ACQUA/ Lo spot veritiero ma anche confusionario del 1977

Repubblica 5 novembre 2011

Alluvioni, lo spot del ’77 di Pubblicità Progresso

Il tema della difesa dell’acqua, da risorsa a minaccia, era stato affrontato già nel ’77 da una delle campagne di Pubblicità Progresso. Le immagini potrebbero essere quelle di oggi di Monterosso o di Genova, commenta il presidente di Pubblicità Progresso, Alberto Contri, ricordando il lavoro di quasi 15 anni fa. “È una campagna che potremmo riprendere oggi, usando addirittura lo stesso trattamento”. Già allora si parlava di impianti inadeguati, di sprechi per consumi irresponsabili e del problema del governo delle acque nel territorio: “Circa la metà dei Comuni italiani ha subito in modo più o meno violento frane, smottamenti, allagamenti” spiegava lo spot che usava slogan diretti: “Se andiamo avanti così, l’acqua sarà più preziosa della benzina”. “Se andiamo avanti così, tutta l’Italia sarà alluvionata”. “L’acqua è un bene di tutti. Facciamo qualcosa per difenderla. Subito”

 

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Lo spot è confusionario ed incoerente perchè mette assieme il problema di quello che oggi chiamiamo “ciclo idrico integrato” con il problema del dissesto idrogeologico. In realtà proprio per questo motivo lo spot mette in evidenza che occuparsi di “ACQUA” e difficile e l’attuale tipologia dell’intervento non è certamente migliorata per esempio con il CEVI, i comitati referendari e le associazioni ambientaliste ufficiali in genere.  Inoltre oggi vanno aggiunti i mutamenti climatici che potenziano e rendono più frequenti proprio i fenomeni estremi già naturalmente preesistenti.

NO TAV/ Udine 4 novembre, “lezione” ad Economia. Foto+video

Rassegna di foto selezionata per chi non è su facebook.

Qui  Video su vimeo

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La sala

 

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La Serracchiani. Finita la sua lezioncina se ne è andata via di corsa nientemeno che a Redipuglia per la celebrazione militarista del 4 novembre

 

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Il prof. Maurizio Maresca, docente di Diritto Comunitario (curriculum). Siccome è anche collegato con Unicredit, Impregilo eccetera, la sua posizione è stata molto utile perché, rappresentando il pensiero di chi eventualmente dovrebbe investire, ha dovuto dire alcune verità “ontologiche”.

1. il corrodio 5 non seve a niente. Non ci sono traffici verso Est.

2. il corridoio Adriatico-Baltico ha senso solo se c’è un armatore che porta qualche milione di TEU.

3. Nell’eventualità di un Super Porto, lo scalo ferroviario di Cervignano del Friuli non è utile perchè i container si caricano in porto e si spediscono via direttamente.

4. E’ più probabile che il corridoio Adriatico-Baltico si faccia in  Slovenia che non in Italia.

 

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Alcuni No Tav presenti.

 

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L’Assessore Regionale Riccardo Riccardi. E’ arrivato dopo ed è andato via prima. Abbiamo comunque avuto il tempo di provocare lo scontro e di dargli del bugiardo, era una questione d’onore.

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Le fasi dell’alza bandiera No TAV. L’immagine della bandiera è finita anche sul TG Regionale (al minuto 7.34)

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NO VAT/ Il VATICANO AL POTERE

NO VAT/ Piove sul bagnato:

arriva il Governo Bagnasco?

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PICCOLE OPERE prioritarie di 41 anni fa

Genova “… sulla mancata realizzazione di un’opera che 41 anni fa venne giudicata «prioritaria» per la sicurezza del territorio nazionale.”
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OCCUPYTRIESTE: rassegna stampa del 6 e 7 novembre

Dal Piccolo

07/11/11

Gli studenti nel mirino della Procura

 

Trieste. Aperto un fascicolo su mini-occupazioni e autogestioni. Il pm ha chiesto alla Digos i nomi dei ragazzi coinvolti

di Claudio Ernè

 

