DUMBLES / Femminicidio

Ieri sera non abbiamo avuto parole, se non un: Ancora?! Il suono uscito da un pugno nello stomaco tanto più forte quanto più il fatto è vicino nel tempo e nello spazio. Ancora? Ma non potevamo mica pensare che dopo il 25 novembre giornata internazionale contro la violenza sulle donne, dopo che i giornali e i telegiornali ne hanno parlato, dopo che hanno perfino adottato il termine “femminicidio, questo fosse finito? No. Il bollettino di guerra si aggiorna sempre; oggi ci parla di Lisa che da ieri sera non c’è più perchè accoltellata a morte dall’ex convivente che lei aveva già denunciato tre volte.

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CIE DI GRADISCA: autolesionismo

Immigrazione, per uscire dal Cie di Gradisca ingoiano vetri, medicinali e batterie

 

Da Trieste all news.it 

CRONACA Gli autori di questi gravi episodi vengono spesso trasportati a Cattinara per interventi d’urgenza

12.12.2012 | 9.46 – Gravi atti di autolesionismo si susseguono nel Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca. Alcune persone trattenute nella struttura, disperate per la loro situazione di prigionia temporanea, ingeriscono infatti cocktail di farmaci, pezzi di vetro e batterie dei telecomandi per protesta e per uscire dal centro. Questi episodi si verificano per lo più di sera o di notte, quando l’oscurità rende il controllo dei sorveglianti più difficile. Una volta compiuto questo grave gesto di protesta e iniziati i primi dolori, gli ospiti del centro attirano l’attenzione degli addetti alla sicurezza, che non posso fare altro che chiamare il 118.

Se il fatto si è verificato prima delle 19, il ferito, insieme a due agenti, viene portato all’ospedale di Gorizia. Ma se il gesto viene compiuto dopo le 19 l’ambulanza, con i 3 paramedici, i due agenti e l’ospite del centro, deve viaggiare fino agli ospedali di Trieste o di Udine perché il reparto di gatroenterologia di Gorizia chiude alle 19.

Ecco perché in queste settimane spesso accade che arrivino a Cattinara ambulanze da Gradisca con a bordo irregolari del Cie che devono essere operati per estrarre vetri o batterie dallo stomaco.

Continua intanto la protesta della politica regionale nei confronti della situazione creatasi nella struttura di Gradisca. Dopo le denunce di Codega e Brussa del Partito democratico e di Pustetto di Sinistra arcobaleno – Sel, che hanno messo in evidenza le condizioni intollerabili in cui vengono tenuti gli immigrati, l’ultimo in ordine di tempo a protestare è stato, alcune settimane fa, Federico Razzini della Lega Nord. «La situazione del Cie e Cara di Gradisca in appena un anno di governo Monti è diventata a dir poco incresciosa: chiederò lumi in Regione sull’atteggiamento del ministero competente». Il consigliere regionale denuncia quello che considera una sorta di stato di abbandono, in spregio alla leggi Bossi/Fini sull’immigrazione «con conseguenze negative anche sul nostro territorio e sugli operatori che svolgono un’opera preziosa in condizioni difficili e vengono bistrattati».

Secondo Razzini vi sarebbe un progressivo deterioramento delle condizioni di lavoro e di sicurezza all’interno della struttura gradiscana: «da mie informazioni – precisa – gli incidenti e le intemperanze, le aggressioni di soggetti stranieri pericolosi ospitati, le fughe, sono all’ordine del giorno e nessuno interviene in modo adeguato. Da quando Maroni non e più ministro la situazione è degenerata e pare che non si faccia un rimpatrio che sia uno e gli addetti, cosa intollerabile, sono senza paga da mesi».

«Una vergogna – conclude Razzini – che chi lavora di fatto per lo Stato e la comunità in un settore delicato come quello che fronteggia la piaga dell’immigrazione clandestina non solo non sia adeguatamente tutelato, ma neppure pagato a fine mese, mettendo i difficoltà decine e decine di famiglie”

 

 

 

Dal Piccolo

10/12/12

Atti di autolesionismo al Cie

 

GRADISCA Nuovo episodio di autolesionismo al Cie di Gradisca d’Isonzo. Due ospiti del centro di nazionalità indefinita hanno ingerito, l’altra notte, pezzi di vetro e medicinali di vario tipo in ingenti quantità. Entrambi sono stati soccorsi dal personale del 118 e, quindi, trasferiti all’ospedale di Udine. In molti si chiedono dove possano aver trovato un quantitativo di farmaci così ingente. Atti come questi sono pressoché all’ordine del giorno al centro di identificazione ed esplusione. Già nel recente passato abbiamo dato conto di telecomandi della tv smontati per estrarre le pile e inghiottirle, micidiali cocktail di psicofarmaci capaci di stendere anche un elefante, pezzi di vetro ingeriti. Sono testimonianze che mettono i brividi quelle che filtrano dal Pronto soccorso di Gorizia, dove quasi ogni giorno si fronteggiano emergenze sanitarie causate da clamorosi gesti di autolesionismo. Gli ospiti sono disposti a tutto pur di cercare di evadere. Lo strumento più ricorrente è farsi ricoverare d’urgenza al Pronto soccorso. Non si contano i casi di sparizione di extracomunitari finiti all’ospedale. (fra.fa.)

 

09/12/12

Cie, chiesto il coinvolgimento del sindaco

GRADISCA Con una “lettera aperta”, i dipendenti delle Cooperative onlus facenti parte del Consorzio “Connecting People” di Trapani che gestisce il Cie e il cara hanno invitato il sindaco Tommasini «all’incontro che ci verrà a breve concesso dall’arcivescovo CarloRedaelli». «Tale richiesta di incontro e dialogo che ci preme sottolineare – si legge nella lettera – fatta in assoluta buona fede e scevra da organizzazioni di qualsiasi livello, è stata motivata dal fatto che si è creato un disagio sociale non indifferente tra le oltre 70 famiglie coinvolte». I dipendenti lamentano «la poca attenzione dalle organizzazioni sindacali e un ignoramento totale alla nostra richiesta di dialogo da parte dei membri del Cda del Consorzio», mentre rimarcano la presenza e anche il sostegno concreto ricevuto dalla Caritas diocesana pronta a rispondere con donazioni e aiuti in genere per gli indigenti presenti nei centri». I dipendenti ricordano che da agosto non percepiscono il salario da 4 mesi e che «le banche hanno intrapreso nei nostri confronti azioni finanziarie atte al recupero coatto dei prestiti erogati e le società di servizi hanno annunciato la imminente chiusura delle principali erogazioni».

