Sindacati di regime alla Fiat

SINDACATI DI REGIME ALLA FIAT

CISL, UIL, UGL E FISMIC D’ACCORDO CON FIAT E GOVERNO APPLICANO ALLA CGIL LA STESSA RICETTA UTILIZZATA IN PASSATO DA CGIL, CISL UIL D’ACCORDO CON CONFINDUSTRIA E GOVERNO CONTRO I SINDACATI DI BASE: L’ELIMINAZIONE DELL’AGIBILITA’ SINDACALE.

UN ACCORDO VERGOGNOSO CONTRO CUI E’ NECESSARIO INSORGERE, PERCHE’ NON DIVENTI UN MODELLO DI RELAZIONI SINDACALI IN OGNI COMPARTO !

(da un comunicato USB) “E’ un segnale vergognoso ed estremamente pericoloso quello che viene dall’accordo siglato per lo stabilimento Fiat di Mirafiori.

Pericoloso per le relazioni sindacali e vergognoso per le ricadute sui lavoratori della ‘new company’ con cui Marchionne intende imporre un modello amerikano di relazioni industriali. Per alcuni aspetti l’accordo di Mirafiori è simile, ma peggiore, di quello di Pomigliano: sancisce la fine della vigenza del contratto nazionale dentro gli stabilimenti della Fiat e crea le condizioni per la messa in mora dei contratti nazionali sostituiti da quelli aziendali.

L’intesa prevede il pieno utilizzo degli impianti su sei giorni lavorativi, il lavoro a turni avvicendati che mantiene l’orario individuale a 40 ore settimanali, il mantenimento della pausa per la mensa nel turno fino a che la joint venture non andrà a regime (quindi solo fino al 2012), la compensazione di 32 euro mensili per l’abolizione della pausa di 10 minuti.

L’azienda, quando la ‘newco’ andrà a regime nel 2012, chiederà 18 turni di lavoro nell’impianto. L’accordo prevede inoltre 120 ore di straordinario all’anno obbligatorie, cancella le pause previste sulle linee di montaggio, porta a fine turno la pausa mensa, per utilizzare così la mezz’ora di mensa anche con straordinari per recuperi produttivi ogni qualvolta l’azienda ne avrà bisogno. La Fiat punta inoltre a portare le assenze dal lavoro dall’8% attuale al 3%.

Se sul piano dell’organizzazione dei ritmi di lavoro questo accordo costringerà i lavoratori della Fiat a orari e turni massacranti, sul piano delle relazioni sindacali sancisce la fine di qualsiasi democrazia sindacale, l’abolizione di fatto delle elezioni dei delegati, anche nella forma delle RSU, e della possibilità quindi per i lavoratori di dire la loro sugli accordi e su qualsiasi altra decisione che li riguardi.
Viene infatti introdotto il criterio – finora adottato solo contro i sindacati di base – secondo il quale chi non firma gli accordi non può usufruire dei diritti sindacali indipendentemente dalla sua rappresentatività e consenso tra i lavoratori.

L’esclusione alla quale sono stati sottoposti i sindacati di base in molti comparti, oggi viene estesa anche alla Fiom che non ha firmato l’accordo della vergogna.

Marchionne introduce così in Italia il modello di relazioni sindacali e industriali in vigore negli Stati Uniti, un paese in cui i diritti dei lavoratori sono ridotti al minimo e completamente subalterni al padronato. […]“

Thyssenkrupp/ Operai Abbandonati

Thyssenkrupp: un’altro esempio di tragiche verità

I famigliari delle vittime al processo Thyssenkrupp (Ansa)

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Dumbles/L’informatica del dominio

Proposto da Ippolita e ripreso da Femminismo a Sud, rilanciato qui, perchè non se ne riflette mai abbastanza.

Open non è free, pubblicato non è pubblico
Creatività inscatolata o crowdsourcing di massa al servizio del marketing? Libertà di esprimersi o auto-delazione compulsiva? Introduzione ad una analisi critica dei social media

TRIESTE: fermato uno scempio ambientale

Da Il Piccolo

Rio Martesin, stop dal Consiglio di Stato  Annullati i permessi a costruire, da ripristinare le condizioni originarie dell’area verde

 

LUNEDÌ, 27 DICEMBRE 2010

 

di CLAUDIO ERNÈ

 

È salva la valle di Rio Martesin, l’ultima enclave verde situata tra Scala Santa e Monte Radio.

