queste verità.

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Prossimo appuntamento di controinformazione

Venerdì 21 ottobre ore 20.30 a Muzzana del Turgnano, presso “Villa Muciana”

Conferenza- Dibattito su: “Il libro nero dell’Alta Velocità”

con la presenza dell’Autore ing. Ivan Cicconi.

L’ing. Cicconi terrà conferenze anche a Trieste, Gorizia, Quarto d’Altino e Venezia

 

Comitati No Tav Bassa Friulana – Coordinamento No Tav Friuli VG –Veneto

fip San Giorgio di Nogaro via Piave 60 13 ottobre 2011

 

 

UDINE/ Tutti uniti contro la crisi? Ma scusa quello non è il padrone?

Acampados!!

acampados

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STUDENTI UDINE: “Le Telecamere sono inutili”

Dal Messaggero Veneto del 13/10/11

I ragazzi del Movimento: le telecamere sono inutili

 

Per la prima volta i ragazzi del Movimento studentesco sono stati ricevuti in Provincia dall’assessore all’edilizia scolastica, Adriano Ioan, per discutere sui problemi della scuola e in particolare sul piano da 900 mila euro, finanziato dalla Regione, che prevede 93 telecamere nel Centro studi. Un incontro giudicato positivo dagli studenti perché – spiegano – «per la prima volta abbiamo avuto un contatto diretto con l’amministrazione, ma purtroppo è arrivato troppo tardi. Ormai la gara europea è stata assegnata e non c’è spazio di manovra. Restano le nostre perplessità sull’utilità delle telecamere per combattere il bullismo e lo spaccio di stupefacenti: nel primo caso le malversazioni avvengono all’interno delle scuole dove le telecamere non possono entrare mentre per gli spacciatori sarà sufficiente cambiare zona. A nostro parere non è una spesa giustificata neppure in relazione al costo degli atti vandalici, ancora più se considerato che la manutenzione delle telecamere è a carico della Provincia e quindi si ripercuoterà sul bilancio dell’edilizia». Soddisfatto anche l’assessore Ioan: «L’incontro è andato molto bene – dice –. Mi sono confrontato con ragazzi molto seri e responsabili. Il faccia a faccia con il Movimento sarà soltanto il primo di una serie perché è bene tenere i contatti con ragazzi disponibili a interessarsi della cosa pubblica, magari ce ne fossero di più». Saranno quindi 50 le telecamere fisse e 11 quelle mobili comandate a distanza nel Centro studi. I nuovi impianti, collegati con la Questura e la Protezione civile, saranno installati tra viale Leonardo da Vinci, viale Cadore, via Galilei e vicolo Aspromonte. Nell’area compresa tra via Planis, via Renati e via Diaz saranno invece 25 le telecamere fisse e 7 quelle mobili. In tutto 93 occhi elettronici che i ragazzi percepiscono come una lesione della loro privacy. Il Movimento studentesco annuncia comunque una giornata di mobilitazione per sabato, in contemporanea con le manifestazioni degli indignados. Il ritrovo è fissato alle 8.30 in piazzale Cavedalis, alle 9 il corteo si muoverà da piazza Primo maggio lungo le vie del centro fino a giungere in piazza Venerio. (m.z.)

Pordenone: Indignados, i blitz in banca e Prefettura

Il Gazzettino, 14/10/2011 ed. di Pordenone

Indignados, i blitz in banca e Prefettura

Manifestazione con accampamento in piazza Cavour
La protesta nel giorno del concerto per l’Unità d’Italia

