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Pordenone: indignados e incazzados, report+foto

indignados15pn-22

Al presidio autorganizzato degli indignados/incazzados sono girate un centinaio di persone. La gran parte s’è accampata per circa un’ora e mezza per poi sfilacciarsi in serata. Durante l’iniziativa le tre azioni simboliche che han chiuso la Banca d’Italia, Equitalia e la prefettura hanno avuto un buon momento di attenzione. Gli interventi al microfono hanno destato la curiosità di molte persone di passaggio, sicuramente estranei alla protesta ma che hanno voluto fermarsi ad ascoltare. Diversi i passaggi appaluditi.

Tirando le somme possiamo dire che l’iniziativa di ieri è andata abbastanza bene: ha saputo comunicare, ha rimarcato le responsabilità della crisi legando una protesta globale a nomi e cognomi regionali e provinciali, parlando concretamente di questioni legate al territorio dalla situazione lavorativa ai migranti, dalla TAV ai vari scempi ambientali, alle caste inamovibili che si alternano e al “nulla” della politica elettorale. Continue reading →

CRISI/ Strascichi polemici ad Udine ed ulteriore analisi politica

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Messaggero Veneto LUNEDÌ, 17 OTTOBRE 2011 Pagina 7 – Cronache

LA POLEMICA

Rc agli indignati: no ai partiti? In tutte le altre piazze ci sono

Indignati e divisi al loro interno. All’indomani della manifestazione di piazza, nel movimento friulano si delineano le prime diversità di vedute. A evidenziarle è il segretario regionale di Rifondazione comunista, Kristian Franzil, secondo il quale, sabato pomeriggio, gli organizzatori non avrebbero dovuto chiedere di ammainare le bandiere rosse. «Dispiace che Udine non segua l’impostazione di Roma e delle altre piazze europee dove il movimento è aperto a tutti» sostiene Franzil dopo aver sfilato, con altri 200 indignati friulani, lungo le vie della capitale. Da Udine, in effetti, sono partiti 4 pullman alla volta di Roma. «Non si capisce – continua il segretario regionale di Rc – perché uno sia legittimato ad andare in piazza con la maschera del protagonista del film “V per vendetta” e non con la bandiera di Rc». Chiaro il riferimento a uno degli organizzatori, Aristide Menossi, che, sabato pomeriggio, si è presentato in piazza proprio con la maschera simbolo del film “V per vendetta”. Detto questo però, lo stesso Franzil fa notare che a Roma, proprio per garantire la libertà di espressione a tutti, erano stati organizzati più palchi, mentre a Udine c’era un palco unico nonostante i giovani del centro sociale avessero organizzato un concerto al quale sono stati costretti a rinunciare per far spazio alla manifestazione. Allo stesso modo, Franzil condivide la condanna delle violenze, ma ci tiene a sottolineare che «a Roma i Black bloc erano un centinaio su 500 mila». A suo avviso, insomma, il movimento deve andare oltre. Da qui l’invito agli indignati friulani a «non fermarsi, a organizzare subito altri incontri aperti a tutti. Questo per evitare una chiusura dannosa al movimento». La frattura tra indignati e Rifondazione comunista era nell’aria già sabato pomeriggio quando alcuni organizzatori hanno criticato un volantino che Rc avrebbe preparato per promuovere l’evento con il simbolo del partito. Non a caso Giorgio Cella quando ha visto sventolare le bandiere rosse ha invitato ad abbassarle. «Siamo qui come cittadini – ha sottolineato Cella – i simboli politici non sono ammessi». L’invito però è stato respinto al mittente da Luciano Tedeschi e Giorgio Giaiotti: «Siamo qui perché anche loro hanno partecipato alle nostre riunioni, nessuno gli ha mai vietato di farlo». Secondo i militanti di Rifondazione comunista, infatti, gli indignati friulani anziché rifiutare le bandiere rosse avrebbero dovuto farsi raccontare da chi ha già lottato contro il capitalismo come avevano organizzato le battaglie del passato.

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Veloce commento in continuazione a quello fatto ieri

