Cemento Morte Corruzione. Reports
Manifestazione a Ravenna contro la CMC il 13 ottobre
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
NO Vivisection/ Rassegna stampa manifestazione Udine
Marzo 17th, 2017 — General, No Vivisezione
MV online 29 settembre
Più di mille animalisti sfilano
in piazza contro la vivisezione
Decine di pullman da tutta Italia e anche dall’estero per partecipare alla manifestazione “No Harlan, no vivisection”. Dopo il corteo si è tenuto un incontro pubblico sulle ragioni del “no” alla vivisezione.
UDINE. Più di mille persone si sono radunate nel centro del capoluogo friulano per dare vita a un corteo con cartelli, striscioni e slogan inneggianti al rispetto della libertà degli animali. Organizzata dal «No Harlan Group» di Udine, raggruppamento spontaneo di associazioni animato da Lav, Animalisti del Friuli Venezia Giulia, Associazione Imperatrice Nuda, Oipa, Enpa e Animalisti Italiani, e patrocinata dal Comune, la manifestazione ha avuto l’obiettivo di chiedere l’immediata chiusura della società Harlan Laboratories, multinazionale con base negli Usa e tre sedi in Italia, tra cui quelle di Correzzana (Monza), Bresso (Milano) e Azzida di San Pietro al Natisone.
Davanti alla sede friulana, temendo possibili blitz, si sono schierati i poliziotti in assetto anti sommossa, ma non si sono verificati incidenti di alcun tipo. Gli animalisti infatti sono rimasti in piazza.
Secondo la portavoce del gruppo locale, Cristina Carignani, «la Harlan alleva, produce e commercia in tutto il mondo ogni tipo di animale da laboratorio, dalle cavie ai cani, vendendoli ad enti pubblici e privati che fanno sperimentazioni su animali vivi. Chiediamo a gran voce che gli animali, i quali provano sentimenti ed emozioni come noi, non siano sottoposti a terribili torture nel nome del profitto».
«Dal punto di vista etico – ha detto il filosofo antispecista Leonardo Caffo, dell’Università di Torino – pensiamo che se anche la sperimentazione funzionasse, si deve essere ugualmente contrari perchè l’animale comunque soffre e muore». Dopo il corteo si è tenuto un incontro pubblico sulle ragioni del “no” alla vivisezione al quale è intervenuto, oltre a Caffo, anche il chimico ambientale e criminologo Massimo Tettamanti, responsabile nazionale della riabilitazione degli animali da laboratorio. La manifestazione si è poi conclusa con un concerto sul piazzale del Castello di Udine. Nell’edizione di domenica il racconto della manifestazione.
DUMBLES / No vivisection
Marzo 17th, 2017 — General, Varie
Ieri a Udine c’è stata la manifestazione per chiedere la chiusura della Harlan, multinazionale che alleva e fornisce animali a numerosi laboratori di sperimentazione animale. Prendiamo spunto dall’iniziativa di ieri, per continuare una riflessione su questo tema nella convinzione che posti come la Harlan vanno chiusi ma le coscienze vanno aperte alla complessità dei problemi nei quali la sperimentazione animale è inserita. Buona lettura.La sperimentazione animale si fonda su un assunto che è quello che l’organismo animale è buono per essere usato come modello umano; farmaci, alimenti, cosmetici, nuove sostanze, tutto si testa sugli animali in base a questo principio.
In questo caso essere un modello significa essere simile, strutturato allo stesso modo, soggetto agli stessi risultati causa/effetto; ma non passivamente come il semplice manichino che usi per provare il vestito; per essere un buon modello occorre anche che il manichino abbia delle reazioni … insomma che dica “hai!” se lo pungi con lo spillo.
Ma la pratica della sperimentazione animale, per poter essere applicata con serenità di coscienza deve fondarsi anche su un altro assunto, che in realtà rappresenta l’inverso del primo; cioè che il modello è profondamente diverso dall’originale, cioè che l’umano è umano e che l’animale non è umano, e, proprio perchè animale non umano può essere vivisezionato, manipolato, ucciso, come un manichino privo di vita propria.
Evidentemente c’è qualcosa che non quadra, qualcosa che sta lì in quel “quasi” ma non “abbastanza” dell’animale che è umano e non umano allo stesso tempo.
Allora, con quali attrezzi filosofici, biologici ed epistemologici ci apprestiamo a ragionare in questa terra di mezzo che sono le sfumature nel passaggio da un livello di organizzazione ad un altro, in questo sfilacciarsi dell’animale verso l’umano, nei salti e nei percorsi dell’evoluzione di cui il vivente tutto è il risultato?
