NOTAV: rassegna stampa del 20 gennaio, sabato presidio a Trieste

Da Il Piccolo

Alta velocità, l elenco delle 66 case sensibili Ad Aurisina binari a 30 metri dagli edifici

 

di TIZIANA CARPINELLI

DUINO AURISINA La lunga striscia di terreni che saranno inghiottiti dall’Alta velocità si staglia vicino, anzi vicinissimo, alle abitazioni private. Case e piccoli condomini, rustici e villette, ma anche centri di cura come la Pineta del Carso, per un totale di 66 immobili, concentrati tutti nella frazione di Aurisina stazione.

Da ieri le schede di questi edifici “sensibili”, con le foto delle relative facciate, l’indirizzo preciso, lo stato di conservazione degli infissi e, soprattutto, le distanze che fisicamente li separano dalla futura infrastruttura di Rfi, sono pubblicamente visionabili: basta cliccare il sito web del Wwf del Friuli Venezia Giulia e procedere con la lettura della sezione documenti sulla home page. Spulciando nell’elenco, tratto dallo Studio di impatto ambientale, si scopre che la Tav sfreccerà a un tiro di schioppo da diverse residenze: emblematici i casi delle abitazioni ai civici 61, 46 e 58, situate a 30-60 metri dalla linea del tracciato. Per non parlare del ricovero della Pineta del Carso, che pur trovandosi a una distanza maggiore (tra 235 e 355 mt) vedrà sfrecciare i treni a 240-250 chilometri orari dai letti dei degenti.

Complessivamente i “ricettori sensibili” – così sono state definite le unità abitative poste a una distanza ravvicinata alla futura linea ad alta capacità e alta velocità Venezia-Trieste – concernono un migliaio di edifici tra San Canzian d’Isonzo e Duino Aurisina. Ma se il sindaco Giorgio Ret esclude che vi possano essere problematiche rilevanti, dato che «proprio lì, ad Aurisina, sarà realizzata una stazione e dunque i treni non arriveranno a velocità sostenuta poiché si dovranno fermare», diversamente può dirsi per gli ”effetti collaterali” associati ai cantieri e in particolare per lo stoccaggio dei materiali di scavo. «Ci è stato comunicato che dovranno transitare 400 camion al giorno – spiega il primo cittadino – ma Duino Aurisina non ha arterie in grado di sopportare una tale mole di traffico pesante e dunque la prima cosa che chiederemo sarà la movimentazione delle pietre via rotaia». Pena la paralisi della circolazione, pericolo tanto più tangibile d’estate, quando i flussi vanno regolarmente in tilt. «A preoccupare di più, però, è l’incognita sul prosieguo del tracciato da Aurisina a Divaccia», conclude Ret. Più critico Maurizio Rozza (Verdi): «Vogliamo garanzie precise relativamente ai rischi ventilati ancora nel 2003 dal geologo Franco Cucchi, ovvero la possibile contaminazione delle falde con i lubrificanti delle trivelle e l’eventuale occlusione dei corsi d’acqua secondari del Timavo, la cui portata sotterranea non è nota in tutti i suoi punti». Per quanto riguarda invece le abitazioni ”sensibili” Rozza osserva che «dovranno essere assicurate barriere e isolamenti tali da ridurre il più possibile l’impatto dell’infrastruttura sulla vita dei residenti».

 

Riccardi: «Coadiuveremo gli enti nell analisi del progetto Tav»

 

DUINO AURISINA «Sabato, dopo aver affrontato i termini progettuali e procedimentali, definiremo insieme con i Comuni e le Province i percorsi più utili a garantire la massima conoscenza del progetto e le più efficaci e costruttive forme di partecipazione al fine di consentire a tutti la presentazione delle osservazioni agli elaborati ricevuti dalla Regione».

Lo afferma l’assessore regionale alla Viabilità Riccardo Riccardi che dopodomani alle 11 ha convocato al Palazzo della Regione una riunione con i Comuni investiti della progettazione preliminare delle due tratte Portogruaro-Ronchi e Ronchi-Trieste della linea ferroviaria ad Alta capacità e Alta velocità. «L’incontro – così Riccardi – rappresenta il primo tavolo di lavoro tra le amministrazioni municipali e la Regione, che intende coadiuvare le realtà del territorio nella fase di analisi della documentazione tecnica. Come Regione, ci mettiamo dunque a disposizione delle istituzioni locali, confermando sin d’ora l’intenzione di promuovere altre riunioni con gli enti, accorpati per aree territoriali». Interverranno Dario Danese, direttore regionale per le Infrastrutture e mobilità, che chiarirà gli aspetti procedurali e i responsabili di Rfi, per illustrare i progetti preliminari.

Intanto domani la Seconda commissione consiliare permanente di Duino Aurisina presenterà, dopo l’analisi del progetto, le sue osservazioni. Che verteranno principalmente sulla salvaguardia del territorio e sul coinvolgimento del Comune. «Altre osservazioni – aggiunge il presidente della commissione Fabio Eramo – concerneranno elementi correttivi, come lo spostamento di un campo logistico». Il documento sarà unitario, dunque condiviso con l’opposizione. (t.c.)

Lettera di Paviotti: a Regione e Provincia: «Stop alle procedure»

 

“Sospendete la procedura della Tav». É l’appello contenuto nella lettera inviata ieri dal sindaco di Cervignano, Pietro Paviotti, a Italferr, Regione e Provincia. «Resto favorevole al tracciato – puntualizza – ma il protocollo Sonego non è stato rispettato. Dovevano inviare il preliminare prima che iniziassero i termini, per studiarlo insieme ai tecnici comunali. Invece è stato depositato il 29 dicembre, e ora abbiamo 60 giorni di tempo solo per individuare eventuali interferenze, come ad esempio il passaggio di una linea del gas. A quel punto il Cipe ha 30 giorni per approvare il progetto. Si chiede dunque la sospensione della procedura – riprende Paviotti -, considerando che non si tiene in conto degli impegni assunti in precedenza, che non si è proseguito nel lavoro di progettazione condivisa e che l’elaborato inviatoci è frutto del lavoro svolo in solitudine da Italfer». Anche perché, sempre secondo il primo cittadino, nel preliminare non ci sarebbe neanche l’ombra delle mitigazioni ambientali stabilite nel 2008: «Dalla lettura del progetto – recita la lettera – che è complesso, non si è trovata risposta adeguata a nessuna delle opere di mitigazione descritte nell’allegato “C” del protocollo di intesa. Nulla si chiede sui tracciati, le scelte progettuali, le mitigazioni previste o quant’altro un’opera di così grande rilievo certamente richiederebbe». (el.pl.)

 

Mille case e un ospedale a ridosso della Tav

 

di FABIO MALACREA

Saranno almeno cinquemila le persone, nei comuni del Monfalconese, che dovranno convivere da molto vicino con i treni che sfrecceranno a oltre 200 chilometri l’ora sulla futura linea ferroviaria ad alta capacità e ad alta velocità Venezia-Trieste. La maggior parte a 150 metri di distanza, alcune addirittura a meno di dieci. È la realtà che emerge dalla mappa messa a punto dal Wwf del Friuli Venezia Giulia, che ha inserito sul suo sito internet (www.wwf.it/friuliveneziagiulia) le schede di tutti gli edifici – case e piccoli condomìni, rustici, villette e perfino un ospedale, quello monfalconese di San Polo – per un totale di un migliaio di stabili (995) tra Monfalcone (360), Ronchi (290), San Canzian d’Isonzo (253), Turriaco (10), Staranzano (8), Doberdò (8) e Duino-Aurisina (66). Sono i cosiddetti ”ricettori sensibili”, edifici posti cioè a una distanza ravvicinata al tracciato della futura Tav Trieste-Venezia.

Alcune situazioni, andando a spulciare nello Studio di impatto ambientale, rischiano di diventare paradossali, visto che la Tav, nel tratto monfalconese, sfreccerà a un tiro di schioppo da numerose abitazioni. Ci sono dei casi estremi come un’abitazione in località Sablici, vicino a Doberdò, posta a 15 metri dalla ferrovia o una di via San Polo, a Monfalcone, che si trova a soli tre metri dai binari. Ma casi emblematici si verificheranno anche in via Rebez e di via Roma a Pieris, dove molte case si trovano a meno di 40 metri dalla linea, come pure nel rione di San Vito a Ronchi dove delle gradevoli villette vedranno i convogli della Tav sfrecciare a una distanza di 35 metri. E l’ospedale di San Polo? Già ora si trova a 250 metri dalla linea ferroviaria, sia pure ”protetto” da un boschetto. Ma c’è da chiedersi se la scomoda vicinanza risulterà sopportabile per i degenti e per le attrezzature quando su quei binari transiderà un treno superveloce. Senza contare la situazione di Duino Aurisina dove la striscia di terreni su cui passerà l’Alta velocità è pure vicinissima alle abitazioni private: case, condomini, ma anche un centro di cura come la Pineta del Carso, per un totale di 66 immobili, tutti nella frazione di Aurisina stazione.