In realtà è vero il contrario di quanto dice Franzil, cioè gli indignados, nelle loro genesi spagnola sono nati proprio contro tutti i partiti e rivendicando una schietta e radicale metodologia autogestionaria. RC per legittimarsi ricorre ad una sua oramai inesistente natura anticapitalista in realtà poco presente anche nel passato del PCI. Il fatto è che gli organizzatori pur avendo una qualche legittimità attuale, in quanto effettivamente riescono a rappresentare il grado medio di percezione del problema, che in Friuli molto difficilmente può andare oltre la protesta espressa come opinione invece che come lotta,  non ne hanno una storica, cioè più o meno il contrario della sinistra che però è oramai intrallazzata con il potere come si vede nel modo debole e contradditorio con cui sostiene la lotta alla TAV. Franzil, ( che peraltro è un Assessore – non eletto – del Comune di Udine) nella fattispecie, non è assolutamente adatto a difendere i “valori” della sinistra di cui i militanti di base possono essere in linea di principio ancora i portatori. Le inclusioni e le esclusioni non devono offendere i sentimenti politici di alcuno. Le bandiere in Piazza ci potevano anche stare, ma come ospiti e non come artefici politici e non andava distribuito il volantino che metteva il cappello all’iniziativa. Per quanto riguarda il CSA che pure ha una esplicita impostazione anarchica- libertaria, quando si impegna in prima persona nell’organizzazione per la lotta NO TAV non porta mai bandiere rossonere e/o nere con l’A cerchiata, ma solo le bandiere No Tav. Questo è il metodo. Invece RC porta le sue bandiere, se gli conviene e quando gli conviene, come davanti alla Prefettura dopo l’attacco alla Valsusa in una iniziativa dei comitati No Tav. Ritornando agli indignados, l’eventuale continuità da dare a questo movimento passa per altre discriminanti ed altre valutazioni sostanziali alle quali nessuno si può sottrarre né gli organizzatori di sabato, né la sinistra e neppure noi ovviamente (anche se le nostre posizioni sono abbastanza chiare, come espresso sopra). Possiamo aggiungere che noi avevamo partecipato ad alcune fasi della organizzazione per l’iniziativa di sabato 15 ottobre e ci siamo tolti, non per l’ingenuità degli organizzatori di aver chiesto il patrocinio del Comune, ma proprio per l’ambiguità dell’impostazione riguardante Honsell (che a quanto pare, per loro fortuna, era in India) che andava pregiudizialmente escluso.  Il problema del metodo, più che nel partecipare con le proprie bandiere all’evento, è semmai quello di partecipare alla formazione dell’evento stesso e nel mantenere una coerenza stabile e continuativa in merito, qualora se ne sia condivisa l’impostazione.

 

Paolo De Toni – Cespuglio

Statistiche Infoaction nella settimana degli indignados

Statistiche infoaction nella settimana degli indignados

Tutta la settimana abbondantemente sopra i 100 visitatori unici e 4 giorni di seguito (venerdì, sabato e domenica e lunedì) sopra i 200, con il raggiungimento del secondo massimo relativo di 295 visite per venerdì 14 ottobre e di un’altro significativo massimo relativo (il quinto) per lunedì 17 ottobre

 

 

Giorno Data Visitatori unici Pagine viste
Lunedì 17-10-2011 226 869
Domenica 16-10-2011 211 783
Sabato 15-10-2011 220 462
Venerdì 14-10-2011 295 809
Giovedì 13-10-2011 165 458
Mercoledì 12-10-2011 149 388
Martedì 11-10-2011 147 428
Lunedì 10-10-2011 133 361

 

 

Tabella dei principali “massimi relativi”  con la corrispondenza al tipo di iniziative in corso.

Si noti ancora che non c’è proporzinalità fra “Unici” e “Pagine”.

Giorno Data Unici Pagine
Lunedì 17-10-2011 (Indignados) 226 869
Venerdì 14-10-2011 (Indignados) 295 809
Mercoledì 29-06-2011 (No Tav) 228 791
Lunedì 27-06-2011 (No Tav) 303 843
Martedì 07-06-2011 (No Tav + No Nuke) 224 524
Domenica 13-03-2011 (No Cie) 236 969

 

 

FERROVIE/ Arriva anche il Corridoio Baltico?

Messaggero Veneto MARTEDÌ, 18 OTTOBRE 2011 Pagina 12 – Regione

Tondo al governo: ora ci sostenga sul Corridoio Baltico

Il governatore: per noi una delle strategie prioritarie L’assessore Riccardi: lavorare per la riduzione dei costi

il presidente fvg

«Trieste superi il provincialismo»

