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Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
Corriere 28 marzo
AFRICA

22:02 ESTERI Blocca le piene del fiume Omo. «Fermare i lavori». «Allarmi ingiustificati» S.Rodi
Mappa
Video (Tg3)
Repubblica 24 marzo 2010
Campagna contro la “Gibe III”. “Distruggerà un ambiente fragile e un’economia legata al fiume”. Il progetto è di una società italiana che si difende: “Garantiremo energia rinnovabile”
La campagna di Survival International contro l’opera “Gibe III”
“Distruggerà un ambiente già fragile e un’economia legata al fiume”
Etiopia, la diga della discordia
a rischio la vita di 500 mila persone
Il progetto è di una società italiana, già artefice di una diga crollata a febbraio,
che respinge le accuse: “Garantiremo energia rinnovabile e pulita”
IL progetto di una diga in Etiopia rischia di mettere a rischio la sopravvivenza di cinquecentomila persone. La drammatica denuncia arriva da
Survival International, una ong attiva in Africa che ha deciso di lanciare una vasta campagna mondiale. L’opera, che si chiama “Gibe III”, entro il 2012 dovrebbe sorgere nella Valle dell’Omo, proprio lungo il confine con il Sudan.
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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Interrogazione in Provincia sulla sorte di Said Stati
Gradisca GRADISCA. E’ approdata ieri in consiglio provinciale la vicenda di Said Stati, il cittadino marocchino che rischia l’espulsione dopo vent’anni di permanenza in Italia. Il consigliere indipendente del gruppo Prc/Se, Alessandro Perrone, ha interrogato infatti il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, sulle condizioni di salute di Stati, attualmente trattenuto al Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca in base alle norme contenute nel pacchetto sicurezza recentemente varato dal governo. Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre scorso, a seguito di una rivolta scoppiata all’interno della struttura gradiscana, Stati era stato messo in isolamento in una stanza «senza riscaldamento né letto – denuncia Perrone -. Avendo protestato con veemenza per il trattamento subito, è stato violentemente percosso da sei poliziotti, svenendo e risvegliandosi nell’infermeria del Cie stesso». Il cittadino marocchino – residente a Gavardo (in provincia di Brescia) con la moglie, due figli, i genitori e i suoi sei fratelli – aveva prontamente denunciato l’accaduto, senza però poter identificare i militari in quanto «resisi irriconoscibili dalle visiere calate – ha spiegato nella sua interrogazione il consigliere -. Ciò nonostante, Stati era stato a sua volta denunciato per danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale, fatto per il quale l’unico testimone oculare è stato rilasciato pochi giorni or sono avendo terminato i sei mesi nella struttura di Gradisca». Lo studio legale che cura gli interessi di Stati ha più volte avanzato alla Questura richiesta di nullaosta per un permesso di soggiorno per motivi di giustizia «senza ricevere risposta e rilevando però che la posizione processuale diviene sempre più grave a fronte di indagini che lo colpevolizzano», ha accusato Perrone. (c.s.)
Marzo 17th, 2017 — General, Isontino
da IL PICCOLO VENERDÌ, 26 MARZO 2010
VENTISEI IMPUTATI DI OMICIDIO COLPOSO, FRA CUI EX DIRIGENTI DEL CANTIERE NAVALE
Amianto, maxi-processo per cento morti
Il 13 aprile la prima udienza al Tribunale di Gorizia dopo la fusione di vari procedimenti
TRIESTE Il prossimo 13 aprile il tribunale di Gorizia darà avvio al maxi-processo per le morti d’amianto che riguardano 105 decessi di altrettanti dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, e di ditte che operavano all’interno dei cantieri navali di Monfalcone. Gli imputati sono 26, gli ex amministratori e dirigenti di Italcantieri e i responsabili delle ditte d’appalto. L’accusa per tutti è di omicidio colposo per aver omesso negli anni che vanno dal Sessanta all’Ottanta le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e di sottoporli a un adeguato controllo sanitario. Per questo processo si sono costituiti parte civile oltre ai familiari della maggior parte delle vittime, l’Associazione esposti d’amianto di Monfalcone, il Comune di Monfalcone, la Provincia, l’Inail e la Fiom-Cgil.
