17 marzo, Bussoleno bloccata l’autostrada
NO TAV/ Bloccata l’A32 in Piemonte
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
DUMBLES / Stupro
Marzo 17th, 2017 — General, Varie

Questa è la strategia adottata dalla maggior parte dei difensori nei processi per stupro.
Questa è invariabilmente anche la strategia adottata dal difensore del militare di stanza all’Aquila imputato per lo stupro di una ragazza a Pizzoli (AQ).
La vicenda narrata dai quotidiani di circa un mese fa è questa: all’uscita da una discoteca una ragazza viene stuprata, in maniera estremamente violenta, probabilmente, come ha osservato successivamente il chirurgo che l’ha operata, anche con una sbarra di metallo, dato le profonde e forse permanenti lesioni all’apparato digerente; viene abbandonata nel retro della discoteca, nella neve dove rischia la morte per ipotermia. Solo l’uscita del titolare della discoteca nel giro esterno prima di chiudere, le salva la vita.
Ma, sia quel che sia, appresso al fatto ecco le prime mosse dentro lo schema prestabilito.
Il discredito della donna fondato sulla sua partecipazione consensuale, sull’uso di alcool giocato sempre come aggravante in quanto segno di immoralità… (mentre, in genere, per l’uomo, l’assunzione di alcool o droghe, è spesso giocato come attenuante in quanto segno di momentanea incoscienza e quindi di non piena responsabilità del fatto che gli si vorrebbe ascrivere), infine, la riduzione del delitto ad un “rapporto amoroso consenziente che ha provocato ferite”.
Queste ultime sono le testuali parole dell’avvocato di cui sopra pronunciate in due trasmissioni televisive.
Di questo ne ha parlato il blog Fuori genere che ha anche aggiunto i due video estratti dalle trasmissioni in questione. Guardateli, che siate uomini o donne, guardateli, immaginate di essere voi ferit* o mutilat* in qualcosa, immaginate di essere voi parte lesa, guardateli e tenete vicino il sacchetto per il vomito.
Il disgusto è assoluto, primo per l’uomo che si permette di sparare tali e tante oscenità da andare veramente oltre il miserabile uso, -possibile solo in un paese profondamente maschilista-, di patrocinare l’imputato secondo lo schema che abbiamo detto.
E poi c’è dell’altro, c’è quella comparazione tra il rapporto amoroso che provoca ferite, il parto fisiologico che provoca ferite, e quel particolare rapporto che ha provocato ferite. C’è quella implicita, suggerita, relazione di contiguità e uguaglianza tra il condiviso e il naturale accomunati dal provocare ferite sicchè lo stupro svanisce a meno di non pensare che o un rapporto naturale è uno stupro o uno stupro è un rapporto naturale. Un orrore.
Un orrore l’avvocato che svela in televisione il nome della vittima e poi dice “embhè… mi è scappato…”
Un orrore le trasmissioni che permettono di dare voce a certi individui calati in pseudo dibattiti che hanno il solo scopo di eiaculare in piazza porcherie patriarcali in un finto contradditorio che in realtà è un’ulteriore stupro sul corpo di quella donna, ma anche di tutte le donne.
Alla fine quel po’ po’ di avvocato, si chiede come farà a spiegare a suo figlio che un uomo rischia di essere condannato a 15 anni per tentato omicidio e non ad un anno solo per “omissione di soccorso”. .
Noi ci chiediamo come facciamo noi, a spiegare, a noi ed alle nostre figlie, ma anche ai nostri figli che, ad anni ed anni da “processo per stupro” esistano ancora avvocati del genere…
Forse dobbiamo continuare a fare le femministe, ora più che mai.
DUMBLES / Torturando imparo
Marzo 17th, 2017 — General, Rassegna stampa
Quando il vecchio e sempre galileanamente buono “sperimentando imparo” praticato in molti laboratori universitari, centri di ricerca ecc., diventa quello del titolo, il sapere che se ne acquisisce è bacato. E’ ancora Bacone che sussurra di mettere la natura in ceppi, di strappare i suoi segreti con la tortura…
Ma che cos’è la conoscenza che passa per la tortura e quindi la crudeltà?
A cosa ci sono serviti millenni di evoluzione e la capacità di parola se il linguaggio è l’arma che usiamo per giustificare il nostro diritto alla superiorità ed al causare dolore e morte?