RIGASSIFICATORE: oggi nuova mobilitazione

Dal Piccolo del 10/12/12

Trieste, stasera corteo e presidio anti-rigassificatore

 

Da piazza Unità alla centrale idrodinamica in Porto Vecchio, dove Clini e Tondo sono attesi per la Cattedra di San Giusto

 

L’occasione offerta è di quelle ghiotte. La tentazione di salire in “cattedra” irresistibile. Il terzo e ultimo incontro della Cattedra di San Giusto, in programma oggi alle 20.30 alla Centrale idrodinamica, in Porto Vecchio, si annuncia particolarmente affollato, dentro e fuori. Non tanto per il tema di questa edizione (“Dentro la crisi … oltre la crisi”) e neppure per quello della serata (“Sviluppo e ambiente: disinquinare Trieste”). L’attrazione fatale è rappresentata dai relatori presenti all’incontro di stasera promosso dalla Diocesi di Trieste: il ministro dell’ambiente Corrado Clini e il presidente della Regione Renzo Tondo ospiti del vescovo Giampaolo Crepaldi. Convitato di pietra: il rigassificatore che Gas Natural vuole realizzare nella baia di Zaule.

 

A ricordarlo al ministro e al governatore sarà un presidio davanti alla centrale idrodinamica che si annuncia particolarmente affollato. Il “Coordinamento cittadini e associazioni in rete”, che sta raccogliendo firme da tempo, ha organizzato un presidio per per dire «no al rigassificatore», un «progetto antieconomico, antiproduttivo e pericolosissimo per Trieste e per il suo mare». E dà appuntamento a tutti in piazza Unità alle 18, sotto l’albero di Natale. Da lì prenderà il via il corteo che alle 19 farà tappa in piazza della Libertà, davanti alla sala Tripcovich, e alle 20 raggiungerà il piazzale antistante la centrale idrodinamica, in Porto Vecchio, a fianco del Magazzino 26. Alla manifestazione ha aderito il neonato il Comitato “Trieste Gasata” che comprende Legambiente, Wwf, Comitato cittadini in rete, No smog associazione onlus. Il Comitato, che si oppone al rigassificatore, ha fissato il suo ritrovo alle 19 davanti alla sala Tripcovich. Le aspettattive sono enormi. I volantino che invita tutti alla mobilitazione questa sera parla di «una grande manifestazione contro il rigassificatore», «un’occasione da non perdere per Trieste e tutti i triestini». Il programma è semplice. «Mercoledì 28 novembre – scrivono i promotori – il governatore della Regione Tondo in visita a Trieste ha commentato dicendo che “i manifestanti in piazza Unità contro il rigassificatore sono 500 ma Trieste conta 200.000 abitanti, quelli che non ci sono evidentemente son d’accordo con la costruzione del rigassificatore di Zaule”. Dimostriamogli che non è così».

 

Stasera ci sarà anche il Comitato pace convivenza e solidarietà Danilo Dolci che ha scelto il presidio contro il rigassificatore per onorare anche la giornata mondiale dei Diritti umani.

 

RIGASSIFICATORE Clini e Tondo zittiti e messi in fuga

 

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Ieri a Trieste si sarebbe dovuta tenere una conferenza, organizzata dalla Diocesi di Trieste, da titolo “Sviluppo e Ambiente: disinquinare Trieste”. Invitati di lusso il ministro dell’ambiente Clini e il presidente della Regione Tondo. Cioè due fra i maggiori responsabili e promotori del progetto di costruzione di un rigassificatore (o anche due… non dimentichiamolo!) nel golfo di Trieste. Altro che disinquinare…

Due cortei contro il rigassificatore – e contro la devastazione ambientale – sono partiti da Piazza Unità e da Barcola per ricongiungersi in Porto vecchio. Lì circa 1000 persone si sono ritrovate davanti al Magazzino 26, sede della conferenza (il luogo era indicativo di per sè: fuori dal centro e nascosto fra la stazione ferroviaria e Barcola… dove la maggior parte dei magazzini sono abbandonati e quei pochi che sono stati ristrutturati vengono lasciati vuoti…) per far sapere al ministro e al presidente che prima di costruire un rigassificatore a Trieste devono pensarci due volte!

VIDEO

 

COMUNICATO DEL GERMINAL

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RIGASSIFICATORE: rassegna stampa e altre foto

FOTO ZAKUNIN

 

 

 

 

LINK A FOTO:

http://ilpiccolo.gelocal.it/foto-e-video/2012/12/10/fotogalleria/tafferugli-spintoni-e-insulti-nella-centrale-idrodinamica-1.6175766

 

http://bora.la/2012/12/11/no-al-rigassificatore-la-protesta-continua/

 

http://bora.la/2012/12/11/corteo-e-protesta-contro-il-rigassificatore-le-foto-di-bruno-carini/

 

 