Il Wwf ha fatto un lavoro certosino, inserendo le schede di tutti i 995 edifici sensibili del Monfalconese, con tanto di foto delle facciate, indirizzi, stati di conservazione e, soprattutto, distanze dalla futura Tav, sul suo sito, in home page e nella sezione documenti. Il Wwf invita tutti i cittadini coinvolti a prenderne visione e a produrre osservazioni ai Ministeri competenti (Ambiente e Beni culturali) e alla Regione: entro il 20 febbraio (tratta Ronchi-Trieste) ed entro il 28 febbraio (Portogruaro-Ronchi).

 

«L impatto sul territorio resta grave»

 

Il progetto dell’Alta velocità-Alta capacità ferroviaria nel tratto Ronchi-Trieste è migliorato rispetto le ipotesi precedenti, ma gli impatti rischiano di essere ancora molto pesanti per l’ambiente carsico monfalconese e triestino. A ribadirlo è Legambiente, che pure prende atto della riduzione della velocità di percorrenza dei convogli a 200 chilometri orari, in grado di utilizzare le linee elettriche esistenti e ridurre le fasce di rispetto e quindi di uso del territorio. Il percorso Ronchi-Trieste prevede una riduzione dei tratti in galleria, ma il rischio di incrociare cavità carsiche rimane lo stesso, e non si può dire che, dal punto di vista paesaggistico, il ricorso a viadotti sia meno impattante. «Il Carso sarebbe in ogni caso martoriato dalle infrastrutture», sostiene l’associazione. Legambiente riconosce, però, come siano previsti interventi sulle linee esistenti, affrontando la sistemazione di alcune criticità che attualmente rendono problematico e poco efficiente il percorso.

«La riorganizzazione dello svincolo di San Polo – afferma l’associazione -, pur con difficoltà legate alla complessità dello snodo, è condivisibile, come pure il potenziamento della linea dal bivio di San Polo ad Aurisina». Rimangono comunque tutte le perplessità sullo sviluppo del polo intermodale, sulla fermata all’aeroporto, sul destino delle stazioni ferroviarie di Ronchi Nord e Monfalcone. L’associazione promuove invece la riorganizzazione e il potenziamento della linea esistente, ma boccia «pesanti e inutili interventi che, in assenza di finanziamenti, di un calcolo indipendente su costi e benefici, di tempi di realizzazione che vanno molto al di la di una ragionevole strategia di pianificazione, sono al di fuori di qualsiasi prospettiva di sviluppo». Legambiente chiede quindi alla Regione di rendere subito accessibile al pubblico sul suo sito almeno la documentazione essenziale e, nel frattempo, dà il buon esempio pubblicando sul sito regionale (http://www.legambiente.fvg.it/) e sul sito del circolo di Trieste (http://www.legambientetrieste.it/) il tracciato della tratta Ronchi-Trieste e la sintesi non tecnica dello Studio di impatto ambientale.

 

Messaggero Veneto

Tav, Cervignano chiede uno stop: «Il progetto non rispecchia gli accordi»

 

CERVIGNANO. La Tav continua a far discutere. Il sindaco di Cervignano ha inviato una lettera all’Italferr, alla Regione e alla Provincia per rendere noto che il comune di Cervignano, pur ribadendo la sua posizione favorevole in merito all’utilità del potenziamento della ferrovia con la realizzazione di una linea ad alta velocità, rileva come la procedura seguita per la progettazione preliminare non tenga in considerazione gli impegni assunti in precedenza. «In particolare – spiega Paviotti – non si è proseguito nel lavoro di progettazione condivisa e l’elaborato che ci è stato inviato qualche settimana fa è frutto del lavoro svolto in solitudine da Italferr. Inoltre non si è tenuto conto degli impegni presi per ridurre i danni ambientali. Per questo motivo chiedo la sospensione della procedura».

Afferma il primo cittadino di Cervignano: «Ci è stato comunicato che il progetto è stato presentato al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per essere sottoposto all’approvazione del Comitato per la programmazione economica che potrebbe approvarlo in tempi brevi. In merito al tema del potenziamento della ferrovia, questa amministrazione intende rammentare come, a seguito di un lungo lavoro svolto nel 2007 e 2008, sia stato possibile arrivare alla stesura di un protocollo di intesa firmato da 14 sindaci su 16 comuni interessati dal passaggio della nuova infrastruttura nel tratto compreso tra i fiumi Tagliamento e Isonzo».

Paviotti sottolinea che il protocollo in questione non si limitava ad individuare il tracciato ritenuto migliore per attraversare il territorio ma indicava l’impegno a proseguire un lavoro di progettazione concertata e condivisa con l’affiancamento di tecnici di fiducia indicati dai Comuni e dalla Provincia. «Lo stesso protocollo – aggiunge il sindaco cervignanese – si componeva di un allegato nel quale venivano stabilite alcune azioni di mitigazione ambientale che venivano indicate in particolare per il tratto che passerà nel territorio di Cervignano. La lettura del progetto è complessa e qualcosa potrebbe esserci sfuggito ma non abbiamo trovato risposta adeguata a nessuna delle opere descritte nell’allegato del protocollo di intesa. Non abbiamo rilevato la presenza di un tunnel trasparente su tutto il viadotto e neppure la presenza di barriere antirumore nell’impianto di stazione né interventi di mitigazione delle sollecitazioni verticali. E ancora non è stato inserita la realizzazione di un viadotto a Scodovacca e neppure l’eliminazione del cavalcavia sulla strada regionale 14. Infine manca la realizzazione di una pista ciclabile tra gli abitati di Scodovacca e Cervignano in via Chiozza».

Conclude il sindaco di Cervignano: «Chiediamo la sospensione della procedura per dar modo alle amministrazioni locali di valutare la proposta anche con l’ausilio di alcuni tecnici di fiducia. Rimaniamo a disposizione qualora gli organi competenti decidano di organizzare un incontro per definire soluzioni progettuali che tengano conto degli impegni assunti».

Elisa Michellut

 

Tav Venezia-Trieste, vertice tra Regione e Comuni

DINE. Vertice sul tracciato della Tav in Friuli Venezia Giulia, sabato nel palazzo della Regione a Trieste tra l’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti, Riccardo Riccardi, e tutti gli amministratori dei comuni e delle Province della regione interessati dalla progettazione preliminare delle due tratte Portogruaro- Ronchi dei Legionari e Ronchi- Trieste, della linea ferroviaria Alta capacità- Alta velocità riguardante la «parte regionale del Progetto prioritario 6 dell’Unione Europea dalla Francia verso Slovenia, Ungheria e il confine magiaro-ucraino». «Sabato – ribadisce Riccardi – dopo aver affrontato i termini progettuali e procedimentali, definiremo insieme con i Comuni e le Province i percorsi più utili a garantire la massima conoscenza del progetto e le più efficaci e costruttive forme di partecipazione al fine di consentire a tutti la presentazione delle osservazioni agli elaborati ricevuti dalla Regione». Intanto i Comitato No Tav Fvg, annunciano la loro presenza in piazza Unità d’Italia a Trieste, per un “Presidio simbolico”.

I Comitati No Tav Fvg, sottolineano che la documentazione di Studio di Impatto ambientale non è ancora pervenuta ai comuni, ricordando che da sabato mancheranno 38 giorni alla scadenza per la presentazione di eventuali “Osservazioni” da parte dei cittadini, affermando inoltre che in questi giorni a spiegare informare alla popolazione il progetto, sono stati solo i comitati attraverso l’indizione di assemblee pubbliche. «Forse tutta questa fretta – affermano – è dovuta alla presentazione del progetto preliminare entro il 31 dicembre 2010, pena la restituzione di 2,5 milioni di euro alla Comunità Europea già ricevuti come anticipo». Riccardi, rilancia al mittente queste accuse, sostenendo che, «dopo la presentazione delle ipotesi progettuali preliminari da parte di Rete ferroviaria italiana lo scorso dicembre, l’incontro di sabato rappresenta il primo Tavolo di lavoro tra le amministrazioni municipali e la Regione, che intende coadiuvare le realtà del territorio, Comuni e Province, nella fase di analisi della rilevante documentazione tecnica. Restiamo a disposizione di ogni Ente o sitituzione per un confronto al fine di ottenere la massima condivisione possibile su questa opera strategica per la nostra Regione». Nel corso della riunione di sabato interverranno il direttore regionale per le Infrastrutture e Mobilità, Dario Danese, che parlerà delle procedure previste dalla cosiddetta Legge Obiettivo, e i responsabili di Rfi, per illustrare i progetti preliminari della linea Tav.

Francesca Artico

 

«Tutti i documenti sono consultabili sul sito comunale»

 

Bragato RONCHI. E’ in fase di pubblicazione ed è consultabile on line sul sito del Comune (www.comuneronchi.it/Urbanistica-e-Pianificazione) la documentazione relativa al Piano di rischio aeroportuale, compreso nel nuovo piano regolatore. «È consultabile, sempre on line e sul medesimo sito comunale, anche tutta la documentazione depositata da Italferr/Rfi Spa sul progetto preliminare per l’Alta velocità/Alta capacità e adeguamento bivio San Polo”, ricorda l’assessore Sara Bragato, che invita i cittadini interessati a prendere visione di documenti e atti attraverso questo canale, oppure rivolgendosi direttamente agli uffici comunali.

