MUTAMENTI CLIMATICI/ Portogallo (Isola di Madera) inondazioni devastanti

Corriere 20 febbraio

PORTOGALLO

Madera devastata dal maltempo

Madera devastata dal maltempo: almeno 32 morti

20:56 ESTERI Le piogge, molto intense sull’isola, hanno provocato inondazioni, cadute di alberi e smottamenti

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Scienza ed Anarchismo: la necessità dell’eco-fisica

Scienza ed anarchismo. La necessità dell’eco-fisica.


La scienza

Bisogna innanzitutto cogliere i caratteri essenziali, fisici e metafisici, della “natura delle cose”.

I temi dominanti nel dibattito scientifico-epistemologico nel novecento sono stati i concetti di realtà, di verità, di falsificazione, di paradigma  ed altri sostanzialmente interni  alle problematiche della fisica riduzionista.

Accanto a questi temi è stato separatamente dibattuto anche il problema dell’irreversibilità, ma è stato trattato sostanzialmente come problema matematico, risolvibile, apparentemente, con un approccio statistico alle leggi della fisica.

Oggi, peraltro dopo 150 dalla nascita della teoria darwiniana dell’evoluzione, possiamo dire che anche le scienze “dure” sono state contaminate dalle tematiche evoluzioniste, soprattutto grazie alla cosmologia.

La nuova cosmologia infatti ha più o meno 40 anni di vita, in quanto nasce dopo il 1965, data della scoperta della Radiazione Cosmica di Fondo (CMBR Cosmic Microwave BackGround Radiation), scoperta che ha permesso la fondazione  coerente della teoria del Big Bang e, in epoca ancora più recente, scalciato definitivamente le teorie dell’universo stazionario. Possiamo dire che stiamo vivendo la “Golden Age” della cosmologia, come si può vedere dal numero di nuovi libri prodotti negli ultimissimi anni. Inoltre i problemi cosmologici della “Dark Energy” e della “Dark Matter” pongono la fisica di fronte ad un nuova svolta epocale.

Tuttavia siamo oramai certi di un fatto e cioè della caratteristica evolutiva, quindi irreversibile, della storia dell’universo. Nessuno mette più, almeno ufficialmente, in dubbio l’esistenza di una “freccia del tempo” cosmologica.

Se facciamo il passo ulteriore ed  assumiamo che l’irreversibilità sia una caratteristica intrinseca della natura nel suo insieme e cioè che si manifesti autonomamente a tutti i livelli della sua organizzazione macroscopica, allora l’irreversibilità deve anche essere una caratteristica fondazionale della nuova scienza, che ora chiameremo eco-fisica in quanto denominazione già in atto ed in effetti la più appropriata.

Questo punto viene enunciato perché  tutta la fisica è invece fondata sull’ipotesi che le leggi fondamentali della natura siano reversibili e matematicamente espresse in forma simmetrica rispetto al tempo.

Questa è una contraddizione che si trascina da 150 anni è non è mai stata risolta, anche se la maggior parte della comunità scientifica la ritiene opportunisticamente risolta attraverso una concezione “statistica” dell’entropia, ma questo atteggiamento  risulta insoddisfacente di fronte ad un’ analisi veramente approfondita del problema.

Va anche detto che l’irreversibilità come tendenza generale del comportamento della natura in tutti i suoi aspetti, non è per nulla in contraddizione con  la comparsa della vita, ed in generale di “strutture organizzate”, anzi la dinamica  di creazione di strutture è proprio interna alla “freccia del tempo” cosmologica e si manifesta in tutta l’evoluzione dell’universo: galassie, stelle; sistemi solari e tutte le meraviglie che la cosmologia continua a scoprire. Un teoria dell’universo stazionario avrebbe molte più difficoltà ad esprimersi sulla nascita delle strutture, dell’organizzazione, dell’informazione e della vita.

Contemporaneamente  oggi si può e si deve, cogliere l’occasione per allargare il discorso e fondare su nuove basi, esplicitamente  etiche, una nuova scienza.


Il problema da risolvere.

Questo oggi in pratica significa che la fondazione dell’eco-fisica può/deve assumere, in modo consapevole ed esplicito, il compito della riconciliazione fra società e natura.

Questo compito per ora è stato espresso in maniera soddisfacente solo per la parte eco-filosofica e non si deve credere che pur esistendo una larga diffusione di movimenti e di pratiche ecologiche e scientifiche alternative questo possa rappresentare un serio pericolo per la scienza dominante.

