Marzo 17th, 2017 — Ultime
Dal Piccolo del 13/01/13
L’Arcigay sotto la Curia 200 persone in presidio
di Piero Rauber «Non farete campagna elettorale sulla nostra pelle!». Davide Zotti, presidente triestino Arcigay, si sgola al megafono sotto la casa del vescovo. Battimani e fischietti gli fanno eco. Duecento persone gli fanno quadrato, attorno a un bandierone arcobaleno da cento metri quadrati agitato a braccia. Sono le tre e mezza di pomeriggio. Primo sabato post-Epifania, che le feste s’è portata via. Le stesse feste sotto le quali un primo omo-presidio non era stato autorizzato. In via Cavana, sotto la Curia, stavolta va in onda l’orgoglio omosessuale. No, niente provocazioni sotto forma di trucco, parrucco e seminudità alla gay-pride. E nemmeno alcuna volgarità posticcia, ostentata per far notizia, per l’amor di Dio. Già, Dio. Il Dio che una percentuale dei manifestanti sente di avere dalla propria parte. «Crepaldi, lo sai che il tuo Dio mi ama?», è lo slogan mostrato da qualcuno. C’è poi chi sostiene per iscritto che «Dio è amore, Crepaldi e il papa no». Altri invece, più laicamente, e polemicamente, s’attaccano al petto il cartellone «Chiesa e pedofilia, il disordine non è a casa mia». Spuntano anche tre bandiere dei Cobas, quelle arcobaleno diventano “cotole” o mantelli anti-freddo. Sono i colori di un presidio – quello organizzato da Arcigay «per difendere la dignità degli affetti di gay, lesbiche e trans offesi dall’omofobia diffusa in reitarate dichiarazioni dall’arcivescovo di Trieste» – che fila liscio come l’olio. «Avevano paura della violenza, guardate quanta ce n’è», gongola Zotti davanto a cotanto clima civile. Carabinieri e poliziotti, compresi gli uomini della Digos, sono meno di dieci. Si vedono tre o quattro no-global, il megafono non arriva mai a tiro loro. Di contestatori neanche l’ombra. Gli ultracat di Salvatore Porro – che avevano chiesto di poter far a loro volta sotto la Curia un sit-in di preghiera «per esprimere incondizionata solidarietà all’arcivescovo per essere stato fatto bersaglio di impropri attacchi politici» – finiscono in piazza Venezia. Una ventina di loro andrà avanti fino alle sei a recitare il rosario. In piazza Cavana, per contro, il presidio Arcigay dura un’oretta. Vi partecipa un nutrito gruppo di politici, tutti di centrosinistra, in testa Fabio Omero, nella doppia veste di assessore e omosessuale. Dopo Zotti, parla Flavio Romani, presidente nazionale Arcigay. Il megafono circola come un calumet. «Prima di bacchettare Comune e Provincia per il patrocinio alla campagna antiomofobia sugli autobus, pagherei le tasse, io l’Imu la pago», sibila la radicale Clara Comelli. «Nel Vangelo ci sono parole di amore, pace, consivisione e accoglienza, il resto è storia della Chiesa», aggiunge il don isontino “in aspettativa” perché sceso in politica, Andrea Bellavite. «E baciamoci!», invita Zotti. Due uomini danno l’esempio. Due ragazze si sfiorano le labbra. Pochi si associano. E il presidio si scopre, oltre che orgoglioso, pudico. @PierRaub
Marzo 17th, 2017 — Mare
Dal Piccolo del 16/01/13
«Sviluppo del porto negato dal rigassificatore»
Gianfranco Badina «ha mai sentito parlare di distanze di sicurezza? Parrebbe di no, a leggere quanto sostiene». La replica arriva dal Coordinamento regionale Uil Vigili del fuoco – Tavolo tecnico rigassificatori, a firma di Adriano Bevilacqua su testo di Giorgio Trincas, docente universitario e membro del Tavolo tecnico. Badina, comandante marittimo ed ex docente all’istituto Nautico, ha sostenuto in sostanza che il rigassificatore non ostacola altre navi ed è compatibile con lo sviluppo del porto. Molti rigassificatori onshore in effetti sono installati in porti e zone industriali. «Ma questi progetti appartengono al passato remoto, quando la percezione dei rischi e le normative erano deboli. Oggi esistono soluzioni che consentono di produrre gas al largo della costa, con sistemi a circuito chiuso, che attraverso pipelines sotto il fondale marino potrebbe essere immesso nella rete nazionale». Se si utilizzassero le soluzioni navali «come in anni recenti in Corea del Sud, Usa, Belgio e Italia (Livorno, Falconara) non occorrerebbe costruire