«Il “compito” di Trieste? Recuperare il suo ruolo guida di un’area più ampia di quello che è oggi il Friuli Venezia Giulia, di livello extraregionale. Perché Trieste, di fatto, è l’unica città europea del Friuli Vg». Sono le parole del governatore Renzo Tondo, pronunciate ieri a ul convegno di Confindustria per la presentazione dell’analisi/ricerca “Trieste oltre Trieste – Ripartire dall’innovazione: un nuovo modo di fare industria, servizi, turismo, portualità”, realizzato dalla Fondazione Nord Est. «Trieste – ha osservato Tondo – sarebbe in grado di riappropriarsi di un ruolo strategico se solo si impossessasse della convinzione culturale di svolgere questa funzione di guida, al di là dei “localismi” che purtroppo caratterizzano l’intera regione, “provincialismo” che nel capoluogo giuliano ha provocato una sindrome da accerchiamento. La città deve invece superare questa situazione, deve porsi nell’ottica d’essere “capitale” e in questo scenario – ha concluso Tondo – lo sviluppo della portualità e della logistica gioca un compito essenziale».
UDINE Un’altra scommessa, e l’ennesimo treno da non perdere: il riconoscimento della Commissione europea sul Corridoio Baltico-Adriatico, nodo strategico e «prioritario» delle reti di trasporto comunitarie arriva come una conferma delle potenzialità della «piattaforma logistica» Friuli Venezia Giulia. La politica esulta, il mondo industriale aspetta, e mentre domani arriverà l’ufficialità da Bruxelles si pensa già al passo successivo. L’obiettivo. L’orizzonte è chiaro: non si vive di soli traffici Est-Ovest. Quelli correranno, probabilmente ancora per molto, sull’autostrada e sulla terza corsia. Il timbro europeo dà forza all’asse Nord-Sud: studi e convegni lo ripetono da decenni, ora l’Europa lo ha certificato. Il primo progetto nell’elenco delle opere italiane che domani la Commissione licenzierà – e in futuro finanzierà – è proprio il Corridoio Baltico-Adriatico. Il tratto verticale, sulla mappa, dovrà seguire il percorso ideale delle portacontainer che dall’Oriente salgono attraverso il Canale di Suez, e potranno trovare accesso al Centro Est Europa senza circumnavigare il continente. Il ruolo di Roma. Negli scorsi mesi il pressing su Bruxelles è stato portato dalle Regioni coinvolte dal corridoio, dagli Stati e anche da soggetti privati come Unicredit, che per le stesse ragioni ha individuato nel sistema Monfalcone-Trieste una possibile piattaforma logistica del futuro. Oggi è il tempo delle soddisfazioni dichiarate, ma senza un sostegno vero del governo, l’Europa potrebbe fare dietro front e dirottare altrove le risorse. Il presidente della Regione, Renzo Tondo, ha investito gran parte della legislatura sulle infrastrutture: il Corridoio Baltico-Adriatico – ha detto ieri – «è una delle scelte politico strategiche che abbiamo sempre sostenuto». Il governatore ha ricordato l’azione di lobby attuata a livello europeo. Ora, però, «chiederemo al governo – ha aggiunto Tondo – di sostenerci su questo importante progetto». Il tracciato. Gli elementi positivi dell’asse in questione sono molteplici. Ma soprattutto un fattore garantisce un certo ottimismo: in gran parte, il Corridoio Baltico-Adriatico esiste già, soprattutto nella sezione che interessa il Friuli Venezia Giulia. Sono necessari alcuni interventi sui nodi ferroviari – in particolare quello di San Polo a Monfalcone – e sui porti, ma l’asse c’è: la ferrovia Pontebbana è stata costruita con tecnologie avanzate e già oggi può supportare il triplo dei traffici attuali. Fino a ieri, l’Europa limitava il corridoio (tecnicamente il progetto prioritario 23 a Vienna): l’allungamento all’Adriatico cambia le cose. In territorio austriaco la rete è già efficiente e a marzo è stato inaugurato il cantiere del tunnel del Koralm, 33 chilometri fondamentali per collegare Graz e Klagenfurt e, quindi, il Nord Europa all’Italia. Le scelte della Regione. «Ora – ha spiegato ieri l’assessore ai Trasporti, Riccardo Riccardi – bisogna lavorare per la riduzione dei costi del servizio ferroviario e assicurare certezze al sistema portuale». Secondo l’assessore, «l’Alto Adriatico è competitivo nei modelli gestionali e con regole certe per tempi e condizioni utili ad attrarre capitali privati. Per questo entro la fine del mese – ha ribadito l’esponente della giunta regionale – presenteremo il disegno di legge per la portualità regionale». Parlando alla platea della Confindustria triestina, ieri Tondo non ha nascosto qualche problema sullo stato di avanzamento del progetto Unicredit. Il governo non ha dato risposte e «il progetto Unicredit-Maersk oggi è fermo per alcune difficoltà a interloquire», ha notato il governatore. Ma la strada è delineata: la Regione va avanti e pensa al nuovo sistema dei porti che dovrebbe portare all’Autorità unica tra Trieste, Monfalcone e Porto Nogaro. Beniamino Pagliaro

 

Messaggero Veneto LUNEDÌ, 17 OTTOBRE 2011 Pagina 6 – Regione

TRASPORTI

Il Corridoio Baltico è una priorità Ue

UDINE Il Corridoio Baltico-Adriatico sarà inserito nei progetti prioritari dalla Commissione europea. Il timbro ufficiale da Bruxelles arriverà mercoledì, ma ieri la novità è trapelata dalle bozze del documento che sarà approvato. La notizia ha un significato strategico per il Friuli Vg, che si troverà al centro dei due corridoi europei Est-Ovest e Nord-Sud, e il collegamento tra i porti dell’Adriatico e il Centro-Nord Europa ha un valore elevato per l’economia regionale. Da anni la Regione aveva iniziato un pressing sulla Ue per far diventare “prioritario” il corridoio. La qualifica non è solo un’etichetta: grazie alla priorità, le opere per collegare Nord e Sud saranno finanziate dall’Europa. Il famoso corridoio 5 risultava già tra le opere prioritarie: la novità è che quello Adriatico-Baltico apre – nella bozza della Commissione – l’elenco di quelle italiane. Udine, Trieste, Venezia e Ravenna potranno beneficiare degli aiuti europei per finanziare parte dei lavori necessari per la loro interconnessione e lo sviluppo di scali merci multimodali. Il tracciato dovrebbe andare da Danzica, via Vienna e Venezia fino a Bologna, saldandosi con il Corridoio 5 a Trieste, incrementando le potenzialità dei porti italiani dell’Adriatico nella difficile sfida con i giganti del Nord Europa. L’opera di lobbying sull’Europa – con un ruolo del Friuli Vg – ha portato a un risultato che molti ritenevano insperato e che può dare nuova forza anche ai piani di Unicredit. L’assessore regionale ai Trasporti, Riccardo Riccardi (nella foto), ha seguito passo per passo la vicenda: «È un risultato storico – ha commentato – che premia il lavoro del Friuli Vg. La Regione ha sempre creduto nella proiezione europea che risolva il problema dell’attraversamento delle Alpi, per lo sviluppo dei traffici non solo Est-Ovest ma anche Nord-Sud». Per l’europarlamentare Debora Serracchiani (Pd), si tratta di «una buona notizia, ma soprattutto di un’occasione da non perdere».(b.p.)