Ieri a ruolo c’erano tre procedimenti ancora distinti, che il giudice monocratico Matteo Trotta, su richiesta del pm Luigi Leghissa, ha deciso di riunire e di rinviare al 13 aprile, data in cui sono già stati fissati altri provvedimenti che andranno a così a formare un unico fascicolo.
Il maxi processo è affidato al giudice monocratico Matteo Trotta, che è anche presidente del Tribunale goriziano, mentre la pubblica accusa sarà sostenuta dal sostituto procuratore Luigi Leghissa, il magistrato giunto da alcuni mesi a Gorizia e che fin dall’inizio si è battuto per arrivare al maxi-processo.
Ci vorranno comunque un paio di udienze, dedicate alle eccezioni preliminari e alle ammissioni delle prove che verranno richieste da difesa e accusa, perché il processo possa iniziare con la deposizione dei primi testi. Si preannuncia, comunque, un processo complesso che richiederà numerose udienze per ascoltare testimoni e nel quale ci sarà anche il confronto tra le perizie dell’accusa e della difesa.
La decisione di arrivare a un maxi-processo, deciso in particolare dalla Procura della Repubblica, giunge dopo l’unificazione di diversi filoni. Già la Procura generale di Trieste, per sveltire il procedimento, aveva avocato a sè l’inchiesta riunendo diversi fascicoli aperti dalla Procura della repubblica di Gorizia dopo le denunce presentate dai familiari dei dipendenti del cantieri deceduti per mesetelioma della pleura.
Il tribunale di Gorizia ha già emesso una sentenza di condanna per il decesso di un dipendente dell’Italcantieri a Manlio Lippi, dirigente dell’ex Italcantieri. La pena a un anno di reclusione è stata poi annullata in appello, perchè l’imputato ha potuto godere della prescrizione del reato.
Per info sull’associazione esposti amianto:
www.aea-fvg.org
amianto mai più
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Notizie flash/ Isontino
Gorizia
Inizia il processo per l’amianto
Gradisca
Le angherie del CIE
Monfalcone
Le Fin-galere.
Operazione Blu
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Marzo 17th, 2017 — Chiesa e pedofilia, General
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
MV 26 marzo
Tredicimila posti di lavoro persi: è il dato più importante dell’andamento del mercato del lavoro in Friuli Venezia Giulia nel 2009, secondo l’Istat. Lo ha reso noto l’assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen (foto). I disoccupati sono passati dai 23 mila del 2008 ai 28 mila di fine 2009, con un aumento di 5 mila unità, il 21,4% in più.
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Marzo 17th, 2017 — Centri Sociali, General
Si va verso la conferma di ciò che fu denunciato un anno fa.
25 / 3 / 2010
L’udienza preliminare per il processo dell’operazione blu, che si è
tenuta lo scorso 16 marzo al Tribunale di Gorizia, ha portato a
risultati tanto attesi quanto previsti.
Era chiaro, ad un anno di distanza dagli arresti che hanno costretto
diversi attivisti dell’Officina sociale di via Natisone a due
settimane di reclusione, che sancire e ridicolizzare il “grossolano
errore” della questura goriziana con l’archiviazione totale del caso
sarebbe stato inaccetabilmente eclatante e avrebbe ulteriormente
compromesso l’immagine già troppo lesa degli inquirenti. È in
quest’ottica che il proscioglimento, totale o parziale, di molti
imputati, ha provato l’ennesimo ridimensionamento delle accuse e di
tutto il teorema incriminatorio imbastito dal Pm Marco Panzeri insieme
alla Squadra mobile del Commissariato e del nucleo operativo dei
carabinieri di Monfalcone.