Ieri a Trieste manifestazione contro l’ampliamento dello stabulario dell’università.
Qui una nota e qui il resoconto.
Fine dello sciopero della fame. Tobia ha ottenuto un pezzettino di libertà
Marzo 17th, 2017 — General, Val Susa
Fine dello sciopero della fame. Tobia ha ottenuto un pezzettino di libertà
Dopo 13 giorni Tobia ha interrotto lo sciopero della fame. Da oggi torna e mangiare, perché da oggi può nuovamente scrivere lettere e mail, telefonare, ricevere visite. Non potrà però andare a lavorare. La sua lotta – anche grazie all’ampio sostegno ricevuto – ha pagato.
Questa sera lo abbiamo riabbracciato, bevuto insieme un dito di vino e parlato delle tante cose capitate dal 26 gennaioquando Ada, la sua compagna, chiamò per avvertire che gli uomini dello Stato se lo stavano portando via.
Un fiume di parole, il racconto di un pezzetto di vita separata nei corpi, ma unita nel comune sentire una lotta che cresce giorno dopo giorno.
Di seguito la prima lettera di Tobia.
Ho ricevuto nel pomeriggio, da parte del mio avvocato, la comunicazione che il giudice ha revocato il “divieto di comunicare con qualsiasi mezzo”, emesso nei miei confronti dal giorno della concessione – da parte del tribunale del riesame – della detenzione domiciliare – il 13 febbraio – e mantenuto sino ad oggi. L’altra mia richiesta, di poter recarmi al lavoro presso l’Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea, è stata negata.
Pur amareggiato per il fatto che non venga riconosciuto il mio diritto a guadagnarmi il pane, reputo la conquista del diritto a comunicare, imposizione che non aveva ragioni dal punto di vista delle esigenze cautelari, un passo avanti verso il ridimensionamento dell’inchiesta contro il movimento No Tav, che ogni giorno di più si rivela per quello che è: un’odiosa macchinazione repressiva ad uso meramente politico e mediatico.
Pertanto dichiaro di aver sospeso da stasera lo sciopero della fame iniziato il giorno il 3 marzo.
Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto in questa battaglia.
A sarà dura!
Tobia Imperato
Torino, 15 marzo 2012
NO TAV/ Arriva la Commissione Europea trasporti, ma Trenitalia diserta la riunione sul trasporto locale
Marzo 17th, 2017 — General, Loro
No Tav News
Testo conferenza + Lettera dei 360 | Portogallo abbandona Corridoio 5 | Rassegna sulla conferenza stampa |
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Ma di cosa parlano questi imbecilli?? Nello stesso giorno le stupidaggini sul TAV della Commissione Europea e la debacle di Riccardi sui pendolari.
Non è ora di aprire gli occhi?
E’ inutile e patetico perdere tempo dietro i politici, la commissione europea, la regione, i tavoli tecnici: bisogna organizzare la lotta!
RIGASSIFICATORE: indaga la procura
Marzo 17th, 2017 — General, Mare
Dal Piccolo del 20/03/12
Rigassificatore sotto la lente della Procura
Sentito ieri dal pm Frezza il sindaco di Muggia Nerio Nesladek sulla sicurezza e su presunti artifici progettuali
di Claudio Ernè
Il sindaco di Muggia Nerio Nesladek ieri mattina ha passato quasi un’ora nello studio del pm Federico Frezza. Quando al termine del colloquio è riemerso nel corridoio della Procura della Repubblica, il sindaco non ha avuto difficoltà a spiegare la sua presenza in un ufficio che da anni e anni la stragrande maggioranza di politici e degli amministratori pubblici non ama certo frequentare.
«Sono venuto a spiegare i dettagli dell’esposto che ho presentato a febbraio sul rigassificatore di Zaule. Sono qui da testimone, da persona informata sui fatti».
Sui dettagli del colloquio col magistrato inquirente, Nerio Nesladek non ha voluto addentrarsi. Il segreto istruttorio protegge infatti le sue parole ma soprattutto le domande che gli ha posto il magistrato. Certo è che se un esposto è stato presentato e un pm ha sentito l’esigenza di ascoltare una persona informata sui fatti, è evidente che un fascicolo di indagine è stato formalmente aperto dal pm Federico Frezza.