Il Consiglio di Stato ha annullato i tre permessi a costruire rilasciati dal Comune di Trieste il 13 luglio 2009 a due società romane, la ”Airone 85 srl” e la ”Gestione italiana appartamenti srl”. Volevano costruire sei palazzine con cento appartamenti e centinaia di metri di strade di collegamento.

Ma la colata di cemento è stata fermata grazie all’intervento di tre cittadini che non hanno mai mollato la presa: Dario Ferluga, Luciana Comin e Giorgio Bragagnolo hanno cercato alleanze nel deserto della politica ma non hanno raccolto quasi nulla. Hanno agito allora a livello legale, ma il Tribunale amministrativo regionale del Friuli Venezia Giulia ha dato loro torto confermando il buon diritto delle due imprese.

I tre cittadini sono ricorsi in appello a Roma con l’avvocato Gianfranco Carbone e il Consiglio di Stato ha accolto il loro ricorso. La sentenza, ormai definitiva, è stata depositata in cancelleria il 23 dicembre scorso e ribadisce quanto la gente che abita in quella zona dell’estrema periferia di Gretta aveva sempre sperato.

Niente cemento, niente palazzine, niente nuove strade. Solo verde perché l’area a pastini situata tra Rio Martesin e Rio Carbonera non può essere edificata. Lo ha ribadito anche il nuovo Piano regolatore mentre il precedente non era stato così tassativo, ponendo però dei seri limiti alle edificazione. Ora, le due società romane che hanno già compiuto massicci e costosi lavori di disboscamento e di scavo con il relativo ”movimento terra”, dovranno ripristinare l’area che volevano ”valorizzare”, riportandola alle condizioni originarie. Se non lo faranno e se il Comune non dovesse intervenire, ci sarà la forza della legge a costringere l’amministrazione pubblica e le due società romane. In questa evenienza, peraltro remota, non è nemmeno esclusa l’entrata in scena della Procura della Corte dei Conti.

Sono due i motivi per cui sono stati annullati dal Consiglio di Stato i tre ”permessi a costruire” per complessivi 11.300 metri cubi. Il primo motivo chiama in causa il Comune e dice che l’intero progetto di Rio Martesin doveva essere valutato nella sua unitarietà. Suddividendolo in tre parti, è stata dribblata l’altrimenti indispensabile necessità di valutazione di impatto ambientale su tutta la lottizzazione dell’area.

I giudici del Consiglio di Stato hanno anche sottolineato che nella concessione del ”permesso a costruire” è stata violata una norma speciale che imponeva e impone la salvaguardia dei pastini. In altri termini le palazzine avrebbero dovuto rispettare l’andamento a gradoni del terreno. Nel progetto presentato dalle due società romane e di cui il Comune non poteva non essere a conoscenza, non c’è traccia di questo.

«Qui si decidono le sorti della nostra valle – aveva affermato pochi mesi fa Dario Ferluga parlando a nome del Comitato sorto nel rione – ma i triestini devono sapere che il tentativo di salvare dalla speculazione edilizia la nostra area è un problema che coinvolge tutta la città».

Certo è che confidando nella decisione favorevole del Tar, ma senza tener conto del fatto che il giudizio di appello era ancora pendente a Roma, le due società hanno completamente disboscato un’area verde che non doveva essere toccata e che si erano in qualche modo impegnate a rispettare fino alla sentenza definitiva.

«Siamo di fronte a una devastazione, all’uso della mano pesante» aveva sostenuto il comitato di quartiere. Gli unici a raccogliere a livello politico la protesta erano stati il consigliere ”verde” Alfredo Racovelli e il collega Lorenzo Giorgi del Pdl: «Abbiamo avuto i primi assaggi delle porcate edilizie previste per questa valle. Attila non avrebbe saputo fare di meglio».

