Foto pedopornografiche sul cellulare di un alpino impegnato in Afganistan

Dai CIE alle missioni all’estero alla pedopornografia (perlomeno): Cronaca ordinaria di violenza militarista, razzista, sessista e pedofila.


I SOSPETTI SUL SOTTOUFFICIALE

Le foto della vergogna nel cellulare dell’alpino

Dieci immagini di bambine violentate: indagato
un caporalmaggiore

NICCOLÒ ZANCAN
TORINO

Chi ha visto le immagini non riesce a dimenticarle. Bambine piccolissime violentate e umiliate. Almeno dieci foto raccapriccianti. Erano nel telefono cellulare di un caporalmaggiore del 32° Reggimento Guastatori della Brigata Taurinense, un ragazzo di 28 anni, già impegnato in diverse missioni all’estero e all’interno del centro di identificazione ed espulsione di Torino. Gli agenti delle squadra Mobile ci sono arrivati per caso. Ma adesso l’indagine, coordinata dal pm Francesca Traverso, vuole chiarire tutto: quale sia l’origine del materiale pedopornografico, lo sfondo della violenza. Da dove arrivi e con chi sia stato scambiato. Con un sospetto pesantissimo: che possano essere fotografie scattate direttamente dal caporalmaggiore. Lui però, all’avvocato Katia Lava, ha giurato il contrario:

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LE CATASTROFI DEI PADRONI DELL’ENERGIA/ Adesso è il turno dell’esplosione dei pozzi di gas

Continuano le catastrofi dei padroni dell’energia

Texas, esplode pozzo di gas naturaleAlmeno tre i morti e dieci   dispersi

TEXAS: esplode un pozzo di gas

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NOTAV: Ancora una marea di falsità sulla Trieste-Divaccia

Continua l’opera di disinformazione sulle presunte tratte della TAV in Regione.

Difatti il “buco” nei progetti non riguarda solo il veneto ma TUTTA LA TRATTA FINO A TRIESTE dove ancora nei fatti non esiste NESSUN PROGETTO.

Altra scemenza è l’affermazione sulla presentazione del progetto definitivo della nuova tratta Trieste-Divaccia in autunno, quando, ad oggi, non è stato presentato ancora neanche lo studio di fattibilità.

E intanto in lombardia (dove la TAV c’è già) taglieranno i treni dei pendolari del 30% per mancanza di fondi…VERGOGNA!!!!!

 

 

 

Da Il Piccolo

 

MERCOLEDÌ, 09 GIUGNO 2010

VERTICE SPAGNOLO SULLE RETI TEN. SERRACCHIANI: PASSO AVANTI. RESTA IL NODO VENETO

Tav italo-slovena blindata a Saragozza

Task force bilaterale e progetto definitivo entro l’autunno. L’Austria difende Trieste

TRIESTE Laurens Jan Brinkhorst, a colloquio con Debora Serracchiani, (ri)mette il dito nella piaga: un buco nero esiste e resiste, il buco tutto italiano che inghiotte la Tav nel tratto veneto, dove manca un progetto ma non mancano le tentazioni litoranee. Subito dopo, però, il coordinatore europeo del progetto prioritario 6, ribattezzato un po’ impropriamente Corridoio V, sorride: il passo avanti c’è, ed è importante. E con lui, pur non abbassando la guardia, sorride l’eurodeputata del Friuli Venezia Giulia. La conferenza di Saragozza, quella che riunisce il ghota comunitario dei trasporti allo scopo di ridefinire le reti di trasporto transeuropeo, ”blinda” il Corridoio più atteso a Nordest: il sofferto Corridoio V che deve ”avvicinare” Lione e il confine ucraino con i treni ad alta velocità, toccando Trieste, è e resta una priorità europea. E, dunque, va finanziato.

Nessuno ha dubbi: i ministri dei Trasporti di Francia, Italia, Slovenia e Ungheria firmano, con la benedizione dello stesso Brinkhorst e del vicepresidente della commissione Sim Kallas, un memorandum d’intesa inequivocabile. Definiscono il Corridoio «una pietra angolare» della rete transeuropea. S’impegnano a inserirlo nelle politiche nazionali, a costruirlo nel segno del minor impatto ambientale, ma anche in sinergia con tutti gli altri Corridoi al fine di evitare sovrapposizioni. Non è un impegno irrilevante, e Serracchiani ricorda il perché: «Il ministro Altero Matteoli ha fugato tutti i dubbi che incontri bilaterali con il viceministro Roberto Castelli avevano innescato».

