RIGASSIFICATORE: la regione nasconde il progetto

Dal Piccolo del 24/11/11

«Impianto gnl, la Regione rifiuta di dare il progetto»

 

«La Regione rifiuta di consegnare copia del progetto definitivo del rigassificatore di Zaule, con motivazioni che riteniamo inaccettabili e contraddittorie. Sia allora la stessa Gas Natural a divulgarlo, integralmente, a chi lo richiede, se non ha nulla da nascondere». L’invito al colosso spagnolo dell’energia arriva dal Wwf Friuli Venezia Giulia. «Lo scorso 30 settembre – sottolinea una nota degli ambientalisti – il Wwf aveva richiesto la copia alla Direzione ambiente della Regione, in base alla normativa vigente sul diritto di accesso. Spetta alla stessa Regione convocare la conferenza dei servizi, che dovrà esaminare il progetto ed emanare l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto». Datata «25 ottobre», invece, «la risposta negativa, a firma del direttore del Servizio energia della Direzione centrale ambiente Pietro Giust», prosegue il Wwf prima di definire «incredibile» la collegata motivazione. Così riepilogata: «La lettera prima riconosce che “il diritto di accesso agli atti amministrativi ha lo scopo di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa”. Dopo di che, però, aggiunge che “il diritto di accesso non può in nessun caso essere inteso come diritto dei privati di prendere visione di documenti prodotti da altri privati nell’ambito di un procedimento amministrativo che veda interessati questi ultimi». Ma c’è un passaggio ulteriore che gli ambientalisti evidenziano: la Regione scrive ancora che «sussiste inoltre la necessità di tutelare gli interessi intellettuali, industriali e commerciali della società Gas Natural». Come possono qui, si chiede il Wwf, i privati «vigilare sull’operato dei soggetti pubblici al fine di verificarne la correttezza»? Da ciò, il Wwf accusa la Regione di dimostrare «di non temere di offrire di sé l’immagine di chi bada esclusivamente agli interessi dei poteri forti». Conseguenza ulteriore, l’invito a Gas Natural. Che in merito fa sapere: «Gas Natural Rigassificazione Italia conferma la ricezione in data odierna della richiesta del Wwf del Friuli Venezia Giulia. La richiesta verrà valutata e verrà data una risposta direttamente all’associazione».

NO TAV TOUR/ Porpetto venerdì 2 dicembre-Trieste 3 dicembre

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Porpetto venerdì 2 dicembre

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Trieste sabato 3 dicembre

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OCCUPYTRIESTE: rassegna stampa del 23-25 nov.+prossime iniziative

OCCUPY TRIESTE

 

Dal Piccolo del 25/11/11

INCONTRO PUBBLICO

Occupy Trieste domani a San Giacomo

Nuove iniziative di Occupy Trieste, il movimento giovanile la cui sede è ora in un locale di via del Sale. Domani alle 17 in campo San Giacomo si terrà un incontro pubblico «per riaffrontare diritto all’abitare, edilizia scolastica, crisi economica globale, moratoria Acegas e tutto ciò che ci “indigna” di questo Paese in cui viviamo e che vogliamo cambiare». Sarà anche l’occasione «per socializzare con vin brulè, torte a prezzi sociali e giochi per bambini». Nella giornata contro la violenza sulle donne, oggi alle 16 ritrovo in Cavana per un presidio «in riferimento alla nuova legge anti-aborto promossa dalla Regione: “L’unico contraccettivo è il lavoro precario”». Per sostenere l’acqua pubblica infine nuovi flashmob domani alle 16 a San Giacomo. Sull’occupazione dell’edificio di via del Sale intervengono tanto Fli quanto Un’Altra Trieste. Franco Bandelli e Alessia Rosolen definiscono «gravissimo che il vicesindaco Martini abbia pensato a una convenzione per sanare un abuso che viola la proprietà privata e lede i diritti della collettività». Da Fli invece un’interrogazione del consigliere circoscrizionale Ignazio Vania che chiede «cosa intende fare il sindaco per liberare il sito occupato dal movimento».