«Questo – aggiunge – anche in risposta agli appunti mossi da alcuni consiglieri di opposizione e comitati. Mi rendo conto che, trattandosi di tavole tecniche, la lettura non potrà essere per tutti agevole. Gli uffici comunali e l’amministrazione a loro volta stanno analizzando puntualmente tutta la documentazione per essere in grado di segnalare a Italferr eventuali interferenze non rilevate in fase progettuale. I tempi concessi dalla legge sono piuttosto ristretti, ma cercheremo di organizzare quanto prima un’assemblea pubblica anche su questo tema, anche in collaborazione con gli altri Comuni coinvolti a livello mandamentale».

CIE DI GRADISCA: nessuno svuotamento, partono i lavori

Da Il Piccolo del 20/01/11

Il Cie non si svuoterà durante la ristrutturazione

 

GRADISCA Il Cie di Gradisca non sarà completamente svuotato durante i lavori di messa in sicurezza. Lo confermano fonti vicine alla Prefettura di Gorizia: nella struttura per immigrati, i cui lavori di ristrutturazione inizieranno a giorni, gli interventi verranno eseguiti a piccoli lotti riducendo la capienza a seconda delle esigenze. Ma una chiusura del Cie a quanto pare non è minimamente in discussione. Per primi saranno eseguiti i lavori di potenziamento della recinzione esterna e dell’impiantistica. L’intervento è stato affidato per un importo di 1 milione 641 mila euro alla Easylight di San Michele al Tagliamento, che dovrebbe completarlo in sei mesi. Particolarmente attesi gli interventi che condurranno alla collocazione di dispositivi di videosorveglianza e dei sistemi antifuga a infrarossi all’interno del centro di identificazione. Niente offendicula, invece: le sezioni ricurve bocciate dalla commissione De Mistura nel 2007 rimangono “non consentiti” dalla commissione etica. Si procederà dunque al solo innalzamento della recinzione e al suo rivestimento in plexiglass, così come era stato richiesto a gran voce anche dai sindacati di polizia, in modo da togliere ad eventuali fuggitivi ogni possibile appiglio. Non ci sono ancora offerte ufficiali, invece, per la nuova gestione del Cie e e del Cara di Gradisca. Ma l’interessamento di alcuni soggetti, che hanno richiesto di effettuare un sopralluogo nelle due strutture isontine per immigrati, è concreto. Fra queste, in ogni caso, almeno per ora non vi sono nè l’attuale gestore Connecting People nè il primo ente titolare dei servizi interni del centro di identificazione, la coop goriziana Minerva. Ad ogni modo la loro partecipazione al bando di gara appare molto probabile. Potrebbe dunque rinnovarsi il duello che nel 2008 si concluse fra i veleni e con importanti strascichi in tribunale. La gestione della coop siciliana Connecting People sarà certamente prorogata sino al 28 febbraio del 2011. Il servizio sarà aggiudicato all’impresa che avrà ottenuto il maggior punteggio risultante dalla sommatoria della valutazione relativa all’offerta tecnica e alla convenienza economica. L’importo complessivo di 15 milioni di euro sino al 2014 – 5 milioni l’anno, dunque – tiene conto della media dei costi di gestione delle due strutture negli ultimi tre anni, ed è determinato – si legge nel bando – «dal prezzo per la fornitura dei beni e per l’espletamento dei servizi e dell’esecuzione della manutenzione ordinaria, rapportato alla capienza del Centro di identificazione ed espulsione e del Centro richiedenti asilo (rispettivamente 248 e 138 posti ndr) moltiplicato per trentasei mensilità». (l.m.)

NOTAV: il falso buonsenso di Riccardi

 

IL PICCOLO – SABATO, 22 GENNAIO 2011

 

MOZIONE BIPARTISAN IN CONSIGLIO COMUNALE

Alta velocità, i paletti di Duino-Aurisina

di TIZIANA CARPINELLI

DUINO AURISINA. I primi paletti, il Comune di Duino Aurisina, li ha già piantati. Con una mozione condivisa da maggioranza e opposizione, ieri mattina l’amministrazione Ret ha emanato cinque linee guida che dovranno essere adottate nell’analisi e nelle valutazioni dei progetti infrastrutturali dell’Alta velocità. In particolare, l’espressione di un giudizio positivo sull’opera che interesserà il territorio dovrà essere «preliminarmente subordinata a una disamina del livello di trasparenza e partecipazione garantito in tutte le fasi dell’iter». I cittadini, insomma, dovranno essere messi in grado di conoscere benefici, impatti e rischi dell’opera. «Abbiamo preteso – così il consigliere dei Verdi Maurizio Rozza – che agli staff tecnici che provvederanno alla progettazione delle opere siano affiancati esperti designati dalle associazioni speleologiche e di protezione ambientale nominati dal nostro Comune, pena la pronuncia negativa sul progetto». Gli interventi, inoltre, non dovranno impattare negativamente sui centri abitati: sia nella fase di realizzazione che in quella di esercizio vanno «messe in atto tutte le tecnologie più moderne per la loro minimizzazione». L’amministrazione, come ha osservato il presidente della seconda commissione consiliare Fabio Eramo, ha chiesto inoltre che «cantieri e strutture di servizio siano collocate in modo da non interferire sugli abitati e sulle aree di pregio storico, culturale ed ambientale». Escluso che trasporto e stoccaggio dei materiali di scavo aggravino il traffico su gomma: bandito lo spargimento di polveri nelle aree abitate. «Né le opere dovranno provocare l’ulteriore frammentazione del territorio», conclude Eramo. Sono previste altresì forme di tutela delle acque e degli habitat e delle specie di interesse regionale, nazionale e comunitario. La Regione apre le consultazioni sulla Tav «Ma non subiremo i diktat degli estremisti»

 

La Regione apre le consultazioni sulla Tav

«Ma non subiremo i diktat degli estremisti»

di MARCO BALLICO

TRIESTE «A metà tra il diritto e il dovere», premette Riccardo Riccardi. Alla vigilia del confronto con 29 amministratori sulla Tav Ronchi-Trieste, questa mattina in Regione, l’assessore alle Infrastrutture gioca d’anticipo. E spiega l’approccio a una vicenda «difficile e delicata». Da una parte il diritto degli enti locali «di veder tutelato il territorio». Ma dall’altra il dovere «di realizzare un’opera su cui la Regione, oggi e ieri, non ha mai avuto dubbi». E dunque, «no agli estremismi».

Sul tavolo, a Udine, Riccardi ha l’articolo del ”Piccolo” che riferisce dell’incontro a Jamiano in cui, presenti Giorgio Brandolin e Franco Brussa, il Pd afferma: l’alta velocità ferroviaria si fermi a Ronchi. L’assessore cita ripetutamente quelle righe: «Se qualcuno ha cambiato idea perché vuole difendere i suoi voti locali e si disinteressa dell’interesse generale, abbia il coraggio di dirlo». E aggiunge: «Non credo che i cittadini approvino il futuro di una regione a rischio emarginazione».

Il problema, dunque, promossa anche «buona parte del lavoro di Lodovico Sonego», non è «se» fare la Tav, ma «come» farla. Di qui, in attesa del confronto di stamattina con le Province di Trieste, Gorizia e Udine e 26 sindaci, il messaggio di Riccardi: «Lavoreremo con la massima trasparenza e per la partecipazione dei soggetti interessati, ma non possiamo immaginare di andare allo scontro se, dall’altra parte, le istituzioni verranno considerate nemiche. Deve in sostanza essere chiaro che è la Regione a esprimere un parere. Regione che si però fa garante di saper riconoscere, nel confronto con l’ente locale, la sintesi di ciò che pensano i cittadini». Tutto questo, insiste l’assessore, per evitare l’imposizione statale di un commissario «che segnerebbe la sconfitta di tutti».

L’assessore sostiene la soluzione di un procedimento per parti: «È giusto che ci sia una visione completa del progetto nella sua analisi d’impatto, ma è anche ragionevole immaginare che alcuni nodi critici possano essere realizzati in tempi diversi». Sul tavolo anche il tema dei tempi. La Regione, assicura Riccardi, «non porrà fretta ai sindaci, darà anzi tutto il tempo che serve perché possano esprimere un parere mirato». Nessuna previsione, perciò, su quando la delibera Tav approderà in giunta.

Stamattina, un’ora prima dell’incontro Regione-enti locali, il comitato No-tav di Trieste e del Carso, organizzerà intanto un presidio informativo. Non mancheranno vari altri comitati. Riccardi ha un messaggio anche per loro: «Non saremo fiancheggiatori di Attila ma nemmeno vivremo nel castello fatato di Alice nel paese delle meraviglie. Il nostro obiettivo sarà di cercare il massimo consenso possibile e di tenere il considerazione il dissenso, emarginando però gli estremismi di chi dice che quest’opera non si deve fare».

I ritardi del Veneto? «Superiori ai nostri». I dubbi sul tracciato costiero? «Non mi permetto di dire all’amico Chisso ciò che deve fare. Quando si realizzano opere di questo genere in zone in buona parte urbanizzate, l’impatto c’è comunque. Ma la questione chiave è quella dei costi rispetto ai benefici: questo territorio sotto le Alpi vuole restare in Europa oppure no?».