«Sono stato convocato – ha affermato il sindaco di Muggia, svelando un dettaglio non secondario: la richiesta di sentirlo come testimone era arrivata da chi sta indagando. Prima di allontanarsi dal palazzo di Giustizia il sindaco ha svelato un altro particolare significativo. «Oltre della vicenda del rigassificatore di Zaule, indicentalmente ho parlato anche del progetto del terminal ro-ro e dell’area un tempo occupata dagli impianti della raffineria Aquila».
Non è un mistero per nessuno che il Comune di Muggia, così come quelli di Trieste e di San Dorligo sono contrari all’insediamento dell’impianto progettato dalla società spagnola “Gas Natural”. L’esposto presentato alla Procura della Repubblica all’inizio dello scorso febbraio ne sottolinea le carenze e i presunti “artifici” progettuali.
Il punto nodale delle critiche al progetto ma anche dell’esposto presentato alla magistratura, è rappresentato dal problema della sicurezza di migliaia di persone che l’impianto di rigassificazione metterebbe a repentaglio in caso di un incidente.
In una recente assemblea anche lo studio geotecnico è stato giudicato “errato”; critiche pesanti hanno coinvolto anche l’utilizzo massiccio dell’acqua di mare del vallone di Muggia utilizzata, secondo il progetto- per riscaldare il gas liquido, portandolo alla stato gassoso. Altrettanto cristallino è stato di recente l’atteggiamento del sindaco di Muggia sulla scelta tra rigassificatore e terminal ro-ro. Le aree coinvolte dai due progetti sono adiacenti. L’una di fronte all’altra. Ecco perché Nerio Nesladeck ha affermato di temere «fortemente che lo sviluppo economico del territorio sia in pericolo. Un terminal ro-ro insediato nei 200 mila metri quadrati dell’ex Aquila, è un’ipotesi che caldeggiamo da sempre. Per questo auspichiamo che la contrapposizione si risolva presto…» La contrapposizione a cui accenna il sindaco di Muggia è quella che è già approdata al Tribunale civile di Trieste: da una parte è schierata la “Samer Shipping”, dall’altra la “Teseco spa”, proprietaria dei terreni dell’ex Aquila. Nella causa la società di armamento chiede al giudice di impedire alla controparte di poter disporre dei terreni dell’ex Aquila: allo stesso tempo viene chiesto alla magistratura di inibire all’Ezit e all’Autorità portuale la possibilità di firmare concessioni e autorizzazioni che consentano di svolgere attività economiche in quell’area.
Una selva di attori in gioco a sparigliare le carte
Sempre più complessa, sempre più articolata e sfaccettata. Si complica ulteriormente la vicenda annosa del rigassificatore di Zaule. Nuovi “attori” entrano in scena e si affiancano ai comitati, ai voti unanimi espressi dai Consigli municipali, alle scelte dei sindaci e della Provincia e alle indecisioni delle Regione. Sullo sfondo della scena è presente lo Stato, nel senso dell’esecutivo, del Governo “tecnico” che gode oggi di un consenso senza uguali e sembra deciso a decidere. Ora sono entrati in scena nuovi attori e nuovi “mattatori”. C’è il Tribunale civile a cui è ricorsa la “Samer Shipping” a tutela del proprio interesse a realizzare nell’area dell’ex Aquila un terminal traghetti destinato ai Tir. C’è anche la magistratura amministrativa che dovrà dipanare gli inevitabili ricorsi che accompagnano ogni realizzazione di una qualche importanza pubblica. E ora sappiamo che c’è anche la Procura della Repubblica che ha il ruolo istituzionale di verificare che negli annosi iter dei vari progetti e delle richieste di finanziamento, non sia stato commesso qualche reato. Proviamo a mettere in fila tutti coloro che sono coinvolti direttamente in questa vicenda. C’è la Gas Natural, c’è la Samer Shipping, la Teseco, l’Ezit, l’Autorità portuale, i Comuni di Trieste, Muggia, San Dorligo, con i rispettivi sindaci e assessori, la Provincia, la Regione, il Ministero dell’Ambiente e quello delle Attività industriali. C’è il Tribunale civile, quello amministrativo, la Procura della Repubblica e forse anche, a breve scadenza, la Procura della Corte dei Conti che dove vigilare sui presunti danni erariali. Ci sono poi i consulenti tecnici e quelli legali alla cui assistenza nessuno nel nostro Paese è disposto ragionevolmente a rinunciare. Nel momento in cui una soluzione sulla realizzazione del rigassificatore si stava profilando all’orizzonte, nuovi attori sono entrati in scena. Il gioco si amplia, la “carte”, una volta in più vengono “sparigliate”.
