Marzo 17th, 2017 — General, Noi
Sala piena all’assemblea alla quale ha partecipato anche il responsabile del progetto AV/AC per la tratta Venezia-Trieste, l’Ing. Carlo Comin
che in sintesi ha chiesto scusa per i carotaggi abusivi dei quali ha detto di non sapere niente e che anzi lui non ha mai ordinato di fare alcun carotaggio nella tratta Portogruaro Ronchi. Poi Comin ha detto che …

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Marzo 17th, 2017 — General, Noi
Messaggero Veneto DOMENICA, 05 SETTEMBRE 2010 Pagina 9 – Udine

Il professionista è ritenuto il responsabile delle azioni illegali avvenute a Castions delle Mura e costate il posto di lavoro a un geologo
I comitati “No Tav” ora chiedono la testa del progettista
Sollecitata Rete ferroviaria italiana a sollevare dall’incarico l’ingegner Carlo Comin
BAGNARIA ARSA. I comitati No Tav della Bassa friulana e dell’Isontino, chiedono a Rete ferroviaria italiana di sollevare dall’incarico il responsabile per la tratta Venezia – Trieste del Corridoio 5, l’ingegner Carlo Comin, «perché oggettivamente responsabile delle azioni illegali avvenute lo scorso mercoledì a Castions delle Mura, sia perché delegittimato nel suo ruolo, vista l’incapacità di argomentare coerentemente sulla necessità e utilità dell’infrastruttura della quale è il principale referente sul territorio».
Questo è quanto emerso nel corso dell’affollata assemblea pubblica tenutasi giovedì a Castions delle Mura, indetta dal comitato No Tav di Bagnaria Arsa, alla quale era presente l’ingegner Carlo Comin, che nel suo intervento ha chiesto innanzitutto scusa per l’accaduto ai Costantini Scala, ed ha poi dichiarato di non essere a conoscenza dell’effettuazione dei carotaggi, anzi di non aver mai ordinato indagini geognostiche nella tratta Portogruaro- Ronchi dei Legionari.
Intanto non si sono fatte attendere le conseguenze «dell’azione illegale ricadute unicamente sulla ditta Rct e sul geologo che è stato sollevato dall’incarico», mentre «nessun dirigente di Italferr è stato rimosso dall’incarico. Considerato che l’assessore Riccardi- hanno affermato i portavoce dei comitati- ha chiesto spiegazioni a Rfi, stigmatizzando l’operato relativo ai carotaggi abusivi su siti nel comune di Bagnaria Arsa; che le uniche conseguenze sono state pagate dalla ditta Rct e dal geologo; che le scuse del dirigente Rfi sono state semplicemente patetiche; e considerate infine, che nel loro insieme le dichiarazioni rese dall’ingegner Comin durante i suoi interventi in assemblea, chiediamo che questi venga sollevato dall’incarico essendo responsabile di quanto avvenuto, perchè delegittimato dal suo ruolo, e incapace di argomentare con coerenza sull’utilità e necessità di realizzare questa infrastruttura».
I comitati, sono rimasti a dir poco sbalorditi dalle asserzioni fatte dall’ingegner Comin, proprio sulla Tav, in quanto ha affermato che l’Alta Velocità nel Nordest non serve, che ormai si parla solo di trasporto merci e che la linea esistente è lontanissima dalla saturazione in quanto potrebbe sostenere circa otto volte l’attuale traffico di merci.
Comin, ha inoltre sottolineato che la progettazione della tratta Venezia- Trieste, deve comunque essere completata entro l’anno, altrimenti i soldi già spesi bisogna ritornarli all’Europa per non aver ultimato il progetto come prevedeva l’accordo stipulato.
Infine il dirigente di Rfi ha cercato di tranquillizzare i presenti sull’impatto socio- ambientale, «perché quest’opera difficilmente riguarderà i nostri figli, e forse a malapena i nostri nipoti».
