La coop sei tu?

Dal Piccolo del 08/03/12

Furti, linea dura delle Coop Anche per due arance

Ha scelto di costituirsi parte civile in ogni processo per le “spese gratis” chiedendo 500 euro. Ogni anno 3 milioni di merce rubata, il 3% del fatturato

di Claudio Ernè

Cinquecento euro di risarcimento per due arance e un paio di bistecche sottratte dal bancone di vendita del supermercato che le Cooperative operaie gestiscono in Largo Barriera.

Questa somma, quasi identica a quanto tanti anziani percepiscono ogni mese per sopravvivere, è stata chiesta come risarcimento a una pensionata di 77 anni che aveva infilato nella borsetta la frutta e la carne e si era presentata alla cassa con altri generi alimentari.

Un altro cliente l’aveva vista rubacchiare e aveva segnalato alla cassiera il tentato furto. In breve V.F., per la prima volta nella sua lunga vita è stata rinviata a giudizio per furto e due giorni fa è stata convocata davanti al giudice Marco Casavecchia per essere processata pubblicamente. Rischia in astratto da uno a sei anni.

In aula le Cooperative operaie si sono costituite parte civile e hanno chiesto 500 euro di risarcimento per le arance e le bistecche, peraltro regolarmente pagate dall’imputata dopo essere stata colta con la merce nella borsetta. Il valore totale della merce sottratta era di 19,88 euro e a molti è apparsa sproporzionata la richiesta di risarcimento di 500 euro.

Il processo – il primo in cui le Coop si sono costituite parte civile chiedendo di essere risarcite per il danno “morale” patito in conseguenza del furto – è slittato a nuova data ma la severa linea di condotta delle coop ha suscitato reazioni opposte.

«Pietà l’è morta» ha affermato un legale che ritiene che alla base del “prelievo” effettuato dalla pensionata vi sia l’indigenza che accomuna l’imputata a tanti anziani costretti a sopravvivere con la pensione “minima”.

«Il furto è furto e non può essere giustificato nemmeno dalla fame» ha ribattuto, severo, un collega. «E’ un segno preciso della crisi economica che si sta estendendo e penalizza i più poveri» ha aggiunto un terzo. Certo è che le Coop subiscono ogni anno a Trieste “prelievi” ingiustificati di merce dai propri supermercati per un valore complessivo di tre milioni di euro. Il tre per cento del fatturato, una cifra enorme che si riflette sul bilancio e, necessariamente, anche sui prezzi praticati al dettaglio.

«I furti nei supermercati sono in costante aumento», ha affermato ieri il presidente delle Cooperative operaie Livio Marchetti. «Abbiamo dovuto assumere adeguate contromisure, potenziando la sorveglianza ma anche scegliendo di denunciare alla magistratura tutti i furti che vengono scoperti, indipendentemente dalla loro entità, consistenza e valore. Spesso ci vengono rubati superalcolici, profumi, creme per il corpo, non solo arance o mele. Allo stesso tempo abbiamo deciso di costituirci parte civile in ogni procedimento proprio a tutela dei nostri soci e dei nostri clienti».

Secondo il presidente Livio Marchetti «chi si rende responsabile di un furto commette un atto punito dalla legge, indipendentemente dall’entità di quanto ha prelevato e dal tipo di prodotto sottrattoci. I furti ci danneggiano e danneggiano anche i nostri soci e i nostri clienti. A tutela di queste persone le Cooperative operaie hanno scelto la strada più complessa, ma anche quella che tutela i propri consumatori e lancia pubblicamente un segnale concreto della propria responsabilità e del proprio impegno». In sintesi tutti sono avvisati.

CIE DI GRADISCA: scabbia al cie, tre medici sotto inchiesta

Dal Piccolo del 08/03/12

Casi di scabbia al Cie Tre medici sotto inchiesta

 