A conti fatti, la definitiva archiviazione dell’art. 79 della legge
sugli stupefacenti non è un particolare di poco conto: si trattava
infatti dell’imputazione principale, la cornice in cui si iscriveva il
quadro probatorio delle supposte condotte illecite di spaccio e
cessione di sostanze stupefacenti.
Invece, diversi attivisti sono stati prosciolti proprio dall’accusa
“…di aver adibito dei luoghi di propria pertinenza al consumo e al
traffico di sostanze stupefacenti..”; accusa che riguardava in
particolare lo spazio autogestito dell’officina sociale e alcune case
auto-assegnate. È fallito dunque il tentativo generalizzato di
criminalizzare gli spazi sociali e le migliaia di persone che in
questi anni hanno frequentato l’Officina rendendola viva e attiva sul
territorio. Il giorno degli arresti le cronache locali non lanciavano
solo a caratteri cubitali nomi e ipotesi di reato, ma anche,
riportando quasi alla lettera l’ordinanza di carcerazione, sancivano
lo spazio sociale come nodo nevralgico del narcotraffico di tutta la
provincia. Eppure adesso il giudice per l’udienza preliminare ha
definitamente sentenziato che tale circostanza, oltre a non emergere
in nessun riscontro materiale, non corrisponde al vero.
É stata inoltre disposta l’apertura del processo vero e proprio, che
si terrà il prossimo 16 luglio: quel giorno i 13 imputati rimasti,
tutti militanti dell’officina sociale e soggetti attivi nella realtà
politico-culturale del territorio, dovranno rispondere di singole
imputazioni derivanti dalle sommarie informazioni testimoniali
raccolte per due anni tra decine e decine di giovanissimi o persone
che in maniera saltuaria hanno frequentato lo spazio sociale di via
Natisone o il bar Tommaso di Monfalcone. In quella sede si potrà
capire come, dove e perché certe informazioni sono state raccolte
dagli inquirenti, soprattutto da quei carabinieri che, poche settimane
dopo la scarcerazione dei sei compagni arrestati, sono stati a loro
volta inquisiti, allontanati dalla loro sede di lavoro e in alcuni
casi arrestati a loro volta. Questo aspetto potrebbe essere
effettivamente il più interessante di tutta la vicenda, nonché il lato
positivo della non archiviazione del processo. Possiamo essere certi
che tante sorprese verranno allo scoperto anche in questa ulteriore
fase del processo “operazione blu”. Il passaggio da imputati a parti
lese non è particolarmente interessante: quello che ci interessa è
continuare a ribaltare il punto della discussione per sottolineare
come le operazioni repressive che si continuano a susseguire nel
nostro territorio rappresentano la foglia di fico del sistema
politico, economico e giudiziario in questo angolo di nordest. Come
abbiamo detto davanti alle porte del tribunale il 16 marzo, ribadiamo
che non c’è differenza tra il potere politico, quello
economico/finanziario e quello giudiziario: tre pilastri su cui si
basa il tessuto affaristico- mafioso che sta tentando di trarre
massimo profitto dalla crisi economica in corso e contemporaneamente
garantirsi la pace sociale e l’emarginazione di quei soggetti che da
sempre rivendicano indipendenza e praticano la disobbedienza contro le
logiche di sfruttamento e di precarizazzione della società.
Ridicolizziamo sul loro terreno e nei loro tribunali la retorica della
legalità e della sicurezza pretendendo libertà, giustizia e dignità
per tutti, soprattutto per chi come noi rivendica da sempre la propria
colpevolezza.
Noi siamo colpevoli, colpevoli di non essere né spacciatori né
confidenti, colpevoli di essere indipendenti, insofferenti al
controllo e antiproibizionisti.
