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NO TAV/ UDINE: foto, report e stampa presidio contro Tremonti

Il Gazzettino 22 ottobre

 

 


Fuori i No Tav e un massiccio

schieramento di agenti

Sabato 22 Ottobre 2011, UDINE – Mentre la politica italiana si interroga sull’ipotesi di costituzione di un nuovo fronte cattolico, la Chiesa friulana rinnova la tradizione di impegno che l’ha sempre contraddistinta e chiama a raccolta i fedeli. Come nel 1977, quando si mobilitò per la legge per la ricostruzione e l’istituzione dell’Università. E non a caso convoca un’assemblea ecclesiale proprio nell’auditorium dell’Ateneo in via Tomadini, zeppo di delegati delle parrocchie e delle associazioni laicali, ma anche di politici.
Platea Vip. L’ospite d’onore, il ministro Tremonti, non c’è. La convocazione d’urgenza dell’Eurogruppo l’ha dirottato a Bruxelles, ma il parterre è quello delle grandi occasioni, dal governatore Tondo al presidente del consiglio regionale Franz, dal presidente della Provincia Fontanini al vicesindaco di Udine Martines: ma ci sono anche i parlamentari Gottardo e Pertoldi, gli assessori regionali Garlatti, Riccardi, Violino, Molinaro e Kosic, oltre a un folto drappello di consiglieri regionali, provinciali e amministratori locali di ieri (fra cui due sindaci di Udine, Cecotti e Mussato) e di oggi e rappresentanti autorevoli dell’economia come il presidente della Camera di commercio Da Pozzo e gli imprenditori Benedetti, Morandini e Bardelli.
L’appello del vescovo. «Il cristiano non può pensare che credere sia un fatto privato», introduce il vescovo Mazzocato citando Benedetto XVI. E di fronte alla crisi della politica e al vuoto di soluzioni e proposte, «la volontà di assicurare un buon futuro alle famiglie, ai bambini e ai giovani ci spinge a dire qualcosa di decisivo per il bene della nostra comunità». Paradossalmente quindi la carenza di politica è la condizione più favorevole per un nuovo impegno dei cattolici: «cresce nella società l’attesa di una parola nuova». E di una nuova classe politica capace di «competenza, onesta, moralità».
Appuntamento con la storia. La società friulana è a un bivio: o abbandonarsi «all’individualismo e al fatalismo», o «scendere in campo ritrovando le ragioni della speranza, del coraggio, della verità». La lotta verte su cinque terreni: denatalità, economia, welfare, spopolamento della montagna e riordino delle autonomie locali. Tuttavia «si fatica a trovare cattolici preparati e disponibili a mettersi in gioco: ma la loro azione è necessaria. I veri cristiani non perdono di vista il bene comune, anche nella necessità delle mediazioni». Compromessi sì, ma non sulla «buona volontà»: e dialogo aperto con tutti, perché la società non è fatta solo di cattolici e non ha senso pretenderlo.
Le reazioni. Plauso unanime delle istituzioni, da Tondo a Fontanini che ritrova in quest’assemblea «la forza di quella riflessione che la Chiesa friulana stimolò dopo il sisma e che oggi ci fa essere un modello nell’economia, nella sanità, nell’istruzione». «Che l’Arcidiocesi scenda in campo è una bella notizia» spiega invece Martines: «e la chiave di volta su cui può dare maggiore spinta solo le politiche di welfare, che oggi i Comuni devono gestire in prima linea con sempre maggiori difficoltà». Anche dall’Università Marina Brollo auspica si punti ad affermare il principio che «il principio non deve prevalere sulla persona».
Tremonti a gennaio. Eccezionali misure di sicurezza in zona per la contestazione dei comitati No-Tav che attendevano l’arrivo di Tremonti. Attesa andata delusa. Il ministro infatti ha dato forfait, preannunciando comunque che a gennaio riparerà intervenendo a un nuovo incontro.
Il patriarca di Antiochia. Intanto, un singolare momento ecclesiale si svolgerà domani, quando il voto cittadino di Udine sarà presieduto dal Patriarca di Antiochia Ignace Youssif III Younan, che su invito del vescovo Mazzocato terrà la cerimonia che ogni anno si svolge nella Basilica delle Grazie.

