Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Il Piccolo
DOMENICA, 28 FEBBRAIO 2010 Pagina 6 – Attualità
Alta velocità, la linea per Divaccia riparte da zero Ma ora manca il collegamento col Porto di Trieste
di MAURO MANZIN
TRIESTE Corridoio 5, o meglio, la tratta Trieste-Divaccia? Si ricomincia da zero. A Lubiana si sono incontrati il viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli con il sottosegretario ai Trasporti sloveno, Igor Jakomin. Sul tavolo le planimetrie del progetto della Trieste-Divacia per l’appunto. L’Italia ha presentato però il progetto di un nuovo tracciato che corre a Sud di quello originario che forma una sorta di toboga ai limiti della Val Rosandra per innestarsi all’altezza di Crni Kal con la linea Capodistria-Divaccia. Un progetto, quello predisposto dalla parte italiana, che unirebbe direttamente Trieste a Capodistria con una bretella che incanalerebbe il traffico ferroviario in direzione Divaccia. Progetto però che ha incontrato subito una netta opposizione della Slovenia. Il sottosegretario Jakomin ha fatto notare che il nuovo tracciato meridionale comporterebbe per la Slovenia un cambiamento del piano urbanistico già approvato e che prevede l’innesto dell’Alta velocità all’altezza di Crni Kal.
E siccome la realizzazione di un nuovo piano urbanistico per la legge slovena determinerebbe la perdita di almeno ulteriori tre anni questo comprometterebbe per Lubiana l’apertura dei cantieri, prevista per la seconda metà dell’anno in corso, del raddoppio della tratta strategica Capodistria-Divaccia. E metterebbe altresì in pericolo i finanziamenti provenienti per l’opera dal Patto di coesione con l’Unione europea. Il viceministro Castelli, da parte sua, ha preso atto delle argomentazioni slovene ribadendo però che il progetto che sfiora la Val Rosandra resta inaccettabile per la parte italiana in quanto ha ricevuto parere negativo dal ministero dell’Ambiente e andrebbe a intaccare il sottosuolo del Carso in un’area protetta. I due interlocutori hanno quindi deciso di riprendere in mano la cosiddetta soluzione Nord, quella che passa per Opicina per poi collegarsi a Divaccia. A questo proposito sono già stati calendarizzati una serie di incontri tra i tecnici dei due Paesi per rendere fattibile questa soluzione.
«Le strutture ministeriali e quelle della Regione – precisa l’assessore regionale ai Trasporti, Riccardo Riccardi – si incontreranno a breve e hanno già in programma una serie di riunioni per esaminare la nuova ipotesi». Uno dei temi diventa ora il collegamento con la nuova traccia a Nord con il porto di Trieste. «Questa ipotesi è la prima che noi abbiamo ”sponsorizzato” ma non garantiva – prosegue – alcuni paramentri comunitari sull’alta velocità e ora saranno esaminate ulteriori varianti e, a quel punto, quando si verificheranno le condizioni per una sostenibilità a Nord è evidente che a seguito di quello bisognerà capire come collegare il porto di Trieste, perché per noi è l’elemento determinante». Insomma lo scalo triestino rimane ancora tra color che son sospesi.

Notizia tratta dal sito ClubRadio
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- Written by clubradio
- Posted 25 febbraio 2010 at 08:13
La Slovenia non considera percorribile l’ipotesi del tracciato ‘alto’, che non tocchi la città di Trieste, per il collegamento ferroviario tra il capoluogo giuliano e Divaccia, che fa parte del Corridoio 5. La posizione è emersa ieri a Lubiana – secondo quanto si è appreso in serata – dove i viceministri ai Trasporti Roberto Castelli e Igor Jakomin si sono incontrati in modo informale. Nelle scorse settimane l’Italia aveva formalizzato la proposta di un nuovo tracciato ‘alto’, che riprende in sostanza il percorso della rete ferroviaria esistente sull’asse Ronchi dei Legionari-Aurisina-Opicina-Divaccia e andrebbe a sostituire il tracciato su cui è già stato raggiunto l’accordo in passato. La parte slovena, però, non si è detta disposta a modificare il tracciato concordato, che in Italia è considerato troppo impattante sia dalla Regione Friuli Venezia Giulia che dal Comune di Trieste, oltre che dagli ambientalisti.
Marzo 17th, 2017 — Gas, General
Il Piccolo 27 febbraio