Dal Piccolo

MARTEDÌ, 11 DICEMBRE 2012

No al rigassificatore, protesta e tensioni

I circa 600 manifestanti hanno fatto saltare l’incontro previsto dalla Diocesi in Porto Vecchio. Clini: possibile riaprire la Via

di Fabio Dorigo L’assalto alla Cattedra di San Giusto è partito dall’albero di Natale di piazza Unità alle 18. Ed è finito tre ore dopo in Porto Vecchio con il vescovo Giampaolo Crepadi in fuga – dopo aver tentato invano di placare gli animi – assieme al governatore Renzo Tondo. Venti persone, non una di più, hanno risposto al primo raduno del coordinamento contro il rigassificatore di Zaule. In attesa della partenza del corteo (avvenuta alle 19) hanno raccolto un po’ di firme. In marcia verso Porto Vecchio circa 150 persone a cui, strada facendo, se ne sono aggiunte altre cento, tra cui le 50 che attendevano davanti alla Sala Tripcovich. Non una marea. Tanto da far dire a una partecipante: «Hanno ragione a farcelo in testa il rigassificatore. Siamo quattro gatti». Invece è finita con la cattedra ribaltata. Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, annunciato come relatore con Tondo, avvertito di quanto accadeva non si è fatto vedere alla centrale idrodinamica, sede dell’incontro pubblico. Arrivato nei pressi ha deciso con la sua scorta di fare retromarcia. Ma ha aperto a sorpresa un’altra “via” per il rigassificatore. Una «nuova valutazione di impatto ambientale». Tema di cui avrebbe voluto parlare ieri sera, ha detto. «Il tema vero – ha spiegato Clini – è quello del ruolo di questo impianto nelle attività portuali. Non ho trovato queste considerazioni nella Via rilasciata nel 2009 dal precedente ministro, e avevo chiesto pubblicamente che venissero fatte. Non solo: un anno fa abbiamo avviato con il Porto la Valutazione ambientale strategica (Vas)». Una buona notizia, che però i manifestanti non hanno potuto sentire dalla viva voce del ministro. «Poiché la Vas non è conclusa – così Clini – potrei riaprire la Via sull’impianto, qualora emergessero dall’Autorità portuale indicazioni sullo sviluppo del traffico diverse da quelle alla base dell’autorizzazione rilasciata». Il terzo appuntamento su “Sviluppo e ambiente: disinquinare Trieste” è così saltato. Cancellato. «Non c’è nessun dibattito da fare sul rigassificatore», urlavano i manifestanti al vescovo che tentava di calmare gli animi. Eppure fino a 15 minuti prima dell’inizio sembrava tutto sotto controllo. Nel piazzale davanti alla centrale erano radunate alla fine 600 persone (300 per la Questura) e davanti all’ingresso uno schieramento di forze di polizia, in tenuta antisommossa, appariva invalicabile. «Non potete bloccare l’accesso a un incontro pubblico. Siamo in democrazia». «Caro vescovo nel Vangelo sta scritto bussa e ti sarà aperto» gridavano i no global. Ma, a parte qualche altro slogan e due tre fumogeni da stadio, sembrava un dissenso gestibile. Alle 20.25 il vescovo ha preso posto alla cattedra con il moderatore, il giornalista Luigi Bacialli. È arrivato Tondo. La sala da 250 posti era praticamente esaurita. Mancava solo il ministro quando una fiumana di gente è entrata da tutte le porte saturando in un attimo la sala e mandando in tilt il labile servizio d’ordine. Un’invasione in piena regola. I manifestanti (No Tav, Trieste libera, associazioni ambientaliste, Trieste Gasata) hanno srotolato striscioni e urlato slogan per tutte le stagioni: “A casa”, “Vergogna” “Venduti”. E il classico “Vaffa”. «Credo che qualcuno dovrebbe dare le dimissioni per quanto è successo», ha commentato in diretta il consigliere regionale Pdl Bruno Marini: «Dentro la sala c’erano solo due poveri poliziotti, è stata messa in pericolo l’incolumità del vescovo e del governatore». Eppure tutto era iniziato con una marcia tranquilla in Porto Vecchio. Quella che non era riuscita neppure al sindaco Roberto Cosolini a settembre. «Un fatto storico» ha gridato uno degli organizzatori ringraziando persino la “signora Monassi” (presidente dell’Authority) che stavolta non ha fatto trovare i lucchetti.

 

 

MARTEDÌ, 11 DICEMBRE 2012

CREPALDI: «PROFONDAMENTE ADDOLORATO PER L’ACCADUTO»

Tondo: nessuna decisione presa Pronto anche a un passo indietro

«Se queste persone pensano che suonando un paio di trombette io possa cambiare opinione sono fuori strada. Sono pronto a discutere e a confrontarmi con tutti, ma questo è il modo peggiore per farlo. Stasera non ho potuto parlare e ritengo di avere subito una violenza». Così il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha commentato quanto accaduto, poco prima di lasciare il Porto Vecchio. A caldo, prima di precisare la possibilità di una riapertura della Via sul rigassificatore, Clini ha detto che l’impianto «non deve diventare un simbolo: con i simboli non si lavora. Conta solo il rispetto delle leggi e in particolare la valutazione della compatibilità sulla gestione del Porto e dei movimenti delle sue navi. Il rigassificatore è un’opportunità per Trieste ma anche un vincolo: bisogna capire cosa si vuole scegliere». A lasciare Porto Vecchio amareggiato e attonito anche il governatore Renzo Tondo, che doveva intervenire al convegno. «La protesta è legittima fino a che rimane verbale ma non quando sorpassa i limiti – ha chiosato -. La Regione non ha alcuna intenzione di andare per la propria strada né intende prendere decisioni non volute dalla comunità. Prendo atto dell’atteggiamento delle autorità locali e sono pronto a confrontarmi con categorie economiche e cittadinanza. Non è troppo tardi per cambiare idea, sono pronto ad ascoltare tutti e anche a fare eventualmente un passo indietro. C’è tutto il tempo per un percorso di condivisione. La Giunta non ha mai deliberato a favore del rigassificatore: a farlo era stata semmai la precedente amministrazione regionale guidata da Riccardo Illy e in cui c’era anche l’attuale sindaco Cosolini». Chi ha provato in tutti i modi, invano, di riportare la calma nella sala conferenze è stato il vescovo Giampaolo Crepaldi, che poi ha dovuto arrendersi, con parole pregne di profonda amarezza. «Sono profondamente addolorato perché oggi è stato sfigurato il profilo di laicità di questa città ed è stato inferto un colpo pesante alla vita democratica di Trieste – ha dichiarato Crepaldi -. Questa è stata una giornata nera per una città civile e i responsabili dovrebbero interrogarsi su quanto hanno fatto. Ci sarebbe da capire chi c’è dietro a queste manifestazioni. E pensare – ha concluso il vescovo – che siamo di fronte a un falso problema, in quanto tutti alla fine sono contrari al rigassificatore. Io sono pronto a dialogare con chiunque, ma non si può farlo con chi occupa una sala in maniera violenta e non permette un dialogo sereno e corretto». Pierpaolo Pitich

