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Marzo 17th, 2017 — General, Inquinamento Industriale
Da Il Piccolo
MERCOLEDÌ, 30 GIUGNO 2010
IL CIRCOLO CONTRO LA FERRIERA
Protesta del Miani: «Abbiamo vinto»
Finita dopo 24 ore l’occupazione dell’aula municipale
«Noi abbiamo vinto, il sindaco Roberto Dipiazza ha perso». È stata questa la frase pronunciata ieri sera da Maurizio Fogar, fondatore e portavoce del Miani, circolo da tempo in prima fila nella battaglia per l’immediata chiusura della Ferriera di Servola, all’uscita dal Municipio dopo una notte e un’intera giornata di occupazione della saletta adiacente l’aula del consiglio comunale. Assieme a Fogar una dozzina di persone, anch’esse protagoniste della movimentata azione di protesta. Ad accogliere gli occupanti, in piazza Unità, c’erano un centinaio di sostenitori del Miani che da tempo protestano contro le emissioni prodotte dallo stabilimento servolano, muniti di vuvuzelas e cra-cra, schierati attorno a una decina di striscioni, il più vistoso dei quali, sistemato proprio sotto le finestre del Consiglio comunale, recava un’evidente scritta “vergogna”.
Fogar ha spiegato così la sua sensazione di vittoria: «È evidente che quando un Comune è costretto a utilizzare i metodi dei quali siamo stati vittime – ha detto il portavoce del Miani – sono i cittadini a vincere e la classe politica che governa a perdere». Fogar ha raccontato ai presenti di «un tenente dei vigili urbani che dopo la notte da noi trascorsa nella saletta, nella vana speranza di poter incontrare i capigruppo del Consiglio come ci era stato promesso dal presidente Sergio Pacor, ci ha annunciato che nessuno sarebbe potuto uscire né entrare e che non ci sarebbero state deroghe per poter soddisfare le esigenze personali. Più tardi – ha aggiunto – sono state sigillate le porte e un gruppo di vigili urbani ha sequestrato i sacchi neri in dotazione nell’aula del Consiglio, probabilmente per impedirci di utilizzarli come improvvisati wc».
Ieri, nella tarda mattinata, Fogar ha sostenuto di non avere potuto svolgere l’annunciata conferenza stampa «perché ai giornalisti è stato vietato di salire». Questi fatti, «uniti all’impossibilità di poter accedere agli ordini scritti impartiti ai vigili, come sarebbe nei nostri diritti – ha continuato Fogar – ci hanno fatto capire di essere al cospetto di un Comune retto come se fosse una qualsiasi repubblica sudamericana di triste memoria. Per questo – ha concluso – considero la nostra azione una grande vittoria, ancor più importante perché ravvicinata rispetto alla prossima scadenza elettorale amministrativa».
«Questo è il peggiore modo di accogliere le pacifiche istanze dei triestini», ha detto Paolo Menis, del gruppo Beppe Grillo, commentando l’ordinanza che impediva «agli occupanti di uscire dalla sala anche solo per recarsi ai servizi» – e «per affrontare uno dei disastri più gravi per la città, l’inquinamento prodotto dalla Ferriera».
Ugo Salvini
Marzo 17th, 2017 — General, Repressione diffusa
Il Piccolo
GIOVEDÌ, 01 LUGLIO 2010
SEI MESI A TESTA COME IN PRIMO GRADO PER OMICIDIO COLPOSO
LA STORIA
I poliziotti erano intervenuti perché il disabile lanciava alcuni petardi dal terrazzo
Avevano tenuto premuto a terra il giovane provocandone l’asfissia
Caso Rasman, pene confermate per i 3 agenti
di CLAUDIO ERNÈ
Hanno sbagliato e la loro azione ha provocato la morte di Riccardo Rasman.