In molti considerano il progetto di Gas Natural un’ipotetica fonte di rischio per la città ma, al contempo, contestano l’ennesimo rifiuto di un insediamento industriale. Altri, invece, si dicono favorevoli ad un referendum consultivo sulla realizzazione del rigassificatore. Sono queste, in linea generale, le opinioni espresse dai triestini (1400 intervistati) nel sondaggio Swg che ha fatto registrare un sostanziale pareggio per quanto riguarda il gradimento o meno dell’impianto
Preoccupati per l’ambiente, decisi allo sviluppo Il rigassificatore spacca i triestini a metà
In molti considerano il progetto di Gas Natural un’ipotetica fonte di rischio per la città ma, al contempo, contestano l’ennesimo rifiuto di un insediamento industriale. Altri, invece, si dicono favorevoli ad un referendum consultivo sulla realizzazione del rigassificatore. Sono queste, in linea generale, le opinioni espresse dai triestini nel sondaggio Swg che ha fatto registrare un sostanziale pareggio per quanto riguarda il gradimento o meno dell’impianto
di Furio Baldassi

TRIESTE. Temono che il rigassificatore possa rappresentare una fonte di rischio per la nostra area ma allo stesso tempo contestano l’ennesimo rifiuto di un insediamento industriale. Vorrebbero un referendum consultivo sulla sua realizzazione ma si dicono ben consci che col nuovo impianto probabilmente si potrebbe avere qualche ritocchino in basso sul costo dell’energia. Sono i triestini fotografati dalla Swg, che nel sondaggio realizzato con il Piccolo mandano a referto un sostanziale pareggio per quanto riguarda il gradimento o meno dell’i mpianto.
SONDAGGIO SWG-PICCOLO I risultati
«È importante osservare – annota Maurizio Pessato, amministratore delegato della società di indagini demoscopiche – come il dato sia stato oggetto di una sostanziale mutazione tra il 2007, data del primo sondaggio, e il 2010. C’è molta più considerazione, ad esempio, per il fattore rischio e maggiore preoccupazione per il fattore ambientale, legate però a una netta presa di posizione in favore del risparmio energetico e delle ricadute occupazionali che l’impianto di Gas Natural potrebbe apportare».
Un colpo al cerchio e un colpo alla botte, allora? Quasi, se si considera l’estremo equilibrio che il ”panel” di 1400 intervistati via web ha saputo raggiungere. Negli ultimi tre anni, per rifarsi a quanto detto da Pessato, certe opinioni sono decisamente cambiate, talvolta in maniera radicale. Per quanto concerne i problemi legati al rigassificatore, è passata dal 59 al 65 per cento la percentuale di persone che temono l’impatto delle acque fredde sull’ambiente marino e dal 53 al 58 per cento quella di chi si inquieta per il possibile impatto del cloro sulla catena alimentare.
Contestualmente, però, è scesa dal 44 al 38 per cento la percentuale di chi prefigura possibili limitazioni alla pesca e dal 60 al 49 quella di chi intravede un impatto negativo sul paesaggio. A incidenti, esplosioni e alla possibilità di attacchi terroristici crede infine appena il 2 per cento degli interpellati. Rimane sempre in maggioranza, inoltre, la percentuale di chi vede dietro all’impianto la possibilità di avere energia a un prezzo più favorevole. Erano, è vero, il 69 per cento nel 2007 ma anche nell’a nno in corso costituiscono comunque un non trascurabile 54 per cento. Meno entusiasmo, invece, per il possibile aumento dell’o ccupazione, cui crede ancora il 49 per cento, perdendo ben cinque punti rispetto al 2007.