Francesca Artico

Il Piccolo 05 settembre
IL PICCOLO – DOMENICA, 05 SETTEMBRE 2010
Pagina 9 – Gorizia
ALTA VELOCITÀ. ALL’ASSEMBLEA DI BAGNARIA PRESENTE IL TECNICO DELLE FERROVIE
Carotaggi abusivi, Rfi chiede scusa
Ma il Comitato No Tav ha chiesto le dimissioni del progettista incaricato
BAGNARIA Quella dell’altro ieri sera a Bagnaria doveva essere la riunione dei ”No Tav”, indetta d’urgenza dal Comitato, dopo il blocco dei carotaggi avviati da Rfi senza l’assenso dei privati. Il presidente del movimento di Bagnaria, Gian Carlo Pastorutti, si è trovato davanti una folta platea di cittadini cui spiegare gli ultimi eventi. Ma la discussione ha preso un’altra piega, quando qualcuno si è accorto – a sorpresa – che tra il pubblico c’era anche Carlo Comin di Rfi, il committente del progetto Venezia-Trieste, che è stato subito chiamato a intervenire. E a nulla sono valse le sue scuse per i carotaggi “abusivi”, tanto che alla fine il Comitato No Tav ne ha chiesto le dimissioni, «appurato che non è stato chiamato a rispondere nessun responsabile di Italfer, il braccio di Rfi che ha ordinato le operazioni». «Sono amareggiato per quanto successo – ha esordito Comin – e sono già partite delle verifiche interne a Rfi. Ho dato ordine a Italfer di interrompere, per il momento, i sondaggi nella tratta tra Cervignano e Portogruaro: prima verificheremo quali di essi sono davvero utili. Italfer ha ordinato i carotaggi a Rct: stava a quest’ultimo l’onere di acquisire il benestare firmato dei proprietari privati e pubblici. Ora l’incarico di Rct è stato sospeso. Mi auguro che le eventuali azioni giudiziarie annunciate riescano a fornire i necessari chiarimenti della vicenda. Chiedo scusa per questo episodio disdicevole».
Poi l’ingegnere illustra l’iter del progetto: «Il cosiddetto “tracciato dei sindaci” (il riferimento è al protocollo firmato nel 2008 dalla vecchia giunta regionale e i Comuni della Bassa) è in corso di affinamento. Oltre alla Ronchi-Trieste, già finanziata dall’Ue per il 50% di 48 milioni di euro, l’Europa ha erogato 2,5 milioni di euro per il progetto preliminare della tratta Mestre-Ronchi, che dev’essere pronto entro dicembre, pena la restituzione del contributo. A quel punto il preliminare sarà consegnato alla Regione, che a sua volta lo invierà al ministero dei Trasporti, che ne istituirà la pratica autorizzativa. I tempi per l’approvazione da parte del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) non sono determinabili. Potrebbero passare almeno 5 anni, prima di avviare i lavori, perché occorrono anche il progetto definitivo, esecutivo e la procedura di gara». L’opera servirà prevalentemente al trasporto merci: «La linea esistente – chiosa Comin – è idonea a supportare il traffico attuale: la nuova sarà realizzata qualora la prima non sarà più capace di garantire l’aumento della domanda di traffico». Un punto, questo, amaramente contestato dai No Tav, che insistono sulla «inutilità dell’opera».
Elena Placitelli
DOMENICA, 05 SETTEMBRE 2010
Pagina 9 – Gorizia
ALTA VELOCITÀ. IL SINDACO DI TORVISCOSA
«Sul piano la Regione non ci ha interpellato»
BAGNARIA «Sulla Tav la Regione non ci ha mai interpellato». Duro l’intervento del sindaco di Torviscosa, Roberto Fasan, che nell’assemblea di ieri ha preso le distanze dal “protocollo dei sindaci della Bassa”, firmato a febbraio 2008 dall’allora assessore regionale Lodovico Sonego, ora ripreso in mano dalla giunta Tondo. «Nel protocollo – esordisce Fasan – il Comune di Torviscosa si è limitato a rispondere ad alcune richieste di Rfi, relative a un progetto secondario di collegamento tra l’Interporto di Cervignano e la linea diretta a Udine. Per quanto riguarda la Tav, la Regione non ci ha mai chiesto un parere. La nostra giunta si è trovata questo documento in mano perché era stato firmato dalla precedente amministrazione: il Comune di Torviscosa non ha fatto altro che prenderne atto. Abbiamo solo alcune notizie, non ufficiali, secondo le quali il progetto dev’essere presentato quest’anno, pena la perdita dei fondi europei. Sappiamo anche che i fondi per realizzare l’opera non ci sono, quelli disponibili servono per il progetto preliminare». Fasan definisce «disdicevole» la vicenda dei carotaggi avviati a Bagnaria senza l’autorizzazione dei proprietari: «Qualcuno dovrà rispondere», dice il sindaco invitando a parlare il responsabile di Rfi per la Venezia-Trieste, Carlo Comin, presente in aula.
