DUMBLES / La nostra Resistenza

La scelta partigiana

Raccontava la partigiana Gianna: “…“lì (in montagna) i compagni ci hanno accolto felici perché avremmo attaccato i bottoni, li avremmo spidocchiati, avremmo fatto da mangiare”, ma no, loro erano andate in montagna per combattere … non per “fare esclusivamente quello che ci propongono i compagni!”…
Loro, come le tante che da casa aiutavano in tutti i modi possibili la Resistenza,  erano donne “donne che la Resistenza ce l’avevano dentro come impulso morale, per cui quello che si doveva fare andava fatto senza discutere ”; loro,  quelle che “gli uomini nei loro libri per decenni neanche le hanno citate.”; quelli che “ci è voluto un sacco di tempo per fargli capire che la Resistenza non sarebbe stata quello che è stata senza la partecipazione delle donne”; (* ) a loro, la scelta partigiana, lo stare con determinazione da una parte, quella parte, è venuto “naturale”; … quello che si doveva fare andava fatto… 
Noi le ricordiamo ad ogni 25 aprile perché per ogni altro giorno che non è il 25 aprile abbiamo con loro un debito che dovremmo onorare, con la nostra, scelta partigiana, con il nostro impulso morale a stare da una parte; da quella antifascista innanzitutto.
Niente di più difficile nel paese che riesce a garantire l’impunità alle stragi fasciste, nel paese dell’ultima sentenza assolutoria sulla strage di Piazza della Loggia di Brescia; nel paese che nel 2001 a Genova faceva le prove di regime alla Diaz e a Bolzaneto e che nel 2012 deve vedere un film per sapere uno spicchio di quello che è accaduto e senza capire che gli attori protagonisti sono ancora nei posti del potere; nel paese che tollera continue iniezioni di omofobia, xenofobia e razzismo come meschino populismo raccattavoti da parte di laruncoli federati in cova nella greppia dello stato; nel paese che chiude un occhio e anche due sulle continue aggressioni e provocazioni dei fascistelli della cinghiamattanza utili idioti battistrada per quelli al governo di Roma capitale con la benedizione delle tuniche che “sono solo camice nere più lunghe“. (come disse Don Giulio Tam con esibizione di saluto romano)
Niente di più difficile in un paese che sta sprofondando nella retorica democraticista tanto utile a coprire ogni operazione di sdoganamento del fascismo residuato dal ventennio o conclamato del terzo millenio, da destra a sinistra (che vergogna!), tutt* a garantire visibilità e diritto di parola  a chi come casa pound tra le sue fila ha avuto persone come Casseri che a Firenze se ne è andato in giro a sparare e uccidere  due senegalesi.
Niente di più difficile in un paese che per iniziativa di due esponenti (Turco-Napolitano) di quella che dovrebbe dirsi sinistra ha concepito i cpt ora cie, lager del terzo millennio, gabbie di concentramento disseminate sul territorio, anche sul nostro.
Niente di più difficile in un paese che il territorio lo consegna alle lobbyes delle grandi opere e dunque alle mafie; lo sfregia e lo consuma con un bel “me ne frego” per i suoi abitanti chiamati comunque a pagare di tasca propria tanta devastazione.
Ecco: da che parte stiamo quando parliamo di TAV? Con la fascistissima insinuazione di tale Terpin interpellato sulle grandi opere (Autovie Venete) (e di quell*, tutt* SìTav che gli fanno quadrato intorno), che dice che “i disfattisti nella prima guerra mondiale venivano fucilati“? In ValSusa la logica è quella: il manganello, il gas Cs, arresti e perquisizioni intimidatorie che sul percorso del corridoio 5 arrivano fino a noi.
Le donne e gli uomini della Val Susa onorano la loro storia partigiana con l’antifascismo e la resistenza di oggi. E le donne della Val Susa ancora di più, perché nemmeno loro, sono andate a manifestare sotto il filospinato che recinta e sequestra militarmente la loro terra, per attaccare  bottoni, spidocchiare, o far da mangiare; sono andate per quell’ impulso morale, che dovremmo avere tutt*,  per cui quello che si deve fare và fatto.
Che cosa va fatto? Ce lo ricordano le partigiane come Gianna e tutte le altre: essere antifascist* sempre, essere donne libere  sempre e comunque.

