«Vi sorprenderemo»

Onda Resistente
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Facciamo il punto sul CIE di Gradisca
Completamente condivisibile l’intervento di Macerie che di seguito pubblichiamo integralmente. E’ come se fosse la pubblicazione della serrata critica che stiamo conducendo per evitare la deriva istituzionale e lo snaturamento di quella che è stata la lotta contro il CPT di Gradisca che ha visto impegnato per alcuni anni un movimento variegato composto da varie anime, compresa quella cattolica. E’ proprio per tale motivo che già questa estate siamo ritornati in Piazza a Gradisca a fare un nuovo ulteriore presidio-volantinaggio, dopo che, nel 2004-5-6 ne abbiamo fatti numerosi. E’ grazie ad una mobilitazione capillare ed insistente che a Gradisca e nell’isontino, la percezione dell’ex-CPT, ora CIE, c’è e si è sedimentata come negativa, in larga parte della popolazione. (continua)
Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Dal Piccolo del 23/12/10
Tav, approvata la Mestre-Ronchi Sud
TRIESTE Il progetto preliminare della tratta Mestre-Ronchi Sud è approvato. E le risorse comunitarie, dunque, assicurate. Riccardo Riccardi archivia con soddisfazione il vertice con ministero e ferrovie sulla Tav: «I tempi imposti dalla Ue sono stati rispettati, ora potrà partire la fase di ascolto dei soggetti interessati, in primis gli enti locali». Un passaggio per niente secondario in Veneto, dove l’attuale previsione di un tracciato costiero rimane fortemente osteggiato dal territorio. E non è escluso debba venire modificato.
Il primo obiettivo, sottolinea Riccardi, è però raggiunto. La conferma arriva a Trieste nel corso della riunione tra l’assessore regionale ai Trasporti, il responsabile per le Reti transeuropee del ministero Roberto Ferrazza e il direttore per gli investimenti di Rfi Matteo Triglia. «Grazie a Rfi – sottolinea ancora Riccardi -, si è riusciti a rispettare la scadenza del 31 dicembre 2010 indicata da Bruxelles».
Ieri infatti Italferr, per conto delle Ferrovie italiane, ha pubblicato l’avviso di avvio della procedura di valutazione d’impatto ambientale (Via) delle fasi progettuali preliminari Mestre-Aeroporto Marco Polo e Aeroporto-Portogruaro nonché della tratta Ronchi Sud-Trieste. Il prossimo 30 dicembre, sempre in tempo utile, il percorso si concluderà con la pubblicazione di un ulteriore avviso per la Portogruaro-Ronchi.
Sulla Tav veneto-friulgiuliana partirà nei prossimi mesi la consultazione sul progetto con il territorio. Nella nostra regione, come da programma, il tracciato sarà affiancato all’autostrada. In Veneto, invece, i dubbi rimangono gli stessi di sempre. Il progetto realizzato da Rfi è arrivato ieri a Venezia in una cassa di due metri quadri che ha sfidato l’acqua alta. «Intendo esaminarle presto ma con calma – è il primo commento dell’assessore alle politiche della mobilità Renato Chisso -, ma in ogni caso abbiamo finalmente una base concreta rispetto alla quale articolare le aspettative e le convenienze del territorio». Il tracciato è quello che risponde alle prime indicazioni della Regione Veneto, il cosiddetto «basso», ma Chisso fa sapere: «Abbiamo fatto studiare a Rfi delle soluzioni alternative e consegneremo anche quelle al territorio, entro fine anno in Cd, per avviare il confronto con le comunità locali».
«La stella polare di quest’opera – prosegue Chisso – è il fatto che deve creare benefici per il territorio. Ecco perché, se l’ipotesi studiata è quella indicata dai giornali ovvero con stazione all’aeroporto di Venezia ma senza stazioni intermedie, non ci va bene».