C’è di più. Il memorandum contiene un ”patto a due” che riguarda la tratta tra Trieste e Divaccia: Italia e Slovenia, mettendo da parte le reciproche diffidenze, ne garantiscono il decollo. Come? Creando «prima di ottobre 2010» un organo esecutivo comune per le attività legate alla realizzazione. E sostituendolo «entro metà 2011» con un gruppo di interesse economico europeo. Non solo: Italia e Slovenia si impegnano a confermare il nuovo tracciato prima di ottobre. Quale tracciato? Quello alto che bypassa la Val Rosandra, frutto del recente accordo, sembra ormai sicuro. Tira le fila, a fine lavori, Serracchiani: «Il memorandum è un impegno importante. Ora, certo, dobbiamo vigilare affinché non resti sulla carta ma si traduca in atti».

Non è il solo frutto positivo raccolto in terra spagnola: l’Austria, impegnata in prima linea a favore del Corridoio Baltico-Adriatico che deve collegare l’Europa del Nord a quella del Sud, difende il Friuli Venezia Giulia. E, in un documento ufficiale, fa approdare i treni futuri tanto a Trieste quanto a Udine, ignorando completamente la Slovenia che ha peraltro tentato di ”scippare” l’Italia. Matteoli, a sua volta, conferma che il Corridoio deve toccare Trieste. E l’europarlamento, come annuncia ancora Serracchiani, vota la prossima settimana: la battaglia continua. (r.g.)

PSEUDO-ANARCHISMO/ La sedicente USI di Udine collabora con il Comune

Dal sito del PD della Provincia di Udine apprendiamo la notizia del consolidarsi del collaborazionismo fra la falsa USI-AIT di Udine e le istituzioni locali. Dopo il lecchinaggio verso il Sindaco Honsell di qualche mese fa, ecco che ora questa falsa organizzazione anarco-sindacalista esce fuori con una iniziativa nella quale c’è una diretta collaborazione con il Comune di Udine. Questo è uno di quei frangenti nei quali diventa veramente indispensabile ricordare che l’anarchismo è anti-istituzionale. Collaborare con le istituzioni anche quando se ne può fare benissimo a meno è una dimostrazione inequivocabile della propria inconsistenza politica in termini di coerenza con la teoria e la prassi, storicamente consolidate, dell’anarchismo.

Continuando di questo passo c’è da aspettarsi che alle prossime elezioni comunali Renato Grego e/o altri tesserati del suo partitino politico non saranno in grado di provare il loro boicottaggio  militante  alle farse elettorali che è anch’esso un presupposto basilare per dichiararsi anarchici.

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UDINE – Fieramente diversi

nell’ambito delle iniziative di “udine estate10” si terrà dall’11 al 13 giugno presso il Parco dell’ex OP di Sant’Osvaldo la manifestazione contro tutti i razzismi FIERA MENTE DIVERSI: (contro tutti i razzismi) organizzato da Unione Sindacale Italiana-A.I.T e da Emergency Gruppo Udine, con la collaborazione del Comune di Udine e dell’Assessorato ai Diritti di Cittadinanza. Al fine di partecipare alla costruzione di una reale cultura antirazzista, che si basi sul rispetto reciproco, sull’eguaglianza e sugli universali diritti sociali, crediamo che anche nel territorio udinese si debbano porre in essere il maggior numero possibile di iniziative d’informazione e denuncia antirazzista.
Per questo si intende dar vita ad uno spazio pubblico di confronto e dibattito finalizzato a dare impulso e contributi alla cultura della convivenza e dell’interazione tra alterità. L’eventuale ricavato delle donazioni verrà interamente devoluto a sostegno del “Programma Italia – Accoglienza Migranti” progetto di Emergency.

