SCIENZA/ Strade naturali per l’energia

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Biomimetica, energia  pulita dalla natura

Nuove tenologie “verdi” ispirate a processi naturali potrebbero spianare la strada a un futuro di maggiore efficienza energetica e sostenibilità

I segreti delle alghe
Fotografia di Mauricio Handler, National Geographic

Alghe kelp della famiglia delle Lessoniaceae si agitano sotto la superficie delle acque costiere, attingendo energia dal sole e – forse – indicandoci una strada migliore per immagazzinare e utilizzare l’energia. 

Le alghe offrono una delle tante “tecnologie” naturali alle quali si ispirano i ricercatori nella progettazione di sistemi energetici più puliti ed efficienti. È proprio nelle piante – motori della fotosintesi – e in animali di ogni dimensione (dagli insetti alle balene) che i sostenitori della biomimetica cercano sistemi per aiutare l’umanità ad affrontare la grande sfida della produzione di energia sostenibile. 

La biomimetica consiste nel trarre ispirazione dai processi biologici e biomeccanici della natura per risolvere problemi umani. Il concetto è che – nel corso di oltre 3,8 miliardi di anni di evoluzione – la natura sia stata in grado di risolvere da sola molti dei problemi che l’umanità si trova ad affrontare oggi. E poiché quello dell’energia è tra i maggiori problemi che l’umanità si trova ad affrontare oggi, non è sorprendente che la scienza si rivolga alla natura per risolvere il dilemma dell’energia sostenibile.

Le alghe kelp della famiglia delle Lessoniaceae sono tra le piante marine più resistenti e flessibili al mondo, e possono crescere fino a 30 metri di altezza dal fondo marino. Il movimento delle foglie dell’alga mentre trasformano la luce del sole in energia attraverso la fotosintesi ha ispirato almeno un’azienda australiana, che vorrebbe commercializzare un sistema che genera energia attraverso il movimento di galleggianti che si muovono con le onde.

– Rachel Kaufman

1° maggio nelle piazze!

primo-maggio

 

 

 

 

CERVIGNANO: notav al corteo


TRIESTE: banchetto e diffusione di Germinal


GRADISCA: diffusione di stampa anarchica e volantinaggio notav

CIE DI GRADISCA: i politici entrano, i giornalisti no

Messaggero Veneto del 03/05/12

«Inaccettabile la censura al Cie di Gradisca»

GRADISCA L’Assostampa del Friuli Venezia Giulia giudica inaccettabile e non più tollerabile la censura sul Centro di identificazione ed espulsione (Cie) e sul Centro di accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Gradisca «che colpisce esclusivamente gli operatori dell’informazione». L’Assostampa precisa che «a sei giornalisti che hanno presentato formale richiesta alla Prefettura di Gorizia l’ingresso è stato negato. Finora tutte le richieste dei giornalisti – individuali e collettive – sono state regolarmente respinte».

 

Dal Piccolo del 29/04/12

Blitz nel Cie di Gradisca: «È come una prigione»