Grazie agli impegni e agli investimenti della Regione, nel 2011 gli incentivi hanno permesso a circa 5.500 famiglie di ottenere un contributo per l’acquisto di una automobile a basso consumo energetico. Lo ha annunciato il vicepresidente della Regione, Luca Ciriani, a margine della predisposizione della delibera di Giunta che sintetizza i risultati del provvedimento e rendiconta i risultati dell’investimento effettuato dall’Amministrazione regionale. «Il provvedimento attivato nel 2011 – ha spiegato Ciriani – ha permesso di rinnovare parte del parco macchine regionale, immettendo sulle strade circa 5.500 nuovi veicoli Euro 5 a basso consumo o ecologici. Si tratta di un importante risultato, in quanto le famiglie hanno potuto usufruire di un contributo per abbassare il costo dell’acquisto e al tempo stesso si è favorito il ricambio di automezzi vecchi e inquinanti». La Regione ha investito oltre 5,4 milioni di euro per sostenere con il contributo pubblico l’acquisto di 5.426 veicoli Euro 5 e 63 auto ecologiche. di Luigi Murciano wGRADISCA Tre medici indagati per la mancata segnalazione di casi di scabbia fra gli ospiti del Cie e del Cara. Nuovo colpo di scena con protagonista la doppia struttura per migranti di Gradisca d’Isonzo: è di ieri la notizia che tre sanitari alle dipendenze della Connecting People, il consorzio siciliano che dal 2008 gestisce il centro immigrati di via Udine, sarebbero finiti sotto la lente della magistratura per avere omesso di segnalare alle autorità la presenza di alcuni casi di dermatosi contagiosa all’interno della struttura isontina per migranti. Uomini delle Fiamme Gialle e della Digos avrebbero acquisito nei locali del presidio sanitario del centro immigrati una folta documentazione, a partire dalle cartelle cliniche. Il fatto contestato risalirebbe allo scorso inverno. A fine novembre, dopo l’individuazione di un caso sospetto di dermatite, una dozzina di richiedenti asilo del Cara erano stati infatti posti in isolamento per evitare che la presunta epidemia dilagasse. Questione peraltro delicata dal momento che gli asilanti sono liberi di circolare in orario diurno sul territorio isontino. La Prefettura goriziana, al tempo interpellata, dichiarò che successive analisi svolte presso l’azienda sanitaria isontina avevano fatto rientrare l’allarme. L’indagine sull’omessa diagnosi segue di poche settimane quella sulle presunte false fatturazioni per le forniture di materiali nell’assistenza alla persona che la stessa Connecting People di Trapani avrebbe emesso nei confronti della Prefettura goriziana (e quindi dello Stato), gonfiando la reale presenza di ospiti all’ex caserma Polonio. Lo scopo: incrementare le entrate derivanti dal forfettario di 42 euro al giorno ad immigrato previsto dal contratto. In quel caso il reato ipotizzato sarebbe di truffa allo Stato. Proprio come qualche settimana fa, la notizia del caso-scabbia trapela a poche ore da un decisivo appuntamento al Tar di Trieste: oggi, secondo indiscrezioni, potrebbe infatti essere depositata la sentenza sul ricorso che la Connecting People ha presentato contro la Prefettura di Gorizia per la revoca dell’affidamento triennale della nuova gestione di Cie e Cara al colosso francese Gepsa a causa di “gravi carenze formali” nella presentazione dell’offerta. Secondo indiscrezioni, anche questo bando di gara sarebbe finito al vaglio degli inquirenti. Interpellato sul nuovo fronte di indagine aperto nei confronti della coop siciliana, il componente del comitato esecutivo della Connecting People Mauro Maurino esprime al tempo stesso tranquillità e sconcerto: «C’è un atmosfera strana. Non abbiamo alcuna notizia di avvisi di garanzia né per questa vicenda né per quella relativa alle fatturazioni. Solo acquisizioni di documenti. Ma fa piacere che la notizia trapeli, così tutti possono capire cosa sta accadendo. Prima di denunciare un caso di scabbia, bisognerebbe averlo diagnosticato. Ma né il personale sanitario del Cara, né i successivi accertamenti specifici nelle strutture ospedaliere hanno condotto a una diagnosi. Ci sarà pure un motivo… Piuttosto è quantomeno curioso che Finanza o Digos si occupino di dermatiti».

Messaggero veneto del 08/03/12

Scabbia al Cie, indagati tre medici