 

Dal Piccolo del 23/11/11

Non “sbirri” ma poliziotti al servizio del cittadino

 

In merito al susseguirsi delle manifestazioni da parte del Movimento Studentesco “Occupytrieste” che da settimane si mobilita per chiedere spazi sociali per tutti, come segretario provinciale del sindacato di Polizia Adp (Autonomi di Polizia) ho voluto toccare con mano ed essere presente di persona ad una riunione svoltasi in piazza Unità d’Italia a Trieste il 16 novembre. Vorrei precisare innanzi tutto che credo sia necessario essere vicini alla gente e tanto più alle giovani generazioni per capire, dialogare e comprendere il loro linguaggio. Detto ciò, ho dovuto mio malgrado constatare, ancora una volta, una netta divisione tra una parte della società civile e forze dell’ordine. Uno dei relatori durante il discorso, dopo aver tracciato per pochi minuti i motivi per i quali sono scesi in piazza, hanno iniziato ad attaccare con frasi irriverenti e offensive e senza alcun ritegno la figura del poliziotto fino ad arrivare dentro la divisa, colpendo dritto al cuore. Mi sono dovuto trattenere per ovvi motivi, conscio del fatto che un mio intervento avrebbe potuto scatenare reazioni strumentalizzabili. Consapevole di ciò mi sono quindi dovuto limitare ad ascoltare. Il giovane, forse dovuto all’enfasi del momento e dalla folla che lo stava applaudendo, tra le varie disquisizioni indicava “gli sbirri” come il reale problema della società e quindi la malattia da estirpare. «Lo sbirro non pensa con la propria testa – lo sbirro se gli viene dato un ordine picchia anche donne e i bambini e quando torna a casa è sereno perché non ha una coscienza». Il relatore poi ha rincarato la dose: «Quando hanno giurato gli sbirri erano consapevoli che sarebbero diventati, di fatto, servi dello Stato e quindi schiavi del padrone». E ancora: «Godono nel picchiare e non guardano in faccia nessuno e se vedono una persona a terra indifesa, la picchiano con ancora più gusto». Ma non è finita. Alla conclusione del discorso, dopo aver proiettato video con degli scontri dove non si vedeva assolutamente nulla di rilevante, un altro relatore ha preso in mano il microfono paragonandoci a squadristi fascisti. Ancora una volta se fosse necessario, ribadisco in qualità di rappresentante sindacale, ma anche da poliziotto e soprattutto da uomo, che noi siamo al servizio del cittadino e che se dobbiamo rispondere a qualcuno è solamente alla Costituzione e alle leggi. Non siamo servi di nessuno e quando andiamo a casa abbiamo come tutti una famiglia che ci aspetta. Quando guardiamo negli occhi i nostri figli, trasmettiamo loro tutto il nostro bene, consci del fatto che ogni santo giorno lottiamo in strada per il loro futuro. Vogliamo dare sicurezza e tranquillità a tutti senza distinzioni di religioni, sesso o colore; non abbiamo pregiudizi e vogliamo dialogare con la gente e forse è giunto il momento di dire basta con le strumentalizzazioni e basta con le ideologie errate. Voglio ricordare ai relatori che ci hanno “schernito” in piazza davanti a tanti giovani, che se oggi possono urlare per i propri diritti e possono schernirci ed insultarci liberamente è anche merito di chi ogni giorno dà loro la possibilità di riunirsi in totale sicurezza. Voglio far sapere a tutti che la maggior parte dei poliziotti che si infortuna durante gli scontri di piazza, il giorno dopo è ancora al proprio posto perché nonostante l’età media sia di 48 anni, nonostante le divise non adeguate e con mezzi a dir poco obsoleti, vogliono essere sempre presenti al servizio del cittadino, credendo nel proprio lavoro che non è, come detto da qualcuno, quello di picchiare la gente ma quello di assicurare lo svolgimento pacifico di ogni manifestazione. *Segretario provinciale Nuova Federazione Autonoma di Polizia

NO NUKE/ Germania, dura guerriglia contro le scorie nucleari

Treno nucleare 1300 arresti

trenonucleare

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NO TAV Udine venerdì 2 settembre presidio davanti alla Prefettura

E questa la chiamano democrazia…

No alla criminalizzazione del dissenso

Solidarietà con la Valle che Resiste

 

Presidio NO TAV

davanti alla Prefettura di Udine

dalle ore 18.00 alle 20.00

venerdì 2 settembre


Contro l’occupazione militare della Valsusa, compresi i carri armati Lince provenienti dall’Afghanistan

Per smascherare e respingere la missiva di Maroni con la quale invita i Prefetti a boicottare, su tutto il territorio nazionale, i movimenti NO TAV.