Nuovo appalto CIE/CARA: gli antirazzisti prendono la parola

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Si è svolta questa mattina in prefettura a Gorizia l’apertura delle buste delle offerte per il nuovo appalto per il CIE e il CARA per i prossimi tre anni. Una torta da 15 milioni di euro e ben otto le offerte presentate (Coop. Minerva, Connecting People, Ordine di Malta e l’ass. cult. Acuarinto di Agrigento  sono quattro le altre ancora non le sappiamo). Una decina di antirazzisti/e (anarchici e pacifisti) ha deciso che era l’occasione giusta per ricordare cos’è il luogo per cui in tanti si affannano per averne la gestione. Come scritto sul sito della prefettura l’apertura delle buste era pubblica , peccato che…

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INFRASTRUTTURE/ Super porti e super beffe

Il Piccolo 2 marzo 2011

 

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Addio al Superporto
Unicredit punta su Capodistria

Monfalcone sembra ormai fuori dai progetti Unicredit. Tre le ipotesi in campo: un porto da due milioni di teu Capodistria-Trieste, il megaterminal off shore a Venezia o il ritiro di Unicredit-Maersk

 

 

CIE DI GRADISCA: rassegna stampa del 3 marzo

Dal Piccolo del 03/03/11

Gradisca: Centro devastato, fumo proibito

 

di Luigi Murciano GRADISCA Non si fuma più: sigarette vietate al Cie di Gradisca. Il provvedimento, per quanto apparentemente elementare, è stato preso martedì allo scopo di evitare nuovi incendi nelle stanze del centro immigrati. La situazione all’ex Polonio, per quanto delicata – come testimoniano le fotografie scattate all’interno divulgate dal sito Fortresseurope – rimane sotto controllo. La Prefettura attende ancora un placet del Viminale per ridurre la capienza a 60-70 posti rispetto alle 100 presenze attuali. Operazione non facile, vista la saturazione degli altri Cie italiani e l’emergenza umanitaria che incombe dal Maghreb. Ma trasferimenti da e per il centro di Gradisca collassato sotto i colpi dei migranti non sembrano al momento in discussione. Dopo la distruzione di 27 delle 28 camerate, l’obbiettivo è ritornare alla normalità in maniera graduale. Per prima cosa saranno rese agibili quanto prima le stanze meno danneggiate – almeno un paio, per un recupero di complessivi 25 posti – mentre in un’altra sezione proseguiranno i lavori di messa in sicurezza appena iniziati. Anche ieri i clandestini hanno mangiato e dormito a terra, negli spazi comuni: corridoi, sala mensa, zona centralini. Rafforzato il servizio di sorveglianza, con una decina di agenti provenienti dal Reparto Mobile di Padova. Nella tarda serata di martedi si era diffusa la notizia di un preallarme delle forze dell’ordine, pronte ad intervenire in assetto anti-sommossa, ma incidenti non ve ne sono stati. Anche il coordinamento provinciale dei Vigili del fuoco chiede provvedimenti. «Gli interventi non sono più occasionali e distolgono il personale dal servizio sul territorio. Serve un piano preventivo e l’assegnazione al Comando di Gorizia di tutto il personale, qualificato e non, che si trova fuori sede». Richiesta inoltre l’assegnazione di mezzi idonei. Nelle ultime ore era stato ipotizzata anche l’istituzione di un presidio fisso di pompieri all’ex caserma Polonio. Ad ore, ormai, si attende invece la nomina del nuovo ente gestore del Cie per i prossimi cinque anni. Quanto accaduto nell’ultima settimana ha inevitabilmente lasciato il segno. Ed è di nuovo tempo di manifestazioni pubbliche contro la struttura. Torna a farsi sentire la galassia antagonista: sabato 12 marzo dalle 15 davanti al centro vi sarà un’assemblea pubblica organizzata dagli anarchici del Coordinamento Libertario anti-Cie con tanto di “bombardamento sonoro” dell’ex caserma. Il gruppo annuncia “una settimana di mobilitazione” e definisce il Cie “orribile ed inutile struttura di coercizione, fortunatamente oramai giunto alla paralisi grazie allo smantellamento operato in questi mesi dagli immigrati in lotta per la sopravvivenza. Il bilancio di questi cinque anni è inequivocabile, per quanto la politica finga di non vederlo: le condizioni per chiudere per sempre la vicenda sono giunte a maturazione”