Siamo colpevoli di praticare quello in cui crediamo. Siamo colpevoli
di rivendicare la legalizzazione dei derivati dalla cannabis perché
sappiamo che la canapa italiana può rappresentare una materia prima
fondamentale all’interno di una svolta “green economi” sostenibile e
dal basso. Rivendichiamo la possibilità dell’utilizzo della cannabis e
dei suoi derivati nella ricerca farmaceutica e scientifica come
praticato da molti altri paesi, europei e non.
E rivendichiamo anche la possibilità, per chi lo vuole, di coltivarsi
e consumare in libertà un prodotto naturale e innocuo che viene
utilizzato dall’umanità dall’alba dei tempi.
Rivendichiamo la fine del proibizionismo soprattutto per sconfiggere
il narcotraffico, sviluppare e articolare servizi e progetti di
accoglienza, riduzione del danno, inchiesta e intervento contro tutte
le dipendenze perché il proibizionismo è l’arma migliore delle mafie
come dei regimi autoritari e oscurantisti.
Lottiamo quotidianamente per altre politiche sociali, culturali ed
economiche che sappiano aggredire alla radice le precarietà
esistenziali e lavorative come il degrado culturale che sta alla base
dell’espandersi delle diverse dipendenze e della marginalità sociale
connesse.
Rivendichiamo soprattutto la fine di un sistema ipocrita di “mele
marce” dove trafficanti, mafiosi e “inquirenti” costruiscono le loro
fortune sulla pelle delle moltitudini di lavoratori precari, studenti
e semplici consumatori a cui viene lasciato un mondo fatto di carcere,
lacrime, sangue………e merda, tanta merda.
E fin qui di merda ne abbiamo vista fin troppa.
Comunicato di
Operazione blu still in action
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Il popolo delle carriole
beffa la Digos

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Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
Corriere 27 marzo 2010
nel lazio la flessione più rilevante: -11,8%
Alle regionali ha votato il 63,6% degli aventi diritto contro il 71,4% del 2005
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(Newpress)
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MILANO – Affluenza in forte calo in tutt’Italia. E’ questo il primo dato certo delle elezioni amministrative. A scontare l’astensionismo soprattutto il voto per le regionali. L’affluenza è stata infatti del 63,6% in tutte le 13 regioni dove si votava per eleggere i nuovi presidenti e le nuove giunte. L’affluenza alle urne risulta quindi in calo del 7,8% rispetto alle regionali del 2005 in cui aveva votato il 71,4%; alle politiche del 2008 in Italia aveva votato l’80,5%.
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Marzo 17th, 2017 — General, Scienza e crisi ecologica
La rivista “Le Scienze” festeggia il suo 500-esimo numero con un Dossier sulla crisi globale del Pianeta e prospetta niente meno che una situazione di questo genere:
“ma se cominciamo a pensare e ad agire in maniera diversa possiamo ancora evitare l’autodistruzione”
Adesso???
Meglio tardi che mai si potrebbe dire, ma, ammessso e non concesso che siamo ancora effettivamente in tempo per evitare la catastrofe, in ogni caso l’inerzia intellettuale del mondo scientifico è tale per cui molto difficilmente ci sarà un’inversione di tendenza negli interessi e nell’etica degli scienziati in quanto imprigionati dentro la gabbia del riduzionismo scientifico e delle prerogative del loro ruolo professionale.
Ogni scienziato sa fare benissimo il suo mestiere, dentro il suo ristretto ambito specialistico, ma oramai ha il cervello intasato dalla sua professionalità e non può e non è interessato ad andare oltre i suoi miseri confini cognitivi e tantomeno a sbilanciarsi politicamente.
D’altra parte i movimenti politici antagonisti, compreso il movimento libertario, hanno un infimo tasso di scientificizzazione per cui le speranze che qualcosa possa cambiare sono ridotte al lumicino.
In ogni caso il compito dell’anarchismo è di continuare il programma di Eliseo Reclus, Pietro Kropotkin e Murray Bookchin, di dare cioè all’anarchismo una dimensione scientifica ed alla scienza una dimensione anarchica.