 

 

Da triesteallnews.it

Rigassificatore, in Porto vecchio contestati Tondo e Clini

 

CRONACA Il ministro, che non è riuscito ad accedere alla sala: «Possibile la riapertura della Valutazione di impatto ambientale». Tondo: «Pronto a fare eventualmente un passo indietro»

10.12.2012 | 23.59 – Almeno un migliaio di persone questa sera ha protestato contro il progetto di realizzazione del rigassificatore a Trieste in Porto vecchio dove era stato organizzato dalla diocesi un incontro con il ministro Clini e il presidente della Regione Renzo Tondo. Centinaia di persone sono entrate nella sala contestando in particolare Tondo, mentre Clini è rimasto bloccato all’esterno dell’edificio “assediato” da migliaia di manifestanti.

 

Secondo la Rai il ministro voleva portare al dibattito una notizia: «Sul progetto del rigassificatore a Trieste è possibile la riapertura della Valutazione di impatto ambientale (Via), legata alle variazioni del traffico portuale che l’Authority giuliana potrebbe fornire al Ministero dell’Ambiente». Questa la dichiarazione rilasciata da Clini ai giornalisti.

 

Il tema vero sarebbe quindi quello dell’impatto che questo impianto finirebbe per avere sulle attività portuali e sulle eventuali limitazioni al traffico delle navi a Trieste. «Non ho trovato queste considerazioni all’interno della Via rilasciata nel 2009 dal precedente ministro, e avevo chiesto pubblicamente che venissero fatte. Un anno fa abbiamo inoltre avviato con il Porto la Valutazione ambientale strategica (Vas), procedura che consente di inquadrare gli effetti ambientali delle strategie di sviluppo del porto. Poiché la Vas non è conclusa – aggiunge – potrei riaprire la Via sull’impianto, qualora emergessero dall’Autorità portuale indicazioni sullo sviluppo del traffico diverse da quelle alla base dell’autorizzazione rilasciata».

 

Anche Tondo, dopo aver lasciato la sala, ha detto che «è pronto ad ascoltare tutti e anche a fare eventualmente un passo indietro».

 

MERCOLEDÌ, 12 DICEMBRE 2012

Il questore Giuseppe Padulano replica alle critiche del consigliere regionale Pdl Bruno Marini. L’altra sera, subito dopo la manifestazione che ha fatto saltare l’incontro pubblico della Cattedra di S. Giusto promossa dalla Diocesi alla Centrale idrodinamica, Marini è stato netto: «Qualcuno dovrebbe dare le dimissioni, si è messa in pericolo l’incolumità del vescovo e del governatore», ha aggiunto riferendosi ai tanti entrati in sala per esprimere dissenso sul rigassificatore al governatore Tondo e al ministro dell’Ambiente Clini, attesi come relatori. Marini ha sottolineato come in sala vi fossero solo «due poveri poliziotti». «In ordine pubblico – ribatte Padulano – ci vuole molto, molto equilibrio specie quando c’è un movimento di persone che protestano in modo trasversale. L’altra sera c’era di tutto: associazioni, gruppi, mamme con carrozzina. Qualsiasi azione basata sulla forza sarebbe stata totalmente fuori luogo. C’erano persone andate lì per evitare che gli oratori potessero parlare. E come sempre in queste situazioni la polizia si trova nel mezzo e non può lasciarsi andare ad atteggiamenti basati sull’emotività. Dobbiamo dimostrare calma, saggezza ed equilibrio». Secondo Padulano «non è vero che nella sala c’erano solo due poliziotti. Erano presenti 10 agenti della Digos in borghese. Non si può militarizzare la sede di un convegno pubblico, dove è impossibile fare controlli e distinguo. Se fosse stato a invito la polizia avrebbe potuto verificare gli ingressi. Tutti potenzialmente avevano il diritto di entrare. E fuori c’erano 800 persone che tentavano di entrare». Ma intanto Sandra Savino e Pietro Tononi, rispettivamente coordinatore e vice del Pdl incalzano: «Non è tollerabile che un gruppo di contestatori abbia avuto la meglio. Chi non permette all’altro di esprimersi è sempre nel torto, così come chi doveva tutelare questo diritto e non l’ha fatto. Ci chiediamo perché non sono state prese misure di prevenzione». Roberto Sasco segretario dell’Udc chiosa: «Purtroppo ciò che temevo si è verificato. Un manipolo di facinorosi ha impedito che l’incontro avesse luogo contro ogni regola della democrazia». (c.b.)

 

 

MERCOLEDÌ, 12 DICEMBRE 2012

Ma spunta l’ipotesi di un sito alternativo

Il ministro: la proposta spetta a Gas Natural. L’Authority: è l’Ue a dover dare un’indicazione