a Zaule i due serbatoi di stoccaggio del gas liquido da 160mila metri cubi di capacità che presumibilmente sarebbero alti 55 metri con diametro di 81 metri». Il Tavolo ricorda che dei requisiti normativi richiesti «a quanto ci risulta non esiste traccia nella documentazione di Gas Natural relativa all’impianto di Zaule». Quanto agli aspetti normativi navali, «è vero – continua il Tavolo tecnico-Uil vigili del fuoco – che l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa della sicurezza umana in mare, l’Imo, non ha ancora uno specifico comitato» sui rigassificatori. «Ma ha risposto con raccomandazioni sempre più stringenti. In ogni caso le norme Imo impongono che, per tutto il tempo necessario allo scarico del gas, le navi metaniere devono avere la prua al mare e i motori attivati, con il canale navigabile libero, per potersi allontanare immediatamente senza attendere i rimorchiatori in caso di incidente e/o incendio a bordo o in banchina. Come potrebbe essere gestita un’emergenza con il canale di navigazione impegnato, ad esempio, da una petroliera?» Quanto alle distanze di sicurezza, «i 200 metri standard sono relativi alla presenza nelle vicinanze del rigassificatore di altri manufatti che possano determinare un effetto domino. Ma quando parliamo delle navi gasiere, le distanze di sicurezza sono ben altre: 500 metri per Cameron (Golfo del Messico), 900 per Cook (Alaska), 450 metri sia a Chesapeake (Norfolk Virginia)… più una congrua fascia di mare sempre libera». Secondo il tavolo tecnico dunque «il Porto di Trieste sarebbe quanto meno in sofferenza per quattro giorni alla settimana».
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Dal Piccolo del 17/01/13
Il Sap plaude alla Lega: «Il Cie non è un lager»
GRADISCA «Nè lager, nè albergo di lusso. E la politica ci deve delle risposte». Questa la reazione della segreteria provinciale del Sap, il Sindacato autonomo di Polizia, alla recente visita al Cie di Gradisca degli esponenti leghisti Massimiliano Fedriga (parlamentare), Federico Razzini (consigliere regionale) ed Alessandro Ballaben (consigliere comunale). I tre rappresentanti del Carroccio avevano affemato che la struttura isontina per immigrati «assolve appieno il compito di contrastare efficacemente criminalità e clandestinità» e di ritenere «offensivo che operatori e forze dell’ordine siano sistematicamente paragonati ad aguzzini». Il Sap, attraverso il suo segretario provinciale Angelo Obit, esprime «apprezzamento per i giudizi sulla gestione della struttura gradiscana, che non può essere definita un lager ma – specifica – nemmeno un albergo a cinque stelle. È una struttura ove si trovano ristrette delle persone che vivono in comunità e sono assoggettati a regole di sicurezza». Il Sap però ha alcuni sassolini da togliersi. E chiede alla politica, che adesso visto il clima elettorale certo riprenderà i suoi pellegrinaggi all’ex Polonio, di trovare certe risposte: ad esempio il sindacato si domanda «come mai i lavori di ripristino della sicurezza interna, interrotti per le vacanze estive non siano mai ripresi» e «come mai non si provveda alla sostituzione delle telecamere di vigilanza collocate nei posti critici, divelte dalle persone trattenute spesso dipinte come angioletti, oppure non funzionanti?». Sempre secondo il sindacato, «le difficoltà per i pagamenti delle obbligazioni contratte dallo Stato si ripercuotono sulla sicurezza del Cie. È necessario migliorare, qualificando gli addetti, la gestione degli ospiti da parte degli operatori dell’ente gestore e ripristinare immediatamente le situazioni critiche, che sono tante». «Andrebbero poi – prosegue Obit – trovate delle soluzioni, peraltro già richieste al Dipartimento del Viminale dalla Segreteria Generale del Sindacato Autonomo di Polizia, al problema dei rimpatri che oggi avvengono nella quasi totalità da Milano, individuando diverse soluzioni, vista la vicinanza con l’aeroporto di Ronchi dei Legionari e al fatto che la sede della struttura sia stata individuata in provincia di Gorizia. È questa la risposta che gli operatori delle forze dell’ordine – conclude il segretario provinciale del Sap – si attendono dalla politica». (l.m.)