NOTAV: report dalla Valsusa sul Piccolo e il Messaggero
Marzo 17th, 2017 — General, Val Susa
VAL DI SUSA»IL REPORTAGE

di Maria Rosa Tomasello inviata a TORINO
«La vedi la Madonna del Rocciamelone? E’ là, in alto, in mezzo alla neve». Dal sentiero balcone, il tracciato che da Giaglione porta al cantiere militarizzato, unico accesso dopo che la via da Chiomonte è stata vietata, la statua sulla montagna è invisibile. E’ un atto di fede, la metafora della lotta della Val di Susa contro l’alta velocità in un territorio già sezionato da due linee ferroviarie, due statali e un’autostrada, contro la paura dell’amianto e dell’uranio, contro il rischio di sventramento delle falde acquifere e di un’emorragia di denaro pubblico, insopportabile in un territorio che viveva di tessile e indotto Fiat e oggi è dissanguato dalla disoccupazione. Il vecchio Italo Pent, che cammina con la figlia verso la baita Clarea, il punto zero della protesta, protetto dal filo spinato israeliano e da un esercito di divise, ripone il binocolo: «Noi andiamo a pregare» dice, «sapete che anche un carabiniere ha detto il Padre nostro con noi?». Nella valle la preghiera e la lotta procedono insieme: «Noi non dobbiamo tirare pietre» osserva Pent, «ma loro ci sparano addosso lacrimogeni ad altezza d’uomo…». La protesta che per alcuni è il nuovo laboratorio dell’antagonismo italiano e per altri solo un atto di abiura al progresso ha diviso la politica, col centrosinistra sul fronte del no, il Pd spaccato e il centrodestra a favore dell’opera, ma ha creato una nuova comunità. Un singolare melting pot che va dai Cattolici per la valle fino agli anarchici e ai centri sociali come Askatasuna, passando per gli ambientalisti e i docenti universitari che contestano l’opera a suon di dati. «Vogliono andare avanti? Sarà dura» fa Gigi Richetto, il filosofo, mentre distribuisce opuscoli sulla non violenza, «perché devono portare una trivella grande come un missile e noi potremmo essere lì, e dovranno mettere le mine, e trecento persone potrebbero essere sedute sulla montagna: sì che vorrebbero farci saltare, ma sono 23 anni, sono cambiati i governi, e noi siamo ancora qui…». Nello storico presidio no Tav di Venaus, uno dei tanti venuti su a partire da Rivoli, il primo brindisi è sempre per l’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi: «E’ lui che ci ha riuniti». Ma la valle che conserva l’eco delle lotte partigiane è sempre stata sulle barricate: «Negli anni Ottanta scendevamo al casello a protestare contro l’autostrada» ricorda il sindaco di San Didero Loredana Bellone, «ora ci parlano di compensazioni, allora ci dicevano: niente pedaggio. Non è stato così». «E’ un’opera inutile, venti miliardi che a consuntivo saranno triplicati, e finirà come il Tunnel sotto la Manica, sottoutilizzato» dice Piero Sobrà di Legambiente. Il nuovo giorno X è l’11 aprile, quando la società Ltf prenderà formalmente possesso dei terreni della Val Clarea, già occupati – «illegalmente» secondo il movimento – con ordinanza prefettizia: 64 particelle, solo una manciata delle quali appartengono ai 72 No Tav che avevano comprato i terreni per ostacolare le ruspe. Uno è Luca Abbà, il contadino volato giù dal traliccio dell’alta tensione: per dargli una mano gli amici hanno raccolto nei suoi campi cavoli, broccoli e melanzane e li hanno venduti durante un’assemblea nella sala consiliare di Bussoleno