NOTAV: rassegna stampa del 6 e 7 gennaio

Piccolo del 07/01/11

Rifondazione: «Impossibile consultare il progetto Tav»

 

RONCHI Polemiche e preoccupazioni, a Ronchi, per l’avvio della procedura di valutazione di impatto ambientale sul progetto della nuova linea di alta velocità ferroviaria Venezia-Trieste, tratta Ronchi- Trieste inerente il Corridoio V. Il consigliere comunale di Rifondazione, Luigi Bon, sottolinea come non gli sia stato possibile ritirare la copia del progetto pervenuto all’ufficio urbanistica del Comune di Ronchi in supporto informatico. Bon ricorda che gli enti locali, le associazioni ambientaliste e la cittadinanza hanno sessanta giorni disposizione dal 22 dicembre per presentare le osservazioni. «Da una lettura dell’avviso di valutazione di impatto ambientale – sono le parole di Bon – si presume che l’intervento riguardi in provincia di Gorizia le zone a ridosso della linee ferroviaria storica, ovvero il rione di San Vito a Ronchi, lo Zochet e l’area carsica nei pressi della rocca di Monfalcone». Il consigliere ronchese ha interrogato il sindaco per verificare se l’amministrazione comunale intende chiedere all’amministrazione regionale copia della documentazione sopracitata in supporto cartaceo e o informatico. Bon ha chiesto se la nuova variante generale al piano regolatore comunale, che dovrà essere discussa ed adottata nelle prossime settimane dal Consiglio, dovrà tener conto degli studi di Via delle due tratte di alta velocità e capacità ferroviaria Venezia-Trieste. (l. p.)

 

IL PICCOLO GIOVEDÌ, 06 GENNAIO 2011

Dipiazza: «La Tav troppo vicina alla città
Attenti ai costi, bisogna trovare i soldi»

di PIERO RAUBER
Non è sorpreso dal percorso disegnato da Italferr, perché di un paio di sondaggi ad hoc tra Santa Croce e strada del Friuli, che evocano futuri scavi proprio sotto il ciglione carsico, lui era al corrente. Non è nemmeno ottimista. Né per i tempi, né per i costi. E, per giunta, non è neanche tanto d’accordo – pur rispettandola – con la scelta di scendere così tanto abbasso, verso il centro: «Fosse stato per me avrei tirato una riga a metà strada, tra qui e Gorizia, dritta verso Lubiana. Colpa dei soliti provincialismi, di queste fobie secondo cui se col Corridoio 5 ci passano un po’ più sopra ci tagliano fuori». Roberto Dipiazza, da sindaco della città in cui termina la Ronchi-Trieste, prende con le pinze – senza snobbarlo – il progetto preliminare di Italferr. Quello che corre su suolo giuliano per 23.345 metri, di cui 21.669 in galleria – sotto Ceroglie, Malchina, Slivia, Santa Croce, Campo Sacro, Prosecco, Piscianci e Villa Giulia, punto d’innesto con la ”cintura” esistente per Campo Marzio – e alla luce del sole soltanto in prossimità dello snodo di Aurisina
La prima reazione non è di chi viene preso in contropiede. «Avete presente – attacca Dipiazza – la seconda curva di strada del Friuli che abbiamo sistemato?». Il tornante Moncolano? «Sì quello. Esattamente lì sotto – fa sapere il sindaco – i tecnici delle Ferrovie hanno promosso dei sondaggi». Non gli unici. Il secondo punto, dove si è già lavorato per la fattibilità della Tav, è «all’altezza della stazione ferroviaria di Santa Croce, 70 metri sotto».
Ora però, dopo le ”rivelazioni”, Dipiazza ci tiene alle sue «considerazioni politiche». Via con un carico da novanta: «Finanziato oggi è il progetto, non l’opera. Stiamo parlando di aria, diluita in 17 anni e mezzo di cantieri, ma fra il progetto esecutivo, la gara europea e il resto arriviamo a 27 anni. Mi auguro che i danari necessari possano essere trovati, ma viste le difficoltà oggettive che l’Europa continuerà ad affrontare nei prossimi anni non sono ottimista. E occhio, anche, a studiare per bene i costi di gestione. Il tunnel della Manica insegna».
Ok, e il percorso? «Sarei passato più a Nord. È finita l’era in cui il treno deve passarti sotto casa». Sì ma così il Porto sarebbe stato ancor più by-passato… «Macché – ribatte Dipiazza – non sarebbe stato un problema. Con una decina di chilometri di collegamento specifico in più si sarebbe collegato pure il Porto». L’ultima battuta, tranciante, Dipiazza la riserva all’eventualità – descritta nel preliminare senza perderci sopra troppo inchiostro – di un collegamento tra Campo Marzio e la stazione centrale. Si torna ai binari davanti alla marittima? «Queste sono idee, non progetti. Come il ponte fra Muggia e Trieste, il bucone da Prosecco a Porto Vecchio, il tunnel sott’acqua tra Porto Vecchio e Porto Nuovo». Memorabili incompiute.