La sensibilità individuale e l’empatia sono le scialuppe sulle quali possiamo navigare in questo mare di contraddizioni e labirinti che si apre davanti a noi quando affrontiamo questi argomenti.
Eppure, pur essendo anche un nostro sentire, non possiamo non riconoscere quanto talvolta siano molto emozionali e poco razionali, importanti ma non sufficienti.
Ed è sufficiente l’approccio razionale? e sopratutto, su che cosa si fonda? Può essere il livello di sviluppo del sistema nervoso la nostra chiave di lettura?
Nel numero di settembre di una rivista sicuramente non schierata contro la sperimentazione animale come “Le Scienze”, si riportava uno studio di Jaak Panksepp in un articolo con il titolo: “Il topo che rideva”, sottotitolo “Anche gli animali hanno il senso dell’umorismo? Forse sì”. Il topo ride, se sollecitato in certi punti, come noi quando ci fanno il solletico ai piedi…., ride, …con la stessa espressione giocosa di un bambino. E’ evidentemente una modalità di specie che attraverso la giocosità crea coesione fra individui conspecifici ma non solo; “… indurre la risata nei giovani ratti favoriva la formazione del legame ratto/uomo: i ratti solleticati cercavano attivamente le mani umane che li avevano fatti ridere”.
Per suggestione di contiguità emozionale, al ridere si associa il piangere.
Nel mese di luglio di quest’anno c’è stata la Dichiarazione di Cambridge sulla coscienza; vale la pena riportarne il sunto finale: “Noi dichiariamo quanto segue: L’assenza di neocorteccia non sembra precludere ad un organismo l’esperienza di stati affettivi. Evidenze convergenti indicano che animali non umani hanno substrati neuroanatomici, neurochimici e neurofisiologici che permettono stati di coscienti in base ai quali avere comportamenti intenzionali. Conseguentemente, il peso dell’evidenza indica che gli umani non sono gli unici in possesso di substrati neurologici che generano coscienza. Animali non umani, inclusi mammiferi ed uccelli, e molte altre creature, inclusi i polpi, possiedono questi substrati neurologici”.
E’ ovvio che in questo approccio scientifico subentra un altro paradosso: per poter osservare che il topo ride, devi averlo tenuto in contenzione; ed i neuroscienziati, neurofarmacologi, neurofisiologi ecc di Cambridge per arrivare alla loro dichiarazione ne avranno sezionati di cervelli non umani…
Per prendere coscienza che loro sono coscienti, demolire così il secondo assunto sul quale si regge la sperimentazione animale e dire, usando una perifrasi attuale, che l’animale è “diversamente” umano.
A questo punto, volendo, possiamo anche rovesciare la prospettiva e guardare a noi come specie “diversamente” animale, possiamo guardare all’animale che siamo dal punto di vista bio-ontologico ed evolutivo. Perchè, se non siamo creazionisti e guardiamo all’evoluzione, sappiamo che siamo anche animali, la scimmia nuda, appunto; ma la scimmia che ha imparato a parlare, a creare simboli -come gli orsacchiotti di peluches che davano da stringere quale supporto psicologico ai parenti delle vittime dell’11.09.01, o, per restare all’attualità, le maschere di animale spesso usate a supporto di un’idea -squisitamente umana- di sessualità bestiale (pensate alle teste di maiale di gomma indossate alle feste da basso impero della destra romana…)-, a formulare concetti e, attraverso la scienza, ipotesi e paradigmi…
E siamo la specie che, grazie a queste qualità, si discosta dalle altre per la capacità di infliggersi violenza intraspecifica non necessaria: [ne avevamo accennato qui] guerre, schiavitù, sfruttamento, dominio.
E’ uno scostamento in negativo determinato dall’uso aberrato del substrato neuronale emergente dalla nostra neocorteccia, usato per un’aggressività predatoria ambientale ed extraspecifica senza precedenti, arrivata al punto, paradossale anche questo, di autodistruzione.
La pressione di necessità per mantenere la nostra struttura termodinamica, non è quella dell’animale. Oltre che saper costruire, noi sappiamo anche immaginare: utensili, oggetti, mondi… reali e virtuali. Una parte di questi può aiutarci a vivere anche facendo a meno della violenza oltre che intra, anche extraspecifica di cui la sperimentazione animale è componente….
Allora perchè non connotare il nostro essere “diversamente” animali per un qualcosa in più piuttosto che in meno?
Che ci giova la presenza di neocorteccia se sprechiamo questo tentativo dell’evoluzione incarnato nelle nostre teste, di fare della vita sul pianeta un’avventura unica?