Sono passati inoltre dal 10 al 29 per cento gli scettici, quelli cioè che non credono che il rigassificatore possa avere alcuna ricaduta per la città. Quasi schizofreniche appaiono inoltre le opinioni, diciamo così, in libertà. Gli interpellati, dunque, convengono che i rigassificatori presentano un elevato potenziale di rischio per la popolazione (52 per cento) ma anche che Trieste non può permettersi di rifiutare un ulteriore progetto industriale (51 per cento).
Hanno ben presente (49 per cento) il risparmio energetico possibile e se la prendono anche con gli ambientalisti, «che tendono sempre a esagerare le conseguenze di qualsiasi insediamento industriale o energetico (56 per cento) e con i tecnici delle grandi società, «che tendono sempre a minimizzare i rischi degli impianti produttivi ed energetici» (70 per cento). Uno a uno e palla al centro, insomma, in attesa che si decida se e come consultare la popolazione in maniera più accurata.
(27 febbraio 2010)
Marzo 17th, 2017 — Eco-catastrofi, General
Repubblica 28 febbraio
La perturbazione ha colpito in particolare e le zone centrali. Venti a 100 km all’ora e inondazioni. Tra le vittime un bambino. Bloccata la stazione di Bordeau
Venti fino a 150 chilometri orari e inondazioni hanno provocato il disastro
in Bretagna e nella parte centrale del Paese.
ROMA – E’ di almeno 16 morti il bilancio delle vittime dal maltempo in Francia, in particolare della violenta tempesta Xynthia che da ieri ha colpito il Paese, in particolare Normandia e Bretagna. Tra le vittime anche un bambino di 10 anni. Lo riferiscono le versioni online dei quodidiani francesi. Un milione di famiglie sono prive di energia elettrica. Ritardi fino a due ore per i treni; inattiva la stazione di Bordeaux. Annullati finora 70 voli da Air France nell’aeroporto parigino di Roissy. A provocare i danni peggiori, il vento, che soffia fino a 150 chilometri l’ora, e le inondazioni sulle coste. Si preannuncia un disastro peggiore di quello avvenuto nel 1999, quando morirono 92 persone a causa della tempesta e delle inondazioni.
La profonda depressione sub-tropicale è partita sabato da Madeira, in Portogallo, puntando verso il Nord; in serata è entrata nel Golfo di Biscaglia, passando poi in Bretagna da dove partirà lentamente verso il Mare del Nord. Battezzata Xynthia, la tempesta ha raffiche di vento tra i 130 e i 150 chilometri orari, ma raffiche più violente (fino a 150 km/h) sono state registrate nell’estuario della Loira, nella Gironda e sui Pirenei. Le autorità hanno raccomandato estrema cautela a chi vuole mettersi in viaggio. In Vandea, una delle zone più colpite, molte persone si sono arrampicate sui tetti per sfuggire alla furia dell’acqua. In Bretagna sono state evacuate una dozzina di case, allontanati anche i pazienti di una casa di cura vicino Guingamp.
(28 febbraio 2010)
Corriere
MALTEMPO

