La manifestazione di Roma della Fiom

Rassegna stampa sulla

manifestazione della Fiom

+ critica del sindacato concertativo

operai

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NO TAV/ Rassegna stampa: un vero golpe dell’informazione

A proposito di informazione, fra l’altro sapevi che in Val Susa sabato 9 ottobre hanno manifestato 40/50 mila persone (clicca qui  12 ) contro la TAV??

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Riccardi ha capito la rovinosa sconfitta subita a Porpetto venerdì 15 ottobre e così il giorno dopo, alle ore 12.28 di sabato 16 ottobre, è corso ai ripari ed ha emesso un comunicato stampa per imporre la sua linea ai giornali, che sono usciti praticamente all’unisono nel dare informazioni di fondo depistanti e con tanto di locandine nelle edicole (Messaggero Veneto: “Tav Percorso ancora da decidere”, Il Piccolo ,”nella bassa la Tav ancora lontana”).  Fra l’altro l’assemblea organizzata dai “Comitati NO TAV della Bassa Friulana” diventa, nel comunicato della Regione, un incontro pubblico organizzato dal locale Comitato di persone contrarie all’opera”. Non parliamo poi della RAI-venduta, che, come al solito mette la sordina a quasi tutte le iniziative NO TAV.

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L’occupazione anarchica a Milano

L’occupazione anarchica a Milano

Milano, gli anarchici Bottiglieria hanno occupato un’altra palazzina

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UNIVERSITA’/ Grande successo delle inizative degli studenti a Trieste

Comunicato Stampa 19/10

19 ottobre 2010

Ottavo giorno di presidio: grandissimo successo per il seminario di Margherita Hack, seguito da più di millecinquecento studenti, sia nell’aula magna dell’edificio H3, che in streaming.
Durante la conferenza la professoressa ha manifestato la sua solidarietà alla protesta messa in atto da studenti e ricercatori, e la sua personale preoccupazione nei confronti delle condizioni in cui versa oggi l’università italiana. L’emerita astrofisica si è poi trattenuta con gli studenti del presidio, nel dipartimento di fisica, per una festosa conclusione dell’incontro.
In serata si è svolta un’assemblea durante la quale sono state dibattute ulteriormente le modalità di sviluppo della protesta, incentrando la discussione sugli obbiettivi finora perseguiti e su quelli ancora da ottenere.

 

Allego la lettera inviata al piccolo riguardo agli errori nell’articolo riguardante la conferenza di ieri dell’emerita professoressa Margherita Hack:

Salve.

Siamo gli Studenti di Scienze presidianti il dipartimento di Fisica. Scriviamo in merito all’articolo a pagina 15 de Il Piccolo di oggi (19 ottobre 2010) sulla conferenza di Margherita Hack.

Siamo “allibiti” da una serie di imprecisioni presenti del testo.

In primo luogo è strano notare come sia sfuggito che la conferenza in questione sia stata organizzata totalmente dalla macchina organizzativa del presidio degli studenti, dal contattare la professoressa alla pubblicità e volantinaggio, dal gestire gli spazi al curare la diretta in streaming che è stata seguita sia da altre aule dell’università sia da spettatori in tutta Italia e da ricercatori che seguono il nostro movimento dal resto del mondo (ci viene in mente l’intervento del ricercatore della NASA sul sito della diretta streaming).

Non abbiamo avuto nessun tipo di aiuto da terzi, men che meno l’appoggio del Magnifico Rettore Peroni, che era stato invitato all’evento come semplice spettatore.

Vero è che a fine dell’intervento della professoressa Hack è stato aperto lo spazio alle domande del pubblico e il Rettore è subito intervenuto con sue considerazioni che hanno portato via una ventina di minuti alla vera protagonista dell’evento (cfr. nostra registrazione).

L’intervento del rettore è stato criticato da alcuni studenti presenti in aula con alcune domande che hanno messo in difficoltà lo stesso, di cui non è stata fatta menzione alcuna nell’articolo. Troviamo inappropriato citare il Professor Peroni come “collante” della parti (studenti, ricercatori, professori) presenti all’evento, sebbene ci teniamo a precisare che la sua presenza sia stata una gradita sorpresa a noi del presidio, in quanto interpretiamo la sua partecipazione come appoggio del cittadino Peroni.

Ribadiamo che la conferenza è stata organizzata nell’ambito del progetto di informazione che il nostro presidio sta compiendo, per rimediare a quella ignoranza “pressocchè generale” che anche il rettore ha citato nel suo intervento.