La dichiarazione di Fasan ha fatto breccia nel cuore dei ”No Tav”, intenti, durante la serata, a far emergere «le contraddizioni del protocollo». «L’assessore regionale Riccardi dice che è stato condiviso dalla maggioranza dei Comuni della Bassa? – è insorto il presidente del Comitato di Bagnaria, Gian Carlo Pastorutti -. Per noi è carta straccia, perché è stato approvato solo da alcuni sindaci. Nel protocollo si dice che i sindaci si impegnavano a farlo approvare dai rispettivi consigli comunali entro giugno 2008. Invece ci risulta che sia stato approvato solo dai consigli di Fiumicello, Ruda, Cervignano e Gonars. A Bagnaria il consiglio ha affrontato la discussione, salvo poi congelarla, deliberando di sospendere l’approvazione del tracciato. Nel documento la Regione si impegnava a mettere a disposizione della popolazione tutti documenti, rapporti costi -benefici compresi, che non abbiamo ancora visto». (e.p.)
Marzo 17th, 2017 — General, Loro
Dal Messaggero Veneto del 07/09/10
Dopo il caos carotaggi Tav e le proteste è stato risolto il contratto con l impresa
BAGNARIA ARSA. L’amministratore delegato di Italferr, Renato Casale, ha comunicato all’assessore regionale alla viabilità e trasporti Riccardo Riccardi che è stato “immediatamente risolto il contratto” con l’impresa alla quale era stato affidato l’incarico di svolgere le indagini diagnostiche per la realizzazione della tratta ferroviaria tra Porpetto e Cervignano, una delle porzioni della linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità tra Venezia e la Slovenia (il Progetto prioritario Ue n° 6). Era stato l’assessore Riccardi, infatti, alla fine della scorsa settimana, ad inviare una nota ad Italferr (Gruppo FS) in cui stigmatizzava le procedure adottate dalla società per l’avvio dei lavori nel territorio di Bagnaria Arsa e chiedeva precisi ragguagli sulla vicenda. Nella comunicazione inviata all’assessore Riccardi, l’a.d. di Italferr segnala infatti che era compito di tale impresa acquisire tutte le necessarie autorizzazioni dei proprietari per l’accesso alle aree. La campagna di sondaggi, evidenzia inoltre la lettera, è limitata proprio all’area tra Porpetto e Cervignano, in quanto «Nell’affiancamento con l’autostrada A4 si dispone già delle indagini eseguite per il progetto della terza corsia». A fronte, inoltre, della richiesta dell’assessore Riccardi di una tempestiva informazione alla Regione da parte di Italferr su tutti i lavori in atto per la progettazione della linea ferroviaria in questione «allo scopo di poter dare comunicazione dell’inizio di ogni attività» che coinvolge il territorio del Friuli Venezia Giulia – indicava Riccardi – Casali precisa che «il difetto di informazione, che non andrà sicuramente a ripetersi» è stato purtroppo dettato dalle serrate tempistiche con le quali si stanno svolgendo le attività finalizzate alla chiusura della progettazione.