di Luigi Murciano GRADISCA È visitabile da parlamentari, sindaci e consiglieri regionali. Persino da privati cittadini che siano accompagnatori delle pubbliche autorità. Ma per i giornalisti il Cie di Gradisca rimane tabù. È di fatto fallito sul nascere, perlomeno per quanto concerne la struttura isontina, il tentativo della campagna “LasciateCientrare” di consentire alla stampa di visitare il Centro immigrati. Nonostante gli appelli della Fnsi e dell’Assostampa del Friuli Venezia Giulia i cancelli sono rimasti chiusi per gli operatori dell’informazione. È andata meglio agli onorevoli Monai (Idv) e Strizzolo (Pd) e al consigliere regionale Antonaz, più il sindaco di Romans Davide Furlan, che però – specifica – è entrato a titolo personale quale accompagnatore di Monai. La Prefettura di Gorizia ha applicato alla lettera la circolare ministeriale che dispone il divieto d’ingresso ai media a quei Cie ancora interessati da lavori di ristrutturazione. E dire che in questo momento sul Cie di Gradisca c’è assai poco di compromettente da raccontare. Lontani i tempi di rivolte e incendi, rientrata almeno per ora l’emergenza degli sbarchi, la struttura è ai minimi storici di presenze: appena 22 ospiti, su una capienza reale di 248. Sembrano essere più numerosi gli agenti di polizia e i militari del Genio guastatori di Cremona che fanno i doppi turni per presidiare questo gigante dai piedi d’argilla, finito sotto i riflettori della magistratura per presunte irregolarità nelle fatturazioni dell’ente gestore alla Prefettura. Unanime il parere negativo di Monai, Strizzolo e Antonaz. «Questo è un carcere – afferma Monai – non è pensabile che una persona che non ha commesso illeciti trascorra 10 mesi qui dentro per essere identificato». Per Antonaz «servono soluzioni alternative». Secondo Strizzolo «vanno ridotti i tempi di permanenza e rafforzate le procedure di identificazione. Chiederò questo al governo, e di spiegare come mai a Gradisca i giornalisti non possano raccontare questa struttura». Ed è giallo su un presunto pestaggio ai danni di un ospite del Cie. Al termine della loro visita, Strizzolo, Monai e Antonaz hanno riferito di avere ascoltato la storia di un ospite tunisino, tossicodipendente, che riferiva di essere stato malmenato dai poliziotti tanto da mostrare loro alcune ferite sulla schiena. Immediatamente Monai ha chiesto di poter visionare con i suoi colleghi i filmati delle telecamere di sorveglianza. «Le immagini non danno alcuna evidenza di quanto accaduto – si è affrettato a precisare Monai – nè che vi siano responsabilità degli agenti». Ma i sindacati di Polizia non l’hanno presa affatto bene. «Le autorità in visita si sono recate direttamente dai trattenuti senza minimamente accertarsi delle condizioni di lavoro degli operatori di polizia e dell’esercito – il duro commento di Angelo Obit, segretario del Sap. Anche l’on Fedriga si è dissociato dall’iniziativa di Monai e si è schierato dalla parte dei poliziotti. «Tra l’altro, mentre la delegazione era intenta a visionare il filmato – rivela Obit – il tunisino ha aggredito e ferito un addetto alle pulizie». Successivamente alla visita della delegazione lo stesso ha lanciato calcinacci e pietre all’indirizzo degli operatori di vigilanza. «Per gli accertamenti dei fatti ci affidiamo serenamente alla magistratura» conclude amaro il segretario del Sap.

 

dal Messaggero Veneto del 29/04/12

Aggredito un operatore durante la visita al Cie

di Ilaria Purassanta GRADISCA Voci, poi smentite dai nastri della videosorveglianza, di un pestaggio che sarebbe stato perpetrato dalla polizia, poi l’aggressione di un addetto alle pulizie dello Sri Lanka. È stata una visita ricca di colpi di scena, quella che ha visto protagonisti, ieri mattina al Cie di Gradisca, i deputati Ivano Strizzolo (Pd) e Carlo Monai (Idv) e il consigliere regionale Roberto Antonaz (Rc). I tre esponenti politici hanno aderito alla campagna di mobilitazione nazionale “LasciateCIEntrare” e denunciato le condizioni di vita all’interno del centro. Nel corso della visita, un tunisino ha raccontato a Monai di essere stato preso a calci dalla polizia e ha esibito le escoriazioni sulla schiena. Altri ospiti hanno confermato tale versione. Monai, insieme con Antonaz e Strizzolo, ha preteso allora di visionare i nastri di videosorveglianza, per verificare cosa fosse successo, giovedì 22 aprile, alle 22. C’è stata una trattativa con la Questura di venti minuti («Prima ci hanno detto no, poi nì, infine abbiamo detto loro: non ce ne andiamo da qui finché non ce li fate vedere»). Nessun riscontro dai nastri per la versione dell’immigrato, ma soltanto, per dirla con Monai, «un legittimo uso della forza da parte di otto poliziotti e un militare che hanno riportato di peso l’immigrato dall’infermeria alla sua stanza mentre questo opponeva resistenza». Intanto, però, denuncia il Sap, mentre le telecamere erano spente per consentire ai tre esponenti di vedere i filmati, – proprio per tale ragione era stato opposto un iniziale rifiuto – lo stesso tunisino ha picchiato e steso con un pugno al mento un addetto alle pulizie dello Sri Lanka. Prognosi di tre giorni per il ragazzo, che è stato ritrovato in lacrime dai poliziotti che, come afferma il Sap, «non potendo visionare le immagini non sono riusciti a interrompere l’aggressione». Tra l’altro, racconta il segretario provinciale del Sap, Angelo Obit, proprio quell’immigrato, ieri mattina, ha lanciato calcinacci e pietre sugli operatori di vigilanza e venerdì, invece, ha tirato arance contro le telecamere e i militari e li ha insultati. «Nessuno ha ritenuto di fare le proprie scuse alla polizia», osserva Obit. I tre politici denunciano: i materassi sono arrivati soltanto due mesi fa, prima i 22 ospiti dormivano su brande d’acciaio, per dieci mesi non hanno avuto l’ora d’aria in cortile, possibilità offerta da appena un mese, gli ospiti lamentano cibi freddi e poco appetibili. Un immigrato ha definito gli spazi «gabbie per animali»; non è, infine, rispettato il capitolato d’appalto al Cara: mancano barberia e lavanderia. Le proposte dei tre politici? Accorciare i tempi di permanenza, migliorare le condizioni di vita e rimuovere la censura per la stampa, sul cui ingresso al Cie il ministero, anche ieri, ha posto il veto.

