CIE DI GRADISCA: annullata la gara d’appalto

Dal Messaggero Veneto del 10/03/11

«Gestione trasparente, non siamo truffatori»

di Luana de Francisco GORIZIA «Siamo un gruppo di imprenditori sociali, che negli ultimi anni è riuscito a garantire un posto di lavoro a una settantina di persone. Eppure, qualcuno ci dipinge come un clan di truffatori. Non sappiamo ancora perchè, nè dove avremmo sbagliato. Ma siamo pronti a chiarire ogni cosa». Il giorno dopo la vittoria al Tar del Fvg, nel ricorso promosso contro la Prefettura di Gorizia per l’annullamento dell’aggiudicazione al Rti guidato dalla francese Gepsa dell’appalto per la gestione 2011-2014 del Cie-Cara di Gradisca d’Isonzo, il consorzio “Connecting people” di Trapani fa festa soltanto a metà. A frenare l’entusiasmo per una sentenza che, di fatto – salvo ulteriori ricorsi al Consiglio di Stato da parte di Gepsa, o al Tar da parte di Minerva, diventata ora seconda in classifica – consegna ufficialmente le chiavi dei due Centri al consorzio siciliano, restano le incognite legate alla maxi-inchiesta avviata dalla Procura di Gorizia sulle modalità di gestione tenute dalla stessa “Connecting people” già dal 2008. «Il Tar ci ha dato ragione e di questo non possiamo che essere soddisfatti – afferma Mauro Maurino, componente del Comitato esecutivo di “Connecting people” -. I primi a beneficiarne saranno i nostri dipendenti, che in questo modo potranno contare su un periodo di lavoro certo. Altrettanto dicasi per la comunità gradiscana, cui saranno risparmiate le turbolenze tipiche di un eventuale avvicendamento nella conduzione di strutture come queste». In attesa di firmare il contratto (l’offerta era stata fissata su un forfait di 42 euro al giorno a immigrato), l’attenzione si concentra ora sulle indagini, che i pm Leghissa e Bossi hanno delegato a Digos e Gdf. «Non avendo visto gli atti – premette Maurino – non possiamo che muoverci nel campo delle ipotesi. Rispetto all’accusa di frode in pubbliche forniture, potrebbe trattarsi delle sigarette, per le quali conserviamo sempre una “riserva”, attingendo non soltanto alla nostra speciale tabaccheria, ma anche a punti vendita esterni. Ovviamente, non si tratta nè di contrabbando, nè di commercio abusivo. Oppure dei materassi ignifughi, visto il clamore dell’estate scorsa, quando avevano comunque preso fuoco: anche in questo caso, siamo assolutamente tranquilli, perchè possediamo tutta la certificazione necessaria a dimostrare che non sono materassi falsi. Se per forniture si intendono le schede telefoniche – continua -, siamo in una botte di ferro: ogni consegna è stata documentata. E altrettanto dicasi per i pasti, visto che non è mai successo che un ospite sia rimasto digiuno». Quanto alla supposta mancata conformità delle fatture rispetto al numero degli immigrati presenti nelle strutture, Maurino suggerisce una duplice interpretazione. «Potrebbero esserci stati degli errori nella compilazione del mattinale, dovuti al ritardo nella lettura degli ultimi fax sugli arrivi e le partenze. Errori comunque recuperati con le cosiddette fatture di ristorno. Oppure – continua – la discrepanza potrebbe essere legata a un meccanismo contrattuale che prevede la clausola di salvaguardia nel caso in cui le presenze scendano sotto il 50%. Eventualità nella quale l’ente ha comunque diritto di fatturare il 50% della commessa». Ben poco da dire, invece, sulla turbativa d’asta. «A meno che non ci venga contestata la corruzione di un pubblico ufficiale – dice Maurino -, noi non c’entriamo di sicuro. Tanto più, alla luce della graduatoria da noi stessi impugnata»

Dal Piccolo del 09/03/12

Il Tar annulla l’appalto sul Cie

 

GRADISCA Al Cie di Gradisca, il Tar di Trieste annulla il cambio della guardia nella gestione. E’stata depositata ieri la sentenza con cui il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso della Connecting People contro la Prefettura di Gorizia. La coop siciliana aveva impugnato l’avvenuta aggiudicazione dell’appalto al colosso francese Gepsa per i prossimi 3 anni. L’azienda transalpina, presentatasi in associazione d’impresa con le aziende italiane Cofely, Sinergasia e Acquarinto, si era classificata prima proprio davanti all’attuale gestore Connecting People. Ma il Tar ha annullato il provvedimento di aggiudicazione per vizi formali e di merito. E’ ora lecito attendersi un ricorso di Gepsa al Consiglio di Stato. La Prefettura dal canto suo commenterà soltanto oggi la sentenza, dopo averne analizzate le motivazioni. Per Connecting People, in sella dal 2008 si tratta di un punto messo a segno dopo le recenti ombre. Il consorzio trapanese è appena finito sotto la lente della Procura per ipotesi di reato che vanno dalla frode in pubbliche forniture alla truffa ai danni dello Stato, senza contare l’indagine su tre medici – Salvatore Cutrupi, Carlo Snidero, Walter Ziani – accusati di non avere denunciato alle autorità la presenza al Cie di sospetti casi di scabbia. Ipotesi comprovata, secondo rumors, dall’ordinazione di medicinali per la cura della dermatite da parte dell’ente gestore. Smentisce comportamenti illegittimi Mauro Maurino, uno dei referenti di Connecting People, e commenta così la decisione del Tar: «Siamo felici soprattutto per i nostri lavoratori. E le indagini ci trovano assolutamente sereni seppure increduli». (l.m.)