La lettera porta la data del 2 novembre 2009 e fu inviata dalla Prefettura di Gorizia alla Questura dello stesso capoluogo isontino, per chiedere il riscontro giornaliero della rispondenza tra quanto indicato nei mattinali di “Connecting people” e quanto rilevato dalla polizia, ai fini della correttezza e della congruità dei pagamenti effettuati, a fronte delle fatture emesse dal consorzio trapanese. È attorno a quella nota, acquisita già nel corso degli accessi effettuati da Gdf e Digos nel palazzo di Governo a metà febbraio, che gli inquirenti hanno costruito buona parte delle indagini, volte a verificare la regolarità delle forniture eseguite dall’ente gestore (“Connecting people”, appunto), all’ente pagante (la Prefettura, in quanto emanazione del Viminale). L’ipotesi al vaglio è che, nell’ambito di quelle operazioni, siano stati commessi reati di peculato e frode in pubbliche forniture. Ed è in quella medesima direzione che stanno muovendo le ulteriori acquisizioni disposte dai pm nella stessa Prefettura. Ordini di servizio, direttive interne e qualsiasi altra disposizione volta a disciplinare le procedure di pagamento delle fatture, ma anche le modalità dei controlli a monte dei mandati di pagamento e le competenze e relative responsabilità in capo alla Prefettura. (l.d.f.) di Luana de Francisco wGORIZIA Continuano a ritmo serrato gli accessi della speciale task-force formata da militari della Guardia di finanza e agenti della Digos negli uffici della Prefettura di Gorizia, nei quali la Procura del capoluogo isontino ritiene siano conservati documenti di massimo interesse per la maxi-inchiesta avviata poco più di sei mesi fa sulle modalità di gestione e di fornitura di servizi alla persona del Cie e del Cara di Gradisca d’Isonzo, ma anche sulle stesse procedure della gara d’appalto che, lo scorso giugno, portò all’affidamento dell’attuale gestione (2011-2014) a un raggruppamento temporaneo d’impresa guidato dalla francese Gepsa. Due le ipotesi di reato formulate dai magistrati, i pm Luigi Leghissa e Valentina Bossi, nel procedimento che ha già portato gli inquirenti ad acquisire una notevole mole di materiale cartaceo nel palazzo del Governo e, almeno in un’occasione, anche nella Questura di Gorizia: non soltanto la frode nelle pubbliche forniture, come già anticipato nei giorni scorsi, ma pure il peculato. E molti di più – oltre una dozzina -, a quanto appreso, i filoni d’indagine ai quali la Procura starebbe lavorando. Compreso quello che vede già iscritti sul registro degli indagati tre medici. Tutti coinvolti in qualità di sanitari operanti all’interno delle due strutture per conto dell’ente gestore, il consorzio “Connecting people” di Trapani, tutt’ora alla guida dei centri in “prorogatio”. Per effetto, cioè, della decisione del Tar del Fvg di sospendere l’aggiudicazione dell’appalto al gruppo Gepsa, in attesa di discutere nel merito il ricorso promosso dal consorzio siciliano contro la Prefettura. Al centro del fascicolo, i casi di scabbia accertati al Cie e al Cara il 30 novembre scorso. L’accusa contestata ai tre professionisti è di avere omesso di denunciare alle competenti autorità il manifestarsi di episodi o di sospetti episodi tra gli ospiti del Centro di identificazione ed espulsione e del collegato Centro di accoglienza per richiedenti asilo. Omissioni e ritardi di segnalazione, dunque, ma anche di intervento, per non aver posto in essere le misure igieniche, atte a impedirne la diffusione. Da qui, il decreto di perquisizione disposto dai magistrati e notificato dai Cc del Nas di Udine ai tre indagati: il 69enne Salvatore Cutrupi, residente a Cormons, il 59enne Carlo Snidero, a Dolegna del Collio, e il 38enne Walter Ziani, a Gorizia. Obiettivo: acquisire tutta la documentazione medica relativa ai casi di scabbia e le comunicazioni intercorse tra i gestori dei due Centri, l’Azienda sanitaria e la Prefettura. L’allarme era scattato già all’indomani dell’accertamento dei primi casi e a lanciarlo era stato il Sap, preoccupato per i rischi di eventuale contagio corsi dal personale di Polizia. Tanto più in assenza di dati certi sul numero e sull’identità stessa delle persone infette. A gettare acqua sul fuoco, tuttavia, era stata la stessa Prefettura, precisando come l’immigrato del Cie cui era stata diagnosticata la scabbia fosse stato messo in isolamento e come le analisi dell’Ass sugli ospiti del Cara fossero risultate tutte negative. Quanto al filone relativo alle forniture, finora risulta indagato soltanto Giuseppe Scozzari, legale rappresentante di “Connecting people”, sottoposta a perquisizione già nelle prime fasi dell’inchiesta. Nel mirino, le fatturazioni delle forniture: dalla mensa, all’acqua, alle schede telefoniche. Tutti beni finanziati dal ministero degli Interni, in base alla quota forfettaria fissata per ciascun ospite. Gli investigatori intendono verificare la regolarità delle fatture emesse dall’ente gestore. Capire, cioè, se siano state conformi rispetto al numero degli immigrati presenti nel Cie-Cara e rispetto a quanto poi erogato dal Viminale attraverso la Prefettura. Ma anche se il denaro erogato sia stato poi effettivamente utilizzato per realizzare i servizi indicati e se non vi sia dunque stata truffa ai danni dello Stato. Nel fascicolo sulle presunte responsabilità penali (l’ipotesi è il peculato) in relazione alla gara bandita dalla Prefettura per l’affidamento della gestione 2011-2014, intanto, è o starebbe per confluire un nuovo importante elemento d’indagine: i pareri a suo tempo chiesti dalla Prefettura all’Avvocatura distrettuale dello Stato di Trieste sulla procedura di gara.