Trieste: report presidio NOTAV NODEBITO contro Clini
Marzo 17th, 2017 — General, Noi
Una 30ina di persone ha partecipato ieri al presidio indetto dal Comitato NOTAV di Trieste e del Carso e dal Comitato NODEBITO in occasione della visita a Trieste del ministro dell’Ambiente Corrado Clini nell’ambito di Triestenext.

Il ministro doveva parlare a numerose conferenze nel corso della giornata, ma una ha attirato la nostra attenzione “Filiera corta ed ecosostenibilità”. E’ chiaro che non potevamo non essere presenti a denunciare l’ipocrisia di chi parla di questi argomenti e contemporaneamente porta avanti progetti devastanti come la TAV, i rigassificatori, nuove autostrade ecc ecc.
Il ministro doveva parlare alle 15.00 e già dalla 14.30 iniziava il presidio con bandiere, volantinaggio e un chiaro striscione “Tav, autostrade, rigassificatori STOP AI DEVASTATORI”.
Riparte l’ex corridoio 5?
Marzo 17th, 2017 — General, Loro
dal Piccolo del 02/10/12
L’Est Europa “tifa” per il Corridoio V Summit a Budapest
di Giulio Garau wINVIATO A BUDAPEST Le grandi infrastrutture dei corridoi multimodali Paneuropei – e in particolare il Corridoio V, il Corridoio Mediterraneo (rinominato 3 dalla Commissione europea nell’elenco delle priorità) – come misura anti-crisi, per dare sviluppo e occupazione delle regioni dell’Europa centrale. Mentre in Italia non si sono sopite le proteste contro la Tav in Val di Susa, oggi a Budapest si riuniscono in un vertice i paesi del Centroeuropa attraversati da questo asse intermodale per fare il punto con il Coordinatore europeo dei corridoi, Laurens Jan Brinkhorst, della direzione generale mobilità e trasporti Ue. Rappresentanti del governo ungherese, sloveno, ucraino, assieme ai vertici delle rispettive aziende ferroviarie (ma ci saranno pure quelli delle ferrovie italiane e tedesche), chiederanno un rilancio del Corridoio V, che interseca tutti gli altri corridoi, l’accelerazione dei tempi e degli investimenti per l’apertura dei cantieri. Mai finora era giunta così forte la richiesta delle regioni del centro Est Europa di passare alla fase attuativa delle opere che potrebbero dare un impulso vitale alle economie provate dalla crisi mondiale. Fra queste l’Ungheria, crocevia dei corridoi paneuropei, cerniera tra Europa centrale ed orientale e l’Europa del Sud, canale naturale di transito da e per la Russia. Budapest si trova a combattere con più fatica il deficit che deve essere mantenuto sotto la soglia comunitaria, fissata al 3% e negli ultimi mesi, come ha confermato il ministro dell’Economia Gyorgy Matolcsy, ha rivisto al ribasso le stime del pil, che nel secondo trimestre del 2012 è passato dal -1,2% al -1,3%. Colpiti il settore agricolo (-10,4%) e quello industriale (-0,7%). Ma se anche oggi a Budapest non è prevista alcuna presenza dei vertici del governo italiano sarà comunque l’Italia con la Camera di commercio italo-ungherese a fare da protagonista (è guidata da un triestino, Maurizio Sauli, con un passato all’Ansaldo) come organizzatore dell’evento internazionale. E ci saranno anche l’Ince (Iniziativa centro Europea), Unioncamere, la Transpadana e Unicredit. A tener banco l’attraversamento in regioni come quelle del centro Est Europa caratterizzate ancora da uno straordinario potenziale di sviluppo economico che suscita interesse per gli investitori. Uno sviluppo del corridoio, sottolineano gli economisti, permetterebbe all’Italia di recuperare buona parte del gap commerciale (tempi e costi di trasporto) che ne ha limitato la capacità competitiva oltre a dare vantaggi a un paese fortemente penalizzato dalle carenze infrastrutturali specie a Nordest. Lo dimostra la “soverchiante” presenza tedesca dovuta alla maggiore capacità di penetrazione di quei mercati grazie alle infrastrutture consolidate. Ma il summit di oggi introdurrà anche una focalizzazione sulla Russia: senza la destinazione finale Kiev, gli investimenti non avranno ritorni significativi. Quello di oggi potrebbe rivelarsi un giorno cruciale, ne è convinta anche Debora Serracchiani, componente della Commissione trasporti Ue. «Il Corridoio 5, così come lo abbiamo inteso finora – spiega -, è a una svolta. Occorre dunque cominciare a guardare con occhi diversi e maggiore realismo al senso strategico di quest’opera, alla luce dei problemi finanziari soprattutto della Slovenia e dell’Ungheria, e alla luce degli interventi che l’Austria sta facendo sul Semmering. Bisogna ad esempio considerare che l’ingresso pieno della Croazia nella Ue il prossimo anno produrrà l’apertura di un vero mercato e nuove opportunità trasportistiche, nella direzione dell’Ungheria e del Danubio, della Serbia e della Russia, e tenere conto di ciò nel tracciare i nuovi collegamenti, come ad esempio quello passante da Fiume, Zagabria e Budapest». In finale una costatazione amara: «Il governo italiano – conclude la Serracchiani – avrebbe dovuto cogliere l’opportunità di questo incontro a Budapest per indirizzare e rimarcare le nostre priorità nazionali, che in questo caso poi sono anche le priorità del Friuli Venezia Giulia».