La Corte d’appello ha confermato ieri la responsabilità di Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biase nel decesso del giovane handicappato stroncato da un collasso cardiocircolatorio nel suo monolocale di via Grego. I giudici hanno ribadito al termine di una camera di consiglio protrattasi per un paio d’ore, la condanna a sei mesi di carcere con la condizionale inflitta ai tre agenti di polizia dal giudice di primo grado. E’ stata ribadita anche l’assoluzione, com’era accaduto nel gennaio del 2009, del quarto agente di polizia che era entrato di slancio nel monolocale di via Grego. Si chiama Francesca Gatti e Giovanni Di Lullo, legale della famiglia Rasman, riteneva dovesse almeno versare una quota del risarcimento. La Corte d’appello ha detto «no» esattamente a questa richiesta, come ha detto «no» al proscioglimento degli altri tre agenti sostenuto dal loro difensore, l’avvocato Paolo Pacileo. «E’ inevitabile il ricorso in Cassazione» ha confermato l’avvocato che anche ieri ha affermato che i poliziotti – imputati di omicidio colposo hanno agito rispettando i manuali di intervento e quanto è stato loro insegnato durante l’addestramento. Secondo il difensore si è trattato di una terribile disgrazia, del tutto imprevedibile.
Era il 27 ottobre 2006 e i quattro agenti assieme a due pompieri erano entrati di slancio nell’alloggio dopo aver tentato invano per una ventina di minuti di farsi aprire la porta. Dal terrazzo del monolocale di Riccardo Rasman, secondo l’allarmata indicazione dei vicini, erano stati lanciati pericolosamente in strada alcuni petardi. Da qui la richiesta di intervento, l’arrivo di due pattuglie della volante e dei vigili del fuoco.
«Per più di 20 minuti ho cercato di farmi aprire la porta. Ho parlato con Riccardo Rasman, ho trattato con lui» ha spiegato ieri in una pausa del processo Mauro Miraz. Era il capopattuglia e non ha disertato nemmeno un’udienza. Nè in primo grado, nè in appello. E’ stato guardato di sottecchi, ha sopportato atteggiamenti tutt’altro che amichevoli e frasi sibilate tra i denti il cui significato anche se poco percepibile, era chiarissimo.
«La porta dell’alloggio è stata aperta dai pompieri. Io sono entrato per primo con le mani alzate. Mi seguiva Francesca Gatti, una ragazza piccolina. Se avessimo voluto fare una irruzione vera e propria, non l’avrei mai schierata in quel ruolo quasi di punta. In precedenza Riccardo Rasman aveva profferito astruse minacce di morte. Speravo si fosse calmato. Invece si è avventato contro di noi con grande violenza e ne è scaturita una mischia a cui hanno partecipato anche due pompieri. Siamo riusciti a fatica ad ammanettarlo con i polsi dietro la schiena, mentre i vigili del fuoco gli hanno bloccato le caviglie con del filo di ferro».
Fin qui il racconto del capopattuglia che il giudice di primo grado ha ritenuto del tutto legittimo. Il tragico errore viene compiuto dai tre agenti quando Riccardo Rasman è già disteso a terra bloccata dalle manette e dal filo di ferro. «Si deve contestare ai poliziotti – si legge nella sentenza di primo grado -il comportamento tenuto quando Rasman era stato messo nelle condizioni di non nuocere. La colpa dei tre consiste nell’aver protratto la contenzione al suolo, esercitando per tanto tempo una pressione che si è rivelata fatale. Questo comportamento non è imposto e tantomeno previsto da alcuna norma, regolamento o manuale di addestramento delle forze di polizia. Ciò che è accaduto è inutile e ingiustificato».
Nella sentenza di primo grado il giudice Enzo Truncellito aveva scritto anche che «di fronte a un giovane che aveva compiuto uno sforzo enorme lottando come un leone e che dimostrava di essere in fortissimo debito di ossigeno, respirando con affanno, una qualunque persona – e per maggiore ragione dei poliziotti – doveva prevedere che tenere premuto il corpo a terra per diversi minuti, avrebbe significato comprometterne la respirazione e la vita».