L’alternativa fatta studiare dalla Regione di Luca Zaia è l’affiancamento all’autostrada attraverso il potenziamento della linea esistente. Una ipotesi che secondo alcuni rischierebbe di rallentare la procedura della terza corsia, ma su questo la struttura commissariale esclude ripercussioni. «Lo sganciamento delle due procedure fu deciso proprio per evitare questo problema», ricorda Riccardi nel ruolo di vicecommissario.
Sempre ieri a Trieste ha avuto pure luogo luogo il secondo incontro operativo del «Common executive Body» Italia-Slovenia per la realizzazione della porzione transfrontaliera della Tav. Guidato da Ferrazza e dal direttore per la parte ferroviaria del ministero dei Trasporti sloveno Ljubo Zerak, il Ceb ha discusso e analizzato il progetto di prefattibilità della linea secondo la «variante alta» decidendo di portarlo all’attenzione della riunione del 25 gennaio a Lubiana del Comitato intergovernativo Italia-Slovenia, alla presenza anche dei funzionari Ue. (m.b.)
Dal Messaggero del 23/12/10
Le Ferrovie approvano il tracciato Tav: rispettata la scadenza imposta dall Ue
UDINE. «L’approvazione, cosiddetta “interna”, da parte di Rfi-Rete ferroviaria italiana – come prevista dall’Unione europea – del progetto preliminare della tratta ferroviaria tra Mestre e Ronchi Sud mette definitivamente in sicurezza – sottolinea l’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti Riccardo Riccardi – il contributo comunitario per le spese di progettazione della linea. Grazie a Rfi, infatti, si è così riusciti a rispettare la scadenza del 31 dicembre 2010 indicata da Bruxelles».
Lo conferma è giunta ieri a Trieste nel corso della riunione tra lo stesso assessore Riccardi e i vertici tecnici del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Roberto Ferrazza (responsabile per le Reti transeuropee), e di Rfi, Matteo Triglia, direttore per gli Investimenti. Italferr, per conto di Rfi, ha pubblicato l’avviso di avvio della procedura di valutazione d’impatto ambientale (Via) delle fasi progettuali preliminari Mestre-Aeroporto Marco Polo ed Aeroporto-Portogruaro nonché della tratta Ronchi Sud-Trieste, «e il percorso si concluderà il prossimo 30 dicembre con la pubblicazione dell’avviso per la Portogruaro-Ronchi», indica Riccardi.
«Rispettati, come dovuto, i tempi dell’Unione europea, dai prossimi mesi si potrà aprire la fase di “ascolto” e di consultazione sul progetto con il territorio – che ritengo di sviluppare secondo aree omogenee – per approfondire, in primis con gli Enti locali, i diversi punti progettuali che compongono la parte di competenza del Friuli Venezia Giulia dell’asse ad Alta capacità (per il traffico merci) ed Alta velocità (per i passeggeri) dalla Francia verso Slovenia, Ungheria e Ucraina», ha osservato l’assessore. E sempre ieri, nel capoluogo regionale, ha avuto luogo il secondo incontro operativo del «Common executive Body»/Ceb Italia-Slovenia previsto per la realizzazione della porzione transfrontaliera della stessa linea da Lione verso il confine magiaro-ucraino.
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
23 dicembre 2010
Un giorno disumano.
Riforma dell’Università ed accordo alla Fiat.
Studenti ed operai colpiti contemporaneamente
Marzo 17th, 2017 — General, Noi
Dal Messaggero Veneto del 24/12/10
Tracciato Tav nella Bassa, i comitati a Bruxelles
BAGNARIA ARSA. Gli abitanti di diversi Comuni della Bassa friulana, e nello specifico quelli del Comune di Bagnaria Arsa, si ritrovano sotto l’albero come regalo di Natale il Progetto preliminare della Tav. «L’assessore Riccardi- sottolinea il portavoce, Giancarlo Pastorutti – ha dichiarato che “partirà nei prossimi mesi la consultazione sul progetto con il territorio”. Come più volte sottolineato, il Progetto è vincolato dalle caratteristiche della linea ferroviaria e dalla Legge Obbiettivo con il Decreto Legislativo 190-2002. I margini di trattativa potranno al massimo riguardare finanziamenti per qualche opera pubblica “sicuramente necessaria” che non compenserà certamente gli impatti sul territorio e sulla qualità della vita degli abitanti».