Se sul rigassificatore on shore di Zaule potrebbe presto essere posta una pietra tombale, non altrettanto si può dire per un rigassificatore a Trieste. Ad aprire inaspettatamente è addirittura il sindaco Roberto Cosolini: «Non abbiamo mai detto di essere contrari a una struttura di rigassificazione, abbiamo sempre detto di essere contrari al tipo di impianto proposto da Gas Natural e soprattutto alla localizzazione proposta.» E il discorso di un possibile sito alternativo sta in effetti emergendo, anche se nessuno ha voglia di parlarne chiaramente. «Certo che si può valutare – afferma il ministro Clini – ma non spetta sicuramente a noi proporlo, logicamente spetta a Gas Natural.» «Potrebbe in effetti essere proposta un’ubicazione diversa – sostiene ancora più enigmaticamente la presidente dell’Authority Marina Monassi – ma in base alle più recenti normative spetta all’Unione europea indicare la nuova collocazione.» Una normativa di cui l’assessore regionale all’Ambiente Sandra Savino sostiene di non essere a conoscenza. Nella lettera indirizzata al Governo, Monassi rileva che nell’ultimo anno nel porto industriale si è registrato un aumento del 76,72% dei traffici, che stanno aumentando le navi da crociera e i traghetti e che già nel 2013 si prevede che alla Siot arriveranno ben 500 peroliere per scaricare quaranta milioni di greggio, il che farà del porto di Trieste il primo scalo italiano per quantità di merci. «In questa fase di sviluppo – si sottolinea – da parte degli operatori viene lanciato un grido d’allarme che potrebbe portare seri problemi economici, occupazionali e di sicurezza.» E intanto il Tavolo tecnico rigassificatori della Uil Vigili del fuoco, attraverso il coordinatore regionale Adriano Bevilacqua, rileva come per il rigassificatore di Porto Viro in provincia di Rovigo (l’unico oggi in attività in Italia assieme a quello già vecchio di La Spezia) un’ordinanza della Capitaneria di porto preclude il traffico navale per un diametro di 4 km e proibisce l’ancoraggio di navi in un diametro di 5,5 km. «Ciò in base alla normativa Imo la cui applicazione è stata richiesta dallo stesso governo italiano. Risulta inequivocabilmente – sostiene Bevilacqua – che se il rigassificatore dovesse essere costruito a Zaule, causa il transito delle metaniere, il traffico portuale verrebbe interdetto e le normative costringerebbero al collasso le strutture portuali.» (s.m.)

 

 

«Rigassificatore in contrasto con lo sviluppo del Porto»

Pronta la lettera di Monassi per il governo. Tondo: dirigente rimosso, ha sbagliato a non tener conto degli enti locali. No del Consiglio comunale, voto all’unanimità

Per la prima volta il presidente della Regione Renzo Tondo lo dice chiaramente: «Sul rigassificatore di Trieste ha sbagliato il nostro dirigente Piero Giust. Per questo l’ho rimosso da quell’incarico: non si possono dichiarare inconferenti due pareri contrari, espressi dal Comune e dalla Provincia di Trieste e trasformarli in un parere complessivamente positivo. Giust doveva constatare che non c’era l’unanimità e passare la decisione alla giunta regionale.» Al rigassificatore di Zaule dunque dopo la clamorosa protesta di lunedì sera quando 600 manifestanti hanno impedito l’effettuazione del convegno in Porto Vecchio con il ministro dell’Ambiente Corrado Clini viene posto un doppio freno. Da un lato lo stesso Tondo sostanzialmente “annulla” l’Autorizzazione integrata ambientale che i dirigenti avevano già dato, dall’altro il ministro Clini, all’uscita del vertice di ieri mattina in Prefettura su rigassificatore e Ferriera, ribadisce quanto già accennato l’altra sera, e cioè che molto probabilmente la Valutazione d’impatto ambientale dovrà essere rifatta o comunque integrata dal momento che risale al 2008-2009. E la presidente dell’Autorità portuale Marina Monassi esce dalla Prefettura mostrando la lettera che sta per inviare al Governo in cui mette in luce che l’impianto di Zaule contrasta con lo sviluppo delle infrastrutture portuali e con l’incremento del traffico di navi e soprattutto di petroliere che si sta registrando in questi ultimi mesi e che si prevede si protrarrà o crescerà ancora in futuro, come si evince anche da uno studio sull’argomento che è stato fatto dalla società Technital. «Saranno ora il mio ministero e quello dello Sviluppo economico – ha ribadito ieri Clini – a valutare se e come riaprire la Via». Secondo voci, Clini avrebbe parlato di questo già ieri pomeriggio a Roma, dove ha fatto ritorno all’ora di pranzo, con il ministro Corrado Passera. E una mozione per «ricondurre la procedura di Aia rilasciata dalla Regione nei dettami della vigente normativa nazionale ed europea, rianalizzando gli effetti e i rischi di varia natura derivanti dalla contemporanea realizzazione di impianti finora considerati disgiuntamente (rigassificatore, gasdotto, centrale termoelettrica) è stata approvata all’uanimità dal Consiglio comunale. A presentarla Roberto Decarli della lista civica Trieste cambia che replica a Tondo: «Può fare il colpo di scena e silurare il dirigente, ma non può smentire ciò che dichiarò in primavera a Udine nel corso dell’assemblea di Confindustria dove annunciò in tono perentorio di voler prendersi la responsabilità e di voler realizzare il rigassificatore a terra nella zona industriale di Trieste, ponendosi contro la reiterata volontà del Comune di Trieste e della Provincia. Silvio Maranzana

 

Comunicato del Germinal sulla manifestazione di Lunedì contro Clini

Comunicato stampa sulla manifestazione di lunedì in porto vecchio

 

La manifestazione di lunedì contro il rigassificatore e di contestazione al ministro Clini e al presidente della regione Tondo è stata bella, partecipata, determinata.

C’era tanta gente non abituata a scendere in piazza a pretendere di avere voce in capitolo sulle scelte che coinvolgono la propria vita. Gran parte dei partecipanti voleva far sentire forte la propria voce e questo obiettivo è stato raggiunto in modo collettivo: il convegno è saltato. Il segnale è arrivato: sul rigassificatore non ci sono mediazioni possibili, non si deve fare punto e basta. Se per fare ciò si è dovuto spingere tutti e tutte assieme sulle porte e perchè queste erano chiuse alla cttadinanza. Le disquisizioni su manifestazione violenta/nonviolenta/civile/incivile le lasciamo ad altri, sono discussioni che non ci appassionano. Vari di noi erano presenti all’interno dello spezzone NOTAV perché crediamo che l’unione delle lotte contro le grandi opere sia essenziale per fermare le devastazioni ambientali che i governi e il capitale vogliono imporre qui come in Valsusa come ovunque.

Crediamo sia necessario che la protesta contro questa singola opera si inserisca in una messa in discussione generale dell’assetto sociale ed economico dominante. Ci auguriamo che sempre più persone smettano di delegare alle istituzioni la gestione dei territori facendo propri i metodi dell’azione diretta, della partecipazione in prima persona, dell’autogestione delle lotte. In ogni caso vedere i potenti di turno zittiti e mandati via dall’indignazione popolare è stata una bella immagine. Speriamo di vederla sempre più spesso.

