Marzo 17th, 2017 — General, Varie

… ed un posto per ogni cosa.
Già questo motto è fastidioso per chi non riesce a stare nel banale ordine domestico delle mutande nel giusto cassetto, figuriamoci quando lo stesso riquadro schematico viene utilizzato per rimettere a posto la realtà momentaneamente perturbata, messa in disordine, da un evento drammatico.
Parliamo ovviamente della Costa Concordia, una tragedia all’italiana, verrebbe da dire, se volessimo anche noi farci prendere dalla smania della catalogazione degli eventi.
In realtà i cassetti dell’arredamento socioculturale non attendono eventi, attendono persone cui affidare il ruolo di nuclei di rappresentanza della morale nazionale: il buono, il cattivo, la donna.
Ritratti costruiti subito in un concatenarsi di identità che se non c’erano, bisognava inventarle.
Intanto il buono, il coraggioso, l’eroe, ma soprattutto l’uomo con le carte in regola: padre e marito esemplare; Repubblica ci tiene a sottolinearlo, ancor prima di descriverne l’operato: moglie e figlie sono il suo mondo.
“Da grande voglio essere De Falco” dice un tale (sempre Repubblica), quello che ordina, quello che dice “adesso comando io”… la voce del comando che tanto è piaciuta al punto da essere riverberata da una massa di automi belanti nelle inquietanti, più che divertenti, t scirt.
Da prendersi veramente male quando dalla maglietta alla corteccia, l’ammirazione si trasfigura nella richiesta di autorità (incarnata guardaunpò in una divisa), di uomo forte, di uno che mette le cose a posto, leader, guida, dux… All’italiana, insomma.
Come italianissima è la figura del cattivo meglio definito dagli eventi come il codardo.
Qui si è visto un distillato di ipocrisia purissima. L’affondamento mediatico di un modello, quello del maschio farfallone, sbruffone, piacione, che fino ad un momento prima piace; piace al popolo delle crociere come a quello televisivo; quel maschio che popola una realtà quotidiana deprimente e kitsch, dalle nostre parti lo chiamiamo coiar; quello che nessuno in tempi ordinari si sognerebbe di demolire, anzi, il disgraziato è l’incarnazione di uno stile permesso, ricercato, stimolato, perfino applaudito e se, nella fattispecie dell’azione incriminata origine del dramma, l’inchino era usanza a conoscenza e con compiacenza delle compagnie e delle capitanerie, è già detto tutto.
E poi c’è la donna. Poteva forse mancare la chiave di volta, quella che rende il cattivo un po’ meno cattivo perché offre all’interpretazione un’alibi alla sua distrazione? E’ ancora Eva che induce l’uomo al peccato. Perciò eccoli pronti i ricami a punto in croce per «La ragazza senza cabina», “La donna biondo platino sulla plancia”. “La ballerina moldava che ha fatto girar la testa a Capitan Codardo”. L’ultimo titolo è di Libero il quale ovviamente non poteva rinuniare alla sua mission: la colpa etnica. La costruzione ed il rinforzo dello stereotipo, la relazione biunivoca fra provenienza e colpa. Lo osservava bene l’altro giorno Dino Amenduni sul Fatto quotidiano: “se ricordiamo al lettore che quando c’è un furto è stato commesso da un rumeno, che quando c’è un atto di violenza è stata colpa di un maghrebino, che quando c’è una “donna misteriosa” (e non una dipendente della compagnia) a bordo è moldava, mentre non abbiamo lo stesso tipo di zelo nello specificare l’origine (italiana o occidentale) di altri esseri umani che commettono lo stesso tipo di azioni, alla lunga autorizziamo gli italiani a pensare che solo uno straniero, un determinato tipo di straniero, compie un determinato tipo di azione“.
Così nel lavoro di sistemazione delle figurine giornali e telegiornali ci hanno marciato una settimana, vendendo qualcosa in più e risistemando anche il nostro ordine sociale e morale.