Fiore di qua Fiore di là …
Marzo 17th, 2017 — Fascisti carogne, General
Antonella Fiore, questa volta, aveva un motivo in più per starsene zitta e cioè che porta lo stesso cognome del famigerato capo fascista di Forza Nuova, Roberto Fiore. In sé la cosa ovviamente non significa assolutamente nulla, e potrebbe anche suonare offensiva, ma, Antonella, essendo nota per le sue posizioni pateticamente e pesantemente legalitarie, (ne ho esperienza diretta per quanto riguarda la lotta No Tav) poteva lasciare, almeno in questa occasione, a qualcun altro, diciamolo pure, l’ingrato e forcaiolo compito di dissociarsi da violenze che in realtà non ci sono mai state. Antonella non può far finta di non sapere come sono andate le cose, poteva quindi eventualmente limitarsi a protestare per essersi trovata cooptata a firmare un volantino che non le piaceva e non aveva letto, ma aprire la porta alla repressione, questa decisamente è una cosa gravissima; infatti non può non rendersi conto che questa sua posizione, legittima eventuali denunce, non tanto per gli organizzatori del presidio di Piazzale della Repubblica, ma per tutto il resto delle contestazioni che sono avvenute prima in Piazzale D’Annunzio e soprattutto, poi, in Piazza Libertà. E pensare che questa risposta antifascista, così decisa, colorita e soprattutto spontanea, che ha politicamente scavalcato gli organizzatori del presidio, ha in realtà salvato le sorti di una iniziativa che altrimenti sarebbe stata semplicemente fallimentare sia per partecipazione che per organizzazione e contenuti. Quello che è successo ad Udine venerdì 28 settembre dimostra invece una cosa molto positiva e cioè che nel territorio friulano esiste una capacità di antifascismo reale che va assolutamente coltivata e difesa dalla repressione, ma questo ad Antonella Fiore e, a molti altri, probabilmente non va bene.
Cespuglio (Paolo De Toni)
MV MARTEDÌ, 02 OTTOBRE 2012 Pagina 20 – Cronache

L’Arci condanna le violenze in piazza
La presidente Fiore sul presidio anti Forza Nuova: «Questi metodi non ci appartengono, discutibile anche il volantino»
di Maurizio Cescon «Meglio correre il rischio di una spaccatura all’interno del movimento antifascista piuttosto che dare spazio alla violenza in piazza. Non è così che si fa politica, questi metodi non ci appartengono. E ho trovato discutibili anche i contenuti del volantino distribuito alla gente durante il corteo». Fa rumore la decisa presa di posizione della presidente del Comitato territoriale dell’Arci Antonella Fiore dopo i tafferugli che, venerdì pomeriggio, hanno visto protagonisti proprio diversi manifestanti che gravitano nel mondo della sinistra, durante la contro manifestazione di protesta per il corteo degli estremisti di destra di Forza Nuova. E le parole della presidente Arci mettono in imbarazzo il fronte antifascista, con un ulteriore motivo di polemica. «Quella mail che abbiamo letto – puntualizza Kristian Franzil di Rifondazione comunista – crea un problema al nostro interno, ne dovremo discutere. Non ci sono state violenze, alla Fiore evidentemente sono state riferite cose non veritiere, visto che lei è andata via prima della fine della manifestazione. La sua dichiarazione la ritengo sbagliata, non tutela tanti militanti dell’Arci, che erano lì con noi e possono testimoniare che non ci sono stati scontri tra fazioni». Ma andiamo con ordine. «Il dissenso in democrazia non può mai trasformarsi nella costrizione del silenzio». E’ questo il titolo del comunicato firmato da Antonella Fiore, presidente Arci, sigla che ha partecipato, assieme ad Anpi, Unione sindacale italiana, Federazione della sinistra, Unione delle Comunità e associazioni degli immigrati, Giovani comunisti, Falce e martello, al presidio contro Forza Nuova. «Nei confronti della nostra base associativa e per rispetto allo statuto della nostra associazione – scrive Antonella Fiore – l’Arci non condivide il modo in cui si è svolto il presidio e la conseguente