L’eco-fisica si occupa ovviamente di questioni pratiche ma  non è riducibile ad una “fisica applicata all’ambiente” (magari per sfruttarlo più razionalmente!).

L’eco-fisica fa parte di una riorganizzazione generale delle nostre conoscenze, condotta al di fuori delle “epistemologie del dominio”.

L’opzione principale per realizzare questo risultato è certamente ancora quella che coinvolge il problema della sensibilità.

Una sensibilità non-gerarchica riconosce il fondamentale valore dell’unità nella diversità come “principio unificante dell’ecologia e della ragione” (Bookchin) e può quindi generare una vera e propria epistemologia. Questo è un obiettivo filosoficamente già raggiunto con la nascita dell’ecologia sociale di Murray Bookchin.

Ora si tratta di fare il passo successivo e cioè quello di sfidare la razionalità del dominio nel suo ambiente più specifico e favorevole, cioè nella matematizzazione della natura o quanto meno nella “organizzazione” delle teorie scientifiche.

Il passaggio obbligato a questo punto è la riformulazione della termodinamica a partire dalle caratterizzazioni  ecologiche e sociali che le  devono necessariamente essere attribuite, e ciò già in fase fondazionale.

 

Cosmologia, ecologia, società

Una volta stabilito che, come abbiamo detto,  è la cosmologia che legittima fisicamente un nuovo contesto fondazionale della termodinamica, si pongono concretamente altri due passaggi che riguardano  ora la fondazione di una “termodinamica geocentrica” , adatta al pianeta Terra e che contiene in se anche la “Fisica del Clima”, interagisce con la “Biofisica” e si occupa di spingere al massimo l’uso efficiente dell’energia da parte dei “Sistemi Sociali”.

Da un lato c’è, diciamo, una “termodinamica ecologica” che è di tipo non-antropomorfo e studia la natura (compresa quella vivente) per come essa effettivamente si manifesta. All’interno di tale approccio l’eco-fisica può ereditare molti aspetti delle cosidette termodinamiche di non-equilibrio in quanto una termodinamica ecologica si occupa per definizione di sistemi aperti, lontani dall’equilibrio (“all’equilibrio la materia è «cieca»…” , “lontano dall’equilibrio incomincia a «vedere»Prigogine)

Dall’altro lato c’è una “termodinamica sociale” (uso questa denominazione per indicare quello che gli esperti chiamano termo-economia o exergo-economia) che invece eredita gli aspetti principali della migliore termodinamica ingegneristica, per esempio tutto quanto riguarda le analisi di efficienza nelle trasformazioni energetiche, oramai saldamente ragruppate sotto denominazione internazionale di  “exergy analysis” cioè dell’ analisi exergetica.

Però deve essere chiaro che non basta una riconversione, anche se ben pianificata, della termodinamica in chiave ecologica ed exergetica.

 

Riassumendo

La sfida è molto audace e consiste nel fatto che è effettivamente necessaria una rifondazione integrale della termodinamica secondo una strategia che non è ancora mai stata sperimentata e che consiste di tre livelli.

 

1) Ridefinire i concetti termodinamici sulla base delle aquisizioni della fisica moderna: meccanica quantistica, relatività generale e cosmologia.

2) Adattare i concetti così definiti alla temodinamica di un pianeta caratterizzato da cicli bio-geo-chimici.

3) Mettere in esplicita evidenza, il ruolo sociale e politico che questa scienza ha  sempre esercitato, soprattutto in maniera occulta, per il fatto di NON essere stata effettivamente e rigorosamente applicata per quello che già aveva chiarito  fin dalla sua nascita e cioè l’analisi di efficienza nei processi di conversione energetica.

 

Il carattere evoluto di questa operazione sta, nel riconoscere la “non neutralità della scienza”, ma, soprattutto, nel valorizzare gli aspetti, effettivamente intrinseci (neutrali) della scienza che emergono dall’approccio cosmologico da un lato e di quello ecologico dall’altro.

Separando nettamente gli aspetti antropomorfi (socialmente condizionabili) da quelli intrinseci (neutrali)  si realizza un percorso costruttivo cristallino e perfettamente controllabile in tutti gli stadi del suo sviluppo.