 

«Sicurezza a rischio nell’Isontino»

GRADISCA Il Cie è una bomba ad orologeria per tutto l’Isontino. Il controllo degli immigrati che arriveranno in continuazione dal Nord Africa assorbirà in maniera sempre crescente le forze di polizia presenti in provincia. Dunque, si porrà il problema di non garantire la sicurezza ai cittadini isontini. Lo denunciano i sindacati di polizia Sap e Ugl. La protesta. Oggi l’Ugl manifesterà davanti alla Prefettura di Gorizia dalle 10 alle 12. Per chiedere soprattutto il motivo per cui non è stata rinforzata l’aliquota del personale addetto alla vigilanza, pur in presenza di quanto sta succedendo in Nord Africa. L’Ugl ricorda che il Cie è costato alla collettività 17 milioni di euro, riparazione dei danni esclusa. Gli immigrati ci costano 45 euro al giorno più un kit di accoglienza e 5 euro a settimana di schede telefoniche. L’Ugl chiede un intervento effettivo delle istituzioni locali per far capire al governo centrale la drammaticità della situazione. Risorse in esaurimento. Entro giugno potrebbero essere esaurite le risorse stanziate per il 2011 per la sicurezza, sostiene invece il Sap, che denuncia le inadeguatezze delle risorse appostate e la mancata esclusione dal tetto retributivo e il non rifinanziamento del cosiddetto “fondo perequativo” che determinano un pericoloso combinato disposto che blocca, tra l’altro, scatti, avanzamenti ed assegni di funzione e non riconosce pienamente la specificità della professione, senza dimenticare altri nodi irrisolti fondamentali, come la previdenza complementare, la problematica dello scivolo di 12 mesi per il personale destinato ad andare in pensione, la nuova normativa sul Tfr e il mancato riordino delle carriere.

 

“Detenuta” al Cie, la Cassazione la salva

di Marco Ballico TRIESTE Una nigeriana, udinese “d’adozione”, viene trattenuta per 20 giorni al Cie di Bologna. Ingiustamente. La Cassazione le dà ragione, costringe il ministero dell’Interno a pagare 1.400 euro di spese giudiziarie e apre il caso: i decreti di detenzione nei Centri di espulsione e identificazione possono essere viziati e, per questo, non validi? Al punto che, anche a Gradisca, si dovrà aprire qualche porta? Il Codacons Fvg, che ha seguito il ricorso della donna, ne è sicuro. La vicenda inizia a Udine nel 2009. Osas Otote Osarumwense, nigeriana di 33 anni, da oltre 10 anni in città, al lavoro con la madre in un salone di parrucchiera, viene sorpresa da un controllo stradale senza permesso di soggiorno. A stretto giro di posta arrivano i provvedimenti di espulsione da parte del prefetto friulano e di trattenimento al Cie di Bologna, il più vicino con posti disponibili, disposto dalla Questura di Udine e convalidato dal Giudice di Pace della città emiliana. La motivazione? Non è possibile eseguire l’espulsione mediante accompagnamento alla frontiera per l’indisponibilità di un «idoneo vettore o altro mezzo di trasporto». Il ricorso è «manifestamente fondato», scrivono i giudici spiegando nella sentenza che la motivazione di convalida del Giudice di Pace («ha attraversato i confini del territorio dello Stato sottraendosi ai controlli di frontiera») è «generica e apodittica» e quindi inidonea a giustificare il decreto di espulsione e i motivi che hanno portato il Prefetto a produrlo. In sostanza una prassi troppo sbrigativa. Una sentenza-caso, sostiene il Codacons, deciso a chiedere i danni per l’«ingiusta detenzione» e il risarcimento per la «privazione della libertà». «Non ci si può limitare ad attestare la sussistenza dei requisiti di legge, con una prassi fin troppo sbrigativa, barrando sul documento una crocetta accanto alle condizioni che consentono il trattenimento al Cie senza effettuare alcuna verifica sulla sussistenza delle stesse – insiste il presidente regionale Vitto Claut -. È una sentenza clamorosa perché fa da apripista a tutti gli ospiti dei Centri: almeno il 90% dei decreti di espulsione e di trattenimento, infatti, potrebbero essere viziati per carenza di motivazione, e quindi annullati». Sempre e ovunque? «Bisognerà valutare caso per caso. Le autorità competenti, finora, si sono limitate a riportare pedissequamente la mera sussistenza dei requisiti di legge in assenza di prove specifiche: nel caso concreto era stato dichiarata l’assenza di idoneo vettore e il Giudice di Pace aveva convalido senza effettuare alcuna verifica su tale aspetto. Nulla che potesse attestare l’effettiva indisponibilità di un mezzo di trasporto per accompagnare l’espulso alla frontiera».