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NB: L’evento è anche inserito nel programma ufficiale

CSA di Udine in esilio/ Proiezione COMANDO e CONTROLLO sulla protezione civile a L’Aquila

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DELIRI SECURITARI: una bella risposta alla Lega a Trieste

Da Il piccolo del 10/06/10

 

CARLA CORSO ATTACCA LA LEGA

«Telecamere anti-prostitute Uno spreco, non ci sono più»

«Le telecamere anti-prostituzione serviranno a filmare il vuoto». È la reazione di Carla Corso, portavoce del Comitato per i diritti civili delle prostitute (Cdcp), alla mozione urgente presentata dai consiglieri comunali padani Maurizio Ferrara e Giuseppe Portale in cui chiedono di «installare, nelle zone più a rischio e sensibili a tale fenomeno della città, telecamere di sorveglianza notturna sia a scopo deterrente, sia a scopo repressivo delle eventuali attività illecite svolte in loco».

Pronta la risposta della Corso che chiede di usare quelle risorse economiche – comunque non ancora stanziate – per finanziare programmi sociali a sostegno delle donne vittime di tratta e sfruttamento e non per comprare telecamere «che violano la libertà di tutti». E la posizione del Carroccio? «Una richiesta ridicola. Si tratta di una scusa, una richiesta strumentale per avere un maggiore visibilità», insiste la portavoce. Facendo presente la situazione triestina dove «la prostituzione di strada quasi non esiste più».

Una posizione, quella della Corso, che parte dall’analisi del fenomeno prostituzione. «Siamo uscite per anni due notti al mese con un mezzo messo a disposizione dall’Azienda per i servizi sanitari – racconta la portavoce del Cdcp – svolgendo azioni di recupero delle prostitute, in modo da farle uscire dal tunnel dello sfruttamento e garantire loro un efficace trattamento sanitario. Abbiamo abbandonato l’attività perché il fenomeno oramai è quasi scomparso».

I due consiglieri della Lega avevano motivato la loro richiesta parlando di «preoccupante crescita della prostituzione soprattutto nelle zone del centro cittadino», aggiungendo che «c’è la necessità di evitare che particolari quartieri diventino aree adibite a incontri e adescamenti su strada, per opera di potenziali clienti e prostitute, con susseguente degrado nel decoro cittadino».

«Non c’è niente di più falso – replica la Corso – perché oramai il fenomeno è stato trasferito, da parte degli sfruttatori, negli appartamenti, in modo da sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine. Bisogna invece evidenziare che la clandestinità è figlia della miseria e che la spesa per ulteriori telecamere, da aggiungere a quelle, numerosissime, che già spiano la nostra vita in tutte le ore del giorno e della notte, sarebbe del tutto superflua e ingiustificata. Sarebbe clamoroso che in un momento di crisi si trovassero invece risorse per comperare telecamere la cui unica funzione sarebbe quella di filmare il vuoto».

Ugo Salvini

NOTAV: il Comune di Aurisina si piega alle lobby della Tav

La risposta dei comitati non si farà attendere…

 

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Da Il Piccolo

GIOVEDÌ, 10 GIUGNO 2010

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CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO A VISOGLIANO

DOCUMENTO

L’Alta velocità attraverso Duino Aurisina: dieci chilometri in galleria e due in superficie

Rfi ha illustrato il tracciato predisposto con il Comune e l’apporto di geologi e speleologi

Approvato un ordine del giorno sulla necessità di un progetto partecipato

di GIOVANNI LONGHI

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VISOGLIANO Spostare il tracciato quanto più possibile da grotte e doline, oltre che dal ”paleo alveo” del Timavo, portandolo lungo i fianchi del monte Ermada. Non passare sotto a borgate carsiche o frazioni. Evitare assolutamente gli avvallamenti e le cavità ipogee. Sono stati questi i tre punti fermi che hanno ispirato la parte relativa al comune di Duino Aurisina della bozza del tracciato dell’Alta velocità, inserito nel Corridoio 5 che collegherà il Nord Italia all’Est europeo passando per la nostra provincia.

Ieri pomeriggio la bozza, frutto di alcuni anni di studi eseguiti da Rete ferroviaria italiana in collaborazione con il Comune carsico, geologi e speleologi, è stata presentata al Consiglio comunale riunito in seduta straordinaria nella sala del campo sportivo di Visogliano.