Oggi le scuole superiori cittadine riprendono la “normale” attività. Allo stesso tempo, su quanto è accaduto dentro e fuori le stesse aule negli ultimi dieci giorni, la Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta per verificare se eventualmente gli studenti hanno compiuto reati nel corso delle “mini occupazioni” o di quelle che vengono chiamate “autogestioni”. Al momento non vi sono annotati nomi perché il fascicolo è rubricato come “atti relativi”. Nei prossimi giorni la situazione è però destinata a cambiare dal momento che il pm Federico Frezza ha chiesto alla Digos informazioni precise: istituto per istituto, giorno per giorno. Dovranno essere forniti alla magistratura a brevissima scadenza i nomi di coloro che all’inizio della protesta hanno passato in classe una intera nottata. Occupando l’istituto, seppure per un giorno solo come ad esempio è accaduto al Max Fabiani.

 

L’attenzione degli inquirenti è concentrata anche sulle riunioni-fiume che hanno bloccato l’attività didattica; al vaglio anche le cosiddette “lezioni autogestite” che potrebbero aver privato chi non ha ritenuto di aderire alla protesta del normale svolgimento dell’attività didattica.

 

Certo è che l’iniziativa della Procura appare il naturale completamento dell’attività “informativa” svolta per giorni e giorni dagli investigatori della Digos che hanno monitorato quanto accadeva dentro e fuori le aule, annotando e riferendo a livello gerarchico in altrettanti rapporti.

 

Questa attività era già stata pesantemente criticata e denunciata pubblicamente dagli studenti, riuniti sotto la sigla del “Coordinamenti unito scuole Trieste”. Un comunicato stampa aveva spiegato la nuova situazione, che a loro giudizio è andata al di là di quanto era accaduto negli ultimi anni in analoghe situazioni di protesta scolastica.

 

«Ci siamo trovati di fronte a una vera e propria repressione – si legge nel comunicato diffuso dal Coordinamento – scatenata usando strumentalmente come pretesto i fatti accaduti a Roma il 15 ottobre. Ronde di polizia fin dall’alba, zone adiacenti agli istituti scolastici quasi blindate, torce, volanti e divise: questo è lo scenario che ci siamo trovati di fronte. Un intervento repressivo voluto anche dai dirigenti scolastici che la settimana scorsa hanno chiamato gli agenti per controllare la situazione. Ma noi non ci fermeremo e continueremo la mobilitazione con più forza. Ci hanno buttato fuori dalle scuole, ora ci prendiamo tutta la città».

 

Gli agenti in borghese si erano attestati, secondo le informazioni fornite degli studenti, all’esterno del Da Vinci, dell’Oberdan, del Nautico, del Carli, del Petrarca, del Sandrinelli e del Galilei. I giovani che erano entrati a scuola e avevano preso possesso delle aule, delle palestre e dei laboratori, poche decine di minuti più tardi erano stati fatti allontanare dagli agenti della Digos.

 

L’intervento degli uomini della Digos non era stato sollecitato dai dirigenti scolastici: rientrava bensì in un provvedimento diramato da Roma e a cui i questori dovevano dare attuazione. A molti ragazzi già entrati nelle aule durante la notte per organizzare le assemblee, erano stati chiesti, annotati e poi restituiti i documenti. Al Petrarca i mancati “occupanti” dopo essere entrati nell’istituto seguendo il primo bidello, avevano chiuso il portone usando un lucchetto, poi rimosso dai vigili del fuoco. Al Galvani, in via Campanelle, il tentativo di occupazione era abortito: i giovani appena visti gli agenti, erano scappati dalle finestre. Il Comitato di autogestione poco dopo ha revocato l’agitazione.