Perché nel costume italico è così; nemmeno le tragedie sono trattate con correttezza, bisogna rimescolare carte e colpe e talvolta o spesso, nascondere le mancanze e gli errori.
Per esempio quasi nessuno ha ricordato che il 14 gennaio c’era stata a Venezia la manifestazione contro il passaggio in laguna delle navi da crociera: “Big ship …. you kill me” stava scritto su uno striscione; ma lo spirito dell’ “oscena movida galleggiante” come la chiama Sergio Bologna è quello di far avvicinare questi mostri pericolosamente alle coste più belle, alle acque protette dei pochi e non presidiati parchi marini.
Qualcosa si farà, forse sì, forse no, ma questo è già un altro ordine di problemi e riguarderà la politica e gli interessi delle compagnie di navigazione.
La nave affonderà, forse sì, forse no, ma di sicuro poco o tanto, inquinerà; ma anche questo è un altro ordine di problemi. E alla lunga, a chi interessa?
Gli spettatori del dramma, quelli che non ne sono stati toccati direttamente, sono stati serviti; anche se con un po’ di dispiacere per il De Falco eroe che ha rifiutato le numerose richieste di comparsate televisive; appagati comunque da quella di Domnica, la moldava, che dallo schermo di un’altra TV profferiva la sua verità. Credibile o meno, in ogni caso lei è già stata utile a far ordine e a dar senso agli eventi. Anche lei è stata messa nel posto che le spettava nella costruzione della casa morale degli italiani.
Unico particolare in questo mare di certezze stereotipate, lo studio della TV moldava che ha inervistato Domnica, aveva arredato lo sfondo con una riproduzione di un disegno di Maurits Cornelius Escher; il titolo: relativity.
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Studio Ocse
L’indagine conferma che il divario reddituale tra ricchi e poveri è in aumento esponenziale.
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Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni Regionali
Dal Messaggero Veneto del 24/01/12
Sabato “No Monti day” targato anarchici
Anche Iniziativa libertaria ha organizzato un “no Monti day” in programma sabato, dalle 17, in piazzetta Cavour a Pordenone. Il sit in prevede interventi a microfono aperto, sound system e banchetti con materiale informativo che sarà distribuito ai cittadini. «Costruiamo mutuo appoggio – sostiene l’organizzazione – in ogni quartiere, fermiamo la speculazione, creiamo gruppi di acquisto a chilometri zero, apriamo spazi di autogestione, asili, mense, ambulatori fuori dalla mercificazione, dalle mafie, dai partiti, per una econologia sociale». Lo slogan dell’incontro è “non più lacrime non più sangue, facciamola finita con padroni, banche e parlamenti”. Iniziativa libertaria accusa il Governo retto da Mario Monti di aver assunto misure che sono andate a colpire le fasce più deboli della popolazione, non toccando, invece, i poteri forti, a partire dalle istituzioni finanziarie. Non è la prima volta che l’organizzazione promuove sit in dedicati in piazzetta Cavour a Pordenone, dedicati in passato ai tempi dell’immigrazione, contro l’uso delle armi e le azioni di guerra e a favore della promozione di un diverso modello politico-economico.