Messaggero Veneto del 09/03/12

Cie-Cara, il Tar ribalta l’esito della gara

«Avevamo evidenziato già in novembre il problema del controllo medico al Cie e adesso gli accertamenti della Procura confermano la necessità di fare chiarezza fino in fondo per evitare che si verifichino altre falle nel “filtro sanitario” della struttura». A sottolinearlo è Angelo Obit, segretario provinciale del Sap (Sindacato autonomo di polizia) che commenta così la notizia del terzo filone d’inchiesta aperto dalla Procura sul Cie: filone che vede indagati tre medici accusati di aver omesso di denunciare alle autorità competenti il manifestarsi di episodi, o sospetti episodi, di scabbia tra gli ospiti del Cie e del Cara. «Ricordiamo che era stata proprio la Questura ad avviare l’indagine sulla vicenda scabbia – aggiunge Obit – e gli approfondimenti in corso sono doverosi perchè stiamo parlando di sicurezza sanitaria degli ospiti, degli operatori di polizia, dei lavoratori della struttura e più in generale dell’intera comunità cittadina di Gradisca. Ogni ospite che entra nella struttura viene sottoposto a visita medica ma a nostro avviso in questo caso c’è stata una falla in questo sistema di “filtro sanitario”. E’ possibile che i sintomi della scabbia siano sfuggiti al controllo medico? In tal caso bisogna adottare contromisure tali da garantire tutti, dagli immigrati a noi che lavoriamo nella struttura, affinché non accada più. Cie e Cara devono essere sicuri al cento per cento dal punto di vista sanitario. Si tratta di una priorità assoluta». (pi.ta.) di Luana de Francisco wTRIESTE Il consorzio “Connecting people” di Trapani continuerà a gestire il Cie e il Cara di Gradisca d’Isonzo. E non lo farà più in condizione di “prorogatio”, come avvenuto fino a ieri e dal giorno della scadenza del suo ultimo contratto, bensì in qualità di vincitore della gara d’appalto. Quella bandita dalla Prefettura di Gorizia nel dicembre del 2010 e conclusa lo scorso giugno con l’assegnazione della gestione 2011-2014 delle due strutture al Raggruppamento temporaneo d’impresa guidato dalla francese Gepsa. Ma finita praticamente subito al centro del ricorso che il consorzio siciliano aveva promosso davanti al Tar del Friuli Vg contro la stessa Prefettura, per ottenere l’annullamento dell’aggiudicazione. Ieri, il deposito della sentenza: accolto il ricorso e, quindi, annullato il provvedimento. Una decisione quanto mai attesa, quella pronunciata dai giudici del Tribunale amministrativo regionale (presidente Saverio Corasaniti, a latere Oria Settesoldi e Rita De Piero) a favore di “Connecting people”, considerata anche la bufera giudiziaria abbattutasi nelle ultime settimane sul Centro di identificazione ed espulsione e del collegato Centro di accoglienza per richiedenti asilo. Al lavoro con una speciale task-force formata da militari della Gdf e agenti della Digos, la Procura di Gorizia sta indagando proprio sulle modalità di gestione tenute da quello stesso consorzio già a partire dal 2008 e sulla conformità delle fatture che emise per ricevere dalla Prefettura goriziana (intermediaria del ministero degli Interni) i soldi necessari al pagamento delle forniture dei servizi agli ospiti dei due centri. Più di dieci i filoni della maxi-inchiesta, coordinata dai pm Luigi Leghissa e Valentina Bossi, e tre le ipotesi di reato finora note: peculato e frode in pubbliche forniture, con iscrizione del legale rappresentante di “Connecting people”, da un lato – ipotesi per le quali gli inquirenti hanno già acquisito una vasta mole di documenti in Prefettura e Questura, oltre che nella sede del consorzio -, omessa denuncia alle competenti autorità di episodi di scabbia nel Cie-Cara, con iscrizione di tre medici operanti nelle due strutture per conto dell’ente gestore, dall’altro. Nel mirino degli investigatori, anche le procedure seguite per bandire e poi aggiudicare l’ultima gara d’appalto. Gara giudicata sospetta, insomma, sia sul piano penale, sia su quello amministrativo. Ieri, dunque, il primo verdetto. Nell’impugnare il decreto di aggiudicazione dell’appalto, il consorzio trapanese aveva contestato, in particolare, il fatto che il Rti guidato da Gepsa non avesse rispettato una delle formalità prescritte dall’Avviso a pena di esclusione. Non avesse cioè prodotto l’atto d’impegno a conferire mandato collettivo alla capogruppo “in caso di associazione o consorzi non ancora costituiti” nella forma prevista. Nè sarebbe stata dimostrata la capacità tecnica delle due ditte cooptate richiesta dal bando. Ondivago l’atteggiamento della commissione: prima, decise di ammetterlo con riserva, poi lo escluse e, infine, lo riammise «in applicazione dei principi di buona fede e favor partecipationis». Era il 22 febbraio 2011. Il successivo 24 giugno, quel raggruppamento sarebbe risultato aggiudicatario e la ricorrente seconda in classifica. Da qui, l’azione legale. Lapidario il giudizio del Tar: «In corretta applicazione dell’Avviso – si legge nel dispositivo – la controinteressata andava esclusa». Fondata, a parere del collegio, anche la censura relativa alla mancata dimostrazione dei requisiti delle cooptate. A questo punto, alla Prefettura non resterà che riprendere in mano l’offerta con la quale “Connecting people” aveva partecipato alla gara: 16 milioni 870.350 euro (5,6 milioni l’anno, per un forfait di 42 euro al giorno a immigrato), contro i 14 milioni 577.786 euro proposti da Gepsa (4,8 milioni l’anno e 34 euro pro die pro capite).

TRIESTE: continua la partita sul rigassificatore

Da Il Piccolo

13/03/2012

Rigassificatore, entro il 2012 le autorizzazioni

 

L’iter autorizzativo per il rigassificatore di Gas Natural Fenosa a Trieste si potrà chiudere entro il 2012. E’ quanto indicano fonti vicine all’iter sullo stato d’avanzamento del progetto. La stima è stata fatta tenendo in considerazione i tempi tecnici delle procedure di autorizzazione – le conferenze dei servizi – previsti dalla legge e dalle sospensioni delle stesse. Domani nel frattempo si riunirà la Conferenza dei servizi relativa all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) dell’opera, mentre il 19 marzo la multinazionale presenterà alla Conferenza dei servizi generale le integrazioni sul progetto.

Originariamente, l’iter della Conferenza dei servizi, cominciata il 26 settembre 2011, si sarebbe dovuto chiudere nel maggio 2012. In virtù di alcune sospensioni e delle richieste di nuovi documenti, il termine potrà slittare a settembre o ottobre, comunque entro l’anno. Il progetto ha già ottenuto il decreto di Valutazione di impatto ambientale (Via) dal Ministero dell’Ambiente, mentre si attende il decreto relativo al gasdotto che collegherà l’impianto alla rete nazionale.

La riunione di domani era stata convocata dalla Regione Friuli Venezia Giulia inizialmente per il 14 febbraio, ma era stata annullata su richiesta della Provincia di Trieste. Secondo Gas Natural tale richiesta era immotivata, per cui il gruppo iberico ha diffidato la Provincia. Nell’incontro di domani gli enti potranno chiedere integrazioni sul progetto. La Conferenza dei servizi per l’Aia si dovrà comunque chiudere entro la conclusione della Conferenza generale. Il 19 marzo Gas Natural Fenosa presenterà le integrazioni richieste dalla Regione e anche altre precisazioni non richieste dagli enti.

 

Da Il Piccolo

11/03/12

Clini: rigassificatore, impossibile ignorare il no degli enti locali

 

di Gabriella Ziani «Il parere negativo degli enti locali conta, eccome. Le loro considerazioni riguardano il futuro da dare a quest’area così particolare, e anche i vincoli sulla sicurezza non sono ininfluenti, così come la valutazione sulle attività portuali e sui vincoli di sicurezza per la navigazione. Vedremo con estrema franchezza quali possono essere le soluzioni migliorative. Ma non possiamo forzare nessuno. Peraltro ci sono anche un contenzioso diretto con la Slovenia e uno in sede di Commissione europea perché la Slovenia chiede che il rigassificatore sia soppesato anche con valutazione transfrontaliera. L’importante, e questo è il momento, è mettere tutti i problemi in fila, senza nasconderne alcuno che possa saltar fuori più tardi, e che ci porterebbe a fare il gioco dell’oca». Corrado Clini, il ministro dell’Ambiente, torna a Trieste per annunciare a Duino Aurisina una riserva naturale, ma deve fare conti diretti e urgenti col contrario, un insediamento industriale ad alto rischio e in zona inquinata all’altro capo della provincia, dove nella Baia di Zaule preme il rigassificatore di Gas Natural. Che si porta addosso il “no” di Comune e Provincia, ma che ha l’assenso del governo. Lo ha detto il ministro allo Sviluppo economico Corrado Passera: «No a un secondo caso-Brindisi», dove British Gas ha detto addio dopo 11 anni di procedure inconcluse per un rigassificatore. Il riconoscimento dei problemi in campo, e del diritto di farli valere tutti in sede locale, spezza però l’unanimità della voce del governo. «Il dialogo – ha proseguito ieri Clini, per nulla perentorio, e anzi molto accogliente rispetto alle riserve – è sempre aperto, il problema è che noi vogliamo anche chiuderlo». Cioé arrivare a un punto, con decisioni chiare. Ma mentre fino a ieri si dava per meramente “consultivo” il parere di Comune e Provincia, oggi si ammette limpidamente: è una pietra non oltrepassabile in corsa. L’assessore regionale all’Ambiente, Luca Ciriani: «È difficile che la Regione possa obbligare il Comune di Trieste a ospitare il rigassificatore». Motivo: «È il Comune che ha piena titolarità sulle politiche urbanistiche e pianificatorie del territorio». «La cosa più responsabile – afferma Ciriani rammentando le necessità nazionali di approvvigionamento di gas, e comunque tendenzialmente favorevole, come Tondo – è riaprire il dialogo senza pregiudiziali, il parere del Comune determina il luogo fisico dell’impianto, e rende difficile la strada, la localizzazione è difficile da cambiare». Forse è questa l’ipotesi (difficile) di estrema ratio. Anche l’eventuale concessione regionale dell’Autorizzazione ambientale (procedimento al via il 14 marzo) non potrebbe sorpassare il “no” degli enti locali. Il sindaco Cosolini peraltro ha innalzato barriera: ricorso al Tar se passa il rigassificatore. Ciriani ricorda che Cosolini «con Illy aveva un’opinione diversa, non dubito – aggiunge – che l’abbia cambiata per motivi nobili…». Ma si prepara il campo alle controfferte. L’assessore ricorda i dialoghi Dipiazza-Gas Natural per le “royalties”: «Oggi quel discorso è surgelato, ma va riaperto il tavolo delle compensazioni». Tentar di acquistare il Comune? Il ministro Clini mette sul tavolo tutto quello che c’è, non dimentica né il porto, né la Slovenia, che il ricorso al Tar (e alla Ue) lo ha già fatto. «Aspettiamo l’approvazione del piano regolatore portuale per sapere se esso considera l’insediamento industriale – annuncia -, quanto alla Slovenia, ieri ne ho parlato a Bruxelles alla Commissione europea: abbiamo bisogno di reciprocità, dobbiamo esportare i vincoli anche sul porto di Capodistria e sui progetti della Croazia, dunque dobbiamo aprire un tavolo Italia-Slovenia-Cro

