Marzo 17th, 2017 — General, Loro
Ecco a cosa serviva la lettera consociativa della Serracchiani
DE
P-006777/2011
P-006817/2011
Antwort von Herrn Kallas
im Namen der Kommission
(25.7.2011)
Die Informationen, die die Kommission von den italienischen Behörden und von der italienischen Presse erhalten hat, decken sich nicht mit dem von der Frau Abgeordneten geschilderten Sachverhalt. Nach den der Kommission vorliegenden Informationen über die bedauernswerten Ereignisse vom 3. Juli 2011 hat eine Gruppe militanter und gewaltsamer Demonstranten, von denen die meisten aus anderen Teilen Italiens und aus dem Ausland kamen, eine eigentlich friedliche Demonstration in einen Kampf mit der Polizei ausarten lassen. Bei der Polizei gab es die meisten Verletzten, nachdem die Einsatzkräfte mit Steinen, Felsbrocken, Molotowcocktails und mit Ammoniak gefüllten Flaschen angegriffen worden waren. Vor diesem Hintergrund ist die Kommission der Auffassung, dass die letzte Frage der Frau Abgeordneten nicht beantwortet werden muss.
In den letzten sechs Jahren hat der Kommissar der italienischen Regierung für das Projekt Lyon-Turin beachtliche Anstrengungen unternommen, um dieses Projekt der lokalen Bevölkerung näher zu bringen. Die intensive Zusammenarbeit hat zu einer kompletten Neugestaltung des italienischen Projektteils geführt. Die Kommission wurde darüber informiert, dass heute 10 von 14 Gemeinden, die direkt von dem Projekt betroffen sind, diese neue Eisenbahnverbindung befürworten.
Darüber hinaus sieht die Kommission keinen Grund, die Rechtmäßigkeit und Korrektheit des Verwaltungsverfahrens der italienischen Behörden anzuzweifeln. Der derzeitige Finanzierungsbeschluss der Kommission sieht eindeutig vor, dass die EU-Finanzierung von der Erfüllung aller rechtlichen Voraussetzungen abhängt.
Risposta del signor Kallas
A nome della commissione
25/7/2011
Le informazioni ottenute dalla commissione sia dai funzionari italiani che dalla stampa non corrispondono a quanto esposto dalla signora Delegata.
Le informazioni pervenute alla Commissione sui deprecabili avvenimenti del 3 luglio 2011 indicano che un gruppo di militanti e manifestanti violenti, la maggior parte dei quali provenienti da altre parti d’Italia e dall’estero, hanno trasformato una peraltro pacifica dimostrazione in uno scontro violento con la polizia. Tra i poliziotti vi sono stati la maggioranza dei feriti, dal momento che gli attaccanti hanno usato pietre, massi, molotov e bottiglie piene di ammoniaca. Con questo presupposto di fondo la Commissione è del parere che l’interrogazione della signora Delegata non deve trovare risposta.
Negli ultimi 6 anni il Commissario ha faticose iniziative in collaborazione con il governo italiano per far coincidere maggiormente il progetto Lione Torino alle volontà della popolazione locale. Questa intensa attività ha portato al completo ridisegno di gran parte del progetto. La Commissione è peraltro stata informata del fatto che oggi 10 dei 14 comuni, direttamente coinvolti dal progetto, caldeggiano la realizzazione di questa nuova opera ferroviaria.
Quindi la Commissione non vede alcun motivo per sollevare obiezioni sulla correttezza e moderazione delle azioni degli amministratori italiani.
Rimane come conclusione che la Commissione intende mantenere il finanziamento EU legato alla corretta prosecuzione delle opere.