Per lanciare una campagna di controinformazione in tutta la Regione FVG per far conoscere alla popolazione le  assurdità della tratta Veneto-Friulana della TAV-Corridoio 5

 

Manifestazione indetta dal Gruppo NO TAV FVG

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CIE DI GRADISCA: ennesima proroga per il cambio di gestione

Il Piccolo del 30/08/11

Nuova proroga nella gestione del Cie e del Cara

 

Non si riesce a sciogliere il nodo-gestione, è ancora incertezza attorno al Cie e Cara di Gradisca. Ennesima proroga in vista per il consorzio cooperativistico trapanese Connecting People, il cui contratto di gestione sarà esteso di altri 30 giorni dopo quelli avvenuti da dicembre a oggi. Ma come mai non si arriva al cambio della guardia sancito nei mesi scorsi dalla gara d’appalto? Pare vi siano degli intoppi nell’affidamento al consorzio temporaneo d’impresa fra la francese Gepsa e tre soggetti italiani (Cofely Italia e le coop Acuarinto di Agrigento e Synergasia di Roma). Uno dei soggetti che compongono la cordata, infatti, sarebbe oggetto di indagini e potrebbe dunque non avere i requisiti per la gestione. Qualora saltasse l’affidamento, subentrerebbe la seconda in graduatoria, la stessa Connecting People, mentre la goriziana Minerva, terza classificata, sarebbe pronta a presentare ricorso. Una situazione di stallo e precarietà che fortunatamente non si è sommata a momenti di tensione all’interno delle due strutture. I centri non sono stati interessati da rivolte o tentativi di evasione. La ragione è semplice: a differenza di altre strutture, nè il Cara nè il Cie di Gradisca attualmente ospitano più gli stranieri sbarcati sulle coste di Lampedusa negli ultimi otto mesi. Nel Centro per richiedenti asilo la vita continua tutto sommato tranquilla e le presenze si attestano ancora sul centinaio di unità, ma la provenienza degli ospiti (anche famiglie e minori) fra cui molti mediorientali e asiatici: cittadini curdi, iraniani, afghani in attesa di responso sulla richiesta di ottenere lo status di rifugiati. Diverso invece è il discorso riguardante il Cie: la struttura detentiva attualmente è ben al di sotto del suo regime. Conta appena 55 clandestini in attesa di espulsione, per buona parte maghrebini, su 248 posti disponibili. Questo perchè per un lungo periodo è stata agibile la sola “zona verde”, una delle tre sezioni che compongono il centro. Con la conclusione dei lavori di ripristino della “zona rossa” devastata negli ultimi mesi da incendi e rivolte la capienza del Cie tornerebbe ad attestarsi sulle 100 unità. Ed entro la fine dell’anno potrebbe infine venire riconsegnata la “zona blu”, l’ala più capiente con i suoi quasi 150 posti letto. A quel punto l’ex Polonio potrebbe essere riportata definitivamente a pieno regime, con i sindacati delle forze di polizia che tengono alta l’attenzione: a loro dire, un Cie a 248 posti non potrebbe essere adeguatamente sorvegliato senza un adeguato rafforzamento del contingente di vigilanza. Luigi Murciano

TAV / A nordest le mafie all’assalto della Tav

da Carta est-nord

 

A nordest le mafie all’assalto della Tav. Il recente rapporto della Dia e le nuove mafie