DUMBLES – feminis furlanis libertaris – volantino per il 25 aprile 2012

(*) da “Soria di Gianna-raccontata da Fidalma Garosi Lizzero A.N.P.I. Udine IFSMI 2007 Publicoop Editore

UDINE foto NO TAV 25 aprile

Un centinaio di persone ha sfilato allo spezzone del corteo No Tav

Ottima partecipazione al chiosco

Distribuiti 500 volantini

Resistenza No Tav Resistenza Generalizzata

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Ci rivediamo

il 1° Maggio

a Cervignano

ud25aprile

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UDINE 25 aprile rassegna stampa

Messaggero Veneto 26 aprile Pagina 16 –

udine_16

Cronache

No Tav e anarchici, fischi a Balloch

Tentativo di fermare il discorso del sindaco di Cividale. Il comandante partigiano Rapotez (92 anni) lo difende dal palco

 

25 APRILE»LA CONTESTAZIONE    le reazioni dei politici Saro (Pdl): una parte della Sinistra è intollerante. Il Pd: protesta inaccettabile. Honsell: i fischi sono stati zittiti dagli applausi
di Giacomina Pellizzari

Dalla piazza udinese del 25 aprile, anarchici e no Tav hanno fischiato il sindaco di Cividale, Stefano Balloch. L’hanno fatto ripetutamente per contestare il primo cittadino che assieme al collega di Tolmezzo, Dario Zearo, aveva tentato di boicottare la manifestazione di Udine e di organizzare un evento alternativo nella città ducale. Balloch ha preso la parola dopo il sindaco di Udine, Furio Honsell più volte inneggiato dalla folla, e appena ha iniziato a parlare dal palco di piazza Libertà sono partiti i fischi che le autorità e buona parte della gente hanno tentato di schermare con gli applausi. Ma è servito a poco perché i contestatori sono comunque riusciti a farsi largo insistendo con la protesta. Una protesta condannata poi dall’Anpi e da tutti i politici presenti sotto la Loggia di San Giovanni. A far arrabbiare un gruppo di anarchici e alcuni rappresentanti del movimento “No Tav” è stato l’invito all’unità rivolto più volte da Balloch mentre ripercorreva i passaggi salienti della lotta di Liberazione combattuta nelle valli del Natisone. Parole sentite accompagnate da un sottofondo continuo di fischi, tant’è che di fronte alla quasi impossibilità di farsi sentire ha cercato di sdrammatizzare dicendo: «In primavera ci sono molti merli che fischiano». Seppur a fatica, Balloch ha concluso il suo intervento ricordando che «il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani che amano la libertà». A quel punto, con il piglio che lo contraddistingue, il comandante Luciano Rapotez, lo speaker storico della manifestazione, prima di procedere con la scaletta ha condannato duramente la contestazione: «In questa splendida giornata non pensavo di assistere allo spettacolo dei fischi. In democrazia ognuno ha diritto di parlare. Scusate – ha concluso – ho dato quasi la vita per la libertà e, in quel momento, nessuno fischiava». Altrettanto duro contro i contestatori il presidente onorario dell’Anpi, Luigi Raimondi: «Prima di fischiare bisogna ascoltare, chi parla qui è un ospite e come tale partecipa per onorare la Resistenza. Questo ha fatto Balloch come rappresentante di Cividale, medaglia d’argento alla Resistenza. Fischiare è un gesto infantile che denota una scarsa conoscenza storica». E il presidente dell’Anpi, Federico Vincenti, ha aggiunto: «Non gradisco questo comportamento anche se i sindaci di Cividale e Tolmezzo avevano cercato di dividere la Resistenza. In ogni caso nelle nostre manifestazioni si può applaudire o farne a meno, ma non fischiare». «I fischi sono stati zittiti dagli applausi» si è limitato a dire Honsell, mentre il senatore Carlo Pegorer e l’europarlamentare Debora Serracchiani (Pd), definivano la protesa «inaccettabile». Più duro il commento del senatore Ferruccio Saro (Pdl) che anche in veste di mediatore tra Udine, Cividale e Tolmezzo ha affermato: «I fischi dimostrano che una parte della sinistra è intollerante e in contraddizione con la Resistenza che dava spazio a tutti. Balloch ha fatto un discorso equilibrato cercando elementi di unione, un passo avanti rispetto al passato». Anche per il vice segretario regionale dell’Udc, Fabrizio Anzolini, «i fischi sono inaccettabili, Balloch rappresentava una città decorata al valor militare e ha fatto un discorso di alto profilo». E ancora: «I fischi – ha aggiunto Natale Zaccuri (Pdl) – confermano che si cambia vestito, ma non l’identità». In effetti, il sindaco di Cividale si è detto dispiaciuto perché «quei fischi hanno colpito la memoria di quanti sono caduti per la libertà»

 