 

MV SABATO, 22 OTTOBRE 2011 Pagina 27 – Cronache

VIA TOMADINI

Presidio no Tav Gli studenti criticano i tagli del Governo

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Presidio “no Tav” davanti all’istituto Renati, in viaTomadini. Ieri, studenti universitari e indignati si sono dati appuntamento davanti alla facoltà  di Economia, dove era in corso il convegno organizzato dalla Diocesi, per contestare la politica del ministro Giulio Tremonti, invitato al confronto dei cattolici. Anche se il ministro non era presente, i giovani, una cinquantina circa, hanno comunque fatto sentire le loro voci e criticato la politica dei tagli del Governo Berlusconi che ha colpito anche l’università. Tutto si è svolto senza incidenti anche se i ragazzi sostengono di essere stati ingiustamente invitati a non distribuire volantini dalla Digos.

 

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Report. Tremonti non c’era ma c’era tanta polizia come se ci fosse. Ingresso per invito. Impediti i volantinaggi davanti all’entrata della facoltà di Economia e Commercio. Comunque distribuiti 3/400 volantini e impianto a tutto volume che si sentiva da un capo all’altro della via Tomadini, Più di 30 persone hanno partecipato complessivamente al presidio durato un paio di ore.

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Giusto per curiosità —

dal Gazzettino

DE RITA (CENSIS) CITA MARCUSE
Nuova offerta politica? Attenti alla domanda

Sabato 22 Ottobre 2011,
UDINE – Doveva condividere il proscenio con Giulio Tremonti, ma il presidente del Censis Giuseppe De Rita tien banco anche da solo. Invitato dalla Curia a tracciare il profilo delle attese sociopolitiche determinate dalla crisi attuale, sembra spegnere subito gli entusiasmi di chi spera in una nuova «cosa bianca».
Invita infatti a non sottovalutare il fatto che «prima ancora di ipotizzare una nuova offerta politica, avrebbe senso chiedersi qual è la domanda politica da parte della società a cui facciamo riferimento. Oggi si sente parlare – spiega – di rinascita socialista, nuova destra, aggregazioni di cattolici: ma su che basi questi schieramenti intendono suscitare un interesse e una fiducia verso la politica che l’opinione pubblica non sembra più avere?». Per illuminare la situazione De Rita cita Marcuse: «la sovrabbondanza di offerta riduce il desiderio». Anche in politica è così: «oggi l’offerta politica, personalistica e vuota, riempie i vecchi e i nuovi media. Ma il risultato è un disorientamento che è figlio di dinamiche come la soggettività esasperata che abbiamo sposato dagli anni Settanta in qua e la formazione di un enorme ceto medio che si è auto illuso di diventare borghesia, ma oggi non può più sopravvivere al declino di quella spesa pubblica che lo foraggiava. Unica strada virtuosa – chiude – è la ripresa delle relazioni, individuali, collettive e politiche. Riallacciarsi agli altri è riconnettersi al futuro».

NO TAV/ Foto e report Muzzana

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Oltre cento persone hanno partecipato all’assemblea di Muzzana del Turgnano venerdì 21 ottobre per la conferenza di Ivan Cicconi su “Il libro nero dell’Alta Velocità”.
Importantissima l’analisi fatta dal relatore che ha spiegato i meccanisimi attraverso i quali avviene la truffa delle grandi opere ed in particolare il sistema del “project financing”.
I Comitati No Tav della bassa friulana, dal canto loro, hanno avuto l’occasione di tirare un bilancio di sei anni di attività.

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VALSUSA/ 23 ottobre: diamoci un taglio

Tagliata le reti, il corteo giunge al cantiere. Poi assemblea alla baita.

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NOTAV: volantinaggio solidale a Trieste con la Val Susa

Con un veloce giro di sms una decina di NOTAV si è ritrovata in piazza Unità a volantinare in solidarietà alla Val Susa in lotta in contemporanea alla manifestazione che si svolgeva a Giaglione.

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CRISI/ Le furbizie del Vaticano

Il Vaticano? Un Soviet

Papa Benedetto XVI (LaPresse)

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CRISI/ I deputati non perdono un euro

Que se vayan todos!!
La Camera ci Ripensa: i tagli? scherzavamo Continue reading →

STUDENTI: scuole in subbuglio a Trieste

da La Repubblica

Quegli indignados che occupano le scuole

Quegli indignados che occupano le scuole Il liceo Petrarca a Trieste

Sei occupazioni di mezza mattina, a Trieste. Duecento studenti del Coordinamento unito scuole Trieste hanno preso all’alba sei istituti superiori e le relative succursali: dodici scuole su diciassette. C’erano classici, scientifici, tecnici commerciali, il nautico. E’ arrivata la Digos, aiutata dai pompieri. Ha manganellato un po’, ferito un minorenne e alle dieci e trenta le classi sono tornate sgombre.