Le mafie in Friuli Venezia Giulia si stanno accomodando al gran banchetto della Tav. L’ultimo rapporto, pubblicato i primi di agosto e relativo al secondo semestre del 2010, della Direzione investigativa antimafia [Dia, vedi qui] segnala come il Friuli Venezia Giulia sia «attualmente interessato da ingenti investimenti pubblici relativi alla realizzazione di opere di carattere strategico, che si sovrapporranno temporalmente ad altre già in corso – leggiamo nel rapporto – per la trasformazione strutturale della rete viaria regionale con effetti sulla viabilità nazionale e transnazionale». La Tav non viene esplicitamente citata ma la descrizione fatta dalla Dia della situazione regionale non lascia dito a dubbi. «A fronte del fatto che l’attività informativa svolta sul territorio continua a registrare la presenza, talora stabilizzata, di soggetti affiliati e comunque ritenuti “vicini” ad organizzazioni criminali di matrice siciliana – prosegue il rapporto nel capitolo dedicato alla mafia siciliana – si segnalano alcuni episodi si segnalano alcuni episodi che convalidano, nel semestre, la prefata tesi». Chissà se Bortolo Mainardi, neo commissario alla Tav, se ne sta preoccupando [vedi qui].
Vengono poi ricordati, dalla Dia, due episodi: uno in provincia di Udine con «l’ esecuzione alla misura di prevenzione personale ed al sequestro dei beni, a carico di un soggetto, nativo di Palermo, ritenuto partecipe delle attività illecite della famiglia mafiosa di Acquasanta e del mandamento di Resuttana. Sono state sequestrate quote di un impresa di costruzioni con sede in provincia di Udine e un’abitazione sita nel medesimo comune, per un valore di circa cinquanta milioni di euro» e poi, il 4 novembre 2010, «è stata data esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare tra i cui indagati figura un soggetto che ha subito il sequestro di un appartamento in Aviano (Pn) intestato alla di lui consorte».
Il rapporto prende in esame le evoluzioni del organizzazioni criminali autoctone ed immigrate e sul nordest questa non è l’unica notizia di rilievo riguardante: «il Veneto, per il suo diffuso e notorio benessere economico, attira gli interessi della criminalità organizzata, che vi ha “collocato” propri referenti, in grado di offrire adeguati supporti logistici e avviare attività economiche di varia natura – con o senza l’appoggio di imprenditori locali – in modo da reimpiegare capitali di dubbia provenienza» e viene citata l’operazione che nel settembre del 2010 ha portato alle perquisizioni nel rodigino alla ricerca del patrimonio del boss Salvatore Brusca.
La parte più interessante della relazione – appesantita da un linguaggio burocratico e dalle evidenti necessità politiche di esaltare i risultati delle forze dell’ordine – rimane quella che descrive l’evoluzione generale delle mafie. Vediamo infatti le tradizionali organizzazioni «evolvere verso profili di “sistemi criminali avanzati” che coniugano alla radice mafiosa significative attività affaristiche, imprenditoriali e finanziarie, capaci di attuare non solo più efficienti forme di riciclaggio e di reimpiego dei capitali illeciti, ma anche di una più efficace penetrazione nel sistema economico e produttivo globale – sottolineano gli analisti della Dia – tali linee strategiche si coniugano in ultimo, con l’esigenza di attivare un costante sforzo di penetrazione del contesto politico – amministrativo, principalmente funzionale all’infiltrazione del settore degli appalti».
Da organizzazioni gerarchiche a network criminali dove la collaborazione è spesso fruttifera per i diversi soggetti che vi partecipano, come aveva annotato a proposito Rocco Sciarrone nel suo recente saggio sulle relazioni delle mafie con la «zona grigia» degli affari: «i mafiosi, nella maggioranza dei casi, tendono ad evitare i ‘giochi a somma zero’, del tipo chi vince piglia tutto. […] Tra mafiosi e soggetti esterni tendono a instaurarsi giochi a somma positiva, in cui tutti i partecipanti hanno qualcosa da guadagnare, favorendo in questo modo accordi e scambi, e più in generale consenso sociale» [vedi qui].
Non la piovra che tutto controlla e tutto annichilisce quindi, ma la fluidità delle reti: «volendo ricorrere ad una analogia appare corretto affermare – leggiamo nel rapporto – che l’attuale ed oggettiva disgregazione dell’originario “tessuto tumorale” mafioso non elimina, ma, paradossalmente, amplifica, il rischio di diffusione e di silenzioso impatto nel sociale delle sue più pericolose metastasi imprenditoriali, politiche e finanziarie, che non sono costituite da meri cloni del terreno delinquenziale di riferimento, ma da componenti evolutesi nel tempo, assai più progredite, riservate dinamiche e vitali, che sanno coniugare al metodo criminale, ereditato dalla storia di cosa nostra, una più sottile e meno appariscente cultura manageriale». «La tendenza futura sarà costituita – annota la Dia – dal sempre più radicale tentativo di allontanamento formale dalla originale radice mafiosa, sì da rendere sempre più elusiva e meno tracciabile la loro filiazione criminale».
Dall’immane apparato di tabelle – non sempre significative e spesso ridondanti – un dato ci è parso meritevole d’attenzione: la ripartizione per regione di nascita degli «italiani denunciati o arrestati per le violazioni di cui all’art.416 bis [associazione per delinquere di tipo mafioso]» nel 2010 fa emergere la diversa provenienza dalle regioni a storica presenza mafiosa: 33 lombardi, 14 piemontesi, 3 emiliani, 2 veneti e 4 abruzzesi. Un dato che sembra supportare le tesi di studiosi, come Federico Varese [vedi qui], che rifiutano una lettura culturalista del fenomeno mafioso che verrebbe attribuito alla particolarità di alcuni contesti e culture [o, peggio, etnie] sottolineando come «in presenza di una combinazione di fattori economici specifici, qualunque zona è a rischio penetrazione».
Tornando alle analisi dettagliate segnaliamo come in Veneto malgrado «la presenza della criminalità organizzata calabrese non ha assunto dimensioni tangibili» tuttavia «permangono […] i segnali già emersi nelle precedenti relazioni circa la discreta incidenza percentuale delle segnalazioni per operazioni finanziarie sospette – che pervengono dall’Unità  di Informazioni Finanziaria della Banca d’Italia – effettuate nella regione, che nel semestre hanno raggiunto la percentuale del 4,9%  sul totale nazionale».
Mentre per quanto riguarda la camorra «nel Veneto si continua a monitorare la presenza criminosa di persone campane che, oltre ad ostentare una particolare prosperità economica, risultano contigue a famiglie tradizionalmente riconducibili alla camorra – leggiamo nel rapporto – [….] e in Friuli Venezia Giulia da tempo l’attività info investigativa svolta dalla Dia  e dalla forze di polizia ha evidenziato ramificazioni di camorra nella zona di Trieste e nelle aree di Lignano Sabbiadoro e Latisana».