 

Fuori dall’inchiesta le tende in piazza

 

 

L’inchiesta avviata dalla Procura sembra non coinvolgere i due accampamenti, realizzati in piazza dell’Unità, poi in quella della Borsa. La presenza dei giovani che hanno organizzato dibattiti e assemblee non ha bloccato nè attività pubbliche, nè private. Non è stato rallentato il traffico delle auto e dei furgoni, né tantomeno sono stati creati intralci alle normali corse dei bus del trasporto pubblico. Anche l’intervento della polizia in piazza dell’Unità, nel tentativo di sgomberare i ragazzi dalle loro tende, ha innescato solo resistenze passive. di Claudio Ernè Oggi le scuole superiori cittadine riprendono la “normale” attività. Allo stesso tempo, su quanto è accaduto dentro e fuori le stesse aule negli ultimi dieci giorni, la Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta per verificare se eventualmente gli studenti hanno compiuto reati nel corso delle “mini occupazioni” o di quelle che vengono chiamate “autogestioni”. Al momento non vi sono annotati nomi perché il fascicolo è rubricato come “atti relativi”. Nei prossimi giorni la situazione è però destinata a cambiare dal momento che il pm Federico Frezza ha chiesto alla Digos informazioni precise: istituto per istituto, giorno per giorno. Dovranno essere forniti alla magistratura a brevissima scadenza i nomi di coloro che all’inizio della protesta hanno passato in classe una intera nottata. Occupando l’istituto, seppure per un giorno solo come ad esempio è accaduto al Max Fabiani. L’attenzione degli inquirenti è concentrata anche sulle riunioni-fiume che hanno bloccato l’attività didattica; al vaglio anche le cosiddette “lezioni autogestite” che potrebbero aver privato chi non ha ritenuto di aderire alla protesta del normale svolgimento dell’attività didattica. Certo è che l’iniziativa della Procura appare il naturale completamento dell’attività “informativa” svolta per giorni e giorni dagli investigatori della Digos che hanno monitorato quanto accadeva dentro e fuori le aule, annotando e riferendo a livello gerarchico in altrettanti rapporti. Questa attività era già stata pesantemente criticata e denunciata pubblicamente dagli studenti, riuniti sotto la sigla del “Coordinamenti unito scuole Trieste”. Un comunicato stampa aveva spiegato la nuova situazione, che a loro giudizio è andata al di là di quanto era accaduto negli ultimi anni in analoghe situazioni di protesta scolastica. «Ci siamo trovati di fronte a una vera e propria repressione – si legge nel comunicato diffuso dal Coordinamento – scatenata usando strumentalmente come pretesto i fatti accaduti a Roma il 15 ottobre. Ronde di polizia fin dall’alba, zone adiacenti agli istituti scolastici quasi blindate, torce, volanti e divise: questo è lo scenario che ci siamo trovati di fronte. Un intervento repressivo voluto anche dai dirigenti scolastici che la settimana scorsa hanno chiamato gli agenti per controllare la situazione. Ma noi non ci fermeremo e continueremo la mobilitazione con più forza. Ci hanno buttato fuori dalle scuole, ora ci prendiamo tutta la città». Gli agenti in borghese si erano attestati, secondo le informazioni fornite degli studenti, all’esterno del Da Vinci, dell’Oberdan, del Nautico, del Carli, del Petrarca, del Sandrinelli e del Galilei. I giovani che erano entrati a scuola e avevano preso possesso delle aule, delle palestre e dei laboratori, poche decine di minuti più tardi erano stati fatti allontanare dagli agenti della Digos. L’intervento degli uomini della Digos non era stato sollecitato dai dirigenti scolastici: rientrava bensì in un provvedimento diramato da Roma e a cui i questori dovevano dare attuazione. A molti ragazzi già entrati nelle aule durante la notte per organizzare le assemblee, erano stati chiesti, annotati e poi restituiti i documenti. Al Petrarca i mancati “occupanti” dopo essere entrati nell’istituto seguendo il primo bidello, avevano chiuso il portone usando un lucchetto, poi rimosso dai vigili del fuoco. Al Galvani, in via Campanelle, il tentativo di occupazione era abortito: i giovani appena visti gli agenti, erano scappati dalle finestre. Il Comitato di autogestione poco dopo ha revocato l’agitazione.