PORDENONE – Sarà un sabato piuttosto animato quello di domani nel centro cittadino di Pordenone. L’annunciata manifestazione degli “Indignados” locali (dopo i precedenti con gli scontri di Bologna e di altre città a metà settimana ) potrebbe essere piuttosto numerosa. L’”occupazione” di piazza Cavour da parte degli organizzatori della manifestazione si “incrocerà” con altri appuntamenti previsti per il pomeriggio e per la serata. A palazzo Badini è in programma l’ultimo incontro della Libreria Editrice Vaticana sui 150 anni dell’Osservatore Romano. In piazza XX Settembre sono previste alcune iniziative di Incontriamoci a Pordenone, tra le quali un concerto di rock-band locali. In serata, al Teatro Verdi, è invece in programma il concerto della Banda dei carabinieri per i cento anni della Banca FriulAdria e per i 150 dell’Unità organizzato dalla Prefettura. Insomma, una serie di iniziative che potrebbero anche “incrociarsi” con il rischio di qualche contestazione.
Il comitato promotore degli Indignati (localmente si sono ribattezzati “Indignados e incazzados di Pordenone) ha organizzato un accampamento con alcune tende e dei microfoni aperti a chiunque voglia intervenire in piazzatta Cavour, dalle 16 alle 20. «Si tratta – spiegano gli organizzatori – di un accampamento di solidarietà a quanto avverrà in contemporanea in molte altre piazze d’Italia e del mondo. È il momento di dire basta, le categorie sociali che stanno pagando la crisi più di altre si faranno sentire sempre di più».
Tra gli aderenti Iniziativa libertaria, i Cobas della scuola, l’Associazione immigrati e altri esponenti dell’associazionismo e dei partiti di sinistra. Ma sono attesi anche rappresentanti del mondo anarco-liberatario e antagonista. Nel corso del pomeriggio saranno organizzati alcuni blitz simbolici anti-capitalismo e anti-finanza. Saranno prese di mira (con un’azione soltanto dimostrativa) una banca (sarà simbolicamente chiusa per defoult) e la sede di Equitalia. Inoltre, un “blitz di chiusura” sarà organizzato anche davanti alla Prefettura: i manifestanti intendono protestare contro le limitazioni che nei mesi scorsi sono state imposte ai cortei e “alla libertà di manifestare in città”, come sottolineano gli indignati.
Secondo le forze dell’ordine la partecipazione potrebbe vedere la presenza di una sessantina di persone visto che manifestazioni simili sono organizzate in Veneto, a Udine e in Slovenia. In contemporanea al grande raduno di protesta a Roma.
D.L.

© riproduzione riservata

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CRISI/ Rassegna stampa Pordenone

Messaggero Veneto DOMENICA, 16 OTTOBRE 2011 Pagina 23 – Pordenone

Protesta degli indignati: sigillate tre sedi in città

Prese di mira ieri Prefettura, ex sede di Bankitalia in via Mazzini ed Equitalia Poco meno di un centinaio i partecipanti. Accuse a politici e mondo economico

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di Enri Lisetto Prefettura, ex sede della Banca d’Italia ed Equitalia “chiuse” rispettivamente per «abuso di potere, default e usura». Sigillate dagli indignati pordenonesi, poco meno di un centinaio per quattro ore di sit in, ieri pomeriggio, in piazzetta Cavour con tre blitz, muniti di nastro bianco e rosso e cartelloni, negli «obiettivi» sotto accusa. Con una coda polemica: la “chiusura simbolica” della prefettura è durata meno di un minuto. Le forze dell’ordine, infatti, hanno rimosso cartelloni e nastri appena i manifestanti hanno girato i tacchi per tornare in centro. Iniziativa pacifica, solo un paio di studenti. Leonardo, 35enne maestro elementare: «Quando le cose vanno bene ci guadagnano in pochi; quando vanno male pagano sempre gli stessi». Svedese, da un decennio a Pordenone, l’impiegata Birgitta, 48 anni: «Le donne italiane vengono umiliate e accettano questo con assoluta rassegnazione». La politica italiana? «L’economia svedese va bene, la politica italiana è piuttosto strana. E spero che questa manifestazione non sia politicizzata». Christian è un disoccupato 35enne: «Ho lasciato pacchi di curriculum e nessuno mi guarda in faccia. Forse perché sono meridionale». Fabio Pascotto, di Pordenone, alza due cartelli: “Per azzerare il debito bisogna azzerare il deficit di legalità” e “Col spread no se mete su pignata”. E spiega il perché: «Ho un figlio di 26 anni, laureato con lavoro precario. Adesso vive da solo, grazie a mamma e papà: e questo è il mio debito nei confronti della società». Walter Cecco, di San Vito al Tagliamento: «Ogni Paese ha i politici che si merita: dopo i calciatori dovremo importare anche quelli». L’alternativa sta nel centro-sinistra? «La classe politica ormai viaggia con la badante. Il ricambio dev’essere generale. Purtroppo la gente è allevata a Grande Fratello e partite di calcio». In piazzetta Cavour anche il banchetto del Pd, il segretario cittadino Walter Manzon promuove la manifestazione nazionale del 5 novembre a Roma: «L’avevamo già programmato il banchetto, indipendentemente dagli indignati. Il “nuovo” va costruito, non da un giorno all’altro, la società esiste e non va azzerata. A questi, dopo la protesta mancano le proposte». Le quinte di piazza degli indignati: “E’ più criminale fondare una banka che rapinarla”, si legge. La gente si raduna, si sposta ordinatamente a ogni passaggio (frequente) di auto, tra le musiche che in sottofondo preludono a “Incontriamoci”. Dopo prefettura, banche ed Equitalia ce n’è anche per il presidente della Provincia Alessandro Ciriani («gli immigrati gli salvano il c…») e per Deborah Serracchiani: «Non è lei l’alternativa».