Marzo 17th, 2017 — General, Inquinamento
Messaggero Veneto MARTEDÌ, 02 AGOSTO 2011 Pagina 25 – Provincia
Depuratore Cipaf, altri 4 indagati
Gemona: l’inchiesta si allarga, coinvolti anche due tecnici della Provincia, uno dell’Arpa e l’attuale presidente del consorzio

Pasquariello e Bonocore
di Antonio Simeoli GEMONA
L’inchiesta sul depuratore Cipaf si allarga. La Procura di Tolmezzo, infatti, ha dato un’ulteriore svolta all’indagine avviata ormai quasi due anni fa che ipotizza il reato di abuso d’ufficio e inquinamento ambientale nei confronti dell’ex cda del Consorzio per lo sviluppo industriale dell’Alto Friuli, in testa l’ex presidente Vergilio Burelli e il vice Adriano Piuzzi, degli industriali Andrea Pittini e Giovanni Fantoni, dei progettisti del depuratore da 3,2 milioni Giulio Gentilli e e Gianni De Cecco, nonchè dell’ex presidente della Provincia di Udine, Marzio Strassoldo. Il depuratore. L’accusa, in sintesi, per tutti è di aver favorito la ralizzazione di un nuovo depuratore da 3,2 milioni di euro di soldi pubblici, che gli inquirenti ritengono inutile e non in grado di evitare l’inquinamento del rio Molino del Cucco nel quale sfociano le acque dopo il processo di depurazione. Un impianto regolarmente autorizzato dalla Provincia di Udine con la determina 38 del 2004. Ora nell’inchiesta entrano altri quattro indagati. Provincia e Arpa. Si tratta del direttore dell’ufficio ambiente della Provincia Marco Casasola, 41 anni, del funzionario Maurizio Pessina, 47 anni, di Anna Lutman 45 anni responsabile dei laboratori Arpa di Udine e del presidente del Cipaf, Ivano Benvenuti, subentrato a Burelli e al cda dimissionario dopo la bufera nel febbraio del 2010. I due funzionari della Provincia sono stati coinvolti nell’inchiesta dal Procuratore di Tolmezzo Giancarlo Buonocore e dal sostituto Alessandra Burra, che da mesi stanno indagando con l’ausilio dei Carabinieri del Nucleo investigativio di Udine, per aver autorizzato il nuovo depuratore ad entrare in funzione pur a conoscenza delle diverse carenze progettuali dello stesso. Strassoldo. Il tutto subendo le pressioni, sempre secondo l’accusa, dell’ex presidente della Provincia Marzio Strassoldo che avrebbe fatto cosi da “collettore” agli interessi dei grandi industriali del Cipaf (Fantoni e Pittini) che intendevano risolvere i problemi di depurazione delle acque dei loro impianti grazie a un nuovo depuratore pagato con soldi pubblici. L’accusa per la dirigente dell’Arpa invece è quella di aver omesso di segnalare all’ufficio risorse idriche dell’Area ambiente l’inefficacia del processo depurativo non impedendo dunque l’inquinamento del Rio Molin del Cucco e delle Sorgive di Bars, uno dei gioielli naturalistici del Friuli. Le perizie. Secondo gli inquirenti, che si sono basati su una perizia dell’ingegner Rinaldo Martorio, l’inquinamento era “diluito” nelle acque e quindi non intercettato dalle analisi dei vari enti competenti per il fatto che all’interno del depuratore, oltre alle acque reflue entravano pure, cosa vietata dalla legge, quelle di raffreddamento degli impianti. Con la diluizione, per l’accusa, l’inquinamento veniva “nascosto”. Il presidente. E Benvenuti? Il presidente, subentrato dopo la bufera a Burelli e indicato dai soci del Cipaf come guida di garanzia del consorzio, per la Procura, pur a conoscenza dei difetti del depuratore, non avrebbe impedito l’inquinamento. Il nuovo Cda del Consorzio, tuttavia, proprio per cautelarsi di fronte alle accuse, aveva commissionato una perizia sulle acque del canale affidandola alla società Copernico srl. Analisi che avevano evidenziato una situazione del tutto tranquillizzante. Per questo la Procura di Tolmezzo ha chiesto al Giudice per le indagini preliminari un incidente probatorio, l’anticipo di una parte del dibattimento, chiedendo una super perizia capace di rispondere a ben 13 quesiti. Gli