19:14 ESTERI «Xynthia» flagella la costa occidentale: inondazioni, blackout e 45 morti
Video
Marzo 17th, 2017 — General, Sciopero dei migranti
Messaggero Veneto DOMENICA, 28 FEBBRAIO 2010 Pagina 5 – Udine
«Con la crisi gli extracomunitari perdono lavoro e possibilità di rimanere in Italia»
Gli immigrati scioperano: «Ci discriminate»
Domani la prima agitazione dei lavoratori stranieri. In provincia sono 40 mila
ABDOU FAYE (CGIL)
LA PROTESTA
Manifestazione con operai, commessi, badanti, commercianti e imprenditori Appuntamento in piazza San Giacomo. Musica e interventi. Parlerà anche Honsell
di CRISTIAN RIGO
Operai e commessi. Impiegati e badanti. Ma anche commercianti e imprenditori. Tutti stranieri e tutti «stanchi di essere discriminati». Al punto da aver organizzato per domani il primo sciopero degli immigrati. Un’iniziativa che punta a coinvolgere anche gli «italiani stanchi del razzismo» e a dimostrare che «senza il contributo dei lavoratori stranieri la società friulana non funzionerebbe più». Anche perché gli immigrati lavoratori nella sola provincia di Udine sono circa 40 mila.
Per manifestare tutto il loro disagio, gli stranieri hanno scelto la cornice di piazza San Giacomo dove dalle 17.30 alle 21 circa si alterneranno sul palco diversi musicisti friulani tra i quali anche Red Storm Sound, dj Tubet, dj Ng, Urban Lifestyle, Mad Volcano, Dek Ill Ceesa e dj Brain Burger. E accanto alla musica sono previsti alcuni interventi compreso quello del sindaco Furio Honsell. Alle 18, in contemporanea con altre piazze d’Italia, saranno lanciate centinaia di palloncini. La “rivoluzione in giallo” (dal colore ufficiale della giornata scelto per la sua “neutralità” politica e come simbolo del cambiamento) si ispira al movimento francese “La journée sans immigrés: 24h sans nou” ed è promossa dal comitato “Primo marzo 2010 contro il razzismo” che su Facebook ha già raccolto 50 mila adesioni, comprese quelle di tante organizzazioni tra le quali anche Amnesty, Arci, Acli, Legambiente, Emergency, Amref, Cobas, Fiom. Allo sciopero aderiscono pure il Partito democratico, il Prc, Sinistra, ecologia e libertà e i Socialisti.
Tra gli organizzatori della manifestazione di domani, curata da Alessandro Oria e Hosam Aziz del Pd, c’è la Cgil che ha rinnovato la richiesta condivisa da tutti i sindacati di adottare delle specifiche misure anti-crisi sul fronte dell’immigrazione. «Perché gli extracomunitari – spiega Abdou Faye, responsabile dell’immigrazione della Cgil di Udine – rischiano di essere due volte vittime del difficile momento del mercato. Da un lato perché sono tra i primi a perdere il posto e dall’altro perché oltre al lavoro possono perdere il diritto a rimanere in Italia. Anche se si tratta di persone che si trovano qui da anni e che per anni hanno lavorato pagando regolarmente le tasse, c’è infatti il pericolo concreto di vedersi negata la possibilità di restare nel nostro Paese. A chi resta senza lavoro – spiega Faye – la legge consente di rinnovare il permesso di soggiorno per soli sei mesi. E oggi, con la maggior parte delle aziende costrette a fare ricorso alla cassa integrazione se non addirittura a chiudere, trovare un’occupazione stabile in sei mesi, non è un’impresa facile». Per questo motivo la Cgil ha chiesto di prevedere, nelle misure anti-crisi, anche la sospensione per due anni della legge Bossi Fini.
Lungo, a parere di Faye, l’elenco delle «discriminazioni» subìte dagli stranieri in Fvg. «Per accedere alle case popolari dell’Ater – ricorda – servono 10 anni di residenza in Italia di cui almeno 5 in reginoe e lo stesso vale per il bonus bebé. Per la carta famiglia ne servono 8 in Italia e 1 in regione. Il fondo povertà è riservato ai cittadini dell’Ue residenti in Fvg da almeno 36 mesi: gli extracomunitari sono comunque esclusi. E gli esempi potrebbero continuare». Ecco perché Faye parla di «un’esasperazione crescente degli stranieri che si sentono penalizzati e presi di mira». Tanto da aver deciso di scendere in piazza.
Marzo 17th, 2017 — General, Sciopero dei migranti
Nonostante il boicottaggio dello sciopero dei sindacati confederali (anche se la CGIL aderiva all’iniziativa mentre CISL/UIL no) per motivi strumentali, a Pordenone s’è svolta con soddisfazione, almeno numericamente, la giornata “senza i migranti” dove mettere in evidenza gli “orrori” legislativi sia nazionali che regionali rispetto alle libertà e i diritti dei migranti. Almeno 500 le persone intervenute, donne, uomini e bambini dove oltre 400 erano immigrati (numerose le famiglie) con al fianco autoctoni solidali fra cui anche associazioni, militanti ed esponenti del PD e di Rifondazone e gli anarchici di Iniziativa LIbertaria, quest’ultimi attivi da anni sul fronte antirazzista con diverse critical mass, presidi ed azioni a sostegno dei migranti contro le politiche apertamente razziste della Lega Nord e della destra pordenonese.
Si veda, oltre il NO BORDER DAY, la recente contestazione alla fiaccolata nazileghista di 200 intruppati svoltasi in P.zza Risorgimento (proprio nella Giornata della Memoria) che strumentalizzando un episodio di rissa per questioni economiche di un kebab curdo, sfilavano “contro la violenza” formalmente ma in realtà con l’ennesimo scopo antimmigrato e questo da parte di un partito che in provincia, dove comanda, e in regione detta l’agenda delle peggiori leggi xenofobe degli ultimi anni e che continua a sostenere la chiusura degli ambulatori per irregolari (tutti gestiti da volontari).
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Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Notizie flash.
1° MARZO a Trieste
Centinaia di persone alle iniziative della mattina e del primo pomeriggio…
… e poi oltre un migliaio di persone in corteo!
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Marzo 17th, 2017 — General, Sciopero dei migranti
L’iniziativa più grande e significativa si è svolta a Trieste, dove il comitato locale, composto da diverse realtà, ha svolto un intenso lavoro di preparazione, con migliaia di manifesti, adesivi, volantinaggi nei bar e nelle fabbriche. Unica provincia regionale (e una delle poche in Italia) dove è stato proclamato sciopero generale da parte di USI-AIT e COBAS, nonostante i vari tentativi di boicottaggio degli ambienti della triplice.
La giornata è iniziata sotto i migliori auspici grazie…