«Il tracciato della Tav – continua Pastorutti – passerà a sud di Castions delle Mura, area già interessata ai carotaggi, inoltre all’interno del Progetto ricadono la variante sulla linea storica Udine-Cervignano a doppio binario da Palmanova a Torviscosa con l’interconessione alla linea Alta Velocità/Alta Capacità, i raccordi con l’impianto dello scalo di Cervignano definito a suo tempo “lunotto”».
«Gli abitanti di Castions delle Mura, Campolonghetto e Bagnaria Arsa – continua il portavoce dei comitati – devono ringraziare il sindaco Bertossi su come ha gestito autonomamente la questione, snobbando pure la Commissione viabilità comunale. La prossima primavera ci saranno le nuove elezioni comunali, e sarà l’occasione per i cittadini di trarre le valutazioni del caso, magari un’occasione opportuna per ricambiare quanto fatto».
Ora i Comitati No Tav della Bassa Friulana valuteranno quali azioni intraprendere a fronte di un’opera che ritengono inutile, vista anche la linea preferenziale apertasi con Bruxelles, dopo l’invio della petizioni di 1.500 firme, e la conseguente audizione alla Commissione petizioni presieduta dall’onorevole Mazzoni, alla quale avevano partecipato il segretario della Commissione Brinkhorst e l’onorevole Cancian (Pdl). Certamente la situazione nella Bassa Friulana, in special modo a Bagnaria Arsa, è alquanto tesa e si attendono le reazioni anche dei cittadini di Porpetto (comune che non ha sottoscritto l’accordo, così come Villa Vicentina), dove il tracciato Av/Ac passerà sopra la zona artigianale e commerciale, “spaccando” in due il paese (qualcuno già afferma che il tracciato lungo la A4 non voluto dall’allora sindaco Cecilia Schiff, era forse meno impattante di questo).
«Ricordo – evidenzia Pastorutti – i costi elevati di queste opere che sono elevatissimi, non c’è nessuna assunzione di responsabilità su eventuali fallimenti e i danni all’ecosistema, in questo caso, sarebbero devastanti e irreparabili. Ricordo che la rete ferroviaria regionale, non è satura e la qualità del servizio e l’offerta non sono apprezzate, anzi sono molto criticate, soprattutto dagli utenti».
Francesca Artico
La Casarsa-Porto collegata alla Tav
SAN VITO. Mentre continuano i disservizi lungo la tratta ferroviaria Casarsa-Portogruaro, quest’ultima incassa un punto a suo favore, per la soddisfazione delle amministrazioni locali che premevano per questo risultato: il progetto preliminare per l’alta capacità e l’alta velocità tra Veneto e Friuli Venezia Giulia prevede l’interconnessione a Portogruaro, il che potrebbe portare al potenziamento della linea locale, che diventerebbe il collegamento della provincia con la Tav.
Disservizi. Non è certo stata un’annata tranquilla per i pendolari della tratta Casarsa-Portogruaro: come avvenuto quasi regolarmente nel corso dell’anno, anche questa settimana si sono verificati dei disagi. In particolare, negli ultimi giorni è stato in funzione un solo “Minuetto”: diversi treni sono stati soppressi e sostituiti da autocorsa. La causa sembra essere sempre legata a guasti al materiale rotabile. Nei mesi scorsi, per simili sostituzioni con autobus, vi sono stati anche casi di proteste, come quando un gruppo di genitori si recò dal primo cittadino di Cordovado evidenziando i disagi subiti dai figli studenti. La serie di sostituzioni sembra al momento non avere fine.