Da Il piccolo del 07/09/10
Alta velocità, rescisso il contratto ai trivellatori
BAGNARIA Carotaggi abusivi per la Tav, Italferr liquida Rct, l’azienda milanese che aveva iniziato a trivellare il terreno dei proprietari Costantini Scala di Bagnaria, senza la loro autorizzazione. Lo aveva già annunciato Carlo Comin, il committente di Rfi per la nuova tratta ferroviaria Venezia-Trieste che, nella riunione di venerdì sera a Bagnaria, aveva anticipato ai No Tav la rottura del contratto con la ditta incaricata di eseguire i carotaggi. E ieri è arrivata anche la nota ufficiale di Italferr, braccio destro di Rfi, che ha comunicato alla Regione la liquidazione di Rct. L’amministratore delegato di Italferr, Renato Casale, ha infatti informato l’assessore regionale alla Viabilità, Riccardo Riccardi, che il contratto con l’impresa «è stato immediatamente risolto». L’azienda in questione, la Rct di Milano, aveva avuto da Italferr l’incarico di svolgere le indagini diagnostiche per la realizzazione della tratta ferroviaria tra Porpetto e Cervignano. Si tratta di una delle porzioni della tanto discussa “linea Fs ad alta velocità e capacità”, contemplata tra Venezia e la Slovenia nel progetto prioritario 6 dell’Unione europea. Dopo la protesta dei Comitati No Tav, che mercoledì scorso avevano inscenato un presidio portando alla luce le mancate autorizzazioni dei proprietari coinvolti dai carotaggi, la ditta aveva immediatamente smantellato il cantiere. Forti le polemiche che si erano immediatamente sollevate, compresa la reazione di Riccardi, che aveva scritto a Italferr, chiedendo «precisi ragguagli sulla vicenda da stigmatizzare per le procedure adottate dalla società nella fase di avvio dei lavori nel territorio di Bagnaria». E ieri Italferr ha precisato a chiare lettere «che era compito di tale impresa acquisire tutte le necessarie autorizzazioni dei proprietari per l’accesso alle aree». «La campagna di sondaggi – si legge nella missiva di Italferr- è limitata proprio all’area tra Porpetto e Cervignano, in quanto nell’affiancamento con l’autostrada A4 si dispone già delle indagini eseguite per il progetto della terza corsia». E in merito alla richiesta di Riccardi, che aveva sollecitato Italferr a informare tempestivamente la Regione su tutti i lavori in atto per la progettazione della linea, Casali precisa che «il difetto di comunicazione non avrà sicuramente a ripetersi, pur essendo stato dettato dalle serrate tempistiche con le quali si stanno svolgendo le attività tese a chiudere il progetto preliminare». Esso, come è noto, dovrà essere presentato all’Ue entro dicembre 2010, pena la restituzione del contributo di 2,5 milioni di euro da parte dell’Italia. Elena Placitelli
Marzo 17th, 2017 — General, Precari
CONTRO LA RIFORMA GELMINI: AFFOLLATA ASSEMBLEA DEI DOCENTI AUTOCONVOCATI
Affollata assemblea ieri pomeriggio 6.9 dei “docenti autoconvocati” di Udine tenutasi presso il Centro Balducci di Zugliano. L’iniziativa parte da un gruppo di docenti del Sello ed ha visto la partecipazione di un centinaio di docenti provenienti da diverse scuole di Udine e della provincia.
e’ emersa la necessità di attuare una serie di iniziative contro la “riforma” delle superiori partendo dalla distribuzione di un volantino davanti alle scuole il primo giorno di scuola e dal lancio di alcune parole d’ordine come il rifiuto dell’accettazione di cattedre superiori alle 18 ore e di svolgere supplenze eccedenti l’orario di lavoro e il rifiuto dei viaggi d’istruzione (già attuato al Sello), proposte che hanno trovato larga condivisione,
è prevista una prossima riunione giovedì 16 settembre alle ore 16, sempre a Zugliano mentre si vuole fare un happening in piazza in centro a tempi brevi.
Il Messaggero Veneto di oggi riporta un lungo articolo sulla riunione (sufficientemente attendibile).
Marzo 17th, 2017 — General, Montagna
ASSEMBLEA PUBBLICA
ad ALESSO di Trasaghis (Ud)
presso il CENTRO SOCIALE
VENERDI 10.09.2010 – ORE 20.00
Il progetto Edipower distruggerà il nostro lago,
il più grande della regione, che non sarà più
Lago di Cavazzo o Lago dei Tre Comuni
ma
LAGO di EDIPOWER
Di fronte a questa prospettiva
TU cosa fai per evitarla?

Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Dal Messaggero Veneto del 08/09/10
Cie, capi-rivolta condannati
Il processo Sono stati condannati a otto mesi di reclusione, senza condizionale, i due maghrebini accusati di aver capeggiato la rivolta scoppiata, nella notte fra il 28 e il 29 agosto al Cie di Gradisca, che ha causato sei feriti tra i militari chiamati a svolgere il servizio di vigilanza nella struttura di via Friuli. La sentenza è stata pronunciata ieri, attorno a mezzogiorno, dal gup Massimo Vicinanza, che ha riconosciuto gli imputati colpevoli del reato di violenza a pubblico ufficiale: caduti invece i capi di imputazione relativi a lesioni e danneggiamento, dei quali erano stati accusati in un primo momento gli immigrati. Il processo è stato celebrato con la formula del rito abbreviato. Il pm Luigi Leghissa, pur riconoscendo agli imputati le attenuanti generiche per le difficili condizioni che la permanenza al Cie comporta, aveva chiesto per i due un anno e tre mesi di reclusione. Rimangono, dunque, rinchiusi nella casa circondariale di via Barzellini L.A., 24enne marocchino, e il 25enne tunisino G.N., che nei giorni scorsi si era inferto profonde ferite agli avambracci con un’arma da taglio. L’avvocato difensore dei due immigrati, Flavio Samar, attenderà ora che la sentenza venga depositata per presentare eventualmente l’istanza per l’ottenimento dei domiciliari, che i maghrebini dovrebbero in ogni caso scontare nelle strutture del Cie. I due, ospitati dal centro gradiscano rispettivamente da luglio e marzo, erano già stati condannati lo scorso anno a otto mesi di reclusione per violazione della Bossi-Fini.
Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Da Il Piccolo del 09/09/10
I No-Tav chiedono un Consiglio straordinario
BAGNARIA Nuovo appello del comitato No Tav di Bagnaria: «Il Comune convochi un Consiglio straordinario». «La frazione di Castions sarà toccata dalla linea – insorge il portavoce Gian Carlo Pastorutti – . É perciò fondamentale che lì venga convocato un Consiglio comunale straordinario, aperto agli interventi dei cittadini». Secondo i No Tav i punti da chiarire sono molti: «Il Consiglio comunale di Bagnaria – continua Pastorutti – non ha ancora approvato il protocollo d’intesa Sonego, che nel 2008 è stato firmato solo dal sindaco. Bisogna ridiscutere anche del protocollo a latere firmato da Comune, Regione e Rfi, dove le parti si impegnavano a fare opportune verifiche. E il sindaco deve rispondere pubblicamente degli ultimi gravi avvenimenti, che hanno visto avviare i carotaggi senza interpellare gli enti locali». «Non ho alcun problema a parlarne pubblicamente – risponde il sindaco Anselmo Bertossi – oggi si riunirà la giunta. Ma i Consigli comunali non prevedono interventi da parte dei cittadini, per cui si potrà pensare a un’assemblea pubblica». Anche per l’assessore all’Ambiente Lorenzo Ferigutti «solo sulla base di dati oggettivi, bisogna ridiscutere della necessità o meno di rinnovare la rete ferroviaria, sul tracciato esistente o quello nuovo. Rimango però contrario al modo in cui sembra che sia stato deciso il tracciato, con il protocollo a latere che non è stato considerato. In quel documento, Comune, Regione e Rfi si impegnavano a verificare se fosse possibile rimanere sul tracciato esistente invece di realizzarne uno nuovo. In ogni caso si prevedeva di realizzare barriere anti rumore e d’impatto visivo». Il tema investe anche Torviscosa, da dove il sindaco Roberto Fasan è intervenuto nuovamente per chiarire la sua posizione: «Nessuna presa di distanza dal “protocollo Sonego firmato dai sindaci”: la mia è soltanto una presa d’atto, in attesa che l’amministrazione venga interessata alla valutazione degli elaborati tecnici che ci verranno presentati dopo la loro predisposizione da parte di Rfi. Per coerenza e per non prestare il fianco a critiche di carattere politico l’amministrazione non prenderà alcuna posizione che possa essere strumentalizzata. La mia presenza all’assemblea di venerdì era dovuta semplicemente alla necessità di chiarire che il Comune ha firmato il protocollo d’intesa del 2008, contrariamente a quanto trafugato». Elena Placitelli
Marzo 17th, 2017 — General, Loro
INIZIATI I CAROTAGGI ANCHE IN CARSO…MA NON TUTTO GLI E’ANDATO LISCIO
La scorsa settimana fra venerdì e sabato (fonte il giornale in lingua slovena Primorski) ci sono stati dei carotaggi per la TAV (analoghi a quelli bloccati a Bagnaria Arsa) sia a Duino-Aurisina che a Santa Croce. La ditta pare sia di Genova quindi potrebbe essere diversa da quella dei lavori a Bagnaria a cui hanno revocato il contratto pochi giorni fa.
