PETROLIO/ Golfo del Messico/ Le immagini della falla

L’energia padrona e i padroni dell’energia. E’ proprio una catastrofe. «Perdita greggio 12 volte superiore alle ammissioni»

L'onda nera, ecco la falla sottomarina

TERRITORIO-BIOREGIONI/ Notizie da tenere sotto osservazione

Messaggero Veneto 13 maggio 2010

Commento. Non c’è da fidarsi molto del tavolo “Laboratorio Tagliamento”

Sicurezza per il Tagliamento:
e adesso si riparte da zero

Tagliamento

Il metodo di lavoro individuato dalla Regione per garantire la messa in sicurezza del fiume Tagliamento passerà attraverso la costituzionedi una struttura tecnico-operativa denominata Laboratorio Tagliamento che dovrà individuare soluzioni che evitino la realizzazione di opere impattanti per il medio corso del Tagliamento come le casse di espansione.


Commento. Tondo pare incastrato o meglio “interrato”

Elettrodotto, i sindaci carnici:
la linea deve essere interrata

elettrodotto

di Tanja Ariis

Elettrodotto Wurmlach-Somplago: i sindaci attendono di incontrare la Regione dopo che Tondo ha di fatto dato semaforo verde alla realizzazione di un elettrodotto aereo realizzato dalla cordata Pittini-Fantoni alla quale si è aggiunta la Burgo. I sindaci chiedono che la linea sia interrata.


Commento. Il solito problema: manca la manutenzione

Il maltempo sferza Pordenone
Sbalzo elettrico: Enel sotto accusa

maltempo

di Manuela Boschian

A Pordenone la pioggia ha allagato alcune strade e si sono verificati incidenti stradali, fortunatamente senza feriti gravi. Intanto infuriano le polemiche per lo sbalzo di tensione che ha provocato gravi danni in 20 case. La Cisl ha accusato l’Enel per la carenza di manutenzione della rete. <!– &lt;! var pCid=”it_kataweb-it_0″;var w0=1;var refR=escape(document.referrer);if (refR.length&gt;=252) refR=refR.substring(0,252)+”…”;// &gt; // –> <!– &lt;! var w0=0;// &gt; // –>

CIE DI GRADISCA: il conto dei danni…

SPERIAMO AUMENTI SEMPRE PIU’!

 

 

Da Il  piccolo del 14/05/10

 

Al Cie provocati danni per un milione

 

di MARGHERITA REGUITTI GRADISCA Ci vorrà oltre un milione di euro per riparare i danni alla struttura del Centro identificazione ed espulsione (Cie) causati dai sempre più frequenti atti di violenza, risse e evasione verificatesi in quest’ultimo anno , in alcuni casi con successo. Lo ha dichiarato il questore Antonio Tozzi durante la presentazione della Festa della Polizia, che ha anche preannunciato la possibile chiusura del centro durante i lavori di sistemazione. «Il progetto per l’intervento – ha dichiarato Tozzi – c’è già e a giorni il Dipartimento centrale in accordo con la Prefettura di Gorizia avvierà l’iter per la gara europea d’appalto dei lavori la cui durata sarà definita entro l’estate. Potendo procedere per lotti il centro non verrà chiuso e solo una parte dei detenuti sarà certamente trasferita. Ma – conclude Tozzi – si potrebbe rendere necessaria anche la chiusura totale durante il cantiere». Il piano d’ intervento prevede opere sia edili e strutturali, necessarie per riparare i danni causati durante i disordini scoppiati nel centro, sia l’installazione di sofisticate apparecchiature elettroniche con il potenziamento della sorveglianza con telecamere. I danni maggiori sono stati provocati in due occasioni quando un folto gruppo di extracomunitari nel dicembre del 2008 tentarono più volte di fuggire e nell’agosto dello scorso anno quando, durante una sommossa completarono i danneggiamenti dei sistemi di sorveglianza. Il questore, però, garantisce che anche così il Cie è abbastanza sicuro. «Le carenze delle difese passive vengono coperte dalla maggiore presenza e impegno nella sorveglianza garantita dal personale delle forze dell’ordine – ha sottolineato Tozzi -. Al momento sono 170 i detenuti ospitati al Cie su una capacità di 240. Molti di loro hanno alle spalle l’esperienza del carcere per reati diversi. Sono per la maggior parte nord e centro africani, tunisini e magrebini, etnie con una forte conflittualità ancestrale. In alcuni casi – precisa il dottor Tozzi – vi sono anche problemi di dipendenza da droghe. La tensione fra gruppi è alta anche causa dalla mancanza di speranza di poter restare in Italia e di essere destinati all’espulsione. Negli ultimi tempi inoltre si sono registrati casi di autolesionismo. Fatti che accadono più spesso dopo pochi giorni dall’arrivo», aggiunge Tozzi». Ferite da lametta sulle braccia, cucitura delle labbra, ingerimento di oggetti sono funzionali ad essere ricoverati nelle strutture sanitarie cittadine, sia per uscire dal centro, sperando in condizioni più agevoli di vita, sia per conquistare una sorta di leadership nei confronti degli altri detenuti. Non sono comunque segnalati atti di vessazione da parte del personale. «La situazione – conclude il questore di Gorizia – è sotto controllo e l’organico è sufficiente a garantire la sicurezza». Apprensione per le ricadute sul tessuto sociale della presenza del Cie a Gradisca è stata ripetutamente manifestata dalla popolazione e dalle forze politiche. In particolare l’amministrazione comunale, dando una prima risposta alla città, ha avviato, con fondi regionali per la sicurezza, interventi di potenziamento dell’illuminazione pubblica nella zona.