«Resta da chiarire chi ha il pallino in mano»

TRIESTE «Gas Natural fa pressioni, manda diffide e minaccia sul rispetto dei tempi, ma noi dobbiamo ancora chiarire in mano di chi sia il pallino». Parole di Luca Ciriani, vicepresidente della Regione e assessore all’Ambiente. Sul rigassificatore preme anche il governo Monti. La Regione sa che non può obbligare il Comune di Trieste, contrario all’impianto, ma non sa se potrà eventualmente farlo proprio il governo. È in parte da chiarire appena il quadro istituzionale, quello degli enti sovraordinati. Insomma, tutti i voti contano uno, oppure no? Il principale dubbio della Regione su questa così importante questione è addirittura dove debba svolgersi la conferenza di servizi, quella abilitata alla decisione finale. In Regione, poiché si tratta di un insediamento locale, oppure al ministero, visto che il rigassificatore riveste importanza nazionale nell’ambito dei piani energetici? Ultimo dubbio: basta che firmino gli enti locali, o deve firmare anche il ministro allo Sviluppo economico? La Giunta regionale, questo è chiaro, deve essa stessa esprimere (prima della conferenza collettiva) un proprio parere. Il presidente Renzo Tondo ha già detto che arriverà «nel giro di poche settimane». Intanto di settimana se ne apre una cruciale. Domani si mette un punto fermo, con la firma sotto i documenti, alla procedura definita nei giorni scorsi in sede prefettizia, con la regia del ministro Clini, per il Sito inquinato nazionale. Vengono presi impegni ufficiali su procedure e tempi (si prevede che il processo di analisi, riperimetrazione, riapertura all’uso dei terreni Ezit non pericolosi avvenga entro il 31 gennaio 2013). «Questa settimana – annuncia poi Ciriani – avremo in Regione un incontro con Gas Natural». Mercoledì 14 marzo infine si tiene la prima riunione degli enti in sede tecnica (Regione, Comune, Provincia, Azienda sanitaria, Arpa, ecc.) per il procedimento di esame dell’Aia, Autorizzazione integrata ambientale. Documento senza il quale un’industria “inquinante” non può essere attiva ma che, come la Valutazione d’impatto ambientale (Via), non costituisce autorizzazione vera e propria. E su questo avvio di procedimento Gas Natural ha diffidato la Regione. La Provincia, titolare del parere ambientale, aveva chiesto un rinvio per esaminare l’ultima documentazione recepita. Non lo ha ottenuto. (g. z.)

 

Sit-in di protesta dei sindaci di Muggia e San Dorligo

Un presidio organizzato dai Comuni di Muggia e San Dorligo per esprimere la propria contrarietà al rigassificatore di Zaule. Escluse dalla Conferenza dei servizi, le amministrazioni Nesladek e Premolin hanno deciso di far sentire la propria voce dando vita ad un sit-in “pacifico ma fermissimo” in programma mercoledì alle 10, sotto il palazzo della Regione in via Giulia. Il presidio avverrà in concomitanza con la riunione indetta negli uffici della Direzione regionale all’Ambiente nell’ambito del sottoprocedimento per la concessione dell’Aia al progetto di Gas Natural. «Il Comune di Muggia, estromesso dalla Conferenza dei servizi ma deciso a non rinunciare al proprio dovere di portavoce di una volontà popolare assolutamente contraria al rigassificatore, insieme al Comune di San Dorligo ha deciso di alzare comunque la voce – spiega Nerio Nesladek, la cui amministrazione ha anche presentato ricorso al Tar contro l’estromissione dalla Conferenza dei servizi. L’invito a partecipare al presidio è stato esteso a tutti i gruppi consiliari che siedono nelle assemblee dei due Comuni. «Ma il gruppo del Pdl muggesano non parteciperà – ha già preannunciato il capogruppo Paolo Prodan -. Non cambiamo la nostra posizione contraria al rigassificatore, ma ci dissociamo dal sistema del presidio in quanto non pensiamo sia questo il modo di centrare l’obiettivo comune». Il presidio verrà disertato anche dal gruppo consiliare del Pdl di San Dorligo: «Siamo sempre stati fermamente contrari al rigassificatore – puntualizza il capogruppo Roberto Drozina -, ma riteniamo che una simile protesta abbia carattere più folcloristico che di contenuto vero e proprio. Il traguardo va raggiunto e trattando con tutte le autorità preposte e facendo capire i tanti effetti negativi che il rigassificatore produrrebbe sul nostro territorio». (r.t.)

 

10/03/12

Passera: «Rigassificatore, non si perda altro tempo»

Sei domande. Una risposta. Si esaurisce così il dialogo via e-mail di ieri tra il Piccolo e Gas Natural. «L’azienda – si legge nella risposta – impegnata sin dal 2004 nello sviluppo di un progetto per la costruzione a Zaule di un rigassificatore segue l’ultima fase del procedimento previsto per il rilascio dell’Autorizzazione unica da parte della Regione, auspicando di ottenerne un esito positivo. Gas Natural collabora con tutte le amministrazioni, nazionali e locali, e con gli enti che, con diverse competenze, sono chiamati ad esprimersi alla Conferenza dei servizi. Oltre a fornire tutte le integrazioni che rispondono alle normali dinamiche che un procedimento di questo tipo richiede, l’azienda, su base volontaria, si è resa disponibile a fornirne di ulteriori. L’azienda è fiduciosa che venga data attenzione e sia valutato l’apporto positivo che il progetto potrà generare in termini di valore per il territorio locale». (pi.ra.) di Piero Rauber Passera scalpita («giusto discutere ma Trieste non sia un’altra Brindisi, dove il rigassificatore non si fa più», è il suo pensiero), Tondo invece temporeggia, Cosolini infine barrica. Il ministro, il governatore, il sindaco. Chi sia il buono, chi il brutto, e chi il cattivo, dipende dai punti di vista. La storia del rigassificatore dà però l’idea del kolossal. Primo perché non finisce mai. E secondo perché è difficilissimo intuire quale sarà il finale. Per intanto, nella settimana in cui la Provincia boccia per mano della giunta Bassa Poropat il progetto on-shore di Zaule con un parere negativo analogo a quello lapidato dal Consiglio comunale (Gas Natural Fenosa non fa una piega e si professa ancora fiduciosa e collaborativa, si legga sotto, ndr) nel dibattito irrompe Corrado Passera, il superministro a Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti. È una sferzata rispetto all’atteggiamento del collega del dicastero dell’Ambiente, il “triestino” Corrado Clini, che a fine febbraio ha parlato di «una questione non ancora chiusa», benché dal 2009 esistano i nulla osta preliminari rilasciati sotto forma di procedura di Via chiusa dai ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali. «Non dobbiamo ripetere storie ingiuste e un po’ vergognose di altri casi», detta Passera da Roma, dove ieri è intervenuto alla presentazione del report “Italiadecide” sull’energia. Chiaro il riferimento a quanto è successo sempre in settimana a Brindisi, dove British Gas si è chiamata fuori dal proposito di fare in loco un rigassificatore, dopo aver aspettato per 11 anni un’autorizzazione mai arrivata. Ma altrettanto chiaro è il riferimento a Trieste, dove di anni, dalla presentazione della prima domanda di Gas Natural, ne sono passati sette. Per Passera l’Italia ha il fisico per diventare «l’hub europeo» del gas. E ciò passa per i futuri impianti di rigassificazione. Tra questi c’è Trieste, per l’appunto, anch’esso a rischio per la lentezza dell’iter burocratico. Una volta presa una decisione quindi, secondo Passera, tutta la filiera istituzionale «deve farsi garante di facilitare, e non ostacolare, le soluzioni più adeguate dal punto di vista tecnologico, ambientale e di impatto occupazionale». Ora la chiusura della pratica spetta alla Regione. E il presidente Renzo Tondo, nell’annunciare che ormai è questione di poche settimane, si dice “laico”, «senza pregiudiziali», nonostante i pareri negativi di partenza del Comune di Trieste, e adesso anche della Provincia, più il ricorso al Tar del Comune di Muggia che si oppone al fatto di essere stato lasciato fuori dall’apposita Conferenza dei servizi. Ma un altro ricorso, pesantissimo, la Regione potrebbe vederselo sbattuto in faccia dal Comune capoluogo. Si azzardi solo a concedere a Gas Natural l’ultimo nulla osta. È quanto lascia intuire Roberto Cosolini: «Nella baia di Zaule, in base al progetto esistente e in base alle risposte fornite finora alle nostre osservazioni, le controindicazioni alla realizzazione impianto continuano a essere nettamente prevalenti». No al rigassificatore di Zaule, insomma. «Noi – precisa Cosolini – abbiamo espresso un parere nell’ambito di un iter istruttorio che si concluderà con un atto amministrativo. È logico che, qualora in tale atto non si dovesse tener conto del nostro parere, valuteremo la possibilità di un ricorso al Tar». E il Passera-pensiero allora? «Sul fatto che i progetti abbiano diritto ad essere esaminati in tempi accettabili siamo tutti d’accordo – chiude il sindaco – a patto che questo non renda automatici dei “sì” anche in presenza di impatti sul territorio interessato non sostenibili