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Il Quotidiano del FVG

qfvg26aprile2012

LA CERIMONIA. Battimani entusiasti per l’ex Rettore. Fischiato e “buato” il primo cittadino di Cividale, Balloch
«Vergogna per chi nega la Lotta Partigiana!»
I PRESENTI PLAUDONO LA PROVOCAZIONE DEL SINDACO: «LA RESISTENZA HA VINTO NUOVA M E N T E
CONTRO CHI HA CERCATO DI MINARE L’INTEGRITÀ DI QUESTA MANIFESTAZIONE NELLA NOSTRA CITTÀ»
………………………………………………….. ……….
LUCIABURELLO
cultura@ilquotidianofvg.it
È sceso imbarazzo ieri, quando davanti
alla cappella dedicata ai caduti
in piazza Libertà, il sindaco di
Cividale, Stefano Balloch è stato
fischiato dagli udinesi. Ricordiamo,
infatti, che qualche mese fa il
pidiellino aveva lanciato la proposta,
insieme ad altri sindaci di centrodestra,
di celebrare la Liberazione
separatamente dal capoluogo
friulano, ritenuto politicamente
troppo di “sinistra”. «È primavera –
se ne è uscito Balloch interrompendo
per un attimo il suo lungo discorso,
provocatoriamente il doppio di
quello di Honsell – ci sono molti
merli che cantano» un commento
che si poteva risparmiare. E l’im –
barazzo è stato soprattutto del nostro
sindaco che, più volte, sembrava
suggerire a Balloch d’interrom –
pere la sua “straziante” performan –
ce. Ma a proposito d’interventi,
quello del primo cittadino udinese
ha certamente riacceso gli animi,
entusiasmato i più giovani, e commosso
i più anziani. Appassionato
come poche volte lo abbiamo visto,
Honsell ha “gridato” un vero inno
alla Resistenza, non risparmiando
frecciatine alle fazioni “opposte”.
Ma ecco alcuni stralci del suo intervento:
«la Resistenza, ricca di
coraggio e d’ideali, segnò la rinascita
del nostro paese dal buio morale
della violenta dittatura fascista
e dalla feroce occupazione nazista,
restituendoci democrazia, libertà,
giustizia, solidarietà, equità sociale
e pari opportunità, nel rispetto
delle diversità e del pluralismo. (…)
Ma sarebbe un’offesa a questi eroi
se la Festa della Liberazione si riducesse
ad occasione di retorica
commemorazione, o venisse strumentalizzata
come molti preferirebbero.
E proprio per questo hanno
cercato di minare l’integrità di
questa manifestazione a Udine.
Gioiamo perché alla fine la forza
della Resistenza ha prevalso, e ci ritroviamo
ancora tutti qui uniti! (…)
La Resistenza fu la fucina dove maturarono
i principi che oggi sono
espressi in quel documento di altissima
civiltà che è la nostra Costituzione.
Fondamento della nostra
Repubblica democratica perché
l’unica garanzia dei diritti civili nei
confronti di una possibile arroganza
dell’autorità. Basata sulla separazione
dei poteri ha potuto resistere
a innumerevoli attacchi negli ultimi
anni, diversamente da quanto è
accaduto recentemente in altri paesi
europei. (…) Alto è oggi il rischio
di derive totalitarie anche a causa
della gravissima recessione economica
che sta colpendo in modo
sempre più spietato. Recessione
negata fino all’ultimo da chi era al
potere, solamente per lasciarci in
una situazione drammatica. Alto è
oggi il rischio di sperequazioni e
dunque di rottura della solidarietà
sociale. (…) Dobbiamo resistere a
un ritorno dei tiranni camuffati da
buffoni! Dobbiamo però anche resistere
all’asservimento a una logica
che tutela i bisogni dei bilanci finanziari
ma è cieca di fronte a quelli
degli uomini. Dobbiamo resistere
affinché, parafrasando la famosa
frase di D’Azeglio, una volta fatto
il decreto “Salva Italia” si faccia
anche un decreto “Salva Italiani”.
(…) Dobbiamo resistere a chi pensa
di superare la recessione togliendo
la voce ai lavoratori. (…) Resistere
al Fascismo e combattere il “non
dissenso” al fascismo. Cittadini,
allora come oggi, l’indifferenza, il
non prendere posizione, sono già
complicità. (…) Sapremo essere
all’altezza del sacrificio di chi partecipò
alla Resistenza, dei valori
che da loro abbiamo ereditato? Sapremo
assumerci responsabilità
collettive, come seppero fare i Partigiani?
Avremo il coraggio di esercitare
una cittadinanza attiva? La
Resistenza è il nuovo Umanesimo,
è il nostro patrimonio di ideali anche
per il futuro! (…) Vergogna per
chi tenta di cancellare la memoria e
il significato della Lotta Partigiana!
(…) Cittadine e cittadini seguiamo
l’esempio dei partigiani, siamo
attori coraggiosi e mai spettatori
passivi! Viva la Resistenza! Viva la
Costituzione! Viva la Repubblica
Italiana!».