dal messaggero Veneto del 28/04/12

Al Cie i politici oggi potranno entrare, i giornalisti no

di Ilaria Purassanta GRADISCA La svolta, sulla carta, risale a dicembre dell’anno scorso, quando il nuovo ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri sospese il divieto di informazione nei Cie e nei Cara, fissato nella circolare 1305 del 1° aprile 2011, che portava la firma di Roberto Maroni. De facto, però, denunciano i firmatari della campagna nazionale “LasciateCIEntrare”, non è cambiato nulla. «Capire e raccontare – scrivono nell’appello giornalisti e politici di spicco, scrittori, associazioni umanitarie e Assostampa – cosa accade in questi luoghi è estremamemnte difficile, a causa della discrezionalità con la quale le richieste di accesso vengono gestite e trattate». Oggi la campagna approda al Cie di Gradisca e i giornalisti, che pure hanno presentato richiesta d’accesso, non potranno entrare. Come mai?Spiegano dalla Prefettura di Gorizia: «La visita è stata differita perché i lavori di ristrutturazione sono ancora in corso. Così ci ha comunicato il ministero. Quando saranno ultimati, forse sarà disposto d a Roma diversamente». Allora porte chiuse anche per i politici del Fvg che hanno aderito, oggi, alla mobilitazione? Niente affatto. Carlo Monai (Idv), Ivano Strizzolo (Pd) e Roberto Antonaz (Rc) potranno entrare al Cie e al Cara. Perché il cantiere non vale come clausola ostativa per tutti, ma solo per i giornalisti? Risposta della Prefettura: «Lo chieda alla Cancellieri, così ha disposto il ministero». Attualmente all’interno del Centro di identificazione e espulsione sono ospitati appena una ventina di immigrati, tutti concentrati nella zona rossa. L’intervento di ristrutturazione, infatti, interessa sia la zona verde che la zona blu. Sono stati installati i nuovi impianti di allarme, rimesse a nuovo le camerate e rifatte le vasche di contenimento parcellizzate. Ovvero si è ritornati indietro rispetto alle prescrizioni della Commissione De Mistura che, come spiega il Sap, Sindacato autonomo di polizia, aveva chiesto di rimuovere gli sbarramenti negli spazi esterni alle camerate, creando un unico spazio comune. Il collaudo delle opere è imminente e, questione di settimane, il Cie potrà entrare a pieno regime (249 unità la capienza massima). Visto che le altre strutture della penisola stanno traboccando immigrati, è assai probabile che Roma decida di sfruttare subito il Cie di Gradisca. Si prevedono, dunque, arrivi in massa. Si riproporrà, così, il problema del potenziamento della vigilanza.

NO TAV/ Foto e report del 1° Maggio a Cervignano

Un centinaio di persone ha partecipato allo spezzone No Tav del Corteo del 1° maggio di Cervignano del Friuli. Di fronte ai Sindaci della bassa friulana, al Sindaco di Udine Furio Honsell e alla parlamentare europea Debora Serracchiani, si è ribadito con forza, al microfono, anche a seguito della presentazione del progetto della tratta Veneta avvenuta il 23 aprile, che la Tav Venezia-Trieste è una macroscopica truffa.

Entro alcune settimane verrà elaborato un documento per chiedere ai Sindaci di tutta la tratta Venezia-Trieste di realizzare uno studio sull’Opzione Zero.
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1° Maggio 2012/ Rassegna stampa

Sempre meno importanza da parte della stampa

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Messaggero Veneto GIOVEDÌ, 03 MAGGIO 2012 Pagina 38 – Provincia

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Il lavoro pensando a chi non ce l’ha

