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Marzo 17th, 2017 — General, Studenti
Messaggero Veneto VENERDÌ, 04 GIUGNO 2010
Pagina 5 – Udine
Studenti in corteo contro la repressione e solidali con i compagni sotto processo

Gli studenti sono scesi in piazza per ribadire il loro no ai tagli decisi dal ministero, ma anche per manifestare solidarietà ai due compagni finiti sotto processo per l’occupazione del liceo Marinelli il 30 ottobre 2008. Proprio ieri si celebrava, in tribunale, la prima udienza che li vede sul banco degli imputati, dove dovranno ritornare il 16 dicembre prossimo. Si sono infatti opposti al decreto penale di condanna.
Poco meno di un centinaio gli studenti ha attraversato la città, dal Centro studi fino a piazza Venerio, portando uno striscione che recitava «Nonostante la repressione non impareremo la lezione». «Era un doppio riferimento – hanno spiegato alcuni componenti del Movimento studentesco – riguardante i tagli ai finanziamenti, che non ci impediranno di imparare, e la repressione da parte delle forze dell’ordine che non fermerà le nostre proteste. All’origine dell’occupazione del Marinelli nel 2008, c’erano i tagli imposti dal ministro Gelmini. Una decisione che scatenò proteste in tutta Italia. Anche a Udine studenti e professori organizzarono varie forme di dissenso. Oltre alle manifestazioni ci furono l’occupazione del Sello e l’autogestione al Malignani e al Copernico. Al Marinelli una trentina di studenti occupò parte dell’istituto lasciando agibile il resto delle strutture per quanti avessero voluto partecipare all’autogestione. Mentre nessun altro in Italia ha subìto ripercussioni per le proteste attuate, un anno dopo due ragazzi, gli unici maggiorenni all’epoca dei fatti, sono stati condannati a 15 giorni di carcere, commutati in 570 euro di multa, con l’accusa di aver occupato la scuola per alcune ore. Nessuno si aspettava un provvedimento del genere, che ha preso di sorpresa non solo gli studenti, ma anche i professori e il preside, Tomaso Di Girolamo. Fu proprio lui, in quei giorni, a mandare una lettera alla Questura chiedendo di non prendere provvedimenti. Anche secondo alcuni parlamentari friulani la condanna era un’evidente esagerazione, quindi presentarono un’interrogazione al ministro Gelmini che, finora, non ha avuto alcuna risposta». Durante il dibattito, in piazza Venerio, i ragazzi hanno toccato ieri anche temi di stretta attualità che stanno «ipotecando il nostro futuro»: dal disastro ecologico americano ai recenti scontri tra pacifisti e soldati israeliani. «È necessario intervenire al più presto in queste situazioni – hanno detto gli studenti – e l’unica risposta è la cultura contro il nozionismo imposto dai docenti, anche loro, purtroppo, colpiti dai tagli».
Michela Zanutto

Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni locali
Oltre 300 persone hanno partecipato al corteo del comitato 1 marzo.

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Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
Messaggero Veneto 6 giugno

“Draquila” proiettato a Gemona, sala strapiena ma niente politici
Sabina Guzzanti ha ascoltato i ricordi dei friulani: in Abruzzo non credo si ricostruirà
di Maura Delle Case
GEMONA. L’atteso confronto tra i protagonisti del dopo terremoto in Friuli e Sabina Guzzanti, l’amata-odiata autrice di Draquila, il film documentario presentato al festival di Cannes che racconta i retroscena dell’i ntervento della Protezione civile in Abruzzo subito dopo il sisma, alla fine non c’è stato.Gli amministratori dell’epoca, che la Cineteca del Friuli aveva invitato al Sociale per la proiezione del lungometraggio e il seguente dibattito con l’autrice, hanno infatti disertato l’appuntamento.
Salvo l’ex sindaco di Cavazzo Carnico, Franceschino Barazzutti, assente giustificato, gli altri – Ivano Benvenuti, già sindaco di Gemona nel ’76, l’attuale primo cittadino Paolo Urbani, e il presidente della Regione, Renzo Tondo – non hanno varcato la porta del Sociale. «Non sono qui per motivi politici» ha tuonato qualcuno dal pubblico. In sala si sono contati però il sindaco di Venzone, Amedeo Pascolo, il consigliere regionale Sandro Della Mea (Pd) e l’a ssessore alla cultura di Gemona, Stefano Marmai oltre a una vera folla di gente, assiepata in ogni angolo.