indagati avranno così modo di vedere le carte e difendersi. Contestualmente Buonocore e la Burra hanno pure chiesto una proroga delle indagini preliminari ricordando pure come nell’inchiesta parti offese siano, oltre che il Cipaf, al quale fanno riferimento aziende con 5 mila dipendenti tra diretti e indotto, anche i comuni di Osoppo e Buja, evidentemente penalizzati dall’eventuale inquinamento. I quesiti. La perizia dovrà quindi chiarire, tra l’altro, una volta per tutte se il canale è inquinato, se il nuovo depuratore è in grado di funzionare, se siano noti la natura e la portata dei reflui di ciascuna azienda, se eventuali carenze di progettazione abbiano inciso sui costi. Se il Gip darà disco verde alla richiesta della Procura i tempi dell’inchiesta si allungheranno, ma finalmente si farà luce su una vicenda che ormai si trascina da quasi due anni. Dal mese di aprile, peraltro, il depuratore Cipaf è posto sotto sequestro. Il sequestro. Le aziende continuano a lavorare perchè, per non pregiudicare l’occupazione, il Tribunale di Tolmezzo ha nominato un custode giudiziario, il funzionario regionale Andrea Chiarelli, che ha il compito di predisporre un complesso piano di messa in sicurezza dell’impianto. Le acque del Rio Molino del Cucco, intanto, continuano a confluire nelle Sorgive di Bars. E c’è il forte sospetto che siano inquinate. Per questo la Procura ha deciso di pigiare l’acceleratore sull’inchiesta.
Marzo 17th, 2017 — General, Val Susa
GIOVEDÌ, 04 AGOSTO 2011
Pagina 12 – Regione
«Eurodeputati pro Tav»
Il comitato del no: dai politici troppe bugie sull’opera
UDINE «Troppe bugie sui cantieri Tav in Val di Susa». A dirlo è il portavoce dei Comitati No Tav del Fvg, Giancarlo Pastorutti, a commento dell’operato di alcuni eurodeputati sulla vicenda Tav, opera infrastrutturale fortemente contestata nel Nord Italia e che vede anche la Regione Friuli Venezia Giulia direttamente coinvolta nel progetto Alta velocità/Alta capacità. «Questi eurodeputati fanno un troppo facile moralismo sugli altri, e si dimenticano i propri comportamenti». Ma ecco cosa ha scatenato i No Tav Fvg: «Il 13 luglio scorso – afferma Pastorutti -, l’agenzia Ansa batteva la notizia che gli eurodeputati Carlo Fidanza, Antonio Cancian e Debora Serracchiani erano promotori di un documento inviato al presidente della Commissione europea Barroso e al Commissario ai Trasporti Kallas in cui si affermava che i cantieri in Valsusa erano stati aperti entro il termine previsto del 30 giugno. Tutto ciò veniva poi smentito dall’ispezione della delegazione composta dall’eurodeputato Gianni Vattimo il 14 luglio ai cantieri come testimonia il filmato su youtube. Situazione inverosimile, in cui le rappresentanze istituzionali risultano disinformate oppure in malafede, dichiarando il falso alle massime autorità europee per ottenere spiccioli di finanziamenti e alimentando negli italiani l’illusione che la Tav è finanziata dall’Europa. Certamente – evidenzia il portavoce dei No Tav – non si può criticare chi è favorevole all’opera (nel documento gli eurodeputati affermano di essere «completamente convinti che questo progetto debba essere realizzato») ma è intollerabile che rappresentanti istituzionali usino simili scorrettezze. Di tanto in tanto si ripresenta il tema dell’etica nella politica. Qualche giorno fa l’onorevole Debora Serracchiani sul blog del “Il Fatto Quotidiano” commentando la discussione alla Camera sul senatore Tedesco del Pd, aveva invitato il senatore, per fugare ogni dubbio e sgomberare il campo da sospetti per la saldezza delle istituzione democratiche pericolosamente corrose nella credibilità, di dimettersi, invocando che la causa della democrazia è forse più grande. Troppo facile fare del moralismo sugli altri», conclude Pastorutti. Francesca Artico
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Non è una mela marcia.