Mentre a Duino sono riusciti a farli tranquillamente (il sindaco Ret ha dichiarato che era stato informato), a Santa Croce (Comune di Sgonico) hanno iniziato a fare il carotaggio in un terreno delle comunelle (associazioni slovene) che non erano state avvertite così come il Comune.
Alcuni esponenti delle comunelle si sono accorti della cosa, sono piombati sul terreno e hanno fatto interrompere a metà il carotaggio e la trivella ha fatto fagotto.
Le comunelle stanno decidendo se fare denuncia per danni al terreno.
Pare che il comune di Sgonico abbia chiesto alle ferrovie un incontro urgente per la prossima settimana.
A breve nuovi aggiornamenti.
Uno del Comitato NOTAV di Trieste e del Carso
Marzo 17th, 2017 — General, Precari
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Il futuro negato alla scuola pubblica
Lettera aperta a studenti e genitori
Oggi, 13 settembre 2010, inizia un nuovo anno scolastico e pensiamo sia urgente, come insegnanti che vedono nella dignità del lavoro il fondamento di ogni sistema veramente democratico, rivolgerci a studenti, genitori e a tutta l’opinione pubblica per denunciare la gravissima situazione in cui versa la scuola italiana.
Ad uno sguardo superficiale tutto sembra procedere nei modi consueti; in realtà la “riforma” della ministra Gelmini e i provvedimenti finanziari adottati dal governo stanno determinando cambiamenti strutturali che non potranno non affossare il sistema d’istruzione pubblico del nostro paese.
Nell’anno scolastico 2010/2011 nella nostra regione:
1. L’offerta formativa è decisamente peggiorata per le seguenti ragioni:
· il monte ore di diverse discipline è stato ridotto e alcune materie sono scomparse dai curricoli;
· sono stati tagliati, in tutti gli ordini di scuola, 378 posti di lavoro per docenti e 259 per il personale amministrativo tecnico ausiliario, con la conseguenza che oggi centinaia di lavoratori e lavoratrici della scuola si trovano senza lavoro;
· sono state eliminate 890.000 ore di lezione;
· sono state ridotte le ore di sostegno per gli allievi portatori di handicap.
2. È diminuito il numero delle classi e contemporaneamente è aumentato il numero di alunni per classe (a partire da un minimo di 27), con la conseguenza che le singole aule spesso non sono adatte a contenere un numero così elevato di allievi, secondo quanto previsto dalle norme di sicurezza (leggi 626/1994 e 81/2008).
3. è prevista un’ulteriore riduzione dei finanziamenti ministeriali alle scuole a tal punto da compromettere il normale funzionamento dell’attività scolastica, con alcune conseguenze facilmente prevedibili:
· i singoli istituti saranno costretti a chiedere contributi sempre più onerosi alle famiglie;
· i diversi istituti incontreranno una crescente difficoltà nel pagamento delle supplenze e nell’acquisto dei materiali didattici necessari allo svolgimento delle lezioni.
4. I lavoratori e le lavoratrici della scuola hanno visto peggiorare la propria condizione a causa del blocco degli scatti stipendiali e del mancato rinnovo del contratto nazionale per i prossimi tre anni.
Mentre negli altri stati europei, pur in presenza di una profonda crisi economica, i governi hanno tutelato la qualità del proprio sistema scolastico, riconoscendolo come patrimonio fondamentale per il futuro del paese, in Italia si è deciso di togliere risorse alla scuola, in un’ottica ottusa ed esclusiva di risparmio, che non può avere altra conseguenza che il degrado del sistema educativo pubblico, incapace già oggi di garantire i livelli di eccellenza raggiunti negli anni passati.