Il tracciato che interesserà il territorio di Duino Aurisina per una decina di chilometri, proveniente dal comune di Monfalcone e diretto in parte verso Divaccia e in parte verso Trieste, correrà per l’80 per cento sotto terra, a una profondità massima di 120 metri. Per i due chilometri previsti in superficie, dopo la la stazione di Aurisina, sarà realizzata una trincea profonda 15 metri.

Le gallerie saranno due, parallele, ognuna a binario semplice, con bracci di collegamento imposti dalle normative di sicurezza ogni 500 metri.

Dopo la stazione di Aurisina, verso est, il tracciato si dividerà: un ramo scenderà verso la linea di cintura di Trieste, l’altro salirà impercettibilmente in direzione di Divaccia, in territorio sloveno.

Garantito dal responsabile del progetto, l’ingegner Carlo Comin di Rfi, e ”sancito” dalla presenza del Comune nell’elenco degli enti che hanno contribuito alla stesura, il totale rispetto delle criticità che un contesto geologico e ambientale come quello carsico presenta. Sulla planimetria illustrata, la traccia nera che si insinua nel territorio del comune segna una sorta di slalom tra le linee di livello delle doline e le cavità ipogee. Un po’ come infilare un filo di ferro nel gruviera cercando di evitare i buchi.

L’operazione è stata resa possibile grazie a una diversa previsione rispetto agli studi originari, che calibravano il percorso su convogli da 250 chilometri all’ora e privilegiavano il trasporto di persone.

Quell’impostazione è tramontata e l’Alta velocità che si sta predisponendo servirà quasi esclusivamente il traffico merci, che può viaggiare a velocità inferiori. La riduzione della velocità da 250 a 150 chilometri all’ora ha consentito così di accentuare i raggi di curvatura e rispettare quanto più possibile le caratteristiche geologiche.

Restano da verificare le conseguenze che il passaggio di treni a 150 all’ora, a una profondità di 100 metri, comporteranno per le case sparse che dovessero trovarsi sulla perpendicolare della galleria, oltre che per la tenuta statica del bacino carsico in cui il traforo si inserisce.

«L’opera non decollerà prima del 2030 – si èaffrettato a precisare Carlo Comin – ma il progetto va presentato, altrimenti perdiamo i fondi (7 milioni di euro, ndr) che l’Ue ci ha anticipato per l’intero progetto».

L’argomento ha convinto anche i capigruppo presenti in Consiglio, che hanno sottoscritto un ordine del giorno, poi approvato all’unanimità, che ”recepisce la necessità di realizzare la linea ferroviaria di Alta velocità attraverso un progetto partecipato che preveda da parte delle Ferrovie una compensazione in opere pubbliche da investire sul territorio”.

La bozza sarà ora presentata alla popolazione per le opportune osservazioni, e contemporaneamente inviata dalle Ferrovie al ministero dei Trasporti e a quello dell’Ambiente.

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Il Piccolo GIOVEDÌ, 10 GIUGNO 2010 Pagina 17 – Trieste

Due milioni di metri cubi di rocce e terra ma lo smaltimento resta un mistero

VISOGLIANO Perforare sette, otto chilometri di Carso da Medeazza ad Aurisina, scavando a una profondità di un centinaio di metri per realizzare due gallerie da un binario ciascuna, produrrà 2 milioni di metri cubi di materiale. La previsione è contenuta nel Sia, lo studio di impatto ambientale allegato alla bozza di progetto presentata ieri.
Un’indicazione specifica sul luogo in cui depositare questa montagna di detriti, terrosi e rocciosi, non è però ancora definita. Le ipotesi avanzate ieri sono fantasiose: una suggeriva di trasportare queste rocce davanti alla laguna di Venezia per dare un contributo al Mose, il sistema di dighe che dovrebbe salvaguardare il capoluogo veneto dalle periodiche maree che lo sommergono.
Rimanendo in ambito marino, un’altra possibilità sarebbe quella di utilizzare i detriti per costruire un molo (ma non si sa dove).
In realtà il problema verrà affrontato in un futturo abbastanza lontano, tra qualche decina di anni, quando ruspe e trivelle entreranno in funzione. (g.l.)