REPRESSIONE/Torino: Ancora arresti!

da indymedia
http://lombardia.indymedia.org/node/29179

 

Torino, 14 maggio 2010 ore 16 Porte Palatine.
LIBERTA’ IMMEDIATA PER ANDREA -ASILO-, GABRIELE, I COMPAGNI DEL 12 MAGGIO E TUTTI!!
Doveva essere la solita azione pacifica ad effetto mediatico per chiedere la libertà dei nostri compagni arrestati e quelli inquisiti il 12 Maggio 2010, ma questa volta qualcosa, non per colpa nostra, è andato storto…
Verso le 16 di venerdì 14 Maggio, un gruppo di solidali si è avvicinato pacificamente alle Porte Palatine, situate a pochi passi dal Duomo, dove dal 10 Aprile c’è la kermesse folcloristica dell’ostensione della sindone, ed ha steso uno striscione nero -vedi foto- .
Immediatamente è arrivato un agente in borghese del commissariato vicino, e con fare minaccioso e vioolento ha ordinato ai propri colleghi di fermare alcuni nostri Compagni. E così fra la tensione alle stelle che hanno creato gli uomini in divisa, Andrea e Gabriele sono stati strattonati, ammanettati e portati in questura. Sembrava, ed in effetti era una cosa da poco… Nel senso che, se si ragiona, ma gli sbirri difficilmente lo fanno… è talmente assurdo che, per uno striscione esposto si vada in galera… Qui ormai viene violato il seppur minimo diritto d’espressione… La tanto democrazia di merda che va a sventolare il presidente Napolitano…
No! La polizia non ci sta a fare l’ennesima figura di merda, come la sera precedente al Salone del libro… Ecco perchè sono intervenuti così violentemente contro un azione pacifica…. Ecco perchè i Nostri Compagni Andrea e Gabriele ora sono in galera con le accuse di resistenza, violenza e lesioni!

Ci faremo sentire molto presto!

TUTTE E TUTTI LIBERI!!!
Già da domani saremo in strada a lottare!

Monfalcone / Indagini poco ortodosse carabinieri a giudizio

Il Piccolo, 15 luglio 2010

Indagini poco ortodosse, tre carabinieri a giudizio 
Nel mirino varie operazioni anti-droga. A processo anche il maresciallo Monagheddu