NOTAV: campagna di pressione sul Piccolo

Abbiamo pensato di dare vita a una campagna di pressione sul Piccolo affinchè pubblichi l’appello a Monti dei 360 professori universitari per ridiscutere l’utilità della linea Torino-Lione.
Questo documento sta venendo sistematicamente censurato dai media proprio perchè scomodo.
Chiediamo a tutt* di inviare mail e lettere al Piccolo chiedendo che venga pubblicato.
Qui sotto i recapiti del piccolo e sotto e in allegato il testo dell’appello con le firme.
Giovedì della prossima settimana -se non sarà pubblicato- andremo in tanti al piccolo a chiederne di persona la pubblicazione.
Spargete questo messaggio e tempestate il piccolo!

Comitato NOTAV di Trieste e del Carso
ps mettete la nostra mail notavtriestecarso@gmail.com in cc così sappiamo quanta gente ha mandato il documento.
Per mandare email:
attualita@ilpiccolo.it
segreteria.redazione@ilpiccolo.it
ufficio.centrale@ilpiccolo.it

Per spedire lettere:
Redazione de “Il Piccolo”
Via Guido Reni, 1 34123 Trieste

Appello per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino–Lione al Presidente del Consiglio Mario Monti
Gennaio 2012
Al Presidente del Consiglio dei Ministri 
On. Prof. Mario Monti
Palazzo Chigi
ROMA
Gennaio 2012
Oggetto: Appello per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino – Lione, Progetto Prioritario TEN-T N° 6, sulla base di evidenze economiche, ambientali e sociali.
Onorevole Presidente,
ci rivolgiamo a Lei e al Governo da Lei presieduto, nella convinzione di trovare un ascolto attento e privo di pregiudizi a quanto intendiamo esporLe sulla base della nostra esperienza e competenza professionale ed accademica. Il problema della nuova linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità Torino-Lione rappresenta per noi, ricercatori, docenti e professionisti, una questione di metodo e di merito sulla quale non è più possibile soprassedere, nell’interesse del Paese. Ciò è tanto più vero nella presente difficile congiuntura economica che il suo Governo è chiamato ad affrontare.
Sentiamo come nostro dovere riaffermare – e nel seguito di questa lettera, argomentare – che il progetto1 della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, inspiegabilmente definito “strategico”, non si giustifica dal punto di vista della domanda di trasporto merci e passeggeri, non presenta prospettive di convenienza economica né per il territorio attraversato né per i territori limitrofi né per il Paese, non garantisce in alcun modo il ritorno alle casse pubbliche degli ingenti capitali investiti (anche per la mancanza di un qualsivoglia piano finanziario), è passibile di generare ingenti danni ambientali diretti e indiretti, e infine è tale da generare un notevole impatto sociale sulle aree attraversate, sia per la prevista durata dei lavori, sia per il pesante stravolgimento della vita delle comunità locali e dei territori coinvolti.
Diminuita domanda di trasporto merci e passeggeri
Nel decennio tra il 2000 e il 2009, prima della crisi, il traffico complessivo di merci dei tunnel autostradali del Fréjus e del Monte Bianco è crollato del 31%. Nel 2009 ha raggiunto il valore di 18 milioni di tonnellate di merci trasportate, come 22 anni prima. Nello stesso periodo si è dimezzato anche il traffico merci sulla ferrovia del Fréjus, anziché raddoppiare come ipotizzato nel 2000 nella Dichiarazione di Modane sottoscritta dai Governi italiano e francese. La nuova linea ferroviaria Torino-Lione, tra l’altro, non sarebbe nemmeno ad Alta Velocità per passeggeri perché, essendo quasi interamente in galleria, la velocità massima di esercizio sarà di 220 km/h, con tratti a 160 e 120 km/h, come risulta dalla VIA presentata dalle Ferrovie Italiane. Per effetto del transito di treni passeggeri e merci, l’effettiva capacità della nuova linea ferroviaria Torino-Lione sarebbe praticamente identica a quella della linea storica, attualmente sottoutilizzata nonostante il suo ammodernamento terminato un anno fa e per il quale sono stati investiti da Italia e Francia circa 400 milioni di euro.
Assenza di vantaggi economici per il Paese
Per quanto attiene gli aspetti finanziari, ci sembra particolarmente importante sottolineare l’assenza di un effettivo ritorno del capitale investito. In particolare:
1. Non sono noti piani finanziari di sorta
Sono emerse recentemente ipotesi di una realizzazione del progetto per fasi, che richiedono nuove analisi tecniche, economiche e progettuali. Inoltre l’assenza di un piano finanziario dell’opera, in un periodo di estrema scarsità di risorse pubbliche, rende ancora più incerto il quadro decisionale in cui si colloca, con gravi rischi di “stop and go”.
2. Il ritorno finanziario appare trascurabile, anche con scenari molto ottimistici.
Le analisi finanziarie preliminari sembrano coerenti con gli elevati costi e il modesto traffico, cioè il grado di copertura delle spese in conto capitale è probabilmente vicino a zero. Il risultato dell’analisi costi-benefici effettuata dai promotori, e molto contestata, colloca comunque l’opera tra i progetti marginali.
3. Ci sono opere con ritorni certamente più elevati: occorre valutare le priorità
Risolvere i fenomeni di congestione estrema del traffico nelle aree metropolitane così come riabilitare e conservare il sistema ferroviario “storico” sono alternative da affrontare con urgenza, ricche di potenzialità innovativa, economicamente, ambientalmente e socialmente redditizie.
4. Il ruolo anticiclico di questo tipo di progetti sembra trascurabile.