Dal piccolo del 16/01/13
La Lega “promuove” il Cie di Gradisca
TRIESTE Né una prigione “camuffata” da centro di accoglienza né, tantomeno, un campo di concentramento che priva gli ospiti dei diritti fondamentali. Al contrario, secondo gli esponenti del Carroccio Massimiliano Fedriga e Federico Razzini, il Cie di Gradisca è una struttura che «assolve appieno il compito di contrastare efficacemente la criminalità e l’immigrazione clandestina». Un giudizio, quello espresso dal deputato e dal consigliere regionale della Lega, arrivato al termine di un sopralluogo nel centro effettuato insieme al consigliere comunale Alessandro Ballaben ha compiuto sopralluogo alla struttura di Gradisca d’Isonzo. Esprimendo «gratitudine» ai dipendenti della cooperativa che gestisce gli ospiti della struttura e alle forze dell’ordine, Fedriga e Razzini hanno rimarcato come «ad ogni visita al Cie degli esponenti del centrosinistra, tra cui la candidata alla presidenza della Regione Debora Serracchiani, la struttura venga associata ai più lugubri ricordi delle pagine nere del Novecento. Definire “lager” il centro di Gradisca non solo non riflette la verità dei fatti ma è addirittura offensivo nei confronti degli operatori e delle forze dell’ordine che vengono deliberatamente paragonati ad aguzzini. Condurre campagne elettorali cavalcando polemiche sterili e svilendo il prezioso lavoro svolto da professionisti seri – hanno concluso i due rappresentanti del Carroccio è il modo migliore per non guardare in faccia la realtà». Parole che hanno immediatamente innescato la forte reazione dell’opposizione in Consiglio regionale. «Se c’è qualcuno che cavalca la propaganda elettorale è proprio la Lega – ribatte Franco Codega -. Esponenti del Pd regionale, tra cui il sottoscritto, sono andati più volte a visitare il Cie di Gradisca in tempi ben lontani da campagne elettorali. La Lega svolge ora la sua visita e rispolvera tutta la sua retorica anti immigrazione. Non si sono accorti che ormai il problema immigrazione è l’ultimo dei problemi che gli italiani hanno. Quanto al Cie – conclude Codega – nessuno ha mai definito “aguzzini” gli operatori di questa struttura. Il punto è che le condizioni degli ospiti stranieri sono pessime. Vivono in una specie di gabbia di acciaio, non possono usare il cellulare e sono privi di qualsiasi sostegno sociale o culturale».
Marzo 17th, 2017 — Loro
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Dici TAV, dici TRUFFA
per non dire mafia, camorra, frode, corruzione, associazione a delinquere, traffico di rifiuti, abuso d’ufficio, e poi molto altro ancora.
Come al solito i/le NO TAV hanno ragione.