Solo al “Galvani” si è protratta la serrata dei ragazzi, asserragliati all’ultimo piano, ma la polizia ha trovato un varco dalla finestra. Finita la festa. Al Nautico hanno fatto pulire agli studenti le aule violate. È rimasto occupato un liceo in lingua slovena, questo non è stato attaccato dalla polizia. Ragioni diplomatiche.

A Cosenza i ragazzi di alcuni licei e alcune magistrali sono acampados nelle loro aule da tre giorni. L’aveva detto il movimento studentesco: “Il 15 ottobre con la sua violenza ci ha ricacciati indietro, ma noi torniamo a manifestare per conto nostro”.

Se l’unità dei movimenti non è possibile, se gli uniti per l’alternativa non riescono a tenere insieme centri sociali dialoganti e conflittuali, i licenziati del Sud restano distanti e distinti dai precari del Nord, allora il movimento studentesco torna da dove era partito tredici mesi fa: le occupazioni delle scuole. La stagione si rinnovava, allora, contro la legge Gelmini, oggi gli studenti si ispirano e rilanciano il movimento mondiale degli indignados. Già, indignados, loro, per le aule

cadenti in cui studiano e ora occupano.

Contro il fallimento del 15 ottobre di piazza si riparte con una stagione di nuove occupazioni. “Ci hanno buttato fuori dalle scuole, ora noi ci prendiamo tutta la città”, dicono a Trieste. Quelli dell’Udu, moderati di sinistra, venerdì saranno sotto il ministero dell’Istruzione: contro i tagli alle borse di studio. Venerdì 4 novembre si annuncia come una nuova giornata calda. Trenta cortei sono previsti, tra l’altro, a Torino, Milano, Roma, Bari, Genova, Cosenza, Pisa, ancora Trieste. E sit-in e nuove accampate. Nella giornata delle forze armate, si chiederà il taglio delle spese militari e il parallelo finanziamento del diritto allo studio e dell’edilizia scolastica. La lettura della lettera presentata in Europa dal premier, poi, ha fornito nuovo carburante al movimento studentesco: aumento delle tasse universitarie, libertà di licenziamento, privatizzazioni. “È la nostra generazione l’agnello sacrificale che Berlusconi ha portato sull’altare dell’Unione europea.

Il 9 novembre nelle città d’Italia mobilitazioni, assemblee, flash mob (ancora per l’edilizia scolastica e l’insufficienza di alloggi per gli studenti universitari). Il 17 novembre sarà la giornata internazionale del diritto allo studio, e lì le sigle studentesche saranno di nuovo insieme.

(26 ottobre 2011)

 


 