EVIDENZIATI NUMEROSI ”VIZI”
Gli ambientalisti: «Progetto assurdo Distruggeranno il nostro Carso»
Battaglieri, stizziti, pronti a tutto. Gli ambientalisti, i primi a spulciare il corposo progetto preliminare dell’Alta velocità depositato da Italferr per la tratta Ronchi-Trieste, sono già sul piede di guerra e annunciano azioni in ogni sede per contrastare quelli che a loro dire sarebbero ”vizi” in piena regola. Neanche il salvataggio della Val Rosandra, il cui sventramento era previsto nel precedente piano, placa gli animi entro il Wwf, che parla di «opera faraonica dagli esisti incerti». E punta il dito contro i rischi ambientali cui si va incontro forando il carso, già di per sé costellato di cavità, e aggredendo ecosistemi fragili come quelli presenti nel sottosuolo. Critici anche i grillini, che per bocca di Paolo Menis, esprimono contrarietà al progetto «che distruggerebbe il carso e la nostra città, non avrebbe tempi certi di realizzazione e non starebbe in piedi neppure sotto l’aspetto economico».
Ma l’attacco più virulento arriva da Dario Predonzan, il quale evidenzia come lo ”spezzettamento” del progetto preliminare, suddiviso in tre tronconi che hanno determinato a loro volta un indipendente avvio delle rispettive procedure di Via, abbia l’obiettivo di sminuire l’impatto e depotenziare le opposizioni al progetto della Tav tra Venezia e Trieste. Predonzan denuncia alcune «gravi carenze», in primis «l’assenza di una valutazione costi-benefici, pur imposta per legge a tutte le opere pubbliche». «Si tratta di un progetto assurdo – prosegue -, che non risolve le criticità del sistema ferroviario in Friuli Venezia Giulia o in Veneto. Anzi lascia sul piatto gli interventi utili. Interventi modesti, dal Wwf già da tempo indicati, come il potenziamento dell’attuale rete col collegamento Trieste-Capodistria e il raddoppio delle linee Aurisina-Monfalcone». «Invece con questo progetto – conclude – non si sa neppure come proseguirà il tracciato ad est, né i tempi di realizzazione di quest’opera faraonica». (ti.ca.)

I SINDACI DELL’ALTIPIANO
Premolin: «Risparmiata la Val Rosandra»
Ret: «Coinvolgerò tutti»

di TIZIANA CARPINELLI
Tira un sospiro di sollievo, Fulvia Premolin, prima cittadina di San Dorligo della Valle. «Anzi, più d’uno», come s’affretta ad aggiungere. La Val Rosandra è salva, non sarà infilzata dallo spuntone della Tav e questo per lei è «più di una vittoria». Chi invece si appresta, cartine alla mano, a inforcare gli occhiali e a verificare direttamente sul posto, coi propri tecnici, gli speleologi e i volontari della Protezione civile, il tracciato dell’Alta velocità è il sindaco di Duino Aurisina Giorgio Ret. «Ho già provveduto – dice – a distribuire copia del dischetto consegnato da Italferr a tutti i consiglieri comunali e ho convocato tra dieci giorni riunione dei capigruppo e Seconda commissione per discutere il progetto preliminare, che intendo condividere il più possibile con l’opposizione e, naturalmente, con tutti i cittadini». «A tal proposito – aggiunge – in ogni borgo indirò delle assemblee e farò distribuire materiale esplicativo tra la popolazione, in modo da favorire l’informazione capillare». Il sindaco di Duino Aurisina non ha ancora avuto modo di esaminare a fondo la mole considerevole di documentazione e tuttavia, sulla base delle riunioni propedeutiche alla formalizzazione del tracciato, esclude che vi possano essere grossi problemi.
«Intanto i tratti che attraverseranno il Comune – osserva – sono tutti al di fuori dei centri abitati e, per quanto riguarda gli espropri, non mi risulta coinvolgano zone sensibili, vale a dire aree coltivate a vigneti o campi. Nella maggior parte dei casi dovrebbe trattarsi di aree boschive, in capo alle Comunelle». Ret dichiara infine di aver già ricevuto le osservazioni svolte dagli speleologi e si ripromette di esaminarlo a breve. «Al prossimo Consiglio comunale – commenta il sindaco di Sgonico Mirko Sardoc – mi confronterò con tutti i consiglieri sul tema. Intendo sapere a che profondità verranno condotti gli scavi e, soprattutto, che fine faranno i materiali estratti dal suolo per realizzare le gallerie. Altro punto importantissimo: dove saranno poste le condutture di aerazione, visto che il tracciato sarà sotterraneo?». Sardoc si dice soddisfatto che l’Alta velocità non abbia sfiorato la Grotta Gigante e tuttavia esprime preoccupazione per il tratto successivo, quello legato allo studio di fattibilità, attualmente ancora un’incognita. La presidente della Provincia di Trieste Maria Teresa Bassa Poropat, come del resto gli altri amministratori locali, ammette di aver ricevuto solo recentissimamente il plico di Italferr e dunque manifesta disappunto per l’accavallamento della spedizione con le festività di dicembre. Detto ciò, spiega di non avere al momento dati di valutazione e tuttavia sottolinea come la realizzazione del percorso ferroviario non sia affatto esente da rischi, data la specificità del territorio e i conseguenti pericoli di danneggiamenti.