Le grandi opere civili presentano un’elevatissima intensità di capitale, e tempi di realizzazione molto lunghi. Altre forme di spesa pubblica presenterebbero moltiplicatori molto più significativi.
5. Ci sono legittimi dubbi funzionali, e quindi economici, sul concetto di corridoio.
I corridoi europei sono tracciati semi-rettilinei, con forti significati simbolici, ma privi di supporti funzionali. Lungo tali corridoi vi possono essere tratte congestionate alternate a tratte con modesti traffici. Prevedere una continuità di investimenti per ragioni geometriche può dar luogo ad un uso molto inefficiente di risorse pubbliche, oggi drammaticamente scarse.
Bilancio energetico-ambientale nettamente negativo.
Esiste una vasta letteratura scientifica nazionale e internazionale, da cui si desume chiaramente che i costi energetici e il relativo contributo all’effetto serra da parte dell’alta velocità sono enormemente acuiti dal consumo per la costruzione e l’operatività delle infrastrutture (binari, viadotti, gallerie) nonché dai più elevati consumi elettrici per l’operatività dei treni, non adeguatamente compensati da flussi di traffico sottratti ad altre modalità. Non è pertanto in alcun modo ipotizzabile un minor contributo all’effetto serra, neanche rispetto al traffico autostradale di merci e passeggeri. Le affermazioni in tal senso sono basate sui soli consumi operativi (trascurando le infrastrutture) e su assunzioni di traffico crescente (prive di fondamento, a parte alcune tratte e orari di particolare importanza).
Risorse sottratte al benessere del Paese
Molto spesso in passato è stato sostenuto che alcuni grandi progetti tecnologici erano altamente remunerativi e assolutamente sicuri; la realtà ha purtroppo dimostrato il contrario. Gli investimenti per grandi opere non giustificate da una effettiva domanda, lungi dal creare occupazione e crescita, sottraggono capitali e risorse all’innovazione tecnologica, alla competitività delle piccole e medie imprese che sostengono il tessuto economico nazionale, alla creazione di nuove opportunità lavorative e alla diminuzione del carico fiscale. La nuova linea ferroviaria Torino-Lione, con un costo totale del tunnel transfrontaliero di base e tratte nazionali, previsto intorno ai 20 miliardi di euro (e una prevedibile lievitazione fino a 30 miliardi e forse anche di più, per l’inevitabile adeguamento dei prezzi già avvenuto negli altri tratti di Alta Velocità realizzati), penalizzerebbe l’economia italiana con un contributo al debito pubblico dello stesso ordine all’entità della stessa manovra economica che il Suo Governo ha messo in atto per fronteggiare la grave crisi economica e finanziaria che il Paese attraversa. è legittimo domandarsi come e a quali condizioni potranno essere reperite le ingenti risorse necessarie a questa faraonica opera, e quale sarà il ruolo del capitale pubblico. Alcune stime fanno pensare che grandi opere come TAV e ponte sullo stretto di Messina in realtà nascondano ingenti rischi per il rapporto debito/PIL del nostro Paese, costituendo sacche di debito nascosto, la cui copertura viene attribuita a capitale privato, di fatto garantito dall’intervento pubblico.
Sostenibilità e democrazia
La sostenibilità dell’economia e della vita sociale non si limita unicamente al patrimonio naturale che diamo in eredità alle generazioni future, ma coinvolge anche le conquiste economiche e le istituzioni sociali, l’espressione democratica della volontà dei cittadini e la risoluzione pacifica dei conflitti. In questo senso, l’applicazione di misure di sorveglianza di tipo militare dei cantieri della nuova linea ferroviaria Torino-Lione ci sembra un’anomalia che Le chiediamo vivamente di rimuovere al più presto, anche per dimostrare all’Unione Europea la capacità dell’Italia di instaurare un vero dialogo con i cittadini, basato su valutazioni trasparenti e documentabili, così come previsto dalla Convenzione di Århus2.
Per queste ragioni, Le chiediamo rispettosamente di rimettere in discussione in modo trasparente ed oggettivo le necessità dell’opera.
Non ci sembra privo di fondamento affermare che l’attuale congiuntura economica e finanziaria giustifichi ampiamente un eventuale ripensamento e consentirebbe al Paese di uscire con dignità da un progetto inutile, costoso e non privo di importanti conseguenze ambientali, anche per evitare di iniziare a realizzare un’opera che potrebbe essere completata solo assorbendo ingenti risorse da altri settori prioritari per la vita del Paese.
Con viva cordialità e rispettosa attesa,
Sergio Ulgiati, Università Parthenope, Napoli
Ivan Cicconi, Esperto di infrastrutture e appalti pubblici
Luca Mercalli, Società Meteorologica Italiana
Marco Ponti, Politecnico di Milano
e altri 356 docenti
Riferimenti bibliografici: cfr. http://www.lalica.net/Appello_a_Monti
Note
1 L‘accordo del 2001 tra Italia e Francia, ratificato con Legge 27 settembre 2002, n. 228, prevede all’art. 1 che “I Governi italiano e francese si impegnano (…) a costruire (…) le opere (…) necessarie alla realizzazione di un nuovo collegamento ferroviario merci-viaggiatori tra Torino e Lione la cui entrata in servizio dovrebbe avere luogo alla data di saturazione delle opere esistenti.” Non ostante la prudenza contenuta in questo articolo, i Governi italiani succedutisi hanno fatto a gara per dimostrare che la data di saturazione della linea storica era dietro l’angolo. I fatti hanno dimostrato il contrario, ma – inspiegabilmente – non vi sono segnali di ripensamento da parte dei decisori politici.
2 http://www.unece.org/fileadmin/DAM/env/pp/documents/cep43ital.pdf
tratto da:
http://www.notav.eu/article5912.html