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La politica di rapina del Governo si fa sentire su tutto: +TAV – TRENI

Chi paga la crisi:

3,5 miliardi

di euro

in meno

per il

trasporto

locale

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ELETTRODOTTO/ Luci spara cazzate

Messagero Veneto 11 giugno 2010

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VENERDÌ, 11 GIUGNO 2010 Pagina 10 – Udine

Elettrodotto, l’allarme degli industriali

Il presidente di Confindustria Luci: «Acceleriamo i tempi. Il nostro impianto è datato»

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«L’attuale è a rischio collasso con la produzione a pieno ritmo. Danni anche alle famiglie Roma potrebbe nominare un commissario, ma sarebbe una sconfitta per il sistema locale»

di FEDERICA BARELLA

PAVIA DI UDINE. Un sistema datato che rischia di collassare se (o quando) le imprese maggiormente “energivore” ricominceranno a lavorare a pieno ritmo. Un sistema, quindi, quello produttivo che sulla questione elettrodotto lancia un vero e proprio grido d’allarme.
Il giorno dopo la notizia del “giudizio sospeso” da parte della Regione in materia di valutazione di impatto ambientale del progetto di Terna per la realizzazione del nuovo elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest (che andrà a sostituire il vecchio impianto), scende in campo anche la Confindustria. E lo fa attraverso il suo presidente Adriano Luci.  «Stiamo seguendo con attenzione questo progetto – ha precisato ieri Luci -. Purtroppo però questa non decisione della Giunta e l’intero svolgimento dell’iter dimostra quanto questo nostro Paese sia ingessato burocraticamente. Mentre, sul fronte opposto, imprese e cittadini hanno bisogno di decisioni immediate e urgenti».
E a questo proposito Adriano Luci cita i molti studi e le molte analisi elaborate da Confindustria. «Se le molte imprese “energivore” a sud di Udine non fossero costrette a un minor lavoro a causa della crisi – aggiunge Luci -, il nostro sistema elettrico, e non parlo solo di quello industriale ma di quello generale compreso quindi quello per l’uso domestico, sarebbe forse già andato in tilt. Per questo insistiamo sull’urgenza dell’opera».
Urgenza sì, senza però trascurare la qualità e la completezza. «Bisogna studiare certamente il progetto migliore, per questo non vogliamo neanche entrare dentro al dibattito relativo a “interrato sì o interrato no”. I tecnici e gli esperti su questo fronte si sono già espressi. E non è nostro compito riaprire la questione».
Se il sistema locale continuerà a ritardare le decisioni e i pareri consultivi richiesti, mette in guardia il presidente di Confindustria Luci, il risultato potrebbe essere l’arrivo del commissario. «Roma infatti potrebbe voler accelerare definitivamente la tempistica – spiega Luci – nominando un “commissario ad acta”. Un po’ come è successo per la terza corsia dell’autostrada. Ma in questo caso il sistema locale perderà per lo meno il potere di controllare e seguire da vicino l’evolversi del progetto».

 

VENERDÌ, 11 GIUGNO 2010

Pagina 10 – Udine

Il Comitato per la Vita del Friuli rurale rilancia per un nuovo confronto

Il fronte del “no”

PAVIA DI UDINE. Nuovo incontro tra Regione, Confindustria, cittadini riuniti nel Comitato per la Vita del Friuli rurale e i rappresentanti della stessa società Terna. Il primo a lanciare questa ipotesi è stato proprio ieri il presidente della Confindustria udinese, Adriano Luci. Una possibilità accettata indirettamente anche dal referente del comitato di protesta Aldevis Tibaldi, che già nei giorni scorsi rivandicava l’esigenza di un nuovo confronto aperto. «Nel corso di un incontro sulla “green economy” – spiega Tibaldi – l’assessore regionale De Anna ci ha dimostrato la sua disponibilità per un incontro e noi abbiamo subito apprezzato questa nuova disponibilità della Regione». A giudizio del Comitato per la Vita del Friuli rurale la non decisione della giunta regionale in materia di valutazione di impatto ambientale è in realtà una vera e propria bocciatura. «Al di là dell’intuibile imbarazzo del presidente Tondo e di chi nell’esecutivo ha pensato di vendere la pelle dell’orso prima dell’ora, in realtà le cose si stanno mettendo in modo diverso. E l’invito dell’assessore De Anna a un incontro ne è la prova. L’assedio alla cittadella regionale – conclude Tibaldi – , fatta di assemblee pubbliche, informative e improvvisate in ogni possibile circostanza, di una comunicazione porta a porta sotto i vessilli della Patria del Friuli e di migliaia di volantini, ha cominciato dunque a dare i suoi frutti».