 

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CRISI/ Rassegna stampa Udine, report ed analisi politica della giornata

Messaggero Veneto DOMENICA, 16 OTTOBRE 2011 Pagina 22 – Cronache

Indignati in piazza senza incidenti

 

Circa 400 persone hanno protestato contro le banche «No» anche alla Tav, al precariato e ai tagli all’istruzione

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di Giacomina Pellizzari Indignati anche a Udine. Si erano dati appuntamento in mille, ma ieri in piazza XX Settembre sono arrivati circa 400 giovani per urlare la loro rabbia contro le banche, i politici, il consumismo e gli sprechi. Studenti, insegnanti, precari, sindacalisti, si sono ritrovati con un unico obiettivo: «Indignamoci, impegnamoci, uniamoci». L’hanno fatto senza usare violenza. Tant’è che a differenza della guerriglia scoppiata a Roma, a Udine la manifestazione si è svolta pacificamente con un mezzo impegno a ritrovarsi nuovamente in piazza sabato prossimo. Stesso copione per il corteo studentesco che in mattinata ha attraversato le vie del centro. E così, dalle 15 alle 18, in piazza sono riecheggiati i «no» degli indignati giunti alla spicciolata con magliette colorate, cartelli che recitavano «gli esseri umani non si giocano in borsa» oppure «la vita è un dono non un debito». «No alle grandi opere» e quindi «No alla Tav» avevano scritto su un grande striscione steso sul plateatico appena restaurato, mentre un il Dj Tubet, una sorta di Giovanotti in versione friulana, snocciolava rime contro «Equitalia di un’Italia non equa». Tutto intorno i giovani gridavano «a casa, a casa, vergogna, vergogna». Chiaro il riferimento ai politici perché gli indignati non sono disposti ad abbracciare alcuna bandiera se non quella della libertà, della giustizia e della pace. «Le nostre vite – hanno aggiunto – non dovranno più essere nelle mani delle banche». Altrettanto duri i toni indirizzati al governatore Renzo Tondo e alla sua giunta candidati, a loro avviso, «Al premio Attila d’Europa» per le scelte ambientali. Tanti i gruppi presenti dai “No Tav” all’Unione sindacale italiana, dalle donne di “Se non ora quando” alla Rete universitaria nazionale, ai quali si sono affiancati altrettanti giovani stanchi di un sistema che, quando va bene, gli offre solo lavori saltuari. «Siamo qui per sentire se ci sono idee interessanti» hanno affermato Olga e Andrea prima di collocare al primo posto nella classifica dei «no» la precarietà seguita dalla stabilità politica e l’indecenza. «Siamo il Paese più ridicolizzato al mondo – hanno aggiunto – stiamo scadendo sempre più in basso». Dello stesso avviso Anny Betances, studentessa universitaria con la doppia nazionalità italiana e dominicana, secondo la quale «in questo momento i giovani non possono fare altro che indignarsi. L’università si sta svuotando di contenuti, qui non possiamo fare progetti». Tutto questo è stato tradotto in un cartello in marilenghe: Vergognaisi duc a cjase». E dal palco, altri indignati suggerivano: «Stasera quando andate a casa raccontate ai vostri amici quanto siete arrabbiati». A Udine come nel resto d’Italia l’obiettivo è promuovere la decrescita, uno stile di vita eco-sostenibile e il bilancio partecipativo. Gli indignati, infatti, non credono ai proclami sui tagli della politica: «Non li stanno facendo» ha affermato Aristide Menossi indossando la maschera del protagonista del film “V per vendetta”. Sul palco sono saliti pure l’avvocato Vito Claut per ricordare le sue battaglie contro le banche coinvolte nei vari scandali, l’economista Paolo Ermano e Gaddo De Anna, già componente del comitato per il bilancio partecipativo. In piazza c’erano anche i bambini intrattenuti dagli animatori con cartelli particolarmente significativi: «Sono troppo piccolo per avere debiti» oppure «Io sono qui per il mio futuro».