 

Chisso: «Il tracciato veneto va rivisto»

L’assessore critica il progetto Rfi: «Serve una stazione intermedia»

di ALESSANDRA CARINI

VENEZIA Sembra una vicenda carsica quella dell’alta velocità tra Mestre e Trieste e non solo perché, per farla, bisognerà bucare anche il Carso. In prossimità di scadenze ravvicinate, come quella che al 31 dicembre appena passato ha fatto sì che fosse consegnato un progetto e si evitasse di perdere un finanziamento di un miliardo e mezzo dell’Europa, c’è stato un fiorire di polemiche. Adesso chissà quanto tempo passerà prima che ci si rimetta mano. Sull’altro tratto da costruire in Veneto, quello tra Padova e Verona, ben più urgente, si va avanti così da anni. E lo scetticismo è alimentato da chi ritiene che non ci siano conti e indagini che ne giustifichino la necessità. Renato Chisso, assessore veneto alla Mobilità, ha davanti a sé la pila di carte con il tracciato della linea alta velocità Mestre-Trieste: «Bene. Da adesso in poi si comincia a discutere e a stabilire costi e benefici».

Ma c’è ma nessuno che abbia fatto una ricerca di questo genere sull’alta velocità Venezia-Trieste?

No. Adesso che abbiamo il tracciato vedremo e valuteremo con le amministrazioni locali. Ma sulla necessità del quadruplicamento della linea non ci sono dubbi.

Eppure, anche dalle carte delle Ferrovie, c’è ampio spazio per fare correre altri treni sulla linea attuale.

Non mi risulta. Sulla linea corrono 220 treni al giorno e la capacità è di 250. Quindi se dobbiamo pensare ai prossimi anni, alla necessità di trasferire una maggiore quantità di merci su ferro, e all’opportunità di completare il Corridoio 5, il raddoppio dei binari è necessario, a meno che non vogliamo discutere di costruire la quarta o la quinta corsia dell’autostrada.

Ma quanti treni veloci ci correranno?

Due o tre coppie al giorno. Il resto serve per il traffico normale e quello merci.

C’è chi sostiene che per le merci c’è molta capacità inutilizzata. Le stesse ferrovie sostengono che, finchè ci saranno agevolazioni al trasporto gomma, sul ferro non andrà neanche una tonnellata di merci in più. C’è chi dice che ci sono corridoi alternativi per far viaggiare le merci…

Il raddoppio della ferrovia serve nei prossimi decenni e lo spostare merci dalla strada al ferro è un obbiettivo che prima o poi dovremo raggiungere. I Corridoi alternativi possono anche andare bene, ma non possono essere un’alternativa se saltano Venezia. Quanto alla gestione cargo delle Ferrovie dei cargo mi rendo conto che è fallimentare. Al Brennero, dove c’è una gestione con i privati, funziona. E poi stiamo facendo la società con le Fs.

Doveva essere già fatta nel 2010.

La stiamo completando.

Ma perché è stato scelto il tracciato basso?

Non c’erano alternative. L’affiancamento alla linea storica avrebbe portato all’abbattimento di migliaia di case. Il percorso vicino all’autostrada è stato scartato a suo tempo, d’intesa con l’assessore Riccardo Riccardi, perché avrebbe bloccato i lavori della terza corsia: non si sapeva chi avrebbe potuto pagare il costo dei lavori aggiuntivi per costruire i cavalcavia. E inoltre, per quanto riguarda il Veneto, la linea avrebbe traversato tutta la Regione senza lasciare nulla al territorio.

Che cosa vuol dire non lasciar nulla al territorio?

Vuol dire passare senza fermarsi e senza dare la possibilità che un’opera ”storica” come questa possa servire anche per altri scopi che far passare treni veloci.

Ma se ci corrono treni veloci a che servono le fermate? Tanto più sulle spiagge che utilizzerebbero la linea due mesi l’anno?

Ma io non voglio far fermare l’alta velocità sulle spiagge come forse qualcuno vuol fare intendere. Penso solo che, con il raddoppio dei binari, a partire da Mestre, si può far correre una sorta di anello ferroviario che serva le spiagge e il territorio e finisca per intercettare Portogruaro che è un grande Interporto.

Ma il tracciato che ha presentato Rfi va incontro a quest’ipotesi?

No, non ha stazioni intermedie. Ed è per questo che, secondo me, non va bene e va discusso.

È la sola cosa che non va?

Mah, ce ne possono essere altre: ci sono valutazioni ambientali da fare sull’altezza che viene prevista nell’attraversamento di alcune zone. C’è una lunga curva all’inizio del tracciato, dopo Mestre, della quale non si spiega la ragione. Insomma è un’ipotesi di lavoro che va analizzata e discussa e sulla quale, alla fine, si dovranno pronunciare gli enti locali e la Regione che prenderà la decisione finale. Non c’è fretta. Abbiamo tempo per fare le cose per bene.

Già il tempo. Che senso ha mettersi a discutere di un tracciato quando l’altra linea, ben più urgente, tra Venezia e Milano è ancora, in Veneto, in mente dei?

Sulla Verona Vicenza Padova il progetto preliminare c’è ed è approvato. Il problema adesso è chi sviluppa quello definitivo perché, al contrario di quel è accaduto in Lombardia, il General Contractor non ha perfezionato il subentro e ha chiesto di incassare le penali.

Ma la Lombardia è andata avanti, con i progetti e finanziamenti da parte del governo, mentre il Veneto è fermo da anni. Sembra che qui la Regione non abbia dedicato molte energie a trovare soluzioni…

Non è vero. La colpa dei ritardi è dell’altalena dei governi e delle soluzioni proposte tra chi voleva i General Contractor, sostanzialmente i governi Berlusconi, e chi diceva che doveva essere Rfi a farlo. Nel 2009 abbiamo chiesto al Cipe l’affidamento definitivo del progetto a Rfi e adesso aspettiamo.

Ma resta il nodo di Vicenza.

Sì, la questione del passaggio di Vicenza deve essere risolta anche se si può andare avanti lo stesso a costruire i binari.

Tempi? Soldi?

Stiamo andando avanti. Quanto ai soldi, finanziamenti per la costruzione per ora non ce ne sono.

 

 

 

Dal Messaggero Veneto del 22/01/01

Tav, i Comitati dicono no ai commissari comunali all incontro in Regione

 

TORVISCOSA. I Comitati No Tav Fvg allertano i cittadini della Bassa Friulana per il “Presidio simbolico” che si terrà oggi in Piazza Unità a Trieste, in occasione dell’incontro tra l’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti Riccardo Riccardi e i sindaci interessati alla Tav.

Per quanto riguarda la Bassa Friulana, i comitati evidenziano un particolare curioso, ovvero che alcuni sindaci sono in scadenza di mandato (Bagnaria Arsa, Villa Vicentina e Ruda) e i comuni di Porpetto e Torviscosa saranno rappresentati dai commissari.

«Anche se questi ultimi sapranno essere funzionari responsabili e competenti degni del massimo rispetto – afferma il portavoce dei No Tav, Giancarlo Pastorutti -, avranno comunque una sensibilità diversa da chi è legato al territorio in cui vive e non potranno rappresentare l’espressione del voto popolare. Nel comune di Porpetto infatti l’allora sindaco Cecilia Schiff non aveva firmato il Protocollo d’Intesa Sonego, opponendosi fermamente allo stesso Protocollo, e difendendo il territorio che rappresentava. L’espressione del commissario potrà quindi non essere rappresentativa di ciò che era avvenuto nel 2008 Si possono inoltre immaginare le difficoltà che dovrà affrontare il neo commissario di Torviscosa che verrà immerso in numerose problematiche riguardanti la Tav. A Torviscosa- continua Pastorutti- si prevedono 10 cantieri che occuperanno 205 mila mq. del territorio comunale, senza dimenticare il traffico delle migliaia di automezzi dovuti alla cantierizzazione dell’opera che prevede l’attraversamento della Tav a nord di Torviscosa (trequarti in viadotto e un quarto in rilevato a diversi metri di altezza e in prossimità di Arsa e Chiarmacis) e la variante della San Giorgio – Palmanova con l’accesso a nord dello scalo». (f.a.)

 

 

Riccardi: Tav strategica per il Fvg Parte il confronto con i Comuni

 

di PAOLO MOSANGHINI

 

UDINE. La Tav Venezia-Trieste è un’opera strategica per la centralità logistica del Friuli Venezia Giulia. È un’infrastruttura che va fatta, cercando il dialogo tra i Comuni e la Regione, con l’impegno di evitare gli estremismi. Comincia oggi il confronto con le istituzioni. «Di fronte a scelte strategiche dalle quali deriva il futuro della nostra regione le decisioni non sono facili, ma da parte di tutti ci sono diritti e doveri», avverte l’assessore regionale alle Infrastrutture Riccardo Riccardi.

L’assessore sottolinea che di fronte al dovere di realizzare un’opera fondamentale per la modernizzazione, vanno senza dubbio garantiti anche i diritti. E oggi comincia dunque il confronto. Nel Palazzo della Regione a Trieste (alle 11) si terrà la riunione con tutti i Comuni del Friuli Venezia Giulia interessati dalla progettazione preliminare delle due tratte Portogruaro-Ronchi dei Legionari e Ronchi-Trieste della linea ferroviaria ad Alta capacità/Alta velocità parte regionale del Progetto prioritario 6 della Ue dalla Francia verso la Slovenia, l’Ungheria e il confine magiaro-ucraino.