PASSAGGI A LIVELLO DA ELIMINARE
Ronchi: binari o stazione interrata
Interrare gli assi ferroviari della linea verso Udine eliminando i passaggi a livello di Selz e di Vermegliano con la realizzazione della relativa stazione sotto il piano stradale. L’obiettivo è quello di azzerare ogni impatto per l’intero attraversamento della linea ferroviaria del territorio di Ronchi dei Legionari. È la proposta espressa dall’amministrazione ronchese e sostenuta dalla Provincia di Gorizia, nell’ambito del piano Alta velocità-Alta capacità, per il quale è stato presentato da Rete ferroviaria italiana il progetto preliminare. La Provincia, dunque, non intende limitarsi a segnalare le ”interferenze”, ossia ostacoli e criticità non rilevati dal piano di Rfi e richiesti in relazione alla procedura di impatto ambientale per la tratta Ronchi-Trieste. La volontà, infatti, è quella di assumere una posizione ufficiale e di esprimere un parere autonomo, nel segno di un impegno che tengaconto delle esigenze del territorio. Un «atto politico forte», come l’ha definito il presidente Enrico Gherghetta, che si sostanzierà attraverso il coinvolgimento dei Comuni interessati e di tutte le forze politiche, fino ad approdare in Consiglio provinciale con l’approvazione di un ordine del giorno, frutto della concertazione con i territori. Il presidente Gherghetta è lapidario: «La Provincia di Gorizia sarà a fianco degli enti locali, in particolare dei Comuni di Monfalcone e di Ronchi dei Legionari, per appoggiare le istanze e le opzioni che scaturiranno dall’analisi approfondita del progetto preliminare presentato in questi giorni da Rfi».
Gherghetta va oltre: «La Provincia già ora si dichiara totalmente d’accordo a sostenere a spada tratta l’idea proposta dal Comune di Ronchi per l’interramento della linea ferroviaria verso Udine. Non intendiamo, infatti, limitarci a segnalare le interferenze, cioè quelli che noi riteniamo essere degli ostacoli non rilevati dal progetto di Rfi, ma vogliamo coinvolgere gli enti locali, attraverso il Patto territoriale per lo sviluppo, per esprimere una chiara posizione ufficiale». Il presidente evidenzia: «Non va sottovalutato, ed è stato accolto con piena soddisfazione, il fatto che, diversamente dall’orientamento originario di Rfi, si interverrà sulla tratta ferroviaria esistente. È un grande risultato». «Solo tre anni fa – continua Gherghetta -, quando avevo perorato la causa circa l’insostenibilità della chilometrica galleria attraverso il nostro Carso, fui sottoposto a un vero e proprio processo da parte degli apparati preposti. Ora constato con soddisfazione che avevo ragione. È un successo che deve essere fatto proprio da tutti coloro che hanno avuto la forza ed il coraggio di assumere un approccio critico, convinti che la fretta è cattiva consigliera e che la Legge Obiettivo non accelera nulla, se non la rabbia propria delle comunità ”bypassate” dalle scelte strategiche che interessano il loro territorio».
«Alla luce del piano preliminare – aggiunge Gherghetta – si può constatare come questo metodo non abbia proprio pagato. Le opere infrastrutturali, specie di questa portata, vanno condotte cercando il consenso e la condivisione. Non è più tempo di forzature».
Ghergetta si sofferma sulla prevista sistemazione del bivio di San Polo: «La riorganizzazione della tratta esistente – spiega – permetterà, a fronte di una spesa di qualche decina di milioni di euro, di garantire un’asse ferroviario funzionale soprattutto al futuro traffico di teu in relazione al superporto di Monfalcone». (la.bo.)

Polemica a Visco: «Non cancellate quel campo di concentramento»

da il Messaggero Veneto

VISCO. L’unico campo di concentramento del regime fascista in Italia ancora intatto, a Visco rischia lo smantellamento. Lo ha denunciato lo storico Ferruccio Tassin. Al quale il Comune replica: «Lo ricorderemo magari con una lapide, non possiamo porre sotto tutela tutta l’area».

Secondo Tassin «l’attuale amministrazione comunale intende vendere la caserma “Sbaiz” costruita proprio sul campo attivo fin dagli anni Trenta e di fatto distruggerne la memoria». Il Fascismo aveva costruito al confine orientale d’Italia diversi campi di concentramento per “rieducare” i nuovi cittadini italiani della provincia di Lubiana: oltre a Visco erano stati costruiti campi a Gonars, Sdraussina, Fossalon e Castagnevizza (Gorizia), Arbe (oggi Slovenia) dove morirono di fame, sete e freddo 1.500 internati. L’u nico a dare ancora tracce di sé è appunto quello di Visco.

La caserma “Sbaiz” infatti fu costruita a partire da quel campo dei quali ancora oggi porta visibili tracce. «E tutto questo – ha spiegato Tassin – non va disperso. Abbiamo chiesto alla Soprintendenza di intervenire e di bloccare la vendita degli immobili ora passati nella disponibilità del comune».

Contro lo smantellamento del campo di concentramento di Visco recentemente si è espresso anche lo scrittore italiano di lingua slovena, Boris Pahor, il quale ha proposto che il sito divenga “monumento nazionale” a ricordo dei crimini perpetrati dal Fascismo contro gli sloveni. Pahor ha rifiutato nei giorni scorsi un’onorificenza dal Comune di Trieste proprio perché il “fascismo” non è posto nell’elenco dei persecutori della ex Jugoslavia. Lo stesso Pahor venne internato dai nazisti ricorda commenta Ferruccio Tassin che è il coordinatore della Associazione “Terre sul Confine” di Visco.

Allo storico replica l’amministrazione per bocca del vicesindaco Giuseppe Vetri. «Vogliamo tutelare quanto rimane del campo di concentramento, ma non possiamo porre a tutela tutti i 120 mila metri quadrati della caserma Sbaiz. In Italia ci sono tantissimi centri e luoghi teatro di battaglie o altro, ma non per questo si deve tutelare tutto».

 

Vetri ricorda che «quasi tutta la caserma ha i tetti in amianto e quindi rappresenta un problema di ordine pubblico e sanitario. Noi vogliamo ricordare che in questo luogo c’è stato un campo, magari con una lapide, ma non possiamo porre sotto tutela tutta l’area».