 

Gruppo Anarchico Germinal

gruppoanarchicogerminal@hotmail.com

Germinalts.noblogs.org

SLOVENIA: scoppia la protesta sociale

La Slovenia è scossa dalla prima rivolta di massa in due decenni e la prima che è orientata prevalentemente contro la classe politica, le misure di austerità e in alcune città sta guadagnando un carattere anticapitalista.

REPORT AL 12 FEBBRAIO

REPORT AL 22 GENNAIO

REPORT AL 10 GENNAIO

REPORT AL 22 DICEMBRE

CORTEO 21 DICEMBRE LUBIANA

REPORT AL 15 DICEMBRE

REPORT AL 5 DICEMBRE

A questo link foto e la traduzione di un lungo documento dall’ inglese dei compagni anarchici sloveni:

(grazie ai compagn* di Affinità Libertarie):

https://affinitalibertarie.noblogs.org/2012/12/13/rivolte-in-slovenia-dicembre-2012-comunicato-fao/#more-2307

Originale in inglese:

http://www.a-federacija.org/2012/12/11/mass-revolts-in-slovenia-december-2012/

 

Ascolta l’intervista a Matej e Thomas due compagni di Maribor

STUDENTI TRIESTE: ancora mobilitazioni

Dal Piccolo del 13/12/12

Studenti “ingabbiati” in piazza Oberdan Solo in 300 a protestare

Transennato e ben presidiato dalle forze dell’ordine il Palazzo della Regione. Cori e striscioni, niente scontri

IL MALCONTENTO

«Ma noi continuiamo a manifestare»

La protesta non si arresta. Dopo il sit-in di ieri, oggi alle 16 il popolo degli studenti tornerà a presidiare l’ingresso della Regione in piazza Oberdan. L’annuncio è stato dato ieri dall’Unione degli Studenti del Friuli Venezia Giulia. «L’assessore regionale al bilancio ha comunicato di essere aperto al dialogo: per noi essere aperti al dialogo vuol dire partecipare alla discussione della finanziaria, e per questo motivo la prendiamo in parola e ci ritroveremo nuovamente davanti all’ingresso della Regione in Piazza Oberdan».

Tante forze dell’ordine, tante transenne, ma pochi, pochi studenti. La prevista e da alcuni temuta “invasione” dei manifestanti in piazza Oberdan non c’è dunque stata. In circa 300 hanno aderito ieri mattina a “Circondiamo la Regione”, la manifestazione promossa dall’Autogestito Scoordinamento Studentesco e dall’Unione degli Studenti Fvg, per protestare con un sit-in durante la discussione della Finanziaria regionale contro i tagli al mondo scolastico. La vigilia della manifestazione, evidentemente temuta da parte delle forze dell’ordine, era stata caratterizzata dalla posa di oltre 90 transenne ai bordi dell’edificio sede del Consiglio regionale. Transenne che puntualmente sono state installate, su disposizione della Questura, per tutelare i consiglieri regionali. Ma non solo. Rispetto all’ultima manifestazione degli studenti, questa volta lo spiegamento di poliziotti, carabinieri, vigili urbani e mezzi blindati è stato davvero imponente. A Trieste sono giunti rinforzi anche dalla vicina Gorizia e addirittura da Padova. Per loro poco lavoro e soltanto tanto freddo. E molto probabilmente il clima invernale e anche l’impossibilità per motivi di studio a perdere un giorno di scuola, ha indotto molti studenti a non presentarsi in piazza Oberdan. I presenti comunque si sono fatti sentire. Una decina di studenti universitari hanno esibito alcuni cartelli sottolineando i problemi legati ai tagli dei finanziamenti dell’Ateneo triestino. Tre gli striscioni esposti: “Basta tagli alla cultura”, “Non ci avrete mai come volete voi” e l’ironico “La scuola funziona, noi non siamo arrabbiati… e questo non è uno striscione”. Dotati di megafono alcuni degli studenti hanno denunciato a gran voce la decurtazione dei finanziamenti al mondo scolastico pubblico a vantaggio delle scuole private. I motivi della protesta sono ben chiari da tempo: contrarietà ai tagli del 40% all’istruzione pubblica, “che confermano un processo mirato allo smantellamento della scuola pubblica a favore di quella privata”, no a una Regione “che non si preoccupa dello stato delle scuole, che ogni giorno rischiano di caderci addosso, e del diritto allo studio”, no a una Regione “che si è dimostrata dittatrice nei confronti dei suoi studenti che questo inverno sono scesi in piazza numerosi e con la volontà di far sentire la loro voce, e sono stati ignorati”. Presentando l’evento, l’Autogestito Scoordinamento Studentesco e l’Unione degli Studenti Fvg avevano evidenziato come “gli studenti, che ancora una volta si sono ritrovati rinchiusi in un sistema che li vuole ignoranti incapaci di reagire, scenderanno in piazza con la volontà di reclamare quello che ci spetta una scuola che prima di tutto regga il nostro peso e che sia partecipata e accessibile a tutti”. Il clou dell’iniziativa di protesta è durato un paio d’ore, con striscioni, slogan urlati e una simbolica marcia attorno al palazzo. Il traffico veicolare ha iniziato a subire delle ripercussioni attorno alle 9.30 quando è stato deciso di vietare il transito delle autovetture (bus compresi) verso la piazza da via Carducci, via Giustiniano e via Beccaria. Riccardo Tosques

RIGASSIFICATORE: Tondo cambia idea…che strano!