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Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
Dai CIE alle missioni all’estero alla pedopornografia (perlomeno): Cronaca ordinaria di violenza militarista, razzista, sessista e pedofila.
I SOSPETTI SUL SOTTOUFFICIALE
Le foto della vergogna nel cellulare dell’alpino
Dieci immagini di bambine violentate: indagato
un caporalmaggiore
NICCOLÒ ZANCAN
TORINO
Chi ha visto le immagini non riesce a dimenticarle. Bambine piccolissime violentate e umiliate. Almeno dieci foto raccapriccianti. Erano nel telefono cellulare di un caporalmaggiore del 32° Reggimento Guastatori della Brigata Taurinense, un ragazzo di 28 anni, già impegnato in diverse missioni all’estero e all’interno del centro di identificazione ed espulsione di Torino. Gli agenti delle squadra Mobile ci sono arrivati per caso. Ma adesso l’indagine, coordinata dal pm Francesca Traverso, vuole chiarire tutto: quale sia l’origine del materiale pedopornografico, lo sfondo della violenza. Da dove arrivi e con chi sia stato scambiato. Con un sospetto pesantissimo: che possano essere fotografie scattate direttamente dal caporalmaggiore. Lui però, all’avvocato Katia Lava, ha giurato il contrario:
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Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Continuano le catastrofi dei padroni dell’energia