Trieste 1°marzo 2010
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Marzo 17th, 2017 — General, Sciopero dei migranti
TRIESTE (NOSTRA GALLERIA FOTOGRAFICA)
Il Piccolo Trieste (on line)
I manifestanti, poco meno di un migliaio, hanno attraversato il centro della città scandendo slogan e cori. In molti sono andati alla ricerca di scritte razziste sui muri per cancellarle. Cortei anche a Udine e Pordenone
TRIESTE. Nel pomeriggio, un corteo di 700-800 persone – più di mille secondo gli organizzatori-, ha attraversato il centro della città preceduto da uno striscione con la scritta “Siamo tutti stranieri e antirazzisti”. Nel corso della manifestazione, i partecipanti sono andati “a caccia” di scritte razziste sui muri per cancellarle. Altre mobilitazioni si sono svolte a Udine, con sit-in e concerti, e a Pordenone, con un raduno nel centro cittadino.
PORDENONE
Messaggero Veneto MARTEDÌ, 02 MARZO 2010 Pagina 3 – Pordenone

Grido d’allarme durante “24 ore senza di noi”: «I posti di lavoro oggi scarseggiano e gli ultimi arrivati ce li soffiano»
Ieri in piazza XX settembre, oltre a sorrisi e palloncini colorati anche un messaggio forte
Gli immigrati di prima generazione «Rischiamo una guerra tra poveri»
LA MANIFESTAZIONE

di MARTINA MILIA
Centinaia. Almeno 300, secondo la questura, gli immigrati (in prevalenza africani, magrebini, indiani) che hanno partecipato alla manifestazione.
Giallo. Il colore dei palloncini che hanno addobbato le piazze italiane – piazza XX settembre a Pordenone – in occasione della “Giornata senza di noi”
Lavoro. La perdita dell’occupazione e del permesso di soggiorno è la paura più diffusa in tempo di crisi. La mancanza di lavoro genera una guerra tra poveri.
Tante nazionalità una sola identità: immigrato. Alcune centinaia di cittadini africani, arabi, indiani (300 in tutto per le forze dell’ordine) e alcune decine di italiani ieri pomeriggio hanno occupato pacificamente piazza XX settembre per raccontare l’altra faccia dell’immigrazione, “una giornata senza di noi”. Chi ha il lavoro è arrivato a fine turno, chi quel prezioso impiego non lo ha più è arrivato fin dalle prime ore del pomeriggio. Tante le storie, una la paura: «si sta creando una guerra tra poveri perchè i nuovi arrivati sono più tutelati di chi è qui da tempo e, se perde il posto, rischia il rimpatrio».

alloncini gialli – lanciati e scoppiati in segno di festa intorno alle 18.30, in contemporanea a 60 piazze italiane –, bambini, donne, uomini, si sono mescolati dopo che i giochi, i tamburi e i discorsi al microfono hanno richiamato tutti ad appropriarsi della piazza. Tra tanti colori, non solo della pelle, il giallo – quello scelto come simbolo della giornata – ha unito grandi e piccoli, italiani e stranieri, tutti insieme per riflettere sull’opportunità di stare insieme.
Alla domanda perchè sei qua oggi? la risposta ieri pomeriggio era quasi sempre la stessa: «vivo in Italia da tanto tempo ma oggi che lavoro ce n’è poco rischio di essere mandato a casa mentre chi è appena arrivato e trova impiego è più tutelato di me. Se andiamo avanti così si crea una guerra tra poveri». E di lavoro e diritti – tra un gioco per i bambini, un’esibizione di tamburi e un kebab – hanno parlato i vari intervenuti sul palco fino all’imbrunire. Sul palco mancavano le luci ma il buio non ha spento la festa e la voglia di parlare.
Il rischio di trasformare i lavoratori in clandestini è stato al centro dell’intervento del segretario provinciale della Cgil Emanuele Iodice. «Siamo tutti preoccupati dall’applicazione rigida della Bossi Fini – ha detto Iodice – perchè vorrebbe dire trasformare in clandestini molte persone che vivono qui da anni. Spingere le persone a diventare clandestini non è interesse neanche degli italiani. Il nostro sistema non può permettersi di perdere milioni di posti di lavoro nè di persone che pagano le tasse».
Un no secco alla Bossi Fini è arrivato anche da Mauro Marra (presidente dell’associazione immigrati) che, a chiusura degli interventi ufficiali, ha individuato tre priorità: «chi perde il lavoro ed è stato sfruttato per anni non può essere mandato via dopo sei mesi, serve un permesso di soggiorno di due anni per tutti»; la battaglia per tenere aperto l’ambulatorio per gli stranieri temporaneamente soggiornanti «va proseguita e se serve dobbiamo tornare in piazza»; la giornata di ieri deve essere l’inizio di un percorso comune, «quello che manca è lo stare insieme».