Dal Piccolo del 13/12/12

«Mettiamo una pietra sopra al rigassificatore»

Il governatore Tondo all’affollato convegno sul porto: «L’altro obiettivo è di spostare il punto franco dal vecchio scalo alla banchina di Servola»

di Silvio Maranzana «Una pietra sopra il rigassificatore». Non poteva non focalizzarsi su questo tema il convegno “Il futuro è il porto” organizzato dal Piccolo, moderato dal suo direttore Paolo Possamai e svoltosi dinanzi a una folla strabocchevole dato evidentemente anche l’argomento caldo del momento. E su questo tema il governatore Renzo Tondo, seppure in scadenza di mandato, è stato chiaro come non mai: «Ci mancherebbe che si voglia insistere su una situazione non gradita – le sue parole – mettiamoci una pietra sopra e che sia finita. E pensiamo al futuro di questa città». Non solo, il presidente della Regione ha anche rimarcato il fatto che questa giunta non ha mai fatto un passo a favore dell’impianto di Zaule. «La sua strategicità – ha affermato – è stata dichiarata dalla giunta precedente. Il via libera all’Aia è stato un grossolano errore di un nostro dirigente che infatti è stato ora destinato ad altri incarichi. Io invece prendo atto di una forte contrarietà». Va ricordato che l’Autorizzazione unica a Gas Natural deve essere data dal governo, in accordo con la Regione. Ma in una serata evidentemente favorevole alle rivelazioni, Tondo è stato esplicito anche su Porto vecchio: «È indispensabile creare un’intersezione tra il Porto Vecchio e l’area della Ferriera di Servola. Chiaro che sono per la sdemanializzazione dello scalo antico e non mi interessa se i proventi vanno a Regione, Provincia o Comune, è importante invece che quesi proventi siano utilizzati per riconvertire a fini portuali l’attuale area della Ferriera dove dovrebbe essere spostato il Punto franco». Ma se su questi due snodi fondamentali s’intravede una via d’uscita, è nebbia fitta su alcune infrastrutture anch’esse vitali per il futuro dello scalo. «Che ne è del prospettato terminal ro-ro all’ex Aquila?», la domanda di Possamai. «È previsto da un accordo di programma nel 2005, poi nel maggio scorso è intervenuto un altro accordo di programma sulle bonifiche, ma quell’area ne è esclusa», la risposta di Paolo De Alti direttore dell’Ezit. «Ma a che punto siamo?» «L’accordo del 2005 è scaduto nel 2010. Bisogna riportare il soggetto privato agli obblighi che si era assunto» «Ma chi deve farlo?» «Non vorrei essere impertinente, ma la regia era in capo alla Regione». La domanda finisce a Tondo che risponde: «Sinceramente non posso sapere tutto, prendo atto di questa segnalazione». Un altro mistero, e nemmeno buffo, è il raddoppio del Molo Settimo. Pierluigi Maneschi, proprietario della società terminalista vuole ancora farlo? «Se cresce il traffico, deve essere fatto. Ma tutto passa attraverso la rampa ferroviaria automatizzata, struttura che fa sì che non siano più necessarie le lunghe e costose manovre ferroviarie. Tre anni fa l’abbiamo chiesta all’Autorità portuale che ha cercato di convincere le Ferrovie dello Stato. Rfi ha risposto: va bene, ma vogliamo gestirla noi. Impossibile perché Rfi non ha né gli uomini, né le macchine. Ora l’Autorità portuale e la Regione dovrebbero portare avanti questo progetto che ci permetterebbe di rendere molto meno onerosa l’operazione di prolungamento della banchina». «Avete parlato di questo in Comitato portuale?», la domanda di Possamai al sindaco Roberto Cosolini. «Mai parlato», la risposta. Le ferrovie sono tradizionalmente un punto di forza per il porto di Trieste e potrebbero essere la chiave di volta per un rilancio futuro come è apparso anche dalle relazioni iniziali del presidente dell’Ordine degli ingegneri Salvatore Noè e dell’ex direttore compartimentale delle infrastrutture delle Fs Mario Goliani. Eppure dopo l’incontro del 29 febbraio con l’ad di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti è calato l’oblio anche sul progetto di rafforzamento delle strutture ferroviarie portuali. «Una prima bozza non ha superato l’estate – ha tentato di spiegare Cosolini – una seconda è stata giudicate negativamente dagli operatori portuali. Spero che entro la fine dell’anno sia pronta una controproposta per chiedere un nuovo incontro a gennaio». «A Trieste abbiamo impiegato sei anni per liberarci del monopolio di Trenitalia che faceva pagare tariffe altissime – ha spiegato Maneschi – recentemente la situazione è migliorata perché abbiamo più società in competizione. Ma dobbiamo fare i conti con Capodistria dove le tariffe sono del 40% inferiori e dove si sono trasferiti anche molti nostri spedizionieri. Ora sono più rapidi anche i controlli doganali, ma nel frattempo i clienti sono scappati e dobbiamo riconquistarli». «É uno dei tanti mali dell’Italia – ha concluso Stefano Patriarca segretario della Camera di commercio – dove ci sono ben 17 enti con competenze doganali»

 

Sala blindata, i contestatori restano fuori

Massiccio lo spiegamento di forze dell’ordine, un centinaio i dimostranti di “Trieste Libera”

Che quello sul futuro di Trieste e del suo Porto sarebbe stato un convegno “blindato”, lo si è capito già un paio d’ore prima che iniziasse il dibattito, quando i mezzi delle forze dell’ordine si erano piazzati ai lati dell’ingresso principale dell’Hotel Savoia, mentre i reparti della Polizia e dei Carabinieri in tenuta antisommossa presidiavano la zona d’accesso completamente transennata. A sorvegliare le entrate laterali di via Cadorna e via Boccardi pattuglie della Guardia di Finanza. Un servizio d’ordine previsto ed inevitabile dopo l’irruzione dei manifestanti di lunedì scorso in Porto Vecchio, che ha mandato all’aria l’incontro cui doveva intervenire anche il Ministro dell’Ambiente Clini. Questa volta il filtro all’ingresso è severo: chi non è autorizzato non può entrare. Non manca la protesta di qualche cittadino che si sente “escluso” da un dibattito popolare. A restare fuori dalla porta anche qualche volto noto della politica locale e non solo. Sorvegliato speciale è il gruppo dei manifestanti che si profila all’orizzonte intorno alle 17. Sono circa un centinaio ma si fanno sentire con tamburi, fischietti e slogan che si rifanno al Territorio Libero di Trieste. Stavolta però si mantengono a distanza di sicurezza, sul lato opposto delle Rive. Poco più di una decina di metri in linea d’aria. Non c’è nessun contatto ravvicinato e nessuna irruzione in sala. Non mancano però gli attacchi verbali ai rappresentanti della classe politica locale. Sono da poco passate le 17 quando il Presidente della Regione Renzo Tondo fa il suo ingresso al Savoia scortato dagli agenti della Digos. Viso teso e passo veloce, ma non sufficiente per evitare i fischi dei manifestanti che lo beccano con “sei un falso”. Qualche minuto più tardi arriva l’altro atteso protagonista del dibattito, il sindaco di Trieste Roberto Cosolini, che sfoggia un sorriso di circostanza. Anche per lui si alza una dose di fischi e un “tornatene a casa”. Il convegno può iniziare regolarmente, ma fuori la protesta continua. Rumorosa ma pacata. «Quello che vogliamo sottolineare è l’assoluta incapacità di gestire un Porto internazionale come quello di Trieste da parte della classe politica – precisa Sandro Gombac, vice presidente di Trieste Libera -. Sdemanializzare il Porto significa farlo morire. Serve invece aprirlo ai grandi investitori mondiali che arrivano soprattutto dalla Russia e dal Brasile». Pierpaolo Pitich