Marzo 17th, 2017 — General, Treni
dal Messaggero Veneto del 25/01/12
L’odissea dei pendolari Cancellati 264 treni
di Martina Milia Anno nuovo problemi vecchi, anzi incancreniti. La Regione batte i pugni, minaccia di rescindere il contratto di servizio con le ferrovie – che vale più di 36 milioni di euro l’anno di soldi pubblici – ma il servizio sembra lento a recepire il cambio di rotta, per non dire immobile. E a dirlo non sono solo le voci, tra l’arrabbiato e lo sconsolato, dei pendolari. Treni soppressi. A dirlo sono i numeri, numeri che arrivano da fonti ferroviarie e che fotografano, solo nel mese di gennaio (non ancora conclusosi per altro), 264 soppressioni, pari a 11.488 chilometri-treno cancellati. Certo, i conti si faranno a fine anno, ma gli ultimi mesi del 2011 certo non sono andati meglio, come raccontano le cronache, le lamentele, gli incontri fatti soprattutto di promesse da parte di Trenitalia. Le linee. Tralasciando la Casarsa-Portogruaro, dove le soppressioni non fanno più notizia – nei primi 22 giorni dell’anno se ne sono contate addirittura 163 in barba ai sogni che parlano di Tav su quel tracciato – , la Udine-Gorizia-Trieste è quella che ha patito di più (anche in relazione al bacino di utenza che ha), seguita dalla Udine-Tarvisio e dalla Udine Cervignano. Va un po’ meglio in direzione Venezia, ma in qualunque direzione la si guardi non si scende mai sotto le dieci soppressioni. E comunque se si guarda all’anno vecchio, a dicembre ci sono state molte cancellazioni anche sulla Udine-Sacile-(Venezia) e Trieste-Latisana-(Venezia). Se non si è un pendolare è difficile comprendere quanto sia frustrante dover subire ripetutamente questo disagio, soprattutto se quello che dovrebbe essere un evento occasionale diventa quasi una routine. «L’abbonamento al “treno fantasma” – dice con autoironia un pendolare di vecchio corso – si paga comunque». Le motivazioni. Ma quali sono le ragioni di queste soppressioni? Carenza di materiale rotabile (treni guasti o in manutenzione?) e carenza di personale (malattia, sciopero bianco o ferie forzate?), raccontano nelle ferrovie. Il personale. Per quanto riguarda il personale, i sindacati da tempo denunciano il sotto dimensionamento dell’organico e le tensioni che ne derivano nell’organizzazione del lavoro. Nei mesi scorsi lo sciopero bianco dei capitreno – racconta chi l’ambiente lo conosce – è stato innescato dalla massiccia richiesta di straordinari per sopperire a tale carenza. Il miglioramento. Ma per non guardare solo alle cose negative, bisogna dire che negli ultimi due giorni la situazione è migliorata. Ieri si è registrata una sola soppressione, quella del treno 6004 Trieste–Udine. I pendolari possono dormire sonni tranquilli? Come loro stessi ricordano dopo periodi di forte criticità arrivano periodi di tregua, «ma questa non dura mai abbastanza a lungo da far ritenere che l’emergenza sia passata»
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni Regionali
Pordenone 28 gennaio ore 17.00 p.tta cavour NO+MONTI+DAY non più lacrime non più sangue facciamola finita con padroni, banche e parlamenti ! SIT IN interventi a microfono aperto sound system banchetti con materiale informativo Costruiamo mutuo appoggio in ogni quartiere, fermiamo la speculazione, creiamo gruppi di acquisto a km 0, apriamo spazi di autogestione, asili, mense, ambulatori fuori dalla mercificazione, dalle mafie, dai partiti, per una ecologia sociale. COSTRUIAMO L’ALTERNATIVA AL CAPITALISMO, IL FUTURO PER NOI E PER I NOSTRI FIGLI. Iniziativa Libertaria
+ DURANTE IL PRESIDIO RISPOSTA SOLIDALE ALLA REPRESSIONE NOTAV CON ARRESTI E FERMI AGLI ATTIVISTI RESISTENTI !! +
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
NO TAV. NO Arresti. NO Violenza di Stato. NO Repressione. NO Mafia.
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Marzo 17th, 2017 — General, Noi

Udine 28 gennaio (foto infoaction). Una cinquantina di attivisti No Tav ha partecipato al Presidio sotto la Prefettura contro gli arresti e la repressione in Valsusa, nelle due ore della durata dell’iniziativa che si è conclusa con un volantinaggio in centro Città e presso la Stazione ferroviaria. Fra la mattina ed il pomeriggio sono stati distribuiti circa mille volantini.
Rassegna stampa
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Marzo 17th, 2017 — General, Noi

Quello che segue è il testo del volantino diffuso in questi giorni a Trieste. Oggi è stato distribuito fuori dalla risiera in occasione della giornata della memoria e durante il presidio in piazza Borsa di USI-AIT e USB (vedi foto).