Deliziatevi con questo bel quadretto:
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Appalti alle Coop rosse. Indagata ex presidente Umbria. A Maria Rita Lorenzetti, ex presidente della Regione Umbria e presidente dell’Italferr (società di progettazione del gruppo Ferrovie) vengono contestati l’abuso di ufficio, l’associazione a delinquere e la corruzione, “svolgendo la propria attività nell’interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette (soggetti appaltanti, ndr) mettendo a disposizione dell’associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del coniuge”.
Tra gli altri indagati, ci sono Valerio Lombardi, dirigente Italferr, responsabile unico del procedimento e Gualtiero Bellomo, funzionario della commissione ‘Valutazione impatto ambientale’ (Via) del ministero delle Infrastrutture; quest’ultimo, secondo i magistrati, in cambio di “assunzioni di parenti, consulenze” e altri favori personali, “si metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti”. Indagato anche Ercole Incalza, ex consigliere del ministro Lunardi, dirigente dell’unità di missione del ministero delle infrastrutture. Coinvolti anche imprenditori e funzionari del ministero dell’ambiente e di società di Fs. (Il Fatto Quotidiano)
Ah, un tocco di classe: la trivella sequestrata si chiama Monna Lisa. In questo momento anche noi abbiamo il suo sorriso appena accennato, evanescente, impercettibile, beffardo.
Marzo 17th, 2017 — Carceri

In Friuli Venezia Giulia ci sono 5 carceri (Gorizia,Pordenone, Trieste, Tolmezzo, Udine) con la possibilità di ospitare 548 detenuti ma attualmente sono circa 900 con un indice di sovraffollamento del 164% . A Pordenone la situazione è in linea con quella generale (67.428 detenuti su una disponibilità di 45.817 posti), ci sono 43 posti regolamentari ma i reclusi sono 85! Quando ti ritrovi in 6 o più in una cella di neppure 20 mq è un inferno (ci sono carceri che rinchiudono anche 9/10 persone in meno di 20 mq con la turca e un secchio come sciacquone), inoltre la struttura pordenonese è vecchia, fatiscente e insalubre.
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Marzo 17th, 2017 — Mare
dal Piccolo del 22/01/13
Clini: «Troppo superficiale il via libera a Gas Natural»
di Silvio Maranzana Il rigassificatore si allontana da Zaule. «Capiremo a metà febbraio, quando saranno scaduti i 45 giorni del supplemento di istruttoria per la Valutazione di impatto ambientale, se potrà essere già questo governo a dare l’Autorizzazione unica per quella Piattaforma tecnologica e logistica di rigassificazione che dovrà comunque sorgere nell’Alto Adriatico.» Lo ha dichiarato ieri a Trieste il ministro dell’Ambiente Corrado Clini che ha partecipato a un summit in Prefettura sul progetto di Gas Natural, ma la possibilità appare molto flebile. «La Valutazione d’impatto ambientale conclusasi in modo positivo nel luglio 2009 è stata rilasciata in modo affrettato – ha affermato il ministro – perché non ha preso in considerazione i dati previsionali sullo sviluppo dello scalo che pure erano già noti perlomeno dal maggio precedente. Bisognava invece valutare più attentamente sia le dimensioni dei traffici che le destinazioni d’uso delle varie aree. I dati non possono rimanere cristallizzati ed essere quelli di sette anni fa quando Gas Natural ha presentato il progetto. Per cui oggi è completamente privo di senso affermare che la localizzazione identificata non presenta elementi di pericolosità dal punto di vista ambientale perché si sta ragionando su uno scenario vecchio di sette anni. Ma d’altro canto – ha sottolineato Clini – anche nel Piano regolatore del porto per il quale la Valutazione d’impatto ambientale (Via) e la Valutazione ambientale strategica (Vas) sono ancora al vaglio del mio ministero non prevede il rigassificatore. E anche questo è intollerabile, cioé, come si direbbe in parole povere, che la mano destra