 

riccardi

SAN CANZIAN: la lotta contro il nuovo centro commerciale continua

Ci esimiamo dal commentare il sondaggio farsa dello scorso week-end a San Canzian.
Ci limitiamo a postare il comunicato del Comitato contro il centro commerciale e l’articolo de Il Piccolo.

La mancata adesione dei cittadini del comune di San Canzian alla consultazione voluta dall’Amministrazione comunale, conferma il nostro giudizio negativo rispetto ad un sondaggio sbagliato nel metodo e nella forma.
E’ stato un errore, infatti, proporre alla cittadinanza di scegliere la priorità tra servizi che sono egualmente indispensabili per la comunità: come si può scegliere, infatti, se sia più importante la mensa scolastica o l’assistenza agli anziani? Come si può scegliere tra il servizio scuolabus o la biblioteca? Sono tutti servizi indispensabili che l’ente locale deve garantire. Riteniamo ricattatorio anche il quesito riguardante l’aumento delle tasse per la tutela del territorio, in un sondaggio dove i cittadini avrebbero dovuto scegliere se cementificare 9 ettari di terreno o tutelare questa risorsa importante che viene sempre più a mancare.
Anche per questi motivi siamo soddisfatti che la maggioranza dei cittadini abbia capito l’inutilità di questa pseudo consultazione, sbandierata come una grande forma di democrazia dal Sindaco.
Abbiamo notato infatti una partecipazione quasi esclusiva degli addetti ai lavori: amministratori locali, militanti di partito.
Inoltre riteniamo importante, che quasi il 33% dei pochi partecipanti, abbia comunque espresso contrarietà al progetto del Sindaco, chi con una netta contrarietà, chi invece avendo un punto di vista “intermedio” tra l’ipotesi “zero cementificazione” e il progetto nella sua interezza.
Rimangono comunque le 400 e passa firme raccolte in queste settimane (che raggiungono quasi le 600 con quelle dei residenti mandamentali) dal nostro comitato contro il centro commerciale; peraltro capiamo la parte di questi firmatari che hanno voluto partecipare al sondaggio per dare un segnale diretto al Sindaco sulla loro contrarietà all’opera Anche per tale motivo non abbiamo voluto interferire con le operazioni di “sondaggio” in questo finesettimana, rispettando, se pure non condividendo, il lavoro altrui
Il nostro impegno comunque non si ferma certo qui, ripartiremo come sempre dalla gente, ascoltando le loro opinioni per valutare la possibilità di un referendum che sia vincolante magari da tenere proprio con le prossime elezioni, fatto che favorirebbe la partecipazione e quindi anche la veridicità del risultato. Continueremo la nostra opera d’informazione e contrapposizione al centro commerciale, anche a fronte del mancato confronto democratico che l’Amministrazione continua a negarci (referendum ed elezioni comunali), alla scomparsa del percorso partecipativo basato su l’Agenda 21, visto che le persone che si sono iscritte al percorso non sono mai state avvisate né consultate su alcunché, men che meno sull’organizzazione di quest’ultimo sondaggio, ed a maggior ragione dopo il fallimento di questa consultazione voluta dalla sindaco Caruso. Informeremo i cittadini con volantinaggi casa per casa, e continuando a chiedere il posticipo della variante a primavera 2012, non capendo ancora quale sia la fretta di questa amministrazione di voler lottizzare quel pezzo di terreno lì.
Pertanto ribadiamo nostre proposte alternative:
• Lo sviluppo del commercio con i “centri commerciali di via”, un progetto finanziato dalla Regione (alcune voci fino al 90%) per la riqualificazione degli esercizi già presenti nel centro dei paesi: valorizzare le attività già presenti, così vogliamo che il Comune recuperi più soldi e dia un servizio concreto anche ai cittadini più anziani;
• La riduzione sostanziale del progetto, che preveda comunque lo sviluppo del garden;
• La creazione del cuore verde, che questa amministrazione aveva promesso. Una zona protetta agricola-paesaggistica nell’area compresa tra le 3 frazioni principali, che porterebbe ad uno sviluppo ambientale e turistico sostenibile del nostro comune, e, in futuro, remunerativo.