Da Il Piccolo

MARTEDÌ, 25 OTTOBRE 2011

Protesta, altre scuole in assemblea

Studenti riuniti oggi al Nordio, Oberdan e Deledda. Autogestione finita al Volta

Continua l’agitazione degli studenti delle scuole superiori triestine, anche se le proteste del Volta e del Galvani sembrano ormai essersi concluse. Ieri infatti, dopo una settimana di autogestione, le lezioni sono riprese regolarmente al Volta. «Abbiamo iniziato troppo presto rispetto agli altri istituti – commenta uno studente – e il risultato è stato che tra di noi ci siamo ritrovati disuniti». Tanto che, come spiega la dirigente scolastica Clementina Frescura in una circolare, sono stati gli studenti stessi a convenire sulla necessità di concludere l’esperienza dell’autogestione. «Ai ragazzi – recita la circolare – ho offerto la possibilità di usufruire di alcuni locali della scuola in orario pomeridiano (da concordare di volta in volta) per perfezionare gli eventuali documenti che intendessero presentare alla stampa e ai rappresentanti politici». La fine dell’autogestione sembra avvicinarsi anche al Galvani dove, come al Volta, la protesta è incominciata lunedì scorso. Racconta uno studente dell’istituto: «La preside ci ha proposto questa formula: cinque ore scolastiche normali, la sesta ora assemblea straordinaria, e, per chi ha la settima ora, una lezione normale senza verifiche ed interrogazioni». La risposta degli iscritti dovrebbe arrivare oggi. Il fatto che si stia esaurendo al Volta e Galvani, però, non significa che la protesta in sé sia al capolinea. Il “virus” dell’autogestione potrebbe contagiare altre scuole, sebbene – va precisato – non tutte. «C’è stata un’assemblea degli studenti del liceo Preseren – annuncia la preside Loredana Gustin -, e mi hanno comunicato che probabilmente da domani (oggi ndr) ci sarà l’occupazione di una parte della scuola». Assemblea straordinaria sempre ieri anche allo Slomsek, dove oggi potrebbe iniziare l’autogestione. Nelle prossime ore sono previste assemblee straordinarie anche al Nordio, Deledda e Oberdan. Clima diverso, almeno per il momento, in altri istituti. «La Digos mi ha telefonato subito dopo l’autogestione del Volta – osserva la dirigente del Fabiani Delia Bloise – dicendomi che eventuali occupazioni sarebbero state sgomberate subito. Ma da noi la situazione è tranquilla». «Anche da noi procede tutto in maniera regolare», le fa eco Egle Brancia riferendosi a Da Vinci, Carli, e Sandrinelli. Nulla da segnalare fino ad ora nemmeno al Nautico, Galilei, Dante, Carducci, Petrarca, Ziga Zois e Stefan. Ma le novità potrebbero arrivare da un momento all’altro: le proteste studentesche sono appena incominciate e, come concordano professori e studenti, l’effetto domino è sempre in agguato. Della questione si è occupato anche il consigliere provinciale della Lega Paolo Polidori che, in un’interpellanza, ha chiesto alla presidente Bassa Poropat «quali misure intende intraprendere al fine di salvaguardare l’integrità delle strutture e delle attrezzature degli istituti scolastici provinciali» messi a rischio, a suo giudizio, da eventuali occupazioni. Giovanni Ortolani

MUTAMENTI CLIMATICI/ Chi paga i danni?

Oggi qui, domani là. Il Clima come nuova emergenza socio-economica. Altro che Grandi Opere Inutili

nonperdona

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NO TAV/ Ma cosa avrà in testa Mainardi? No a nuovi binari!

Adesso parlano solo di “Alta Capacità”, però in “affiancamento dell’attuale linea e di quadruplicazione dei binari” mentre Goliani parlava solo di adeguamento dell’esistente senza la necessità di realizzare nuove linee. Dal canto suo la Serracchiani ed il PD come al solito dicono baggianate. Occorre agire immediatamente in questa fase per smascherare nuovi trucchi. L’occasione di una conferenza con l’Ing. Cancelli è l’occasione per fare il punto della situazione. Bisogna non commettere l’errore di chiedere nuovi binari! Sono con le spalle al muro!

 

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STUDENTI TRIESTE: stroncati i tentativi di occupazione

Scuole, occupazioni stroncate sul nascere

La Digos è intervenuta all’alba per far sgomberare Carli, Nautico, Petrarca, Galvani, Da Vinci, Sandrinelli, Oberdan

Ieri la maggior parte degli studenti, dopo aver seguito assemblee e lezioni autogestite, è tornata a casa per cena. Gli iscritti del Max Fabiani, invece, hanno trascorso la notte a scuola. Una forma di occupazione illegale? Tutt’altro. Negli spazi dell’istituto di via Monte Grappa, infatti, i ragazzi non saranno da soli (in quel caso sì, la protesta sarebbe stata illegittima). A vigilare su di loro ci sarà un professore di economia, Pietro Bellino, che con la sua presenza terrà i ragazzi lontani dal rischio sgombero. «Non avevamo alcuna intenzione di violare le regole – spiega Desirè De Monte, rappresentante d’istituto -. Ci siamo quindi informati sulle strade che avremmo potuto percorrere per rimanere nella legalità, scoprendo che la presenza di un docente o di un bidello avrebbe reso lecita la nostra presenza di notte. Aver trovato un professore che ci appoggia e crede nelle nostre motivazioni, ci ha permesso quindi di dare corpo all’idea, approvata anche dalla preside». Al Max Fabiani, quindi, le luci sono rimaste accese anche di notte. Al Dante e al Carducci, invece, si sarebbero accontentati di restare a scuola al pomeriggio. «Invece quell’opportunità ci è stata negata – racconta Tommaso Gandini -. Nonostante l’accordo preso con la preside, abbiamo trovato le porte sbarrate e ci siamo sentiti dire “possono entrare solo i maggiorenni, gli altri devono avere l’autorizzazione dei genitori…”.