DUMBLES / Il nostro 8 marzo è NO TAV

Abbiamo sempre pensato che la nostra battaglia per l’autodeterminazione, la rivendicazione di quello che riteniamo ci debba essere riconosciuto come libere soggettività, la libertà di scelta su cose che riguardano la nostra vita, ancor meglio i nostri corpi… insomma il nostro modo di essere femministe (ancora? Eh sì…), anzi ecofemministe,  non possa essere disincarnato dal luogo che abitiamo….

In esso, che è luogo di enunciazione, nostra cartografia ed ontologia, ragioniamo contro il sessismo, contro la violenza, contro le prevaricazioni, contro ciò che colpisce noi ma anche il luogo intorno a noi.
Quando diciamo che “non vogliamo essere colonia di nessuno” lo diciamo in senso di rivendicazione individuale ma anche territoriale; per noi le due cose sono inscindibili.
Da noi, nella Bassa Friulana si incominciò a parlare concretamente di TAV nel 2006 quando fu propagandata l’idea del corridoio 5 con tutte le stronzate su ammodernamento,  progresso ecc. ecc che gli avevano appiccicato addosso. Per noi si trattò dell’ultima invasione
Come potremmo pensare di essere soggetti liberi in una terra letteralmente stuprata da quella porcheria che è il C5 (ora Corridoio 3) che la trapassa da Lisbona a Kiev (via Torino-Lione e Trieste-Divaca con ultime modifiche relative) per portare chi, cosa e perché ancora non si sa?…
In ValSusa hanno incominciato vent’anni fa a chiederselo arrivando sempre alla stessa risposta: non serve ma tutti lo vogliono perché è una gran fonte di denaro, -il nostro-, per politici (dx e sx),  cricca e mafia. Punto. Perciò si deve fare. Ecco, tutto qua. Semplice, lineare, come la linea tracciata sulla carta geografica.
Quello che sta facendo lo stato in Val Susa è come quello che fa uno stupratore quando una donna gli dice “no”; volutamente sordo alle sue ragioni, semplicemente non ascolta, non si tira indietro ma usa tutte le armi a sua disposizione per prendere ciò che desidera. Violenta.
Ed in ValSusa le armi del potere si sono viste tutte ma proprio tutte: criminalizzare, terrorizzare, picchiare, gasare, arrestare, intimidire e poi, grazie a media servi più servi dei servi, censurare e falsificare. Continuamente.
Quello che succede adesso in ValSusa è quello che lo stato è; nell’espressione di tutti i suoi governi, di Prodi come di Berlusconi e di Berlusconi come di Monti; arrivati al dunque, davanti all’accesso (opportunamente creato con il project financing) alla grande mangiatoia si comportano tutti allo stesso modo: come una dittatura.
Dite voi, che significato ha che a Marta, una delle arrestate dopo la manifestazione del 3 luglio, sia negato il trasferimento richiesto per l’obbligo di dimora perché non ha mostrato resipiscenza?
Questo termine, come ha spiegato lei, che veniva usato durante il fascismo, indica “ l’atto del ravvedersi, riconoscendo espressamente il proprio errore”… ora, dal momento che Marta non aveva fatto niente se non fuggire dai lacrimogeni sparati, (ricordiamolo, ad altezza d‘uomo/di donna), il suo “errore” è essere No Tav, la sua resipiscenza perciò corrisponde all’abiura; perché questo si vuole: che non si possa  più dire “NO!”, che non si deve dire “NO“, che non si può nemmeno pensare di dire “NO“!
La legge obiettivo è stata fatta per questo, i siti strategici di interesse nazionale sono stati fatti per questo, la militarizzazione è fatta per questo, l’esproprio coatto è fatto per questo.
Ciononostante, è “NO” ed ancora “NO!”. Semplicemente perché nessuna di noi può pensarsi in una terra colonizzata, ridotta ad un corridoio per passaggio di merci, ma ancor prima, devastata in un immenso cantiere, in un ladrocinio continuo mentre ci chiamano all’etica del sacrificio (tipo precarietà sempre,  pensione mai!) e ci illustrano risibili misure di giustizia sociale.
Avremmo molte cose di cui parlare per questo 8 marzo, tra le quali inevitabilmente la violenza contro le donne, lo stalking, gli stupri, i femmincidi, la precarietà, lo sfruttamento, la crisi  … ma abbiamo deciso di caratterizzare questa giornata come NoTav, perché questo ci pare una lotta imprescindibile, perché non possiamo essere come vogliamo in un ambiente trasformato in servitù.
Perché siamo solidali con tutt* quell* che stanno resistendo in Val Susa e perché non sopportiamo le prepotenze delle lobby economiche di nessun genere, meno che meno del Tav, perché alla fin fine l’8 marzo ricorda proprio la morte di donne, per la maggior parte europee immigrate in America, [e non dimentichiamo le/gli immigrati sfruttat* o deportati nei CIE, nostri lager del ventunensimo secolo!],  morte sul lavoro nell’incendio della fabbrica nella quale lavoravano come schiave alla catena, ed il Tav, essendo che lo pagheremo noi tutt*  sarà comunque la catena che imbriglierà il nostro futuro.
Ma come “No significa No“, “No Tav significa No Tav“. Sempre.
Dumbles feminis furlanis libertarisVolantino distribuito al presidio di Udine in solidarietà con la Val Susa il 3 marzo 2012

DUMBLES / Il nostro 8 marzo è NO TAV

 

Abbiamo sempre pensato che la nostra battaglia per l’autodeterminazione, la rivendicazione di quello che riteniamo ci debba essere riconosciuto come libere soggettività, la libertà di scelta su cose che riguardano la nostra vita, ancor meglio i nostri corpi… insomma il nostro modo di essere femministe (ancora? Eh sì…), anzi ecofemministe,  non possa essere disincarnato dal luogo che abitiamo….
In esso, che è luogo di enunciazione, nostra cartografia ed ontologia, ragioniamo contro il sessismo, contro la violenza, contro le prevaricazioni, contro ciò che colpisce noi ma anche il luogo intorno a noi.
Da noi, nella Bassa Friulana si incominciò a parlare concretamente di TAV nel 2006 quando fu propagandata l’idea del corridoio 5 con tutte le stronzate su ammodernamento,  progresso ecc. ecc che gli avevano appiccicato addosso. Per noi si trattò dell’ultima invasione
Come potremmo pensare di essere soggetti liberi in una terra letteralmente stuprata da quella porcheria che è il C5 (ora Corridoio 3) che la trapassa da Lisbona a Kiev (via Torino-Lione e Trieste-Divaca con ultime modifiche relative) per portare chi, cosa e perché ancora non si sa?…

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NO TAV/ Torino, Milano, Roma

No Tav.  Blocchi di studenti a Milano e Torino, presenza valsusina a Roma

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TRIESTE: nuova operazione repressiva davanti alle scuole

Dal Piccolo del 10/03/12

Polizia davanti alle scuole Blitz a caccia di droga

Trieste: gli agenti hanno atteso i ragazzi nei pressi di Carducci, Dante e Oberdan. Ispezioni su alcuni alunni, nessun risultato. Perquisite due case. Uds: grottesca messinscena

di Corrado Barbacini

I poliziotti hanno aspettato di prima mattina gli studenti davanti all’ingresso della scuola. Poi – a campione – hanno controllato zaini e anche motorini. Obiettivo: cercare la droga e soprattutto individuare eventuali spacciatori.

Il blitz – da quanto riferito il primo di una lunga serie – è stato messo a segno ieri tra le 7.30 e le 8 nei pressi dei licei Carducci, Oberdan e Dante. A operare sono stati gli agenti di alcune pattuglie della volante e altri in borghese della Narcotici. Questi ultimi hanno osservato discretamente gli studenti. Poi hanno indicato quelli da controllare ai poliziotti, che li hanno avvicinati.

«L’iniziativa – spiega il questore Giuseppe Padulano – fa parte di un’intesa con le direzioni degli istituti superiori. Si tratta di controlli che vengono effettuati periodicamente e hanno sostanzialmente un significato di prevenzione. Spesso riceviamo segnalazioni di situazioni connesse allo spaccio che si verificano nei pressi delle scuole. Il controllo effettuato segue appunto questa logica». Aggiunge il questore: «Lo scopo è quello di scoraggiare il consumo di sostanze stupefacenti da parte dei giovani e impedire che lo spaccio di droga avvenga nelle vicinanze degli istituti. Nei prossimi giorni verranno effettuati altri controlli nelle scuole cittadine, in attuazione degli accordi raggiunti con le relative direzioni scolastiche interessate».