ACQUA/ Il Tubone una lobby consociativa PD-PdL che fa quello che vuole

Il Piccolo VENERDÌ, 11 GIUGNO 2010 Pagina 8 – Gorizia

IL COMITATO CONTESTA LE NOTIFICHE

Depurazione, via agli allacciamenti

CERVIGNANO Tubone, arrivano le notifiche di allacciamento. Ma per il Comitato di difesa ambientale manca l’ordinanza del Comune, o dell’Ato, che dovrebbe essere l’ente competente per l’incarico. E si alzano due appelli: per chiedere all’Ato e all’Autorità regionale di vigilanza se la procedura con cui sarebbe stato notificato l’obbligo degli allacciamenti è corretta. Il secondo si rivolge invece agli utenti che, secondo il Comitato, non sono obbligati a dotarsi della “vasca condensa grassi”, che rappresenta un significativo onere aggiuntivo nei lavori di allacciamento e che comporta, soprattutto, il costo dei futuri svuotamenti. Un ragionamento giustificato dalla presenza del canone di depurazione: in sostanza, il Comitato dice che, se un utente già paga il canone, non dovrebbe essere caricato di altri costi, come quello della vasca condensa grassi e dei successivi svuotamenti.
Continua la battaglia del Comitato difesa ambientale, guidata da Paolo De Toni, contro le procedure messe in campo dal Consorzio depurazione laguna, noto ai più come ”Tubone”. Il mese di maggio ha segnato un altro passo sull’aspra vicenda delle bollette, con gli utenti che per anni hanno pagato anche il canone per una depurazione che non sarebbe mai avvenuta. Ieri il Comitato ha fatto sapere che, a maggio, nei comuni di Cervignano, San Giorgio e Torviscosa «sono arrivate pseudo notifiche di allacciamento alla rete fognaria del Consorzio Depurazione Laguna, indirizzate al momento solo agli amministratori condominiali».
Comincia da qui la prima critica: «Già a prima vista si resta stupiti – recita la nota diffusa dal Comitato -, visto che, in un’unica raccomandata, si trova un pacco di avvisi riguardanti ognuno un condominio diverso, mentre è ovvio che ogni struttura condominiale dovrebbe avere una notifica con raccomandata a sé stante, anche se ha lo stesso amministratore». Poi si entra nel concreto: la notifica dell’obbligo degli allacciamenti proviene dal ”Tubone”. Il Comitato contesta che quest’ultimo, non essendo un’autorità amministrativa ma un semplice gestore, non avrebbe il potere di notificare l’obbligo di allacciamento. A maggior ragione perché, secondo alcune indagini effettuate dagli esponenti del Comitato, il ”Tubone” non avrebbe mai ricevuto questo preciso incarico da parte dell’Ato. «Solo la mancata osservanza di un’ordinanza comunale – chiosa De Toni – è soggetta a interventi coattivi e provvedimenti sanzionatori». (e.p.)