manifestazione, nè condivide il comunicato “unitario” distribuito durante il presidio e di cui non era a conoscenza. Siamo convinti che il diritto di critica non debba mai trasformarsi in occasione per impedire a chiunque, con la violenza verbale e fisica, di manifestare. Riteniamo fosse doveroso dimostrare la nostra contrarietà per l’esistenza stessa di certi partiti evidentemente neo-fascisti-nazisti. Ma siamo convinti che le canzoni partigiane, la nostra presenza numerosa, i comunicati sui giornali e la presa di posizione dell’Anpi come di altre forze politiche, fossero già un chiaro segno di dissenso. Insulti e slogan violenti, desiderare di raggiungere il corteo di Forza Nuova sono un errore che si continua a ripetere, ma di cui non vogliamo più essere complici. Parlare di polizia che ha difeso il corteo di Forza Nuova è un errore. La polizia era lì per impedire problemi di ordine pubblico. Non avrebbe dovuto essere presente? E cosa sarebbe accaduto? Ma da sempre su questo ci sono visioni diverse ed è facile raccontare e girare le ragioni da una parte o dall’altra». A sottolineare ancora la presa di distanza dell’Arci dai fatti avvenuti in piazza venerdì pomeriggio, la presidente Fiore sostiene anche che «l’Arci è un’associazione che lavora sul territorio attraverso i propri circoli che sono l’espressione di un altro modo di fare politica che non è quella della violenza e della provocazione, ma della costruzione, dell’accoglienza, della cultura, della socialità, della condivisione». A stretto giro di posta arriva la presa di distanza, questa volta dalle parole della presidente Arci, di Kristian Franzil, segretario regionale di Rc. «La Fiore è stata irrituale – osserva Franzil – avalla la tesi che ci siano state delle violenze. Ma non è vero: non ci sono stati nè scontri, nè feriti. Tutto si è risolto con un lancio di un paio di lattine di birra, peraltro vuote, e qualche contatto tra i manifestanti della sinistra e le forze dell’ordine. Io stesso, con altri militanti, ho fatto da “cuscinetto” proprio per evitare gli scontri tra polizia e manifestanti. E siamo riusciti a mantenere l’ordine. Pure noi, come la presidente Arci, siamo contro la violenza, se ci fosse stata l’avremmo decisamente e fermamente condannata. Era necessario fare il presidio? Io sono convinto di sì: non dobbiamo sottovalutare l’estrema destra, anche se effettivamente erano in pochissimi a Udine. Ma dobbiamo fargli capire che la loro presenza, in città, non è gradita. Le loro iniziative sono violente, nel nostro dossier, che un paio di anni fa avevamo consegnato alla Questura, avevamo elencato 40 episodi, solo a Udine, di discriminazioni, insulti e intimidazioni a giovani, immigrati e studenti. Ecco perchè abbiamo deciso di andare anche noi in piazza».

TAV: continua il balletto sull’ex corridoio 5
Marzo 17th, 2017 — General, Loro
Dal Piccolo del 04/10/12
Tav, Mainardi gela il summit a Budapest con la linea “slow”
di Giulio Garau INVIATO A BUDAPEST Non ci sono i soldi per realizzare la Tav da Venezia a Trieste, meglio una “soluzione soft”, non più un tratto ad alta capacità per merci-passeggeri, ma risolvere i colli di bottiglia della linea fino a Monfalcone e Trieste e poi instradare i treni attraverso Tarvisio e l’Austria che fra alcuni anni realizzerà l’ampliamento dei tunnel verso Nord. Una spesa di 750 milioni di euro contro i 3 miliardi previsti: la proposta è stata lanciata dal Commissario straordinario per l’asse Venezia-Trieste Bortolo Mainardi ai due presidenti di Confindustria del Veneto, Andrea Tomat e del Friuli Venezia Giulia, Alessandro Calligaris. Addio Corridoio V e sbocco nei mercati del Centro Est Europa, un clamoroso abbandono la cui eco giunge fino a Budapest in dove si è appena concluso un vertice con il coordinatore del Corridoio V, Laurens Jan Brinkhorst. Proprio ieri mattina, al termine del summit con ungheresi, italiani, ucraini e sloveni, organizzato della Camera di commercio italiana per