Potenziamento. Il progetto preliminare della Tav sarà presentato entro il 31 dicembre all’Unione europea da Rfi: è prevista l’interconnessione con la linea esistente a Lison, nelle vicinanze di Portogruaro. Era un’incognita, quella del tracciato in territorio veneto. Le amministrazioni e l’economia di Veneto orientale e Friuli occidentale auspicavano l’interconnessione a Portogruaro, anziché un tracciato più vicino alle località balneari, che escluderebbe questi territori dalle opportunità dell’alta capacità (per le merci) e velocità (per i passeggeri). Proprio a San Vito, un mese or sono, si era riunito un forum dei portatori d’interesse intorno al tracciato. A San Vito era stato previsto il potenziamento della Casarsa-Portogruaro come dipendente dal tracciato Tav.
Le amministrazioni. «Il progetto, per quanto si presenta oggi, è favorevole a quanto auspicavamo – afferma il vicesindaco, Antonio Di Bisceglie –: si potrebbe così procedere all’elettrificazione della linea e alla costruzione della “lunetta” per il collegamento diretto con Pordenone». Soddisfazione anche dal vicesindaco di Portogruaro, Luigi Villotta: «E’ un’opportunità per il Veneto orientale, ma anche per il Friuli occidentale, considerati gli investimenti sul territorio». L’assessore regionale alla Viabilità, Riccardo Riccardi, ha già indicato l’apertura di tavoli per discutere del tracciato con gli enti locali: sarà l’occasione per chiedere anche il potenziamento della Casarsa-Portogruaro».
Andrea Sartori
Marzo 17th, 2017 — General, Spiegazioni
Repubblica 24 dicembre
Gli esperti non hanno dubbi: Europa del nord, Nord America e Asia orientale per i prossimi anni devono aspettarsi inverni sempre più freddi, piovosi e anche nevosi, come quello cioè, che si è avuto a cavallo tra il 2009 e il 2010. Ecco perché
L’INVERNO appena iniziato in Italia è stato preceduto da un periodo di gelo non facile da dimenticare. E sembra che nuove ondate di freddo siano alle porte. Se facciamo memoria poi, non sarà difficile ricordare quanto freddo, soprattutto al centro nord, si è dovuto patire durante l’inverno scorso. E se ci si sposta più a nord del pianeta, verso la Francia settentrionale e l’Inghilterra la situazione è stata ancor più tremenda. Paradossalmente invece, in Groenlandia e nel Nord del Canada la situazione è opposta: le temperature sono sopra le medie. Ma come è possibile ciò se il pianeta si sta riscaldando sempre più? Sembrerà strano, ma la situazione rientra perfettamente in un quadro di un pianeta sempre più caldo. Europa del nord, Nord America e Asia orientale per i prossimi anni devono aspettarsi inverni sempre più freddi, piovosi e anche nevosi. Come quello che si è avuto a cavallo tra il 2009 e il 2010.
La causa è da ricercare molto più su rispetto alla fascia del pianeta interessata dal freddo, bisogna cioè salire in prossimità del Polo Nord. Qui l’area artica si sta riscaldando come in nessuna altra parte del pianeta, al punto che la temperatura degli ultimi anni è cresciuta mediamente di due volte rispetto al resto del pianeta. Ciò causa una variazione sulla pressione atmosferica al Polo Nord che a sua volta determina una variazione della circolazione atmosferica che porta venti freddi a scendere verso sud. “Ciò
fa si che inverni freddi e nevosi diverranno la norma piuttosto che l’eccezione. E tutto ciò è determinato dalla perdita di ghiacci che si sta verificando in prossimità del polo boreale”, spiega James Overland dell’US National Oceanic and Atmospheric Administration 1. Questa conclusione Overland e colleghi l’hanno esposta durante un incontro tenutosi ad Oslo. Secondo il ricercatore, la perdita di ghiacci polari (che sta avvenendo ad un ritmo dell’11% al decennio) fa sì che una maggiore quantità di mari accumuli al Polo Nord molto più calore rispetto al passato e le ricadute sul clima causate da tale situazione è di molto superiore a quanto i modelli climatici avevano delineato fino ad oggi.