L’amministratore ha anche criticato il comportamento della Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia. «Gioca allo scaricabarile – ha spiegato Vetri – perché sul tema ha già ricevuto una risposta da Roma, ma non ci ha comunicato nulla. Anche per questo intendiamo ricorrere alla Procura della Repubblica e denunciare questa omissione di atti d’ufficio».

Gessica Mattalone

 

(05 gennaio 2010)

MUTAMENTI CLIMATICI

Mutamenti Climatici. Australia: la peggior inondazione da 120 anni

NOTAV: iniziative dei comitati della Bassa Friulana

Da Il Piccolo del 13/01/11

 

Il Comitato sulla Tav: Bassa martoriata dai cantieri

BAGNARIA «Tra Ronchi e Portogruaro la Tav brucerà un milione di metri quadrati di territorio». É l’allarme lanciato ieri dal Comitato No Tav di Bagnaria Arsa, che ha annunciato una serie di assemblee pubbliche con l’obiettivo di informare i cittadini sul progetto preliminare della nuova tratta ferroviaria. Il primo incontro si terrà domani a Bagnaria, nella sala parrocchiale alle 20.30. Si proseguirà con l’appuntamento di martedì, al bar “Al Milione” di Corgnolo e venerdì 21 gennaio nella vecchia scuola elementare di Castions delle Mura. La presentazione e l’analisi da parte del Comitato è stata organizzata dopo che, il 30 dicembre scorso, i Comuni interessati hanno recepito il progetto preliminare della Tav.
«Lo stesso giorno – spiega il portavoce Giancarlo Pastorutti – è stata avviata la procedura di Valutazione di impatto ambientale, ed entro 60 giorni tutti i cittadini possono inviare osservazioni sui vari aspetti del progetto. Dalle relazioni e dalle prime analisi delle cartografie – riprende Pastorutti – risulta che l’opera è particolarmente impattante sia per il territorio di Pocenia, dove la Tav corre parallela all’autostrada A4 Venezia–Trieste, che all’interno dei comuni di Porpetto, Torviscosa e Bagnaria Arsa, che sono interessati alla cosiddetta “Variante dei Sindaci” contemplata nel protocollo Sonego del 2008».
L’aspetto più criticato riguarda la cantierizzazione tra Portogruaro e Ronchi che «oltre ad occupare quasi un milione di metri quadri di territorio, implica la movimentazione di diversi milioni di metri cubi di ghiaia e terra, con evidenti ripercussioni sul traffico non solo locale. Con umiltà e senza presunzione – continua il portavoce del Comitato – ci mettiamo al servizio della collettività, per dare un contributo di informazione su questa opera così impattante». Non manca la frecciatina al sindaco di Bagnaria, Anselmo Bertossi. La polemica tocca il problema della commissione Viabilità, che l’amministrazione comunale non ha ancora convocato, nonostante le ripetute pressioni da parte di Giancarlo Pastorutti, che ne è membro. «Proprio per questo motivo – chiosa il portavoce – ho inviato un esposto alla Prefettura di Udine e all’assessore regionale competente Andrea Gralatti. Quando il sindaco l’ha saputo, per ritorsione ci ha negato la possibilità di fare le fotocopie in Comune e di pubblicare le nostre notizie sul sito “Il Claut”, usando come pretesto il fatto che il Comitato non è riconosciuto come associazione».
Elena Placitelli

Vivaro (PN): 30 anni dalla morte di Umberto Tommasini

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PROGRAMMA

ore 9.30
proiezione video con intervista a Umberto Tommasini (1976)

ore 10.00
introduzione, saluti e intervento di Gianluigi Bettoli (Storico locale)

ore 10.30
interventi di Claudio Venza e Clara Germani (co-autori del libro su
Umberto Tommasini)

ore 11.00
interventi di amici e compagni di Umberto Tommasini e del pubblico

ore 11.30
esecuzione di alcuni pezzi del repertorio musicale anarchico

ore 12.00
deposizione di una corona presso il cimitero di Vivaro in memoria di Umberto Tommasini

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Inondazioni: tocca al Brasile

Mutamenti climatici: il Brasile peggio dell’Australia

 

 

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Commemorazione di Umberto Tommasini: io non parteciperò