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Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati Veneto
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OGGETTO: PROGETTO PRELIMINARE NUOVA LINEA AV/AC VENEZIA-TRIESTE. ATTO D’INDIRIZZO
IL CONSIGLIO COMUNALE DI QUARTO D’ALTINO
Premesso che si è appreso dalla stampa in data 4 luglio 2011 della nomina da parte del Governo del Commissario Straordinario per la TAV Venezia-Trieste nella persona dell’arch. Bortolo Mainardi, intende ribadire la già nota posizione dell’amministrazione altinate, formalmente espressa con delibera del Consiglio comunale n.1 del 10/02/2011 “Determinazioni in merito al tracciato della nuova linea ferroviaria AV/AC Venezia-Trieste”, di contrarietà alla realizzazione del progetto preliminare di AV/AC Venezia — Trieste presentato da Italferr S.p.A.
A tal scopo manifesta il seguente atto di indirizzo:
Evidenziato che:
● per l’opera in questione, che presenta costi elevatissimi, non risulta disponibile una valutazione oggettiva della effettività utilità (né in termini di flusso passeggeri né in termini di trasporto merci) né della sostenibilità economica nel breve-medio-lungo periodo;
● tale opera avrebbe un impatto devastante sull’intero ecosistema ed in particolare sul nostro territorio comunale, dove verrebbero realizzati grandi interventi in assoluto spregio per i vincoli e le norme di tutela ambientale, paesaggistica e archeologica;
● la Presidente della Provincia di venezia, Francesca Zaccariotto, ha inviato al Governatore del Veneto Luca Zaia, anche per conto di quasi tutti i Comuni del veneto orientale interessati dal tracciato della TAV/TAC, una richiesta di sospensione dell’iter procedurale di approvazione del progetto per l’assoluta contrarietà l tracciato proposto e per richiedere l’apertura di un tavolo di confronto, prima di dar corso a qualsiasi decisione;
● che il Ministero dell’Ambiente ha bloccato l’iter di valutazione del progetto della TAV/TAC in quanto non risultano rispettate allo stato attuale le indicazioni della Commissione Europea e del Ministero stesso che qui si evidenziano.” …la rete europea ad alta velocità deve garantire che la sua realizzazione non pregiudichi la necessaria qualità del servizio pubblico in particolare facendo in modo che non vada a scapito delle linee secondarie che devono continuare a consentire un buon servizio del territorio e deve rispettare scrupolosamente le zone naturali e sensibili e dei siti in cui si trovano monumenti storici, culturali o artistici, scegliendo di percorere corridoi in cui già si registrino notevoli flussi di trasporti ed infine deve sollecitare il riassetto delle vie ferroviarie esistenti evitando di creare nuovi corridoi di disturbo in siti intatti;
Preso atto che:
-
l’infrastruttura progettata attraversa una zona di enorme interesse storico e naturalistico dove l’opera dell’uomo e la natura si fondono mirabilmente creando un unicum ambientale e paesaggistico di altissimo interesse;
-
il vincolo archeologico deriva dalla presenza degli antichi tracciati delle strade romane via Annia e via Claudia Augusta proveniente quest’ultima da Altino;
-
che il vincolo idraulico nasce dal fatto che molte delle aree interessate dal tracciato sono al di sotto del livello del medio mare, soggette a svuotamento meccanico, essendo aree di bonifica e soggette altresì a fenomeni di subsidenza;
-
da un punto di vista prettamente turistico-ambientale una tale opera che attraversa il nostro territorio denoterebbe scarsa attenzione nei confronti dello stesso con conseguente discredito da parte dei turisti che sempre più apprezzano il nostro territorio fortemente vocato al turismo culturale, ambientale e ciclabile.