«Dopo aver affrontato i termini progettuali e procedimentali, definiremo insieme con i Comuni e le Province i percorsi più utili a garantire la massima conoscenza del progetto e le più efficaci e costruttive forme di partecipazione al fine di consentire a tutti la presentazione delle osservazioni agli elaborati ricevuti dalla Regione». Dopo la presentazione delle ipotesi progettuali preliminari da parte di Rete ferroviaria italiana/Rfi, in dicembre, «l’incontro di oggi rappresenta – sottolinea l’assessore Riccardi – il primo Tavolo di lavoro tra le amministrazioni municipali e la Regione, che intende coadiuvare le realtà del territorio, dei Comuni e delle Province, nella fase di analisi della rilevante documentazione tecnica». «Come Regione, ci mettiamo dunque a disposizione delle istituzioni locali, confermando sin d’ora l’intenzione di promuovere altre riunioni con i Comuni, accorpati per aree territoriali», conferma Riccardi.

L’assessore ribadisce l’importanza di «mettere in campo tutti gli sforzi possibili, all’interno di una dialettica costruttiva, per far sì che la Regione non resti emarginata dall’Europa». Centrodestra e centrosinistra hanno sostenuto l’opera, e infatti Riccardi riconosce all’ex assessore Sonego di aver avviato l’iter di un’infrastruttura che riguarda 29 amministrazioni e che costerà complessivamente 7 miliardi di euro.

«Ci prenderemo tutto il tempo possibile per fare le necessarie valutazioni assieme alle amministrazioni comunali, tenendo conto anche che la Regione Veneto rispetto a noi è in ritardo», sono ancora le parole di Riccardi. Il quale ribadisce: «Non voglio un approccio compiacente, condivido le preoccupazioni degli enti locali, non vorrei ci fosse qualche testacoda da parte dei Comuni. Ma non porterò la delibera in giunta prima che il percorso sia completato», aggiunge l’assessore.

Nel corso della riunione di oggi interverranno il direttore regionale per le Infrastrutture e la Mobilità Dario Danese che parlerà delle procedure previste dalla cosiddetta Legge Obiettivo (la legge nazionale 443 del 2001) e dal decreto legislativo 163 del 2006 (Codice dei contratti pubblici), e i responsabili di Rfi, per illustrare i progetti preliminari della linea.

 

NO TAV/ Le basi di conoscenza per fondare una mobilitazione generale

Superate le 1000 visite a questa pagina

Tutti d’accordo. tutti perplessi. I Sindaci obbediscono ad ordini consociativi di scuderia, ma oramai le contraddizioni sono sempre più eclatanti e rappresentano i punti di appoggio sui quali fare leva per tentare di scardinare l’opera. Qui di seguito pubblichiamo il video, elaborato dai Comitati No Tav, che contiene fondamentali elementi per capire come il sistema lavori imbrogliando perfino se stesso.

Continue reading →

NOTAV: foto presidio e rassegna stampa del 23 gennaio

Sfidando un freddo glaciale e una bora che soffiava a oltre 100km orari, oltre una trentina di NOTAV provenienti da varie province ha manifestato sotto il palazzo della regione dove si svolgeva l’incontro fra Riccardi e i sindaci. Sono state ribadite le ragione della nostra opposizione a ogni progetto di TAV/TAC. Nelle prossime settimane proseguiranno le inizative informative in numerose zone.

trieste22genn2011-2
Continue reading →

NOTAV: rassegna stampa del 24 gennaio

Messaggero Veneto

Alta velocità: si consultano speleologi

 

MONFALCONE. Potrebbe svolgersi il prossimo 9 febbraio l’incontro, promosso dalla presidente della Commissione tutela della salute, Barbara Zilli, con i rappresentanti delle associazioni speleologiche del Monfalconese. Incontro che avrà quale tema importantissimo il progetto di Alta velocità/Alta capacità, la linea ferroviaria che passerà per il territorio monfalconese con un fortissimo impatto sul territorio.

«Anche se le decisioni sul corridoio 5 – Tav vengono prese ben più alto, i consigli comunali dovrebbero essere chiamati a esprimersi sull’impatto del progetto. Visto il progetto faraonico dal punto di vista sia del costo sia dell’impatto sul territorio, è necessario acquisire più elementi possibile per dare un parere che dev’essere la risposta alla domanda», dice Zilli, domandano che si voglia avere «un territorio completamente cementificato e industrializzato, però potenzialmente strategico nell’economia internazionale che porterebbe beneficii economici anche in termini di opportunità di lavoro oppure un territorio vivibile e cerchiamo piuttosto di valorizzare il paesaggio naturale investendo sulle peculiarità, quali Carso e mare, che lo distinguono».

Evidenzia come in questa decisione cozzino l’accusa di essere miopi e di non volere lo sviluppo economico del territorio, da una parte, con la consapevolezza di deturpare in maniera irreversibile il patrimonio naturale, dall’altra.

«Siamo chiamati a fare questa scelta – prosegue – perché dobbiamo essere consapevoli che Tav e superporto sono destinati ad alterare pesantemente il paesaggio. In questo quadro certo, ciò che non è certo è la strategia finale: quale beneficio potremmo ricavare dal passaggio della ferrovia ad alta capacità verso la Slovenia? Il superporto è un discorso a sé, poiché diventerebbe un punto strategico per il territorio monfalconese-triestino, ma anche in questo caso prima di dire sì è necessario valutare l’impatto che avranno il lavoro sui fondali nonché la costruzione di banchine chilometriche con relativi collegamenti stradali. Per acquisire più elementi possibile per la decisione finale e quindi per meglio conoscere il patrimonio naturale del nostro Carso – conclude – sto predisponendo per organizzare un incontro pubblico nella competente commissione consiliare a tutela dell’ambiente con il gruppi di speleologi locali che meglio conoscono il patrimonio naturale del Carso e i suoi meandri più nascosti».

Cristina Visintini

 

Da Il Piccolo

Impatto dell opera, la Bassa vuole garanzie

 

Fuori dal palazzo della Regione, in piazza Unità a Trieste, c’erano sabato i Comitati No Tav della Bassa friulana e i Verdi di Cervignano che chiedevano al sindaco di Cervignano Pietro Paviotti di indire alla svelta un’assemblea pubblica e di mettere un tecnico a disposizione dei cittadini, per dare loro i chiarimenti sull’impatto della grande opera anche in merito alle demolizioni delle case e alle misure fonoassorbenti.

Dentro il palazzo della Regione, insieme ai rappresentanti delle altre amministrazioni coinvolte, c’era il primo cittadino di Cervignano che a sua volta chiedeva all’assessore regionale ai Trasporti Riccardo Riccardi più tempo per capire i dettagli del progetto e l’ausilio di un tecnico “laico” per convincere dell’utilità della Tav. Se non tutti, almeno la maggior parte dei cittadini.

Da parte sua, l’assessore Riccardi ha rassicurato che solo ora, davanti a un progetto preliminare concreto e non più a semplici ipotesi, può iniziare il dialogo con gli enti locali interessati alla nuova linea ferroviaria ad Alta capacità e velocità. Per Cervignano, insieme ai Comuni limitrofi, la Regione fisserà già a partire da questa settimana un incontro con i tecnici di Rfi, teso a verificare se l’intesa raggiunta con il ”protocollo Sonego” del 2008 è stata interamente rispettata nel progetto preliminare.

Riccardi ha poi evidenziato come non siano perentori i tempi di 60 giorni entro cui le amministrazioni devono esprimere le proprie valutazioni sul progetto.

Si è giocata così, sabato mattina, la partita cervignanese per la Tav, che, secondo le previsioni, porterà il capoluogo della Bassa a raddoppiare i binari della linea esistente nelle due tratte, la Ronchi – Portogruaro e la Cervignano – Udine. Per entrambi i collegamenti i lavori dovrebbero chiudersi entro il 2021. Nel 2017 l’avvio previsto verso Palmanova, l’anno successivo verso Portogruaro. In uscita dal parco di Cervignano verso Trieste non saranno previsti viadotti, ma comunicazioni a raso, mentre un unico viadotto a quattro binari è previsto nell’ingresso a Ovest dell’abitato, dove l’Alta velocità si immetterà sul tracciato esistente.

Sempre per quel che concerne il capoluogo della Bassa friulana, i convogli non potranno superare la velocità di 160 chilometri orari, e la capacità della linea (oggi utilizzata circa al 50%) potrà più che raddoppiare.

Intanto per il sindaco Paviotti l’incontro dell’altro ieri è stata anche l’occasione per spiegare di persona il senso della lettera inviata alla Regione, alla Provincia e a Italferr.

«Ero e rimango favorevole al progetto di potenziamento della ferrovia – ha esordito Paviotti –, fondamentale a spostare dalla gomma alla rotaia il traffico delle merci. Nel corso della legislatura precedente, ho lavorato per fare in modo di far attraversare la grande opera sulla linea esistente anziché su una nuova, concedendo di concepire quattro binari nel mezzo del capoluogo.

Non è mia intenzione fare strumentalizzazione politica, ma il lavoro per firmare il protocollo Sonego ci ha visti compartecipi del progetto.

Ora alla Regione chiedo misure e garanzie: più tempo per valutare i dettagli del progetto e il sussidio di un tecnico di fiducia a disposizione del Comune e dei cittadini».