 

Bollette, 150 famiglie ringraziano i ragazzi

 

Ci sono almeno 150 famiglie, a Trieste, che stavolta devono rendere grazie, prima ancora che alle istituzioni, agli indignati più o meno giovani. Tanti, 150 per l’appunto, sono i nuclei – singoli e soprattutto plurimi – in conclamata difficoltà a pagare le bollette di luce, acqua e gas, sempre sul filo del distacco dei contatori, al punto che dei pagamenti, di norma, già si fanno carico i Servizi sociali del Comune. Per tutte queste famiglie, infatti, sta per scattare la moratoria invernale dei distacchi, che Roberto Cosolini ha appena negoziato con gli stessi ragazzi delle tende e che l’amministrazione cittadina formalizzerà a breve con la propria controllata, AcegasAps. Ma i beneficiari della moratoria saranno, molto probabilmente, più dei 150 già aiutati dai Servizi sociali, perché a loro si aggiungeranno altri insolventi causa crisi nei confronti di Acegas, non noti ancora al Municipio. La cifra di 150 è quella indicata, per intanto, dalla stessa amministrazione Cosolini, per voce dell’assessore al welfare, Laura Famulari. «Sono i nuclei – puntualizza – ai quali noi stiamo già pagando, nella maggior parte dei casi con la formula della delega, ovvero senza dare loro soldi in mano, una serie di bollette in stato di morosità. Per alcuni di questi, ci facciamo carico di un monte-fatture vicino ai mille euro all’anno». Il risultato è che i Servizi sociali stanno impiegando una posta annuale ad hoc di «circa 120mila euro». Quota che, ora, andrà nel circuito delle moratorie: si badi bene, sui distacchi e non sui pagamenti, che saranno invece rateizzati successivamente in base ai redditi, e che andranno ad accumularsi al contributo regionale, già vigente, di cento euro l’anno in favore di chi ha un reddito familiare inferiore ai 35mila euro l’anno. «Va riconosciuto – chiude l’assessore Famulari – che i ragazzi, con senso di responsabilità, si sono occupati di un problema generale, collettivo. La protesta ha dato un’accelerazione a un processo al quale i Servizi sociali, come detto, avevano in parte già dato corso». Igor Kocijancic, da consigliere regionale di Rifondazione comunista, rivela per intanto che proprio nell’ottica di una possibile moratoria degli stacchi «il nostro partito aveva promosso una raccolta di firme due anni fa e posto il problema all’attenzione del Consiglio comunale. Nonostante le risposte ricevute e gli impegni presi dalla giunta comunale precedente niente era stato fatto». Ma c’è di più: «Nel caso il Comune non fosse informato, l’AcegasAps sta attuando questa pratica odiosa ed iniqua», cioè i distacchi, «anche nei confronti di famiglie», tra quelle 150 di cui si è detto, «assistite dal Comune stesso. Si tratta proprio del classico esempio del cane che morde la mano del proprio padrone». «La questione non può considerarsi risolta con la semplice assunzione di un impegno generico in questa direzione: i contenuti dell’accordo andranno verificati, i cittadini informati nel merito e dovranno essere istituiti dei luoghi di monitoraggio, sportelli ed uffici, ai quali i cittadini possano segnalare stati di necessità o di aver subito degli stacchi nonostante l’accordo che si andrà a firmare», insiste sempre Kocijancic, che apre anche al problema del pagamento delle fatture sui consumi sulla schiena dei «piccoli esercenti e artigiani, segnalato da Paolo Rovis. Sottoscrivo la necessità di risolvere il problema anche per queste categorie che stanno subendo la crisi con difficoltà analoghe a quelle di molti altri cittadini precipitati improvvisamente nella categoria degli insolventi».(pi.ra.)

 