 

08/03/12

Gas Natural, diffida alla Regione «Processo avviato, no ai rinvii»

di Gabriella Ziani Gas Natural ha diffidato la Regione. Non dilati i tempi della macchina autorizzativa per il rigassificatore di Zaule già in piena corsa. Per il 14 marzo era stata fissata alla Direzione ambiente della Regione una riunione di Comune, Provincia, Arpa, Azienda sanitaria e altri enti, nell’ambito del sottoprocedimento per la concessione, o meno, dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale. Avendo notizia che la Regione stessa aveva domandato alla multinazionale, a gennaio, ma forse un’altra volta anche successivamente, ancora nuovi documenti integrativi, la Provincia ha chiesto che la data del 14 fosse posticipata. Anche per prendere visione delle carte in arrivo. Come decidere su documentazione incompleta o sorpassata? Proposta accolta. Riunione rinviata. Ma ecco che Gas natural ha reagito duramente. Ha spedito una diffida alla Regione non concedendo margini di manovra. E così la Regione è tornata sui propri passi, e il 14 tutti si troveranno attorno al tavolo, a discutere di aria, scarichi a mare, rifiuti, temperature dell’acqua, rischi per la salute, di quanto l’impatto del rigassificatore si presenta compatibile o meno, e in che modo, con l’ambiente. Se la conferenza dei servizi, dopo questa o successive riunioni, non trovasse un accordo, la parola (come fu per l’Aia della Ferriera) uscirà dall’ambito tecnico, e passerà alla decisione politica della Regione. Lo stesso schema, entro il termine di aprile, si ripresenterà per l’autorizzazione definitiva, ultimo atto del procedimento gestito dal servizio Energia della Direzione regionale ambiente. Il ministero ha già oltre due anni fa approvato la Valutazione d’impatto ambientale (Via), con molte prescrizioni, Gas natural ha risposto con molte modifiche al progetto: tecniche, di sicurezza e di impatto sul paesaggio. Tutte depositate in Regione. I passi ministeriali sono finiti. Ora tocca al territorio. Se gli enti riuniti dicessero per esempio “sì al rigassificatore”, l’autorizzazione avrebbe valore definitivo, dal giorno dopo potrebbero cominciare i lavori. Alla conferenza dei servizi decisiva parteciperanno numerosissimi enti (il Comune di Muggia, escluso, ha fatto ricorso al Tar per essere riammesso). Secondo la legge regionale 7 del 2000, il processo decisorio della conferenza dei servizi ha questi termini: tranne che per le materie di ordine sanitario, esiste il “silenzio-assenso” (chi non partecipa è come se votasse “sì”); il dissenso subisce una classificazione, se è “qualificato” vale di per sè, in caso contrario si passa a ulteriori consultazioni per studiare una migliorìa convincente. Se da quella sede non esce invece un valido voto definitivo, è di nuovo la Regione a deliberare in sede politica. Tenendo conto o meno dei pareri tecnici. Partita all’ultimo respiro. Enti locali per il “no” (e pesa anche il “no” sloveno, appoggiato da un ricorso al Tar), Confindustria per il “sì”. Regione favorevole. Pdl però spaccato a metà. Dopo il compatto voto negativo “bipartisan” del consiglio comunale di Trieste, dopo le prudenti virgole del ministro dell’Ambiente Corrado Clini durante la sua audizione a Trieste, ora tocca alla Provincia. La Giunta Poropat decide oggi il proprio orientamento. Porterà la delibera in consiglio il giorno 12. Riflessioni fino all’ultimo: «È un passo difficile – secondo l’assessore all’Ambiente Vittorio Zollia -, non si tratta solo un’opinione di natura politica». A tutt’oggi la Provincia non sa se nuovi documenti siano arrivati o meno. Ma c’è di più: la Regione stessa ha dubbi procedurali. Si sta accertando se l’imminente conferenza dei servizi decisoria debba tenersi a Trieste o a Roma. Mentre British Gas Italia scappa da Brindisi perché in 11 anni non ha chiuso la sua partita col rigassificatore, mentre Gas natural diffida per fretta, i dubbi in campo sono più d’uno, e l’esito dunque sarà tutto da vedere.

NOTAV: continuano le balle sulla Trieste-Divaccia

Da Il Piccolo

11/03/12

Trieste-Divaccia, 5 anni per i progetti

 

Ma se la Trieste-Divaccia avanza a ritmi lenti già nella fase preliminare e presumibilmente non potrà essere percorribile prima di una decina di anni, non brucia i tempi, nonostante il maggior dinamismo messo in mostra perlomeno fino a pochi mesi fa dalla Repubblica di Slovenia, nemmeno la Capodistria-Divaccia, tratta ferroviaria che se realizzata rapidamente rischia di mettere fuori da molti giochi il porto di Trieste. Il secondo binario avrebbe dovuto essere completato entro il 2018 e invece il termine sembra destinato a slittare di un paio d’anni. É la conseguenza del fatto che l’Agenzia della Repubblica di Slovenia per l’ambiente (Arso) ha finora negato il permesso ambientale per l’opera al Ministero dei Trasporti sloveno. Le manchevolezze del progetto sono rappresentate dal fatto che non è chiaramente esplicitato dove finiranno tutti i materiali di riporto (l’unica discarica indicata potrebbe contenere solamente la metà di quello che dovrà essere scavato) ed è stato giudicato incompleto lo studio dell’impatto ambientale sul bacino idrico del fiume Risano. E il rischio più grave è che il ritardo faccia perdere i 400 milioni di fondi europei detsinati al progetto. di Silvio Maranzana wTRIESTE Dal confine occidentale d’Italia a quello orientale, ma nella migliore delle ipotesi passeranno cinque anni prima che i cantieri della Tav con tutte le battaglie ambientalistiche, ideologiche e politiche che si portano dietro si trasferiscano dal Piemonte alla Venezia Giulia. Il collegamento transfrontaliero Trieste-Divaccia, senza il quale l’intero tracciato italiano del Corridoio tre (Mediterraneo) Algeciras-Kiev non sta in piedi, porterà via infatti quattro anni solo per la fase progettuale. Ancora il 30 giugno scorso a Trieste la Commissione intergovernativa italo-slovena ha approvato lo studio di fattibilità del tratto in questione pianificando il completamento delle attività di progettazione (preliminare, definitiva ed esecutiva) per la fine del 2015. «Subito dopo – era stato affermato – potranno essere avviati i primi cantieri». Chiaro che ulteriori fasi burocratiche e gare d’appalto fanno prevedere la perimetrazione delle aree interessate appena per il 2017. «In questi giorni – riferisce l’assessore regionale a Infrastrutture e trasporti Riccardo Riccardi – c’è stato a Trieste un nuovo incontro bilaterale riservato ai tecnici. Mi è stata ora inviata la relazione che devo ancora esaminare, ma non mi risultano proposte di variazioni del tracciato, né tantomeno slittamenti dei programmi. Le scadenze sono sempre quelle, ma trattandosi di Tav non posso certo giurare che verranno puntualmente rispettate, anche perché essendo questo un tratto transfrontaliero il progetto fa direttamente capo ai due Stati.» Il prossimo passaggio sarà la costituzione da parte dei due Stati del Geie, il Gruppo europeo d’interesse economico, un veicolo giuridico di cooperazione che è direttamente radicato nell’ordinamento comunitario che avrà potere di contrattazione e di rappresentanza e sarà quindi reponsabile delle attività di progettazione. Il termine per la costituzione del Geie è fissato per il 30 giugno 2012. Il tracciato approvato è meno impattante, in particolare sul Carso e la Val Rosandra rispetto a quello originariamenmte previsto. Si sviluppa per 12 chilometri in territorio italiano e per 9 in quello sloveno. Sulla tratta ferroviaria i treni potranno raggiungere i 250 km/h consentendo di ridurre notevolmente i tempi di percorrenza: per aggiungere Divaccia dalla Stazione centrale di Trieste occorreranno appena 21 minuti. Il tracciato ha origine dal Nodo di Trieste a partire dal termine orientale del previsto collegamento per il traffico passeggeri, prosegue in direzione Sud-Est e si interconnette con l’allacciamento nalla zona portuale-industriale della città. Superato il confine, in territorio sloveno si interconnette con il branch verso Capodistria e prosegue, volgendo a Nord-Est, fino a Divaccia. La pendenza massima sarà contenuta nella misura del 17 per mille. «La prima soluzione, ipotizzata nel 2008 – ha spiegato l’assessore Riccardi – prevedeva 36 chilometri di tracciato (che lambiva la Val Rosandra) con una pendenza molto alta e una velocità media di 160 chilometri all’ora. L’attuale studio di fattibilità riduce invece il tracciato a 21 chilometri, di cui 12 nella provincia di Trieste, con una velocità minore nelle interconnessioni e maggiore nei tratti liberi, e una pendenza del 12,5 per mille». È stata scelta è la cosiddetta “variante alta”, più corta ed economica però con ben 11 dei 12,3 chilometri in galleria. Originariamente il costo per la realizzazione dell’opera era stato stimato in 2,4 miliardi di euro di cui 1,3 per la porzione di tracciato in territorio italiano e 1,1 per la parte slovena. Secondo l’accordo firmato tra i Governi italiano e sloveno, il costo totale della progettazione invece, dallo studio di fattibilità fino ai disegni esecutivi, è di 101,4 milioni di euro di cui il 50% (50,7 milioni) sarà coperto dall’Unione europea. Dell’altra metà, 22 milioni saranno stanziato dal Governo italiano mentre 28,7 dovrebbero venire da quello sloveno. La Commissione europea per elargire i propri contributi, appunto il 50% del costo della progettazione, chiede che si arrivi a un tracciato condiviso, che su di esso venga formulato un progetto preliminare e come detto, entro giugno 2012, venga costituito il Geie (Gruppo europeo di interesse economico). Non rispettare questa scadenza significherebbe perdere i fondi comunitari e sostanzialmente rimandare la Tav sul fronte orientale in alto mare.