Ribadisce:
-
di non ritenere accettabili né il progetto preliminare presentato, né le ventilate modifiche di tracciato, ribadendo nel contempo la necessità di un potenziamento della linea ferroviaria Venezia/Trieste già esistente, con investimenti mirati al trasporto merci, all’ammodernamento, alla velocizzazione e funzionalità del trasporto pubblico, dando così finalmente un servizio adeguato alle decine di migliaia di pendolari che quotidianamente usano il treno;
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la necessità che vengano ripristinate dal Governo e dalla Regione le risorse per il completamento del Servizio Ferroviario Metropolitano Regionale, risorse previste nell’ammontare di 140 milioni di euro, di cui oggi mancano 80 milioni di euro a causa dell’azzeramento da parte del Governo Berlusconi del contributo decennale di 10 milioni annui stanziato dal Governo Prodi con la Finanziaria 2008;Richiede che, su opere di così grande rilievo per il futuro stesso delle Comunità locali, si realizzi un costante e costruttivo confronto con le popolazioni e le Amministrazioni Locali per il raggiungimento di soluzioni condivise che rispondano all’unico criterio del Bene Comune;
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l’assoluta rilevanza del progetto di adeguamento della linea esistente che da solo può dare concreto impulso all’economia del territorio anche in termini turistici, in quanto prevede 11 fermate dei treni nei luoghi di attrazione a differenza della TAV che nessun beneficio comporterebbe per i territori attraversati;
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l’assoluta necessità che su opere di così ampia rilevanza economica e ambientale si attuino tutte le idonee iniziative di coinvolgimento delle amministrazioni e delle comunità locali interessate;
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in relazione ai noti fatti della Val di Susa, l’assoluta contrarietà a che si risolvano i problemi con l’uso della violenza da qualsiasi parte essa provenga; evidenzia come l’apertura di un cantiere destinato ad un opera pubblica che dovrebbe essere rivolta al bene comune ma che inizia con uno spiegamento di forze dell’ordine, non sia un risultato auspicabile per nessuno.
Rileva come, in coerenza con i punti di cui sopra, debbano essere ascoltate le istanze della popolazione del territorio della Val di Susa, che pacificamente esprimono le loro posizioni circa la contrarietà dell’opera e auspica che sia permesso ai cittadini e alle Amministrazioni locali della Val di Susa e di ogni altro territorio interessato da opere di forte impatto, la possibilità di poter esprire democraticamente la propria contrarietà all’opera.
CHIEDE
al Commissario straordinario del Governo per la TAV Venezia Trieste, arch. Bortolo Mainardi, di istituire un tavolo permanente di confronto con i rappresentanti delle amministrazioni locali dei territori coinvolti nel progetto.
Si impegna ad operare, per quanto di propria competenza, in stretto rapporto con le altre Amministrazioni Comunali interessate e con le cittadine e i cittadini che riterranno utile contribuire, con occasioni di approfondimento e dibattito, all’iniziativa per una alternativa ai progetti AV/AC, impegnandosi a difendere queste posizioni anche nei confronti delle istituzioni regionali e nazionali.
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Dopo il “caso-Mineo”, è in arrivo il secondo caso di privatizzazione spinta in fatto di reclusione dei migranti. Dal 1 giugno, infatti, in caso di rigetto del ricorso del Consorzio Connecting People (precedente gestore), il Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE) e il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) di Gradisca d’Isonzo (Gorizia) saranno gestiti da una multinazionale francese della detenzione (di migranti e non) legata a filo doppio a Gdf-Suez.