Sperando, per amor dell’onestà d’informazione, di ricevere un vostro riscontro positivo a questa lettera, magari a mezzo stampa, vi salutiamo cordialmente.

Gli studenti di Scienze in presidio

 

Il Piccolo

Università, Margherita Hack
‘Regaliamo ricercatori all’estero’

 

università, ricercatori

 

“Siamo masochisti, spendiamo per formare i ricercatori e poi li regaliamo agli altri paesi: è segno di imbecillità”. Questo il parere dell’astrofisica Margherita Hack sulla riforma del sistema universitario espresso nel corso di un’assemblea di studenti e ricercatori all’Ateneo giuliano. La Hack ha inoltre dichiarato: “Se oggi fossi uno studente occuperei le università”

 


CIE DI GRADISCA: rassegna stampa del 16 e 20 ottobre

Messaggero Veneto del 20/10/10

Cie, interventi da 1,6 milioni

 

GRADISCA. È fissata per il 28 ottobre l’apertura delle buste contenenti le offerte relative al bando di gara per l’appalto dei lavori di adeguamento e potenziamento della sicurezza nel Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di via Udine. Interventi di natura edile, in primis il ripristino degli “offendicula” (le sezioni con spuntoni ricurvi) in cima alle recinzioni, ed elettronica, con il previsto aggiornamento dei vari sistemi di telecamere a circuito chiuso e di rilevamento a infrarossi: per un importo complessivo che sarebbe di circa 1 milione 600 mila euro. Un preventivo rigorosamente non confermato dalla Prefettura di Gorizia, ente appaltante dei lavori, anche se le specifiche dell’intervento sono già state rese note nelle scorse settimane dall’assessore regionale alla sicurezza, Federica Seganti, nel corso della tavola rotonda svoltasi a Gradisca proprio sui temi inerenti al Cie e al Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo): innalzamento delle recinzioni e rivestimento delle stesse, almeno nei tratti di maggior criticità, con appositi pannelli in plexiglas per privare di punti d’appoggio i fuggitivi, ripristino delle cosiddette gabbie di parcellizzazione (le paratie divisorie che consentono di parzializzare l’uscita degli immigrati nel cortile esterno), implemento del numero delle telecamere interne e utilizzo di apparecchiature in grado di offrire una risoluzione d’immagine superiore, adozione di sensori e sistemi di rilevamento a infrarossi di ultima generazione. Di fatto una bocciatura integrale della cosiddetta politica di umanizzazione dei centri per immigrati italiani voluta nel 2007 dalla commissione interministeriale guidata al tempo dall’ambasciatore Onu Staffan de Mistura, che portò alla rimozione di diverse specifiche tecniche contenitive della strutture. Un procedura “ristretta” quella decisa dalla Prefettura di Gorizia per appaltare i lavori al Cie di Gradisca e al cui bando, fino a ora, si sarebbero presentate già quatro ditte. La scadenza del 28 ottobre, tuttavia, lascia intendere come già a novembre potrebbe partire l’intervento alla struttura isontina. Lavori che, salvo nuove disposizioni, consentiranno di “sbloccare” la capacità del Cie di via Udine che, una volta messo in sicurezza, dovrebbe andare a pieno regime, con la capienza complessiva che salirebbe dagli attuali 195 a 248 posti. A ieri, invece, erano ospitati nella struttura poco meno di 120 ospiti dopo l’uscita, nella mattina di lunedì, di una quindicina di immigrati: tra questi cinque i rimpatriati mentre gli altri dieci sono stati trasferiti in altre strutture. È tornato al lavoro già nello scorso fine settimana, infine, l’operatore che a fine luglio era stato denunciato per favoreggiamento (e di conseguenza sospeso) in occasione della fuga di un immigrato del Cie dall’ambulanza, che lo stava trasportando al pronto soccorso di Gorizia. Dopo la denuncia da parte delle forze dell’ordine, per l’uomo è stata disposta l’archiviazione del procedimento e il suo reintegro in organico, anche se con dirottamento al Cara. Stessa sorte potrebbe toccare all’operatore algerino, anche lui denunciato per favoreggiamento, ma, in questo caso, per aver ritardato la chiusura dei cancelli di uno dei due campetti di calcio presenti all’interno della struttura in occasione della fuga di massa del 15 agosto scorso. Marco Cec

 

Messaggero Veneto del 16/10/10

Siulp: dimezzare gli ospiti del Cie

 