PORDENONE: 25 aprile R*esistente [foto+report+vol.]

25_02Anche quest’anno il presidente della Provincia di Pordenone A. Ciriani, ex Fronte della Gioventù (MSI), poi Alleanza Nazionale e ora PDL, ha parlato dal palco ufficiale delle celebrazioni per il 25 aprile.

Anche quest’anno il suo discorso era pregno di revisionismo e offese a chi morì per la libertà e, non pago, ha incluso offese anche a chi da anni lo contesta, dando dei “facinorosi, patetici e ammuffiti” agli anarchici.

Anche quest’anno abbiamo sovrastato di canti partigiani e di fischi la sua indegna orazione.

Dalle 10.30 circa ci siamo trasferiti come consuetudine presso l’ex Caserma Martelli dove abbiamo allestito il presidio antifascista con musiche, cibo e interventi al microfono sulla storia della resistenza e sulla sua attualità. Oltre una sessantina di presenza hanno accompagnato il presidio.

Una delegazione ha deposto una corona di fiori sul muro, ancora crivellato di colpi, dove vennero fucilati dai fascisti i 10 partigiani del pordenonese.

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NO TAV UDINE/ Comunicato sul 25 aprile

Comunicato stampa

Il Comitato No Tav Udine dopo aver appreso con soddisfazione, dal Messaggero Veneto, di giovedì 26 aprile, di essere stato fra i protagonisti e promotori della contestazione del sindaco di Cividale, Stefano Balloch (notoriamente di destra e persona che è impossibile da qualificare come antifascista), durante la prima fase della manifestazione del 25 aprile svoltasi in Piazza Libertà, deve però correggere tale interpretazione poiché la contestazione è sembrata a tutti sostanzialmente diffusa e spontanea oltre che giusta e necessaria. Anzi sarebbe stato altrettanto giusto e necessario contestare, nella seconda fase della manifestazione, in Piazzale 26 luglio, anche il rappresentante dell’APO (Associazione Partigiani Osoppo), il quale stando al riscontro di chi l’ha ascoltato, (l’intervento è avvenuto mentre era ancora in corso il corteo ripartito da Piazza Libertà), ha proferito parole in netto contrasto con i valori partigiani della resistenza e con la stessa verità storica acquisita. Anche in previsione della data nella quale il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano verrà in Friuli, a sancire quell’opera di revisionismo storico in atto da decenni sulla vicenda di Porzus, il Comitato No Tav vuole, in questo frangente, porre la questione della degenerazione in atto non solo per quanto riguarda i rigurgiti neofascisti, ma anche e soprattutto per l’ondata di degrado politico, morale ed istituzionale, oggettivamente riscontrabile oggi in Italia. Il Comitato deve anche affermare che, ai cronisti al lavoro il 25 aprile, durante la manifestazione udinese, è stato dato il volantino distribuito in 500 copie dal Comitato stesso, dove si testimoniava questa degenerazione, praticamente e visibilmente realizzata in particolar modo in Valsusa, con tanto dell’indicazione delle affermazioni esplicite della Sezione ANPI Bussoleno-Foresto-Chionocco. Tale importantissima e oggettiva situazione è stata invece totalmente ignorata nonostante lo spazio dedicato dal Messaggero Veneto alla manifestazione del 25 aprile, con numerosi articoli di stampa pieni di dettagli assolutamente insignificanti e anche mistificatori, sullo svolgimento della manifestazione stessa.
La presenza No Tav contava un centinaio di adesioni pertanto avrebbe avuto diritto di essere caratterizzata dal punto di vista della cronaca giornalistica con i contenuti che il Comitato stesso indicava alla stampa. In particolare, al giornalista Renato Schinko, proprio in Piazza Libertà, sono state espressamente indicate quali erano le priorità politiche del Comitato.
Chiediamo quindi che a caratterizzazione della posizione del comitato No Tav Udine, per quanto riguarda il senso della sua partecipazione al 25 aprile, rappresentato dallo striscione “Resistenza No Tav”, si riportino le parole espresse dalla suddetta sezione ANPI della Valsusa che in sintesi sono le seguenti:

• All’A.N.P.I. invece è stato richiesto, e non avrebbe dovuto esimersi, di prendere posizioni in merito all’emergenza democratica che si vive in Valle di Susa ed in generale su tutto il suolo nazionale, dove, ogni contestazione legittima, dagli operai che difendono il posto di lavoro, a chi si oppone ad un opera costosa ed illegale, agli studenti che difendono i loro diritti allo studio, viene subito sedata utilizzando la forza pubblica con modi che ricordano sempre più quelli cileni. Oppure sulla militarizzazione di interi territori. Militarizzazione e militari che con i loro atteggiamenti e il loro fare ricordano molto lugubremente e sempre più frequentemente le truppe di occupazione di sessant’anni or sono.
• All’A.N.P.I. nazionale chiediamo se si può ritenere legittimo che cittadini e cittadine italiani vengano insultati, inseguiti sino nelle abitazioni, venga loro usata violenza, siano sfondate le porte delle abitazioni o dei locali pubblici, siano “gasati” da gas vietati addirittura nei conflitti militari. Stiamo parlando di episodi reali di cui siamo stati e siamo tuttora testimoni e vittime.
• Chiediamo all’A.N.P.I. nazionale perché la nostra Associazione abbia espresso un silenzio assordante su temi quali, le scandalose leggi sull’immigrazione, sui respingimenti dei migranti in mare (condannati anche dalla U.E.), sulle operazioni di guerra in nazioni sovrane, sulle leggi elettorali “porcata”, sulle posizioni omofobe, xenofobe e razziste di taluni parlamentari della Repubblica, sulla demolizione sistematica e pianificata della scuola pubblica, del lavoro, dello stato sociale.

F.to De Toni Paolo addetto stampa del Comitato No Tav Udine

Monfalcone/ 25 aprile NO TAV

Questo il testo del volantino distribuito a Monfalcone alle celebrazioni per l’anniversario della Liberazione.

25 APRILE
TRA VECCHI E NUOVI PARTIGIANI

A 67 anni dalla Liberazione dai nazi-fascisti una nuova minaccia colpisce il nostro territorio: l’Alta Velocità Ferroviaria.

Simbolicamente come Collettivo Difesa Litorale Carsico partecipiamo alla commemorazione del 25 aprile a Monfalcone in quanto il Collettivo come assemblea popolare di resistenza, fa propria l’eredità della Resistenza storica contro il nazifascismo, che fu lotta per la libertà dei popoli e dei territori e per la rivoluzione sociale, alla quale ci sentiamo accomunati nell’attuale lotta al fascismo di stato che sfrutta e militarizza il territorio e che reprime ogni forma di dissenso e di opposizione che gli impedisca di imporre gli interessi dei poteri forti.

Liberazione è un esercizio quotidiano di Resistenza sui territori
Liberazione vuol dire rifiutare ogni razzismo e fascismo, ogni retorica che promuova guerre tra poveri
Liberazione si esprime nell’essere Partigiani, dalla parte del 99% contro le speculazioni dell’1%
Liberazione significa difendere la Rete come potente strumento di cooperazione sociale, contro ogni censura
Liberazione non ha senso senza solidarietà reciproca e produzione comune di spazi di vita
Liberazione consiste nella conquista di diritti, case, reddito, scuola, soddisfazione dei bisogni oltre la miseria che ci vogliono imporre
Liberazione implica porsi la domanda ‘chi decide’ e rispondersi: noi, assieme
Liberazione non è difendere un potere costituito, ma trasformare il presente e rendere il futuro possibile

La battaglia NoTav è una lotta per i beni comuni: per la difesa dei territori, della salute e dell’ambiente, per i diritti e l’autodeterminazione.

http://collettivodifesalitoralecarsico.noblogs.org

collettivodifesalitoralecarsico@distruzione.org

Scarica il pdf del volantino

Buona la partecipazione (un quarto del corteo era nostro simpatizzanti inclusi) e buona pure la visibilità (con qualche malumore di militanti PDinni o SPI Cgil).

Breve filmato

 

Onesto il discorso di Cristian Zuliani dell‘ANPI Giovani di Monfalcone da cui sono tratte le seguenti righe:

In questi ultimi tempi, molto spesso, mi è capitato di sentir dire che la democrazia è un ostacolo, una palla al piede, mentre proprio in questi ultimi tempi, dovrebbe essere ben chiaro cosa significhi mancanza di democrazia.

Perché un conto è dire che il sistema organizzativo del nostro paese, pensato dai padri costituenti, è un sistema che va snellito e riformato per essere adeguato al mondo di oggi, ma d’altra parte vanno assolutamente e strenuamente difesi quei principi di equilibrio fra i poteri e di equità fra i cittadini che sono le basi di un paese civile e democratico.