Di fronte a questa gravissima situazione noi docenti rifiutiamo di rimanere inerti e silenziosi e intendiamo avviare una forte mobilitazione, proponendo le seguenti forme di protesta:
-immediata segnalazione alle autorità competenti delle situazioni di sovraffollamento delle aule che contrastano con le vigenti norme di sicurezza;
-blocco dei viaggi e delle visite d’istruzione, attualmente possibili solo grazie all’impegno volontario e non retribuito dei docenti, sui quali ricadono pesanti responsabilità civili e penali;
-rifiuto di progettare e svolgere attività aggiuntive al normale orario di cattedra, che attualmente sono possibili grazie all’impegno volontario e solo parzialmente retribuito dei docenti, quali ad esempio scambi culturali con scuole estere, laboratori artistici e teatrali, cineforum, conferenze, progetti di approfondimento culturale e professionale…;
-rifiuto da parte degli insegnanti di ruolo di accettare ore eccedenti all’orario di cattedra, per favorire il lavoro dei colleghi precari;
-rifiuto da parte degli insegnanti di svolgere supplenze eccedenti all’orario di cattedra, per favorire il lavoro dei colleghi precari.
In questi anni ci siamo impegnati/e con convinzione in tanti progetti per elevare la qualità del nostro intervento educativo e per arricchire la scuola di nuove esperienze formative; è quindi con sofferenza che assumiamo e rendiamo pubblica una scelta così radicale, ma riteniamo necessario denunciare la contraddizione di un governo che da una parte degrada con tagli drastici il sistema pubblico di istruzione, e dall’altra propone attraverso i mass media una falsa immagine di scuola pubblica riformata e di qualità.
Con questa lettera intendiamo portare in superficie il disagio vissuto da chi opera nella scuola e avviare una riflessione approfondita sul sistema educativo, che coinvolga studenti e famiglie allo scopo di difendere la qualità dell’istruzione pubblica statale.
CHIEDIAMO A STUDENTI E GENITORI DI COMPRENDERE LE MOTIVAZIONI DELLA NOSTRA PROTESTA E DI ESSERE SOLIDALI CON NOI.
GRUPPO AUTOCONVOCATO DOCENTI
SCUOLE SUPERIORI DI UDINE
Cip. Via Bassi 36, Udine
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Da Il Piccolo del 10/09/10
L’INCHIESTA
Nell’inferno del Cie poliziotti contro operatori
Grave conflitto di competenze tra i controllori mentre gli ospiti seminano il terrore
Drammatico paradosso
di GIOVANNI TOMASIN
GRADISCA D’ISONZO I dipendenti di una cooperativa costretti a fare i ”poliziotti” ma perseguiti dai poliziotti veri ogni volta che all’interno scoppia una rivolta. La Polizia che non può fare il proprio mestiere, gli ”ospiti” che ne combinano di tutti i colori. Beffa e paradossi nell’inferno del Cie.
Le evasioni in massa e le rivolte hanno guadagnato più volte un posto nelle cronache nazionali al Centro di intentificazione ed espulsione di Gradisca. Negli ultimi mesi, poi, questi eventi si sono ripetuti a scadenza quasi settimanale. Eppure sono soltanto gli effetti più eclatanti delle dinamiche e delle tensioni che si accumulano all’interno del centro: conficcato come un corpo estraneo nel bel mezzo alla campagna gradiscana, il Cie è un mondo a parte, privo di contatti con l’esterno. Dietro alle mura i rapporti tra i cosiddetti ”ospiti”, gli operatori socio-sanitari e le forze dell’ordine sono regolati da meccaniche proprie. Le porte del Cie sono ermeticamente chiuse per la stampa, così il Piccolo ha ricostruito la vita nel Cie facendola raccontare ad alcuni dei suoi protagonisti.
LO SCONTRO. «All’interno del Cie è in corso un vero e proprio conflitto tra operatori socio-sanitari e le forze dell’ordine, perché le funzioni degli uni e degli altri non sono chiare».
A dirlo è un sindacalista della Cisl che lavora all’interno del Cara, il centro per i richiedenti asilo che si trova all’interno del complesso. La controversia tra polizia e operatori è una conseguenza delle normative ambigue che regolano il centro: ufficialmente gli immigrati del centro non sono carcerati, ma persone trattenute per motivi amministrativi.
Per questo motivo le forze dell’ordine non sono autorizzate a trattare gli ospiti del Cie: si limitano a sorvegliare il perimetro esterno per evitare che si verifichino evasioni. I rapporti con gli immigrati sono gestiti invece dagli operatori socio-sanitari di Connecting People, il consorzio che ha in appalto la gestione del centro. Come dimostrano le rivolte delle ultime settimane questa organizzazione non è efficace nel gestire rivolte e fughe.