TEXAS: esplode un pozzo di gas
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Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Continua l’opera di disinformazione sulle presunte tratte della TAV in Regione.
Difatti il “buco” nei progetti non riguarda solo il veneto ma TUTTA LA TRATTA FINO A TRIESTE dove ancora nei fatti non esiste NESSUN PROGETTO.
Altra scemenza è l’affermazione sulla presentazione del progetto definitivo della nuova tratta Trieste-Divaccia in autunno, quando, ad oggi, non è stato presentato ancora neanche lo studio di fattibilità.
E intanto in lombardia (dove la TAV c’è già) taglieranno i treni dei pendolari del 30% per mancanza di fondi…VERGOGNA!!!!!
Da Il Piccolo
MERCOLEDÌ, 09 GIUGNO 2010
VERTICE SPAGNOLO SULLE RETI TEN. SERRACCHIANI: PASSO AVANTI. RESTA IL NODO VENETO
Tav italo-slovena blindata a Saragozza
Task force bilaterale e progetto definitivo entro l’autunno. L’Austria difende Trieste
TRIESTE Laurens Jan Brinkhorst, a colloquio con Debora Serracchiani, (ri)mette il dito nella piaga: un buco nero esiste e resiste, il buco tutto italiano che inghiotte la Tav nel tratto veneto, dove manca un progetto ma non mancano le tentazioni litoranee. Subito dopo, però, il coordinatore europeo del progetto prioritario 6, ribattezzato un po’ impropriamente Corridoio V, sorride: il passo avanti c’è, ed è importante. E con lui, pur non abbassando la guardia, sorride l’eurodeputata del Friuli Venezia Giulia. La conferenza di Saragozza, quella che riunisce il ghota comunitario dei trasporti allo scopo di ridefinire le reti di trasporto transeuropeo, ”blinda” il Corridoio più atteso a Nordest: il sofferto Corridoio V che deve ”avvicinare” Lione e il confine ucraino con i treni ad alta velocità, toccando Trieste, è e resta una priorità europea. E, dunque, va finanziato.
Nessuno ha dubbi: i ministri dei Trasporti di Francia, Italia, Slovenia e Ungheria firmano, con la benedizione dello stesso Brinkhorst e del vicepresidente della commissione Sim Kallas, un memorandum d’intesa inequivocabile. Definiscono il Corridoio «una pietra angolare» della rete transeuropea. S’impegnano a inserirlo nelle politiche nazionali, a costruirlo nel segno del minor impatto ambientale, ma anche in sinergia con tutti gli altri Corridoi al fine di evitare sovrapposizioni. Non è un impegno irrilevante, e Serracchiani ricorda il perché: «Il ministro Altero Matteoli ha fugato tutti i dubbi che incontri bilaterali con il viceministro Roberto Castelli avevano innescato».
C’è di più. Il memorandum contiene un ”patto a due” che riguarda la tratta tra Trieste e Divaccia: Italia e Slovenia, mettendo da parte le reciproche diffidenze, ne garantiscono il decollo. Come? Creando «prima di ottobre 2010» un organo esecutivo comune per le attività legate alla realizzazione. E sostituendolo «entro metà 2011» con un gruppo di interesse economico europeo. Non solo: Italia e Slovenia si impegnano a confermare il nuovo tracciato prima di ottobre. Quale tracciato? Quello alto che bypassa la Val Rosandra, frutto del recente accordo, sembra ormai sicuro. Tira le fila, a fine lavori, Serracchiani: «Il memorandum è un impegno importante. Ora, certo, dobbiamo vigilare affinché non resti sulla carta ma si traduca in atti».
Non è il solo frutto positivo raccolto in terra spagnola: l’Austria, impegnata in prima linea a favore del Corridoio Baltico-Adriatico che deve collegare l’Europa del Nord a quella del Sud, difende il Friuli Venezia Giulia. E, in un documento ufficiale, fa approdare i treni futuri tanto a Trieste quanto a Udine, ignorando completamente la Slovenia che ha peraltro tentato di ”scippare” l’Italia. Matteoli, a sua volta, conferma che il Corridoio deve toccare Trieste. E l’europarlamento, come annuncia ancora Serracchiani, vota la prossima settimana: la battaglia continua. (r.g.)
Marzo 17th, 2017 — General, Pseudo-anarchismo
Dal sito del PD della Provincia di Udine apprendiamo la notizia del consolidarsi del collaborazionismo fra la falsa USI-AIT di Udine e le istituzioni locali. Dopo il lecchinaggio verso il Sindaco Honsell di qualche mese fa, ecco che ora questa falsa organizzazione anarco-sindacalista esce fuori con una iniziativa nella quale c’è una diretta collaborazione con il Comune di Udine. Questo è uno di quei frangenti nei quali diventa veramente indispensabile ricordare che l’anarchismo è anti-istituzionale. Collaborare con le istituzioni anche quando se ne può fare benissimo a meno è una dimostrazione inequivocabile della propria inconsistenza politica in termini di coerenza con la teoria e la prassi, storicamente consolidate, dell’anarchismo.