Elena Placitelli

 

Monfalcone chiede tempo a Riccardi

 

Il Monfalconese si rimbocca le maniche, alla luce dell’incontro a Trieste, con Rfi e l’assessore regionale Riccardo Riccardi. Un incontro che ha registrato la «disponibilità» da parte della Regione al confronto con i Comuni interessati dal progetto di Alta velocità-Alta capacità, avendo prospettato una dilatazione dei tempi in ordine alla procedura di impatto ambientale, permettendo agli enti locali di ragionare approfonditamente e con cognizione di causa sul progetto, prima di esprimere un parere attraverso i rispettivi Consigli comunali.

Intanto, la Provincia di Gorizia ha convocato per il 28 gennaio il Patto per lo sviluppo territoriale, alla presenza dell’assessore Riccardi e di Rfi, per illustrare il progetto. Sarà quindi organizzato un gruppo di lavoro, guidato presumibilmente dalle organizzazioni sindacali, per elaborare un’analisi approfondita, anche in ordine agli aspetti legati allo sviluppo economico del territorio.

Alla luce del documento, come ha spiegato il presidente Enrico Gherghetta, nonchè della presentazione delle osservazioni da parte dei privati e soprattutto delle posizioni espresse dai Comuni, sarà preparato uno specifico ordine del giorno per l’approvazione in Consiglio provinciale. «Si tratterà di esprimere un parere politico – ha osservato Gherghetta -. Saremo a supporto delle amministrazioni comunali. Sul sito del Patto territoriale abbiamo già inserito i documenti inerenti il progetto preliminare di Rfi, mentre, appena sarà disponibile, inseriremo anche il piano di Via».

A breve, ha riferito l’assessore all’Urbanistica, Massimo Schiavo, è previsto anche un incontro con i tecnici di Rfi, aperto ai cittadini del territorio, per permettere di conoscere le caratteristiche e gli effetti del progetto, anche ai fini della presentazione di eventuali osservazioni. «All’assessore Riccardi – ha spiegato Schiavo – abbiamo prospettato due richieste essenziali, l’allungamento dei termini per la presentazione del parere in ordine al piano di Via, fissato in 30 giorni dalla ricezione della documentazione, e la presenza dei tecnici di Rfi per illustrare cosa accadrà nel nostro territorio. L’assessore Riccardi ha manifestato disponibilità: fermi restando i tempi per la presentazione delle osservazioni da parte dei cittadini nell’ambito della procedura di Valutazione di impatto ambientale, non ha posto vincoli per i Comuni ai fini della presentazione dei pareri, e ha accolto la proposta dell’incontro pubblico».

Il presidente della IV Commissione consiliare, Barbara Zilli, che ha evidenziato l’importanza di coinvolgere i Consigli comunali per esprimersi sull’impatto del progetto, sta invece organizzando, presumibilmente per il 9 febbraio, un incontro con la Federazione provinciale degli speleologi, per approfondire l’aspetto in ordine all’impatto sul patrimonio naturale del Carso. E Fabio Delbello, in veste di presidente della III Comissione, ha richiesto al sindaco Gianfranco Pizzolitto, al presidente del Consiglio Marco Ghinelli e ai capigruppo consiliari, la convocazione di uno o due Consigli comunali, da realizzarsi entro il 20 febbraio, con la partecipazione dell’assessore Riccardi e dei tecnici di Rfi. (la.bo.)

 

Tav, un affare per il Porto Con il nuovo bivio di San Polo 900mila container l anno

 

di LAURA BORSANI

Il potenziamento della linea ferroviaria storica, che a Monfalcone prospetta l’intervento sul bivio San Polo, permetterà almeno di raddoppiare la capacità del traffico merci su rotaia, portandola dagli attuali 500mila teu a 900mila teu all’anno. Significa uno sviluppo notevole per il territorio e per il rilancio produttivo, non solo in vista del previsto superporto. Decisivo si prospetta anche l’intervento sull’altro ”collo di bottiglia”, il bivio di Aurisina, per il quale si prevede la quadruplicazione dei binari. Il tutto ipotizzando una capacità di traffico merci complessiva di 1,450 milioni di teu all’anno. Sono gli elementi più immediati e concreti che potranno sortire dal progetto di Rfi, nell’ambito della tratta Ac-Av Ronchi-Trieste, che nel piano di Valutazione di impatto ambientale ha ”calendarizzato” proprio il bivio di San Polo nella prima fase di realizzazione.

Su questi aspetti si concentra il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, all’indomani dell’incontro a Trieste con i tecnici di Rfi e l’assessore regionale Riccardo Riccardi. «Ho constatato – spiega – una volontà di apertura e di dialogo da parte di Rfi e della Regione, intenzionata a considerare tutti i soggetti interessati, anche sotto il profilo politico. Una disponibilità molto apprezzata. Ho colto un clima serio e propositivo, e questa è una buona base di partenza per lavorare. Ma all’incontro abbiamo anche fatto presente la necessità di prevedere tempi meno stringenti per i Comuni ai fini della presentazione dei pareri nell’ambito della procedura di Valutazione di impatto ambientale. Ritengo che le parole d’ordine debbano essere la trasparenza, la disponibilità, la responsabilità e il buonsenso. Non bisogna avere fretta, nè servono atteggiamenti ideologici a favore o contro il progetto». Gherghetta aggiunge: «La linea comune scaturita dall’incontro a Trieste è quella della consapevolezza che il territorio non può venire tagliato fuori dallo sviluppo. Il trasferimento del traffico merci su rotaia è un concetto condiviso proprio in relazione alle prospettive di rilancio economico». Gherghetta si sofferma anche sulle criticità: «L’intervento di potenziamento del bivio di San Polo è da considerarsi in linea di massima positivamente, pur con qualche possibile miglioria. Sarebbe completo con la previsione dell’interramento della ferrovia a Selz e Vermegliano. Il problema da affrontare, invece, è il tratto Ronchi-Aurisina, altro intervento decisivo, ma che va valutato attentamente. Il primo passaggio importante sarà, pertanto, l’ampliamento dei due bivi per permettere una capacità di traffico merci fino a 1,450 milioni di teu all’anno». Gherghetta definisce poi «inaccettabile» il tratto Ac-Av previsto sul territorio di Doberdò del Lago, all’altezza di Sablici. Quindi aggiunge: «La Provincia si mette a disposizione dei Comuni al fine di un percorso unitario, volendo altresì esprimere un proprio parere, attraverso un ordine del giorno approvato in Consiglio, che non sarà un atto amministrativo, ma politico, non essendo l’ente provinciale coinvolto direttamente nel piano di Via. La programmazione seria e lungimirante ora, dunque, si deve concentrare sui temi più concreti, rappresentati dal bivio di San Polo e di Aurisina».

 

Dumbles/ Papa, papi, pupe, pota e prostitute

 

Dal Blog delle Dumbles

Papa, papi, pupe,

pota e prostitute

Al momento ci pare che la prostituta più in vista sia la chiesa.
Poiché per prostituzione non si intende solo l’offerta di prestazioni sessuali dietro pagamento di un corrispettivo in denaro, ma anche particolari comportamenti di favore nei confronti di qualcuno che paga un compenso materiale o immateriale.
Berlusconi l’esuberante, con la chiesa ha sempre goduto di questi favori compensando con altri.
L’ultimo è del 21 gennaio; il nuovo federalismo prevede zero IMU (imposta municipale unica) per gli immobili di proprietà del Vaticano, le sedi di culto, gli ospedali e le cliniche private legate alla Chiesa, gli oratori, ma anche le scuole private e gli alberghi gestiti dal mondo cattolico.
E chissà se anche questa volta l’esenzione gli porterà l’indulgenza.