 

Dal Messaggero Veneto del 03/03/11

Cie, agli ospiti è vietato fumare

La proibizione dopo i ripetuti incendi delle scorse settimane Appalto per gestire i servizi interni: decisione ancora rinviata

GRADISCA. Vietato fumare. Dopo gli incendi delle scorse settimane e al fine di evitarne di nuovi è scattato (su disposizione della Prefettura di Gorizia) il divieto di fumare sigarette per gli ospiti del Cie di Gradisca, come ha anticipato ieri l’assessore regionale alla sicurezza, Federica Seganti.

A seguito delle recenti rivolte, nel corso delle quali sono state date alle fiamme 27 delle 28 stanze della struttura, inoltre, la Prefettura di Gorizia ha fornito al centro per immigrati di via Udine decine di materassi per risolvere la difficile situazione e rafforzato il presidio di agenti di polizia (una decina in più per ognuno dei 5 turni giornalieri grazie all’accorpamento di un nucleo proveniente da Padova). Le autorità locali, inoltre, hanno chiesto al Governo la riduzione dei posti letto a disposizione nel Cie, anche alla luce della ripresa degli sbarchi sulle coste siciliane.

A confermare come quella del Cie di Gradisca sia diventata un’emergenza anche a livello nazionale, invece, è l’indiscrezione che vorrebbe nei prossimi giorni la struttura oggetto di una visita da parte del comitato parlamentare di controllo sull’attuazione degli accordi di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol e di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, la speciale commissione bicamerale chiamata a riferire al parlamento le tematiche inerenti l’immigrazione e l’accoglienza.

Ieri, intanto, riunione interlocutoria per la commissione allestita dalla Prefettura di Gorizia e preposta alla valutazione delle offerte relative al bando di gara per l’assegnazione dell’appalto triennale (per un importo complessivo di 15 milioni di euro) della gestione di Cie e Cara. L’affidamento dovrebbe comunque essere formalizzato in settimana.

Riguardo la situazione all’interno del Centro di identificazione ed espulsione di via Udine, infine, tensione sempre alta anche se nelle ultime due notti non si sono registrati tentativi di incendio o di fuga, grazie anche al costante controllo da parte delle forze dell’ordine, impegnate sull’arco delle 24 ore a sorvegliare le aree comuni (mensa, centralino e corridoi) dove sono stati sistemati i materassi per gli immigrati vista l’indisponibilità delle stanze.

Marco Ceci

 

«Tenere aperto il Centro immigrati è pericoloso e anti-economico»

Il Siulp

GRADISCA. E’ pericoloso e anti-economico tenere aperto il Cie di Gradisca. Lo precisa la segreteria provinciale del Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori di polizia) che «da sempre contraria all’apertura del Cie di Gradisca, torna a chiederne con forza la chiusura o, in alternativa, un sostanziale ridimensionamento. In tale struttura, tra le più costose sia in quanto a realizzazione sia per gestione, si vive ancora in stato di perenne emergenza».

Un allarme lanciato anche per ricordare come «l’organico e le altre risorse necessarie alla sua gestione non sono mai state adeguate. Anzi, la situazione è peggiorata di anno in anno, sino alla situazione attuale: di vera e propria emergenza permanente. Di fatto il Cie è diventata la priorità assoluta di tutta la provincia per le forze dell’ordine. Qualcuno dovrebbe spiegarci perchè regioni molto più ampie e più interessate dai flussi migratori illegali ospitano strutture molto ridotte rispetto a quella gradiscana. Di questo passo il dramma è dietro l’angolo».