Cervignano, la festa del primo maggio affronta i nodi della crisi economica

CERVIGNANO La tutela del lavoro, la difesa dei diritti dei lavoratori, la crisi occupazionale che sta interessando la regione, ma anche i costi e i privilegi della politica. Questi i temi affrontati durante la Festa del Lavoro. Non è mancata la polemica contro la scelta di alcuni negozi di rimanere aperti il primo maggio e lo scorso 25 aprile. Impossibile non notare gli striscioni della Fisascat regionale che contestavano le aperture festive. Migliaia le persone che hanno preso parte al corteo, aperto dai carri trainati da cavalli e da ventuno trattori seguiti dalla banda. Un evento condiviso da numerose amministrazioni della Bassa, dai sindacati (Cgil, Cisl, Uil e Cia) e dalle associazioni di categoria. Diciotto i sindaci che hanno sfilato per le vie del centro assieme a centinaia di rappresentanti dei comitati, da Legambiente ai No Tav passando per il Comitato per la vita del Friuli rurale. Immancabili l’Auser, Spi Cgil, il coordinamento donne Spi Cgil Udine, la camera del lavoro di Udine e la Fiom. Sul palco di piazza Indipendenza si sono alternati Alessandro Forabosco della Cgil, Gilbert Ulian, sindaco di Duran (paese francese dove tutti i cittadini discendono dagli emigranti di Ruda), il sindaco Pietro Paviotti, Giuliano Pozzar per la Cia, il segretario confederale della Uil, Paolo Carcassi, e il segretario regionale dell’Anpi, Luciano Rapotez. Il sindaco Paviotti, emozionato alla sua ultima apparizione in pubblico come sindaco, ha aggiunto: «Il Primo Maggio di Cervignano è una festa unica. Lo è per la grande partecipazione popolare e per la presenza dei trattori. Per me stata una grande emozione parlare su questo palco per dieci anni. Lunedì abbiamo presentato un libro dedicato al Primo Maggio a Cervignano, una storia che scriviamo tutti gli anni». Giuliano Pozzar, per la Cia, ha portato in piazza i problemi degli agricoltori. «Stiamo aspettando la direttiva nitrati – ha commentato – sono stati spesi 200 mila euro per studi di settore e ancora non ci sono risultati. Inoltre non ci sono i dati sulle fasce tampone per le semine vicino ai corsi d’acqua. E’ difficile lavorare così». Paolo Carcassi ha concluso: «Anni di conduzione irresponsabile hanno minato i fondamenti della nostra economia. Questo Governo ci impone tanto rigore ma nessuna equità e non c’è nessuno sviluppo. Bisogna incidere sui tagli alla politica. Infine chiediamo che i recuperi dell’evasione fiscale vadano ai lavoratori e ai pensionati». Elisa Michellut

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Il Piccolo 3 maggio

 

Primo Maggio contro i maxi-centri aperti

I sindacati a Cervignano: a troppi lavoratori si è preclusa la possibilità di festeggiare la ricorrenza

CERVIGNANO
«Le aperture domenicali dei negozi
sono un cancro da curare
prima che vada in metastasi».
Sprezzante la provocazione dei
sindacati al Primo Maggio di
Cervignano, di cui si fa portavoce
il segretario regionale della
Fisascat-Cisl, Paolo Duriavig,affiancato
dai rappresentnati isndacali
della Uiltucs e Filcams-
Cgil. Alla manifestazione
cervignanese ha tenuto banco
la contestazione ai centri commerciali,
rimasti aperti anche il
giorno della festa dei lavoratori.
Non poteva che essere così, a
due passi dall’Outlet di Palmanova
e al Conforama di Bagnaria,
che si sono presentati al Primo
Maggio entrambi con le
porte spalancate. «A troppi lavoratori
si preclude la possibilità
di festeggiare questa ricorrenza
– tuona Claudio Moretti della
Uiltucs -, senza ottenere risultati:
aumentando i precari si abbassa
solo la capacità di acquisto
delle famiglie», mentre Abdou
Faye della Filcams-Cgil calca
sulla necessità di «restituire
ai lavoratori la possibilità di stare
almeno un giorno alla settimanacon
la propria famiglia».
Il fronte della battaglia si sposta
poi davanti all’Outlet, dove
Rifondazione comunista
“armata” di volantini tenta di
rallentare l’ingresso, come spiega
il consigliere regionale Roberto
Antonaz. «Peccato che i
responsabili dei punti vendita
si siano detti contenti di festeggiare
il primo maggio lavorando,
in un momento in cui di lavoro
non ce n’è», replica il direttore
dell’Outlet, Luigi Villa. Ma
a Cervignano il Primo Maggio è
molto di più. Ci sono 18 sindaci,
compreso Furio Honsell di Udine,
la banda, una ventina di
trattori e quest’anno sono tornati
pure i carri trainati dai cavalli.
«La benzina costa e Monti
mi ha ridotto la pensione – dice
Lucio Furlan -, sono venuto a
cavallo perché siamo tornati indietro
di 50 anni». Più
“carnevalesca” la scelta di 25
fiumicellesi (22 uomini, 3 donne
tra cui un fisarmonicista e
due bambini), tutti su un carro
trainato dai cavalli per omaggiare
il corteo filmato da Zigaina
nel 1953. Tante le sigle, tra cui il
Comitato per la lotta del rriuli
rurale (contro la terza corsia e
l’elettrodotto Redipulgia– Udine
Ovest) e i No Tav: «Quale lavoro?
La Tav è un sistema di tangenti
legalizzata. Dalla Val di Susa
alla Bassa friulana, resistere,
resistere, resistere», urla al megafono
Paolo De Toni.
Il palco è
(per l’ultima volta) del sindaco
Pietro Paviotti, poi del segretario
confederale della Uil, Paolo
Carcassi, di Giuliano Pozzar della
Cia e del segretario regionale
dell’Anpi, Luciano Rapotez.
«Dove c’è agricoltura di qualità,
c’è vita di qualità. La crescita
non è cementificazione» pungola
Pozzar. «Di fronte alla manovra
lacrime e sangue – ammonisce
Carcassi – chiediamo
con forza un cambiamento per
uscire dalla crisi più dura dal
’29».