Domani (sabato) verrà diffuso la mattina e il pomeriggio in Largo Barriera.
Aspettando Moretti il 2 febbraio!
LA LOGICA ROVESCIATA
Chi difende la natura, il diritto degli alberi ad esistere, dei contadini a coltivare, dei sentieri a rimanere aperti ai gitanti, del paese a non venir distrutto da opere di grande impatto e dall’enorme costo
Viene accusato di devastazione
Da chi usa ruspe per abbattere gli alberi, recinti per bloccare i sentieri, distrugge i campi coltivati, perfora le montagne con tritolo e modifica irreparabilmente l’ambiente naturale, creando un enorme buco economico per realizzare dei buchi nella natura
Chi cerca di garantire la libertà dei cittadini a vivere sulla propria terra, del proprio lavoro, nella propria natura
Viene accusato di essere violento
Da chi gasa chi si oppone alle distruzioni usando gas proibiti dalle convenzioni internazionali, posa filo spinato, usa carri armati militari, manganelli, fogli di via e mandati di cattura…
LA LORO VIOLENZA NON FERMERA’
L’OPPOSIZIONE POPOLARE
CONTRO LA DEVASTAZIONE
FISICA ED ECONOMICA
CHE VOGLIONO IMPORCI
NOTAV
Informazioni su: www.notav.eu e www.notav.info
Marzo 17th, 2017 — General, Pendolari
da Menti critiche e riproposto su Informarexresistere e su Reset
Stazione di Trieste Centrale.
Unna leggera Bora tende a sostituire l’aria inquinata della Città e sul golfo triestino con aria secca di provenienza continentale. Ed ecco che insieme alla Bora giungono in città le nefandezze del sistema globale, asociale esistente.
Nell’atrio luminoso della Stazione noti un qualcosa che non c’è.
Le sedute sono scomparse.
Prosegui il tuo cammino verso i binari, ed anche le sedute del secondo atrio sono scomparse.
Una strana sensazione inizia a maturare e prendere forma nel tuo essere dubbioso.
Ti fermi.
Leggi un cartello.
Ma qualcosa non torna.
E’ inverno.
Nessuna traccia di questi ipotetici lavori è segnalata nei siti internet di riferimento.
E pensi.
Pensi a chi utilizzava quelle sedute.
Pensi chi riscaldava con il peso e la fatica del sopportare una società sempre più disumana, quelle sedute nere e plastificate.
Persone invisibili all’occhio umano accecato dalla frenesia tipica di tal tempo.
Eppure la notte, la Stazione Centrale di Trieste, ha conferito immensa ospitalità a quelle persone.
Conosciute volgarmente come senzatetto.
E sono tante.
Tante, ma invisibili.
Nella sola Unione Europea sarebbero circa 3.000.000 (Unicef 1998), negli Stati Uniti: 750.000 (Unicef 1998), in Canada: 200.000 (CBC News December 1998), in Australia: 99.000 (ABS: 2001 Census).
Potrebbe trattarsi solo di un mio presentimento.
Le sedute che spariscono nel periodo invernale, nei mesi dove in quelle mura molte persone trovavano riparo.
Coincidenze di sistema.
Eppure di quei lavori,ad oggi, non vi è traccia.
Lavori che devono giustificare la cacciata violenta delle sedute.
Ed allora incontro alcuni operai della Stazione.
Chiedo delle sedute e…
” le hanno tolte per i barboni, non riuscivano a buttarli fuori e non so se faranno i lavori ma il motivo è quello”.
Come biecamente immaginavo.
Dunque, qualcosa in questa vicenda non torna.
Oppure torna tutto.
E’ tutto così chiaro.
E si diffondono anche dei cartelli con tanto di avviso all’utenza, con i quali si giustificano, in apparenza, la cacciata delle sedute, ma la realtà sembra essere altra.