NO TAV/ Tracciato Veneto: già pronto?

Corriere del Veneto 10 marzo 2012

LA GRANDE OPERA

Tav, il nuovo tracciato è pronto «Tre mesi per le consultazioni»

Mainardi sposa il modello francese sul confronto con i territori. Il Wwf attacca il commissario: doppio ruolo, conflitto di interessi
Un treno ad alta velocità (archivio)

Un treno ad alta velocità (archivio)

 

VENEZIA — Tre mesi di consultazioni e poi si decide. Il commissario Bortolo Mainardi punta sul modello francese per la Tav Venezia-Trieste e detta già i tempi. Entro fine marzo Italferr avrà pronto lo studio di fattibilità del nuovo percorso da Mestre a Portogruaro che da aprile a giugno sarà presentato e discusso con i territori. «Apriamo il dibattito pubblico coinvolgendo sindaci e cittadini: mi auguro si riesca a superare le perplessità e le critiche che hanno avuto gli altri tracciati arrivando a una nuova linea condivisa», dice Mainardi. Una strada tutt’altro che in discesa se il tracciato proposto in passato da Italferr era stato bocciato da 13 dei 14 Comuni interessati dal passaggio. Troppo impattante nel territorio, così come la proposta alternativa (la cosidetta «balneare») che si avvicina alle spiagge. Per questo è stato nominato il commissario: per trovare una terza via che possa mettere d’accordo tutti, o quasi, magari inserendo qualche opera compensativa così come proprio Mainardi ha fatto con il Passante di Mestre. La parola d’ordine sembra essere consultazione. In Francia dal 1995, quando è stato introdotto il modello del débat public che introduce la democrazia partecipativa, le conflittualità riguardo alla realizzazione di progetti che hanno un impatto ambientale si è ridotta dell’80 per cento. Mainardi ha fatto fare uno studio di fattibilità che di fatto raddoppia l’attuale ferrovia riducendo gli impatti con i paesi e i beni ambientali tutelati, così come è stato fatto per la Padova-Mestre. «Va trovata la soluzione migliore condivisa dal territorio—aveva detto Mainardi il 14 febbraio scorso incontrando la Provincia e i Comuni interessati dal passaggio della Tav — ma la vera sfida è crederci».

Ma lo sa bene che non sarà facile raggiungere l’obiettivo. Domenica ad esempio i No Tav e il Movimento 5 stelle andranno a manifestare in piazza Tiziano a Pieve di Cadore (come in altre piazze d’Italia), proprio dove abita il commissario. «È un’opera inutile, dannosa per l’ambiente e la salute, è un enorme spreco di denaro pubblico, sottrae investimenti a scuola, sanità e innovazione», dicono. Ma le proteste ci sono sempre state. Non a caso Mainardi nel suo libro «Semaforo rosso» ricorda i problemi che ha dovuto affrontare il conte di Cavour per la realizzazione della ferrovia che attraversava il Piemonte. Era il 1846 e sulla «Revue Nouvelle» di Parigi scrisse: «Contribuirà ad abbattere le meschine passioni municipali, figlie di ignoranza e del pregiudizio, che già sono minate dagli sforzi di tutti gli uomini d’Italia…».

Sono passati 160 anni e la situazione non è cambiata ma la soluzione potrebbe arrivare proprio dalla Francia. Lo aveva auspicato anche la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto: massimo confronto e dialogo con i Comuni e il territorio per arrivare a un tracciato condiviso e non imposto. «Registreremo tutte le opinioni, poi faremo un parere definitivo da consegnare alla Regione e al ministero per la scelta finale», dice il commissario, che ieri è stato attaccato a Trieste dal Wwf. «C’è un grosso conflitto di interessi: Mainardi è membro della commissione Via per conto del ministero dell’Ambiente che dovrebbe valutare l’impatto ambientale del progetto e nel contempo Commissario straordinario per la realizzazione dell’opera per il ministero alle Infrastrutture—dice il presidente Stefano Leoni—Sorprende che l’architetto non abbia colto da sè l’incompatibilità rinunciando spontaneamente a uno dei due incarichi».

Francesco Bottazzo
10 marzo 2012

La Cisl a favore di TAV e rigassificatori

Dal Piccolo del 14/03/12

«Trieste non faccia come Brindisi: il rigassificatore va fatto»

«Tutti i rigassificatori si devono costruire». È la posizione della Cisl, riferita dal segretario, Raffaele Bonanni, in risposta a una domanda sull’impianto di Gas Natural progettato a Trieste. Bonanni ha precisato che i rigassificatori sono importanti sia per «politiche di spesa anti-cicliche», sia «perchè ci possono sottrarre dalla “schiavitù del tubo”. Basta un nonnulla – ha ricordato – e non soltanto siamo costretti a pagare costi molto alti, che potremmo evitare con la diversificazione delle fonti di acquisto, ma mettiamo a repentaglio la sicurezza civile e industriale». Il segretario della Cisl si è augurato che a Trieste non vada come a Brindisi, dove British Gas ha rinunciato a un investimento dopo anni di attese. «Quello che è accaduto – ha commentato – è vergognoso, mi pare come tutta la vicenda della Tav».