Umberto Tommasini non solo l’ho conosciuto, ma sono anche uno dei pochi rimasti a poter dire di aver condiviso con lui la miltanza anarchica (dal 1975 al 1979 circa). Umberto sarà pure anagraficamente nato a Trieste (da famiglia proletaria emigrata dal paese friulano di Vivaro), ma era friulano e non triestino. La questione può sembrare insignificante ed artificiosa, se si rileva che Umberto era anarchico, rivoluzionario ed internazionalista, ma diventa importante nel momento in cui, in particolare, si è scelto di dare al libro su di lui una caratterizzazione geo-politica che non era certo obbligatoria. Nessuno scandalo, per carità, che il libro sia stato scritto in triestino, la scelta è stata corretta, anzi questa sì inevitabile, in quanto riflesso di una realtà oggettiva. Il libro infatti è una testimonianza di storia orale ed Umberto, con le compagne ed i compagni di lotta, a Trieste, parlava triestino.  Altrettanto ovviamente si deve rilevare che a Trieste si parla prevalentememte triestino mica italiano, questo è semplicememte un dato di fatto. Viceversa, per controesempio e per stimolo alla riflessione, si deve rilevare che ad Udine invece si parla prevalentemente italiano mica friulano; anche questo è semplicemente un dato di fatto. Tralasciate per ora le questioni linguistiche, che,  per loro natura intrinseca, sono molto complesse e richiedono un’analisi approfondita che non si può svolgere in questa sede, veniamo alle motivazioni attuali che mi rendono impossibile partecipare ad una  commemorazione sia pure prevista a Vivaro, dove, non casualmente, Umberto è stato sepolto nel 1980. Già molti anni fa (1983)  mi sono (ci siamo) trovati a contestare la commemorazione di Giovanni Casali per il quale era stata deposta una lapide nell’atrio del Municipio di Prato Carnico. Ci si era chiesti, che senso ha che un anarchico venga commemorato in forma, anche solo parzialmente, istituzionalizzata? Non si tratta solo di una contraddizione, ma di un vero e proprio snaturamento della realtà delle cose. Più in generale ci si deve chiedere: chi si fa garante della continuazione del trattamento coerente delle spoglie e della memoria degli anarchici dopo la loro morte? Sarà senz’altro capitato anche in altre parti, ma è drammaticamente capitato anche a noi, dover scontrarci violentemente con la famiglia di un giovane compagno, Maurizio Faidutti di Mortegliano,  morto in circostanze accidentali, del quale i genitori hanno inteso, violando l’identità del figlio, celebrare il funerale in chiesa. (E quando muoio io …). Così, vuoi per ragioni famigliari, vuoi per ragioni storico-culturali, vuoi perchè comunque è un riconoscimento, … in fin dei conti va spesso a finire che, ciò che non è stato possibile in vita, diventa invece possibile dopo la morte, vale a dire una qualche forma di recupero e snaturamento dell’identità e della storia di un anarchico. In realtà molti  anarchici ci pensano già da soli a snaturare in vita il patrimonio di idee che in qualche modo hanno avuto l’occasione di acquisire, ma almeno quelli che hanno sviluppato fino in fondo il patrimonio ideale, politico e culturale dell’anarchismo,  è giusto che siano trattati in maniera coerente con la loro identità professata.  Quindi, nella fattispecie,  mi chiedo, per esempio: cosa c’entra GianLuigi Bettoli, notoriamente marxista,  con Umberto Tommasini e l’anarchismo? E poi, perchè ancora una volta “regalare” il nostro patrimonio a intellettuali, associazioni ed infine istituzioni, che con noi non c’entrano nulla? La commemorazione di un anarchico deve essere trattata come un capitolo dell’anarchismo e non come un evento da proporre nel baillame della rappresentazione culturale, magari con l’obiettivo, anche legittimo, di dargli maggiore respiro. Non vedo la necessità di trovare collaborazioni esterne per situazioni di questo genere. Personalmente avevo anche sollevato l’idea che la memoria di Umberto fosse collegata alla vicenda degli OGM, (vicenda che ha reso il Paese di  Vivaro noto in ambito internazionale) e quindi ad un fronte di lotta territorialmente radicato e politicamente qualificante, ma il messaggio non è stato colto e si è proceduto ad una commemorazione rituale, non condivisa,  e, per quanto mi riguarda, non accettabile.

Paolo De Toni – Cespuglio – 14 gennaio 2011

NOTAV: Doberdò parla chiaro, Riccardi lancia false consultazioni

Partono le consultazioni a tappeto sulla Tav

 

di ELISA COLONI

 

TRIESTE Per alcuni è un’infrastruttura fondamentale per non essere tagliati fuori dai grandi traffici commerciali di domani. Per altri, è una ”bomba” di rotaie e gallerie che rappresenta un pericolo per cittadini e ambiente. È per raccogliere tutte questi pareri e tirare le somme prima della decisione finale, che tra pochi giorni, il 22 gennaio, la Regione avvierà le consultazioni con gli enti locali in merito al progetto preliminare della Tav. Comune per Comune, l’assessore alle Infrastrutture Riccardo Riccardi sentirà valutazioni e giudizi delle comunità che saranno coinvolte nella costruzione e attraversamento delle tratte ferroviarie ad alta capacità e alta velocità Portogruaro-Ronchi Sud-Trieste.

È sotto il segno delle grandi opere, dunque, che si è aperto il 2011 in piazza Unità. Ieri, infatti, si è svolta la prima riunione di giunta dell’anno, che ha riportato attorno al tavolo gli assessori dopo la pausa natalizia. Tra gli argomenti all’ordine del giorno, appunto, le consultazioni sulla Tav. ”Sondaggi d’opinione” che l’assessore Riccardi raccoglierà presentando ai Comuni interessati le scelte di Rfi-Rete ferroviaria italiana, e illustrando l’iter procedimentale per l’approvazione del progetto ricevuto a fine dicembre. «La legge prevede che le consultazioni durino al massimo 90 giorno – ha commentato Riccardi – ma io mi prenderò tutto il tempo necessario, perché si tratta di una questione molto importante, e intendo dare il massimo ascolto alle comunità locali». Gli incontri, come specificato dal responsabile alle Infrastrutture, non prevedono il coinvologimento diretto dei cittadini (nessuno pensi cioè di poter partecipare ad assemblee pubbliche). «I cittadini che hanno osservazioni e dubbi in merito al progetto preliminare – ha puntualizzato Riccardi – potranno esporli ai propri rappresentanti che, a loro volta, riferiranno a noi. Stiamo anche ragionando sulla possibilità di aprire un sito Internet ad hoc dove raccogliere tutta la documentazione».