Mancanza di democrazia invece significa vedere uno stato presuntuoso e autarchico che spara lacrimogeni su popolazioni che semplicemente vogliono preservare il luogo dove vivono e dove soprattutto vivranno i loro figli;parlo ad esempio di Acerra,ma in particolar modo della Val Susa;

e non facciamo gli ipocriti, certo la violenza è da evitare, ma da una parte, e chi era a Genova al G8 lo ricorda bene, sappiamo come la violenza può essere pilotata e giostrata proprio per svilire legittime rivendicazioni, e d’altra parte, ha certo ragione la Camusso a dire che l’Italia ha bisogno come l’acqua di nuovi investimenti, ma sappiamo anche che gli investimenti più utili e sicuri da fare siano altri; il recupero del dissesto idrogeologico, la riqualificazione dei centri storici e degli edifici pubblici, in particolar modo le scuole, il nostro patrimonio artistico che si sta sfasciando, e perchè no, un piano energetico nazionale che preveda finalmente un progressivo allontanamento dalle fonti energetiche fossili.In Germania hanno investito moltissimo sulle alternative ed i frutti si vedono già in termini occupazionali e si vedranno in futuro in termini di risparmio e di preservazione del territorio.

Nel pomeriggio volantinaggio alla festa ANPI a Turriaco.

TRENI/ I Pendolari minacciano proteste

Cumò vonde:  I pendolari disertano il tavolo con la Regione e il gestore

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Cosolini-CGILCISLUIL proTAV

da Il Piccolo del 26 aprile 2012

 

 

«Capodistria-Divaccia, mazzata anche per Trieste» COLLEGAMENTI

Il sindaco Cosolini: «I finanziamenti europei persi una sconfitta per la nostra città»
«I finanziamenti europei persi per la realizzazione del secondo binario della Capodistria-Divaccia rappresentano una sconfitta non solo per la Slovenia ma anche per l’Italia e per Trieste, in particolare». Ne è convinto il sindaco Roberto Cosolini che esce dalla logica della concorrenza tra «due porti piccoli e vicini» e ribadisce l’importanza della collaborazione. Dice: «È l’unico modo per attrarre i traffici dall’estremo oriente verso l’Adriatico del Nord». Ripete: «In realtà Trieste e Capodistria sono due piccoli porti che messi assieme ne fanno uno anche piccolo ma che ha qualche possibilità. Se Trieste e Capodistria si presentassero funzionalmente e operativamente assieme sarebbero in grado di produrre sviluppo». L’Unione europea aveva messo a disposizione della Slovenia, per lo sviluppo della rete ferroviaria, 450 milioni di euro, di cui Lubiana contava di destinare circa la metà – 230 milioni – per il cofinanziamento del secondo binario della Capodistria – Divaccia. Ma i ritardi nella progettazione della nuova tratta e il mancato rilascio, nell’autunno del 2011, del permesso ambientale per la Capodistria – Divaccia da parte dell’Agenzia della Repubblica di Slovenia per l’ambiente (Arso) hanno fatto sì che Lubiana non sia più in grado di inviare a Bruxelles per tempo la documentazione necessaria per ottenere i fondi previsti. L’analisi di Cosolini va oltre: «C’è interesse da parte degli operatori internazionali. La prova provata è rappresentata, per esempio, dall’attenzione verso il superporto di Monfalcone che per ora è solo un progetto peraltro abbandonato. A Trieste e a Capodistria ci sono i terminal che funzionano. E qui da noi ci sono i fondali necessari per certe navi. Quello che è necessario ora sono i collegamenti. Per questo motivo la perdita dei finanziamenti europei per il secondo binario del tratto ferroviario Capodistria Divaccia è una sconfitta, una brutta notizia anche per Trieste che di quei collegamenti in quest’ottica di collaborazione, ha bisogno assoluto per il suo sviluppo».

(c.b.)

«Che fine ha fatto il corridoio V?» Un dibattito transfrontaliero – OGGI A OPICINA
La necessità di superare le attuali misure basate esclusivamente sull’austerità a favore di politiche a sostegno della e crescita e dell’occupazione. È questo il tema che sarà affrontato oggi pomeriggio nell’incontro transfrontaliero promosso dal Consiglio sindacale interregionale Nord Est Fvg-Slovenia, cui aderiscono Cgil, Cisl, Uil, Zsss e Ks 90, che si terrà alla stazione ferroviaria di Opicina. Parteciperanno i presidenti dello Zsss Dušan Semolic e del Ks 90 Peter Majcen, i segretari regionali di Cgil-Cisl-Uil Franco Belci, Giovanni Fania e Giacinto Menis. «Constatiamo – dice il presidente del Csi Roberto Treu – che importanti progetti di cooperazione transfrontaliera sono stati accantonati, rischiando di mandare in fumo anni di lavoro e di progetti. Il Corridoio V, in particolare, doveva e deve continuare a rappresentare una priorità strategica. A 20 anni dalla prima proposta europea sul Corridoio, di chi è la respons
abilità di tali enormi ritardi? E quali sono le possibilità di realizzare il progetto, tenuto conto della scadenza del 30 giugno».