non sappia ciò che fa la sinistra.» Eppure il ministro Clini ha anche negato che la localizzazione di Zaule sia stata già scartata sebbene si siano già pronunciati in maniera negativa il Comune di Trieste e i Comuni minori, la Provincia, l’Autorità e il Comitato portuale, associazioni ambientaliste, comitati di cittadini e di esperti e bene o male alla fine anche lo stesso governatore Renzo Tondo. «Bisogna attendere che tutti i dati siano stati valutati – ha precisato Clini – e a questo scopo la Commissione del mio ministero un lasso di tempo di 45 giorni che non sono ancora scaduti.» Al termine la nuova Via si potrebbe concludere con un parere stavolta negativo, com’è più probabile, oppure potrebbe ribadire il parere positivo. Risulta comunque pressoché impossibile che possa essere questo governo a dare l’Autorizzazione unica. Ma il ministro ha tenuto anche a precisare che gli studi supplementari, il procedere con i piedi di piombo, il prendere tutte le cautele e le misure di sicurezza necessarie riguardano la localizzazione del rigassificatore, ma non mettono in forse l’opportunità di farlo. «Localizzazioni alternative dovranno essere proposte dalle imprese – ha affermato – potrebbero anche essere off shore oppure al di fuori del territorio del Comune di Trieste, ma va ribadita la strategicità di una Piattaforma per la rigassificazione del gas nell’Alto Adriatico.» All’incontro di ieri hanno partecipato tra gli altri il prefetto Francesca Adelaide Garufi, gli assessori regionali a Programmazione e finanze Sandra Savino, alle Infrastrutture di trasporto Riccardo Riccardi, l’assessore comunale Umberto Laureni, l’assessore provinciale Vittorio Zollia e la presidente dell’Autorità portuale Marina Monassi che con lo studio sulla crescita dei traffici portuali ha portato l’elemento determinante a innescare la sostanziale riapertura della Valutazione d’impatto ambientale.
Marzo 17th, 2017 — No OGM
Messaggero Veneto del 22/01/13
Mais ogm, indagine dell’Ue Regione e Stato nel mirino
L’Unione europea potrebbe aprire una procedura di infrazione contro l’Italia sulle coltivazioni Ogm. E’ quanto paventa il presidente di Agricoltori federati Giorgio Fidenato, sotto processo a Pordenone per avere coltivato mais geneticamente modificato, che ha inviato una denuncia alla Direzione generale per la salute e i consumatori dell’Ue, la quale ha inoltrato una richiesta di informazioni all’Italia. «La Commissione europea – si legge nella lettera inviata al ministro delle Politiche agricole, della Salute, dell’Ambiente e alla Regione – ha ricevuto una denuncia in base alla quale certe disposizioni della legislazione italiana in tema di coltivazione di sementi geneticamente modificate non sarebbero in linea con le normative Ue. Per accertare gli aspetti di fatto e di diritto in gioco, saremmo grati se le autorità italiane potessero fornirci una risposta completa e accurata entro 70 giorni». I quesiti sono sei. Fidenato – che ha coltivato mais ogm Mon210 autorizzato dall’Ue senza autorizzazione dell’Italia e per questo condannato a 30 mila euro dal tribunale di Pordenone con confisca e distribuzione del mais, con successivo sequestro dell’azienda – mette in discussione il decreto legislativo 212/01 (non sarebbe conforme alle direttive Ue e mai sarebbe stato notificato) sull’emissione deliberata nell’ambientedi ogm e la legge regionale 5/11 del Friuli Venezia Giulia, che non sarebbe conforme all’articolo 22 della stessa direttiva. Sono sei le domande che la Commissione europea rivolge all’Italia. L’articolo 1 del decreto legislativo 212/01 (per il quale Fidenato è sotto processo) è ancora in vigore, e perché non è stato notificato all’Ue? Le autorità italiane continuano ad applicarlo nonostante la sentenza del 2011 (che ha permesso alla Pioneer di coltivare ogm, ndr)? A seguito della sentenza, l’Italia intende modificare la sua legislazione per assicurare