Sembra che dietro quella scusa vi sia altro.
Ed infatti, in serata mi reco alla stazione centrale.
L’atrio è vuoto.
I senzatetto sono diventati letteralmente e sostanzialmente invisibili.
E’ questo il segno della civiltà?
Forse si vuole in qualche modo imitare la vicina Ungheria, dove sembra che da poco tempo sia entrata in vigore una nuova legge che prevede per chi dorme sulla strada una sanzione di circa 600 dollari o la prigione.
Questa non è la Trieste che ho umanamente conosciuto.
Marco Barone
Aggiornamenti:
1)
Testo mail inviata a Centostazioni, gestore della Stazione di TS Centrale.
Mercoledì 25 gennaio 2012, 13:07
Salve, volevo cortesemente venire a conoscenza del motivo che ha comportato la rimozione delle sedute nei due atri della Stazione di Ts centrale; è stato collocato un cartello che avvisa di lavori di manutenzione straordinaria che sarebbero già in corso(?), ma la realizzazione di tali lavori, di cui non vi è traccia nel vostro sito, necessitava la rimozione delle sedute fino al 31 marzo?
Grazie per la disponibilità,
cordialmente
Marco Barone.
2)
Nella serata del 25 gennaio 2011 intorno alle ore 19.20 ho chiesto informazioni all’ufficio informazioni della Stazione Centrale di Ts. Sono stati cortesi e cordiali, ma in merito ai lavori non sapevano nulla anche perchè non di loro competenza…
Quello che è emerso è che visto e rilevato che il 2 febbraio a Trieste verrà L’Ad Moretti, difficilmente i lavori inizieranno , sempre che esistano o siano tali da giustificare la rimozione delle sedute, per quella data. Chiamala se vuoi operazione apparenza, per dare il benvenuto a Moretti si lasciano in piedi per giorni migliaia di persone, ed i senzatetto spariscono.
Evviva la società. Dove sono finiti i senzatetto? Comunque ho ottenuto il numero del telefono mobile del responsabile di Centostazioni locale, visto che sono irragiungibili telefonicamente localmente, perchè non esiste un numero fisso locale ma solo quello centrale di Roma. Alla mail inviata in primo pm nella giornata del 25 gennaio non ho ancora avuto risposta. Questa denuncia deve andare avanti, per i senzatetto, contro ogni apparenza, per una società che deve vedere ciò che non vuole vedere.
m.b
3)
ho provato a contattare il responsabile di Centostazioni ma non rispondeva, nell’edizione odierna 27 gennaio 2012 http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2012/01/27/news/stazione-panchine-sparite-tra-applausi-e-proteste-1.3110324 Il piccolo di Ts ha ripreso la notizia, ma senza citare il fatto che sono stato il primo a denunciar ciò, nonostante abbia inviato il detto articolo anche alla redazione del Piccolo. Beh…quello che conta è che la notizia sia diventata notizia.
mb
da Il Piccolo
Stazione di Trieste, panchine sparite tra applausi e proteste
Ferrovie: lavori di manutenzione, le sedute saranno ricollocate. Ma forse ne arriveranno delle nuove sulle quali i clochard non potranno più stendersi
di Corrado Barbacini
In piedi, sempre in piedi. Al massimo con la schiena appoggiata al muro per poter leggere un libro o sfogliare un giornale. Addio panchine nella stazione centrale. Le Ferrovie le hanno fatte rimuovere. Dicono che è solo un arrivederci. Ma hanno tolto sia quelle dell’atrio sia quelle posizionate alle pareti della piramide, prima di arrivare ai binari. Insomma, è successo più o meno quello che era accaduto in piazza Venezia qualche anno fa, quando l’allora assessore comunale Franco Bandelli aveva fatto togliere le panchine per evitare che ci stessero i drogati.
«Devo andare da mia figlia a Udine e ho perso il treno. Sto girando per i negozi in attesa della partenza. Ma sono stanco. Ho chiesto a un ferroviere dove mi posso sedere e mi ha risposto di andare al bar, dove ci sono i tavolini». Le parole sono di un uomo di 75 anni: rappresentano il disappunto di quella che nei manuali di marketing si chiama utenza.