Una volta terminate le consultazioni, la Regione dovrà pronunciarsi. Come? Verrà costituito un gruppo di lavoro composto dalle direzioni centrali competenti, che valuterà la proposta assicurando, in sede di intesa sulla localizzazione del tracciato, un parere coordinato dei molteplici interessi pubblici in gioco. Alla struttura tecnica sarà affidato anche il compito di offrire l’assistenza tecnica necessaria agli enti locali interessati per le determinazioni di loro competenza. «Abbiamo scelto – ha spiegato Riccardi – la strada della maggiore partecipazione possibile nella fase di progettazione di un’opera di grande rilevanza».

Tav a parte, la giunta di ieri pomeriggio è stata aperta da un’audizione del presidente di Insiel Walter Santarossa e dell’ad Dino Cozzi, che hanno fatto il punto sul ricorso a Insiel da parte degli enti regionali e sul costo dei prodotti erogati. L’assessore all’Organizzazione Andrea Garlatti ha commentato: «La linea politica è quella di mantenere la connotazione pubblica della parte infrastrutturale informatica, che consideriamo un valore. La parte prevalente dei prodotti di Insiel viene realizzata ”in casa”, riducendo di circa 5-6 milioni di euro il ricorso ad affidamenti esterni. Inoltre in confronto alle tariffe applicate per l’acquisto di prodotti Ict da parte delle società ”in house”, quelli di Insiel sono nella media o anche inferiori».

Spazio è stato riservato, ieri, anche all’aeroporto di Ronchi dei Legionari. La giunta, su proposta di Sandra Savino, ha infatti dato l’ok alla richiesta al Tribunale di Gorizia di effettuare una perizia sul valore dell’aeroporto, atto propedeutico al futuro scambio di quote azionarie con la Save di Venezia.

 

 

Doberdò diventa Comune no Tav

 

DOBERDÒ Tav indigeribile per il Comune di Doberdò del Lago. Lo mette nero su bianco il sindaco Paolo Vizintin dopo aver attentamente esaminato la «copiosa documentazione» ricevuta recentemente da Rete Ferroviaria italiana spa (Rfi). Si tratta del progetto preliminare ferroviario della tratta Ronchi–Trieste nell’ambito della nuova linea Av/Ac (Alta velocità e alta capacità) Venezia–Trieste. Il giudizio del primo cittadino è senza appello: «Da un primo esame della progettazione delle linee, degli studi geologici, geotecnici, idrologici, del piano degli esproprii nonché di ogni altro elaborato e documento allegato è emerso innanzitutto che l’opera, se realizzata, avrebbe un conseguenze gravissime e irreparabili per l’ambiente, il territorio e l’abitato di Sablici nonché un impatto sociale devastante».

I motivi vengono spiegati in una lunga nota dai toni apocalittici. «La linea ferroviaria – scrive Vizintin – attraverserebbe infatti la riserva dei laghi di Doberdò e Pietrarossa con enormi viadotti e gallerie, una gigantesca colata di cemento e ferro che deturperebbe gravemente e irreversibilmente il territorio ed il già lesi dalla presenza di elettrodotto, metanodotto e autostrada. Gallerie e viadotti proseguirebbero per il centro di Sablici, dove è previsto l’esproprio ed il vincolo urbanistico di quasi tutta l’area nonché il probabile abbattimento di alcune abitazioni oltre alla realizzazione di vasche per l’accumulo di liquidi pericolosi». E come se non bastasse c’è un altro regalo impachettato nella Tav: «In tale contesto – aggiunge il sindaco di Doberdò del Lago – si inserisce la realizzazione di un nuovo raccordo stradale tra le Statali 55 e 14 che passerebbe sotto il viadotto soprastante Sablici e consentirebbe il ritorno massiccio dei Tir sul Vallone».

Il risultato finale? «È ragionevole ipotizzare – aggiunge Vizintin – che con questo scenario l’abitato di Sablici di svuoterebbe e sparirebbe dalla cartografia, o perché parte delle case verrebbero demolite o perché i rimanenti residenti si abbandonerebbero le proprie abitazioni per le condizioni di invivibilità venutesi a creare (traffico, inquinamento acustico, scosse etc.)».

Detto tutto questo è chiara la posizione assunta dal Comune di Doberdò del Lago. «Siamo perciò – puntualizza il primo cittadino – fermamente contrari, come in passato, a inutili opere faraoniche il cui costo esorbitante graverebbe, come sempre, sui contribuenti italiani ed il cui unico effetto sarebbe quello di deturpare l’ambiente ed il paesaggio, con rilevante pregiudizio per la salute ed il patrimonio dei cittadini. Ci opporremo perciò con ogni mezzo agendo nelle competenti sedi politiche e sociali affinché il suddetto progetto di RFI non trovi seguito».

Le critiche al progetto, tuttavia, non si fermano a questo. «È inaccettabile e preoccupante – continua Vizintin – che nella documentazione trasmessa da Rfi non compaia né l’analisi costi-benefici imposta dalla normativa vigente sulla Via (valutazione d’impatto ambientale) per tutte le opere pubbliche né il piano economico finanziario previsto dalla legge finanziari 350/2003». L’unico passaggio costruttivo è messo in coda: «Siamo favorevoli al trasporto su rotaia di merci e persone con sistema dell’Av/Ac – conclude Vizintin – purché vengano minimizzati l’impatto con l’ambiente ed i costi sociali. Ciò è possibile in base agli studi effettuati dalle Università di Milano e Torino, dove è dimostrato che sarebbe più che sufficiente una modernizzazione dell’attuale linea ferroviaria».