 

ilpiccolo3maggio2012

1° Maggio/ VIDEO: il PD cacciato a torino

Torino: il PD cacciato dalla piazza

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TRIESTE/ La nuova piattaforma logistica

E adesso che fanno?

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NOTAV: sempre più crepe nella lobby pro-tav

dal Piccolo del 05/05/12

Alta velocità al palo: Vicenza lancia la fermata “leggera”

 

VICENZA Tav a Nordest, qualcosa si muove. Dopo il dibattito pubblico alla francese fortemente voluto dal commissario straordinario per la tratta Venezia-Trieste, Bortolo Mainardi, che ha coinvolto nella discussione i comuni dell’entroterra veneziano chiamati a scegliere entro il 30 giugno tra due ipotesi di tracciato tra Venezia e Portogruaro, oggi Vicenza ha lanciato il suo progetto di territorio. Entro 60 giorni, ha spiegato il presidente della Confindustria berica Giuseppe Zigliotto, «Vicenza porterà all’attenzione un suo progetto per la soluzione della fermata in città, che non avrà un grande impatto economico». Una virata c’è stata. E Il Nordest ieri ad Altavilla vicentina, nella sede della Fondazione Cuoa, ha ha iniziato a parlare di Alta Capacità e non più di Alta Velocità. Tarando al ribasso i chilometri orari della ‘sua’ Tav. Così come sostiene lo stesso Mainardi. L’occasione è stata la presentazione del libro: «Ultima fermata Treviglio. Perché la Tav non arriva a Nordest» di Paolo Possamai, direttore del Piccolo, edito da Nordesteuropa e Marsilio Editori. Oltre all’autore, sono intervenuti il giornalista del Corriere della sera, Dario Di Vico, Erasmo Venosi della Commissione del piano generale dei Trasporti e della Logistica, il sociologo Aldo Bonomi e Zigliotto. «La Tav a Nordest? É sempre stata una questione prettamente ideologica, un affare di opposte fazioni – ha spiegato l’autore. Perché ad oggi non esiste una riga su una mappa condivisa. Siamo meno che all’anno zero». La tesi di base del volume è ragionare sulla praticabilità di un «modello che fino a oggi è stato vagheggiato», e che è quello francese ovvero: zero fermate tra Parigi e Lione, con un’alta qualità dell’infrastruttura, anche in termini di spesa. Ma il bivio che si pone è: continuare a ragionare su tracciati ad altissimo costo, che il territorio ha dimostrato di non volere o «discutere in modo pratico di modernizzazione?». Ovvero: ragionare sulla capacità più che su un’astratta velocità?, ha provocato Possamai. «Parlare di alta capacità e non alta velocità significa riconoscere alcune specificità territoriali del nostro modello di sviluppo. Qui abbiamo 300mila capannoni, c’è densità – risponde Bonomi che però pone un interrogativo -: Riusciremo a mantenerla questa densità, in tempi di crisi?». «A Nordest, dobbiamo chiederci dove dovrebbe fermare il treno – sottolinea Zigliotto che ha riportato in auge l’irrisolta questione della fermata a Vicenza – . Perché non siamo in Francia dove tra Parigi e Lione ci sono 700 chilometri di niente, siamo in un territorio altamente urbanizzato». La soluzione? Zigliotto propone, dopo Verona: «Una fermata leggera vicino a un casello e alla tangenziale, tipo in Fiera a Vicenza». Ma la fermata significa per l’imprenditore, anche «individuare quelle fasce orarie a traffico di pendolari più inflazionate e scegliere, ipoteticamente, di dieci treni al giorno di farne fermare anche solo un paio». Bonomi apre però nuove interrogativi: «Il capitalismo delle reti si muove sulla convenienza. E mi par chiaro che l’unico nodo oggi sia Venezia». Ma il problema è anche un altro, e lo rimarca Venosi. Chi decide? «Siccome non c’è il Doge…» sobilla Bonomi. Ma Possamai chiude il cerchio: «La riflessione dev’essere radicale e il territorio deve elaborare lui la proposta perché, se ci aspettiamo che venga da governo e Rfi, temo che non arriverà mai». (e.v.)