 

DOMENICA, 16 OTTOBRE 2011

Pagina 22 – Cronache

«Le bandire rosse non sono ammesse»

il battibecco con Rifondazione

Tra i tanti «no» degli indignati c’è anche quello ai simboli politici nelle loro manifestazioni. Ecco perché quando alcuni iscritti di Rifondazione  comunista si sono presentati in piazza XX Settembre con le bandiere rosse sono stati richiamati. «Siamo qui come cittadini – ha affermato Giorgio Cella – invito ad abbassare le bandiere di Rifondazione comunista». Ma i militanti di Rc, Luciano Tedeschi e Giorgio Giaiotti, non l’hanno fatto: «Noi che abbiamo sempre lottato contro il capitalismo aderiamo a modo nostro – hanno spiegato – in fondo è una moda anche essere contro i partiti».

 

 

DOMENICA, 16 OTTOBRE 2011

Pagina 22 – Cronache

«Rifiutiamo le violenze di Roma»

I manifestanti friulani condannano gli scontri: vogliamo confrontarci con le idee

i portavoce del movimento «La guerriglia non ci appartiene, al massimo possiamo tollerare qualche azione simbolica come il lancio delle uova contro la banca

«Condanniamo, nella maniera più assoluta, le violenze di Roma. Noi vogliamo confrontarci con le idee, con la forza del proporre un’alternativa capace di mettere all’angolo l’attuale sistema. E’ più rivoluzionario che andare a spaccare vetrine». Gli indignati friulani prendono le distanze dalla guerriglia urbana scoppiata nella capitale durante gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. «Queste violenze non ci appartengono» insiste Gaddo De Anna (nella foto) dopo aver contattato i 5 indignati friulani che hanno preso parte alla manifestazione romana. La filosofia del movimento nato dal basso anche a Udine non è quello di «creare un’immagine vandalica, non intendiamo dare alcun appoggio ad azioni di questo genere. Basti pensare che proprio per evitare problemi abbiamo tenuto molto ad accordarci con i ragazzi del Centro sociale che seguivano in streaming la manifestazione romana nella tenda in piazza». Altrettanto deciso il «no» alla violenza di Giorgio Cella: «Proprio perché il nostro è un movimento di cittadini, creare danni è assurdo. Il reale cambiamento va fatto con la forza morale non fisica». Al massimo, aggiunge Cella, «possiamo tollerare qualche azione simbolica come il lancio delle uova contro le banche, ma non certo danneggiamenti. I metodi violenti denotano una mancanza di contenuti e di lungimiranza». In effetti, ieri, al discorso un po’ sopra le righe di Matteo Pizzolante dell’Unione sindacale italiana, che proponeva di occupare la piazza e di andare a bussare alle porte del governatore Renzo Tondo, dell’europarlamentare Debora Serracchiani, e di alcuni esponenti delle forze dell’ordine, gli indignati friulani non hanno risposto. (g.p.)

 

Il Gazzettino 16 ottobre 2011

INDIGNADOS
Alcune centinaia di giovani
portano la protesta in piazza

Domenica 16 Ottobre 2011,

Alcune centinaia di giovani, ma non solo, si sono ritrovati ieri in piazza XX settembre per manifestare contro la crisi e le “centrali del potere”. La critica degli “indignados” udinesi, come quella delle altre manifestazioni in tutto il mondo, si è rivolta contro la classe politica anche regionale e quelle che sono state definite “le scelte sbagliate” dell’economia globale. I partecipanti si sono stretti per ore attorno ai diversi oratori che hanno illustrato le loro preoccupazioni per il lavoro e per l’ambiente, mentre sul selciato troneggiava un “tepee” indiano del centro sociale autogestito, per ricordare il recente sgombero dai locali di viale delle Ferriere.

 

 

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Cronaca ed analisi politica della giornata

In primo luogo va denunciato il fatto che il Messaggero Veneto  di oggi domenica 16 ottobre appena menziona la manifestazione di ieri mattina degli studenti i quali dopo un bel corteo di circa 300 persone (vedi le nostre foto ed il servizio su free-fvg) hanno svolto una assemblea partecipata dove c’è stato spazio anche per un intervento No Tav (applauditissimo). E’ evidente che il Messaggero si è trovato a gestire la questione dell’arresto di uno spacciatore e del ferimento di un Carabiniere in pieno centro ad Udine, ma questo non giustifica la censura della manifestazione studentesca che quanto meno avrebbe dovuto trovare posto adeguato, anche per i contenuti, nella pagina dedicata alla manifestazione pomeridiana in Piazza XX Settembre.