E, intanto, parte la mobilitazione dei cittadini. Mmercoledì prossimo, 19 gennaio 2010, alle 20, al centro civico “Kremenjak” di Jamiano, si terrà un incontro pubblico per illustrare i contenuti del progetto di Rfi e per raccogliere osservazioni e proposte dei cittadini di Doberdò del Lago.

ELETTRODOTTO: rassegna stampa sulla manifestazione di domani

Dal Messaggero Veneto

14/01/11

Domani la marcia contro l elettrodotto

 

TOLMEZZO.Domani l’attesa manifestazione a Tolmezzo organizzata dal Coordinamento dei Comitati della Carnia contro l’elettrodotto aereo Würmlach-Somplago e contro il furto delle acque. Il ritrovo è al ponte di Caneva di Tolmezzo alle 13.30, per poi raggiungere insieme il centro di Tolmezzo. Tra i numerosi partecipanti attesi, anche il Pd di Tolmezzo annuncia la sua presenza e ribadisce la propria posizione: «Elettrodotto commerciale sì a condizione che sia interrato e che apporti vantaggi durevoli al territorio e alla popolazione. No ai disastri ambientali, no alle elemosine! Questa posizione è sempre stata sostenuta con coerenza nella giunta della Comunità montana della Carnia, prima della sua “soppressione”, ha portato all’approvazione unanime di un odg in Consiglio Regionale, è stata assunta ufficialmente dal Pd della Provincia di Udine, ha dato origini a un odg proposto al Consiglio provinciale di Udine» da alcuni consiglieri tra cui il segretario provinciale. Il Pd ricorda «le battaglie dei nostri consiglieri comunali di Tolmezzo, assieme agli altri consiglieri non solo di minoranza, contro le illegittime prese di posizione della giunta comunale della nostra città». «La pervicacia con cui si insiste sull’elettrodotto è strana – dice Roberto Trevisan, segretario del Pd di Tolmezzo, che ha un dubbio: se «l’energia importata dovrà essere venduta non al prezzo basso ad esempio della Repubblica Ceca, ma a quello vincolato italiano, a cosa serve l’elettrodotto? Non vorremmo nascondesse la volontà di fornire corrente elettrica “sporca” a Somplago per produrre corrente elettrica da fonti rinnovabili». Il Pd, spiega, sosterrà la manifestazione per «scongiurare i gravi danni sul territorio che potrebbero essere provocati da una struttura industrial-commerciale ottimizzata ai fini del profitto di chi la costruisce senza la dovuta attenzione ai diritti di chi la subisce. Vogliamo poi dare un forte segnale di insofferenza per i soprusi di una amministrazione regionale, o meglio di una coalizione di maggioranza, che, guidata da un carnico, sembra essersi fatta un punto d’onore nel governare sempre e comunque sotto il segno dell’arbitrio, del disprezzo delle regole, della totale assenza di confronto con i suoi interlocutori naturali». (t.a.)

 

13/01/11

Elettrodotto, polemica sulla marcia

 

TOLMEZZO. Elettrodotto: l’amministrazione comunale di Tolmezzo smentisce Renato Garibaldi evidenziando che la richiesta di patrocinio alla manifestazione di sabato era per un’altra iniziativa. «Leggiamo con stupore – spiega l’amministrazione comunale di Tolmezzo – la dichiarazione di Renato Garibaldi secondo cui la giunta comunale di Tolmezzo ha negato il patrocinio da lui richiesto per la manifestazione di sabato dopo una “sbrigativa” riunione dove avrebbero “pesato le decisioni di due assessori leghisti”. Il patrocinio è stato negato all’unanimità dalla giunta (e senza bisogno di particolari spinte da parte di alcuno), in quanto la richiesta non era accoglibile. Carnia in Movimento ha chiesto il patrocinio, come si evince dal modulo della richiesta, per una iniziativa denominata “per l’unità della Carnia” avente quali finalità “unità della Carnia in occasione del 64° di fondazione della c. (comunità) carnica». Come è stato subito comunicato al richiedente il patrocinio non è stato accolto in quanto l’oggetto della manifestazione (come si evince invece dai manifesti affissi in tutta la Carnia) non corrisponde a quanto dichiarato nella richiesta presentata e inoltre, la richiesta era comunque sprovvista degli elementi necessari (programmi, relazioni su come si intenderebbe celebrare la fondazione della comunità carnica) che, come stabilito dal regolamento comunale sulla concessione dei patrocini, debbono essere presentati per la valutazione delle condizioni che legittimano l’eventuale adesione del Comune alla iniziativa. Le azioni strumentali cominciano tentando prima di camuffare la manifestazione contro l’elettrodotto con la pseudo celebrazione di ricorrenze varie (il 64° della fondazione della Comunità Carnica, il senatore Gortani o anche il 150° dell’unità d’Italia) continuando poi con le invenzioni sulla riunione della giunta comunale di Tolmezzo. Sarebbe bene, per tutti, chiedersi per quali motivi l’organizzatore della manifestazione contro l’elettrodotto non vuole esplicitare chiaramente l’oggetto della stessa».