di LAURA BORSANI

Sette rinvii a giudizio e tre condanne: è questo il pronunciamento del Giudice per le indagini preliminari Paola Santangelo del Tribunale di Gorizia in relazione all’inchiesta legata a metodi di indagine adottati in alcune operazioni anti-droga, e ritenuti ”poco ortodossi”, dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile. L’inchiesta nell’aprile dello scorso anno aveva quasi ”decapitato” il vertice della Compagnia di Monfalcone. Il rinvio a giudizio riguarda il comandante del Norm, maresciallo Domenico Monagheddu, attualmente sospeso dal servizio, e i suoi sottoposti Nicola Di Tria e Giuliano Giacobbi. Andranno a dibattimento anche quattro ”collaboratori” dei carabinieri, orbitanti nel mondo della droga, Mara Zambon, 37 anni nata a Monfalcone e residente a Turriaco, Ivano Tiburzi, 32, residente a Grado, e Roberto Paronitti, 29, di Monfalcone. A processo, inoltre, l’avvocato Alessandro Ceresi, in relazione ad un presunto episodio di favoreggiamento.
È stato invece condannato, con rito abbreviato, il 22enne operaio Bruno Esposito, il principale accusatore del maresciallo del Norm: la pena è di 2 anni e 9 mesi, oltre a 14mila euro di multa. Dieci mesi con la condizionale per la moglie Corrada Rossitto, 20 anni, incensurata. Il Gup ha altresì concesso a entrambi le attenuanti generiche escludendo, nei confronti di Esposito, l’aggravante della ”recidiva infraquinquennale”: il 22enne, infatti, è in carcere a Gorizia in relazione alla rapina ai danni del tassista monfalconese Daniele Pilutti. Ha infine patteggiato, martedì, Nadia Khribech, 43 anni, residente a Monfalcone: la pena è di due anni.
Sette imputati, dunque, all’avvio del processo che il giudice ha fissato per il 17 febbraio 2011. Rinvii a giudizio, ma anche capi di imputazione archiviati. Sei nei confronti del maresciallo Monagheddu, per i quali il Gup ha dichiarato il «non luogo a procedere». Dei 44 capi di accusa originari, si è scesi ai 28 attuali a carico del comandante del Norm, considerando il proscioglimento da una decina di ”accuse” già richieste dal Pubblico ministero. Restano le ipotesi di accusa per minacce e istigazione a commettere reato, calunnia, falso ideologico, e le accuse in ordine all’acquisto, vendita e cessione di stupefacenti, in relazione agli scambi di droga simulati da parte del maresciallo e dei suoi uomini del Norm, avvalendosi dell’intervento dei ”collaboratori”. Sostanzialmente, si tratta delle accuse espresse proprio da Bruno Esposito, oltre a quelle di Mara Zambon e di Claudio Boscarol. I carabinieri Nicola Di Tria e Giuliano Giacobbi sono stati invece prosciolti dal reato di minacce per non aver commesso il fatto.
Commenti chiaramente opposti, dai legali difensori dei due principali ”protagonisti” di questo procedimento, il capo del Norm e il suo principale accusatore.
«Dei 44 capi di imputazione originari, siamo scesi ai 28 attuali – ha dichiarato l’avvocato Gianni Morrone, che difende Monagheddu -. Sono di fatto rimaste in piedi accuse che è doveroso affrontare in sede dibattimentale, proprio al fine di dimostrarne l’infondatezza, ma anche di comprovare la stessa credibilità del mio assistito. Sono, comunque reati apparentemente numerosi poichè consequenzialmente collegati, ma sono relativi in realtà ad un unico episodio».
L’avvocato Ottavio Romano, che tutela Esposito e la moglie Rossitto, ha invece osservato: «Il giudice ha ritenuto credibili le dichiarazioni dei miei assistiti, l’impianto accusatorio è pertanto confermato in pieno. Accogliendo le attenuanti generiche e respingendo l’aggravante della ”recidiva” per Esposito, ha inoltre riconosciuto che la collaborazione dimostrata è stata importante e meritevole». Il legale che per i suoi assistiti aveva richiesto il proscioglimento preannuncia ricorso in Appello: «Intendo insistere sul fatto che i miei assistiti hanno agito indotti dallo stato di necessità legato alle minacce ricevute».

NOTAV: il sindaco di Monfalcone si piega alle lobby

Da Il Piccolo del 15/07/10

 

Mitigato l impatto ambientale della Tav

 

Anche il nuovo progetto della Tav non risparmia impatti importanti al territorio monfalconese. Il confronto già avviato con la Regione e i tecnici di Rfi ha però consentito di mitigarli in modo consistente. E’ quanto ha affermato il sindaco Gianfranco Pizzolitto, rispondendo alla domanda di chiarimenti del consigliere comunale di Rifondazione comunista Emiliano Zotti nella seduta di martedì sera del Consiglio comunale. «Il tracciato, comunque, non si discute, perché rientra in una pianificazione europea e questo l’assessore regionale ai Trasporti Riccardi l’ha chiarito da subito», ha aggiunto il sindaco. «La fase è quella della predisposizione del progetto preliminare – ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo – e il confronto con le amministrazioni locali è servito per fornire le osservazioni dei territori attraversati dalla linea. Il coinvolgimento del Consiglio comunale ci sarà». In ogni caso si parla ormai, stando all’assessore all’Urbanistica di Ronchi dei Legionari, Sara Bragato, di Alta capacità e non più di Alta velocità. La proposta progettuale di Rfi è quindi quella di interrare la linea storica Udine-Trieste a partire pressapoco dal confine tra i comuni di Ronchi e Monfalcone, per permettere lo scavalco della stessa da parte della linea ”storica” Trieste-Venezia e della futura linea AC. «Se tale interramento fosse fatto partire già prima della stazione di Ronchi Nord – afferma Sara Bragato – potrebbe essere risolto d’un colpo il problema dell’isolamento del rione dello Zochet e delle frazioni di Vermegliano e Selz, sulle quali pesa anche il traffico proveniente da Doberdò e altri comuni carsici, attraverso la strada provinciale numero 15». La possibilità di progettare fin d’ora le opere legate alla soluzione del bivio San Polo e al passaggio dell’AC, prevedendo l’interramento della linea Udine-Trieste già in territorio di Ronchi, è però legato alla soppressione della ”lunetta”. Vale a dire del binario unico di collegamento tra le due linee Udine-Trieste e Trieste-Venezia, che interseca la statale 305 in prossimità del cimitero di Ronchi. (la. bl.)