Comitato Contro il Centro Commerciale San Canzian d’Isonzo

 


Da Il Piccolo del 18/10/11

Nuovo polo commerciale, riparte l’iter

 

di Laura Blasich

SAN CANZIAN D’ISONZO

A San Canzian d’Isonzo i “sì” al polo commerciale hanno vinto e la variante al Piano regolatore necessaria per dare il via libera al progetto andrà all’esame del Consiglio comunale per l’adozione al massimo entro la fine di novembre. I confronti con la popolazione si chiudono qui, Anche se a votare il sondaggio predisposto dall’amministrazione comunale si è recato solo il 10,5% degli aventi diritto, cioé 565 cittadini. All’ultimo sondaggio popolare, il referendum sul nucleare a San Canzian si era registrata un’affluenza pari al 69%. IL SINDACO Il sindaco Silvia Caruso si è detta comunque soddisfatta per la partecipazione alla consultazione. «Vista la campagna a favore del non voto – spiega – non ci attendevamo più di 400 partecipanti. Invece la gente è venuta e ha risposto chiaramente alle domande. La loro posizione sarà rispettata». Lo sarebbe stata, però, anche se fosse stata contraria al centro commerciale? Il sindaco assicura di sì. «L’ho detto anche nell’incontro pubblico di giovedì sera – afferma -. Il parere raccolto con la consultazione sarebbe stato in ogni caso vincolante, perché non era una questione di quorum, ma di capire la sensibilità dei cittadini». A questo punto l’amministrazione «procederà con il percorso consigliare della variante», che andrà in aula al massimo entro la fine di novembre, senza che dopo l’adozione sia attivato il percorso partecipativo di Agenda 21. «Questo era il momento per esprimersi, senza aver paura di contarsi – afferma il sindaco -, mentre ad Agenda 21 si sono iscritte solo 8 persone in un mese e mezzo. Ci sono dei costi di Agenda 21 da valutare, inoltre».

IL COMITATO Nel ribadire la faziosità e l’inutilità del sondaggio promosso dall’amministrazione, il Comitato contro il centro commerciale assicura che non si fermerà. «Ascolteremo le opinioni della gente per valutare la possibilità di un referendum – afferma il comitato – che sia vincolante, magari da tenere proprio in concomitanza con le prossime elezioni comunali, favorendo la partecipazione e la veridicità del risultato». Scomparso di fatto il percorso partecipativo di Agenda 21 locale, il Comitato annuncia che informerà i cittadini casa per casa e continuerà a chiedere il posticipo della variante alla primavera del 2012, «non capendo ancora quale sia la fretta di questa amministrazione di voler lottizzare quel pezzo di terreno lì». Il Comitato nello stesso tempo porterà avanti anche le proprie proposte alternative, dallo sviluppo dei Centri commerciali di via, un progetto finanziato dalla Regione, alla riduzione sostanziale del progetto. Senza scordarsi della «creazione del cuore verde tra le tre frazioni principali del comune, che questa amministrazione aveva promesso».

GLI AMBIENTALISTI Wwf e Legambiente che pure hanno chiesto a più riprese di non accelerare il percorso del progetto, chiedendo una riflessione sull’occupazione del suolo agricolo, ora si preparano ad agire nell’ambito dell’iter autorizzativo della variante al Piano regolatore. «Presenteremo assolutamente delle osservazioni alla variante dopo che questa sarà adottata», afferma il presidente del circolo del Monfalconese di Legambiente, Michele Tonzar, che definisce le domande del sondaggio «tendenziose, fuorvianti e ricattatorie». Non a caso Legambiente, come il Wwf, ha deciso di non partecipare alla consultazione. «Contiamo ci siano tante osservazioni anche da parte dei cittadini – afferma il responsabile del Wwf isontino Claudio Siniscalchi -. Noi presenteremo le nostre, in ogni caso, valutando anche la compatibilità delle previsioni del parco commerciale con quelle del tracciato della Tav». Il Wwf non rinuncia inoltre a veder avviato il percorso di Agenda 21 locale, anche se il sindaco pare già di tutt’altro avviso.

RIFLESSI POLITICI Inevitabili, visto l’avvicinarsi delle elezioni comunali, in programma la prossima primavera. Mentre Progresso democratico fa l’occhiolino al Pd, quest’ultimo ha superato lo scoglio del sondaggio più o meno compatto. L’unica voce fuori dal coro, oltre a quella dell’ex segretario Stefano Minin, è stata quella del consigliere regionale Giorgio Brandolin, che alla giunta Tondo ha presentato, assieme al collega di Rc Roberto Antonaz, una richiesta di moratoria dei centri commerciali. Sel, dopo aver le espresso le proprie perplessità sul progetto, si è messa alla finestra, mentre, tacciata, da più parti, di equilibrismo, Rifondazione comunista si trova a tutti gli effetti in una situazione non facile, schiacciata tra il suo elettorato e l’alleanza di maggioranza con il Pd. Prc ora andrà alla prova dell’aula sull’adozione della variante al piano regolatore con il problema di gestire, nel frattempo, un montante dissenso interno. Secondo una parte della base, l’atteggiamento di Rc è stato incoerente con la campagna per le elezioni provinciali di solo qualche mese fa. Luca Furlan, componente del Comitato contro il centro commerciale, ma anche iscritto di Prc, è finito sospeso per tre mesi dal partito. Il motivo, secondo Furlan, sta nell’aver tentato di autoconvocare gli iscritti. L’esclusione arriva a poche settimane dal congresso e di un’assemblea di circolo in cui Furlan avrebbe ribadito una netta divergenza sulla politica locale (no alla “sudditanza dal Pd”) e il sostegno alla mozione congressuale che sostiene l’unità dei comunisti. In vista c’è, quindi, la formazione di liste “antagoniste” a sinistra? Una possibilità che pare farsi sempre più concreta. In zona sono contrari al progetto anche i Comunisti uniti.