A questa condizione, secondo un’altra ricerca, si somma l’influenza della “Oscillazione Artica”, una relazione tra l’alta pressione sulle medie latitudini e la bassa pressione dell’Artico. Quando le pressioni sono relativamente deboli, la differenza tra loro è piccola e ciò porta a far si che aria dall’Artico fluisca verso sud, mentre aria più calda viaggi verso nord. Questa situazione è quella presente in questi ultimi anni e ciò determina inverni già di per sé freddi e nevosi sul nord Europa, ancora più rigidi.
(24 dicembre 2010)
Marzo 17th, 2017 — General, Sindacalismo di Regime
(da un comunicato USB) “E’ un segnale vergognoso ed estremamente pericoloso quello che viene dall’accordo siglato per lo stabilimento Fiat di Mirafiori.
Pericoloso per le relazioni sindacali e vergognoso per le ricadute sui lavoratori della ‘new company’ con cui Marchionne intende imporre un modello amerikano di relazioni industriali. Per alcuni aspetti l’accordo di Mirafiori è simile, ma peggiore, di quello di Pomigliano: sancisce la fine della vigenza del contratto nazionale dentro gli stabilimenti della Fiat e crea le condizioni per la messa in mora dei contratti nazionali sostituiti da quelli aziendali.
L’intesa prevede il pieno utilizzo degli impianti su sei giorni lavorativi, il lavoro a turni avvicendati che mantiene l’orario individuale a 40 ore settimanali, il mantenimento della pausa per la mensa nel turno fino a che la joint venture non andrà a regime (quindi solo fino al 2012), la compensazione di 32 euro mensili per l’abolizione della pausa di 10 minuti.
L’azienda, quando la ‘newco’ andrà a regime nel 2012, chiederà 18 turni di lavoro nell’impianto. L’accordo prevede inoltre 120 ore di straordinario all’anno obbligatorie, cancella le pause previste sulle linee di montaggio, porta a fine turno la pausa mensa, per utilizzare così la mezz’ora di mensa anche con straordinari per recuperi produttivi ogni qualvolta l’azienda ne avrà bisogno. La Fiat punta inoltre a portare le assenze dal lavoro dall’8% attuale al 3%.
Se sul piano dell’organizzazione dei ritmi di lavoro questo accordo costringerà i lavoratori della Fiat a orari e turni massacranti, sul piano delle relazioni sindacali sancisce la fine di qualsiasi democrazia sindacale, l’abolizione di fatto delle elezioni dei delegati, anche nella forma delle RSU, e della possibilità quindi per i lavoratori di dire la loro sugli accordi e su qualsiasi altra decisione che li riguardi.
Viene infatti introdotto il criterio – finora adottato solo contro i sindacati di base – secondo il quale chi non firma gli accordi non può usufruire dei diritti sindacali indipendentemente dalla sua rappresentatività e consenso tra i lavoratori.
L’esclusione alla quale sono stati sottoposti i sindacati di base in molti comparti, oggi viene estesa anche alla Fiom che non ha firmato l’accordo della vergogna.
Marchionne introduce così in Italia il modello di relazioni sindacali e industriali in vigore negli Stati Uniti, un paese in cui i diritti dei lavoratori sono ridotti al minimo e completamente subalterni al padronato. […]“
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — General, Scienza e tecnologia
Proposto da Ippolita e ripreso da Femminismo a Sud, rilanciato qui, perchè non se ne riflette mai abbastanza.
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
Da Il Piccolo
Rio Martesin, stop dal Consiglio di Stato Annullati i permessi a costruire, da ripristinare le condizioni originarie dell’area verde
LUNEDÌ, 27 DICEMBRE 2010
di CLAUDIO ERNÈ
È salva la valle di Rio Martesin, l’ultima enclave verde situata tra Scala Santa e Monte Radio.