Ma l’Unione degli studenti non la pensa così e definisce in una nota «costose e grottesche messinscene» i controlli effettuati dalla polizia. «Una scuola che in teoria dovrebbe formarci e renderci capaci di scegliere, da soli, il nostro meglio, che dovrebbe renderci cittadini e individui pensanti e critici si è trasformata anche oggi (ieri, ndr) nella palestra della paura, nel luogo in cui chi fuma lo spinello è un criminale, il luogo dove la legalità è il principio che divide i buoni ragazzi dai cattivi, chi può andare a scuola da chi viene portato in Questura».

Ieri le ispezioni in totale hanno riguardato una dozzina di allievi del Carducci, dell’Oberdan e del Dante. «Mi puoi far vedere cosa c’è dentro il tuo zaino?». «Alza la sella del motorino». Sono state queste le richieste poste dai poliziotti. In un solo caso un giovane è stato trovato in possesso di alcune sigarette fatte a mano, simili agli spinelli. Ma il test effettuato dagli agenti della Narcotici è stato negativo. Quelle trovate dai poliziotti erano infatti solo sigarette contenenti tabacco e nient’altro.

Gli agenti della Squadra mobile hanno contestualmente effettuato due perquisizioni che erano state disposte nei giorni scorsi dalla Procura per i minori. Perquisizioni – è bene chiarirlo – che riguardavano due giovani studenti coinvolti da tempo in indagini della Procura sullo spaccio di hashish e ricettazione di telefonini rubati. Sono stati chiamati in disparte e perquisiti sul posto. Poi i poliziotti sono andati a controllare e a cercare la droga nelle abitazioni dei giovanissimi indagati.

DUMBLES / Gli infeltriti

 

“…amor dammi quel fazzolettino, vado alla fonte lo vado a lavaaar…”.
Qualcuno  forse lo conoscerà; è un pezzo di strofa di un canto popolare (qui ve lo godete tutto), di quando c’era una volta che le donne facevano il bucato, e pure con amore, a mariti e fidanzati.

Sui canti popolari, in particolare quelli contadini,  su quello che sono stati come manuali di autoistruzione per donne e uomini all’esercizio dei ruoli prescritti, e soprattutto su come, anche attraverso i canti, si siano costruite la dominanza e la subordinazione, basi strutturali di quello che oggi chiamiamo specismo, anche inteso nella sua declinazione sessista,  ne parla Ivan Cavicchi in un interessante articolo.
Conclude Cavicchi: “…Cosa ci insegna la comprensione dello specismo? Tante cose che per converso ad esempio ci fanno capire quanto importante sia il linguaggio per decostruire delle coercizioni ontologiche e quanto sia importante definire delle contro logiche che prima di ogni altra cosa rigenerino il genere perduto ecc. Ma a parte ciò, mi chiedo lo specismo è un fenomeno antropologico del passato? …
Neanche detto, ecco irrompere l’implacabile presente con le sue risposte dal web: che cosa ti troviamo il giorno dopo l’8 marzo? Questo: una si appresta a fare la lavatrice mettendoci dentro i pantaloni del fidanzato, controlla le indicazioni di lavaggio sull’etichetta in coda alle quali sta scritto: “…altrimenti dalli alla tua donna, è il suo lavoro”.
Amooor dammi quel pantaloncinooo…
Gli si infeltrissero i coglioni! Ha esclamato una di noi quando ci siamo passate la notizia. E’ irritante, deprimente, ma allo stesso tempo anche patetico, e per noi che il bucato è autogestito, come del resto molte altre cose sicuramente più importanti; è quasi divertente osservare che cosa si dovranno ancora inventare gli orbati dal segno del comando costretti a scrivere sulle istruzioni quello che una volta le donne facevano di default e pure con amooore.
La tipa che ha scoperto the message for men, è una giornalista, sicchè la cosa è finita sul Telegraph e poi sul web ecc. ecc. e poi la casa produttrice, la Madhouse, ha dato la colpa ai cinesi, che sono loro che li hanno fabbricati i pantaloni della vergogna… insomma, la catena della meschinità per una cosa che, anche se pensata con intento ironico, mette in moto la catena dello sciacquone.
Sarebbe certo interessante a tutt’oggi decostruire tutte le pubblicità sui bucati; ma già così, andando a memoria,  si intuisce che ancora molte richiamano con nostalgia quel clima da fazzolettino lavato alla fonte da donne sorridenti, illuminate dal sole, circondate da brezze floreali nei campi di pratoline; qualche uomo in ammollo per la prova tecnica e qualche imbranato in mezzo a matrone che sanno il fatto loro perché il bucato dovrebbe essere il loro mestiere. Difficile schiodarsi da dove si è incastrati, ma intanto provare, c’è sempre una prima volta, e poi, essere infeltriti dentro è molto peggio che esserlo fuori.

 

Camusso SI TAV

Corriere 11 marzo

L’INTERVISTA

Camusso dice sì alla Tav: «In Italia
c’è bisogno disperato di investimenti»

ECONOMIAIl segretario Cgil: è utile per l’occupazione, ma serve
il dialogo. E sull’articolo 18: «Non sia uno scalpo». «I fischi alla manifestazione Fiom? Non erano dei lavoratori»

 

L’intervista / le tensioni? Preoccupano anche noi, ci vogliono risposte

Camusso dice sì alla Tav: «In Italia
c’è un bisogno disperato di investimenti»

Il segretario della Cgil: è utile per l’occupazione ma serve il dialogo. E sull’articolo 18: «Non sia uno scalpo»

 

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso (Ansa)Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso (Ansa)

ROMA – Susanna Camusso, la Fiom chiama lo sciopero generale se verrà toccato l’articolo 18. Cosa risponde il segretario della Cgil?
«Ho impressione che qualcuno abbia già messo in conto un nostro sciopero generale: una fiammata e via. Ma non può essere così: si aprirà una fase non breve di lotta».