FERROVIE: corteo dei pendolari a Trieste per Campo Marzio

Da Il Piccolo del 15/03/12

Il corteo dei pendolari: salviamo Campo Marzio

«Le ferrovie abbandonano Trieste, Trieste non abbandona il Museo Ferroviario». Questo è lo slogan promosso dal corteo silenzioso che ieri sera si è mosso dalla stazione ferroviaria di piazza della Libertà per dirigersi verso quella di Campo Marzio, ripercorrendo simbolicamente la Rivabahn (la linea ferroviaria che fino trent’anni fa univa il porto vecchio con quello nuovo) per manifestare solidarietà all’Associazione Dopolavoro Ferroviario di Trieste e ai volontari del Museo Ferroviario sul destino ancora incerto dello storico immobile di via Giulio Cesare. Questo il significato del corteo svoltosi ieri sera a Trieste. «Oggi – spiega Marco Chiandoni, uno dei referenti del Comitato spontaneo pendolari Fvg – abbiamo messo da parte il problema dei pendolari ed abbiamo deciso di organizzare questo corteo per onorare tutti quei volontari che nel corso degli anni, chi per passione, chi per amore del proprio lavoro e delle ferrovie, hanno realizzato un museo ferroviario di grande interesse e pregio per il materiale raccolto in tanti anni di attività. Una realtà forse più conosciuta all’estero che in Italia, ma sicuramente apprezzata da chi lo visita». Numerose persone hanno aderito all’iniziativa promossa dal Comitato pendolari, alla quale hanno preso parte non solo semplici cittadini ma anche alcuni volti della politica cittadina. «I pendolari – ha proseguito Chiandoni – hanno a cuore il problema della ferrovia. Un servizio non si vede soltanto dalla puntualità dei treni. In questo momento si pensa a contenere i costi a scapito dei viaggiatori e di tutte quelle strutture che ruotano attorno al treno: il dopolavoro ferroviario, il museo ferroviario e gli stessi mezzi storici. In Italia – ha concluso il portavoce del Comitato – tutto questo viene visto come un peso, mentre in altre parti d’Europa ciò è considerato una risorsa per il turismo ferroviario, che attira una clientela sempre numerosa. Quindi non si capisce il motivo per il quale dei servizi che possono fruttare denaro vengano invece ghettizzati come residui del passato, per venire poi dimenticati e lasciati al degrado del tempo». Al corteo hanno preso parte anche alcuni esponenti del Comitato No Tav di Trieste e del Carso con un volantinaggio pacifico per sensibilizzare la questione della costruzione di infrastrutture ferroviarie in Italia. Un problema che non riguarda solo la Val di Susa, ma anche il Carso triestino. Per coinvolgere i triestini sulla problematica, il Comitato No Tav organizzerà un presidio informativo domani in piazza Cavana, a partire dalle ore 17. Andrea Di Matteo

RIGASSIFICATORE: la partita continua

Da Il Piccolo del 15/03/12

Rigassificatore, già fallito il primo vertice sull’Aia

di Gabriella Ziani Mentre in via Giulia sotto la sede della Direzione regionale Ambiente una piccola folla con cartelli e megafoni, capitanata dai sindaci di Muggia e San Dorligo con la fascia tricolore, protestava contro il rigassificatore di Gas Natural, nella sala riunioni pochi piani più in alto si consumava ieri mattina il primo fallimento nell’avvio delle procedure di autorizzazione ambientale per l’impianto del possibile rigassificatore. Alle 10 era stata indetta la riunione tecnica di avvio del capitolo “Aia”, Autorizzazione integrata ambientale, che è altra cosa dall’autorizzazione definitiva ma non meno importante. Provincia, Comune, Azienda sanitaria e Arpa devono, in quella sede, decidere se l’impianto garantisce tutti i criteri di sicurezza su emissioni in aria e in acqua, sul rumore, sui rischi, sullo smaltimento dei rifiuti, sull’uso delle “migliori tecnologie possibili” per dare le massime garanzie al territorio. «La Regione, responsabile del procedimento, ha messo sul tavolo documenti datati 2009 – racconta Vittorio Zollia, che rappresentava, da assessore all’Ambiente, la Provincia -, ma nel 2011 Gas Natural ha presentato un progetto nuovo, e la Regione stessa ha chiesto nuove integrazioni di documenti, che noi non conosciamo. Per esempio c’è un camino spostato di ben 75 metri nel frattempo, Gas Natural ha risposto che è sempre quel camino, ma non è risposta accettabile – prosegue l’assessore -, allora tanto vale che scriva che posizionerà il camino in un posto, indifferente quale. Noi esigiamo di valutare, per l’Aia, gli stessi documenti che verranno esposti in sede di autorizzazione finale». Una lunga discussione, che si è conclusa alla fine con una sospensione, e un rinvio a data da destinarsi. «Abbiamo anche verbalizzato – prosegue Zollia – che la nostra non è una “richiesta di integrazione”, perché se ne può fare una sola nel corso del procedimento. È proprio una richiesta di sospensione». Dibattito animato anche su un’altra questione non da poco. Non è risultato nemmeno chiaro su che cosa la conferenza dei servizi per l’Aia si debba esprimere: solo su due caldaie che superano i 50 megawatt di potenza, oppure su tutto il progetto? Per gli enti, su tutto il progetto. Per Gas Natural, solo sulle caldaie. «Io ho espresso il massimo disappunto per come la Regione ha gestito il procedimento – rafforza Umberto Laureni, assessore all’Ambiente del Comune -, e mi faccio forte proprio delle parole dell’assessore e vicepresidente della Regione Luca Ciriani, che ha detto come su questo problema bisogna agire con razionalità, coerenza e responsabilità. Seguendo questo consiglio, non ho ravvisato alcuno di questi termini che possa adattarsi a quanto abbiamo visto ieri. Un progetto del 2009? Ricordo che abbiamo già anche valutato quello successivo del 2011, e che proprio su quello sia il Comune e sia la Provincia hanno espresso e votato un parere negativo». Altrettanta perplessità sui capitoli in campo: giudicare le caldaie (ipotesi che ha destato sorpresa) oppure tutto? Ciriani ha immediatamente emesso una nota: «In relazione alla procedura in corso è necessario precisare da subito che questa amministrazione regionale si sta attenendo alle norme e agli iter procedurali previsti a livello regionale, con l’obiettivo di portare avanti un percorso in maniera seria, concreta, costruttiva per dare risposte a tutti i propri interlocutori, dai cittadini fino ai proponenti l’investimento». Ma intanto doppio dissidio e fumata nera

Due sindaci coi megafoni «Cambiamo il progetto”

«La nostra protesta è “per” e non “contro”, non ci facciamo dare la patente del “no se pol”, tanto è che sotto la Regione abbiamo dato voce non solo alle nostre istanze “per” la sicurezza, “per” l’ambiente”, “per” uno sviluppo e un’economia sostenibili, e “per” il porto, ma anche abbiamo suggerito (se proprio il governo dovesse far valere le proprie valutazioni di strategia nazionale energetica circa il rigassificatore) una proposta alternativa». Il sindaco di Muggia, Nerio Nesladek, era ieri, armato di megafono, alla manifestazione da lui stesso organizzata sotto la sede della Direzione regionale Ambiente dove si teneva la prima riunione per l’autorizzazione ambientale al progetto di Gas Natural. Con il sindaco di San Dorligo-Dolina, Fulvia Premolin. E in mezzo a non meno di 150 manifestanti, tra cui la Federazione della sinistra e la Uil-Vigili del fuoco che ha da tempo attivo il “Tavolo tecnico” sui temi della sicurezza. «Manifestazione non politica, ma istituzionale – sottolinea Nesladek – c’erano i sindaci con la fascia tricolore e i labari». I due Comuni avversano (anche al Tar) il progetto a causa della sua dislocazione nella baia di Zaule, ma contestano pure il fatto di essere stati esclusi dalle Conferenze dei servizi (seconda causa al Tar). «Dovesse prevalere la posizione “strategica” del governo – dice il sindaco -, ci sono soluzioni alternative, ben note ai tecnici qualificati: navi rigassificatrici che completano tutto il processo in mare, usando una boa galleggiante. Da quelle navi a turno potrebbe uscire un tubo col gas verso l’Italia, un altro col gas verso la Slovenia, un terzo per i rifornimenti alla Croazia. Daremmo gas a 3 paesi, con un progetto unico, internazionale, di valenza geopolitica, sotto l’egida Ue, senza toccare terra, e che per di più – prosegue Nesladek – i tecnici assicurano costerebbe la metà: non più 1,3 miliardi di euro, ma solo 700 milioni. Entro l’estate Premolin e io organizziamo un convegno tecnico con tutti e tre gli Stati. Credo che anche per la Slovenia la prospettiva potrebbe cambiare». (g. z.)