Molto applaudito dalla platea il rappresentante della comunità dei Tuareg che ha invitato tutti a battere le mani «per gli italiani che oggi sono qua tra noi» e ha esortato i presenti a «essere uniti per difendere la nostra dignità. Siamo venuti in Italia per cercare una vita migliore: se non vogliono gli immigrati che ci lasciano i diamanti e il petrolio in Africa». La legge «deve essere uguale per tutti – ha aggiunto –: gli Stati Uniti sono diventati una potenza perchè hanno accettato persone di tutti i colori. Serve una società mista per lo sviluppo del mondo».
A raccontare il senso vero della manifestazione, Edi Ntumba Dinanga, del comitato Primo marzo. «Siamo qui per manifestare la nostra presenza: non siamo solo manodopera, siamo persone. Non voglio parlare dei nostri diritti bensì dei nostri doveri e per questo mi rivolgo anche agli italiani – ha detto –: vigilate sulla libertà che i vostri padri hanno conquistato e hanno tradotto nella Costituzione. Mi sono divertito a leggerla, invito anche gli italiani a farlo». Gli immigrati sono pronti a fare la loro parte «ma gli italiani devono dare l’esempio. Cosa devo fare quando sento il Primo ministro dare dei talebani ai magistrati?». Gli immigrati, ha precisato Edi, «non vengono qua per arricchirsi. Veniamo in Italia perchè cerchiamo soprattutto la libertà che nei nostri Paesi non c’è».

UDINE
Il Messaggero Veneto Udine

di Cristian Rigo
La manifestazione anti-razzismo svoltasi in piazza Mattetotti, a Udine
UDINE. «Nelle scuole distribuiamo uno yogurt due volte la settimana. Vogliamo insegnare ai bambini a mangiare sano, ma con la nuova Finanziaria regionale possiamo dare questi yogurt solo a chi è residente in Fvg da almeno 36 mesi. Ma, agendo in questo modo, cosa imparano i bambini?». La risposta al sindaco Honsell l’hanno data ieri i circa 500 partecipanti al primo “ sciopero” degli stranieri.
Hanno cantato e ballato tutti con addosso almeno qualcosa di giallo, il colore simbolo del cambiamento. Stranieri e italiani. Lavoratori e disoccupati. Donne e bambini, giovani e anziani. Si sono ritrovati in piazza San Giacomo per dire «no al razzismo» e per chiedere che quei due yogurt vengano dati a tutti i bambini che ne hanno bisogno, indipendentemente dalla residenza o dalla cittadinanza. Ma anche per dimostrare che senza gli immigrati «la società italiana non funzionerebbe».
Nella sola provincia di Udine i lavoratori immigrati sono 40 mila. «Senza di loro – assicura il referente immigrazione della Cgil, Abdou Faye – molte fabbriche e negozi chiuderebbero, ma anche le scuole sarebbero in difficoltà. Basti pensare che gli stranieri iscritti alla scuola dell’obbligo sono circa 6 mila».
Ecco perché ieri tra i manifestanti le parole più gettonate erano rispetto e uguaglianza. Qualcuno ha domandato che vengano restituiti ai lavoratori stranieri costretti a tornare in patria i contributi versati per gli anni lavorati in Italia. E quando il sindaco Honsell ha ricordato il caso degli yogurt o dell’i mpossibilità di ospitare un senzatetto all’asilo notturno (a meno che non ci siano i “famosi” 36 mesi di residenza) e anche dei bonus bebé riservati ai residenti da più di 5 anni, il grido della folla si è fatto più intenso.
Un grido riassunto molto bene da un cartellone dove si leggeva: «Il Friuli non merita le leggi più razziste d’Europa». Sul fatto «che la Regione Fvg sia la più razzista» invece i manifestanti non avevano dubbi. Colpa «delle politiche razziste sul welfare» ha sintetizzato don Pierluigi Di Piazza, mentre un udinese ha preso il microfono per sottolineare «che i friulani non sono razzisti e la maggior parte della gente si vergogna quando la Lega cerca di chiudere gli ambulatori agli immigrati». Ed è proprio per quello che – ha sottolineato Di Piazza – «alle ronde il Friuli tutto ha risposto no grazie».
Per dire «no al razzismo» invece ieri sono stati lanciati in cielo centinaia di palloncini gialli e alla fine tutti i manifestanti hanno partecipato a un grande girotondo tenendosi per mano su invito dei comitati e dell’organizzatore dell’iniziativa, Hosam Aziz del Pd.