In realtà sarebbe un dato tranquillizzante che la scienza fosse effettivamente neutrale, (era quello che sperava Kropotkin alla fine del 1800) ma, di fatto, così non è.

Comunque in questo modo, con l’individuazione e la separazione  dei tre livelli nella termodinamica, si dà un contributo alla fisica anche in senso “internalista”.

Infine una volta separati e sviluppati, l’approccio intrinseco-ecologico e quello antropomorfo-ingegneristico, devono poi essere nuovamente riunificati per dare operatività alla “termodinamica geocentrica” cioè ad una scienza globale, dell’eco-sfera, con l’obiettivo dichiarato di definire le modalità secondo cui va organizzata,  in maniera vincolante, la vita delle società, per garantire la sostenibilità rispetto all’ecosistema e il futuro alle prossime generazioni.

Il motivo per cui è la termodinamica il campo scientifico privilegiato per questa sfida, peraltro difficilissima, consiste nel fatto che in un certo senso la termodinamica è il contenitore di tutte le altre scienze o quantomeno è senz’altro vero  che ogni ramo della scienza è collegato al tronco della termodinamica.

 

Paolo De Toni

MUTAMENTI CLIMATICI/ Poli e ghiacciai: il K2

Repubblica 22 febbraio 2010

 

 Il K2 ieri e oggi 100 anni di scatti   sul Karakorum/ Foto

Il K2 ieri e oggi
100 anni di scatti

sul Karakorum/ Foto

 

Fabiano Ventura, 35 anni, ha ripercorso le orme di Sella (1909) e Terzano (1929), replicando le loro foto. A Roma la mostra, per verificare come stanno i ghiacciai…

 

http://www.fabianoventura.it/it_index.php


http://www.sulletraccedeighiacciai.it/it/

 

TRIESTE: 1° MARZO sciopero dei migranti e mobilitazione

MATTINO: colazione e poi via…

ritrovo ore 10.30 piazza Cavana

performances, arte, musica, controinformazione

POMERIGGIO: ore 15.00 piazza S. Antonio

cancellazione delle scritte razziste dai muri della città

ore 17.00 piazza Ponterosso

MANIFESTAZIONE CITTADINA

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1° MARZO/ Udine: volantino del CSA

1° MARZO:

sciopero dei migranti

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PER

FORTUNA

CHE

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C’E’

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Particelle elementari: picture

Chart particelle elementari

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La Deriva

 

 

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iere 26 Febbraio 2010

Un iceberg grande come il Lussemburgo ha urtato un ghiacciaio al largo dell?Antartide, provocando il distacco di un altro enorme blocco di ghiaccio: un evento che potrebbe causare un calo dell?ossigeno disponibile nelle acque degli oceani del pianeta, secondo un gruppo di scienziati francesi e australiani. I due iceberg sono ora tra i 100 e i 150 chilometri al largo del continente antartico, a seguito di una collisione che si è prodotta tra il 12 e il 13 febbraio, ha spiegato Neal Young, glaciologo della Divisione antartica australiana. «E? stata una bella botta» ha detto Young, commentando l?urto tra il blocco di ghiaccio lungo 97 chilometri e il ghiacciaio galleggiante Mertz, che ha staccato un nuovo iceberg. «Ora galleggiano affiancati». Secondo i ricercatori l'iceberg potrebbe mandare in tilt le correnti oceaniche e avere un impatto anche sul clima (Afp)

Un iceberg grande come il Lussemburgo ha urtato un ghiacciaio al largo dell’Antartide, provocando il distacco di un altro enorme blocco di ghiaccio: un evento che potrebbe causare un calo dell’ossigeno disponibile nelle acque degli oceani del pianeta, secondo un gruppo di scienziati francesi e australiani. I due iceberg sono ora tra i 100 e i 150 chilometri al largo del continente antartico, a seguito di una collisione che si è prodotta tra il 12 e il 13 febbraio, ha spiegato Neal Young, glaciologo della Divisione antartica australiana. «E’ stata una bella botta» ha detto Young, commentando l’urto tra il blocco di ghiaccio lungo 97 chilometri e il ghiacciaio galleggiante Mertz, che ha staccato un nuovo iceberg. «Ora galleggiano affiancati». Secondo i ricercatori l’iceberg potrebbe mandare in tilt le correnti oceaniche e avere un impatto anche sul clima (Afp)

SCIENZA/ La storia dell’universo: picture

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universe

 