di Maddalena Rebecca Qualcosa, anzi molto, è cambiato. Non tanto nella scelta degli alunni di dar vita a forme di protesta più o meno plateali – prevedibili e attese in questo periodo dell’anno -, quanto nella risposta che tali iniziative hanno suscitato. È bastato infatti mettere in circolo la parola “occupazione” per innescare una reazione quanto mai ferma e decisa da parte delle forze dell’ordine. Una netta politica di tolleranza zero verso ogni forma di passaggio considerato illegale e, quindi, inammissibile. La prova si è avuta ieri fuori dai cancelli di numerosi istituti superiori: dal Da Vinci all’Oberdan, dal Nautico al Carli, dal Petrarca al Sandrinelli. I gruppetti entrati a scuola già all’alba per prendere possesso di aule e palestre, sono stati fatti fisicamente sgomberare dagli agenti della Digos. Agenti – e qui sta il netto cambio di registro rispetto al recente passato – intervenuti non su sollecitazione dei dirigenti scolastici, ma in virtù di uno specifico ordine diramato dal questore. «Io ho saputo di questa direttiva un paio di settimane fa – spiega la preside del Max Fabiani Delia Bloise -. Non ho partecipato a riunioni, mi è stata comunicata telefonicamente l’esistenza di un nuovo obbligo: mentre prima i dirigenti scolastici decidevano secondo la propria discrezionalità come agire, ora sono tassativamente tenuti a segnalare le proteste e a chiedere lo sgombero». Ieri, peraltro, non c’è stato nemmeno bisogno delle segnalazioni dei dirigenti. Già di primo mattino, infatti, la Digos si era attrezzata per intervenire nelle scuole ritenute più “calde”. «Attorno alle 5.30 – racconta Susan, studentessa del Da Vinci – l’edificio era presidiato dalla polizia. E alcuni agenti si sono messi addirittura a setacciare con le torce il giardino fuori dall’edificio, nel tentativo di stanare studenti pronti a varcare i cancelli». Stesse scene all’istituto Sandrinelli e al liceo Oberdan, dove gli studenti, al pari di quelli del Da Vinci, sono comunque riusciti ad entrare a scuola e a dar vita alle occupazioni, rimaste in piedi però solo poche ore. «Verso le 7 – racconta Erasmo Sosich, rappresentante del liceo scientifico – la Digos ha fatto riaprire i cancelli e preso i documenti degli studenti entrati in precedenza a scuola con l’intenzione di occupare e indire poi un’assemblea per decidere la linea da tenere». «La scelta è caduta sull’autogestione, autorizzata fino a sabato – spiega la preside Donatella Bigotti -. I ragazzi potranno organizzare corsi dalle 8 alle 10 e dalle 10 alle 12. Ma chi vorrà, potrà fare lezione». Lo stesso copione, tentativo di occupazione e successivo sgombero da parte della Digos impegnata in un lungo tour tra le scuole, si è ripetuto poi al Petrarca – dove i ragazzi sono sgattaiolati dentro l’edificio assieme al primo bidello, chiudendo poi il portone con un lucchetto da moto tagliato dai pompieri -, al Nautico (qui gli studenti, dopo lo sgombero, hanno desistito completamente e oggi faranno lezioni regolari), al Galilei, al Carli (dove gli occupanti sono entrati all’una di notte sfruttando una finestra lasciata aperta il giorno prima) e al Galvani. Nell’istituto di via Campanelle, però, a voler occupare è stato solo un gruppetto di pochi ragazzi, scappati poi dalle finestre alla vista dei poliziotti, dai quali il comitato di autogestione ha preso subito le distanze, revocando immediatamente l’agitazione. A portarla avanti anche oggi, ovviamente con corsi autogestiti e assemblee straordinarie, saranno invece Nordio, Deledda, l’Isis Dante-Carducci e le scuole slovene.