È tornata a farsi sentire anche una voce simbolo delle proteste contro il centro per immigrati isontino degli anni passati, il Comitato libertario contro il Cie, che a 5 anni «dall’apertura di questa orribile e inutile struttura di coercizione, lancia una settimana di mobilitazione a partire da sabato mattina, con volantinaggio in piazza Unità, per concludersi sabato 12 marzo, pomeriggio, davanti al Cie di via Udine con una manifestazione-presidio denominata “bombardamento sonoro contro il Cie”. Il bilancio di questi 5 anni è inequivocabile: tutti i tentativi di nascondere la testa sotto la sabbia da parte degli amministratori locali e provinciali sono falliti». (m.c.)

NOTAV: il consiglio comunale di Duino-Aurisina si fa comprare

Da il Piccolo del 03/03/11

Tav, un indennizzo per Aurisina Stazione

 

DUINO All’unanimità dei quindici consiglieri comunali presenti, assenti solo l’assessore Andrea Humar e l’esponente dell’opposizione Lorenzo Corigliano, è stata approvata ieri la delibera contenente i pareri sul progetto preliminare della tratta Ronchi-Trieste per la nuova linea ferroviaria Av/Ac. E lo stesso dicasi dell’osservazione resa dal vicesindaco Massimo Romita, il quale ha chiesto di «prevedere a carico del proponente, quale indennizzo per la frazione di Aurisina Stazione, il completo recupero, rifacimento e riqualificazione dello storico edificio della stazione e dei suoi interni, il totale restyling a scopi associativi, sportivi e ricreativi delle aree e delle strutture attualmente in uso del dopolavoro ferroviario (sala, campetto e parco giochi, ndr), la ristrutturazione dell’impianto sportivo utilizzato dalla bocciofila di Aurisina e la sistemazione dell’intero piazzale della stazione stessa». La convergenza di maggioranza e opposizione si è dunque trovata, seppur con i debiti distinguo. Per un sindaco Giorgio Ret che ha «ringraziato gli speleologi per il prezioso apporto reso nella disamina dei documenti», si è avuto un consigliere d’opposizione Maurizio Rozza (Verdi) che ha invece parlato di «pressapochismo alluncinante», citando l’esempio di un sito di stoccaggio del materiale «inserito nella Via nientemeno che all’interno del castello di Duino» oppure l’errore sulle cartografie di tracciati slittati di ben 3 chilometri fino Ternova. Di «superficialità» ha parlato anche il capogruppo di Insieme Massimo Veronese. Il presidente della Seconda commissione consiliare, Fabio Eramo, nel suo intervento ha invece rilevato la «mancanza dell’analisi costi-benefici imposta dalla vigente normativa per tutte le opere pubbliche», nonché l’assenza di un elaborato con le attività di compensazione ambientale. Nel dibattito, l’altra grave lacuna emersa in seno alla Via ha riguardato la carenza «dell’indicazione tra gli elaborati grafici dei vincoli e delle aree di Riserva naturale di Stato e conseguente omessa valutazione delle interferenze degli impatti sulle aree». «In particolare – ha osservato Eramo – si ritiene che, a tutela delle falde acquifere, deve essere evitata la dispersione di olii minerali e altri inquinanti. Gli eventuali materiali di scavo vanno stoccati in aree non carsiche». Rimarcata, in maniera bipartisan, la necessità di inserire barriere antirumore lungo il tracciato in trincea e ponti verdi per mimetizzarlo, nonché il trasporto su rotaia del materiale di scavo e il costante monitoraggio dell’andamento dell’opera da parte del Comune. Il consigliere di Insieme Edvin For>i> ha chiesto uno studio sulla propagazione delle vibrazioni. «E populistico dire “La Tav non si fa” – ha dichiarato quindi il sindaco – noi ci siamo assunti la responsabilità di compiere le cose in modo corretto e questo crea un’importante sinergia tra ente locale, Stato e Rfi». Critico, invece, il commento sul tracciato successivo, Trieste-Aurisina-Divaccia, oggetto ieri di un incontro con l’assessore regionale alle Infrastrutture Riccardo Riccardi, alla presenza anche della presidente provinciale Maria Teresa Bassa Poropat. «Si è stabilito di analizzare preventivamente il miglior percorso da seguire perché qui le problematiche potrebbero essere molto rilevanti, ma abbiamo ottenuto rassicurazioni», ha concluso Ret. (ti.ca.)