l’Ungheria, Brinkhorst dopo aver lanciato un ultimatum a tutti i paesi, in particolare Italia e Slovenia («Se non si parte con i progetti della Trieste-Lubiana-Budapest trasferirò i finanziamenti su altri corridoi») ha incontrato i ministri del governo ungherese, quello allo Sviluppo Janòs Fònagy e quello ai Trasporti Pal Vollner. Ma il nuovo summit per spingere sull’infrastruttura che va fino a Kiev, è stato gelato dalle notizie dall’Italia. «Con questa soluzione passiamo dai 3 miliardi ai 750 milioni di euro di spesa – spiega lo stesso Calligaris raggiunto da Budapest – so bene che il progetto del Corriodio V è un disegno di prospettiva, ma i tempi in cui è nato il progetto non sono più quelli, non c’è più la capacità finanziaria». Mainardi ha annunciato che Tomat e Calligaris chiederanno al governo un accelerazione. La soluzione è banale: inutile quadruplicare la linea ferroviaria fino a quando non si arriverà a sfruttare completamente le potenzialità oggi al 40%. Bisognerà agire sui colli di bottiglia. Quello di Mestre, raddoppiare il binario a Cervignano, eliminare 30 passaggi a livello tra Venezia e Ronchi dei Legionari. Niente più 250 all’ora, al massimo 200 per i passeggeri. Una Tav lenta. Nel documento di Mainardi è scritto in maniera esplicita: il Nordest ha un interesse prioritario verso il Corridoio 1 Baltico Adriatico «più avanzato rispetto agli altri all’interno del quale la Verona-Venezia-Trieste è fondamentale». Nessun riferimento sulla Ronchi-Trieste e i colli di bottiglia verso il porto. Il summit di Mainardi con Calligaris e Tomat si è tenuto martedì scorso ed ora è chiara l’assenza del governo italiano a Budapest, ma anche quella slovena che ha fatto sapere che investirà prima sul rinforzo di strade e ferrovie esistenti. Caduti nel vuoto i moniti del coordinatore europeo: «Non è questione di soldi ma di volontà politica, le infrastrutture sono state pensate per unire fisicamente l’Europa, superare i confini creando un mercato unico». Fuori tempo massimo l’appoggio dell’assessore regionale del Fvg Riccardo Riccardi a Brinkhorst: «Condivisibile, va rilanciato con forza a tutti i paesi, in primis la Slovenia». Inutili anche gli appelli lanciati dall’Ince attraverso il segretario generale, Giorgio Rosso Cicogna, presente a Budapest anche perchè proprio l’Ungheria ha assunto la presidenza Ince, che ha espresso il timore che l’Italia sia tagliata fuori dalle strategie trasportistiche (il coordinamento è della Slovenia). Carta straccia anche lo studio commissionato alla Bocconi da Transpadana che evidenzia come su 33 miliardi di euro previsti di investimento sulla Tav il moltiplicatore socio economico sarebbe di 70 miliardi con 44 mila occupati.
Corriere del Veneto del 3 ottobre
ALTA VELOCITA’
Tav azzoppata da Venezia a Trieste
Spunta un progetto da 750 milioni
Mancano i soldi, avanza un piano alternativo. Tomat e Calligaris: «Opera irrinunciabile». Il commissario Mainardi: meglio potenziare la linea esistente
VENEZIA — Niente più visioni di treni lanciati a 400 chilometri all’ora su linee dedicate, la Tav qui da noi diventa soft. Ha detto proprio così, il commissario straordinario per l’asse Venezia-Trieste, Bortolo Mainardi, incontrando a pranzo, a Mogliano Veneto, i presidenti di Confindustria di Veneto e Friuli Venezia Giulia, Andrea Tomat e Alessandro Calligaris. Sotto i loro occhi ha posto l’unica proposta di progetto ritenuta realistica per i soldi che ci sono. Soft per i costi, dunque, e soft anche perché senza sprechi di nuovo suolo. «Tomat e Calligaris – ha spiegato Mainardi alla fine – hanno approvato ed assieme chiederanno al governo un’accelerazione procedurale per andare avanti. Il costo è di 750 milioni, compresa la bretella di raccordo con l’aeroporto di Tessera». La filosofia di fondo è molto semplice. Inutile quadruplicare i binari fino a quando, in una prima fase, non si arriverà a sfruttare completamente le potenzialità della linea esistente, oggi utilizzata al 40%.