Tanja Ariis

 

11/01/11

«Elettrodotto, giochi non ancora conclusi»

 

TOLMEZZO. Inizia con un filmato denuncia sul furto ai danni dei carnici «di una terra impervia e desolata» con l’intento di costruirvi un elettrodotto l’incontro promosso da Legambiente della Carnia a Tolmezzo ieri sera. La serata termina con l’invito a più voci a partecipare alla manifestazione di sabato a Tolmezzo. Nella sala della Comunità montana della Carnia ieri sono stati notati diversi esponenti politici, una rappresentanza traversale, propensi per il no all’elettrodotto aereo e contro la «svendita del territorio» . Fra gli interventi Renato Garibaldi ha ribadito come sabato non si manifesterà solo per l’elettrodotto, ma «per la dignità della gente che vive in montagna» e «per far sapere alla politica che non ci ascolta, quello che vuole la gente». Quindi Marco Lepre di Legambiente ha introdotto il tema della poca pubblicità data da alcuni comuni interessati all’elettrodotto proposto da Alpe Adria Energy. Dopo aver illustrato il tragitto dell’elettrodotto, che impatterà negativamente sul biotopo Curiedi a Tolmezzo, sul colle di San Pietro a Zuglio e Pramosio, zona a tutela speciale a Paluzza, Lepre ha evidenziato come la politica locale «Tolmezzo in particolare» si sia comportata nei confronti della popolazione, tenendola all’oscuro di tutto. «I giochi non sono conclusi – ha detto Lepre – Tutte le argomentazioni sull’impatto ambientale proposte da chiunque andranno al vaglio del ministero dell’ambiente a Roma». «L’informazione consente un approfondimento delle conoscenze nell’interesse generale, a vantaggio sia di chi propone un progetto sia di chi a questo si oppone o cerca di modificarlo». Negli altri interventi dei comitati della pianura friulana contro l’elettrodotto verso la Slovenia, del Wwf regionale, di amministratori pubblici locali e regionali, si è ribadito il concetto di come questa opera, una “merchant line”, assuma una valenza politica costituita su un accordo fra politica regionale e lobby imprenditoriali. Una politica che parte da lontano, con il commissariamento della Comunità montana da parte del governatore Tondo per impedire una posizione univoca del «popolo della montagna carnica» e che, dopo «il voltafaccia dell’amministrazione comunale che ha optato per concedere il via libera alla valutazione di impatto ambientale, svendendosi per quattro soldi (compensazioni)», abbia di fatto posto «Tolmezzo al di fuori della Carnia». Il clamore della precedente manifestazione contro l’elettrodotto, alla quale hanno preso parte fra i 1800 manifestanti anche un centinaio di carinziani e che ha fatto prendere coscienza, grazie alle immagini trasmesse dalla Tv di stato ORF, al land Carinzia, ha richiamato l’attenzione anche della Tv di stato italiana che sabato, sul ponte fra Caneva e Tolmezzo, sarà presente con le truope di Geo & Geo e Report.

Gino Grillo

 

10/01/11

Elettrodotto e acqua, sabato marcia a Tolmezzo Legambiente: tempo fino al 16 per farci sentire

 

TOLMEZZO. Count down per la manifestazione indetta dai comitati per sabato 15 gennaio contro l’elettrodotto che attraverserà la Valle del But . L’appuntamento è dato al ponte sul torrente But fra la città e la frazione di Caneva per le 13.30 per portare nel capoluogo carnico la protesta non solo contro l’elettrodotto aereo Wurmlach-Somplago, ma anche a difesa delle acque che vede coinvolti assieme ai carnici anche i carinziani. Un appuntamento di protesta civile e non violeta che coincide, viene fatto rilevare, con il 150° anniversario dell’unità d’Italia e con l’anniversario della nascita del senatore Michele Gortani, fondatore della Comunità Carnica. Intanto Legambiente propone una serie di incontri, prima del 16 gennaio, data in cui scade il termine per presentare eventuali osservazioni e riserve sull’elettrodotto Somplago Wurmlach. Il primo incontro è fissato per oggi alle 18 nella sala convegni della Comunità montana della Carnia a Tolmezzo. «Sull’elettrodotto tra Somplago e Würmlach – commenta Legambiente – continuano a girare le voci più disparate: l’unico dato certo è che la procedura di valutazione ambientale è ancora in corso e che tutti i cittadini hanno tempo fino al prossimo 16 gennaio per presentare le loro “osservazioni” e riserve, che saranno successivamente esaminate, assieme alle delibere dei comuni, da una commissione tecnica presso il ministero dell’ambiente». Una opportunità riguarda in particolare il comune di Tolmezzo, dove Alpe Adria Energia ha presentato recentemente alcune modifiche al tracciato. «Per una corretta valutazione dell’impatto ambientale di qualsiasi opera è indispensabile il maggior coinvolgimento possibile dei cittadini. L’informazione e la partecipazione attraverso incontri, dibattiti e con l’espressione di pareri, critiche, studi, consente un approfondimento delle conoscenze nell’interesse generale, a vantaggio sia di chi propone un progetto sia di chi a questo si oppone o cerca di modificarlo». «Purtroppo – sottolinea Marco Lepre, presidente del circolo carnico – anche questa volta alcuni comuni, nei quali la documentazione inerente il progetto è depositata da settimane, si sono sottratti a un dovere fondamentale di informazione dei loro cittadini. A Tolmezzo, per esempio, anche sull’ultimo numero del periodico comunale “Qui Cronache” non si trova una sola riga dedicata all’argomento». Con lo scopo di supplire, almeno in parte, a questa carenza di informazione, Legambiente ha promosso l’incontro di oggi a Tolmezzo cui seguiranno altri, domani a Villa Santina, nelle sale del centro sociale, e mercoledì 12 ad Arta Terme, entrambi con inizio alle 20.(g.g.)

Umberto Tommasini: l’Anarchic Furlan

Scjarie il libri (e va a le pagine 173).

Commemorazione: io non parteciperò

Il mio ricordo di Umberto alla ricorrenza effettiva dei trent’anni dalla morte avvenuta il 22 agosto 1980

umberto

furlan