 

 

NOTAV: anche San Canzian si vende alla tav

Il Piccolo del 04/03/11

Il Comune dice sì alla Tav ma no alla

 

SAN CANZIAN L’amministrazione comunale di San Canzian è favorevole all’ipotesi del progetto dell’Alta velocità ferroviaria presentato da Rfi in cui si prevede la soppressione del raccordo Ronchi Nord-Ronchi Sud, rimanendo invece assolutamente contraria a qualsiasi soluzione che riproponga la costruzione dei tracciati a “goccia”, “palloncino o “racchetta”. Lo sottolinea a nome dell’ente locale l’assessore ai Lavori pubblici Luciano Dreos, per fugare qualsiasi dubbio sulla posizione del Comune di San Canzian e sollecitare nuovamente una riflessione a livello mandamentale sulla questione. «Quando si parla d’inversione del senso di marcia dei convogli – afferma Dreos -, si intende la possibilità di transito sulla direttiva Gorizia-Trieste e viceversa in modo continuativo, senza l’obbligo della sosta e del cambio di vettura nella futura stazione di Ronchi Aeroporto. Ora questa possibilità è data solo dalla costruzione di infrastrutture come il “by-pass di Udine cosiddetta goccia”, oppure le sue varianti a “palloncino” o “eacchetta”». Le considerazioni già espresse dall’amministrazione di San Canzian non vertevano quindi sul tema mantenere o no in essere il raccordo ferroviario tra le stazioni di Ronchi Nord-Ronchi Sud. «Riteniamo che in tale senso possa esprimersi solo la municipalità di Ronchi interessata dall’attraversamento della linea ferroviaria – sottolinea Dreos -. Il nostro intento era quello invece di stimolare, nelle amministrazioni di Città Mandamento, una riflessione ed eventualmente una presa di posizione – spiega l’assessore ai Lavori pubblici – sul fatto che la risoluzione del “Problema dell’Isontino” richiamato da più parti, e dato dalla fermata della metropolitana leggera nella stazione di Ronchi Aeroporto, passa inesorabilmente attraverso l’accettazione di una delle opere aggiuntive al raccordo Ronchi Nord-Ronchi Sud. In sostanza, chiediamo di considerare se questo spreco di territorio sia auspicabile e giustificabile». Laura Blasich

CIE DI GRADISCA: vietati anche i cellulari

Messaggero Veneto del 04/03/11

Cie, dopo il fumo vietati anche i telefoni cellulari

 

GRADISCA. Appalto Cie e Cara: tutto rinviato a mercoledì. Mentre resta alta la tensione nel Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca, dove dopo il divieto di fumare la Prefettura di Gorizia ha disposto anche il sequestro dei telefoni cellulari degli ospiti (in adeguamento al regolamento del Cie di Bologna, gli ospiti potranno usufruire solo dei telefoni fissi della struttura), slitta di un’altra settimana l’assegnazione della gestione (15 milioni di euro su base triennale) delle due strutture ricettive per immigrati di via Udine, inizialmente prevista entro febbraio. A confermarlo è stata la Prefettura (ente appaltante), che ha precisato come solo tra sei giorni si procederà all’apertura delle buste con le offerte economiche e alla compilazione della classifica.

Una scadenza solo ufficiosa, tuttavia, visto che per regolamento dovranno passare altri 30 giorni per l’assegnazione a titolo definitivo. Sei in corsa: la cooperativa Minerva di Savogna (primo gestore del centro per immigrati gradiscano), il consorzio cooperativistico trapanese Connecting people (in carica dal 2008 e riammesso in gara dopo l’iniziale esclusione), la Ghirlandina di Modena, l’Albatros 1973 di Caltanissetta (che gestisce il Cie di Pian del Lago), il Supremo ordine di Malta e la cordata guidata dalla francese Gepsa (che coinvolge anche l’Aquarinto di Agrigento e altre due imprese romane). Confermata, invece, l’esclusione (per carenza di documentazione) per l’altro soggetto regionale che aveva partecipato al bando: l’udinese Invita.