 

 

FERROVIE: soppresse in un anno 1200 corse

Dal Piccolo

VENERDÌ, 14 DICEMBRE 2012

Treni, soppresse in un anno 1200 corse

Collegamenti cancellati a causa di guasti, lavori e ritardi. Alla Casarsa-Portogruaro il titolo di tratta più “disastrata” del Fvg

Passeggeri dell’Euronight per Tarvisio bloccati a Mestre per oltre cinque ore

Cinque ore di ritardo per l’Euronotte che sarebbe dovuto arrivare a Tarvisio alle 3.39 di ieri mattina. Il viaggio in partenza da Roma e diretto alla stazione di Tarvisio Boscoverde si è trasformato in una nottata infernale per decine di passeggeri a causa di un guasto alla linea che si è verificato a Milano, ma ha provocato ritardi a catena fino all’estremo Nord del Friuli Venezia Giulia. I viaggiatori che mercoledì sera erano partiti dalla capitale alle 19.12 sono stati bloccati per ore in piena notte nella stazione di Mestre, fino a quando, con l’arrivo del convoglio da Milano, sono riusciti a ripartire per Tarvisio Boscoverde. Una pagina nera, l’ennesima, per i collegamenti ferroviari in Friuli Venezia Giulia. Fortunatamente però la notte di disagio non ha compromesso il traffico mattutino dei treni per i pendolari, che ieri, dalle 6 in poi, sono partiti da Tarvisio diretti a Udine, Gorizia e Trieste in perfetto orario. Come ha spiegato Trenitalia, il Milano – Mestre che mercoledì sera doveva partire alle 21.35 per arrivare a destinazione alle 00.30 è giunto nella stazione veneta con più di 300 minuti di ritardo, perché una rotaia si era rotta nei pressi di Parco Martesana, in Lombardia. Quando giunge a Mestre, alcuni vagoni del treno da Milano vengono abitualmente usati per far proseguire verso Tarvisio l’Euronotte proveniente da Roma. (el.pl.)

di Roberto Urizio wTRIESTE Circumvesuviana, Roma-Viterbo, Pinerolo-Torre Pellice, Padova-Venezia Mestre, Genova Voltri – Genova Nervi, Palermo-Messina, Viareggio-Firenze, Stradella- Milano, Bologna-Ravenna, Potenza- Salerno. Sono le dieci linee ferroviarie peggiori d’Italia secondo il rapporto “Pendolaria”, stilato annualmente da Legambiente. E il Friuli Venezia Giulia? A sorpresa non compare nella poco lusinghiera graduatoria. Il merito, però, non va attribuito alle performance delle nostre ferrovie, quanto piuttosto alla carenza di informazioni a disposizione del’associazione ambientalista. Già, perchè fin dai primi dati inseriti nel rapporto, proveniente dalle Regioni e da Trenitalia, appare evidente come il Friuli Venezia Giulia venga trattato in maniera piuttosto marginale, a “beneficio” di altri territori della penisola. La realtà dice invece che le condizioni delle linee ferroviaria, dei treni e delle stazioni nella nostra regione sono tutt’altro che esemplari, come periodicamente segnalato dagli appositi comitati nati per far fronte ai disservizi sulle linee ferroviarie. Dall’inizio dell’anno, infatti, sono stati soppresse, completamente o parzialmente, più di 1.200 corse (su un totale di circa 40 mila), escludendo da questo dato gli scioperi e le soppressioni dovute a lavori, incidenti o altre cause accidentali e i ritardi che riguardano oltre l’8% nella tratta Udine-Venezia e attorno al 5% nella Trieste – Portogruaro – Venezia. Rimanendo alle percentuali, più dell’1% delle ore di percorrenza dei treni sulle linee ferroviarie del Friuli Venezia Giulia sono state cancellate con conseguenti disagi per l’utenza, in particolare per i pendolari che usano il treno per spostarsi da casa al luogo di lavoro. La situazione si era fatta quasi drammatica nei primi mesi dell’anno con oltre 500 treni complessivamente soppressi, tanto che a marzo intervenne l’assessore Riccardo Riccardi con una lettera all’ammministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, in cui l’esponente della giunta lamentava ritardi, soppressioni, sporcizia e degrado nelle carrozze e nelle stazioni e carenze nell’informazione ai passeggeri. Nel corso del 2012 i numeri si sono ridimensionati con un nuovo incremento, come avviene abitualmente ogni anno, nel periodo estivo e una flessione negli ultimi mesi; ma la situazione rimane comunque critica per chi utilizza il treno con una certa frequenza, in particolare sulla Casarsa-Portogruaro, la tratta più critica, e sulla Udine- Tarvisio. Secondo i dati dei Comitati regionali dei pendolari negli ultimi tre mesi i treni soppressi sono stati oltre 130, esclusi gli scioperi del 13-14 ottobre, del 14 novembre e del 29-30 novembre e le cancellazioni previste per consentire di effettuare i lavori sulla Trieste- Venezia (sul ponte del Piave) a settembre e ottobre.