Marzo 17th, 2017 — General, Nocività
Il Piccolo — 30 giugno 2010 pagina 06 sezione: GORIZIA
«Neppure i sindacati ci avevano mai parlato dei pericoli legati all’esposizione all’amianto»: Guido Clemente, fino al 1997 dipendente della Fincantieri e tra i tanti che sono andati in pensione anticipatamente con la legge sull’amianto, ha spiegato ieri al maxi-processo in corso di svolgimento al Tribunale di Gorizia come gli operai lavoravano alla costruzione delle navi nel cantiere di Panzano, gli accorgimenti di sicurezza che venivano adottati e al fatto che nessuno li aveva informati sui pericolo che correvano venendo a contatto con l’amianto. «Tra noi operai si era cominciato a parlare della presenza dell’amianto a metà degli anni Settanta – ha detto Clemente, originario di San Pier d’Isonzo, ma residente a Villesse -, ma nessuno ci aveva informato sui rischi che correvamo. L’ho saputo solo al momento che mi è stato chiesto di andare in pensione, nel 1997. Se lo avessi saputo prima avrei senza dubbio cambiato lavoro. Ho visto diversi miei colleghi ed amici morire per colpa dell’amianto». Clemente ha lavorato sulle navi come carpentiere anche se durante la trentennale presenza nei cantieri ha svolto anche altre mansioni ed ha lavorato pure, per un breve periodo, ai cantieri di Palermo. Ha spiegato che fino a metà degli anni Sessanta erano in pochi a usare mascherine e altri oggetti anti-infortuni, introdotti in modo massiccio negli anni successivi, anche se spesso gli operai, in particolare quelli che lavoravano in spazi angusti, spesso se li toglievano. In quegli anni vennero anche sostituiti i vecchi aspiratori con dei nuovi più grandi e più capaci. C’era un servizio di sicurezza: tre persone giravano nel cantiere per effettuare dei controlli, ma è emerso che al di là di qualche rimbrotto non veniva elevata alcuna sanzione nei confronti di coloro che non utilizzavano le mascherine, i caschi o gli occhiali appositi per evitare di venir colpiti dalle schegge e altri oggetti. Il maxi-processo all’amianto, presieduto dal giudice monocratico Matteo Trotta, riprenderà domani con un’altra udienza in cui saranno sentiti altri ex dipendenti della Fincantieri.
FRANCO FEMIA
Un teste: per i meccanici mascherina non obbligatoria
il Piccolo — 07 luglio 2010 pagina 05 sezione: GORIZIA
Al maxi-processo per l’amianto, che si celebra al tribunale di Gorizia, continuano a sfilare dinanzi al giudice monocratico Matteo Trotta gli ex dipendenti dei cantieri di Monfalcone. Sono chiamati a testimoniare sulle condizioni di lavoro all’ex Italcantieri negli anni che vanno dal 1960 al 1990. Ieri in agenda c’erano sette testi, ma uno di questi, Lucio Deotto, nel frattempo è morto per una malattia professionale anche se non direttamente collegata all’esposizione all’amianto. Una delle deposizioni più lunghe è stata quella di Renzo Tripodi, meccanico, dipendente dell’Italcantieri fino al 1980. Il teste, rispondendo a una lunga serie di domande fatta dal pubblico ministero Luigi Leghissa, parti civili e difesa, ha ricostruito le varie mansioni svolte dagli operai a bordo nave. In particolare il testimone ha descritto lo stato ambientale in cui operavano le maestranze sotto il profilo della salubrità. È emerso quanto dichiarato anche da altri testimoni nelle precedenti udienze e cioè che nel cantiere c’era carenza nelle misure di sicurezza in particolare negli anni Sessanta. Tripodi ha ricordato come ai meccanici l’azienda non imponeva l’uso della mascherina. Non sono mancati vivace battibecchi tra difensori degli imputati e parti civili sulle varie domande che venivano poste. Come è noto 41 sono gli imputati tra ex dirigenti dell’Italcantieri, responsabili di ditte subappaltanti e responsabili della sicurezza, che devono rispondere di omicidio colposo per la morte di 85 dipendenti dei cantieri dovuta ad asbestosi, la malattia legata all’esposizione all’amianto. Prima della pausa feriale sono in agenda ancora due udienze, il 12 e il 20 luglio nelle quali saranno sentiti altri dipendenti dei cantieri di Panzano. In tutto sono stati citati tra pm e difesa 400 testimoni. (fra. fem.)
Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Da Il piccolo del 03/07/10
Il tracciato della Tav illustrato ai sindaci dell Isontino e della Bassa
L’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti Riccardo Riccardi ha tenuto ieri nella sede della Regione a Udine una serie di riunioni – definite «funzionali» a ciascun territorio – con alcuni dei Comuni della Bassa friulana e dell’Isontino per una verifica sulla progettazione preliminare in corso del tracciato ferroviario ad Alta velocità/Alta capacità tra Venezia e Trieste. «Stiamo ottimizzando le intese sul tracciato – ha dichiarato al termine degli incontri Riccardi – sulla base comunque di quel ‘protocollo d’intesa tra Regioni e Comuni interessati sottoscritto ancora nella passata legislatura», agli inizi del febbraio 2008». «Un lavoro importante quello allora sviluppato – ha aggiunto – che in questa fase vogliamo ulteriormente affinare con i primi cittadini che avevano siglato quel documento di condivisione per il passaggio della traccia ferroviaria tra il Tagliamento e l’area triestina». «È ferma volontà della Regione – ha sottolineato Riccardi – portare a conclusione la progettazione preliminare dell’opera nei prossimi mesi». Entro il termine del 31 dicembre 2010 l’Amministrazione regionale del Friuli Venezia Giulia deve infatti presentare al Governo nazionale questa prima fase di progettazione del tracciato, che deve essere poi trasmessa a Bruxelles per non rischiare di perdere le risorse Ue che potranno essere investite su questa tratta dalle autorità comunitarie. «Siamo nella fase di ”limatura” del tracciato», ha ancora indicato Riccardi, che ieri ha incontrato ad Udine, assieme ai tecnici di Rfi-Rete ferroviaria italiana e ai responsabili della direzione Infrastrutture di trasporto della Regione, il presidente e il direttore del Consorzio per lo sviluppo industriale dell’Aussa Corno, rispettivamente Cesare Strisino e Marzio Serena, i sindaci Pietro Del Frate di San Giorgio di Nogaro, Roberto Fasan di Torviscosa, Alessandra Brumat di Turriaco), Silvia Caruso di San Canzian d’Isonzo), Roberto Fontanot di Ronchi dei Legionari) e Gianfranco Pizzolitto di Monfalcone. Con i tecnici di Rfi – ha reso noto la Giunta regionale – i sindaci hanno valutato e approfondito anche alcuni dettagli del passaggio della linea AV/AC sul territorio, in particolare per quanto riguarda le cosiddette interferenze (sovrapassi e sottopassi), le attività di esproprio, la viabilità locale, la realizzazione di ciclovie e i piani di ”mitigazione” ambientale dell’opera.
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
Ecco un report reale di quello che è successo a Roma
“Io giornalista aquilana” 8/07/2010
È difficile raccontare tutte le emozioni di ieri, e anche se sono abituata a scrivere e a raccontare, non credo che riuscirò a farlo del tutto.
Ero emozionata ieri mattina, mi sono vestita bene, un po’ perché comunque per metà io ero lì per lavorare, per raccontare quello che succedeva e quando lavoro tento di essere presentabile, un po’ perché, ero lì per protestare in quanto terremotata e mi sono rotta dell’immagine dei terremotati come poveri disgraziati, come vecchiette che perdono la dentiera. Siamo persone istruite, curate, con molti vizi, da sempre additati come tendenzialmente snob e chiusi nelle nostre mura.