 

dal Messaggero Veneto del 29 aprile 2012

È pressing dei sindacati sul Corridoio 5

TRIESTE «Definire con urgenza un tracciato sostenibile, con il coinvolgimento democratico di tutti i soggetti interessati, per garantire una soluzione condivisa, in grado di accelerare la realizzazione del tratto italo-sloveno del Corridoio 5, per collegare il sistema portuale dell’Alto Adriatico ai mercati del Centro-Est Europa». Questo l’appello congiunto presentato ieri a Opicina dal Consiglio sindacale interregionale Nord Est Fvg-Slovenia, l’organismo transfrontaliero costituito da Cgil-Cisl-Uil del Fvg con i sindacati sloveni Zsss e Ks 90. A firmarlo, con il presidente del Csi Roberto Treu, i segretari regionali Franco Belci (Cgil), Giovanni Fania (Cisl), Giacinto Menis (Uil) e i presidenti di Zsss e del Ks 90, Dušan Semolic( e Peter Majcen. «Il Csi – si legge ancora nel documento – rivolge un forte appello ai Governi di Italia e Slovenia per un intervento di assoluta rapidità che recuperi almeno in parte i gravi ritardi fin qui accumulati e consenta di evitare la perdita dei finanziamenti europei. Perdita che segnerebbe la rinuncia, intollerabile e colpevole, al Corridoio V e alle sue potenziali ricadute economiche ed occupazionali».

 

Mainardi: Tav, basta una velocità media

IL PICCOLO – GIOVEDI’, 26 aprile 2012

Mainardi: Tav, basta una velocità media
Il commissario dell’opera: i 300 km/h non servono, le Frecce vanno a 250. Riccardi: il problema non è se ma come farla

TRIESTE «La Tav? Acronimo un po’ esagerato». Bortolo Mainardi spiazza tutti. Secondo il commissario dell’Alta velocità, «è più sufficiente» la media. Insomma, la Tav non serve? «E’ una battuta rivolta agli anti-Tav, ma…». Il «ma» serve a spiegare che nel Nordest ci si può anche accontentare al momento di andare sotto i 300 chilometri all’ora, anche non di poco: «Le varie Frecce di Trenitalia vanno al massimo a 250 km/h, le merci viaggiano a non più di 140 km/h, rimango convinto che l’aspetto più importante del Corridoio paneuropeo che ci riguarda sia legato alla filosofia europea di spostare quanto possibile il traffico pesante da gomma a rotaia». Il vertice Osservazioni a margine del vertice che ha visto Mainardi illustrare ai sindaci veneti interessati al progetto Tav il tracciato alternativo a quello costiero. Una novità per la quale il commissario attende una risposta entro il 30 giugno: «A quel punto porterò ogni documentazione raccolta al ministero. Non c’è tempo da perdere». Quel che è certo è che Mainardi, preso atto dei costi (2,6 miliardi di euro) di una Mestre-Portogruaro disegnata direzione spiagge, ha evidenziato agli enti locali il risparmio (costerebbe non più di 1 miliardo) di un tracciato che fa perno sulla linea esistente, da modernizzare e ampliare. Progetto per gradi Ma, ecco la novità, il commissario ha pure rilevato che si parla di una linea nel presente sottoutilizzata: «Addirittura meno del 50%». E dunque «cerchiamo prima di portarne lo sfruttamento al 100%, saliamo dagli attuali 140 a 200 km/h e solo dopo, eventualmente, penseremo a quadruplicare i binari». Avanti per gradi ma senza farsi trovare impreparati «quando la richiesta di passeggeri e merci imponesse il quadruplicamento», ha insistito Mainardi facendo l’esempio della Torino-Lione «che dopo 11 anni non ha ancora un progetto pronto» e quello della Svizzera «dove invece si sta realizzando il tunnel di base del Gottardo». La contrarieta’ di Chisso Alla riunione di Venezia, quando per la prima volta i sindaci si sono visti descrivere la soluzione alternativa, Mainardi si è trovato davanti anche la contrarietà di chi si attendeva una linea in galleria, sotto i centri abitati. Lo ha detto a chiare lettere il primo cittadino di Marcon Pier Antonio Tomasi. Lo ha ribadito l’assessore ai Trasporti del Veneto Renato Chisso, lo stesso che ha sempre sostenuto la via balneare prima di cedere alla contrarietà di 13 dei 14 comuni coinvolti. Secondo Chisso l’ipotesi quadruplicamento avrebbe un forte impatto sociale oltre che su Marcon anche su Quarto d’Altino, Meolo, Musile, San Donà, Ceggia e San Stino. La replica di Mainardi Ma il commissario non ci sta: «Voci isolate. Il tracciato affiancato all’autostrada presenta impatti ambientali sostanzialmente annullabili». E assicura: «Sono disposto ad andare comune per comune a spiegare tecnicamente la questione. Sono pronto ad affrontare ogni dibattito pubblico. La scelta sarà del territorio ma, entro due mesi, dovrò avere una risposta». Mainardi intende infatti inserire nel progetto preliminare della Tav il potenziamento della ferrovia e la realizzazione del tracciato dei Bivi, la cintura di Mestre. Riccardi con il commissario Che ne pensa la nostra Regione? Riccardo Riccardi, dopo aver precisato che le scelte del Veneto, in un senso o nell’altro, non modificano quelle del Friuli Venezia Giulia, pare assecondare la posizione di Mainardi quando afferma: «Quello verso le grandi opere è un cammino impegnativo e faticoso e va dunque necessariamente costruito un consenso per realizzare un’infrastruttura indispensabile per il futuro. Eventualmente, si proceda anche per parti». Al primo punto dell’agenda dovrebbero entrare «i nodi più critici che, per il nostro territorio, sono i sistemi di allacciamento ai tre nodi portuali, il quadruplicamento di San Polo e il raddoppio della Udine-Cervignano. Se non lavoriamo a un adeguamento delle nostre reti, c’è un oggettivo rischio di marginalizzazione. E ciò vale per tutti i sistemi modali». Partita cruciale Perché il problema, insiste Riccardi, non è «se» fare la Tav (o la media velocità come vorrebbe Mainardi) ma «come» farla. «L’arco Sud Europeo sotto le Alpi – afferma l’assessore ai Trasporti – rischia grosso in termini di capacità attrattiva del sistema produttivo se non crea condizioni di efficiente mobilità dei traffici. E’ una partita cruciale per il Nordest e la risposta può arrivare solo dal Corridoio V Est-Ovest e dall’Adriatico Baltico Nord-Sud».
Marco Ballico