l’ottemperanza della sentenza? Il decreto legislativo 23/03 è ancora in vigore ed è stato notificato all’Ue? La legge regionale del Friuli Venezia Giulia è ancora in vigore, è stata notificata all’Ue? La sesta domanda è un invito a fornire commenti sulle argomentazioni inviate da Giorgio Fidenato. Il presidente di Agricoltori federati attacca: «Sono ben 16 i giudici attraverso i quali sono passato per poter fare ciò che l’Unione europea consente. Sono stato accusato di essere fuori legge, ora dai quesiti si evince che i provvedimenti normativi non sono stati notificati». Il processo a Fidenato è sospeso fino a luglio, proprio perché il giudice ha inviato una serie di quesiti all’Unione europea. EnriLisetto
Marzo 17th, 2017 — Carceri
dal Messaggero Veneto
22/01/13
Presidio anarchico davanti al carcere
Sit-in e presidio anti-carcere per stare dalla parte dei ragazzi che vedono il mondo a scacchi, dietro del sbarre del Castello: Iniziativa libertaria l’ha programmato sabato 26 gennaio, alle 17.30, sotto il carcere di Pordenone tra piazza della Motta e via Roma. «Solidarietà anticarceraria – ha annunciato il movimento che somma altre forze tra Cobas e immigrati in città -. Oltre alla necessità contingente di supportare le istanze dei carcerati su questioni basilari come il sovraffollamento, la salute, lo sfruttamento, la violenza quotidiana, pensiamo si debba uscire da quel meccanismo mentale, imposto in secoli di cultura dominante (quella che Foucault descrisse bene in “Sorvegliare e punire”). La società non ha bisogno del carcere». La casa circondariale di Pordenone soffre di sovraffollamento (i detenuti sono 85, il doppio di quelli ospitabili) e condizioni generali che sono difficili: da anni si aggiorna il progetto discusso di un nuovo carcere senza che si arrivi a una soluzione. «E’ una bugia dire che il carcere serve – sostengono gli anarchici -. Quello di cui abbiamo bisogno è di eliminare il ricatto economico, sociale e quindi politico del capitale, delle sue leggi e dei loro sicari noti come funzionari di partito, ovvero rappresentati dello Stato». Quello che chiedono, per mettere una pietra sopra all’attendismo: condizioni diverse per gli ospiti del castello. Una prospettiva sempre più lontana tenuto conto che il piano carceri si è impantanato e il finanziamento promesso dalla Regione per compartecipare alla costruzione della struttura non c’è, sostituito dall’ipotesi di un project financing a San Vito al Tagliamento senza ancora certezze. (c.b.)
07/01/13
Sit-in anarchico «Penitenziario da chiudere»
Presidio anti-carcerario per i ragazzi dietro le sbarre del castello: Iniziativa libertaria l’ha programmata il 26 gennaio, alle 17.30, sotto il carcere di Pordenone. «Solidarietà anticarceraria – ha annunciato il movimento dopo i presidi già effettuati a Tolmezzzo alla vigilia di Capodanno -. Oltre alla sacrosanta necessità contingente di supportare le istanze dei carcerati su questioni basilari come il sovraffollamento, la salute, lo sfruttamento, la violenza quotidiana, pensiamo si debba uscire da quel meccanismo mentale, imposto in secoli di cultura dominante (quella che Foucault descrisse bene in “sorvegliare e punire”). La società non ha bisogno di strutture carcerarie». Il carcere di Pordenone soffre ormai da decenni di un cronico sovraffollamento e di condizioni generali difficili: da anni si aggiorna la decisione di costruire una nuova casa circondariale senza che si arrivi a una soluzione. «E’ una bugia dire che il carcere serve – sostengono gli anarchici -. Quello di cui abbiamo bisogno è di eliminare il ricatto economico, sociale e quindi politico del capitale, delle sue leggi e dei loro sicari noti come funzionari di partito, ovvero rappresentati dello Stato». Saranno in via Roma anche rappresentanti delle associazioni immigrati e dei Comitati di base per chiedere condizioni diverse per gli ospiti del castello. (c.b.)