 

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Messaggero Veneto VENERDÌ, 11 GIUGNO 2010 Pagina 13 – Udine

Bollette Tubone, prime notifiche agli amministratori condominiali

Il comitato avverte gli utenti: chi le riceve però può ignorarle perché ci vuole una specifica ordinanza del Comune

SAN GIORGIO. L’arrivo agli amministratori condominiali delle “pseudo notifiche” di allacciamento alla rete fognaria del Consorzio Depurazione Laguna spa, mette in allarme il Comitato di Difesa ambientale della Bassa Friulana, che attraverso il suo portavoce, Paolo De Toni, evidenzia tutte le motivazione perché tali notifiche non sono  valide. «Già a prima vista – affera De Toni-, si resta stupiti in quanto in un’unica busta inviata come raccomandata, si trova un pacco di avvisi riguardanti ognuno un condominio diverso, mentre è ovvio che ogni struttura condominiale, dovrebbe avere una notifica a se stante anche se ha lo stesso amministratore. Nella missiva, c’è un richiamo all’articolo 1131 del codice civile, nel quale si rileva che l’autorità amministrativa, può notificare gli atti, per questioni come il medesimo oggetto, all’amministratore, invece che al singolo utente. Bene, ma è evidente che l’enete gestore del servizio idrico integrato non è certamente un’autorità amministrativa, per cui non può notificare nulla all’amministratore ed eventualmente dovrebbe notificare l’atto all’utente oltrechè all’amministratore». «Poi – continua De Toni -, il gestore, ricorda che il compito della notifica è in capo all’Ente competente, ma da una breve ricerca sugli atti amministrativi dell’Ato, si scopre che il gestore non ha mai ricevuto dall’Ato il compito specifico della notifica dell’obbligo di allacciamento, ma solo quello della gestione dell’iter autorizzatorio (“Gestione regime autorizzatorio degli scarichi e degli allacciamenti della pubblica fognatura”) che necessariamente implica anche l’atto della notifica. Infatti, da una ricerca in internet, si trova che spesso sono i comuni ad emettere le ordinanze, indicando che l’utente deve fare la richiesta di allacciamento al gestore. Ed è in effetti nel regolamento di fognatura ora in vigore approvato dall’Ato il 2 ottobre 2009, questa contraddizione alla fin fine emerge in quanto si legge. In realtà il gestore non rilascia l’autorizzazione allo scarico, ma il nulla osta come si evince all’art. 22». De Toni ribadisce che tutto ciò fa capire che in realtà il gestore ha un compito puramente tecnico e che le raccomandate che sta inviando il Tubone «non sono quelle effettive notifiche dell’obbligo di allacciamento in quanto se anche l’interessato le ignora nulla può capitargli finchè il Comune non emette una sua specifica ordinanza. Chiediamo quindi all’Ato e all’Autority di vigilanza (Cinti) che si esprimano ufficialmente in merito che gli amministratori condominiali si pongano il problema se così configurata al questione degli allacciamenti abbia un contenuto che esorbita dalle attribuzioni dell’amministratore e lo si faccia presente all’assemblea dei condomini. Infine mettiamo in guardi all’obbligo di dotarsi di vasca consenta grassi che rappresenta un altro onere oltre allo svuotamento». (f.a.)

 

 

 

Il testo integrale del Comunicato

 

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Questione degli allacciamenti

 

I soliti pasticci del tubone.

 

Nei comuni di San Giorgio, Torviscosa e Cervignano nel mese di maggio sono arrivate delle “pseudo notifiche” di allacciamento alla rete fognaria del Consorzio Depurazione Laguna, indirizzate per il momento solo agli amministratori condominiali. Già a prima vista si resta stupiti in quanto in una unica busta inviata come raccomandata, si trova un pacco di avvisi riguardanti ognuno un condominio diverso mentre è ovvio che ogni struttura condominiale dovrebbe avere un notifica con raccomandata a sé stante, anche se ha lo stesso amministratore. Nella missiva c’è un richiamo all’articolo 1131 del Codice Civile

Art.1131 – Rappresentanza – Nei limiti delle attribuzioni stabilite dall’articolo precedente o dei maggiori poteri conferitigli dal regolamento di condominio o dall’assemblea, l’amministratore ha la rappresentanza dei partecipanti e può agire in giudizio sia contro i condomini sia contro i terzi. 
Può essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni dell’edificio; a lui sono notificati i provvedimenti dell’autorità amministrativa che si riferiscono allo stesso oggetto. 
Qualora la citazione o il provvedimento abbia un contenuto che esorbita dalle attribuzioni dell’amministratore,
questi è tenuto a darne senza indugio notizia all’assemblea dei condomini. 
L’amministratore che non adempie quest’obbligo può essere revocato ed è tenuto al risarcimento dei danni.