stipata all’inverosimile. «Noi non ci fermiamo, faremo opposizione agli espropri, ma se ne fregheranno come sempre: finora nessun ricorso è stato discusso» commenta Alberto Perino, portavoce delle proteste. Per l’11 aprile Perino, un braccio rotto e la voce roca per i gas respirati durante lo sgombero dell’autostrada di fine febbraio, ha proposto una mobilitazione nazionale. «Il tavolo convocato dal governatore Cota è una foglia di fico, la politica ha perso, tant’è che hanno detto ai sindaci: “non possiamo darvi la valutazione costi-benefici perché la fareste girare”. Non è serio: se io fossi Monti non prenderei a scatola chiusa quello che mi racconta il primo che si presenta» dice, lanciando una stoccata al commissario straordinario Mario Virano. Il 28 marzo Virano dovrà illustrare ai sindaci i dettagli del progetto «low cost», che prevede, dopo il tunnel geognostico, la realizzazione della galleria di 57 chilometri tra Italia e Francia e della stazione internazionale di Susa, spesa prevista per Roma circa 3 miliardi di euro. «Ma il collegamento c’è, la Fiat ha spostato auto durante il boom senza che nessuno rilevasse la saturazione della linea» commenta al primo piano del municipio di Avigliana Carla Mattioli, uno dei sindaci dissidenti ed ex del Pd in una pausa della riunione convocata per discutere delle elezioni di maggio, obiettivo una candidatura No Tav: «Ci parlano di 20 milioni di compensazioni per 87 Comuni, ma solo io in 10 anni, qui, ho speso 43 milioni: 20 mi fanno il solletico». L’ipotesi di portare da 7 a 4 ore la percorrenza Milano-Parigi, dice, è una «viranata»: «La tratta di cui stiamo parlando permetterà di risparmiare solo un’ora tra Torino e Chambery». Neppure l’abbattimento della pendenza, oggi 1250 metri, porterà un aumento del trasporto merci: «Per convogli con quel tonnellaggio, lunghi anche 750 metri, bisogna sistemare tutta la linea» sostiene, «perché se dopo il tunnel il treno si reimmetterà sul tracciato esistente, com’è previsto nella prima fase, dovrà usare i criteri della linea meno efficiente». «Se vorranno andare avanti, dovranno militarizzare sempre di più la valle: continueremo a fare azioni, vedremo chi si stanca» avverte Mario Actis, che guida Legambiente in Val di Susa mentre apre la strada tra le capanne del villaggio neolitico che sovrasta il cantiere. Tutti qui rifiutano l’equazione No Tav uguale violenza, nata dopo gli incidenti dell’estate scorsa, quando fu sgomberato l’accampamento della Maddalena, con un bilancio di 200 agenti feriti e uno strascico di 26 persone arrestate a gennaio, tra le quali un ex Br: «Una parte fisiologica che tira le pietre ci sarà sempre, questo non significa che il movimento sia violento, noi abbiamo fatto solo iniziative pacifiche. I violenti ci sono anche dall’altra parte: dopo l’occupazione dell’autostrada a Chianocco c’è stata una vergognosa caccia all’uomo, con persone inseguite e pestate, e non c’è nessuna indagine». In basso, il museo del Neolitico e la cantina della cooperativa Clarea, sono irraggiungibili: «L’accesso al vigneto è vietato ai non autorizzati, la cantina è chiusa con dentro 50 mila litri di vino» protesta Andrea Turio, «e quello che vediamo non è niente rispetto al cantiere vero. Noi di cosa vivremo? Parlano di duemila posti di lavoro, ma io voglio fare il vignaiulo, non l’operaio. Ho sempre creduto nello Stato, ma questa è una imposizione».