 

 

LA REAZIONE DEGLI STUDENTI

«Cacciandoci hanno solo rafforzato la protesta»

«Hanno sgomberato tutte le scuole, e ora cos’hanno ottenuto? Sono solamente riusciti a compattare e a far incazzare ulteriormente gli studenti». A parlare è un ragazzo reduce dallo sgombero dell’Oberan. Sono le 16.30 e alla Casa delle Culture sta per avere inizio una riunione fra gli iscritti delle scuole superiori. Sono una trentina e fra di loro c’è anche una ragazza che studia a Monfalcone, venuta qui per confrontarsi con i coetanei di Trieste. Mentre aspettano che arrivino i ritardatari, parlano degli sgomberi effettuati dalla Digos in mattinata. Interventi definiti repressivi, messi in atto per “spezzare le braccia” alla protesta. Gli studenti siedono in cerchio intorno ad un tavolo rischiarato dalla luce delle candele. Sono qui per fare il punto della situazione e accordarsi su eventuali future forme di protesta. «Non siamo i rappresentanti eletti all’interno degli istituti -sottolineano- ma siamo parte del Coordinamento unito scuole Trieste». Un’associazione informale, nata per coordinare il dissenso studentesco nella provincia. “Occupiamo le scuole. Liberiamo il futuro” recita un volantino che racchiude i punti che accomunano le proteste dei vari istituti. Gli studenti indicano come ragione essenziale dell’agitazione il diritto allo studio. Chiedono uno statuto che difenda i diritti degli studenti impegnati in stage e una didattica alternativa che superi le vecchie lezioni frontali. Rivendicano il diritto di avere in ogni scuola un’aula autogestita, una commissione paritetica e un sistema di referendum che dia loro voce. Negano la validità delle prove Invalsi e chiedono la rimozione immediata delle telecamere fuori dalle scuole. Condannano l’idea dei badge di riconoscimento e accusano la Provincia di non impegnarsi abbastanza per risanare gli edifici scolastici. Nelle loro parole c’è la delusione per la fine delle occupazioni, stroncate sul nascere in ogni istituto anche se attuate pacificamente. «Ci hanno cacciato dalle nostre aule, ma ora -assicurano- ci riprenderemo tutta la città». Giovanni Ortolani.

«Macchè linea dura, cercato il dialogo»

Il questore Giuseppe Padulano respinge le accuse: un’operazione per tutelare il diritto di tutti

di Corrado Barbacini «Macché linea dura. Non c’è stato nessun inasprimento da parte della polizia nei confronti degli studenti delle scuole superiori. Abbiamo concertato, abbiamo usato il dialogo». Getta acqua sul fuoco delle polemiche il questore Giuseppe Padulano e respinge insinuazioni e accuse da parte degli studenti. Spiega: «Qualche giorno fa c’è stata una riunione con i presidi e abbiamo detto loro che devono essere rispettati i diritti di tutti sia di chi non vuole far lezione, ma anche di chi è di parere contrario. Insomma abbiamo voluto consentire a tutti, professori e studenti di fare il loro lavoro nell’ottica della massima libertà e tolleranza. Non è stato un ordine da Roma. È stata una scelta fatta con il concorso dei presidi» Racconta la giornata dal punto di vista della Questura: «Alle 6.30 gli agenti della Digos in borghese sono andati nei pressi delle scuole. È vero, abbiamo identificato dei ragazzi, ma nessuno è stato denunciato. E non corrisponde al vero che i poliziotti hanno controllato i messaggi dei telefonini degli studenti. In alcune scuole i presidi hanno consentito l’autogestione e tutto si è svolto regolarmente. Nessun poliziotto in divisa. Con il dialogo è stato ottenuto molto. Insomma i ragazzi, buona parte dei ragazzi, hanno capito. Noi abbiamo consentito a chi voleva entrare nelle scuole di farlo». «In quattro scuole abbiamo riscontrato un tentativo di protesta più dura – ha spiegato Luca Carocci, dirigente della Digos e responsabile dell’operazione – ovvero al liceo classico Petrarca, al Nautico, e agli istituti professionali Carli e Galvani. In questi casi siamo dovuti intervenire con i nostri agenti, che hanno dialogato con gli studenti, spiegando che non saranno tollerate occupazioni, ma solo forme di protesta concordate i dirigenti scolastici. E soprattutto – ha aggiunto – non si può precludere l’accesso agli insegnanti, Non possiamo accettare le barricate». Al Galvani i poliziotti sono entrati passando attraverso una finestra. Al Petrarca gli studenti avevano chiuso l’accesso principale con una catena recisa da vigili del fuoco. Tentativi di occupazione più blandi, sono stati segnalati anche ai licei scientifici Oberdan e Galilei