Il Consiglio di Stato ha annullato i tre permessi a costruire rilasciati dal Comune di Trieste il 13 luglio 2009 a due società romane, la ”Airone 85 srl” e la ”Gestione italiana appartamenti srl”. Volevano costruire sei palazzine con cento appartamenti e centinaia di metri di strade di collegamento.
Ma la colata di cemento è stata fermata grazie all’intervento di tre cittadini che non hanno mai mollato la presa: Dario Ferluga, Luciana Comin e Giorgio Bragagnolo hanno cercato alleanze nel deserto della politica ma non hanno raccolto quasi nulla. Hanno agito allora a livello legale, ma il Tribunale amministrativo regionale del Friuli Venezia Giulia ha dato loro torto confermando il buon diritto delle due imprese.
I tre cittadini sono ricorsi in appello a Roma con l’avvocato Gianfranco Carbone e il Consiglio di Stato ha accolto il loro ricorso. La sentenza, ormai definitiva, è stata depositata in cancelleria il 23 dicembre scorso e ribadisce quanto la gente che abita in quella zona dell’estrema periferia di Gretta aveva sempre sperato.
Niente cemento, niente palazzine, niente nuove strade. Solo verde perché l’area a pastini situata tra Rio Martesin e Rio Carbonera non può essere edificata. Lo ha ribadito anche il nuovo Piano regolatore mentre il precedente non era stato così tassativo, ponendo però dei seri limiti alle edificazione. Ora, le due società romane che hanno già compiuto massicci e costosi lavori di disboscamento e di scavo con il relativo ”movimento terra”, dovranno ripristinare l’area che volevano ”valorizzare”, riportandola alle condizioni originarie. Se non lo faranno e se il Comune non dovesse intervenire, ci sarà la forza della legge a costringere l’amministrazione pubblica e le due società romane. In questa evenienza, peraltro remota, non è nemmeno esclusa l’entrata in scena della Procura della Corte dei Conti.
Sono due i motivi per cui sono stati annullati dal Consiglio di Stato i tre ”permessi a costruire” per complessivi 11.300 metri cubi. Il primo motivo chiama in causa il Comune e dice che l’intero progetto di Rio Martesin doveva essere valutato nella sua unitarietà. Suddividendolo in tre parti, è stata dribblata l’altrimenti indispensabile necessità di valutazione di impatto ambientale su tutta la lottizzazione dell’area.
I giudici del Consiglio di Stato hanno anche sottolineato che nella concessione del ”permesso a costruire” è stata violata una norma speciale che imponeva e impone la salvaguardia dei pastini. In altri termini le palazzine avrebbero dovuto rispettare l’andamento a gradoni del terreno. Nel progetto presentato dalle due società romane e di cui il Comune non poteva non essere a conoscenza, non c’è traccia di questo.
«Qui si decidono le sorti della nostra valle – aveva affermato pochi mesi fa Dario Ferluga parlando a nome del Comitato sorto nel rione – ma i triestini devono sapere che il tentativo di salvare dalla speculazione edilizia la nostra area è un problema che coinvolge tutta la città».
Certo è che confidando nella decisione favorevole del Tar, ma senza tener conto del fatto che il giudizio di appello era ancora pendente a Roma, le due società hanno completamente disboscato un’area verde che non doveva essere toccata e che si erano in qualche modo impegnate a rispettare fino alla sentenza definitiva.
«Siamo di fronte a una devastazione, all’uso della mano pesante» aveva sostenuto il comitato di quartiere. Gli unici a raccogliere a livello politico la protesta erano stati il consigliere ”verde” Alfredo Racovelli e il collega Lorenzo Giorgi del Pdl: «Abbiamo avuto i primi assaggi delle porcate edilizie previste per questa valle. Attila non avrebbe saputo fare di meglio».