 

 

CSA UDINE/ Già arrivata la denuncia

 

Rapidissime la Questura e la Procura di Udine, già l’11 agosto è stato  aperto il Procedimento Penale 5116/11 RGNR e nello stesso giorno richiesta l’elezione di domicilio per i reati di cui agli articoli 633 (occupazione) e 639 (imbrattamento)  del codice penale.

L’elezione di domicilio e la nomina dell’ avvocato è avvenuta il 30 agosto.

 

Quindi dopo la “tolleranza zero” di Honsell&Franzil abbiamo la rapidità fulminea di Questura e Procura, il che determina un quadro politico-repressivo piuttosto “difficile”.

 

Ma è il caso di leggersi questa sentenza per valutare come procedere.

 

 

PORDENONE: appello per un’assemblea pubblica

APPELLO ASSEMBLEA A PORDENONE

Il capitalismo maturo dell’Occidente (Stati Uniti ed Europa) con le sue crisi cicliche sempre più frequenti e profonde sta spingendo molti paesi considerati “ricchi”, Italia in primis, verso una precarizzazione selvaggia e, di conseguenza, verso un aumento della povertà. Non ci si può meravigliare, dunque, che un numero sempre maggiore di persone senta il bisogno di manifestare il proprio dissenso e di rivendicare un’alternativa a questo sistema energivoro e violento.

Anche limitandoci al “nostro piccolo”, la situazione non cambia, anzi. Il gioiellino “Nord Est” non è più così brillante, basti pensare a quante fabbriche o attività produttive nell’ultimo anno hanno chiuso i battenti o hanno subito una pesante ristrutturazione. Alla messa in mobilità ed al licenziamento di migliaia di persone la classe partitica locale, ma sarebbe uguale se parlassimo di quella nazionale, dimostra tutta la sua inadeguatezza, non riuscendo a dare altre risposte se non mettere in campo i “soliti” ammortizzatori sociali. Appare così evidente che, messa alle strette, la gerarchia politica in ogni ordine e grado, dal regionale al comunale passando per le province, oggetto recentemente di una parziale abolizione, sarà costretta a mostrarsi con il volto che gli è proprio, ovvero quello di “pompiere sociale”. A Pordenone ne abbiamo avuto un esempio proprio prima dell’estate, quando il sindaco Pedrotti, prima aizzato e poi spalleggiato dai presunti detrattori di centro-destra (in prima fila Ciriani e Narduzzi, rispettivamente PDL e Lega), se ne è uscito con la decisione di imbrigliare le manifestazioni in città con disincentivi tanto assurdi quanto inaccettabili.

Tale scelta è grave sotto molteplici aspetti. Per quando detto sopra e non solo è facile prevedere un autunno caldo, i lavoratori e le lavoratrici dovranno più volte scendere in piazza per difendere il loro posto di lavoro, la loro pensione e, visto le “cure” prospettate dal governo, i più elementari diritti. A queste richieste legittime, mentre a parole si dimostra comprensione, nei fatti si persegue la repressione. Ancor più aberrante è il fatto che questo rigurgito liberticida si sia palesato all’indomani della grande manifestazione dei migranti di Pordenone; del resto si tratta del classico “forti con i deboli”, ovvero la sempreverde attitudine a prendersela con l’anello più debole della cittadinanza, con chi non solo vive la crisi come o più degli autoctoni ma che, in virtù della sua “non italianità” subisce perennemente uno stato di ricatto giuridico e lavorativo.