RIGASSIFICATORE: la polemica continua

Dal Piccolo del 07/05/12

Rigassificatore, Pdl e Fli bocciano il referendum

Una grande manifestazione pubblica da organizzare indicativamente nella seconda metà di giugno e in cui chiamare a raccolta rappresentanti istituzionali, tecnici, esperti e cittadini. È l’iniziativa a cui sta lavorando il Comune di Muggia che, proprio oggi, renderà note le prime coordinate di quello che si annuncia come un appuntamento imperdibile per i sostenitori del fronte del no al rigassificatore. «L’idea – spiega Nerio Nesladek – è riprendere e rilanciare in grande il percorso avviato con il presidio sotto il palazzo della Regione. Un momento per tornare a far sentire le nostre voci». di Maddalena Rebecca Irricevibile e demagogica per alcuni, utile e auspicabile secondo altri. La proposta di indire un referendum sul rigassificatore lanciata da Roberto Antonione, leghisti e bandelliani – convinti che questa sia l’unica carta in grado di “costringere” la Regione a tener conto dell’orientamento del territorio -, divide la politica e incassa in qualche caso anche bocciature particolarmente sonore. I giudizi più critici, com’era prevedibile, arrivano dai vecchi compagni di squadra di Antonione, quegli esponenti del Pdl che forse non hanno ancora perdonato all’ex sottosegretario agli Esteri l’uscita dal partito e il passaggio, sia in Parlamento sia in Comune, al Gruppo misto. «Quella di Antonione – taglia corto Piero Camber – è un’idea vecchia e superata. La richiesta di un referendum sul rigassificatore è già stata avanzata in passato (nel 2006, per iniziativa di un gruppo di ambientalisti tra cui l’allora consigliere dei Verdi Alessandro Metz ndr) e bocciata dal Comitato dei garanti del Comune. Riproporre oggi soluzioni già dichiarate inammissibili ieri, quindi, non ha alcun senso». Sulla stessa linea anche Bruno Marini. «Parlare di referendum in questo momento mi sembra demagogico – commenta il consigliere regionale Pdl -. La volontà popolare si può invocare solo quando si hanno tutti gli elementi a disposizione. Al momento, invece, resta grande incertezza su molti aspetti chiave dell’operazione di Gas Natural: dalle ricadute occupazionali alle eventuali royalties per il Comune». Contrario all’opzione Antonione anche l’ex sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia: «Quando in ballo ci sono questioni strategiche come l’approvvigionamento energetico, non si può procedere a colpi di referendum – afferma l’esponente di Fli, da sempre a favore del rigassificatore -. Le consultazioni popolari, infatti, risentono dell’emotività del momento e non si basano mai sulle reali conoscenze». Per trovare toni più concilianti e posizioni più favorevoli, bisogna spostarsi sul fronte opposto, precisamente in casa Pd. «Un referendum sul rigassificatore: perché no? – commenta il consigliere comunale Mario Ravalico -. La contrarietà al progetto è stata già espressa in maniera forte e chiara dal Consiglio comunale, ma su una materia così pregnante non vedrei nulla di strano nel chiedere un pronunciamento dei cittadini. Questo non significa cedere a logiche populiste: di fronte ad argomenti decisivi per il futuro della città, il referendum può essere legittimamente indetto». «Il Pd – concorda il consigliere regionale Sergio Lupieri – deve essere in prima linea qualora si decida di ricorrere al referendum, per far capire una volta di più alla Regione che Trieste è contraria al progetto Gas Natural. La consultazione darebbe indubbiamente più forza al no istituzionale già espresso». Disponibile a ragionare sull’ipotesi anche Roberto Cosolini. «Di per sé il voto del Consiglio comunale è stato così chiaro che potrei considerare il referendum anche superfluo – osserva il sindaco -. Ma se fosse necessario lanciare un segnale ancora più netto, condividerei sicuramente la proposta di Roberto Antonione». Ancora più deciso, infine, l’appoggio del primo cittadino di Muggia. «Mi fa piacere sia stata avanzata questa proposta, che testimonia l’esistenza di una perplessità “trasversale” – chiarisce Nerio Nesladek -. Ogni iniziativa lanciata in questo senso è la benvenuta. È vero che tutte le assemblee elettive si sono già dichiarate contrarie. Ma è altrettanto vero che il referendum potrebbe rappresentare un ulteriore, utile strumento per far sentire la nostra voce. A patto, però, di indirlo per tempo»

06/05/12

«Referendum per ribadire il no al rigassificatore»