Continuando di questo passo c’è da aspettarsi che alle prossime elezioni comunali Renato Grego e/o altri tesserati del suo partitino politico non saranno in grado di provare il loro boicottaggio militante alle farse elettorali che è anch’esso un presupposto basilare per dichiararsi anarchici.
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UDINE – Fieramente diversi
nell’ambito delle iniziative di “udine estate10” si terrà dall’11 al 13 giugno presso il Parco dell’ex OP di Sant’Osvaldo la manifestazione contro tutti i razzismi FIERA MENTE DIVERSI: (contro tutti i razzismi) organizzato da Unione Sindacale Italiana-A.I.T e da Emergency Gruppo Udine, con la collaborazione del Comune di Udine e dell’Assessorato ai Diritti di Cittadinanza. Al fine di partecipare alla costruzione di una reale cultura antirazzista, che si basi sul rispetto reciproco, sull’eguaglianza e sugli universali diritti sociali, crediamo che anche nel territorio udinese si debbano porre in essere il maggior numero possibile di iniziative d’informazione e denuncia antirazzista.
Per questo si intende dar vita ad uno spazio pubblico di confronto e dibattito finalizzato a dare impulso e contributi alla cultura della convivenza e dell’interazione tra alterità. L’eventuale ricavato delle donazioni verrà interamente devoluto a sostegno del “Programma Italia – Accoglienza Migranti” progetto di Emergency.
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NB: L’evento è anche inserito nel programma ufficiale
Marzo 17th, 2017 — Dibattiti, General
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
Da Il piccolo del 10/06/10
CARLA CORSO ATTACCA LA LEGA
«Telecamere anti-prostitute Uno spreco, non ci sono più»
«Le telecamere anti-prostituzione serviranno a filmare il vuoto». È la reazione di Carla Corso, portavoce del Comitato per i diritti civili delle prostitute (Cdcp), alla mozione urgente presentata dai consiglieri comunali padani Maurizio Ferrara e Giuseppe Portale in cui chiedono di «installare, nelle zone più a rischio e sensibili a tale fenomeno della città, telecamere di sorveglianza notturna sia a scopo deterrente, sia a scopo repressivo delle eventuali attività illecite svolte in loco».
Pronta la risposta della Corso che chiede di usare quelle risorse economiche – comunque non ancora stanziate – per finanziare programmi sociali a sostegno delle donne vittime di tratta e sfruttamento e non per comprare telecamere «che violano la libertà di tutti». E la posizione del Carroccio? «Una richiesta ridicola. Si tratta di una scusa, una richiesta strumentale per avere un maggiore visibilità», insiste la portavoce. Facendo presente la situazione triestina dove «la prostituzione di strada quasi non esiste più».
Una posizione, quella della Corso, che parte dall’analisi del fenomeno prostituzione. «Siamo uscite per anni due notti al mese con un mezzo messo a disposizione dall’Azienda per i servizi sanitari – racconta la portavoce del Cdcp – svolgendo azioni di recupero delle prostitute, in modo da farle uscire dal tunnel dello sfruttamento e garantire loro un efficace trattamento sanitario. Abbiamo abbandonato l’attività perché il fenomeno oramai è quasi scomparso».
I due consiglieri della Lega avevano motivato la loro richiesta parlando di «preoccupante crescita della prostituzione soprattutto nelle zone del centro cittadino», aggiungendo che «c’è la necessità di evitare che particolari quartieri diventino aree adibite a incontri e adescamenti su strada, per opera di potenziali clienti e prostitute, con susseguente degrado nel decoro cittadino».
«Non c’è niente di più falso – replica la Corso – perché oramai il fenomeno è stato trasferito, da parte degli sfruttatori, negli appartamenti, in modo da sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine. Bisogna invece evidenziare che la clandestinità è figlia della miseria e che la spesa per ulteriori telecamere, da aggiungere a quelle, numerosissime, che già spiano la nostra vita in tutte le ore del giorno e della notte, sarebbe del tutto superflua e ingiustificata. Sarebbe clamoroso che in un momento di crisi si trovassero invece risorse per comperare telecamere la cui unica funzione sarebbe quella di filmare il vuoto».
Ugo Salvini
Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
La risposta dei comitati non si farà attendere…
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Da Il Piccolo
GIOVEDÌ, 10 GIUGNO 2010

CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO A VISOGLIANO
DOCUMENTO
L’Alta velocità attraverso Duino Aurisina: dieci chilometri in galleria e due in superficie
Rfi ha illustrato il tracciato predisposto con il Comune e l’apporto di geologi e speleologi
Approvato un ordine del giorno sulla necessità di un progetto partecipato
di GIOVANNI LONGHI

VISOGLIANO Spostare il tracciato quanto più possibile da grotte e doline, oltre che dal ”paleo alveo” del Timavo, portandolo lungo i fianchi del monte Ermada. Non passare sotto a borgate carsiche o frazioni. Evitare assolutamente gli avvallamenti e le cavità ipogee. Sono stati questi i tre punti fermi che hanno ispirato la parte relativa al comune di Duino Aurisina della bozza del tracciato dell’Alta velocità, inserito nel Corridoio 5 che collegherà il Nord Italia all’Est europeo passando per la nostra provincia.
Ieri pomeriggio la bozza, frutto di alcuni anni di studi eseguiti da Rete ferroviaria italiana in collaborazione con il Comune carsico, geologi e speleologi, è stata presentata al Consiglio comunale riunito in seduta straordinaria nella sala del campo sportivo di Visogliano.
Il tracciato che interesserà il territorio di Duino Aurisina per una decina di chilometri, proveniente dal comune di Monfalcone e diretto in parte verso Divaccia e in parte verso Trieste, correrà per l’80 per cento sotto terra, a una profondità massima di 120 metri. Per i due chilometri previsti in superficie, dopo la la stazione di Aurisina, sarà realizzata una trincea profonda 15 metri.
Le gallerie saranno due, parallele, ognuna a binario semplice, con bracci di collegamento imposti dalle normative di sicurezza ogni 500 metri.
Dopo la stazione di Aurisina, verso est, il tracciato si dividerà: un ramo scenderà verso la linea di cintura di Trieste, l’altro salirà impercettibilmente in direzione di Divaccia, in territorio sloveno.
Garantito dal responsabile del progetto, l’ingegner Carlo Comin di Rfi, e ”sancito” dalla presenza del Comune nell’elenco degli enti che hanno contribuito alla stesura, il totale rispetto delle criticità che un contesto geologico e ambientale come quello carsico presenta. Sulla planimetria illustrata, la traccia nera che si insinua nel territorio del comune segna una sorta di slalom tra le linee di livello delle doline e le cavità ipogee. Un po’ come infilare un filo di ferro nel gruviera cercando di evitare i buchi.
L’operazione è stata resa possibile grazie a una diversa previsione rispetto agli studi originari, che calibravano il percorso su convogli da 250 chilometri all’ora e privilegiavano il trasporto di persone.
Quell’impostazione è tramontata e l’Alta velocità che si sta predisponendo servirà quasi esclusivamente il traffico merci, che può viaggiare a velocità inferiori. La riduzione della velocità da 250 a 150 chilometri all’ora ha consentito così di accentuare i raggi di curvatura e rispettare quanto più possibile le caratteristiche geologiche.
Restano da verificare le conseguenze che il passaggio di treni a 150 all’ora, a una profondità di 100 metri, comporteranno per le case sparse che dovessero trovarsi sulla perpendicolare della galleria, oltre che per la tenuta statica del bacino carsico in cui il traforo si inserisce.
«L’opera non decollerà prima del 2030 – si èaffrettato a precisare Carlo Comin – ma il progetto va presentato, altrimenti perdiamo i fondi (7 milioni di euro, ndr) che l’Ue ci ha anticipato per l’intero progetto».
L’argomento ha convinto anche i capigruppo presenti in Consiglio, che hanno sottoscritto un ordine del giorno, poi approvato all’unanimità, che ”recepisce la necessità di realizzare la linea ferroviaria di Alta velocità attraverso un progetto partecipato che preveda da parte delle Ferrovie una compensazione in opere pubbliche da investire sul territorio”.
La bozza sarà ora presentata alla popolazione per le opportune osservazioni, e contemporaneamente inviata dalle Ferrovie al ministero dei Trasporti e a quello dell’Ambiente.

Il Piccolo GIOVEDÌ, 10 GIUGNO 2010 Pagina 17 – Trieste
Due milioni di metri cubi di rocce e terra ma lo smaltimento resta un mistero
VISOGLIANO Perforare sette, otto chilometri di Carso da Medeazza ad Aurisina, scavando a una profondità di un centinaio di metri per realizzare due gallerie da un binario ciascuna, produrrà 2 milioni di metri cubi di materiale. La previsione è contenuta nel Sia, lo studio di impatto ambientale allegato alla bozza di progetto presentata ieri.
Un’indicazione specifica sul luogo in cui depositare questa montagna di detriti, terrosi e rocciosi, non è però ancora definita. Le ipotesi avanzate ieri sono fantasiose: una suggeriva di trasportare queste rocce davanti alla laguna di Venezia per dare un contributo al Mose, il sistema di dighe che dovrebbe salvaguardare il capoluogo veneto dalle periodiche maree che lo sommergono.
Rimanendo in ambito marino, un’altra possibilità sarebbe quella di utilizzare i detriti per costruire un molo (ma non si sa dove).
In realtà il problema verrà affrontato in un futturo abbastanza lontano, tra qualche decina di anni, quando ruspe e trivelle entreranno in funzione. (g.l.)