CRISI/ Udine: news indignati

Messaggero Veneto MARTEDÌ, 18 OTTOBRE 2011 Pagina 15 – Cronache

LA MANIFESTAZIONE

Gli indignati si preparano ad allestire tende in piazza

Indignati di nuovo in piazza, ma questa volta in tenda. Potrebbe accadere sabato. Il condizionale è d’obbligo perché, come riferisce Aristide Menossi, mercoledì sera il movimento programmerà le prossime mosse. «Stiamo ragionando – continua Menossi – sull’organizzazione di un sit-in di due ore in piazza XX Settembre senza escludre l’accampamento». Dopo la manifestazione di sabato scorso, insomma, gli indignati non intendono abbassare la guardia. Nel frattempo, fanno sapere a Rifondazione comunista che anche nelle prossime manifestazioni le bandiere dei partiti politici non saranno ammesse. Poco importa se a Roma e in altre città europee sono entrate a far parte del corteo, a Udine le regole non sono le stesse. «Proprio perché il nostro è un movimento di cittadini, abbiamo deciso di evitare i simboli di partito» insiste Menossi nel far notare al segretario regionale di Rifondazione comunista, Kristian Franzil, secondo il quale se sono ammesse le maschere devono trovar spazio pure le bandiere rosse, che «la maschera di “V per vendetta” non è uguale a una bandiera. Un film che parla di modalità fantastiche non può essere paragonato a una bandiera con simboli storici».(g.p.)

CRISI/ Occupy Wall Street continua da un mese

Zuccotti Park: un mese di occupazione

vendetta

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ANTIMILITARISMO/ Sabotaggio nella caserma Cantore a Tolmezzo

Messaggero Veneto 18 ottobre 2011

 

La caserma “Cantore” di Tolmezzo che ospita il 3°reggimento di artiglieria terreste

Sabotati alcuni mezzi militari
nella caserma di Tolmezzo

Una dozzina di mezzi sono stati resi inutilizzabili con dello zucchero messo nella notte nei serbatoi. Bloccata un’esercitazione a fuoco. Sui mezzi dipinti falci e martello e simboli della pace. Si sospetta di alcuni volontari in ferma breve.

TOLMEZZO. Una dozzina di mezzi dell’Esercito del Terzo Reggimento di artiglieria terrestre di stanza nella caserma “Catore” a Tolmezzo, in provincia di Udine, sarebbero stati sabotati e resi temporaneamente inutilizzabili all’interno della caserma.

A renderlo noto è il portale di informazione su sicurezza e difesa GrNet.it secondo cui il «fatto sarebbe accaduto la notte tra domenica e lunedì scorsi, ma la notizia è trapelata solo ora». I mezzi sarebbero stati bloccati versando dello zucchero nei serbatoi, bloccando di fatto un’esercitazione a fuoco programmata. Sui mezzi sarebbero state dipinte con una vernice rossa spray i simboli di falce e martello e la «A» cerchiata di rosso dei movimenti anarchici.

Secondo GrNet.it, «le rivendicazioni di tale atto proverrebbero dai volontari in ferma breve. Una delle tante scritte rinvenute sui mezzi infatti reciterebbe “più rispetto per il personale volontario e di truppa, non nascondetevi dietro al grado”; altri frasi dello stesso genere sarebbero state incollate sui vetri dei mezzi con dei fogli di carta».

 

Messaggero Veneto del 20/10/11

 

La Julia: i sabotatori hanno agito in gruppo

 