Per farlo occorre sostanzialmente agire su alcuni colli di bottiglia, il più pesante dei quali è quello di Mestre. Poi bisogna raddoppiare il binario a Cervignano del Friuli ed eliminare una trentina di passaggi a livello fra Venezia e Ronchi dei Legionari. Tutto questo nell’ambito di una prospettiva ampia che vede un interesse prioritario del Nordest verso il Corridoio Europeo n.1, più avanzato rispetto agli altri che interessano l’area (il n.3 ed il n.5), all’interno del quale la ferrovia Verona-Venezia-Trieste è opera fondamentale. Il quadruplicamento dei binari non è però del tutto accantonato. «Procediamo per fasi. Mentre portiamo al massimo le capacità della linea esistente – prosegue il commissario – progettiamo con calma il suo raddoppio. Potremmo realizzarlo in un orizzonte di una decina d’anni ma lo faremo nel momento in cui la Venezia-Trieste si avvierà a saturazione». Quando, esattamente, non è prevedibile. Molto dipenderà dal contemporaneo sviluppo del traffico merci nel sistema portuale dell’Alto Adriatico, partner prioritario di dialogo con la strada ferrata. Ad ogni buon conto, è certo che è abbandonata definitivamente l’idea di tracciato litoraneo avanzata «prima che iniziasse la crisi» per l’attraversamento del basso Veneto. «Intendiamoci, quel progetto aveva pure un senso – puntualizza Mainardi – ma i costi che avrebbe richiesto con le penurie finanziarie degli anni seguenti sarebbero stati insostenibili. Dunque è ovvio che al momento giusto si procederà in affiancamento».
Rimane da capire se, così concepita, la linea nel frattempo modernizzata possa essere chiamata Tav. «Certo che sì. I passeggeri andranno a 200 chilometri l’ora invece che a 250 ma intanto quintuplichiamoli. Le merci, in ogni caso, più veloci di 160 all’ora non potrebbero andare». L’impatto della soluzione di Mainardi sugli interlocutori confindustriali è descritto da una nota formale congiunta in cui Tomat e Calligaris sostengono di concordare «sulla irrinunciabilità dell’AC Verona-Trieste» e di aver «stabilito un percorso di approfondimento e di condivisione con i soggetti istituzionali ed economici interessati, chiedendo immediatamente al governo di stanziare le risorse necessarie alla progettazione dell’opera inserendola fra le priorità non solo per il Nord est ma anche per l’Italia». I presidenti ritengono infine necessaria «una progettazione e gestione unitaria dell’intera opera pur cadenzando la sua realizzazione secondo un piano finanziario da definire».
Gianni Favero
02 ottobre 2012 (modifica il 03 ottobre 2012)
CIE DI GRADISCA: il lager che non paga i dipendenti
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
L’infinita e tragica telenovela del lager isontino continua….
Dal Piccolo del 04/10/12
GRADISCA Ancora incertezza per i dipendenti di Cie e Cara di Gradisca. Nonostante i passaggi giudiziari che sembrano avere rimesso definitivamente in sella la cooperativa siciliana Connecting People (bocciato il ricorso del colosso francese Gepsa che inizialmente si era visto classificare al primo posto nella gara d’appalto per la gestione 2011-2014, si attende la firma del nuovo contratto con l’attuale gestore in prorogatio) la situazione di precarietà denunciata dagli operatori ancora non sembra risolversi. I ritardi nel pagamento degli stipendi sembrano tornati d’attualità. «C’è un palleggio di responsabilità fra la cooperativa e la Prefettura», fanno sapere in via ufficiosa alcuni operatori. In sostanza Connecting People asserisce di non avere ottenuto le liquidità dall’ente governativo per girare poi le spettanze ai dipendenti e ai fornitori. «Situazione verosimile – ammettono gli operatori – ma ad ogni modo inaccettabile. Fra le garanzie che l’impresa deve fornire da contratto c’è anche la solidità finanziaria: non possiamo pensare che la cooperativa debba per forza attendere i trasferimenti dalla Prefettura per saldare ai dipendenti quanto spetta per il loro lavoro che, ricordiamo, rimane altamente pericoloso e logorante». Intanto la struttura gradiscana è stata visitata dal consigliere regionale del Sel, Stefano Pustetto. Che lo definisce «una vergogna per un Paese che si dice civile». «Ho voluto visitare nuovamente il Cie – afferma Pustetto – per verificare, una volta di più, se le notizie che faticosamente filtrano dall’interno corrispondessero al vero. E all’interno ho trovato un popolo dolente, arrabbiato, deluso da una nazione che credevano civile e che, invece, si dimostra ingiusta e vendicativa”. Pustetto ricorda come Cie sia l’acronimo di “Centro d’Identificazione ed Espulsione”, “eppure la quasi totalità degli internati è stata identificata da anni e prima di essere espulsi possono essere trattenuti in quella struttura, che per certi versi è peggiore del carcere, per 18 mesi. Quelli che vengono dal carcere – prosegue l’esponente di Sinistra Ecologia e Libertà – hanno già scontato per intero la pena; e gli altri possono essere lì semplicemente perchè il loro datore di lavoro (il più delle volte italiano) non li ha messi in regola o perchè il loro permesso di soggiorno è scaduto” Pustetto conferma quanto più volte raccontato dal Piccolo: molti migranti dormono per terra perchè i materassi, danneggiati nell’ultima rivolta, sono stati rimpiazzati solo in minima in parte. (l.m.)