MONFALCONE / Indagini poco ortodosse carabinieri a giudizio

Il Piccolo, 15 luglio 2010

Indagini poco ortodosse, tre carabinieri a giudizio 
Nel mirino varie operazioni anti-droga. A processo anche il maresciallo Monagheddu

di LAURA BORSANI

Sette rinvii a giudizio e tre condanne: è questo il pronunciamento del Giudice per le indagini preliminari Paola Santangelo del Tribunale di Gorizia in relazione all’inchiesta legata a metodi di indagine adottati in alcune operazioni anti-droga, e ritenuti ”poco ortodossi”, dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile. L’inchiesta nell’aprile dello scorso anno aveva quasi ”decapitato” il vertice della Compagnia di Monfalcone. Il rinvio a giudizio riguarda il comandante del Norm, maresciallo Domenico Monagheddu, attualmente sospeso dal servizio, e i suoi sottoposti Nicola Di Tria e Giuliano Giacobbi. Andranno a dibattimento anche quattro ”collaboratori” dei carabinieri, orbitanti nel mondo della droga, Mara Zambon, 37 anni nata a Monfalcone e residente a Turriaco, Ivano Tiburzi, 32, residente a Grado, e Roberto Paronitti, 29, di Monfalcone. A processo, inoltre, l’avvocato Alessandro Ceresi, in relazione ad un presunto episodio di favoreggiamento.
È stato invece condannato, con rito abbreviato, il 22enne operaio Bruno Esposito, il principale accusatore del maresciallo del Norm: la pena è di 2 anni e 9 mesi, oltre a 14mila euro di multa. Dieci mesi con la condizionale per la moglie Corrada Rossitto, 20 anni, incensurata. Il Gup ha altresì concesso a entrambi le attenuanti generiche escludendo, nei confronti di Esposito, l’aggravante della ”recidiva infraquinquennale”: il 22enne, infatti, è in carcere a Gorizia in relazione alla rapina ai danni del tassista monfalconese Daniele Pilutti. Ha infine patteggiato, martedì, Nadia Khribech, 43 anni, residente a Monfalcone: la pena è di due anni.
Sette imputati, dunque, all’avvio del processo che il giudice ha fissato per il 17 febbraio 2011. Rinvii a giudizio, ma anche capi di imputazione archiviati. Sei nei confronti del maresciallo Monagheddu, per i quali il Gup ha dichiarato il «non luogo a procedere». Dei 44 capi di accusa originari, si è scesi ai 28 attuali a carico del comandante del Norm, considerando il proscioglimento da una decina di ”accuse” già richieste dal Pubblico ministero. Restano le ipotesi di accusa per minacce e istigazione a commettere reato, calunnia, falso ideologico, e le accuse in ordine all’acquisto, vendita e cessione di stupefacenti, in relazione agli scambi di droga simulati da parte del maresciallo e dei suoi uomini del Norm, avvalendosi dell’intervento dei ”collaboratori”. Sostanzialmente, si tratta delle accuse espresse proprio da Bruno Esposito, oltre a quelle di Mara Zambon e di Claudio Boscarol. I carabinieri Nicola Di Tria e Giuliano Giacobbi sono stati invece prosciolti dal reato di minacce per non aver commesso il fatto.
Commenti chiaramente opposti, dai legali difensori dei due principali ”protagonisti” di questo procedimento, il capo del Norm e il suo principale accusatore.
«Dei 44 capi di imputazione originari, siamo scesi ai 28 attuali – ha dichiarato l’avvocato Gianni Morrone, che difende Monagheddu -. Sono di fatto rimaste in piedi accuse che è doveroso affrontare in sede dibattimentale, proprio al fine di dimostrarne l’infondatezza, ma anche di comprovare la stessa credibilità del mio assistito. Sono, comunque reati apparentemente numerosi poichè consequenzialmente collegati, ma sono relativi in realtà ad un unico episodio».
L’avvocato Ottavio Romano, che tutela Esposito e la moglie Rossitto, ha invece osservato: «Il giudice ha ritenuto credibili le dichiarazioni dei miei assistiti, l’impianto accusatorio è pertanto confermato in pieno. Accogliendo le attenuanti generiche e respingendo l’aggravante della ”recidiva” per Esposito, ha inoltre riconosciuto che la collaborazione dimostrata è stata importante e meritevole». Il legale che per i suoi assistiti aveva richiesto il proscioglimento preannuncia ricorso in Appello: «Intendo insistere sul fatto che i miei assistiti hanno agito indotti dallo stato di necessità legato alle minacce ricevute».