«La salute è a rischio, qui abbiamo paura»
Il racconto di un abitante di Susa: durante i lavori pericoli per l’esposizione da amianto e polveri
dall’inviata SUSA La prima cosa che fa Luca Perino è mostrare un estratto dello studio di impatto ambientale allegato al progetto preliminare della Ltf, la società Lyon Turin Ferroviaire. Data 9 luglio 2010. «Monti dice che ha letto la documentazione, ma l’ha fatto?» chiede. La casa in cui Luca vive con la sua famiglia è un’abitazione bianca e marrone che sorge all’uscita dello svincolo autostradale di Susa, nel punto in cui nascerà la stazione internazionale della Torino-Lione. Al balcone c’è uno striscione: «Qui condannati a morte dal Tav». La ragione è contenuta nelle pagine 268 e 269 dello studio: «Dicono che durante il cantiere non potranno garantirci dai rischi per la salute, che ci sarà un aumento del mesotelioma, e io che abito qui che faccio?». «Il rischio di esposizione della popolazione non può essere scongiurato dal mantenimento di livelli di contaminazione al di sotto di quanto previsto dalle norme» si legge alla voce amianto. A preoccupare è la presenza di vene asbestifere ipotizzata nei primi 400 metri dello scavo, mentre a causa degli ossidi nitrosi è possibile attendersi «un incremento delle affezioni respiratorie intorno al 10/15%», e le polveri potrebbero determinare un incremento di patologie cardiocircolatorie e respiratorie del 10%. Alla gente le rassicurazioni di Ltf non bastano: per ridurre i potenziali rischi «la prima attività di prevenzione coincide con il progetto stesso» sottolinea la società, mentre all’eventuale dispersione di fibre di amianto si farà fronte con barriere ad acqua e incapsulamento del materiale. Ma Perino non si fida. «Noi siamo stati informati del progetto nel 2010 dal Comitato no Tav, quando mancavano dieci giorni alla scadenza delle osservazioni» racconta. «La casa è stata fotografata e l’immagine allegata al progetto perché avremo dei problemi: mia moglie ha notato qualcuno scattare foto a bordo di un’auto, ha cercato di fermarli per chiedere spiegazioni, ma sono scappati. Un sotterfugio, un metodo non democratico». A poche decine di metri dall’abitazione di Perino tre case dovranno essere abbattute: il gigantesco cantiere della stazione, otto anni di lavori, nascerà accanto alla residenza per anziani san Giacomo e al centro psichiatrico. «Il piazzale dello scalo internazionale sarà a un’altezza di 12 metri, sopra ci sarà la stazione per i treni locali e la caffetteria, con il tetto a 26 metri. E attorno a casa mia passerà lo svincolo della nuova viabilità. Ma a che serve tutto questo, se già oggi si va da Ulzio a Parigi in 4 ore e mezza, e se l’Autostrada ferroviaria che trasporta i grandi tir viaggia semivuota?». Francesco, 17 anni, non ha dubbi: «Resteremo qui, faremo resistenza». Per non avere guai durante le manifestazioni si è fatto regalare il codice penale: «Un giorno ho scoperto che si era seduto per terra con altri a bloccare l’autostrada» ricorda il padre, «l’ho chiamato, ma lui mi ha detto: stai tranquillo, conosco la legge: resto qua, questa è la mia terra». (m.r.t.)
Un maxi tunnel lungo 57 chilometri
il progetto
Il progetto preliminare della nuova ferrovia Torino-Lione è stato approvato dal Cipe nel gennaio scorso. E’ prevista la realizzazione dell’opera in due fasi: prima la costruzione del tunnel di base da 57 chilometri, 12,3 dei quali in territorio italiano, e gli interventi di adeguamento del nodo di Torino. Quindi se dovesse essere ritenuto necessario, si procederà con la tratta in bassa Valle di Susa (Bussoleno-Avigliana). Il cosidetto “progetto low cost” prevede anche la costruzione delle due stazioni internazionali di Susa e S. Jean de Maurienne. Il costo complessivo è 8,2 miliardi di euro, di cui meno di 3 a carico dell’Italia. I lavori dovranno essere preceduti dallo scavo del cosiddetto tunnel geognostico della Val Clarea, la zona oggi militarizzata: 7,4 chilometri di galleria esplorativa (143 milioni, 35 a carico dell’Italia) che, a opera completata, sarà usata come collegamento di servizio.
NO TAV/ Udine, conferenza stampa Venerdì 23 marzo ore 18.00 P.Libertà
Marzo 17th, 2017 — General, Noi
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al Presidente del Consiglio Mario Monti
Gennaio 2012
On. Prof. Mario Monti
Palazzo Chigi
ROMA
Sono emerse recentemente ipotesi di una realizzazione del progetto per fasi, che richiedono nuove analisi tecniche, economiche e progettuali. Inoltre l’assenza di un piano finanziario dell’opera, in un periodo di estrema scarsità di risorse pubbliche, rende ancora più incerto il quadro decisionale in cui si colloca, con gravi rischi di “stop and go”.