Non solo il rigassificatore in golfo. Nell’elenco dei “progetti distruttivi” caldeggiati da Tondo, Sel e Idv inseriscono anche l’Azienda unica regionale per i servizi sanitari e la fusione di Acegas Aps. «Tutte e tre le proposte – ha affermato il dipietrista Paolo Bassi – danneggerebbero Trieste sul piano ambientale e della conservazione dei livelli occupazionali. L’idea di creare un’azienda sanitaria unica, in particolare, ci sembra la chiara manifestazione di una volontà di favorire i privati a scapito del pubblico». Sull’ipotesi di fusione dell’Acegas Aps con altre aziende del settore, Bassi ha ricordato poi che «l’azienda è di proprietà di Trieste e il Consiglio comunale è l’unico soggetto che può deciderne il futuro, in quanto azionista di maggioranza». Ancora più dura la posizione del capogruppo di Sel in Comune Marino Sossi (in foto): «Tondo continua a usare la motosega, come ha fatto in Val Rosandra. Sta distruggendo l’Ass di Trieste, la cui esperienza riconosciuta, specie in tema di salute mentale, a livello nazionale e internazionale. La proposta di spostamento a Udine della sua Direzione chiude da subito ogni discussione – ha sottolineato – e il nostro no è deciso. Evidentemente la città non è elettoralmente appetibile. Quanto all’ipotesi di una fusione di Acegas Aps con altre grandi aziende, di cui abbiamo avuto notizia dalla stampa e di cui sarebbe artefice il presidente Massimo Paniccia – ha aggiutno Sossi – non ci risulta che lo stesso abbia avuto un mandato in tal senso dal cda. Acegas Aps è un’azienda di proprietà pubblica, perciò una scelta così importante fatta in autonomia dal presidente non è accettabile». Infine un accenno alla Ferriera: «Bisogna predisporre al più presto un piano di riconversione serio». (u.s.) di Maddalena Rebecca Il no convinto al rigassificatore di Zaule espresso dal Consiglio comunale di Trieste non è bastato. Il parere contrario della Provincia e dei Comuni minori, nemmeno. Il governatore Renzo Tondo, paladino del progetto di Gas Natural, continua infatti a perorarne la causa, ignorando l’orientamento degli enti locali. Come muoversi, quindi, per riuscire a far valere sul serio le ragioni del territorio? Semplice, giocando la carta del referendum. Una di quelle “armi” capaci di far male, specie in periodo preelettorale. È la proposta ad effetto lanciata dall’ex presidente della Regione e ora consigliere comunale del Gruppo Misto Roberto Antonione, sostenuto nell’occasione da nuovi “alleati”: Franco Bandelli e Alessia Rosolen di Un’Altra Trieste, e Maurizio Ferrara e Roberto De Gioia della Lega. «È venuto il momento di stanare le incongruenze a cui stiamo assistendo – afferma Antonione -. Tondo e il governo centrale hanno il dovere di prendere atto della contrarietà di Trieste al rigassificatore. E se non intendono farlo, non resterà che indire un referendum che consenta di informare i cittadini su tutte le possibili ripercussioni dell’opera. Chi ha responsabilità istituzionali deve confrontarsi con la gente e agire alla luce del sole». Una stoccata, questa, rivolta all’Autorità portuale. «Il suo silenzio non è più accettabile – continua l’ex candidato sindaco del centrodestra -. Finora il Porto non si è mai chiaramente espresso, forse proprio perché stava sotterraneamente trattando per portare a casa quel rigassificatore che la città non vuole. Stimolare il dibattito in vista di un referendum, consentirebbe finalmente di capirne la strategia». Perché la soluzione invocata da Antonione si realizzi, c’è bisogno però del sostegno anche delle altre forze politiche. Oltre a “bandelliani” e leghisti – come detto, d’accordo con il parlamentare sulla necessità di «chiarire una volta per tutte le idee a Tondo, ribadendo il no incondizionato di Trieste al rigassificatore» -, il fronte del referendum deve arruolare ulteriori sostenitori. Che, fa capire Francesco Russo, potrebbero arrivare anche dalle file del Pd. «Il referendum è la bomba atomica finale – afferma il segretario provinciale dei democrats -. E, se necessario, potremo anche pensare a sganciarla. Francamente, però, non credo ce ne sarà bisogno. Le uscite di Tondo non vanno prese troppo sul serio: ho l’impressione di assistere all’ennesima puntata della telenovela preelettorale di un presidente che fa molti annunci, ma non realizza nulla di concreto». Meno allettato dall’idea del referendum il vicesegretario Pd e consigliere comunale Pietro Faraguna: «Che la stragrande maggioranza della popolazione sia contraria al gnl è cosa già nota – commenta -. Non serve una consultazione popolare per ribadirlo». Convinti della necessità di tornare ad alzare con più decisione la voce, invece, gli esponenti di Sel e Idv. «La nostra provincia ha già pagato un prezzo elevato all’ambiente, basta pensare alla Siot – affermano i capigruppo Marino Sossi e Paolo Bassi -. Dire sì la rigassificatore, quindi, significherebbe continuare a distruggere il territorio».