«Ora le forze dell’ordine pretendono che gli operatori facciano anche da guardie – dice il sindacalista -. E quando gli ospiti riescono a scappare la colpa viene data agli operatori».
LE SOSPENSIONI. Tra agosto e settembre la prefettura ha sospeso l’accesso al Cie a due operatori di Connecting people impedendogli, di fatto, di lavorare: in entrambi i casi le sospensioni sono legate a evasioni di ospiti. «Ma dovrebbe essere la polizia a impedire le fughe – dice il sindacalista -. Sta passando il concetto per cui se il poliziotto sbaglia, è il dipendente a dover pagare». La Cisl ha richiesto un incontro con il prefetto Maria Augusta Marrosu per dirimere la questione: «Il problema è politico – prosegue -, e la prefettura deve stabillire con le responsabilità degli uni e degli altri».
LA STRUTTURA. Il Cie è un mondo a sè, celato dietro il muro di cinta, alto diversi metri, che si affaccia sulla strada regionale 305. Se ci si addentra nella campagna retrostante il centro, però, si scopre il suo volto autentico. Sul retro della struttura non c’è traccia del muro in cemento: forse la sua presenza risponde a esigenze più estetiche che di sicurezza. Si vedono invece le sbarre altissime che servono a impedire le fughe degli ospiti, e gli edifici in cui vengono alloggiati. Lungo il perimetro passeggiano i militari del servizio di guardia.
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VENERDÌ, 10 SETTEMBRE 2010
Otto ospiti su 10 sono ex detenuti
GRADISCA Secondo un rapporto di Medici senza frontiere l’80% degli ospiti del Cie era composto da ex detenuti. Il rapporto risale al 2008 ma quella percentuale è valida ancora oggi, assicura la Cisl. La presenza di criminali all’interno di un centro pensato per trattenimenti a carattere amministrativo crea inevitabilmente pesanti scompensi: «Sconcerta la rilevante presenza di ex detenuti tra la popolazione detenuta nei Cie – spiega il rapporto di Msf – nei cui confronti sarebbe stato possibile procedere all’identificazione nel corso della detenzione. In tale modo, per l’incapacità delle strutture amministrative preposte, nei fatti si determina un indebito allungamento del periodo di detenzione». Gli ex detenuti intervistati intervistati da Msf denunciano il periodo di reclusione nel Cie con rabbia e frustrazione come un’estensione ingiustificata della pena già scontata. «La presenza di ex detenuti nei Cie – prosegue il rapporto -, oltre ad essere irragionevole rispetto alle finalità per cui è stato istituito il sistema di detenzione amministrativa, rischia di generare ripercussioni negative in termini di condizioni di vita e di modalità di erogazione dei servizi a danno di tutti gli altri trattenuti, soprattutto di quelli appartenenti a categorie vulnerabili».
Questi ultimi sono coloro che non hanno compiuto alcun reato e, non avendo permesso di soggiorno, vengono trattenuti in vista dell’espulsione: i clandestini. Il percorso con cui finiscono nel Cie è rocambolesco: dopo essere stato fermato dalle forze dell’ordine, l’immigrato riceve l’ordine di allontanamento dal territorio nazionale dalla questura. A quel punto viene portato davanti a un giudice di pace e gli viene affidato un difensore d’ufficio. Il giudice ne decreta infine il trattenimento nel Cie (fino a 180 giorni) ai fini dell’espulsione.
Il procedimento è macchinoso perché mima le dinamiche di un vero processo, come spiega Francesco Cecotti di Asgi – Ics (associazione studi giuridici sull’immigrazione): «Tutto questo iter procedimentale è necessario perché il provvedimento questorile è un mero atto amministrativo il quale, da solo, non può consentire il trattenimento fino a 180 giorni di un soggetto che non ha compiuto alcun reato. Perciò si tiene udienza presso il giudice di pace. La presenza di un difensore è necessaria perché deve essere rispettato il diritto di difesa dello straniero la cui libertà personale verrà limitata. A quel punto il giudice di pace, verificati tutta una serie di presupposti, emette un decreto motivato nelle successive quarantotto ore». È così che per l’immigrato si aprono le porte del Cie. «In quei centri si trovano anche persone con esperienze traumatiche di detenzione carceraria all’estero, persone con problemi psichiatrici – conclude Cecotti -, insomma, c’è di tutto». (g.tom.)