Pioggia di denunce a Trieste: volantino
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni
In questi giorni la questura e la procura di Trieste stanno presentando il conto per le mobilitazioni dell’autunno-inverno scorso. In quei mesi infatti la normalità della vita cittadina fu in parte incrinata grazie a vari movimenti e mobilitazioni. In particolare fra ottobre e dicembre fu movimento di “Occupy trieste” a calcare le scene: prima con la tendopoli in piazza Unità e poi piazza Borsa e poi con alcuni tentativi di occupazione. Fra la fine di febbraio e inizi marzo furono invece le mobilitazioni NOTAV e contro l’amministratore delle Ferrovie Moretti a movimentare le piazze.
Adesso stanno arrivando decine e decine di denunce per i reati di occupazione abusiva (tentativo di occupazione dell’ex banco di napoli in novembre e occupazione per sei giorni dell’ex hera in dicembre) e per manifestazione non autorizzata (contestazione a Moretti il 29 febbraio e corteo notav in solidarietà alla Valsusa e a Luca Abbà il 1 marzo). Vari dei denunciati sono compagn* e simpatizzanti del Gruppo Anarchico Germinal.
La repressione non fermerà le nostre lotte!
uno degli inquisiti
Di seguito il volantino che verrà diffuso al corteo studentesco di venerdì 12.

CARA/ Pugni a un iraniano, poliziotto a processo
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
da Il Piccolo del 9 ottobre 2012 Pagina 23 – Gorizia-Monfalcone
Pugni a un iraniano, poliziotto a processo
I fatti sono avvenuti al Cara, centro che ospita i richiedenti asilo politico. Prosciolto dall’accusa di abuso d’ufficio
Un poliziotto in servizio al Cara, il centro di assistenza ai richiedenti asilo politico, che si trova a Gradisca d’Isonzo nell’ex caserma Polonio, è stato rinviato a giudizio per percosse e violenza privata nei confronti di un giovane iraniano ospite del centro. Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare Paola Santangelo, che ha accolto solo parzialmente le richieste avanzate dalla Procura della Repubblica. L’agente di Ps, infatti, è stato prosciolto dall’accusa di abuso d’ufficio. Il processo è stato fissato per il prossimo 13 giugno dinanzi al giudice monocratico del tribunale goriziano. La vicenda, che ha portato all’apertura di un’indagine da parte della magistratura sfociata con la richiesta di rinvio a giudizio, risale al maggio dello scorso anno ed è avvenuta durante i controlli che puntualmente vengono eseguiti dagli agenti in servizio nel momento che gli ospiti fanno ritorno al centro. Come è noto i richiedenti asilo politico, al contrario di chi si trova nel vicino Cie, può uscire nell’arco della giornata e rientrare alla sera entro le 20. Nel caso specifico l’iraniano era stato invitato a passare attraverso il metal detector per un controllo che non avesse con sè materiale atto a offendere. In particolare i controlli vengono effettuati per evitare la detenzione di coltelli come era già accaduto nel passato. Un modo preventivo per evitare che in caso di litigi tra gli ospiti non spunti qualche pericolosa lama. Quella sera tra l’iraniano e il poliziotto addetto al controllo c’era stato uno scambio vivace di battute. Sono volate parole grosse; poi, secondo il capo di accusa, l’iraniano sarebbe stato trascinato con forza in una stanza e colpito con dei pugni dal poliziotto che lo avrebbe anche insultato. Il difensore dell’agente, l’avvocato Massimo Bruno, minimizza su quanto accaduto. «Va detto che l’accusa più grave, quella dell’abuso d’ufficio, è caduta – sottolinea il legale -; sui fatti incriminati ci sono poi versioni contrastanti, il mio cliente nega di aver usato violenza e sono convinto che sarà fatta piena luce durante il processo». L’iraniano, che da tempo ha lasciato il centro di Gradisca, si è costituito parte civile assistito dall’avvocato Paolo Marchiori che ha pure citato il ministero dell’Interno quale responsabile civile. Il giudice delle udienze preliminare ha accolto tale richiesta. Non si è invece costituita parte civile, come sembrava in un primo momento, un’associazione di studi giuridici sull’immigrazione. Il Cara è stato aperto a Gradisca d’Isonzo nel 2008, due anni dopo il Cie, ed ha una capacità ricettiva di 138 posti. Attualmente gli ospiti si aggirano intorno alle 110 unità di varie nazionalità, anche se prevalgono gli africani. Mediamente solamente il 10 per cento ottiene il permesso di asilo politico.