06/11/11

Studenti, levate le tende

di Giovanni Ortolani Ieri sera le tende hanno lasciato la piazza. Ma, assicurano i dimostranti, Occupy Trieste continuerà a far sentire la propria voce. «Come un fiume carsico la nostra rivoluzione continuerà a permeare il tessuto cittadino per riaffiorare quando meno ve lo aspettate, più forte e più determinata di prima». Per sette notti consecutive più di cento persone fra studenti delle superiori, universitari e cittadini qualunque, hanno vissuto e dormito in una tendopoli di circa 40 igloo. «La nostra più grande soddisfazione – raccontano i manifestanti – è stata aver riportato la politica in piazza». Ma anche la moratoria fino a marzo dei tagli delle forniture di luce e gas, che AcegasAps attua in caso di morosità, è sentita come una grande vittoria. «È di fatto una restituzione dei beni comuni contro l’interesse di una spa», ha dichiarato un dimostrante. Durante le numerose assemblee, i manifestanti hanno parlato di edilizia scolastica, trasporti, casa, diritto allo studio, ecologia, antifascismo e antimilitarismo. I ragazzi raccontano con gioia dell’aiuto e della solidarietà ricevuti da numerosi triestini. Raccontano di un commerciante che ha aperto il negozio chiuso per regalare alla tendopoli un adattatore per la bombola della cucina. Altri ricordano i vecchietti e i tassisti che hanno lasciato un contributo per la cassa comune. E c’è stato anche chi ha donato sacchetti pieni di caramelle per la gola, pastine e vettovaglie. Anche ieri circa 300 persone hanno partecipato all’assemblea pubblica. I dimostranti hanno criticato le accuse al movimento arrivate dal sindaco e da esponenti del centrodestra, critici nei confronti delle contro-parate antimilitariste organizzate dai manifestanti camuffati da clown. «Ci accusano di aver mancato di rispetto? In verità siamo noi quelli che hanno veramente rispetto per i morti, non chi manda i giovani a morire per i profitti delle banche. Chi dice che siamo un gruppo di studenti strumentalizzati da estremisti – continua la replica – ci accusa senza sapere di cosa sta parlando -. Occupy Trieste è nato come movimento studentesco, ma poi è maturato. Siamo qui per dire che le persone vengono prima del profitto». I dimostranti negano poi che nel gruppo ci siano infiltrati che hanno sviato le rivendicazioni degli studenti verso obiettivi politici. «Gli studenti rappresentano la maggioranza di quanti protestano, perché il cambiamento è sempre partito dai giovani – hanno ripetuto ieri al megafono i dimostranti -. Nei giorni, semplicemente, si sono uniti alle assemblee anche universitari, precari, pensionati. Le persone che sono scese in piazza con noi ci supportano perché credevano già nelle nostre istanze e sono ritornate in strada con rinnovata forza perché anche loro vogliono un cambiamento. Il centro sociale autogestito è solo un mezzo per portare avanti le nostre idee e parlare con la gente. Non è un fine». Ora si lavorerà sui prossimi appuntamenti: l’assemblea pubblica dell’8 novembre, cui sono stati invitati il sindaco e i rappresentanti di Provincia, Regione e AcegasAps, e la manifestazione dell’11 novembre, giornata di mobilitazione transnazionale lanciata dagli occupanti di Zuccotti Park, a Wall Street. Nel frattempo la componente universitaria di Occupy Trieste si è impegnata a portare i temi della protesta tra le aule dell’ateneo. E oggi gli universitari organizzeranno due dibattiti in piazza della Borsa: uno alle 10 su lavoro e precariato e uno alle 16 su Università e ricerca.

OCCUPYTRIESTE: aggiornamenti + assemblea in p.unità

Dopo aver tolto l’accampamento in p.della Borsa sabato sera il movimento di Occupytrieste continua la sua presenza in citta.

Domenica vi sono state sempre in p.della Borsa degli incontri e delle assemblee.

Ieri c’è stata nel piazzale dell’università centrale la prima assemblea di OccupyUnits che ha visto un centinaio di studenti universitari confrontarsi su vari temi e che è sfociata nell’occupazione della biblioteca generale in piano terra.

Per oggi è previsto un pranzo sociale (anche come forma di boicottaggio della mensa gestita dalla Sodexo, fornitrice dei pasti in vari CIE) e poi alle 15.30 ritrovo in università per scendere tutti assieme verso piazza unità dove alle 17.00 ci sarà l’annunciata assemblea pubblica di tutto il movimento di Occupytrieste su tutte le questioni portate avanti in queste giornate di accampamento in città.

 

INFO-ACTION REPORTER

Per tutti gli aggiornamenti:

http://www.facebook.com/occupytrieste

MARTEDI ORE 13:00 davanti alla mensa in centrale PRANZO POPOLARE: pasta e birra a 1 euro! NON DARE SOLDI ALLA SODEXO!