Ma l’utenza della stazione di Trieste non è fatta solo di viaggiatori in attesa del treno in partenza. Ma anche di gente che si ferma, anzi si siede su una panchina, e forse legge il giornale, durante una passeggiata in città. La stazione per molti era la tappa di una passeggiata lungo il centro storico. Ora stop. In piedi. Anche se sui cartelli che le Ferrovie hanno affisso là dove c’erano le panchine si trova stampata la parola «temporaneamente», seguita dalla spiegazione: «Per effettuare gli interventi di manutenzione».
Promettono dall’ufficio relazioni esterne di Trenitalia: «Le panchine saranno rimesse nel posto originale. Verranno pitturate. Ma forse ne acquisteremo di nuove con i braccioli così da non potercisi coricare». Ma quando? «Al più presto», è la risposta vaga anche se i cartelli affissi in stazione danno come termine il 31 marzo. Ma nessuno di quanti in stazione lavorano ci crede. E c’è anche chi con un pizzico di malizia collega la rimozione delle panchine all’arrivo in città di Mauro Moretti, l’amministratore delegato delle Ferrovie atteso qui il 2 febbraio. «Le hanno tolte per evitare situazioni spiacevoli con i barboni da anni sistemati qui. Hanno fatto una bella pulizia».
Ecco l’altra faccia della medaglia. Quella che fa pensare a chi aveva trovato nell’atrio della stazione un posto dove dormire al caldo. La tabaccaia che ha la rivendita vicina all’ingresso principale non ha dubbi: «Hanno fatto bene a togliere le panchine. Qui ogni giorno c’erano risse, era uno schifo. Su quelle panchine non dormivano solo i barboni, quelli non disturbano. Ma si erano anche accampati i punkabbestia. Qualcuno si portava i cani. La gente aveva paura. E poi ogni mattina l’atrio diventava un letamaio. Il problema era la sicurezza. I punkabbestia chiedevano soldi alla gente. Non si poteva più andare avanti».
Un viaggiatore triestino ribadisce la tesi: «Nella stazione di Milano non ci sono panchine. Questo, appunto, non è un posto dove ci si ferma a leggere il giornale. Si attraversa l’atrio e si sale in treno. A che serve fermarsi?». Un ferroviere che vuole mantenere l’anonimato («Noi non possiamo parlare») spiega che «tutto è cambiato. A Udine hanno dovuto anche chiudere la sala d’aspetto…». Racconta un agente della Polfer: «L’atrio era diventato il ricovero per i senzatetto. Fino a qualche tempo fa i volontari della Caritas portavano da mangiare a chi si accampava nell’atrio».
Massimiliano Furlan è il referente di Centostazioni, la società che gestisce commercialmente la struttura. Mette le mani avanti: «Togliere le panchine è stata una scelta delle Ferrovie. Sono loro i proprietari». Altro non aggiunge. Ma nell’atrio dove c’erano le sedute ora c’è un cartellone con la scritta «500.000 di metri quadri dedicati al tempo libero e allo shopping». «La gente si lamenta – racconta Veronica Rovetto, titolare dell’edicola che si trova sotto la piramide -. Hanno sistemato la questione dei barboni ma hanno penalizzato i viaggiatori. Per colpa dei primi, problemi anche per gli altri. I treni spesso fanno ritardo, come si può pretendere che la gente stia in piedi ad aspettare?»
Marzo 17th, 2017 — General, Petrolio
Carbone pulito??? Contraddizione in termini: da quando in qua il carbone è pulito?
Aspettiamo le compensazioni di prammatica che la centrale darà alla città di Monfalcone (compensare cosa poi? Se il carbone è pulito e la città ci guadagna è la città che dovrebbe pagare l’A2a per il favore…).