Monfalcone/ Il Comune fa lobby per l’Adriatico-Baltico

da Il Piccolo del 27 aprile 2012

 

Il Comune fa lobby per l’Adriatico-Baltico

Incontro tra il sindaco Altran e l’eurodeputata Serracchiani. A fine maggio un vertice internazionale

Monfalcone punta per il rilancio economico allo sviluppo delle reti logistiche, lavora per mantenere la sua posizione baricentrica nel collegamento prioritario dell’asse Adriatico Baltico. Ma soprattutto sta coltivando tutta una serie di relazioni altamente qualificate con aree, regioni e soggetti europei, e portando avanti anche alcune proposte progettuali, con l’obiettivo di acquisire oltre che un ruolo anche fondi comunitari nel campo della logistica e dei trasporti.

Lo ha spiegato ieri la stessa sindaco di Monfalcone, Silvia Altran, all’onorevole europea, Debora Serracchiani in veste di componente della Commissione Trasporti del Parlamento europeo, in un incontro nella sede comunale. Ma è stata anche l’occasione, si tratta appunto di una delle iniziative portate avanti, per annunciare un appuntamento di grande rilievo che si terrà a Monfalcone a fine maggio. Sarà una tre giorni (dal 30 maggio al primo giugno) dedicata a incontri e dibattiti a Monfalcone sul tema dello sviluppo delle reti transeuropee e ci saranno pure vertici a porte chiuse tra esperti e rappresentanti di governi europei, durante i quali verranno illustrati nuovi studi di prospettiva.

Tra gli appuntamenti quello del 31 maggio (a cui parteciperà anche la Serracchiani) in collaborazione con l’Ince su questioni attuali legate alla revisione delle reti trans-europee alla luce dell’attuale momento di crisi.

L’altro momento “pubblico” quello di venerdì primo maggio che vedrà un convegno sulla “Nuova dimensione centroeuropea dei traffici intermodali fra Adriatico, Danubio, Baltico e Mar Nero, a cui parteciperanno anche rappresentanti della Commissione trasporti del parlamento europeo. Sarà l’occasione per il lancio di due iniziative, da una parte l’attivazione della Piattaforma delle Regioni per una cooperazione progettuale trans-europea e la presentazione della proposta progettuale Adb nel programma strategico South East Europe di cui è capofila il Fvg che si propone di promuovere la penetrazione dei traffici verso Danubio e Mar Nero. «È importantissimo che Monfalcone sia presente in questi incontri e si faccia promotore» ha sottolineato la Serracchiani che ha anche dato gli ultimi aggiornamenti sullo sviluppo delle reti ferroviarie trans-europee con una fotografia abbastanza cruda della situazione in Italia. Un Paese assolutamente indietro su questo fronte, ha confermato e che vede ora anche un rallentamento (viste le tensioni in Italia) dello sviluppo del corridoio 5 (rinominato numero 3) mentre resta ancora l’interesse per lo sviluppo dell’asse Adriatico Baltico che vedrebbe Monfalcone rivestire una posizione baricentrica. (g.g.)