GRADISCA. Si è parlato della carenza numerica dell’organico di polizia in provincia di Gorizia, problema legato anche e soprattutto all’“ingombrante” presenza del Cie, nel corso dell’assemblea che ha visto protagonista l’altra mattina alla caserma Massarelli di Gorizia il segretario generale del Siulp, il Sindacato unitario dei lavoratori di polizia, Felice Romano, impegnato proprio in questi giorni in un giro di assemblee in tutta Italia per illustrare i contenuti del contratto di lavoro e della previdenza complementare. Proprio la questione del Centro immigrati di Gradisca è stata in primo piano nell’ambito della riunione con Romano. Preoccupa l’insufficienza numerica dell’organico: Romano ha convenuto sul fatto che la provincia di Gorizia sia in estrema difficoltà a gestire quello che è il secondo Cie in Italia per dimensioni e che paradossalmente è ubicato in una cittadina di 6 mila abitanti mentre gli altri Centri per immigrati, che pure sono più piccoli, sono collocati in grandi città che così ne possono assorbire meglio la presenza “ingombrante”. «In questo modo – è il concetto evidenziato nell’incontro con il segretario generale del Siulp – è impossibile gestire la situazione con il numero attuale di agenti. Si rischia infatti di impoverire in maniera evidente il presidio sul territorio. La Questura di Gorizia fa fatica a reggere questa situazione». Nell’ambito dell’assemblea con il segretario generale è stata ribadita dal Siulp la necessità di ridurre significativamente il numero di ospiti del Cie gradiscano, «il numero di immigrati nella struttura – è stato auspicato – andrebbe almeno dimezzato». In questo modo secondo il Siulp sarebbe possibile poi gestire meglio il controllo del territorio. Al momento, peraltro, non sono attesi potenziamenti dell’organico.

TRIESTE: la guerra del comune contro i suonatori di strada

Piccolo del 19/10/10

Concertino di protesta in via delle Torri

 

Dapprima un paio di timidi e dolci flauti, poi un tamburello, un contrabbasso, un fischietto. Alla fine è stata un’orchestra, improvvisata finché si vuole, ma numerosa, sorridente, soprattutto grintosa, che non ne vuole sapere di sottoporsi all’ordinanza con la quale il sindaco, Roberto Dipiazza, vorrebbe cancellare dal centro cittadino “suonatori ambulanti, cantanti, cantastorie e similari”, come recita il testo del provvedimento. Nata sul tam tam di internet, col passa parola, stimolato dalla nuova associazione Arci di Andrea Neami, ma capace di travalicare subito i confini di uno schema per diventare “spontanea, coinvolgente, libera”, la manifestazione che si è svolta ieri nel tardo pomeriggio, in via delle Torri, ha ottenuto l’effetto opposto a quello che auspicava il sindaco. La curiosità per una musica inedita e non annunciata ha spinto molti dei passanti a fermarsi, per informarsi, capire, valutare e, in molti casi, ad appoggiare la protesta, firmando la petizione «con la quale – hanno spiegato gli organizzatori dell’incontro – chiederemo a Dipiazza di ritirare l’ordinanza». E per confermare che sono decisi ad andare avanti, i musicisti di ieri hanno già fissato il prossimo appuntamento: sabato alle 18 in piazza Cavana, dove è probabile che la cinquantina di manifestanti di ieri si moltiplichino. Il più esplicito ieri è stato Fabio Zoratti, triestino, che si definisce un «quasi diplomato in fisarmonica». Rinunciando per qualche istante a soffiare nel flauto, ha spiegato così le ragioni del gruppo: «Siamo musicisti di vario tipo, alcuni diplomati, altri no, ma tutti sinceramente appassionati di musica, un’arte che ci piace vedere come elemento di contatto con la gente – ha detto – per questo andiamo per le strade, ma con dignità. Certo – ha aggiunto – abbiamo il cappello in mano, perché la musica ci serve per vivere. In qualche caso si riesce a tirar su una cinquantina di euro al giorno». I vigili urbani, intervenuti sul posto, sono rimasti a debita distanza, limitandosi a osservare. Del resto, quando l’orchestra ha intonato “Besame mucho”, l’imporre il “buonanotte ai suonatori” non sarebbe stato capito. Ugo Salvini

 