Per fortuna che hanno mandato a gestire la centrale di Monfalcone il tizio del carbone di Civitavecchia.. andate un po’ a vedere in giro che pacchia a Civitavecchia! Considerando che l’A2a ha la gestione ed è la proprietaria degli inceneritori di Acerra e Brescia siamo proprio ben sistemati…
documento: Centrali a carbone e tumori: rassegna della letteratura scientifica con particolare
riferimento ad una centrale a carbone nel Nord Ovest dell’ Italia.
da Il Piccolo
Centrale, la A2A punta sul carbone per Monfalcone
27 gennaio 2012 — pagina 26 sezione: Regione
di Tiziana Carpinelli wMONFALCONE Cambio di timone alla centrale termoelettrica A2a di Monfalcone e ipotesi di riconversione a “carbone pulito”. Dopo tre anni a capo di un impianto con tutte le sue complessità, oggetto di progressivi interventi per migliorare produttività e performance ambientale, l’ingegnere goriziano Luigi Manzo prepara la valigia con destinazione Mestre, dove opererà all’interno dell’unità di ingegneria di A2a, società dai cui è alle dipendenze dal 1999. Manca ancora l’imprimatur dell’ufficialità, ma al suo posto subentrerà, in qualità di nuovo direttore della centrale monfalconese, l’ingegnere Roberto Scottoni, 38 anni, genovese, sposato e padre di tre figli. Per lui si tratta del primo incarico in A2a, avendo finora lavorato nel gruppo Enel, dove si è messo in luce per l’intenso lavoro di repowering della centrale di Torrevaldaliga Nord, a Civitavecchia recentemente riconvertita proprio a “carbone pulito”. Competenze specifiche spendibili che potrebbero aver giustificato la decisione di A2a di attingere all’esterno nella ricerca di specifiche professionalità. Torna in ballo dunque la questione della riconversione, anche se il primo obiettivo che l’azienda affiderà a Scottoni sarà quello della dismissione entro marzo 2013, così come previsto dal protocollo Aia (Autorizzazione integrata ambientale) e pattuito col presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, dei gruppi 3 e 4 alimentati a olio combustibile. Di qui l’apertura di una riflessione sui rimanenti due gruppi a carbone. A2a si mantiene abbottonata, sul tavolo è ancora tutto da delineare anche perché resta in piedi ancora il progetto Endesa sulla metanizzazione del 2004. Certamente la possibilità di valutare una riconversione dell’impianto a carbone di ultima generazione (cosiddetto ipercritico), con le relative opportunità di teleriscaldamento per la collettività, può certamente considerarsi esplorabile, una volta sondate anche le impressioni dell’amministrazione comunale e del territorio. La società potrebbe in futuro riprendere in mano l’analisi, tecnica e finanziaria, sulla fattibilità dello svecchiamento della centrale e della creazione di una rete di teleriscaldamento per la città. E in questo le competenze di Scottoni potrebbero calzare a pennello. Quanto all’ingegner Manzo, da tredici anni al servizio di A2a, l’azienda parla di normale avvicendamento(anche il precedente direttore era rimasto in carica tre anni). L’approdo all’unità d’ingegneria di Mestre rappresenta insomma un’ulteriore crescita professionale. Del resto, anche di recente, a seguito della truffa milionaria perpetrata ai danni della centrale ed emersa a novembre, i vertici societari avevano pubblicamente apprezzato la condotta di Manzo durante le indagini condotte dai carabinieri e avviate dalla Procura distrettuale antimafia di Trieste per venire a capo del traffico illecito di rifiuti. Le indagini sono ancora in corso: gli atti non risultano depositati. Quanto al comitato Enel, resta in attesa di poter incontrare al più presto la nuova direzione, cui sottoporrà le questioni ambientali e la richiesta di una maggiore attenzione, rispetto al 2011, nella gestione di sfiati e fuoriuscite di fumi, nonché di dismissione dei gruppi a olio combustibile e impiego del trasformatore principale del gruppo 1 per eliminare ogni sorta di ronzio.