Comunque, dicevo, ero emozionata, mi sono vestita bene, sono uscita prestissimo di casa, un paio d’ore in redazione e poi via, felice, verso Piazza Venezia per accogliere i miei concittadini che stavano arrivando in autobus.
La prima sorpresa l’ho avuta ancor prima di arrivare.
Fra largo Argentina e Piazza Venezia 3 blocchi delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Mentre passo mi guardano, mi giro e faccio a un carabiniere: “Ma per due terremotati, non sarà troppo?” Mi sorride divertito cercando complicità. Lo fulmino con lo sguardo.
Arrivo, li vedo, gli aquilani.
Un cartellone profetico tenuto in mano da un signore: Le nostre armi di montagna”. Disegnati ci sono un fiasco di vino, del salame e del formaggio, i prodotti della nostra terra, la nostra ricchezza.
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Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Dopo i terremotati a Roma ora manganellate agli operai a Milano

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Marzo 17th, 2017 — General, Gruppo Ecologia Sociale
Prese all’ultimo momento, domenica 11 luglio all’una di notte







Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Preti pedofili (sempre più spesso), politici (sempre) ladri, carabinieri spacciatori (che ganzi)
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Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
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Da Il piccolo
MARTEDÌ, 13 LUGLIO 2010
DA VENEZIA A DIVACCIA
«Tav in ritardo, fondi Ue a rischio»
La Serracchiani lancia un nuovo allarme Riccardi: «Ce la faremo»
TRIESTE I fondi europei per la progettazione e la realizzazione della Tav nelle tratte Venezia-Trieste e Trieste-Divaccia sono a rischio a causa dei ritardi nella presentazione dei progetti. A manifestare la preoccupazione è stato il coordinatore del progetto prioritario 6 (ribattezzato impropriamente corridoio V), Laurens Jan Brinkhorst. E l’ha fatto, negli scorsi giorni, incontrando a Roma il ministro dei Trasporti Altero Matteoli. A darne notizia è l’europarlamentare Debora Serracchiani che siede in commissione Trasporti a Bruxelles e segue passo passo la vicenda Tav: «Brinkhorst – spiega Serracchiani – ha espresso fortissima preoccupazione sia a Saragozza che, di recente, al termine di un incontro con il nostro ministero. La preoccupazione è tale che l’Europa sta valutando di non proseguire nel finanziamento della tratta, se non vengono prese delle iniziative urgenti per indicare il tracciato». Serracchiani aggiunge che «a detta di Brinkhorst il Veneto deve indicare il tracciato» e che «il ritardo è di diversi anni. Su questo ha ragione Giancarlo Galan quando dice che Luca Zaia non sta facendo nulla». La progettazione della tratta Venezia-Trieste – che la commissione dovrebbe cofinanziare al 50% – deve concludersi entro il 2010. Per la tratta Trieste-Divaccia la commissione ha stanziato 50,7 milioni e a marzo Italia e Slovenia hanno trovato l’intesa su un nuovo tracciato.
Riccardo Riccardi, assessore regionale ai Trasporti, replica a stretto giro di posta. Garantisce lo sforzo del Friuli Venezia Giulia e ricorda che lo stesso Veneto ha preso un preciso impegno nei confronti del governo italiano: «Lo onoreremo. Noi stiamo lavorando con l’obiettivo di realizzare la progettazione preliminare avanzata per il tratto da Trieste al Tagliamento entro il 2012. Stiamo incontrando i comuni, anche con Rfi, sul tracciato che affiancherà l’autostrada e non penso che ci saranno ritardi». Sul tratto transfrontaliero, poi, Riccardi annuncia che il prossimo 15 settembre la commissione intergovernativa ha l’obiettivo di formalizzare in un accordo l’intesa raggiunta dai viceministri Roberto Castelli e Igor Jakomin.