Türk: Lubiana non vuole rigassificatori nel Golfo

GORIZIA «Realizzare dei rigassificatori nel golfo di Trieste non è una buona idea». Solo un accenno, poco più di una battuta, ma anche una presa di posizione piuttosto chiara, quella del presidente della Repubblica di Slovenia Danilo Türk. Parlando ieri a Gorizia – dove ha visitato i principali centri culturali della comunità slovena – Türk ha raccontato di aver affrontato con il governatore del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo (incontrato poco prima) i problemi comuni di economia ed energia. Ed in particolare del progetto per il rigassificatore di Trieste: «A mio parere realizzare dei rigassificatori nel golfo di Trieste non è una buona idea, ma è necessario continuare la trattativa in merito tra Italia e Slovenia». Stoccata parzialmente corretta dalla precisazione che nel suo ruolo istituzionale di presidente della Repubblica non può approfondire questioni che spettano ai governi. Sul rigassificatore si è sbilanciato meno Tondo: «La Regione non è pregiudizialmente contraria al rigassificatore. Ma ritengo che abbiamo bisogno di energia, ed è necessario individuare sistemi energetici innovativi. Per questo, senza pregiudizi, vogliamo approfondire gli aspetti positivi e negativi del progetto». Così come resta in ballo, per Tondo, anche ogni discorso sul potenziamento della centrale nucleare di Krsko, a proposito del quale il governatore ha in programma di chiedere un incontro con il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. «Ho ricordato al presidente Türk la mia posizione sulla collaborazione con Krsko da parte del Governo italiano – ha detto Tondo – a breve riporterò il problema al ministro Passera. Da parte della Regione c’è comunque la disponibilità a partecipare a un percorso comune qualora questo venga intrapreso». Tondo intanto ha incassato dal presidente Türk la disponibilità a riferire al Governo gli esiti di questo incontro. Un incontro che però non ha avuto come tema la sola energia. Tondo e Türk si sono confrontati anche sui rapporti transfrontalieri, specialmente in tema di economia. Il presidente sloveno ha definito «già buoni» tali rapporti, passibili però di essere ulteriormente migliorati. Uno dei prossimi passi potrebbe essere lo sviluppo comune del progetto “Vie della Pace”, che intende valorizzare le memorie condivise della Grande Guerra. «Una buonissima cosa, che la prossima settimana sosterrò anche a Bruxelles», ha assicurato Tondo. Del resto secondo il governatore è proprio il turismo una delle strade da battere di comune accordo a livello sovranazionale, per «vendere il sistema “Centro Europa” al Brasile, alla Cina, o all’India». In tema di cooperazione transfrontaliera, infine, da ricordare che domani a Trieste ci sarà un vertice tra Friuli Venezia Giulia, Veneto e Carinzia per approvare lo Statuto e la Convenzione della Euroregione “Senza confini”.

Carnia/ Ancora contro l’elettrodotto

Dal Messaggero Veneto 15 marzo 2012 —   pagina 29   sezione: Nazionale

 

Elettrodotto, un ricorso contro il nuovo piano

di Domenico Pecile UDINE Un errore formale: un indirizzo sbagliato. A individuarlo, nell’avviso pubblico di Alpe Adria Energia spa relativo alle integrazioni sul progetto dell’elettrodotto aereo Somplago-Würmlach, è stato Aldevis Tibaldi, presidente del Comitato per la vita del Friuli rurale (alcune centinaia di aderenti) nato nel 2007 per contrastare il progetto dell’elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest. E ha pensato che in questo, come in molti altri casi, la forma è sostanza. Da qui la decisione: ha scritto ai Ministeri dell’Ambiente, dei Beni e attività culturali, a quello per lo Sviluppo, alla Regione Friuli Venezia Giulia e ai Comuni interessati all’avviso pubblico, chiedendo «la nullità della procedura»: in breve, l’annullamento del bando in questione. I fatti. Lo scorso 8 marzo sulle pagine del nostro giornale e su quelle de La Repubblica è comparso un avviso pubblico con il quale Alpe Adria Energia spa richiedeva al ministero dell’Ambiente di pronunciarsi su un’ulteriore compatibilità ambientale del progetto dell’elettrodotto aereo in questione, invitando nel contempo a presentare entro 60 giorni le osservazioni. Il parere in questione riguardava soltanto un tratto del Comune di Paluzza, uno degli locali (assieme a Sutrio, Cercivento, Zuglio) contrario alla infrastruttura che costerà 35 milioni di euro e che sarà lunga 44 chilometri (previsti ottanta nuovi tralicci). Deciso, dunque, a consultare gli elaborati «in nome e per conto del Comitato per la vita del Friuli Rurale», Aldevis Tibaldi si è recato, lo scorso 12 marzo, all’indirizzo indicato nell’avviso pubblico a Udine, «ovvero al civico 16 di via Piave, dove ha dovuto prendere atto che trattavasi della sede della Prefettura del capoluogo friulano e che, su dichiarazione del piantone di pubblica sicurezza, quell’edificio nulla aveva a che vedere con la Provincia di Udine e tanto meno con alcuna osservazione» (come erroneamente indicato nell’avviso medesimo). Da qui la decisione del presidente del Comitato di chiedere l’annullamento di quell’avviso. Scrive infatti Tibaldi a Ministeri, Regione e Comuni per motivare la sua richiesta: «Impedita la consultazione ai sensi di legge e, conseguentemente, la possibilità di emettere ogni possibile osservazione entro 60 giorni dalla presentazione delle suddette integrazioni, lo scrivente diffida tutti i Ministeri in epigrafe a dichiarare pubblicamente la nullità della procedura, quale è stata annunciata dalla Società proponente (Alpe Adria Energia spa, ndr), per violazione al diritto al contraddittorio e al contempo chiede a codesti spettabili Ministeri di assumere ogni iniziativa necessaria a far sanzionare l’eventuale falso ideologico qui esposto e, con esso, ogni eventuale riconosciuta complicità».
dal Messaggero Veneto del 09 marzo 2012 —   sezione: UDINE

Elettrodotto, nuovo piano
Ma la protesta va avanti

Paluzza, Alpe Adria Energia chiede al Ministero di vagliare un’altra integrazione. Il sindaco Elia Viezzi: ci chiedono un parere, ma la nostra contrarietà non cambia

di Domenico Pecile

PALUZZA. Alpe Adria Energie spa ha richiesto al Ministero dell’ambiente di pronunciarsi su una ulteriore compatibilità ambientale del progetto di elettrodotto aereo Somplago-Würmlach in Austria sul tratto di 4.5 km della zona di protezione speciale (Zps) Alpi Carniche. Il parere in questione riguarda soltanto un tratto del Comune di Paluzza, uno degli enti locali (assieme a Sutrio, Cercivento, Zuglio; favorevoli Tolmezzo e Cavazzo) contrario alla realizzazione dell’infrastruttura da 35 milioni.

La nuova integrazione al progetto (60 i giorni a disposizione per chiunque voglia fornire le proprie osservazioni) non pare destinata a spostare di un millimetro la contrarietà dei Comuni che già, con diverse delibere, hanno bocciato il progetto. Anche perché – dicono i sindaci interessati – il progetto è stato rimaneggiato più e più volte con diversi cambiamenti del tracciato con integrazioni volontarie trasmesse dalla società proponente. «Sinceramente – dichiara il sindaco di Paluzza, Elia Viezzi – con tutte queste integrazioni risulta molto difficile capire quali sia il tracciato definitivo. Ma pare che ci si stia muovendo su un tracciato tutto aereo, mentre era spuntata l’ipotesi di un possibile interramento dell’ultimo tratto: quello che da Cleulis di Paluzza arriva fino alla zona di Zps».

Le nuovi integrazioni contengono lo “studio della presenza di fauna di interesse comunitario. Aggiornamento dei dati rilevati nel 2010 per il tratto ricompreso nella Zps Alpi Carniche interessato dal progetto dell’elettrodotto aereo e relativa integrazione delle vinca (valutazione di incidenza”, a firma del dr Stefano Filacorda del Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’Università degli studi di Udine. Lo studio conclude come segue: «In considerazione di quanto descritto e rilevato e di alcuni specifici parametri indicati…, il progetto di elettrodotto, sulla base dei dati rilevati e qui presentati, non esercita un’incidenza negativa sullo stato di conservazione delle popolazioni di specie di uccelli presenti all’interno della Zps Alpi Carniche. In relazione alla presenza di mammiferi di interesse comunitario, queste specie non sono state segnalate e comunque la natura dell’impianto non comporta incidenze negative».