Per il momento solo qualcuno di basso rango sembra veramente sdegnato; qualche gabbana ha mugugnato per il “ritardato ritardo” delle rampogne in merito al caso che tutti sappiamo, per la troppa generalità delle stesse … insomma: nomi e cognomi please…
Di fatto, c’è una cosa che gli alti papaveri proprio non riescono a fare nei loro anatemi; corde vocali, lingua e aria che vi passa in mezzo non riescono a mettere insieme le lettere che compongono la parola b.e.r.l.u.s.c.o.n.i.; niet, afonia totale.
Che dire dopo la bestemmia contestualizzata? Relativismo etico ad personam che quelli del GF pensavano fosse estesa anche a loro…
Il Cardinal Sepe da New York pensa positivo, pensa che in ogni persona c’è anche del bene, e lo squadrone di autodifesa governativa dice che il riferimento è a Berlusconi; il Segretario di Stato Bertone dice che “serve più moralità e legalità” e il suddetto squadrone dice che non parla di Berlusconi, parla di tutti, anche dei giudici di Milano quindi.
Bagnasconi che ha iniziato l’anno con un assist governativo si è riservato la reprimenda a più in là in attesa che il supposto reo rinforzi le difese; Benedetto benedice e a meno di uno sciopero di massa della comunione alla messa si guarderà bene dallo scomunicare il comunicando pluridivorziato.
Tantopiù che i sondaggi gli tengono; sembra che alla maggior parte delle persone non interessi l’orgia del potere imbastita alle sue spalle.
Forse è che il pesce è riuscito a crearsi l’acqua dove nuotare.
Nel paese della doppia morale, è condannata la prostituta che rivendica il riconoscimento del proprio lavoro mentre si auspica una prostituzione socioculturale e politica diffusa e normalizzata come via per arrivare a stare dentro il modello del successo dell’era papibunga.
Non c’è una naturale onda di schifo verso questo scivolamento gravissimo; si osserva attoniti le mosche che svolazzano intorno alla merda, come se le persone fossero ipnotizzate dal gesticolare delle manine di Emilio Fede e dalla mandibola della Santanchè… e per fortuna che Cetto c‘è.
Il povero Albanese aveva paura di non far più ridere per via che la realtà ha superato la fantasia del suo film.
E’ così, ma è una realtà che non fa ridere; l’ultima fotografia ci rende gli operaie e le operaie ai quali viene proposta la schiavitù sotto ricatto; donne giovani e belle possono aspirare ad essere oggetti da esposizione-fruizione; le altre per cui il lavoro non c’è restano a casa a fare gli ammortizzatori sociali ed a sgravare il governo di questa spesa. Mentre una certa percentuale poi verrà mazzolata dalla violenza di uomini dentro o fuori casa, e poi tutte quando andremo a rivendicare e pretendere l’esercizio dei diritti sul nostro corpo (contraccezione, aborto, fine vita ecc) incontreremo l’inflessibile morale della chiesa che a noi no, a noi non perdona nemmeno il semplice fatto di essere donne e non madonne.
Intanto nel vicino Veneto come nel III Reich si mandano al rogo i libri in primis quello di Saviano che ha denunciato le infiltrazioni mafiose al nord, mentre le miss camicie verdi cantano il loro pota-pota, rustico inno antibunga tanto per annunciare il potere prossimo venturo con il quale la chiesa ha già elaborato varianti di contrattazione: orecchie tappate sui rutti in chiesa, bocche cucite sul razzismo dilagante in cambio del servizio antimusulmano e della campagna crocifissi & radici.
Come friulane siamo parte di un popolo di bestemmiatori e come femministe siamo donne ribelli alla (sputtanata) morale ecclesiastica e alla politica del bunga e del pota che viene a chiederci sempre più obbedienza quanto sempre meno riesce a mostrare una parvenza di controparte potabile.
Bossi e Papa scaricheranno Papi? Forse che sì, forse che no; in ogni caso attrezziamoci perché la popò che hanno sparso intorno è fetida, invasiva ed di lunga durata.

 


NOTAV: coinvolto anche il pordenonese

Dal Messaggero Veneto del 25/01/11

In arrivo gli scarti inerti della Tav

 

CORDENONS. Sebbene il tracciato della Tav che sarà realizzato in regione non passi per Cordenons, anche questo comune potrebbe essere coinvolto nella costruzione della linea ad alta velocità. Nel progetto è previsto che lo smaltimento di inerti coinvolga una cava presente nel territorio cordenonese, oltre ad altri siti della regione che potranno accogliere o fornire il materiale per la realizzazione dell’opera. L’amministrazione comunale di Cordenons non è stata ancora messa al corrente di questa ipotesi, almeno ufficialmente, ma le voci si stanno rincorrendo. Infatti, notizie relative a questo progetto sono arrivate anche in piazza della Vittoria. In effetti, vecchie discariche di ghiaia da recuperare sotto l’aspetto ambientale ce ne sarebbero. «Al momento si sta discutendo di una macro-progettazione – ha sottolineato l’assessore all’ambiente, Lanfranco Lincetto – nella quale sarebbe inserita anche l’ipotesi Cordenons. Non posso però esprimermi in modo preciso fintanto che non vedrò i progetti, che ancora non sono pervenuti in municipio. Ci sarebbero comunque, tra le vecchie discariche presenti nel territorio comunale, siti dove il materiale inerte della Tav potrebbe trovare posto».

In sostanza, Lincetto non esclude la possibilità che ciò che sarà prelevato per costruire le infrastrutture per l’alta velocità in regione possa trovare spazio in città. Infatti, le cave di estrazione, una volta dismesse, vengono rinaturate. Tale procedura può avvenire anche riempiendo il buco che si è formato in seguito all’estrazione con materiale proveniente da luoghi diversi da quello originario. Sarebbe questo il caso ipotizzato, che consentirebbe anche un risparmio per quanto riguarda il reperimento del materiale inerte.

L’amministrazione comunale non intende però compiere facili deduzioni che potrebbero essere smentite: le carte non le ha ancora viste in quanto il progetto della Tav è stato presentato soltanto ai sindaci dei comuni che saranno attraversati dalla linea, pertanto ancora non può commentare chiaramente la situazione. Il progetto dell’alta velocità, di cui si parla da tempo, sta entrando soltanto in questo periodo nel concreto della sua realizzazione: sabato scorso c’è stato un incontro tra l’assessore regionale Riccardo Riccardi e i sindaci dei territori interessati al passaggio dell’alta velocità durante il quale si è raggiunto un accordo sul progetto. Numerose le controversie e le voci contrarie a quest’ipotesi, come confermato anche dai comitati che nel tempo si sono costituiti per dire no all’intervento. Riccardi ha però confermato che la Regione non prenderà alcun tipo di provvedimento senza prima avere effettuato con le istituzioni locali tutti gli adeguati approfondimenti.

Laura Venerus

 

«Si porti in aula il caso Tav»

 

MONFALCONE. È già passato un mese dalla consegna agli enti locali e dall’avviso pubblicato sui giornali del progetto di prefattibilità della tratta ad alta velocità fra Ronchi e Trieste della linea Venezia-Trieste, avvenuto il 22 dicembre.

Per legge resta soltanto un mese per i pareri e le osservazioni che vorranno presentare i privati cittadini e le associazioni (mentre più tempo dovrebbero avere i Comuni), che si dimostrano sempre più attenti al tema, visto che anche sabato pomeriggio, nella sala del consiglio di Ronchi all’incontro sulla Tav organizzato da Rc, è intervenuto oltre un centinaio di persone. Da qualche tempo particolarmente attivo e sicuramente contrario alla grande infrastruttura per quello che riguarda quanto previsto per il territorio di Monfalcone, il consigliere comunale Fabio Del Bello ha scritto al sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, al presidente del consiglio comunale, Marco Ghinelli, e ai capigruppo consiliari perché entro il 20 febbraio (giorno vicino al termine ultimo per la presentazione delle osservazioni) siano convocati uno o due consigli con partecipazione dell’assessore regionale competente e dei tecnici di Rfi.

«Resta soltanto un mese per presentare pareri e osservazioni e quant’altro in una democrazia è lecito proporre soprattutto quando l’oggetto in questione mette in serio pericolo un bene paesaggistico unico al mondo che la sorte ci ha provvisoriamente dato in consegna».

«Con particolare orgoglio affermo che il mio partito, il Pd – scrive Del Bello – ha definito ed esternato nell’incontro di Jamiano una linea chiara e inequivocabile di tutela del Carso. La salvaguardia e la valorizzazione di questo bene sottoposto al martirio di due guerre calde, di una guerra fredda e di una poderosa infrastrutturazione postbellica supera nettamente e in modo assoluto gli interessi di qualsiasi partito, di qualsiasi schieramento e di qualsiasi coalizione».

 

IL PICCOLO MARTEDÌ, 25 GENNAIO 2011

INFRASTRUTTURE

«Tav, garantire la tutela degli abitati»

Il sindaco Ret preoccupato per gli impatti dei cantieri nei borghi

Polveri, rumori e caos alla viabilità

DUINO AURISINA. La tutela massima dei centri abitati. È questo quanto il primo cittadino di Duino Aurisina, Giorgio Ret, ha chiesto all’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, nel corso della recente assemblea sulla Tav tenutasi a Trieste. Pur riconoscendo che «le nostre istanze sono state ascoltate» il sindaco ha posto l’accento su tre questioni fondamentali: polveri, inquinamento acustico e viabilità. Che a seguito della realizzazione del tracciato dell’Alta velocità sul territorio comunale devono assolutamente essere tenute presenti.

Non solo: l’amministrazione ha chiesto una proroga sulla scadenza del 22 febbraio, termine di presentazione delle osservazioni producibili dall’ente locale in risposta all’avvio della procedura di Valutazione d’impatto ambientale (Via) delle fasi progettuali preliminari della tratta ferroviaria AV Ronchi-Sud-Trieste. La mole e la complessità della documentazione, infatti, richiede ulteriori approfondimenti sul progetto. Al punto che il consigliere d’opposizione Maurizio Rozza (Verdi) ha già sottolineato negativamente l’assenza degli atti dello Studio di impatto ambientale (Sia), ancora non pervenuti al Comune.

«Per il momento – ha proseguito il sindaco Ret – attendiamo l’arrivo della Via, così da poter presentare precise osservazioni, punto per punto. Ora ci siamo limitati a segnalare a Rfi due errori macroscopici presenti sulle cartine: ovvero la sistemazione di due cantieri in mezzo alle case, evidentemente uno sbaglio grafico, peraltro facilmente correggibile. Quanto alla proroga dei termini, Riccardi mi ha assicurato che non ci saranno problemi».

«Per carità – così invece Maurizio Rozza – magari si tratta di una coincidenza e probabilmente vi saranno tutte le ragioni del mondo, ma certo il fatto di aver aperto le procedure di avvio proprio a cavallo delle festività di dicembre, facendo perdere qualche giorno certamente utile allo studio della corposa documentazione, non depone a favore del proponente. Spiace constatare che nonostante l’annunciata politica di trasparenza la Sia non sia ancora stata inviata al Comune». Il collega d’opposizione Massimo Veronese (Pd) si è limitato invece a «ribadire quanto già votato all’unanimità in sede di Consiglio comunale».