ORE 15:30 CONCENTRAMENTO IN PIAZZALE EUROPA (per l’università) per andare tutti insieme ALL’ASSEMBLEA CITTADINA IN PIAZZA UNITA’ delle 17:00.

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ORE 17:00 ASSEMBLEA CITTADINA IN PIAZZA UNITA’!!!!!!!!
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Sapete chi, non sapete dove, non sapete come, ma sapete quando: SEMPRE

Monfalcone / Traffico di rifiuti alla centrale A2a?

da Il Piccolo del 8 novembre 2011

 

Monfalcone, 50mila tonnellate di rifiuti smaltite illegalmente

Otto persone in manette. Sono accusate di truffa e traffico illecito di rifiuti nell’ambito della gestione dell’impianto termoelettrico di Monfalcone

 

Otto persone, tra cui gli imprenditori titolari di due società che operano nel settore dei rifiuti (la Friul pellet di Capriva del Friuli e la Comagri di Treviglio-Bergamo), sono state arrestate oggi dai carabinieri del nucleo operativo ecologico di Udine in quanto accusati di far parte di un duplice gruppo criminale dedito alla truffa e al traffico illecito di rifiuti nell’ambito della gestione dell’impianto termoelettrico di Monfalcone, in provincia di Gorizia. Sono state 50.000 le tonnellate di rifiuti di biomasse (sansa di olive esausta e segatura), in alcuni casi anche pericolose, prive delle caratteristiche chimico-fisiche necessarie alla combustione, smaltite nell’ impianto termoelettrico.
Oltre ai due imprenditori, in manette sono finiti il titolare del laboratorio di analisi Tiss di Trieste, un collaboratore esterno dello stesso laboratorio, un dipendente quadro della A2a (la società milanese che gestisce l’impianto di Monfalcone), altri due dipendenti della società Tecnim srl che lavoravano nell’impianto di Monfalcone.
Le otto ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip del tribunale di Trieste Guido Patriarchi, su richiesta della direzione distrettuale antimafia di Trieste.
L’indagine, che ha preso avvio nel marzo 2011 e si è conclusa nell’ottobre 2011, ha coinvolto in totale 14 persone. Nel corso dell’operazione sono state anche sequestrati ingenti quantitativi di rifiuti presso le società coinvolte nell’attività illecita.

 

 

da bora.la 8 novembre 2011

Truffa ai danni della centrale di Monfalcone: smaltite tonnellate di rifiuti illeciti

Cinquantamila tonnellate di rifiuti di biomasse, in alcuni casi pericolose e comunque prive di peculiarità indispensabili alla combustione, sono state smaltite nella centrale termoelettrica di Monfalcone. Il dato emerge dall’indagine dei carabinieri per la Tutela dell’Ambiente che hanno arrestato otto persone per truffa ai danni della A2A di Milano.

Secondo i carabinieri l’affare era gestito dai dipendenti della società milanese che hanno incassato illecitamente milioni di euro e che avrebbero omesso dei controlli per permettere lo smaltimento illecito dei rifiuti.

 

 

da Carta est-nord 9 novembre 2011

Monfalcone: la truffa dei rifiuti e il futuro della centrale

Quello che sta emergendo [vedi qui] dall’indagine sulla truffa relativa alla centrale termoelettrica di Monfalcone è molto preoccupante, sia dal punto di vista del possibile danno all’ambiente e alla salute della popolazione, sia in relazione al meccanismo del traffico di rifiuti.

Da sempre questo reato compare tra i primi posti nei periodici dossier sulle ecomafie di Legambiente fra i reati ambientali.  Pur non conoscendone nel dettaglio i contorni, questa vicenda va portata a termine con la massima trasparenza, individuando non solo le responsabilità, ma anche mettendo in discussione il futuro assetto produttivo dell’impianto.

A2A infatti, oltre alla dismissione delle due sezioni ad olio combustibile, ha ipotizzato di continuare ad investire sul carbone, sostituendo i due gruppi attuali con uno ad alta efficienza.