Le analisi finanziarie preliminari sembrano coerenti con gli elevati costi e il modesto traffico, cioè il grado di copertura delle spese in conto capitale è probabilmente vicino a zero. Il risultato dell’analisi costi-benefici effettuata dai promotori, e molto contestata, colloca comunque l’opera tra i progetti marginali.
Risolvere i fenomeni di congestione estrema del traffico nelle aree metropolitane così come riabilitare e conservare il sistema ferroviario “storico” sono alternative da affrontare con urgenza, ricche di potenzialità innovativa, economicamente, ambientalmente e socialmente redditizie.
Le grandi opere civili presentano un’elevatissima intensità di capitale, e tempi di realizzazione molto lunghi. Altre forme di spesa pubblica presenterebbero moltiplicatori molto più significativi.
I corridoi europei sono tracciati semi-rettilinei, con forti significati simbolici, ma privi di supporti funzionali. Lungo tali corridoi vi possono essere tratte congestionate alternate a tratte con modesti traffici. Prevedere una continuità di investimenti per ragioni geometriche può dar luogo ad un uso molto inefficiente di risorse pubbliche, oggi drammaticamente scarse.
Ivan Cicconi, Esperto di infrastrutture e appalti pubblici
Luca Mercalli, Società Meteorologica Italiana
Marco Ponti, Politecnico di Milano

USI-AIT/ Congresso del centenario 1912-2012
Marzo 17th, 2017 — Anarcosindacalismo, General
23-24-25 marzo 2012 Libera Officina Modena
USI-AIT Congresso del Centenario
L’importanza dell’anarcosindacalismo per un futuro autogestionario
NO OGM: la cassazione da torto a Fidenato
Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
dal Messaggero del 23/03/12
Cassazione: Ogm illegali «Lo Stato può vietarli»
L’ultima parola sulle colture Ogm spetta allo Stato italiano. Lo dice la Corte di Cassazione nelle motivazioni dell’ordinanza con cui ha rigettato la richiesta di dissequestro – l’udienza si era tenuta il 15 novembre – dell’azienda agricola In Trois di Giorgio Fidenato. Ma la Cassazione dice di più: esclude che la questione sia da sottoporre alla Corte di giustizia Europea. Coltivazioni fuorilegge. Per la Corte non è sufficiente che i semi ogm siano muniti di autorizzazione al commercio, in quanto iscritti al catalogo comunitario delle sementi geneticamente modificate. L’autorizzazione del Ministero dell’agricoltura italiana – contrariamente a quanto sostenuto da Fidenato che fa leva sul rango superiore della direttiva europea – per la Cassazione ci deve essere. La suprema Corte sottolinea infatti che «la disciplina comunitaria si occupa di tutelare l’ambiente, la vita e la salute di uomini, animali e piante, ma consente alla normativa interna la possibilità di adottare le misure più opportune per limitare gli effetti economici connessi alle potenzialità diffusive degli ogm e, quindi, non compromettere la biodiversità dell’ambiente naturale in modo da garantire la libertà di iniziativa economica, il diritto di scelta dei consumatori e la qualità e la tipicità della produzione agroalimentare nazionale». Potere allo Stato. «La normativa comunitaria, in altre parole – aggiunge – lascia alla legislazione degli Stati membri la possibilità di adottare ogni misura preventiva in grado di evitare commissioni fra prodotti individuando le modalità più idonee in grado di far convivere tra loro le tre filiere (agricoltura transgenica, convenzionale e biologica)». Per i giudici le autorizzazioni alla coltivazione ogm, richieste in Italia, tutelano «aspetti economici» e sono rivolte a «perseguire la finalità (specificamente riconosciuta dalla disciplina europea) che le colture transgeniche vengano introdotte senza pregiudizio per le attività agricole esistenti». Ecco perché secondo la Cassazione «Non si configura una questione da sottoporre alla Corte Europea di Giustizia». Giustizia infinita. Prima di mettere la parola fine alla vicenda Ogm passerà ancora molto tempo. La sentenza sulla semina 2010 messa a segno da Fidenato si avrà solamente il 12 novembre di quest’anno. Disobbedienti a giudizio. A febbraio, invece, Fidenato sarà in aula come parte offesa per la distruzione del campo sequestrato a Vivaro (il 9 agosto 2010). Citati in giudizio una quindicina di disobbedienti. (m.mi.)