Aggiudicataria della gara d’appalto indetta dalla locale prefettura è infatti l’associazione temporanea d’impresa (ATI) che vede capofila la società francese GEPSA, in associazione con l’altra società francese Cofely Italia, la cooperativa romana Synnergasia e l’associazione agrigentina Acuarinto.
La privatizzazione della carcerazione in Italia passa, quindi, attraverso la detenzione amministrativa delle persone straniere, vero e proprio “laboratorio” per la prossima estensione alle carceri del modello statunitense di gestione della pena detentiva.
Con l’aggravante, se così si può dire, che la struttura comprende anche la gestione dell’adiacente Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo, che per legge non prevede (a differenza del CIE) il trattenimento coatto dei suoi occupanti. Ciononostante, la sua conduzione sarà tra breve affidata alle società che qui sotto esaminiamo.
Iniziamo da Gepsa: l’acronimo sta per Gestion Etablissements Penitenciers Services Auxiliares: una SpA francese con sede in rue Henri Sainte-Claire Deville a Rueil-Malmaison, che (sito ufficiale di Cofely-GDF Suez), che – traduciamo dal sito – è una “filale di Cofely” e “partecipa al funzionamento di stabilimenti penitenziari nel quadro dei mercati multitecnici e multiservizi”. Gepsa nasce nel 1990 e viene definita come “uno dei partner principali dell’Amministrazione Penitenziaria [francese, NdA]”, per cui “interviene in 15 stabilimenti a gestione mista”. Tra le sue finalità c’è quella di “riavvicinare le persone detenute al mercato del lavoro”. Inoltre Gepsa gestisce in Francia, “per conto del Ministero degli Interni, 4 centri di detenzione amministrativa, oltre alla base militare di Versailles Satory per conto del Ministero della Difesa”. Quanto al suo dimensionamento, conta su 270 collaboratori, 34 stabilimenti gestiti in Francia (tra cui i centri di detenzione amministrativa); inoltre forma 1500 persone detenute e propone 1600 proposte di avviamento al lavoro ogni anno, che diventano 182 inserimenti professionali effettivi.
Come si è detto, Gepsa è una filiale di Cofely, società del gruppo multinazionale GDF-Suez, in testa alle classifiche mondiali delle privatizzazioni dei servizi energetici: Cofely, in articolare, si occupa di energie alternative: la sua presenza all’interno del partenariato è la meno attinente al tema, ma è pur vero che Cofely rappresenta all’esterno il marchio GDF Suez.
Molto più attinenti al tema dell’immigrazione le realtà italiane coinvolte: della cooperativa Synergasia, sede a Roma, si sa che dal 21 luglio 2010 gestisce, in accordo con l’Ufficio della Commissione Nazionale Immigrazione, il sito WikiMigration: se ne può quindi prevedere un intervento nel campo della comunicazione interna ed esterna alle strutture. Piuttosto sorprendente, infine, la presenza nell’ATI dell’associazione Acuarinto di Agrigento, organizzazione fino ad oggi attiva nel campo della promozione sul proprio territorio di interventi a favore di migranti e rifugiati.