Nel Cie di Gradisca, intanto, resta alta la tensione dopo la terza notte consecutiva trascorsa dai 101 ospiti in sistemazione d’emergenza, una settantina dei quali costretti a dormire con i materassi sul pavimento dei locali mensa e centralino. Impossibili, al momento, partenze o nuovi arrivi, il piano per ripristinare una situazione di almeno parziale normalità prevede il recupero di alcune delle 27 stanze (sulle 28 totali) recentemente andate a fuoco nel corso dei diversi incendi appiccati nelle ultime settimane dagli immigrati. Una soluzione ancora ufficiosa, anche se un primo preventivo parlerebbe di circa 10 mila euro come spesa necessaria per ripristinare l’agibilità di una singola stanza. Confermata per l’11 marzo, intanto, la visita al Cie di via Udine del Comitato parlamentare per il controllo sugli accordi di Shengen. Sul fronte politico, infine, il consigliere regionale Franco Codega (Pd) punta il dito anche sulla gestione della struttura gradiscana: «Si grida allo scandalo per l’ingestibilità del Cie di Gradisca. Bisognerebbe verificare se le reazioni violente degli ospiti, in una struttura che li tiene prigionieri per mesi, è dovuta solo a un tasso di particolare delinquenza di chi vi sta dentro o non anche a errori di gestione dello stesso centro».

Marco Ceci

 

Dal Piccolo del 04/03/11

Commissione Schengen venerdì 11 in visita al Cie

 

GRADISCA La Commissione parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen e di vigilanza in materia d’immigrazione visiterà venerdì 11 marzo il Cie dopo i gravi fatti degli ultimi giorni. Ne seguirà un maxi-vertice fra l’organismo presieduto dall’on. Margherita Boniver con i parlamentari regionali e gli amministratori locali, convocato a Palazzo Torriani. Appena il giorno dopo, davanti alla struttura isontina, sarà invece tempo di nuove manifestazioni anti-Cie da parte del Coordinamento Libertario degli anarchici friulani. Torna dunque a farsi rovente il dibattito attorno alla struttura di via Udine. Verrà intanto resa nota probabilmente mercoledì prossimo, all’apertura delle buste contenenti l’offerta economica delle concorrenti, la graduatoria provvisoria dell’appalto per la gestione del Cie. A renderlo noto è la Prefettura, che ipotizza da quel momento un tempo massimo di 30 giorni prima di arrivare all’affidamento definitivo della gestione, che mette in ballo 15 milioni di euro sino al 2014. In lizza vi sono 6 imprese.

 

 

Un volantinaggio per protestare e denunciare la grave situazione in cui versa il Cie di Gradisca è stato effettuato ieri mattina davanti alla Prefettura da parte di aderenti al sindacato Ugl Polizia di Stato. Secondo il segretario provinciale del sindacato Mario De Marco i poliziotti in servizio al Cie «sono stati abbandonati da Roma e il ministero degli Interni non provvede a mandare rinforzi adeguati. Ecco perchè – si legge in una nota. l’Ugl chiede: un interessamento concreto e forte da parte delle istituzioni; una celere ristrutturazione del Cie; che la sicurezza sul territorio non venga meno a causa dei continui disordini e che non vengano impiegate le volanti o il personale di altri posti di polizia sul territorio per sopperire alla mancanza di organico». Alla manifestazione ha partecipato anche il vice segretario nazionale Raffaele Padrone e il segretario regionale Ugl Maurizio Visentini. Una delegazione del sindacato è stata ricevuta dal prefetto di Gorizia Maria Augusta Marrosu il quale ha riferito che da parte sua è stato fatto tutto il possibile, che sono stati richiesti rinforzi e che sono iniziati i lavori di recupero di alcune stanze. Verranno inoltre eseguiti restauri e miglioramenti alla struttura soprattutto per quanto riguarda l’impianto di sicurezza e di allarme della struttura. Nelle more è stato richiesto anche che non arrivino altri ospiti nell’attesa che la struttura ritorni alla normalità e che la stessa non sia chiusa bensì cambino le regole d’ingaggio del personale.