Può essere maturo invece rivedere questa ipotesi, con la dismissione totale del carbone e la contemporanea realizzazione di un impianto alimentato con gas naturale ed una rete di teleriscaldamento che potrebbe sfruttare il canale De Dottori che attraversa l’intera città, quale sede naturale per collocare le tubazioni e raggiungere utenze significative come ad esempio l’ospedale di S. Polo.

 

 

da Il Piccolo del 10 novembre 2011

«Continueremo a investire per la sicurezza»

Monfalcone: dietro la truffa della centrale un accordo segreto

da Il Piccolo del 11 novembre 2011

Il rione: «Diteci cosa si respira in città»

 

da Il Piccolo del 12 novembre 2011

A2a: «Una sola mela marcia in centrale»

 

da Il Piccolo del 30 novembre 2011

Truffa ad A2A, in libertà quattro imputati

Scarcerati i due analisti di San Dorligo

OCCUPYTRIESTE: rassegna stampa del 9/11+prox iniziative

Dal Piccolo del 09/11/11

Occupy riparte: «Censire gli edifici sfitti»

 

Dopo un solo giorno di pausa i manifestanti di Occupy Trieste sono ritornati in piazza. Più di 400 persone hanno assistito ieri pomeriggio all’assemblea pubblica organizzata in piazza Unità per parlare delle proposte del movimento e discutere con le istituzioni. L’invito a scendere in piazza è stato accolto da cittadini di tutte le età, dal sindaco Cosolini, dalla presidente della Provincia Bassa Poropat e dal rettore Peroni. La direttrice scolastica regionale Beltrame, invece, ha mandato una sua rappresentante, la quale però si è limitata a un atto di presenza senza partecipare al contraddittorio. «Protestano per cose più grandi non solo di loro, ma di noi stessi», aveva dichiarato Beltrame commentando la protesta che ha portato gli studenti delle superiori a dormire per 7 notti insieme a universitari e cittadini qualsiasi all’interno delle tendopoli di piazza Unità e piazza della Borsa. «Quando un problema è più grande di noi cerchiamo di capirlo, non ignorarlo», ha ribattuto Erasmo Sossich, esponente del movimento, rivendicando il diritto degli studenti di occuparsi non solo di edilizia scolastica, ma anche di finanza e politica. Una posizione che trova d’accordo anche Bassa Poropat. «Questi confronti sono molto utili – ha detto la presidente della Provincia – e auspico che ci sia sempre maggiore partecipazione degli studenti alla cittadinanza attiva». E la voglia di dibattere in questi giorni sembra aver contagiato anche il mondo universitario. Nella giornata di lunedì scorso gli universitari hanno organizzato un’assemblea in piazzale Europa alla quale hanno partecipato circa 150 studenti e che si è prolungata fino alle 3 di mattina. Nella notte, inoltre, più di 30 studenti hanno dormito dentro la biblioteca generale, occupandola simbolicamente (cioè solo negli orari di chiusura) per rivendicare spazi e elaborare le loro proposte sull’Università. E anche per oggi, alle 20.30, è prevista un’altra assemblea all’interno dell’ateneo, alla quale seguirà una cena comune. Ieri in piazza Unità si è discusso di tutti i temi portati avanti da Occupy Trieste: moratoria dei tagli delle forniture di luce e gas operati da Acegas in caso di morosità, carta dei diritti del cittadino in formazione, legge regionale sul diritto allo studio, legge regionale sui giovani, centro sociale autogestito, perizia sull’edilizia scolastica, sportello del lavoro, legge sull’aborto, ambiente e Tav. Ma anche di diritto all’abitare, uno dei temi centrali del movimento. I dimostranti chiedono un censimento degli edifici sfitti presenti nella provincia, che comprenda una perizia sulla loro agibilità e che permetta di avere una fotografia reale della situazione. Un punto di partenza, dicono i dimostranti, per discutere della loro autoassegnazione. Giovanni Ortolani

 

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DOMANI SERA CENA SOCIALE 20:30 PIAZZALE EUROPA DI OCCUPY TRIESTE! A SEGUIRE ASSEMBLEA PUBBLICA! ——————————————————————————————-OCCUPY TRIESTE ARRIVA ALL’UNIVERSITA’! L’UNIVERSITA’ ARRIVA IN OCCUPY TRIESTE? ——————————————————————————————-SAPETE CHI, NON SAPETE DOVE, NON SAPETE COME, MA SAPETE QUANDO: SEMPRE!