MV Udine MARTEDÌ, 02 MARZO 2010
Pagina 3 – Udine
Abdoul: ho resistito e mi sono diplomato grazie ai professori. Ahmed: sono un carpentiere esperto, ma le aziende non mi vogliono
«Insultato a scuola per il colore della pelle»
Le storie e le speranze. «Ma l’integrazione sta facendo troppi passi indietro»
Vivono tutti a Udine da molti anni, ma secondo loro non c’è integrazione. Dicono di aver subìto sulla propria pelle episodi di intolleranza. Ma non si arrendono. Vorrebbero un impiego per vivere con dignità. La crisi economica ha fatto perdere il lavoro a molti. E rischiano di essere costretti a tornare nel paese di origine. Questa la situazione dei cittadini immigrati che ieri hanno manifestato in piazza San Giacomo. Hanno tutti storie diverse da raccontare. C’è chi lavora e chi sta ancora cercando un modo per mantenersi.
Abdoul Mdiaye ha 25 anni e vive da 10 a Udine. Si è trasferito in Friuli dal Senegal, ma quando è arrivato ha incontrato grosse difficoltà. «Ho studiato all’Enaip per diventare carrozziere – racconta – e adesso lavoro in un’officina. Ma per me è stato molto difficile. I ragazzi a scuola mi insultavano per il colore della mia pelle e stavo per lasciare. I professori mi hanno detto di resistere e alla fine mi sono diplomato». Ma c’è anche chi è senza un’occupazione da due anni, come Ibrahim Abdellwahit, sudanese: «Sono arrivato in Italia come rifugiato, perché nel mio paese la gente si ammazzava per strada. Vivo a Udine da 4 anni e sono un saldatore. Ma quasi due anni fa ho perso il mio impiego a causa della crisi e ora sono in gravi difficoltà. Porto i curriculum nelle ditte, ma soltanto una su dieci lo accetta e comunque non mi richiama».
C’è anche chi ha trovato un impiego che dà garanzie e nel suo lavoro aiuta proprio gli immigrati, come Awa Kane, senegalese, che è arrivata in piazza con la sua bambina più piccola. «Faccio la mediatrice culturale e aiuto gli extracomunitari a trovare un contatto con i distretti sanitari – racconta -. Vivo a Udine da 10 anni, ma devo dire che nelle politiche di integrazione si sono fatti grandi passi indietro». Dello stesso avviso è Fatima Diop, senegalese anche lei, che vive e lavora a Treviso da 14 anni come cameriera ai piani. «Per strada noto molto razzismo sia nei gesti sia nelle parole. Gli italiani devono capire che gli immigrati rappresentano una ricchezza». Ed è proprio questo il punto anche per Marhian Bissila, studente congolese all’università di Udine: «La situazione degli immigrati è molto deludente. L’integrazione invece deve esserci pure nei fatti». Ahmed Musa, sudanese a Udine da 8 anni, ha perso il lavoro da poco e sconsolato afferma: «Sono un carpentiere con molta esperienza, ma quando porto il curriculum non mi chiamano. Tendono ad assumere italiani, anche senza capacità. Non è più come una volta». Secondo Ahmed, il vento è cambiato. A suo avviso ci sono poche vie d’uscita.
Renato Schinko


Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Notizie flash

Video su youtube sulla manifestazione del 1° marzo a Trieste
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Marzo 17th, 2017 — General, Polveri ultra fini
MV MERCOLEDÌ, 03 MARZO 2010 Pagina 1 – Udine