nel quale si rileva che “l’autorità amministrativa” può notificare gli atti, per questioni con il medesimo oggetto, all’amministratore, invece che al singolo utente. Bene, ma è evidente che l’Ente Gestore del servizio idrico non è certamente un “autorità amministrativa” per cui non può notificare nulla all’amministratore ed eventualmente dovrebbe notificare l’atto all’utente oltrechè all’amministratore. Poi il Gestore ricorda che il compito della notifica è in capo alll’ “Ente competente”, ma da una breve ricerca sugli atti amministrativi dell’ATO si scopre che il Gestore non ha mai ricevuto dall’ATO il compito specifico della Notifica dell’obbligo di allacciamento ma solo quello della gestione dell’iter autorizzatorio (“Gestione regime autorizzatorio degli scarichi e degli allacciamenti alla pubblica fognatura” che non necessariamente implica anche l’atto della Notifica. Infatti da una ricerca in internet si trova che spesso sono i Comuni ad emettere le ordinanze indicando che l’utente deve fare la richiesta di allacciamento al Gestore. E in effetti nel regolamento di fognatura ora in vigore, approvato dall’ATO il 2 ottobre 2009, questa contraddizione alla fin fine emerge, in quanto si legge:

Art. 6 – Allacciamenti alla rete fognaria

In caso di inerzia o inadempienza degli interessati, o di non conformità delle opere di

allacciamento rispetto alle norme tecniche ed alle prescrizioni dell’autorizzazione, i relativi

obblighi possono essere fatti valere dal Comune con specifiche ordinanze, previa richiesta del

Gestore del servizio idrico integrato.

Art. 14 – Sanzioni regolamentari

La mancata osservanza dei termini e delle prescrizioni contenute nella ordinanza

comunale di obbligo di allacciamento alla rete fognaria comporta l’esecuzione d’ufficio delle opere

con recupero delle spese sostenute ai sensi del R.D. 14.04.1910 n. 639 nonché l’applicazione di

provvedimenti sanzionatori.

In realtà il Gestore non rilascia l’autorizzazione allo scarico, ma il “nulla osta” come si evince dall’articolo 22 del regolamento di fognatura che recita Art. 22 – Domanda di nulla osta all’allacciamento ed allo scarico

Tutto ciò fa capire che in realtà che il Gestore ha un compito puramente tecnico e che le raccomandate che sta inviando il tubone non sono delle effettive notifiche dell’obbligo di allacciamento in quanto se anche l’interessato le ignora non gli può capitare nulla fino a che il Comune non emette una sua specifica ordinanza ed infine solo la mancata osservanza di quella ordinanza comunale è soggetta ad interventi coattivi e provvedimenti sanzionatori.

Altri elementi fanno pensare che siamo di fronte ad un’azione improvvisata da parte del Tubone e ciò allo scopo di far vedere che sta facendo qualcosa sugli allacciamenti dopo 13 anni di inerzia quasi completa. A conferma di ciò se qualcuno, seguendo le istruzioni della pseudo-notifica, si reca nell’Ufficio Tecnico a San Giorgio di Nogaro, si sente rispondere che dovrà essere costituito un ufficio apposito per quelle pratiche, ma che tale ufficio non è ancora in funzione.

Quindi si richiede che l’ATO e l’Autorità Regionale di Vigilanza (Lucio Cinti) si esprimano ufficialmente su quale sia la procedura corretta e che gli Amministratori Condominiali si pongano il problema se così configurata la questione degli allacciamenti “abbia un contenuto che esorbita dalle attribuzioni dell’amministratore” e lo faccia presente all’assemblea dei condomini.

Infine quale che sia la scelta degli utenti e degli amministratori condominiali si vuole mettere in guardia che gli utenti non sono obbligati a dotarsi della “vasca condensa grassi” che rappresenta un significativo onere aggiuntivo nei lavori di allacciamento e soprattutto comporta l’onere futuro degli svuotamenti. Il fatto di pagare un canone di depurazione deve liberare l’utente da ogni altra spesa.

Comitato di Difesa Ambientale 10 giugno 2010