Comune, parte la caccia ai musicisti di strada

 

di GABRIELLA ZIANI Vietato suonare in strada perché ne va di mezzo il decoro. Specie poi se uno suona male. E se i suonatori sono troppi, attirati dai tavolini di bar e ristoranti. Che ormai in verità sono più sulla pubblica via che tra quattro pareti. Dopo le panchine segate da un assessore per dissuadere i senzatetto, e le multe tremende per la pipì del cane, il Comune allontana i musici molesti. Ci sono fisarmoniche «che sembrano pneumatici», spiega l’assessore alla Vigilanza, Enrico Sbriglia, strimpellatori stonati che perseguitano i cittadini per spillare soldi. Ci sono «comportamenti che possono causare scadimento della qualità della vita e del decoro urbano», recita l’ordinanza che fa piazza pulita di violinisti improvvisati, chitarristi senza diploma e col cappello in mano. E che promette («prima che a qualche tavolo si arrivi a usare il coltello della pizza per azioni violente» dice Sbriglia) uno sgombero di legge per «mestieri di strada di suonatore ambulante, cantante, cantastorie e similari». Interdetti Canal grande, piazza Saant’Antonio e viale XX Settembre fino al Politeama Rossetti, via San Lazzaro tra le vie delle Torri e Mazzini incluse, via Dante, Corso Italia, piazza della Repubblica, via del Teatro Romano e del Forno, in Cavana (via e piazza), nelle piazze Hortis e Venezia e in via Torino, e sulle Rive. L’ordinanza è entrata in vigore il 15 ottobre, i primi sgomberi sono avvenuti ieri, ma senza scrittura di alcun verbale. La protesta è andata in scena subito dopo. Chi ieri ha organizzato il raduno orchestrale in via delle Torri reagisce malamente: «L’idea che siano gli artisti di strada a compromettere la qualità della vita nella città, e non speculatori e inquinatori vari, il proliferare di gazebo, ingorghi del traffico e bancarelle, che la sicurezza dei cittadini sia minacciata da uno strumento musicale e non dalla desertificazione degli spazi urbani provoca ripugnanza e rabbia verso questo provvedimento». Sbriglia dice che in Comune sono arrivate moltissime lamentele di persone «disturbate da suoni molesti, chi ha competenze musicali viene a chiedere il permesso per suonare in strada, e lo ottiene, e invece siamo bersagliati da pseudo-suonatori, da queste fisarmoniche che sembrano copertoni d’auto, costoro dopo aver maltrattato la tastiera non si schiodano dai tavolini senza aver intascato i soldi». Invece adesso al primo sgarro sono allontanati, al secondo avranno il sequestro dello strumento, al terzo una multa di 100 euro. I musicanti improvvisati potranno dirottarsi sulle zone senza ristoranti, nelle periferie dove l’ordinanza non arriva (ma se il fastidio si estende, arriverà). L’esercente al quale tuttavia «non dà fastidio la mazurca stonata – sottolinea l’assessore – semplicemente non chiamerà la polizia municipale, l’ordinanza serve per le zone e per le situazioni indicate, e anzi nessuno chiami in maniera impropria perché i vigili sono pochi e i problemi tanti». Il provvedimento è stato esteso proprio ieri anche ai raccoglitori di firme ai banchetti, 500 euro di multa nel caso si verifichi che «dietro quella richiesta di firma contro la droga si nascondono interessi diversi ed è un raggiro». E verrà presto allargato (l’ordinanza è approvata) ai giovani extracomunitari che vendono cose per strada: «Irragionevole vedere dei marcantoni che vendono libri illeggibili per via, perché non vanno a lavorare, a un’agenzia interinale, o alla Caritas?»

 

NOTAV: rassegna stampa del 20 ottobre

Piccolo del 20 ottobre

«Tav in Veneto tutto da decidere»

 

VENEZIA «Non è stato ancora stabilito nessun tracciato, specie per quanto riguarda il Veneto, altrimenti lo avremmo proposto alla condivisione dei sindaci». Lo ha precisato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, al termine della seduta di ieri della giunta regionale riferendosi alla Tav tra Venezia e Trieste. «Al vertice di una settimana fa a Trieste con il presidente Renzo Tondo e il coordinatore europeo del progetto 6 – ha precisato Zaia – non si era parlato di tracciati specifici. Io avevo semplicemente osservato che, considerati i 32 milioni di turisti presenti sulle spiagge della nostra costa, la Tav avrebbe dovuto privilegiare un percorso in grado di essere più vicino al mare». Saranno le società Rfi e Italfer a perfezionare lo studio progettuale. E lo faranno – come ha annunciato Zaia – entro il 16 dicembre, quando a Trieste sarà convocato un secondo vertice con il coordinatore europeo Ian Brinkhorst. Da ricordare che la scorsa settimana è stato siglato l’accordo sul tracciato transfrontaliero fra Trieste e Divaccia, in Slovenia.