LEZIONE DI TAV/ Resoconto + foto San Giorgio + Volantino Udine

Circa 150 persone hanno partecipato alla “Lezione di Tav” a San Giorgio di Nogaro martedì 8 novembre.  Stampa

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Il pubblico presente all’iniziativa
Volantino per la “Lezione di Tav” ad Udine sabato 12 novembre ore 15.00 in Piazza Libertà (Loggia San Giovanni). Iniziativa da non perdere!  Foto

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INFRASTRUTTURE/ TRENI: Capodistria-Divaccia, altolà ambientale

IL PICCOLO – GIOVEDÌ, 10 NOVEMBRE 2011 – Pagina 14 – Economia


Capodistria-Divaccia, altolà ambientale

L’Agenzia slovena ha respinto la domanda per la costruzione del secondo binario. In ballo 400 milioni di fondi europei

di Franco Babich


CAPODISTRIA La costruzione del secondo binario della ferrovia Capodistria–Divaccia rischia di slittare di almeno un anno, forse anche due, e la Slovenia, per questo ritardo, potrebbe restare senza i 400 milioni di euro di mezzi dai Fondi europei destinati al progetto. L’Agenzia della Repubblica di Slovenia per l’ambiente (Arso), infatti, ha respinto la richiesta del ministero dei Trasporti per il “permesso ambientale” della Capodistria-Divaccia, e senza questo documento non è possibile ottenere la licenza edile e avviare i lavori. I primi cantieri dovevano essere aperti entro la fine dell’anno, ma ora tutto dovrà essere rinviato. La Capodistria–Divaccia, insieme alla futura Tav Divaccia–Trieste, fa parte del Corridoio 5, ossia del progetto prioritario transeuropeo Lione–Trieste–Divaccia/Capodistria–Lubiana-Budapest-Kiev. La richiesta per il rilascio del “permesso ambientale”, come rivela il quotidiano “Dnevnik” di Lubiana, è stata presentata dalla società “Dis Consulting”, a nome del ministero per i Trasporti, agli inizi di marzo, ma la domanda era incompleta. Nonostante le integrazioni successive, il 24 ottobre l’Agenzia per l’ambiente ha deciso di respingerla. Le manchevolezze rilevate erano sostanzialmente due. In primo luogo, non è ben chiaro dove finirà tutto il materiale di riporto, visto che la discarica indicata nel progetto può contenere soltanto la metà del materiale che presumibilmente sarà scavato lungo il tracciato della nuova ferrovia. In secondo luogo, la Arso ha giudicato incompleto lo studio sull’impatto ambientale della nuova tratta sul bacino idrico del fiume Risano. L’intero iter ora dovrà essere avviato daccapo. La decisione dell’Agenzia per l’ambiente della Repubblica di Slovenia, scrive il “Dnevnik”, avrà sicuramente delle ripercussioni a Bruxelles. I rappresentanti della Commissione europea incaricati di seguire il finanziamento dei progetti ferroviari, hanno già ammonito la Slovenia circa il rischio di restare senza i mezzi europei. Il governo di Lubiana è stato pertanto invitato a presentare uno scadenziario effettivo degli interventi sulla Capodistria–Divaccia e nel contempo di preparare progetti “di riserva” legati all’ammodernamento della rete ferroviaria, da finanziare con i fondi di coesione dell’Unione europea. La costruzione del secondo binario sulla tratta Capodistria–Divaccia è da anni considerato dalla Slovenia un progetto prioritario, senza il quale Lubiana non può immaginare la crescita e lo sviluppo del porto di Capodistria. Sarà uno dei progetti edili più complessi e più costosi della recente storia slovena. È una tratta di soli 27 chilometri, ma più di 20 attraverseranno otto gallerie e due viadotti per salire dal mare all’altipiano carsico. Il costo del progetto è stimato a oltre 800 milioni di euro. Senza imprevisti, il secondo binario sulla Capodistria-Divaccia avrebbe dovuto essere completato nel 2018.