5 maggio 2011
Roberto Guaglianone – Attac Saronno
Pubblicato lunedì 9 Maggio 2011
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Il Piccolo del 09/08/11
Sul nodo Tav si spacca il centrosinistra
La Tav spacca il centrosinistra che è maggioranza in Consiglio comunale. Da un lato Federazione della Sinistra e Sinistra ecologia e libertà, cui si è aggiunto dall’opposizione pure il moVimento 5 stelle. Dall’altra Pd, Idv, Cittadini e Trieste cambia. I primi, nel corso dell’ultima seduta prima dello stop estivo, avrebbero voluto discutere la mozione presentata dal consigliere Fds Marino Andolina sul tema della tratta Torino-Lione fetta del Corridoio V il cui progetto in una parte coinvolge anche il territorio triestino (mozione emendata dai “grillini” Stefano Patuanelli e Paolo Menis). I secondi hanno invece votato a favore della sospensione della seduta, prima che potesse essere affrontato il documento e quando ormai le lancette dell’orologio erano arrivate a toccare le 22.30. Una decisione che ha fatto andare su tutte le furie Andolina e il duo Patuanelli-Menis. Il testo impegnava il sindaco «a rappresentare ai Ministri degli Interni e delle Finanze che: le opere pubbliche non devono mai essere iniziate senza l’accordo con i cittadini che ne subirebbero effetti devastanti; è inaccettabile che un’opera pubblica porti alla militarizzazione di un’area del paese; non si deve iniziare un’opera se il costo della stessa è tale da non permettere il rientro economico in tempi ragionevoli». Non manca anche un richiamo, nelle premesse, alle proteste della popolazione della Val Susa. I “grillini” avevano integrato il testo, mettendo nero su bianco la richiesta di impegno di Cosolini «a non inserire nel Piano strutturale comunale (Psc) della variante generale allo strumento urbanistico, in fase di rielaborazione, il tracciato ferroviario relativo alla tratta Ronchi-Trieste del progetto Tav/Tac». La mozione era stata inserita nell’ordine del giorno dei lavori. Ma la discussione avverrà a settembre. Rimandata, come uno studente agli esami di riparazione. Lo stesso esponente della Fds, a posteriori, non ha fatto nulla per nascondere il suo fastidio sull’ultimo Consiglio: «Ho constatato con stupore che molti consiglieri e qualche assessore venivano in pellegrinaggio da me per chiedermi di ritirare la mozione, con la non tanto velata minaccia di votare contro o di fare in modo che non fosse discussa. Alla fine, alle 22.30, la mia mozione sarebbe stata l’ultima a essere discussa, ma il capogruppo del Pd Coloni ha chiesto con mozione d’ordine “vista l’ora tarda” di sospendere la seduta. Si trattava di non più di 10 minuti di pazienza – ha aggiunto Andolina -, ma evidentemente non era un problema di fatica che ha indotto gli amici del Pd a chiudere la discussione. In Consiglio comunale esiste già una frattura tra chi è contrario la progetto dell’Alta Velocità, il voto favorevole alla discussione era anche quello di Sel e del moVimento 5 stelle, e la maggioranza del centrosinistra». Amareggiato anche il “grillino” Menis: «Prendiamo atto con rammarico dell’incapacità o della volontà del Pd e di una parte della maggioranza ad affrontare uno dei temi più importanti per la nostra città». (m.u.)
Marzo 17th, 2017 — General, Val Susa
(ANSA) – CHIOMONTE (TORINO), 9 AGO – Un debito erariale compreso tra i 4 e i 5 milioni di euro e il mancato pagamento di rate a Equitalia per saldarlo e’ alla base della sentenza di fallimento della ditta Italcoge di Susa (Torino). Lo si e’ appreso dal leader del movimento No-Tav, Alberto Perino, che a Chiomonte ha letto le motivazioni della sentenza.
Il documento dice anche che il tentativo di fare inglobare la Italcoge da una societa’ immobiliare della famiglia Lazzaro e’ stato respinto in quanto la prima aveva un capitale sociale di un milione di euro mentre la seconda di solo 20 mila. (ANSA).
Marzo 17th, 2017 — General, Sequestro e futuro
12 agosto: Honsell&Franzil + Grego&Pizzolante
Qui Rassegna stampa + risposta ad Honsell + 2 videointerviste
Cartolina da Udine. 10 agosto 2011: il CSA fa ingresso all’Ex-Macello, buone vacanze a tutti
Superate le 500 visite.
News 11 agosto pomeriggio Honsell ha detto che farà murare le porte!

Foto 11 agosto: nonostante la rimozione e i lucchetti è ricomparso un nuovo cartello.
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