 

Messaggero Veneto del 20/10/10

No Tav pronti a tornare a Bruxelles

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PORPETTO. I comitati No Tav del Friuli Venezia Giulia, dopo l’incontro di Porpetto, passano al contrattacco, affermando che in quell’occasione «Riccardi ha capito la rovinosa sconfitta!» Nel ricordare che l’incontro è stato organizzato dai comitati No Tav e non solo “da persone contrarie”, attaccano anche le televisioni locali, ree a loro dire, di «voler mettere la sordina a tutte le iniziative No Tav»! In un comunicato, il portavoce, Paolo De Toni, rilancia chiedendosi cosa «faranno adesso? Come potranno far finta di dimostrare all’Europa che, già tramite il Commissario Brinkhorst fino ad ora ha lasciato passare tutte le cose propinate in loco, che esiste un tracciato completo possibile, della tratta Venezia-Trieste? Vorrei ricordare che l’accordo siglato tra Zaia e Tondo, cioè quello sulla tratta bassa in Veneto (per incentivare il turismo nella località balneari venete), è stato letteralmente demolito dalla Commissione per la salvaguardia di Venezia. Noi vigileremo e segnaleremo alla Commissione Petizioni del Parlamento europeo se gli iter procedurali del nuovo progetto Av/Ac, presenteranno passaggi poco chiari, come la Commissione Petizioni di Bruxelles ci ha invitato a fare durante la discussione della petizione presentata dai comitati No Tav del Friuli Venezia Giulia sulla tratta Trieste –Divaccia, con la quale abbiamo aperto una corsia preferenziale e sulla quale faremo affidamento. Ricordiamo che in quell’occasione, al relatore firmatario della petizione, Gian Carlo Pastorutti, la presidente della Commissione, l’onorevole Mazzoni, ha risposto che essendo l’iter per il nuovo progetto appena iniziato, non ci sono le premesse per l’ispezione da noi richiesta e comunque che provvederà ad inviare una nota per invitare le autorità locali a promuovere una partecipazione democratica nelle decisioni che si andranno ad assumere. Ha inoltre ribadito- conclude De Toni- che il sottoscrittore della petizione potrà ripresentarla se ci saranno elementi concreti di valutazione». Ricordiamo che il percorso nel Veneto e del Fvg, seppur il termine ultimo per la presentazione del progetto sia il 31- 12- 2010, non è ancora stato presentato. (f.a.)

 

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TAV: i soliti deliri del PD

Dal Messaggero Veneto del 25/08/10

 

«Ok al Corridoio 5, ma bisogna tutelare il Carso»

 