1° MARZO/ Sui media nazionali

Repubblica 1° Marzo

Iniziative e concerti in molte città per l’iniziativa “24 ore senza di noi”
a Roma presidio davanti all’Inps per i contribuiti negati a chi torna in patria

Immigrati, il giorno della protesta
da Milano a Napoli, migliaia in corteo

di Vladimiro Polchi

Immigrati, il giorno della protesta da Milano a Napoli, migliaia in corteo

Il corteo degli immigrati a Napoli, la manifestazione più affollata

ROMA – “Non siamo criminali, non siamo clandestini, ecco a voi i nuovi cittadini”. Lo slogan parte dal centro di Milano, rimbalza a Roma e arriva a Rosarno. Viaggia sull’onda dei tamburi delle tante manifestazioni di questo “Primo marzo. Una giornata senza di noi”. Sessanta città italiane, 50mila membri su Facebook, decine di migliaia di cittadini italiani e stranieri in piazza per partecipare all’iniziativa “24 ore senza di noi”, promossa contro il razzismo e per i diritti dei quasi 5 milioni di cittadini di origine straniera che vivono e lavorano in Italia.

Il corteo più grande è quello di Napoli dove a sfilare sono quasi in 20mila. In piazza le maggiori comunità straniere, dal Bangladesh al Burkina Faso, dal Marocco al Senegal. In contemporanea altre manifestazioni occupano le strade delle città francesi, spagnole e greche.

A Roma, con Legambiente centinaia di rifugiati e richiedenti asilo insieme ai volontari hanno ripulito il parco di Colle Oppio. Un gruppo di immigrati ha manifestato sotto la sede dell’Inps, chiedendo che vengano restituiti ai lavoratori stranieri che decidono di tornare in patria i contributi versati per gli anni lavorati in Italia. In testa al corteo del pomeriggio ci sono gli immigrati di Rosarno. Mentre un maxi-divieto di accesso, con sotto
la scritta “Eccetto per gli studenti bianchi, ricchi e italiani” è lo striscione esposto davanti alla sede del ministero dell’Istruzione, da alcuni studenti universitari dei collettivi durante un blitz sulle scale dell’edificio.

A centinaia hanno sfilato anche per le vie di Milano: “Basta razzismo, siamo i nuovi cittadini, le vostre pensioni le paghiamo noi”. E’ uno degli slogan gridati nel corso del corteo. Racconta Emanuel, 34 anni del Camerun, dipendente di un grande albergo: “Sono a Milano da sei anni e da sei anni in metropolitana vengo guardato con disprezzo. I motivi di questa manifestazione sono tanti, il punto è che non veniamo considerati come cittadini”.

Il giallo è il colore della giornata di “sciopero” degli immigrati. Ad Ancona la manifestazione è culminata in un comizio in piazza Rona. Alexandre Rossi, brasiliano con cittadinanza italiana, referente del comitato Primo marzo ha denunciato la politica di non gestione del fenomeno migratorio seguita dal governo: “Si vogliono cacciare gli stranieri quando il 20% della ricchezza del Paese viene proprio dal contributo dei lavoratori extracomunitari”.

In giro per Trieste a cercare scritte razziste sui muri per cancellarle: è invece l’iniziativa promossa, nel capoluogo giuliano, in occasione dello sciopero degli immigrati.

La giornata è stata anche occasione di denuncia. A Caserta i giovani del centro sociale Insurgencia hanno mostrato un video al direttore generale dell’Azienda trasporto pubblico, nel quale si vede che molti autisti dei mezzi pubblici, su alcune linee, in particolare la M1N, la M1B e M4, non effettuano le fermate lungo il percorso se in attesa ci sono solo immigrati.

A Perugia il corteo – composto in gran parte da immigrati – è partito da piazza Italia, ha percorso corso Vannucci e in piazza IV Novembre si è svolta la manifestazione conclusiva. Presente, fra gli altri, il sindaco Wladimiro Boccali. Molti gli striscioni e i cartelli con frasi come: “No al razzismo istituzionale”, “Italiani e migranti per una nuova cittadinanza”, “Troppa intelligenza nessun diritto”, “Siamo tutti cittadini”.

Per il vescovo di Terni, mons. Vincenzo Paglia, lo sciopero è “una manifestazione particolarmente significativa, perché mostra quella indispensabile integrazione o convivenza che semina il futuro della nostra società”.