Vale la pena sottolineare come tra gli indirizzi posti dalla Seconda commissione consiliare permanente nel documento affidato sabato a Riccardi vi sia particolare attenzione al pericolo della frammentazione del territorio e alla tutela di acque e habitat.

Nel dettaglio è stabilito che il territorio comunale non possa sopportare ulteriori divisioni e per questo motivo Rfi dovrà «procedere, prima della realizzazione delle infrastrutture, alla creazione di opere che sanino frammentazioni pregresse, anche conseguenti a interventi di opere di cui non sono titolari».

Inoltre «qualsiasi progetto deve attenersi al rigoroso rispetto degli habitat naturali e in particolare di quelli definiti prioritari dalle Direttive Comunitarie all’interno del sito Natura 2000, quali le grotte non sfruttate a livello turistico». «Eventuali interventi – si legge nel documento – di compensazione ambientale, giudicati ammissibili al termine della procedura di Valutazione di incidenza, ossia dopo aver dimostrato l’impossibilità di trovare soluzioni alternative in grado di evitare gli impatti negativi, devono avvenire all’interno del medesimo sito Natura 2000 e devono comportare necessariamente un aumento globale della valenza ambientale del sito medesimo».

Tiziana Carpinelli

Il fallimento di Obama su clima ed energia

Il Fallimento di Obama.
Il capitalismo non vuole la svolta su clima ed energia

Lo staff di Obama perde un altro pezzo lascia la consulente per Clima e Energia

Continue reading →

NOTAV: rassegna stampa del 26 gennaio

Da Il Piccolo del 26/01/11

Tav, due ipotesi per la Trieste-Divaccia

 

di SILVIO MARANZANA

TRIESTE Il Friuli Venezia Giulia tenta di accelerare per il tratto della Tav fra Trieste e Divaccia. In territorio italiano, tra Trieste e il confine, si stanno vagliando due ipotesi: la prima è lunga 22,677 km dei quali 7,2 in galleria; la seconda è molto più breve: 12,309 km, di cui però ben 11,2 in galleria. La differenza di costo è solo del 2,2%.

La posta in gioco è enorme perché la Slovenia, grazie anche al prospettato intervento del gruppo bancario italiano Unicredit, è partita a razzo per il tratto Capodistria-Divaccia che se sarà l’unico a venir realizzato taglierà fuori Trieste e il suo porto dai collegamenti tra il Mediterraneo e l’Est Europa.

Le cinque diverse ipotesi progettuali che sono sul tappeto per la Trieste-Divaccia (due per la parte italiana, e tre quella slovena) dovranno essere trasformate, per rispettare le scadenze imposte dall’Ue, in un unico tracciato condiviso entro due mesi e mezzo. Questa è la scommessa fatta ieri a Brdo pri Kranju, a Nord di Lubiana, dalla Commissione intergovernativa italo-slovena alla quale ha partecipato anche l’assessore regionale a Infrastrutture e trasporti Riccardo Riccardi, alla presenza di Guenther Ettl, capo di gabinetto del coordinatore Ue per il progetto prioritario numero 6, Laurens Brinkhorst.

La Commissione ha fissato la fine del 2011 come limite per l’approvazione del progetto preliminare e giugno 2012 per la costituzione del cosiddetto Geie, il Gruppo europeo d’interesse economico che deve diventare il soggetto responsabile delle future attività di progettazione.

Solo se queste due scadenze saranno rispettate e se lo studio di fattibilità sarà portato all’attenzione della Commissione intergovernativa entro il prossimo aprile la Ue concederà la già annunciata proroga per la chiusura di tutte le fasi progettuali a dicembre 2015 rispetto all’originario dicembre 2013 e confermerà ai partner italiano e sloveno il contributo finanziario europeo, del 50% della spesa previsto per i costi di progetto.

Come informa un comunicato della Regione, ieri Rete ferroviaria italiana e l’Agenzia slovena per gli investimenti sulle infrastrutture ferroviarie hanno annunciato che saranno in grado di completare i progetti di fattibilità entro fine aprile. Subito dopo potrà pertanto essere riconvocata la Commissione intergovernativa che dovrà formalmente approvare nel suo complesso il progetto preliminare della Trieste-Divaccia.

«Grazie all’intervento della Regione – ha sottolineato ieri Riccardi – nei mesi scorsi è stata del tutto accantonata l’ipotesi di un passaggio transfrontaliero che andasse a toccare la Val ROsandra. Sarà ora compito della Regione e mio in particolare – ha aggiunto – coinvolgere le realtà istituzionali del territorio triestino per valutare le due soluzioni sul tappeto».

Intanto il ministro dei trasporti sloveno Vlacic ha confermato che il progetto della Capodistria-Divaccia procede con l’intervento di Unicredit, mentre il prospettato collegamento tra i porti di Trieste e Capodistria secondo la Slovenia dovrà riguardare soltanto i passeggeri.

 

Convegno a Ronchi sulla Tav. Il Wwf: «Carenze procedurali»

RONCHI Si è parlato “Il nuovo progetto preliminare della Tav tratta Venezia Trieste del Corridoio 5: Quale impatto ambientale, trasportistico, sociale, finanziario ed economico?”, sabato a Ronchi, nel corso di un dibattito pubblico promosso da Rifondazione Comunista–Federazione della Sinistra e dai Giovani Comunisti della provincia di Gorizia. Un’iniziativa organizzata con l’obiettivo di proporre un primo momento di informazione soprattutto verso quelle aree del territorio del mandamento direttamente coinvolte dalle ricadute ambientale e sociali di questo progetto. Nel corso del dibattito è intervenuto il referente regionale per i trasporti del Wwf, Dario Predonzan, il quale ha parlato delle carenze procedurali del progetto, mancante della valutazione di costi/benefici e del piano finanziario previsti per legge. Giancarlo Pastorutti, portavoce del comitato No Tav della Bassa Friulana, ha menzionato l’impatto sul territorio dei grandi cantieri e delle barriere antirumore alte fino a 7-8 metri. Molti cittadini hanno chiesto di ripetere l’esperienza del 2003 quando il Comune di Ronchi, assieme ai residenti, hanno elaborato in modo congiunto delle osservazioni al progetto del Corridoio 5.

Per dare un prima risposta alla richiesta della cittadinanza il Wwf sta predisponendo un fax simile di osservazione che nei prossimi giorni sarà disponibile sul sito internet regionale della associazione. (lu. pe.)

 

Ret «istruisce» il sindaco di Comeno

DUINO AURISINA Capita che durante le visite ufficiali, fissate in agenda per imbastire progetti europei o stabilire strategiche alleanze nel settore turistico, alla fine circolino sottobanco anche informazioni e consigli utili per gestire il serpentone della Tav. È quanto, in effetti, è accaduto ieri mattina a Duino Aurisina, dove il primo cittadino Giorgio Ret ha incontrato per la prima volta il neoeletto sindaco di Comeno Danijel Božic. Che nulla sapeva in merito alla realizzanda tratta ferroviaria dell’Alta velocità. Ret, ha colto l’occasione per indicare i passaggi chiave utilizzati dall’ente per «arrivare preparati ai progetti, così da poter opporre ogni osservazione utile a minimizzare l’impatto dell’infrastruttura sui centri abitati» (t.c).

Messaggero Veneto

Villa Vicentina, Rigonat: sulla Tav l amministrazione ha cambiato idea

Giuliano Rigonat, capogruppo della lista di opposizione “Con noi per Villa Vicentina”, replica al primo cittadino Mario Pischedda in merito all’ambulatorio comunale. «Il problema non è quello di far sapere chi ha posto gli ambulatori nel magazzino comunale perché ormai sono trascorsi 11 anni e nel frattempo si poteva trovare una soluzione adeguata, ma soprattutto quello di far notare le contraddizioni del primo cittadino che, alle porte della campagna elettorale, cambia strategia e comportamenti rispondendo ad una interrogazione in un modo e sugli articoli giornalistici in maniera completamente opposta. Ciò che è importante è che la gente venga chiaramente informata che nella ristrutturazione della vecchia scuola elementare devono trovare idonea sistemazione anche gli ambulatori medici e non invece il nuovo municipio, essendo quello attuale già funzionante, del tutto sufficiente, ristrutturato e messo a nuovo. Così operando si risparmierebbe il denaro pubblico necessario per permettere le nuove destinazioni che il sindaco vuole porre nell’attuale municipio, quali le sedi per le associazioni, la scuola di musica e la biblioteca, già ospitati in edifici pubblici» commenta Rigonat.

«Quanto poi al problema della Tav devo ricordare che, assieme al consigliere Andrea Corlianò, abbiamo proposto sin dal 2007 un percorso alternativo di minori costi e minore impatto ambientale, bocciato dal Sindaco che non ha nemmeno acconsentito che venisse esaminato dal comitato tecnico costituito per le valutazioni di specie.- prosegue – Ora invece cambia strategia e comportamenti dicendosi disponibile a dialogare sulla Tav, seppur chiedendo chiarezza sulle caratteristiche e sull’impatto ambientale, dopo essere stato paladino del “No tav”».

Gessica Mattalone