MONFALCONE. Stanno finendo le vacanze estive ed è tempo per tutti di tornare al lavoro. Anche per i politici monfalconesi che nel corso di agosto hanno rallentato l’attività. Tra i primi a fare sentire la sua voce il consigliere comunale e provinciale del Pd, Fabio Del Bello, che riprende in mano un tema su cui già era intervenuto: il Corridoio 5 e il traforo del Carso. Del Bello afferma che «i tempi stringono e qui sta il punto: capire i termini del progetto ed affrontare le criticità». Ricorda, infatti, che il Coordinatore europeo del Corridoio 5, Laurens Jan Brinkhorst ha più volte dichiarato che il 2010 sarà l’anno della verità per verificare lo status dei progetti e soprattutto l’impegno dei governi e che in questo caso, Rfi rete ferrovie italiane avrebbe ancora pochi mesi per presentare un preliminare per la tratta ferroviaria del Nordest. Brinkhorst, ricordando che in Friuli Venezia Giulia si sta studiando la variante cosiddetta “alta” da Bivio Aurisina a Divaccia, ha affermato che è essenziale per la posizione concorrenziale dei porti italiani del Nord Adriatico (Venezia, Monfalcone, Trieste tra gli altri) che il progetto venga realizzato. A sua volta, il consigliere comunale spiega che l’assessore regionale ai trasporti, Riccardo Riccardi ha affermato che la Regione si sta muovendo a partire dal lavoro svolto dalla precedente Amministrazione (Illy-Sonego) che aveva previsto il traforo del Carso da Monfalcone a Trieste e ha incontrato gli amministratori dell’area di Monfalcone per condividere e risolvere le eventuali criticità. «A mio personale avviso – prosegue Del Bello – la realizzazione dei corridoi paneuropei è ovviamente fuori discussione, ciò che si può e si deve discutere sono le modalità di realizzazione. Essenziale appare la realizzazione dell’Alta capacità ferroviaria a beneficio della portualità adriatica come dice Brinkhorst e l’Alta velocità (passeggeri) ha senso per aree metropolitane popolate da milioni di persone. Nella nostra area è sufficiente migliorare le comunicazioni ferroviarie tra Trieste e Lubiana e realizzarle tra Gorizia e Lubiana. Le grandi opere, in un Paese come il nostro oggi ad altissimo tasso di corruzione, sono spesso il terreno privilegiato del connubio tra politica e affari: senza criminalizzare preventivamente tali macro-opere, è comunque necessario un attento controllo da parte delle istituzioni a ciò deputate e da parte della popolazione stessa». Fatte queste premesse, il rappresentante del Pd afferma che «tra la negazione aprioristica e l’accettazione incondizionata c’è un ampio margine di agibilità politica entro il quale gli enti locali coinvolti, e le loro organizzazioni associative e popolari, si devono muovere per garantire al massimo la tutela del loro ambiente e la sostenibilità appunto degli interventi infrastrutturali». A Monfalcone inoltre la questione si legherebbe indissolubilmente con la realizzazione del Parco comunale delle colline carsiche monfalconesi, il cui iter progettuale e poi operativo, partito nella primavera del 2009 con un convegno organizzato dall’Amministrazione in Municipio, dovrebbe ragionevolmente concludersi nei prossimi mesi prima comunque della fine del mandato. «Nella mia veste di consigliere comunale e provinciale solleciterò, con apposite interrogazioni in aula, le due Amministrazioni a fornire tutti gli elementi di cui sono in possesso e fin dai primi di settembre organizzerò un incontro tra i Comitati di rione di Aris-San Polo e di Selz i cui territori sono nella prima linea operativa che dovrebbe incrociare lo Zochet come punto di avvio del mega-scavo. Dall’incontro – conclude Del Bello che annuncia già la partecipazione del consigliere Pd di Ronchi, Cristina Carloni – potrebbe scaturire la formazione di un organismo popolare e interassociativo tra tutti gli interessati alla tutela del Carso in particolare e più in generale dei territori che potrebbero essere coinvolti nella costruzione della infrastruttura logistica».

CIE DI GRADISCA: rassegna stampa del 26 agosto

Dal piccolo del 26/08/10

 

Disordini al Cie Aggrediti gli operatori

 

GRADISCA Ancora tensione alta al Cie. Dopo la recente evasione di massa – poi in parte rientrata con il fermo di gran parte dei fuggitivi – ogni pretesto è sufficiente a scatenare episodi di ribellione o di autolesionismo fra gli ospiti della struttura. Secondo indiscrezioni gli animi si sarebbero scaldati qualche giorno fa ad ora di cena, per colpa del cibo che secondo gli immigrati sarebbe di qualità infima. Sono volati insulti, sputi, bottigliette di plastica e anche qualche ceffone nei confronti dei dipendenti della Connecting People, l’ente siciliano che gestisce il Cie all’ex Polonio. Operatori ed infermieri continuano a lavorare in una situazione di grande rischio per la propria incolumità. Dal web emerge anche la notizia che nelle scorse settimane si sarebbe verificato un episodio di autolesionismo particolarmente grave da parte di un non meglio identificato immigrato di etnia maghrebina, procuratosi diverse ferite all’addome per protestare contro le condizioni di vita nella struttura. Per lo stesso motivo molti suoi compagni avrebbero dato vita a uno sciopero della fame. Nei Cie italiani l’allerta rimane dunque massima. L’altra notte 30 migranti sono fuggiti dal Centro di identificazione ed espulsione di Trapani. E’ solo l’ultima di una serie di evasioni da diversi centri in Italia. Pochi giorni fa le fughe da Milano, Brindisi e – come noto – Gradisca. Il sottosegretario agli Interni, Mantovano ha affermato che «la colpa è delle strutture» annunciando l’apertura di nuovi Cie. (l.m.)

TOLMEZZO/ Sabato 4 settembre iniziativa contro i pestaggi nel carcere

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