Marzo 17th, 2017 — Internazionale
Aggiornamento al 22 gennaio
L’11. gennaio (venerdì) si sono svolte più manifestazioni da Capodistria (intorno alle 300 persone) fino alla più grande, quella a Lubiana con più di 10.000 persone. Una manifestazione colorata, con un gran numero di gruppi differenti e iniziative che si e svolta di fronte al parlamento sulla piazza della Rivoluzione. Gruppi musicali (fra i quali anche band slovene molto note), recita di poesie fatte dai poeti più rinomati in slovenia, orazioni, teatro con scontri fra zombi e marionette di politici …
Il blocco anticapitalista ha fatto anche un giro delle strade del centro città. La polizia lo stesso giorno era in sciopero parziale ma ciò non li ha fermati nel reprimere con pepper spray un gruppo di persone che hanno simbolicamente spostato il recinto della polizia in piazza con il tiro la corda. Inoltre uno degli attivisti più attivi nella lotta dei cancellati (anche lui per lunghi anni un cancellato) è stato ieri (21/1) accusato (senza alcuna evidenza) dalla polizia di aver partecipato al tiro di corda con il quale cosi la avrebbe commesso il reato penale di ostacolo a pubblico ufficiale!
Dall’11. gennaio, anche per via della relazione della Commisione anti-corruzione il governo e clinicamente morto. Il leader del opposizione (anche menzionato nella relazione) ha congelato lo status di presidente del partito Pozitivna Slovenia (partito più grande nel parlamento anche se all’ opposizione). Il primo ministro Janša invece non vuole andarsene per il momento anche se la coalizione adesso esiste solamente su carta siccome già tre dei cinque partiti che la formano hanno annunciato la loro uscita dal governo se il primo ministro non si dimette.
Se si guarda un po’ le ultime statistiche realizzate dal Centro di misurazione dell’ opinione pubblica (Facolta di scienze politiche, programma finanziato dal governo) solamente il 16% delle persone supporta il governo! Un nuovo record di di sfiducia mai raggiunto prima (prima della caduta del governo di Pahor – oggi presidente di stato – era più del 20%). Per non parlare che da 1 a 5 il governo nella valutazione ha ottenuto 2 il primo ministro 1,88. Il 90% delle persone intervistate è insoddisfatto con lo stato della democrazia e il 76% si e espresso favorevole alle proteste. I dati più interessanti anche per la nostra lotta sono invece che il 60% vorrebbe cambiamenti graduali della società e il 30% invece vorrebbe un cambiamento radicale della società attraverso dell’ azione rivoluzionaria. Come mai abbiano chiesto ciò alla gente è un mistero. La cosa chiara invece è che il governo sta diventando ogni giorno più nervoso. E ciò si vede dalla tattica che ha scelto per reprimere il movimento in corso.
A Maribor le visite a casa dei consiglieri comunali vanno avanti quasi ogni giorno anche se la polizia li prova a reprimere con multe (il che in tempo di crisi sono peggiori di qualche giorno in galera – anche perchè in Slovenia la multa non si può convertire in giorni di galera ma solamente in giorni di lavoro gratuito- se il giudice lo permette).
A Maribor oggi la seconda visita al comune. ieri c’è stata la prima e quando un gruppo di attivisti è entrato nello stabile del comune e voleva restarci la polizia ha arrestato uno dei più esposti e così un piccolo gruppo è andato di fronte alla polizia. L’attivista è poi stato rilasciato e in serata si e svolta una piccola manifestazione intorno alle 100 persone di fronte al comune.