«Questo parere – è la replica del sindaco di Paluzza – non modifica il nostro giudizio assolutamente negativo sull’opera. Anche perché si continua a prendere decisioni unilaterali senza mai concertare le scelte con il territorio e i suoi rappresentanti istituzionali. Noi continuiamo a ritenere che l’impatto ambientale dell’elettrodotto sarebbe davvero molto negativo».

NO TAV/ Tracciati bassa friulana: Debernardi piace a tutti …

… anche ai pro TAV come Paviotti, ma non ai No Tav ovviamente.
Come è noto l’Ing. Ivan Cicconi ha pubblicamente respinto durante l’assemblea di Portogruaro del 9 marzo, ogni eventuale richiesta di prestare consulenza per valutare il progetto di RFI.

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Ecco le dichiarazioni di Cicconi, verificabili nel filmato dal tempo 2.32.56 al tempo 2.35.25

«Il rischio che avete in questo momento è questo.

Io ho ricevuto un SMS prima della riunione, di uno, .. di una persona fra le più attive nell’area del Friuli, contro la TAV, che mi dice

“ci sarà all’assemblea un Sindaco del Friuli, che ti chiederà di avere una consulenza per conto dei Comuni, insieme a Debernardi, per le consultazioni che si aprono”.

Perché la Regione Veneto (in realtà si tratta della Regione Friuli FVG -ndr-) ha stanziato una somma per finanziare i Comuni, per partecipare al confronto anche tecnico, per la valutazione del progetto Alta Velocità. Questo Sindaco ancora non l’ho incontrato, non so se c’è.

Dico pubblicamente che io non sono disponibile ad accettare alcun incarico, se il confronto è su quest’opera. Perché l’unico confronto possibile, e per questo dico, il rapporto con i Sindaci e gli amministratori da parte dei cittadini è fondamentale per impedire che vada avanti questa assurdità; è quello di imporre un confronto sulle esigenze concrete del territorio e l’unica cosa seria da fare è intervenire sui nodi e le criticità nella linea storica che c’è, che è sottoutilizzata come è noto e con investimenti di un ventesimo di quelli utilizzati per la nuova linea di alta velocità, si può migliorare il servizio enormemente basta investire i soldi che ci sono, sono 4 miliardi di euro all’anno che il gruppo delle ferrovie dello stato prende dallo Stato per garantire il servizio universale che però vengono dirottati inevitabilmente negli investimenti in queste opere.»

 

 

Messaggero Veneto VENERDÌ, 16 MARZO 2012

Pagina 37 – Provincia BAGNARIA ARSA

Scelto dai sindaci il professionista per valutare la Tav

BAGNARIA ARSA L’Assemblea dei sindaci interessati dal passaggio della linea Ac Venezia Trieste (Tav) nella Bassa Friulana , ha designato nell’ingegnere Andrea Debernardi, il professionista per la valutazione del progetto presentato da RFI nel 2010. La scelta è stata effettuata all’unanimità nella riunione che ha anche sancito la costituzione di un’Assemblea permanente dei sindaci (Fiumicello, Villa Vicentina, Ruda, Cervignano, Bagnaria Arsa, Torviscosa, Palmanova, Gonars, Santa Maria La Longa, San Giorgio di Nogaro, Muzzana, Castions di Strada, Teor, Pocenia, Porpetto, Carlino, Palazzolo dello Stella, Ronchis) per l’analisi del progetto della discussa infrastruttura, per il quale la Regione Fvg, su iniziativa dell’assessore Riccardi, ha stanziato un contributo di 50 mila euro. La scelta è caduta dunque, su un professionista di riconosciute capacità, che è inoltre un esperto conoscitore della problematica specifica, essendo stato già consulente per i Comuni della Bassa in occasione della stesura del “protocollo Sonego” del 2008 e più recentemente del Comune di Villa Vicentina per la valutazione delle interferenze del progetto del 2010. Oggetto della valutazione dell’ingegnere Debernardi è non solo la tratta friulana Ac Venezia- Trieste, ma anche la connessione con la ferrovia Cervignano-Palmanova-Udine, che a quanto pare costituirebbe la parte finale del cosiddetto “corridoio Adriatico- Baltico”. «Crediamo si tratti di un passo importante per intraprendere una valutazione seria e approfondita sul progetto specifico e più in generale sull’assetto infrastrutturale ferroviario della Bassa», afferma in sindaco di Bagnaria, Cristiano Tiussi, comune capofila per l’erogazione del contributo. «Debernardi costituisce una garanzia per un approccio “laico” alla tematica, come hanno evidenziato i sindaci di Cervignano Paviotti e di Villa Vicentina Pischedda, che hanno potuto apprezzarne in passato il lavoro». (f.a.)

NORDEST/ Ferrovie allo sbando, Riccardi, Tondo e Zaia anche

Messaggero Veneto 17 marzo 2012

 

Patto Fvg-Veneto contro Trenitalia

di Beniamino Pagliaro

Zaia e Tondo d’accordo: i territori devono essere uniti nel pretendere servizi all’altezza

 

TRIESTE. Il Friuli Venezia Giulia arruola il Veneto per la «partita» del contratto con Trenitalia. Il giorno dopo lo stop al rinnovo del servizio da parte della giunta regionale, Renzo Tondo trova un alleato in Luca Zaia. A Trieste, al vertice dell’Euroregione, si parla del nuovo soggetto giuridico per cooperare meglio.

E il primo esempio di azione comune potrebbe arrivare proprio in materia ferroviaria. Il contesto in cui Friuli Venezia Giulia e Veneto operano non è così differente: entrambe le giunte regionali sono insoddisfatte del comportamento di Trenitalia, e giovedì in giunta l’assessore ai Trasporti, Riccardo Riccardi, ha ufficializzato il congelamento al rinnovo del contratto da 38,1 milioni.

Quali sono le prospettive? In Emilia Romagna, dove la situazione non è migliore, la giunta ha annunciato a fine febbraio una gara europea per i servizi regionali. L’obiettivo è quello di attrarre nuove imprese, anche straniere, interessate a occuparsi del trasporto pubblico locale in modo più efficiente. E tra Trieste e Udine? C’è chi aspira, con qualche idea di restaurazione austroungarica, al ritorno delle ferrovie austriache o tedesche. Ieri il consigliere regionale del Pdl, Maurizio Bucci garantiva che «se Trenitalia ci snobba sono interessate le ferrovie di Austria e Germania».

Il discorso è decisamente più complesso: la società del trasporto merci controllata dalle Ferrovie austriache ha iniziato, a gennaio, a collegare il porto di Trieste con il Centro Europa. Ma sul trasporto passeggeri, al momento, non si è registrato un particolare interesse. In Friuli Venezia Giulia, nei primi due mesi dell’anno, si sono registrate ben 537 soppressioni, ben oltre il limite di tolleranza previsto dal contratto.

E in Veneto? «Il servizio non cambia certo oltre il confine regionale», spiega Zaia. «Quella del trasporto pubblico locale è una partita irrisolta. Siamo sempre più convinti – ha continuato – che i territori debbano essere uniti anche nella partita con Trenitalia». «La massa critica vale per tutto – ha aggiunto Tondo – anche per Trenitalia». La soluzione è ancora lontana, ma una collaborazione tra le due regioni è un’ipotesi di lavoro. Ovviamente, la posizione di Zaia e dell’assessore Riccardi sulle liberalizzazioni nel mercato ferroviario è praticamente uguale.

Così perfino il governatore leghista riesce ad appoggiare il Governo sull’intenzione di liberalizzare il trasporto pubblico locale. «Fanno bene – ha detto ieri –, è un comparto in cui abbiamo qualche problema». Il fronte della protesta dei pendolari del Friuli Venezia Giulia si è intanto dato un nuovo appuntamento. I cittadini si troveranno oggi a Udine nella sede dela Regione, per illustrare i risultati dei sondaggi effettuati recentemente a bordo treno. A Trieste, ieri, si è parlato anche della tratta a Nord Est della Tav. Per il tracciato della Venezia-Trieste si è sempre in attesa della decisione del Veneto, ma Zaia ha rivendicato la necessità di valutare una terza ipotesi di percorso. Dopo il tracciato litoraneo, inizialmente sostenuto da Zaia, e quello parallelo alla A4, ora il presidente del Veneto ha citato «il progetto complanare alla ferrovia».