IL DELIRIO DELLA CORRUZIONE AL POTERE

Il delirio del potere

berlusconi.05

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Cancellati: Strasburgo striglia Lubiana: «Violati i diritti umani, dovete riparare»

STRASBURGO ”Cancellati”. Anche la giustizia europea striglia la Slovenia. La Corte europea per i diritti umani, nei giorni scorsi, ha pubblicato una sentenza – su denuncia di un gruppo di cittadini – nella quale invita Lubiana a provvedere quanto prima a rimediare all’ingiustizia commessa a danno di queste persone. I ”cancellati” sono vittime di una situazione di illegalità ormai da più di 15 anni – si rileva nella sentenza della Corte europea – ma lo stato non ha ancora rimediato, per cui sta violando la Convenzione europea sui diritti umani. La stessa Corte costituzionale slovena ha definito illegale questa situazione, hanno sottolineato ancora i giudici della Corte europea per i diritti umani, ma finora tutti i tentativi di porvi rimedio non hanno dato risultati soddisfacenti. Non lascia spazio ad alcun dubbio, la sentenza della Corte europea: Lubiana ha sbagliato e non ha ancora rimediato. I ”cancellati” sono le circa ventimila persone, native delle altre repubbliche ex jugoslave, che nel febbraio del 1992 sono state radiate dall’Anagrafe dei residenti in Slovenia perché fino a quel momento non avevano chiesto la cittadinanza slovena né regolato il proprio status come stranieri. La ”cancellazione”, per molti di essi, ha rappresentato l’inizio di un autentico calvario. Per effetto di un provvedimento amministrativo, infatti, non erano più residenti, ma clandestini, anche se vivevano in Slovenia da anni e fino a quel momento avevano tutte la carte in regola. Le conseguenze, per una parte dei ”cancellati” sono state pesantissime: hanno perso il diritto al lavoro, allo studio, all’assistenza sanitaria, alcuni hanno dovuto separarsi dalle famiglie. Quel provvedimento amministrativo è stato poi per ben due volte definito illegale dalla Corte costituzionale slovena, ma le forze del centrodestra sono sempre riuscite a bloccare i provvedimenti legislativi con cui si sarebbe dovuto riconoscere retroattivamente la residenza a queste persone. Lo hanno fatto accusando i ”cancellati”, o una parte di essi, di essere stati all’epoca contrari all’indipendenza della Slovenia o agitando lo spettro di indennizzi esorbitanti. Ora però è intervenuta anche la giustizia europea. La sentenza della Corte per i diritti umani per il ministro dell’interno Katarina Kresal non è una sorpresa. Proprio perché si era consapevoli dell’ingiustizia, ha rilevato la Kresal, il suo ministero ha affrontato con priorità la questione dei ”cancellati”. La nuova legge che regola finalmente lo status – anche retroattivamente – di questi cittadini delle altre repubbliche ex jugoslave entra in vigore il 24 luglio, e alla fine del mese sarà attivato anche un numero verde per facilitare l’accesso alle informazioni necessarie per chiedere di riottenere la residenza. Soddisfazione per la sentenza della Corte europea è stata espressa anche dagli stessi ”cancellati”, che continuano comunque la loro battaglia per ottenere giustizia. La decisione dei giudici di Strasburgo non segna infatti ancora la fine della vicenda e delle loro sofferenze.

CIE: Fuoco a Gradisca

Quella appena trascorsa è stata un’altra notte di rivolte, incendi ed evasioni nei Cie italiani.

Dopo il “Serraino Vulpitta” di Trapani e corso Brunelleschi a Torino, è toccato ora a Gradisca d’Isonzo e a via Corelli a Milano.

 

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