È partito ieri mattina dalla “Mazzini” di via Bariglaria il progetto che vede la presenza in città del più importante esperto europeo in materia
Nel 2005 gli istituti udinesi erano i più inquinati
Ecco cosa respirano i bimbi in classe
Avviato il monitoraggio delle scuole per misurare polveri sottili e numerosi altri inquinanti
IL PRECEDENTE
di GIACOMINA PELLIZZARI
Nel 2005 le scuole udinesi erano le più inquinate tra quelle monitorare in Europa, a cinque anni di distanza i camici bianchi sono tornati nelle aule a misurare i livelli di inquinanti e gli effetti che questi provocano sulla salute dei bambini. Vogliono verificare, insomma, se la situazione è migliorata.
Ieri il professor Mario Canciani, l’allergologo della clinica Pediatrica dell’Azienda ospedaliero-universitaria Santa Maria della Misericordia, assieme al collega svedese Dan Norback, il più importante ricercatore europeo sull’inquinamento, ha allestito una sorta di laboratorio volante nella scuola elementare Mazzini di via Bariglaria per prelevare campioni di aria all’interno e all’esterno dei locali e rilevare quindi la presenza delle polveri sottili, monossido di carbonio, formaldeide, biossido di azoto, ozono, funghi, batteri e allergeni. Nei prossimi giorni, le stesse rilevazioni prenderanno il via anche alla Girardini di via Judrio, Friz di via XXV aprile e Zorutti di via XXX ottobre. Complessivamente, il progetto coinvolge una quarantina di alunni sottoposti già da ieri a prove allergiche e del respiro. «Congelando il gas del respiro – spiega Canciani – vediamo se gli inquinanti producono segni di irritazione nelle vie aeree, mentre l’aumento dell’esalato segnala che i bronchi sono infiammati. Questo esame permette di capire in anticipo se un attacco d’asma è in agguato». Allo stesso modo, i bambini della Mazzini sono stati invitati a fare la spirometria per «valutare – ha aggiunto la dottoranda Francesca Saretta – i volumi polmonari. Si tratta – ha aggiunto – di un esame basilare per misurare la potenza respiratoria».
Prove indispensabili per confrontare i dati registrati nel 2005 quando alle scuole udinesi fu assegnata la maglia nera dell’inquinamento, e ripetuti nel 2007. L’auspicio è che la situazione sia migliorata anche perché a due anni di distanza dalla prima valutazione era bastato arieggiare un po’ di più i locali per veder scendere sensibilmente le sostanze inquinanti nelle aule. «In questo modo – sottolinea Canciani convinto che «la politica ambientale va modificata dal basso» – conosceremo meglio le condizioni ambientali delle scuole frequentate dai nostri bambini e potremo anche fornire alle amministrazioni locali strumenti pratici per intervenire nelle situazioni più a rischio». Il professore ricorda infatti che «spesso, per migliorare la situazione, bastano piccoli accorgimenti come aprire spesso le finestre o installare nelle classi filtri per la depurazione dell’aria».
Grazie alle attrezzature in dotazione al servizio di Allergo-pneumologia dell’università, Udine è l’unica città italiana a vantare i requisiti richiesti dal progetto europeo che coinvolge anche alcune scuole della Danimarca, della Francia e della Svezia.

MERCOLEDÌ, 03 MARZO 2010
Pagina 1 – Udine
I campioni analizzati in Danimarca
Tutti gli scolari si sono sottoposti di buon grado agli esami clinici
Il pool di lavoro
Erano circa le 10 quando i professori Mario Canciani e Dan Norback delle università di Udine e Uppsala (Svezia), ieri, hanno varcato l’ingresso della scuola Mazzini, di via Bariglaria. Accompagnati da una dottoranda e da alcune frequentatrici, i docenti hanno tarato le attrezzature prima di sottoporre i bambini agli esami clinici. I campioni raccolti saranno inviati nei laboratori danesi e svedesi dove sarà effettuato il dosaggio di alcuni marcatori di infiammazione in grado di stabilire i fattori di rischio ambientale. «Per ottenere i risultati – ha precisato Norback – serviranno circa 14 settimane».
Oggi, alle 10, la stessa operazione sarà ripetuta nella scuola Girardini di via Judrio, domani sempre alle 10 sarà la volta della Friz di via XXV Aprile, mentre venerdì, alle 11, la stessa sorte toccherà alla Zorutti di via XXX Ottobre. I test proseguiranno fino a sabato per essere ripetuti poi dal 15 al 21 marzo.
Narback, infatti, resterà a Udine per due settimane. Il 16 marzo, alle 18, in sala Ajace, terrà una conferenza dal titolo “Inquinamento atmosferico e salute. Cosa si sa e cosa si può fare”. In quell’occasione risponderà anche alle domande del pubblico.
Narback come Canciani vuole sensibilizzare la popolazione sugli effetti dell’inquinamento sulla salute dei bambini. Tra questi prevalgono i raffreddori, le bronchiti e l’asma. Tra le sostanze inquinanti misurate dagli esperti non manca l’anidride carbonica: facendo soffiare a un bambino dentro uno speciale tubicino, infatti, i medici sono in grado di verificare se i piccoli sono venuti a contatto con fumo da sigaretta.
Il progetto è condiviso anche dall’amministrazione comunale. Non a caso l’assessore alla Qualità della città, Lorenzo Croattini, si riserva di studiare i dati per promuovere comportamenti corretti come quelli, ricorda, «previsti dal regolamento Casa clima che consiglia l’installazione negli edifici del sistema di ricambio meccanico dell’aria. Un sistema che permette lo scambio di calore tra aria in ingresso e uscita senza aprire le finestre. In questo modo la temperature interna rimane invariata». (g.p.)