Come antirazzisti e libertari non ci è possibile tacere e rimanere inattivi di fronte a questo attacco alla libertà di dissenso in città. La nostra legittima indignazione si concentra in particolar modo su tre punti imprescindibili:

–    il diritto a manifestare nella pienezza delle strade, dei quartieri e delle piazze della città è inviolabile;

–    contro le politiche di riduzione dell’agibilità politica sociale va contrapposta una pratica di difesa degli spazi esistenti per l’ampliamento dei diritti e dei luoghi di socialità;

–    va respinto ogni tentativo di limitare il diritto a manifestare per garantire la circolazione automobilistica perché pretestuoso e fuorviante.

Siamo persuasi che questa lotta sia prima di tutto una lotta della città, di noi tutti; di chi, come noi, ha a cuore la difesa di ogni spazio di libertà, dove possano esprimersi le più diverse rivendicazioni: da quelle dei migranti a quelle dei beni comuni, passando per l’anello unificante che sono le rivendicazioni del lavoro. Per questo lanciamo un appello da far circolare ad ogni livello della società “incivile” per costruire assieme una manifestazione di piazza; anzi, se alla legittima necessità di manifestare dissenso e protesta per le condizioni d’ingiustizia sociale ed economica si sfoderano operazioni autoritarie, proponiamo che tale manifestazione sia autoconvocata e non autorizzata, propagandola come tale e mettendo quindi in luce la natura provocatoria di tale scelta: opporre la libertà alla censura, la creatività all’oscurantismo!

Ma questa è solo una proposta, ad oggi quello che più ci preme e chiedere a chi è interessato a questa difesa delle libertà civiche più elementari di trovarci e discutere insieme sul da farsi. Proponiamo quindi un’assemblea aperta verso la seconda metà di settembre in un luogo da definire.

 

Iniziativa libertaria

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Rassegna stampa

dal Messaggero Veneto del 02/09/11

 

«Riprendiamo la piazza». Non ci sono solo Cgil, Cisl e Uil, sul piede di guerra, ma anche gli anarchici, e per ragioni che vanno oltre gli effetti della manovra governativa. Un’assemblea a porte aperte, in tal senso, è in agenda a metà settembre con Iniziativa libertaria in prima linea, contro l’ipotesi delle piazze blindate in città. L’appello sul web è stato raccolto dai Cobas della scuola coordinati da Luigina Perosa, che hanno messo on line i disagi della precarietà. Il popolo dei senza lavoro è aumentato nelle aziende e anche nel settore istruzione, con circa 200 supplenti rimasti senza incarico nell’annata 2011-2012. Ci sono bidelli, maestri e laureati “fantasma”, cioè privi di contratto e di salario in una fascia tra 30 e 50 anni. «C’è bisogno di manifestare il dissenso – recita il comunicato condiviso -. Sarà un autunno caldo, in piazza». L’ipotesi di un giro di vite alle manifestazioni era nata dopo il corteo dell’Associazione immigrati, lungo le vie cittadine il 9 luglio scorso. Per i libertari e Cobas dell’istruzione, invece, ci sono tre punti fermi: «Il diritto inviolabile a manifestare nella pienezza delle strade, quartieri e piazze – ha sottoscritto Perosa -; la difesa degli spazi esistenti per l’ampliamento dei diritti e dei luoghi di socialità; la necessità di respingere ogni tentativo di limitare il diritto a manifestare dicendo di garantire, in questo modo, la circolazione delle auto». Gruppi spontanei di studenti delle superiori con precari, cassintegrati e immigrati hanno risposto all’appello degli anarchici. «Proponiamo una manifestazione autoconvocata – hanno provocato – e non autorizzata». In attesa di capire se si farà, il disagio sociale viaggia libero on line. (c.b.)

NO TAV/ Buona riuscita del presidio di Udine

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Udine 2 settembre 2011. Foto CSA

Rassegna stampa

Non meno di 80 persone hanno partecipato al presidio NO TAV davanti alla Prefettura di Udine venerdì 2 settembre indetto in tre giorni.

Sono stati esposti vari striscioni e nessuna bandiera di partito od organizzazione politica.

Bene così!

Sono stati presi impegni per la continuazione della controinformazione nelle prossime settimane, nel contesto generale della lotta alle grandi opere inutili come indicato nel recente convegno a Venaus in Valsusa

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