A cosa si riferisce?
«A tante cose: scioperi articolati, proteste mirate, durature, più dolorose».

Non teme che il suo messaggio venga frainteso e alimenti tensioni incontrollabili?
«So che ci sono preoccupazioni, ce le abbiamo anche noi. Ecco perché vanno date risposte».

Cosa pensa della presenza dei No Tav nella manifestazione della Fiom?
«Nessuna forma d’iniziativa legittima può prevaricare la vita degli altri e sconfinare nella violenza. Penso che la Cgil debba avere un giudizio netto. Del resto la nostra posizione favorevole alla Tav l’abbiamo espressa al congresso: il Paese ha un disperato bisogno di investimenti. Dopodiché sarebbe meglio avere regole su come si decide. E comunque va ricostruito il dialogo: è impensabile fare i lavori per anni con la valle contro».

La trattativa sul mercato del lavoro riprende domani. C’è possibilità che si arrivi a un accordo?
«Cominciamo col dire che una riforma, anche una buona riforma, non creerà occupazione: è sbagliato illudere la gente. Serve altro».

Ad esempio?
«Investimenti, politiche industriali che ancora non vedo. La “fase due” della crescita mi sembra lontana: la delega fiscale si sta traducendo in aumento dell’Iva anziché nella riduzione della pressione fiscale sul lavoro».

Questo governo l’ha delusa?
«L’esecutivo Monti ha scelto di avere il piglio di chi vuole fare riforme strutturali, ha usato termini ambiziosi, come “cambiare la mentalità degli italiani”. Ma poi questa intenzione si è tradotta nella continuità di politiche che penalizzano il lavoro».

Nel merito della riforma, ci sono punti di contatto sul tema dei contratti?
«Non c’è ancora una sintesi ma le proposte del ministro di far costare di più la flessibilità, eliminando quella cattiva, vanno nella giusta direzione».

C’è qualche novità sulla stabilizzazione dei precari?
«Al momento non ci sono risposte. Non si è mai nemmeno parlato di pubblico impiego dove la precarietà dilaga. Nè mi è piaciuto lo spettacolo del blocco dell’assunzione di 10 mila insegnanti».

Sugli ammortizzatori sociali lei dice che servono 15 miliardi. Può spiegare meglio?
«Attualmente ci sono 8,5 miliardi, tra contributi di imprese e di lavoratori, con l’estensione della contribuzione si potrebbe arrivare a 11. Mancano ancora 4 miliardi per avviare gradualmente la riforma».

Sui due pilastri voluti da Fornero? Cassa ordinaria e indennità di disoccupazione?
«No, non si può fare a meno della cassa straordinaria per le riconversioni che saranno tante dopo la crisi. E l’indennità va estesa a tutti, compreso chi vive il lavoro con discontinuità».

Veniamo all’articolo 18.
«Espungerlo dal tavolo sarebbe un atto di saggezza, limitiamoci a velocizzare i processi sul lavoro».

Ma se invece si procedesse, che farà la Cgil?
«Quando si porrà il problema ci penseremo. Vedo in giro qualche proposta di chi cerca solo uno scalpo. E poi c’è quella della Cisl, che estende le procedure dei licenziamenti collettivi a quelli individuali. Ma i licenziamenti individuali si possono già fare se non sono discriminatori».

Prenda il caso del lavoratore che, messosi in malattia, è andato a tirare il petardo al segretario della Cisl, Bonanni, ed è stato reintegrato sul posto di lavoro.
«Se il lavoratore ha violato la norma contrattuale ha ragione l’impresa, se non l’ha violata, è giusto il reintegro. Non tutte le malattie prevedono di stare a casa 24 ore su 24. Le norme ci sono: basta farle rispettare. Ad esempio, io mi chiedo perché non si impone mai al dirigente pubblico di controllare chi timbra e chi no».

Marcegaglia ha accusato il sindacato di difendere i fannulloni.
«Marcegaglia è stata presa da tentazione perché era all’assemblea di Federmeccanica… Ma non è che per evitare i problemi vadano cancellate le tutele».

Lei ha chiesto a Fornero di rivedere la riforma delle pensioni. Pensa ce ne siano i margini?
«Devono esserci. Non dispero di convincere il ministro che, con riferimento alle pensioni, non tutti i lavori sono uguali. Sul punto c’è una sensibilità fortissima e suggerirei sommessamente di tenerne conto…».

Intanto la Cgil è stata fischiata alla manifestazione della Fiom.
«Mi dicono che i fischi non erano dei lavoratori metalmeccanici. Dopodiché so che c’è una parte di movimento che ha un’idea antagonista. Ma il sindacato non è antagonista: costruisce accordi. Anche il segretario Fiom, Landini, ha detto che è per l’accordo, purché non si tocchi l’articolo 18. Che è quello che penso anch’io».

Veltroni, attaccando l’articolo 18, vi ha chiamati indirettamente «santuari del no».
«Io sento quello che dice il segretario Bersani: non mi sembra che voglia cambiare l’articolo 18. Gli altri si pongano il problema di pensare cosa proporre loro, piuttosto che dirci quello che dobbiamo fare noi».

Antonella Baccaro11 marzo 2012 | 11:56

NO TAV/ Circa 200 persone in assemblea a Portogruaro

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