Quindi arriviamo al pomeriggio quando si è svolta la manifestazione degli indignati in pantofole. Come prevedibile c’è stato un notevole afflusso di gente anche grazie al favore pubblicitario avuto dai media e dell’annuncio dato dell’iniziativa attraverso gli schermi scorrevoli del Comune, già alcuni giorni prima. Sull’andamento della manifestazione sono da osservare alcune cose:

1. La questione di Rifondazione Comunista. Già al mattino RC distribuiva un volantino per la manifestazione di Piazza XX settembre con tanto di simbolo del partito. Poi si sono presentati in Piazza con le bandiere. Due errori politici anche banali che dimostrano come i rifondaroli (peraltro di base e in fin dei conti dignitosi) siano privi di dirigenza politica reale, consapevole di come si muovono le cose. Cosicchè è stato gioco facile per gli organizzatori escluderli e rifarsi un pò di verginità “antipartitica”, solo che la cosa ha assunto un significato più grave che si è riversato sul “colore” delle bandiere (vedi MV), comportando un qualche rischio denigratorio e di deriva qualunquista. Per il resto, meno male per gli organizzatori che non si è presentato Honsell così hanno evitato l’imbarazzo di farlo parlare.

2. Constatiamo inoltre che il DJ Tubet sembra aver fatto la sua scelta di campo perché non ha risposto  all’invito della mattina degli studenti, ma alla fine, dopo varie ti-tubet-anze ha aderito all’invito degli indignati in pantofole, dopo aver risolto i timori per il problema della SIAE.

3. Sia la manifestazione del mattino che quella del pomeriggio sono state utilizzate dal nuovo gruppo “Affinità libertarie” per il proprio lancio politico attraverso  un volantinaggio.

4. Il CSA, come è noto, ha dovuto rinunciare a Piazza Matteotti e ripiegare su Piazza XX settembre con l’handicap di non poter fare praticamente nulla perché disturbavamo la manifestazione ufficiale (pur essendo posizionati nell’angolo opposto ci venivano a dire continuamente di abbassare il volume). Quando si è fatto buio e  finalmente abbiamo iniziato le proiezioni, scegliendo la diretta sulla manifestazione romana con Radio Onda rossa e le foto sui siti giornalistici, giunti  ad un buon stadio di aggregazione di persone (vedi le nostre foto) ecco il fattaccio: qualcuno ha premuto il pulsante di allarme nella colonnina in fondo alla Piazza, staccando  quindi la corrente. Dopo circa mezzora siamo riusciti a ripristinare la situazione, ma oramai la piazza si era svuotata.

5. Il ruolo dell’USI scissionista. Erano presenti più o meno in una decina, con bandiere molto visibili con solo la scritta USI ed invece con volantini firmati USI-AIT. Quindi significa che continuano, sul piano politico, l’operazione mistificatoria oramai fallita sul piano sostanziale e sindacale. Infatti sono stati smentiti sia a livello ministeriale (già per lo sciopero del 15 aprile quando  il Ministero ha riconosciuto la vera USI-AIT) e poi anche a livello locale, in una Cooperativa Sociale nella quale lavorano sia Matteo Pizzolante (Usi scissionista) che Luca Meneghesso (USI-AIT riconosciuta). A questo proposito va reso noto che nelle recentissime elezioni sindacali per eleggere i rappresentanti della sicurezza in quella Cooperativa, Luca Meneghesso, (appartenente all’ USI-AIT  riconosciuta) è arrivato primo con 41 voti (battendo anche i candidati della CGIL) mentre Matteo Pizzolante è arrivato ultimo e non è neanche stato eletto.

Il ruolo dell’Usi scissionista sabato 15 ottobre in Piazza XX settembre è stato del tutto ambiguo. Infatti si è capito benissimo che non volevano rinunciare alla ottima occasione di visibilità ( che come sempre gli serve per legittimare la sigla) e quindi hanno fatto il giochinio di fare un intervento “duro” proponendo cose che gli indignati pantofolai non accetteranno mai per poi dire “e si hanno proprio avuto ragione su infoaction a scrivere tutti uniti, tutti insieme, ma scusa quello non è il padrone“. Sia chiaro che il nostro atteggiamento verso gli scissionisti non cambierà almeno fino a quando non abbandoneranno definitivamente l’utilizzo abusivo della sigla AIT; una sigla della quale non possono avvalersi. Tutte le organizzazioni sindacaliste libertarie ed anarcosindacaliste appartenenti effettivamente all’AIT hanne diffidato l’USI scissionista dal continuare ad abusare di questa sigla.

 

Report a cura di Paolo De Toni –  Cespuglio 16 ottobre 2011