Intanto la Lega Nord ha deciso di organizzare per domani, a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, una contromanifestazione in risposta allo sciopero di oggi proclamato dagli immigrati.

 

Corriere 1° marzo

Immigrati in sciopero:  «Producono il 9,5% del Pil»

Sciopero stranieri,
«Producono
il 9,5% del Pil»

23:09 CRONACHE Cortei in 60 piazze italiane contro il razzismo.

La Camera dell’Artigianato: «Serve riflessione»

Video 1

Video 2

 

Corriere 28 febbraio

Sciopero stranieri, cortei in 60 piazze
«Primo Marzo, 24 ore senza di noi»

14:31 CRONACHE Lunedì l’iniziativa nata in Rete per «sostenere l’importanza dell’immigrazione per la tenuta socio-economica del Paese». Si svolgerà in contemporanea in Francia, Spagna e Grecia

 

Repubblica 27 febbraio

Primo marzo, lo “sciopero” degli immigrati
“Un giorno senza di noi e l’Italia si ferma”

Cortei in giallo e iniziative nelle città per la “Primavera antirazzista”: associazioni, comitati e 50mila adesioni su Facebook per i diritti dei migranti. Il sindacato: “Senza di loro economia, famiglie e sanità in ginocchio” di V. POLCHI Commenta / I numeri

 

Il primo marzo la mobilitazione che apre la Primavera antirazzista. Cortei in molte città
Per la “rivoluzione in giallo” 50mila adesioni su Facebook e 60 comitati sul territorio

Dalle fabbriche alle famiglie, così il Paese non può fare a meno dei lavoratori stranieri

Arriva il primo "sciopero" degli immigrati "Un giorno senza di noi e l'Italia si ferma"

Mafalda di Quino, testimonial d’eccezione della manifestazione

ROMA –  Astensione dal lavoro, sciopero degli acquisti, cortei, sit-in, presidi permanenti. Il black out è fissato per lunedì “Primo marzo 2010 – Una giornata senza di noi”: e “noi” sono i quasi 5 milioni di immigrati che vivono in Italia. La “rivoluzione in giallo” (dal colore ufficiale della giornata) è arrivata dalla Francia e rimbalzata in Italia: 50mila le adesioni su Facebook, 60 comitati locali, tante le organizzazioni coinvolte: Amnesty, Arci, Acli, Legambiente, Emergency, Amref, Cobas, Fiom. Allo “sciopero degli immigrati” aderisce anche il Partito democratico, il Prc, Sinistra, ecologia e libertà e i Socialisti.

L’appuntamento è per il primo marzo, in contemporanea con Francia, Spagna e Grecia. Non si tratterà di uno sciopero in senso tecnico, in verità. “Ci sarà uno sciopero solo in alcune città come Trento, Trieste e Modena, dove le sigle sindacali hanno accolto questa richiesta che arrivava dal basso  –  spiega Stefania Ragusa, presidente del Comitato “Primo marzo 2010″  –  per il resto i grandi sindacati a livello nazionale non ci hanno supportato, eppure nessuno ha mai pensato di indire uno sciopero etnico. Sarebbe bello che in Italia si tornasse a fare scioperi per tutti i diritti, non solo per quelli contrattuali. Vogliamo dare alla gente la possibilità di riflettere sull’importanza degli immigrati per la tenuta della società italiana. Quando saltano i diritti per qualcuno, è tutta la società che diventa più debole”.

Il logo della giornata (otto volti umani inseriti in quadrati sovrapposti) è opera dell’artista siciliano Giuseppe Cassibba, mentre per testimonial è stata scelta Mafalda, la bambina creata dalla matita di Quino. E il giallo sarà il colore dominante dei drappi che le colf appenderanno ai balconi e alle finestre, dei palloncini, dei braccialetti e dei foulard che in tutta Italia saranno indossati dai sostenitori dell’iniziativa. Il calendario con tutti gli appuntamenti città per città è sul sito del movimento (

Studenti/ Udine/ Rassegna stampa Sciopero del 9 ottobre

Messaggero Veneto SABATO, 10 OTTOBRE 2009

Pagina 3 – Udine
Il ministro e la Provincia nel mirino dei 200 studenti che, ieri, hanno manifestato lungo le vie del centro

«No alla Gelmini e alle telecamere: con quei soldi riparate le scuole»

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