Potrebbero arrivare oggi stesso i Ris per dare un contributo determinante alle indagini e per chiudere quanto prima la vicenda che sfregia fastidiosamente l’immagine della Julia. Tra gli elementi a disposizione degli investigatori c’è anche il ritrovamento della bomboletta spry usata per imbrattare i mezzi sabotati. Quei segni sui parabrezza hanno però di fatto insospettito gli altri soldati che hanno immediatamente effettuato una verifica meccanica sui mezzi che ha messo in luce il sabotaggio con lo zucchero. Secondo le prime indiscrezioni, sarebbero dunque molti gli elementi attorno ai quali ruoteranno le indagini. Anche perchè la speranza è che qualcuno possa avere visto qualcosa nella notte tra domenica e lunedì scorso e adesso decida di vuotare il sacco. (d.pe.) di Domenico Pecile wTOLMEZZO Una buffonata, una goliardata, una bambinata; in ogni caso, un episodio senza alcuna giustificazione. I commenti dei vertici della caserma “Cantore” di Tolmezzo, sede del 3° Reggimento artiglieria di montagna, sembrerebbero benevoli, sdrammatizzanti. In realtà, oltre a un comprensibile imbarazzo nascondono la volontà della Julia di usare il pugno di ferro. Ragazzata? Certo, potrebbe essere. Ma chi ha sbagliato, fanno sapere, adesso rischia il carcere. Quello militare. Del resto, come spiega il generale Giovanni Manione, comandante della Julia, che di se stesso dice essere “un alpino fin nel midollo”, «chi ha sabotato alcuni mezzi dell’esercito mettendo dello zucchero nel serbatoio e sporcando gli stessi mezzi con gli spray ha commesso un reato. Un reato – aggiunge – che per i colpevoli potrebbe significare la prigione». E che la Julia abbia intenzione di chiudere quanto prima l’incidente perlomeno odioso sotto il profilo dell’immagine (anche perchè non ha precedenti) lo testimoniano tre elementi. Primo: il comandante Manione ha deciso di parlare senza remora alcuna. Secondo: è stato annunciato l’arrivo dei Ris, chiamati a dare un supporto determinante alle indagini. Terzo: è stato aperto dalla Procura militare un fascicolo per danneggiamento. «Secondo me – dichiara Manione – si è trattato di una bambinata di qualcuno che ha male interpretato le disposizioni operative. Mi spiego: dopo il rientro dall’Afghanistan e un periodo di stasi, adesso l’attività è ripartita a mille. Bene, credo che qualche ragazzino, probabilmente stressato per la ripresa degli addestramenti, abbia avuto un colpo di testa». Poi, due precisazioni dello stesso comandante. La prima riguarda il fatto che probabilmente «ad agire non è stato un singolo soldato, ma due, tre o forse quattro»; l’altra che la motivazione della bravata «non è assolutamente ascrivibile a un malumore interno alla caserma, come qualcuno vorrebbe far credere». Manione smentisce poi le voci, riferite dal portale di informazione su sicurezza e difesa GrNet.i secondo cui sui mezzi sabotati sarebbero state dipinte con una vernice rossa spray simboli politici come la falce il martello, la A degli anarchici e anche la svastica nazista. «Credo di poter affermare con assoluta sicurezza – precisa – che chi ha usato lo spray sul parabrezza non ha disegnato alcun simbolo politico. E chi dice questo usa la fantasia». Eppure, anche ieri lo stesso portale GrNet.it insisteva sul fatto che sui mezzi sabotati sono comparsi simboli di carattere politico. Insomma, gli interrogativi restano. E il primo sorge spontaneo: possibile che nessuno abbia visto nulla? Manione replica immediatamente: «All’interno della caserma non ci premuriamo di prendere precauzioni contro noi stessi. Qualcuno, semplicemente, è sceso dalle camere e ha fatto quello che ha fatto. E chi poteva vederlo? Del resto, è come se un padre di famiglia dovesse preoccuparsi che qualcuno dei suoi familiari potrebbe rubare in casa». Intanto, come fa capire lo stesso comandante, la macchina investigativa – per individuare quanto prima i colpevoli – è già in moto ed è affidata alla Procura militare e allo stesso comandante della Caserma che, nella fattispecie, ricopre anche il ruolo di ufficiale giudiziario

MINEO/ La rivolta dei sindaci: “presto diventerà un lager”

da La Repubblica

L’EMERGENZA

Mineo, la rivolta dei sindaci /FOTO
E a Lampedusa manca l’acqua

Gli amministratori locali hanno cercato di impedire l’ingresso degli immigrati al Villaggio della solidarietà. “Maroni ci ha preso in giro”. Allarme acqua potabile sull’isola: sta finendo.  Sbarcati altri 110 migranti. La Regione avvia una serie di interventi igienico-sanitari

Altri 110 immigrati sono sbarcati a Lampedusa nel pomeriggio a bordo di due barconi. Sempre più critiche la situazione sull’isola dove sono stipati più di quattromila migranti. Nelle prossime ore, fa sapere la Regione, saranno avviati una serie di interventi gienico-sanitari: una bonifica e la pulizia straordinaria sull’isola, effettuata da ditte specializzate, per il ripristino delle condizioni igieniche.

Tensione questa mattina a Mineo (Catania) al momento dell’arrivo dei 498 immigrati provenienti da Lampedusa. Sindaci e amministratori della zona hanno cercato di impedire l’ingresso dei pullman con i clandestini al Villaggio della solidarietà, inaugurato la settimana scorsa. Dopo qualche minuto di tensione, poco dopo le 13, le forze dell’ordine hanno fatto entrare gli autobus.

La struttura, costituita da 404 alloggi, fino a poco tempo fa ospitava i militari della base Nato in servizio a Sigonella. Il governo nazionale l’ha trasformata in un centro di accoglienza per immigrati, assicurando che sarebbero stati ospitati solo richiedenti asilo politico.

“E invece era una presa in giro – attacca il sindaco di Caltagirone, Francesco Pignataro – È una grande farsa che noi respingiamo al mittente. Questa non è una riserva indiana, presto diventerà un lager. Nella riserva indiana c’era un equilibrio ecosistemico ma qui queste persone non sanno come trascorrere la giornata”.