Nel frattempo nascono nuovi gruppi e coordinamenti. Più o meno si sta cristallizzando la situazione e le posizioni – chi lotta per andare al potere e chi come noi per l’abolizione di governanti e governi locali, statali …
Per fortuna c’è moltissima gente che condivide la posizione anarchica e perciò forse sarà possibile almeno in parte neutralizzare le nuove vecchie facce dei partiti politici …
Domani, 23. 1. sciopero generale dei lavoratori del settore pubblico e vari settori dell’ economia (più di 100.000 lavoratori – o quasi un quinto di tutti i lavoratori). Anche se la maggior parte dovrà scioperare sul posto di lavoro ci saranno più manifestazioni – si parla di 9 città.
Le proteste in giro per la Slovenia vanno cosi avanti – per il momento indette:
26. 1. alle 17:00 su piazza Tito a Capodistria
2. 2. alle 9:00 a Golte sulle piste da sci – dove ogni anno si ritrovano i simpatizzanti del partito del primo ministro
L’ 8. 2. invece (festa nazionale della cultura) si terranno nuovamente manifestazioni in più città a Lubiana alle 16:00 e a Capodistria alle 15:00.
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
da Il Piccolo MERCOLEDÌ, 23 GENNAIO 2013 Pagina 29 – Gorizia-Monfalcone
Polo intermodale, il primo appalto entro aprile
RONCHI DEI LEGIONARI Entra nella sua fare operativa il progetto del nuovo polo intermodale dei trasporti di Ronchi dei Legionari. Venerdì, indetta dalla società di gestione, capofila del progetto, si svolgerà l’attesa conferenza dei servizi tra tutti gli enti interessati, al fine anche di giungere a un accordo sull’organizzazione dei lavori. Il primo appalto potrebbe essere assegnato entro aprile. Un progetto da 6 milioni di euro, primo stralcio funzionale di un’opera che complessivamente ne costerà 17, sostenuti anche dall’Unione europea che ha fissato nel 2015 la conclusione dei lavori. Il polo intermodale, i cui primi passi sono stati mossi ben 13 anni fa, sorgerà su un’area di 475mila metri quadrati a soli 250 metri dal terminal passeggeri. E’ prevista la realizzazione di due parcheggi, uno multipiano da 500 posti macchina e uno a livello della strada da mille posti. Sarà costruita una stazione delle autocorriere ed una fermata ferroviaria sulla linea Trieste-Venezia, che sarà collegata all’aeroporto da un’apposita passerella che “scavalcherà” la strada regionale 14. E sarà proprio questa la prima delle opere a essere messa in cantiere. La fermata ferroviaria sarà utilizzata sin da subito dai passeggeri che, in questo modo, avranno modo di raggiungere tutti i centri della regione. Il progetto, realizzato dalle Università di Trieste e di Udine, sarà presentato nella sua interezza in occasione della conferenza di venerdì mattina, in occasione della quale, poi, il direttore generale della Spa aeroportuale, Paolo Stradi, inquadrerà l’opera nell’ambito dei piani di sviluppo aerotrasportistico nazionale. Si passerà poi alla presentazione ed alla consegna del progetto, integrato con la relazione paesaggistica ed all’accordo sulle modalità di espressione dei pareri sul progetto definitivo. Era stato l’assessore regionale ai trasporti dell’epoca, Giovanni De Benedetto, uno dei primi a crederci ed a pensare a quest’innovativa realtà di interscambio fra modi di trasporto stradale, ferroviario ed aereo, in grado di offrire ai viaggiatori vari servizi e diverse opportunità commerciali e ricreative, in un ambiente confortevole e caratterizzato da ampi spazi verdi. Ma per ora di strutture accessorie come quelle commerciali non se ne parla, troppo costose e poco invitanti considerando il periodo di crisi. Meglio concentrarsi sugli aspetti di interscambio dei vari sistemi di trasporto che faranno di Ronchi un aeroporto ancor più concorrenziale.