CIE DI GRADISCA: tentativo di fuga

Dal Piccolo del 07/05/12

Monai (Idv): la polizia al Cie fa pienamente il suo dovere

GRADISCA Pace fatta tra i poliziotti in servizio al Cie e l’onorevole Monai. Il parlamentare dell’Idv ha improvvisato una visita al centro immigrati per confrontarsi (e scusarsi) con le forze dell’ordine e le loro rappresentanze sindacali dopo il “caso-pestaggio” della scorsa settimana. Come si ricorderà Monai, in visita al Cie, aveva raccolto lo sfogo di un cittadino tunisino (il 23enne Marwen Toujani) che dichiarava di essere stato malmenato dalle forze dell’ordine. Monai e la delegazione presente avevano preteso di visionare il filmato registrato dalle telecamere a circuito chiuso del Cie, ma per fare questo gli operatori avevano dovuto sospendere il servizio di videosorveglianza. Morale della favola: proprio durante il temporaneo “blackout” il nordafricano avrebbe aggredito un addetto alle pulizie del centro, mandandolo all’ospedale. Monai ha voluto tornare al Cie per fare chiarezza alla presenza del personale e del Questore Piovesana. Nell’analizzare le criticità dei poliziotti in servizio al centro, il parlamentare ha ribadito che la sua intenzione non era mettere in dubbio l’operato delle Forze dell’ordine, ma unicamente quella di dare voce ai rappresentanti di associazioni che si occupano delle condizioni di trattenimento degli immigrati. Da parte loro il Questore e il Sap, Sindacato autonomo di polizia, hanno ribadito che la situazione al Cie può essere migliorata unicamente potenziando gli appalti all’ente gestore. «La Polizia infatti non svolge funzioni di assistenza alla persona ma è a tutela della sicurezza generale e, piaccia o no, della volontà dello Stato di trattenere gli immigrati. Gli agenti intervengono all’interno solo in caso di necessità». (l.m.)

05/05/12

Tenta la fuga dal Cie Aveva denunciato presunti pestagg

GRADISCA Nuova aggressione ai danni degli agenti con (velleitario) tentativo di fuga al Cie di Gradisca. Protagonista del duplice episodio, lo si apprende dalle forze dell’ordine, è stato lo stesso ospite tunisino che una settimana fa, nel corso della visita dei parlamentari Monai e Strizzolo e del consigliere regionale Antonaz, aveva dichiarato di essere stato vittima di un pestaggio ad opera dei poloziotti che alla struttura effettuano il servizio di vigilanza esterna. Appena pochi istanti dopo la visita, però, l’uomo aveva aggredito un operatore mandandolo all’ospedale. L’uomo ieri ha dato nuovamente in escandescenze. Nel corso della mattinata è riuscito a issarsi sul tetto del Cie per tentare di scavalcare il muro di cinta. Ben presto circondato dai poliziotti, ha iniziato ad inveire contro di loro e cercato di colpirli lanciando delle assi in legno e dei tubi che ha reperito manomettendo le impalcature presenti per gli interminabili lavori di ristrutturazione del Cie. Solo dopo un bel po’ il nordafricano è stato ricondotto a miti consigli. Per lui ora il trasferimento in carcere e una denuncia per aggressione. Nei giorni scorsi i sindacati di polizia avevano criticato il comportamento dei politici in visita al Cie nell’ambito della campagna LasciateCientrare, che peraltro oggi alle 11 a Gradisca (sede del Cisi) prosegue con un seminario sui centri di identificazione. A detta degli agenti i parlamentari avevano preso con troppo facilmente per buona la versione del tunisino sul presunto pestaggio, pretendendo di analizzare sul posto le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso. Per fare questo si era resa necessaria la temporanea sospensione del servizio di videosorveglianza. Clamorosa ironia della sorte, proprio in quei momenti il tunisino ha dato in escandescenze aggredendo un addetto alle pulizie. Amareggiato Giovanni Sammito, segretario provinciale del sindacato di polizia Siulp. «Quanto riferito dallo straniero ai parlamentari è stato sufficiente per ingenerare gravi sospetti sulle forze dell’ordine. E poco consola che la delegazione non abbia potuto fare altro che constatare come poliziotti e militari abbiano svolto il loro dovere nel rispetto delle regole».(l.m.)