I 498 tunisini sono arrivati questa mattina da Lampedusa con la nave militare San Marco (FOTO) che ha attraccato al porto di Augusta. Anche lì gli amministratori locali hanno fatto sentire la loro protesta. “Non firmeremo nessun protocollo sulla sicurezza perché non ci sono le condizioni per garantirla”, ha detto ancora Pignataro. “Il primo protocollo sulla sicurezza – ha aggiunto il sindaco di Caltagirone – sarebbe quello di mantenere la parola data. E Maroni sta invece palesemente venendo meno a ogni impegno, trattando il nostro territorio con i piedi”.

Parla di “una colossale presa in giro” e di “un perfido inganno”, il sindaco di Mineo Giuseppe Castania riferendosi all’utilizzo del Villaggio della solidarietà anche per chi non ha richiesto asilo: “Questo progetto è nato male e sta procedendo peggio – sottolinea Castania – Sette immigrati sono già scappati. Come si fa a gestire questa emergenza con tanto pressappochismo?”.

Dopo le partenze di ieri, tra cui quelle di 83 minori, sono ancora 4.376 i clandestini presenti a Lampedusa. Altri due barconi stanno arrivando con altri 150 migranti. Lo dice l’assessore regionale al Territorio Gianmaria Sparma giunto sull’isola, che ha fatto una riunione col sindaco delle Pelagie, Bernardino De Rubeis. “Siamo delusi dall’attuazione del piano di evacuazione, predisposto dal ministero dell’Interno, per i clandestini – ha detto Sparma – E’ insufficiente il ponte aereo di oggi, perché quattro o cinque voli non sono adeguati nemmeno a coprire gli arrivi della giornata, mentre occorre portare, al più presto, la situazione di Lampedusa dai 4.500 attuali agli 800 ospiti previsti nel centro di accoglienza. E’ allora indispensabile, per bloccare alla radice il fenomeno, consentire che i profughi individuati oltre le 50 miglia marine dalle coste di Lampedusa vengano trasferiti direttamente sulla terraferma invece che sull’isola”.

Un gommone con a bordo cinque extracomunitari è stato intercettato a terra dai carabinieri, dopo avere raggiunto l’isola di Pantelleria. I nordafricani sono stati accompagnati in caserma in attesa di essere trasferiti a Trapani con il traghetto di linea.

Ma è a Lampedusa che, numeri alla mano, l’emergenza sbarchi ha assunto dimensioni drammatiche. Questa mattina l’amministrazione comunale ha annunciato che sull’isola l’acqua potabile non è più sufficiente. E la richiesta di una fornitura straordinaria di ventimila metri cubi, fatta già da un mese, non ha avuto ad oggi copertura economica da parte del ministero della Difesa. Tra isolani, clandestini e forze dell’ordine, sull’isola attualmente sono presenti 11 mila persone.

La vita dei migranti La protesta degli abitanti dell’isola

La Difesa ha messo a disposizione 13 siti “in ogni parte del territorio nazionale, al Nord, Centro e Sud, per un totale di circa 4.600 ettari”, per “l’accoglienza, soprattutto di profughi, in caso di esodi consistenti dalla sponda sud del Mediterraneo”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel suo intervento in aula a Montecitorio sulla crisi libica.

I siti, ha precisato, sono a disposizione “per ogni opportuno utilizzo demandato ad altri ministeri, in particolare a quello dell’Interno”. La Difesa, ha spiegato ancora La Russa, ha messo a disposizione delle prefetture locali “altri 200 uomini fino al 30 giugno 2011”. In particolare, 100 militari sono stati assegnati al prefetto di Agrigento per il centro di accoglienza di Lampedusa e 50 al prefetto Catania per il centro di Mineo, per svolgere funzioni di vigilanza e sicurezza.

Lombardo scrive a Napolitano VIDEO

Nel business degli sbarchi è entrata in gioco anche la mafia. Sono stati arrestati a Catania diciannove extracomunitari ritenuti gli scafisti del barcone di migranti arrivato tre giorni fa sulle coste della provincia etnea. Fra gli arrestati, anche due minorenni. Tutti hanno affermato di essere egiziani. I migranti finora rintracciati dopo quello sbarco sono 136. La maggior parte è stata trasferita in centri di accoglienza. Nell’ambito della stessa inchiesta la Dda della Procura di Catania ha indagato, in stato di libertà, quattro presunti appartenenti a un clan mafioso della zona di Riposto e Mascali, la cosca Brunetta, per associazione per delinquere finalizzata al traffico di clandestini. Sarebbero stati loro a fornire una barca di pescatori, la ‘Felice’, che avrebbe dovuto portare a terra i migranti che erano sul peschereccio egiziano.

RICCARDI E L’AUTO BLU/ Che figura di merda!!

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Commento

Riccardi dice: «Risponderò volentieri in aula al consigliere Pustetto – fa sapere – e nell’attesa gli dico solo che io lavoro dalla mattina alla sera e quel giorno lavoravo come sempre. Discutere e partecipare agli incontri nei comuni è un mio dovere».

Ma se Brunetti ha detto che l’incontro era privato!

E Duz ha addirittura negato che ci sia stato!!

Che figura di merda!!!

mattinasera

L’Assessore (non eletto) Riccardo Riccardi

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